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Neve chimica? No, è neve da nebbia

La neve scarseggia o manca del tutto su molte zone di montagna, e l’inverno 2011/12  fin qui è stato mite ed avaro di precipitazioni al centro-nord. In compenso, secondo molti mass media in pianura padana sarebbe caduta la “neve chimica”, che invece è “neve da nebbia”, in alcuni punti accumulatasi sulla galaverna

 

In questi giorni, incredibile ma vero, fa “sensazione” il freddo a gennaio. Sui media, sulla stampa, nei discorsi tra la gente comune, al bar, in treno si commenta il freddo quasi come se fosse una novità avere temperature sotto lo zero a gennaio, come se inconsciamente ci fossimo già adattati al cambiamento climatico e a frequenti inverni miti. Non fa invece sensazione la mancanza di neve su molte zone delle Alpi e dell’Appennino, forse perché si pensa che la tecnologia possa sopperire ai limiti della natura, come la neve trasportata dall’elicottero in Trentino (video qui) o coi camion in centro a Milano per la bizzarra scelta di svolgere in città una gara di sci di fondo, e senza parlare, poi, dei cannoni che innevano regolarmente gli impianti sciistici in alta quota.

 

 Per ora tuttavia in pianura di neve naturale non ne è caduta, ma fa grande sensazione e clamore la “neve chimica”: ne parla il Corriere della seraLeggo, e molti portali di meteorologia amatoriale e commerciale. L’agenzia di stampa AGI parla addirittura di “fiocchi senza nuvole”, ma la nube invece c’è: è la nebbia, che sostanzialmente è una nube con base al suolo in quanto [ formata, come le nubi, da minutissime goccioline di acqua con eventuale presenza di piccolissimi cristalli di ghiaccio se fa molto freddo.
Nessun testo scientifico o manuale di meteorologia operativa o osservativa dà una definizione dell’espressione “neve chimica”: il termine è errato, anche se in uso da un po’ di tempo, specie nel mondo dei siti e forum di meteorologia amatoriale, da cui probabilmente è sorto e si è diffuso.
Da notare che questa espressione si è divulgata soltanto in Italia, in quanto non si trova nulla di simile né nel mondo anglosassone, né in quello spagnolo e neppure su quello francese (anzi, l’unico sito francese in cui viene menzionata l’espressione “neige chimique” è questo blog di meteorologi che ne deplorano l’uso ). Oltretutto il termine suggerisce che questa neve sia particolarmente inquinata, o addirittura composta principalmente da inquinanti, mentre risulta composta sostanzialmente d’acqua, con gli stessi inquinanti presenti nella pioggia o nella comune nebbia da cui si origina.
Di cosa si tratta veramente? La definizione di neve chimica presente fino a pochi giorni fa su Wikipedia non citava alcuna fonte, scientifica ed è stata recentemente corretta. È invece più corretto chiamare questo fenomeno “neve da nebbia”, come giustamente dice in un’intervista all’Eco delle Città Daniele Cat Berro della Società Meteorologica ItalianaNon si tratta di un fenomeno eccezionale. Era diventato meno frequente. Però è improprio chiamarlo neve chimica, sarebbe più corretto chiamarla “nebbia congelante precipitante” .

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=eQIX_q8xEbI&feature=player_embedded

Lunedì 16 gennaio 2012, la presunta “neve chimica” a Verona”: si tratta invece di “fog precipitation” o “neve da nebbia”.  Nel processo l’inquinamento atmosferico può avere un contributo, ma la chimica non c’entra.

Nel “Manuale delle osservazioni” dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale si parla diffusamente delle “fog precipitation”, ben note da tempo, citate per esempio nel par.6.1.1 del WMO n.8 – Guide to meteorological instruments and methods of observation (seventh edition).  Nello stesso manuale si dice che “I meteorologi sono generalmente più interessati alla nebbia come un ostacolo alla visibilità che come una forma di precipitazioni”, anche se il fenomeno ha un certo ruolo dal punto di vista idrologico, così come sono note le “precipitazioni occulte” dovute a nebbia, brina e rugiada.  Le precipitazioni da nebbia non sono affatto una novità, si verificano spesso deboli o debolissime pioviggini in presenza di nebbia (senza che nessuno parli di “pioggia chimica”) e meno frequentemente appunto precipitazioni solide (neve congelante precipitante o neve da nebbia) quando le temperature sono rigide (ma tipiche della stagione) come in questi giorni.

Più in dettaglio, qualunque precipitazione si origina per accumulo di vapore acqueo su nuclei di condensazione (in inglese cloud condensation nuclei, CCN). Questi possono essere rappresentati da aerosol, polveri, particelle microscopiche di vario tipo, di origine naturale  (spray marino, incendi boschivi naturali, tempeste di sabbia) o antropica (emissioni industriali, processi di combustione, riscaldamento, autoveicoli, freni dei tram, …),Se non ci fossero i CCN, la fisica ci dice che dovremmo arrivare a umidità del 400% prima che il vapore d’acqua possa condensare sulla sua stessa molecola.

È chiaro che nelle città e in generale in tutta la pianura padana ci sono molte polveri e che in queste giornate quasi tutta la pianura è interessata da superamenti delle soglie di attenzione dei PM10 (in Emilia Romagna, in Veneto e Lombardia per esempio). In condizioni di alta pressione, questi  persistono nello strato stabile sotto l’inversione termica accumulandosi nel tempo, e  possono agire da CCN. Di solito, quando c’è nebbia il terreno è umido, spesso bagnato, perché le goccioline di acqua liquida prodottesi nella nebbia si aggregano e precipitano. E anche se in quel caso nessuno annuncia l’arrivo della pioggia dalla nebbia, si tratta dello stesso fenomeno.
Quando fa freddo e ci sono parecchi gradi sotto zero come in questi giorni, si può avere o il congelamento di qualche gocciolina di acqua in ghiaccio, o la sublimazione inversa del vapore in ghiaccio sul CCN (per quest’ultimo fenomeno, deve essere molto freddo). Nel momento in cui la nebbia contiene sia goccioline (minutissime) di acqua liquida, sia particelle (finissime) di ghiaccio, per un altro meccanismo fisico noto col nome di Bergeron-Findeisen le particelle di ghiaccio si ingrossano a spese di quelle di acqua. Poi, con la turbolenza dell’aria, le particelle minute di ghiaccio possono aggregarsi tra loro, usando come “colla” le gocce di acqua liquida, e formare fiocchi, con un meccanismo del tutto simile a quello che avviene nelle nubi. Del resto, se lo strato di nebbia è sufficientemente denso, non è assolutamente diverso da una nube… Perché dunque stupirsi se si generano precipitazioni?

Il suggestivo paesaggio bianco è poi dovuto al fenomeno “nebbia brinosa” (in inglese freezing fog, codice METAR FZFG) o galaverna,  che peraltro si accumula col tempo e può raggiungere anche spessori notevoli e solo in minima parte dovuti alla precipitazione. E non avviene solo in pianura ma anche in montagna. In particolare, la galaverna si forma quando i minuscoli cristalli di ghiaccio che volano in aria nella nebbia si “attaccano” a qualunque superficie. L’incollamento può essere favorito dalla presenza di gocce di acqua liquida allo stato sopraffuso; il ghiaccio appare bianco e dà lo stesso effetto della neve, però le superfici appaiono ammantate di ghiaccio da tutti i lati (e quindi anche in basso). A differenza della brina, tutti gli oggetti nello strato di nebbia (alberi, fili elettrici, strade, balconi, …), e non solo quelli vicino al suolo (p.es. l’erba), appaiono “ricamati” dal ghiaccio. Questo fenomeno si differenzia dal gelicidio o vetrone che è un fenomeno analogo ma si forma quando sono le gocce di acqua sopraffusa ad attaccarsi agli oggetti. In questo caso esse solidificano in ghiaccio ed il ghiaccio che si forma è vitreo e trasparente; è frequente in presenza di vento e in montagna.

Le nevicate da nebbia e la galaverna sono fenomeni relativamente rari perché non è frequente avere nebbie con temperature sotto lo zero (ed anche perché la legge di Clausius-Clapeyron ci insegna che la quantità di acqua condensata diminuisce quasi esponenzialmente al diminuire della temperatura), ma non sono certo fenomeni straordinari. Si sono già verificate più volte in passato, in particolare, ma non solo, nelle annate caratterizzate da lunghi periodi alta pressione come quella in corso o in periodi molto freddi. Per esempio nel gennaio 2006, nel gennaio 2002 o più indietro nel tempo negli inverni siccitosi del 1988/89 e 1989/90; diversi casi e fotografie sono documentati in particolare nelle monografie sul clima di Torino e sul clima di Modena. In Internet, poi, si trovano diversi casi avvenuti in Inghilterra (qui c’è addirittura un articolo che descrive il fenomeno con molte foto; qui si parla di un evento avvenuto nel 2003; un altro blog lo si trova qui; e ancora questo sito contiene diverse foto di un altro evento avvenuto sempre in Inghilterra).

In conclusione, il nome corretto del fenomeno meteorologico è “nebbia brinosa”, o il più popolare “galaverna” per la deposizione di ghiaccio su alberi, suolo e superfici in genere e “precipitazioni da nebbia” (dall’inglese “fog precipitation”) o “nebbia congelante precipitante” quando avviene sotto zero e in fase solida. Se vogliamo usare un termine semplice, chiaro e divulgativo, ma corretto, il  più appropriato per il fenomeno avvenuto in questi giorni è “neve da nebbia”. La chimica in tutto questo non c’entra niente, ed anzi il processo di formazione non è chimico bensì fisico.

Al limite, si possono imputare le attività umane per l’elevata concentrazione di nuclei di condensazione. Infatti, è indubbiamente vero che i CCN favoriscono la formazione delle nebbie (tanto è vero che, negli anni ’70 e ’80, quando si bruciava la nafta, combustibile che emette ben più particolato degli attuali, le statistiche di nebbia in Val Padana (si veda ad esempio il testo di Giuliacci edito da ERSA) danno valori molto maggiori nel numero di giorni con nebbia rispetto ad oggi. E siccome allora faceva più freddo di oggi, le piogge e nevicate da nebbia erano certamente più frequenti, anche se non venivano enfatizzate sui giornali. Tuttavia, va ricordato che l’inquinamento non è il solo responsabile delle precipitazioni da nebbia, visto che servono anche condizioni meteo opportune (la giusta combinazione di umidità, temperatura, assenza di vento, presenza di inversione termica da anticiclone, ecc.).
Non è nemmeno una novità che cadendo, la pioggia, la neve e la nebbia raccolgano gli inquinanti; restano quindi ugualmente indispensabili le azioni per la riduzione dell’inquinamento atmosferico, oltre che delle emissioni climalteranti in genere: è proprio appena un uscito un interessante paper su Science sui benefici reciproci  delle azioni sulla qualità dell’aria e sui cambiamenti climatici, su cui torneremo in un prossimo post.

 

Testo di Claudio Cassardo e Luca Lombroso, con il contributo di Federico Antognazza, Gianni Comoretto, Elisabetta Mutto Accordi e Daniele Pernigotti

Fotografie di Luca Lombroso e Andrea Zambelli

20 responses so far

20 Responses to “Neve chimica? No, è neve da nebbia”

  1. AGWon Gen 21st 2012 at 16:49

    Sono d accordo, una ventina d’anni fa quando se ne parlava poco, assisitii a questo fenomeno a Bologna, un pomeriggio freddissimo con temperatura di circa -5C , in effetti sembrava neve ma la sua consistenza faceva si che quasi non attecchisse al suolo.
    Il punto e’ come definirla come idrometeora, se indetificarla con lo stesso codice della neve a cristalli o lasciarla come nebbia congelante, perche’ il termine medio suggerito nebbia congelante precipitante non ha un suo codice e forse non e’ necessario crearlo, avendo i primi due fra cui scegliere.
    Dipende anche dall’osservatore in certi casi, come un po’ le controversie fra small hail,ice pellets, snow pellets e sleet (negli USA e in UK ci sono differenze di definizione).
    Per esempio esiste l’idrometeora dello “spray’ ma molti osservatori, non sapendolo, non la usano quando si presenta (e’ un po’ l’ equivalente liquido della drifting snow).

  2. AGWon Gen 21st 2012 at 16:53

    per la legge di Murphy, infallibile, che dice che gli errori e le castronerie si spargono con molta piu’ facilita’ che le cose corrette, ecco il primo uso di “chemical snow” in inglese, tratto appunto ,dal suo improprio in Italia

    http://www.demotix.com/news/1009739/chemical-snow-whitens-po-valley-northeaster-italy

    Presentato come un qualcosa di strano,mai visto, grande idiozia, dato che freezing fog precipitation e’ molto comune in molte zone degli USA.

  3. homoereticuson Gen 21st 2012 at 18:29

    Sono d’accordo su quasi tutto, pur con qualche perplessità. Che il termine neve chimica sia fuorviante e che si tratti di neve, in questo caso da nebbia, o da strati bassi, è evidente.
    Tuttavia l’articolo del Corriere contiene dei virgolettati di Vincenzo Levizzani che non mi pare si possano ascrivere alla classica “sparata” da giornalista, mi sembrano cioè osservazioni valide, sbaglio?
    Da pedemontano ho poca esperienza di nebbie e di questo fenomeno, ma anche dai racconti che ho sentito, e una volta, per esperienza diretta, mi pare di poter scrivere che questi fenomeni siano estremamente localizzati, e che tendano a ripetersi spesso negli stessi luoghi, guarda caso vicino a grosse sorgenti di potenziali nuclei glaciogeni.
    Non sarà chimica questa neve, ma mi resta il forte sospetto che in un atmosfera pulita, a parità di condizioni fisiche, il fenomeno sarebbe molto, ma molto più raro.

  4. Fabioon Gen 21st 2012 at 22:44

    quando siete bravi lo fate davvero bene.
    articolo impeccabile 😉

  5. AGWon Gen 21st 2012 at 23:48

    @homoereticus . Il termine neve chimica si puo’ usare “volgarmente” ,ma e’ errato definirlo come una idrometeora ed e’ errato pensare che si tratti di qualcosa di separato dalla nebbia congelantensi ,come scritto da vari siti “meteo” italiani nei giorni scorsi.
    Il fenomeno puo’ essere confrontato a quello della pioggia acida.
    E’ insulso imputare a questi inquinanti la causa della pcp di pioggia acida,puo’ esserci pioggia acida in prossimita’ di zone dove ci sono emissione di particolari sostanze , ma appunto esse cadono con la pioggia appunto perche’ piove ,non sono esse a far piovere ! Nella stessa maniera , in un contesto di alta pressione,grande freddo e inversioni quando succede il fenomeno della precipitazione di nebbia congelantensi, queste sostanze nei bassi strati possono precipitare insieme a essa e possono causare certi effetti visivi locali, cosi come una pioggia acida puo macchiare di alcuni colori di inquinanti.
    Niente piu’ ne’ meno. Non c’e’ una differenza meteorologica di base fra nebbia congelantensi e neve chimica come scritto in certi siti di fantameteo.

  6. Riccardo Reitanoon Gen 22nd 2012 at 01:25

    homoereticus
    che l’inquinamento contribuisca al numero di nuclei di condensazione e quindi anche al fenomeno in esame credo che siamo tutti daccordo; nel post è scritto esplicitamente.

  7. claudio della volpeon Gen 22nd 2012 at 10:30

    in realtà la chimica c’entra; quando c’è condensazione su un CCN c’è quasi sempre una componente di dissoluzione del CCN nell’acqua di condensa con formazione di una soluzione che è in genere una soluzione elettrolitica, cioè con ioni presenti, un fenomeno che non può essere definito come fisico; si tratta di una vera e propria reazione; fisico sarebbe se ci fosse ad-sorbimento sul CCN, ma questo è un caso raro data la composizione dei CCN; mi spiace ma ho seguito poco il post in fase di scrittura se no l’avrei segnalato prima.
    la formazione di una soluzione è il fenomeno che (più fortemente di un processo di adsorbimento) conferisce una componente negativa al DeltaG del processo, cioè alla variazione di energia libera di Gibbs che quindi stabilizza la goccia.

  8. homoereticuson Gen 22nd 2012 at 12:44

    @ Reitano
    nessun intento polemico nelle mie osservazioni.
    Provavo solo a suggerire (senza nessuna pretesa) che forse, almeno in determinati casi, proprio per la caratteristica di fenomeno “quasi puntiforme” (in senso meteo almeno) gli inquinanti potessero aver giocato un ruolo preponderante, qualcosa più di un contributo, insomma. Anche, aggiungo, in considerazione delle temperature relativamente alte delle nebbie padane.
    Grazie comunque e buona domenica.

  9. Claudio Cassardoon Gen 22nd 2012 at 13:35

    @claudio della volpe
    Ti rispondo io perché sono uno dei colpevoli della frase “la chimica non c’entra”.
    E’ verissimo ciò che dici: quando il vapore acqueo condensa su un CCN, o vi si deposita sopra come l’acqua su un sasso, o – cosa che accade più spesso – forma una soluzione (o entrambe le cose), per cui naturalmente il fenomeno in sé ha una matrice chimica che poi può incidere non poco sulla crescita della gocciolina di soluzione. Per essere precisi, nelle cosiddette nubi “fredde” (cioè quando T<0°C, quindi proprio nel caso della nebbia in questione), o si forma direttamente un cristallo di ghiaccio sul CCN per sublimazione inversa (e qui la soluzione non si forma – questo è in realtà il caso verificatosi in pianura padana che ha dato origine alle precipitazioni), oppure la gocciolina di acqua o soluzione congela (e se è una soluzione, può rimanere allo stato sopraffuso a T diverse – normalmente inferiori – a quelle dell'acqua pura).
    In definitiva, forse quella frase inserita a metà del post è un po' lapidaria e non del tutto corretta, tuttavia con essa volevamo evidenziare – e sfatare – un significato (diverso dal processo chimico-fisico) che secondo noi poteva essere nascosto – e fuorviante – nell'espressione "neve chimica". E cioé che non si tratta di un risultato di una contaminazione chimica effettuata ad hoc da chissà chi o di un nuovo processo chimico di sintesi, ma di un comune fenomeno naturale, osservato da secoli ma meno frequente da noi negli ultimi anni (perché la crescita delle temperature ha fatto diminuire i casi di nebbia con temperature molto basse in pianura), eventualmente esacerbato nelle zone a più alta concentrazione di CCN (e qui, ovviamente, i nuclei abitati e/o industriali, così come anche le strade ad alta frequentazione, sono ottimi candidati). Per lo stesso motivo, sopra le zone a maggiore inquinamento si riscontra anche maggiore nuvolosità (qui però si deve anche considerare la convezione generata dall'isola di calore).
    Infine, sottolineo anche come la nevicata è stata subito oggetto di interesse di blog, siti amatoriali e anche media, ma il fenomeno analogo, e addirittura più comune (dal momento che la legge di Clausius-Clapeyron ci insegna che c'è più vapore acqueo nell'aria più calda) della pioviggine da nebbia (fenomeno comunissimo, visto che molto spesso, nelle zone nebbiose, cade pioviggine con goccioline fino a 1-2 mm che possono apportare quantitativi modesti ma non trascurabili, che in alcune zone desertiche del mondo, dove non piove quasi mai ma ci sono spesso delle nebbie, assicura la sopravvivenza a certe forme di vita) ha da sempre destato molto meno scalpore e non ha mai portato (per fortuna!) al conio dell'espressione analoga "pioggia chimica", anche se la genesi è del tutto simile…

  10. Danielaon Gen 23rd 2012 at 10:12

    Ciao, vi leggo sempre, i vostri articoli sono illuminanti. E avete ragione servirebbero GROSSI IMPEGNI NELLE ARTI COMUNICATIVE per diffondere informazioni migliori alla cosidetta “gente comune” di cui mi onoro di far parte.
    La televisione (sento la voce di Jannacci che canta una canzone mentre scrivo, si “quella” canzone) rimbambente e appiattente ha pochissimi spazi meteo e spesso gestiti da galline/ochi senza costrutto.
    Sono dati scientifici e dovrebbero ricevere maggior rispetto, non sono chiacchiere da pomeriggio/serata similmaravenierbarbaradurso.
    Invece durano pochi minuti, e sento da sempre le solite banalizzazioni (forse son convinti che la gente comune sia completamente idiota). BEL TEMPO se c’è il sole e BRUTTO TEMPO se c’è freddo, nebbia e pioggia.
    A GENNAIO il freddo è brutto tempo…
    Nessuno che parli dei cambiamenti climatici, magari un accenno, o degli effetti dell’inquinamento e quindi dei nostri comportamenti.
    Se non pioverà il tempo non sarà affatto bello.
    L’umidità che ci regala la meravigliosa galaverna è indice di un cambiamento del clima di cui nessuno ha voglia di parlare. Scusate la lunghezza dle messaggio.

  11. Gifhon Gen 23rd 2012 at 11:31

    Salve. Riesco a comprendere (e condividere) la volontà di evitare l’accezione “chimica” per la neve che in questo caso contribuirebbe a valorizzarne il senso più negativo. Già, sempre più spesso, e forse quasi solo in Italia, chimica è sinonimo di tossico, pericoloso, statene alla larga, mortale, non commestibile, ecc. ecc., un atteggiamento a mio avviso del tutto deprecabile.

    Inoltre temo di azzardare una smentita anche per il fatto che “neve chimica” non sia una locuzione utilizzata in ambito accademico: “chemical snow” (con le virgolette) su Google Scholar restituisce almeno una settantina di risultati, ad esempio questo targato CNR, che non è proprio recentissimo: DOI: 10.1007/BF00479850 http://www.springerlink.com/content/m421058152272367/ (dietro paywall)

    Infine, e scusate se sembro polemico non è nelle mie intenzioni, sono abbastanza convinto che la neve da nebbia (o neve chimica) sia un fenomeno differente dalla galaverna (soft rime in inglese) e anche dalla trascurata (da voi) calabrosa (hard rime), che non sono vere e proprie precipitazioni, ma delle solidificazioni dell’aerosol nebbioso a contatto con superfici che a causa della loro temperatura rompono l’equilibrio di sopraffusione, a differenza della prima che prevede la formazioni di fiocchi nucleatesi in atmosfera. Mi riferisco soprattutto al vostro passaggio:

    In conclusione, il nome corretto del fenomeno meteorologico è “nebbia brinosa”, o il più popolare “galaverna” per la deposizione di ghiaccio su alberi, suolo e superfici in genere e “precipitazioni da nebbia” (dall’inglese “fog precipitation”) o “nebbia congelante precipitante” quando avviene sotto zero e in fase solida.

    passaggio che per me, moderatamente profano in materia, risulta alquanto … nebuloso! Mi auguro che mi perdonerete l’impertinenza e gli eventuali errori terminologici, ma sono qui anch’io per imparare!

    Cordialmente
    Gifh

  12. […] e poco piovoso, ma questo evidentemente non allarma i giornalisti. Spiegano tutto in dettaglio su climalteranti, che è anche un sito ben fatto. Buona lettura! Like this:LikeBe the first to like this post. […]

  13. Danielaon Gen 24th 2012 at 08:55

    Ciao. In tema di climalterato che ne pensate di un TEMPORALE nella pianura friulana A GENNAIO? io stamattina ero STUPITA…e con tanto di grandine a terra, i campi per un po’ sembravano innevati.

  14. Elisabetta Corràon Gen 24th 2012 at 09:16

    Un altro esempio sconcertante della faciloneria linguistica e dell’ignoranza di molti giornalisti italiani che, anzichè chiedere agli esperti ( una della massime di Steve Jobs), si affidano a Wikipedia senza nessun vaglio critico oppure fanno da sè. Ci sarebbe da riflettere a lungo su questa stampa nazionale infarcita di luoghi comuni sul tema più “caldo” del momento: il clima. Nessuno è tenuto a sapere tutto e nessuno può sapere tutto: ma l’umiltà di informarsi, di approfondire, di chiedere dovrebbe essere un imperativo categorico della deontologia professionale. Aggiungo che basta un minimo di buon senso e di sana cultura popolare per interpretare e individuare il fenomeno della galaverna: sono cresciuta in un paesino dominato dalla nebbia nei decenni passati, quando la nebbia era un fisso d’inverno. e mio padre mi ha sempre parlato della galaverna pur non essendo un metereologo !

  15. homoereticuson Gen 24th 2012 at 11:43

    @ daniela
    sì i temporali invernali al nord sono rari, ma non impossibili. Oggi in quota scende da N verso S una saccatura con nocciolo molto freddo, che sta innescando un insolita attività convettiva invernale.

    @ elisabetta corrà
    come è stato scritto nei commenti precedenti, il fenomeno che ha destato un po’ di stupore nei giorni scorsi non è stata la normale e consueta galaverna (goccioline di nebbia che congelano su rami, oggetti vari), bensì vere e proprie nevicate da nebbia, coi fiocchi e accumulo al suolo. Questa cosa, mi creda, non è affatto comune.

  16. Danielaon Gen 25th 2012 at 10:31

    Grazie per la precisazione a homoereticus. Forse avrei dovuto dire che tali fenomeni non sono più rari, ma si stanno moltiplicando da almeno un tre anni (nel 2010 scorso ci fu una serie di temporali a dicembre…).

  17. […] Climalteranti.it » Neve chimica? No, è neve da nebbia In compenso, secondo molti mass media in pianura padana sarebbe caduta la “ neve chimica”, che invece è “neve da nebbia”, in alcuni punti accumulatasi sulla …www.climalteranti.it/2012/…/neve-chimica-no-e-neve-da-nebb… […]

  18. […] link che ho trovato di sicuro interesse: • La neve non è chimica ma l’aria fa schifo • Neve chimica? No, è neve da nebbia Share me! Blog this! Bookmark on Delicious Digg this post Recommend on Facebook Buzz it up share […]

  19. Dew Point Live! - Pagina 19on Giu 26th 2012 at 12:40

    […] […]

  20. Mr.Hydeon Ott 23rd 2013 at 17:12

    Interessante questo articolo, posso confermare che le nevicate da nebbia sono molto comuni nel luogo in cui abito ( a bellinzago novarese, a 2 km dal fiume Ticino, ma lavoro in una azienda a 50 mt dal fiume nella valle del ticino, faccio anche i turni notturni). Il fenomeno è ben visibile praticamente tutti gli inverni(sempre meno per dire la verita’!!), a patto che ci sia illuminazione artificiale , e basse temperature . Dal fiume ticino si alzano forti correnti ascensionali di vapore acqueo visibili ad occhio nudo(l’acqua è fumante) , a distanza di pochi metri si nota questa nevicata di cristalli di ghiaccio, che imbianca il parco regionale, l’estensione massima a cui ho assistito sara’ di 500/600 m. , alcune volte si sentono i cristalli cadere sul viso… qui è un fenomeno che osservo da circa 30 anni , nei giorni in cui si raggiungono temperature da -4 a circa -11 °C, quest’anno faro’ delle riprese video per testimoniare il fenomeno del tutto naturale
    cordialita’
    Francy