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Quando il negazionista climatico sbaglia i conti sull’effetto serra

Come sanno i lettori di Climalteranti, Franco Battaglia è uno dei negazionisti climatici italiani più ostinati e prolifici. Raggiunta la pensione, dopo una  produzione scientifica inesistente per quanto riguarda i temi del clima e dell’ambiente, ora scrive per La Verità e il blog del giornalista Nicola Porro. Per lo più intervista altri negazionisti climatici nazionali e internazionali, ripete le stesse tesi infondate sul clima, quasi sempre ridotte a discorsi da bar. Da tempo Climalteranti ha deciso di ignorare questo chiacchiericcio, che si rivolge solo a qualche migliaio di adepti, alcuni dei quali commentano entusiasti sul blog o sui social.

Nel testo pubblicato su blog di Porro il 12 gennaio 2023 “Effetto serra, tutti gli errori dell’Ipcc”, Battaglia ha invece scelto un approccio all’apparenza più scientifico, avventurandosi in una spiegazione di fenomeni fisici, usando 8 equazioni. Per chi si occupa di clima e fisica dell’atmosfera, l’articolo a dir poco si può definire imbarazzante. La tesi sarebbe che tutti i climatologi del mondo non conoscono la fisica di base del funzionamento del sistema climatico, e commettono errori da pivelli.

In estrema sintesi, Battaglia cerca di calcolare la sensibilità climatica dovuta alla CO2, cioè di quanto si innalzerebbe la temperatura dell’atmosfera se la CO2 presente nell’aria raddoppiasse. Per farlo utilizza un modello estremamente semplificato del sistema Terra, composto da una sola equazione (utilizzata in modo errato), da cui ricava che la sensibilità climatica sarebbe di soli 0,7 gradi, molto lontano da 3°C e 2,5-4°C indicati rispettivamente come miglior stima e intervallo probabile dall’IPCC AR6 WGI. Quindi analizza la possibilità che questa discrepanza sia dovuta ad una variazione dell’albedo (la frazione di luce riflessa dalla Terra), e giustamente lo esclude. Infine, esamina la spiegazione fornita dai climatologi, cioè che esistono dei fenomeni (feedback positivi) che amplificano il riscaldamento, di qualsiasi natura sia, il più importante dei quali è l’aumento della quantità di vapor acqueo presente in atmosfera, gas serra dieci volte più potente dell’anidride carbonica. Ma secondo Battaglia questo è impossibile, non ci possono essere feedback positivi. In base a questo sostiene che l’effetto serra antropogenico sia ridottissimo, la “fisica dell’IPCC” sia sbagliata e che quindi gli scienziati dell’IPCC non capiscano la fisica.

In realtà, in questo post mostreremo che gli stessi conti di Battaglia provano alla fin fine la correttezza delle stime della comunità scientifica e dei rapporti IPCC, mentre le conclusioni (sbagliate) di Battaglia sono solo basate su affermazioni indimostrate.

È certamente possibile che una persona non conosca un argomento. Noi, ad esempio, possiamo non sapere niente di automobili e, ciò nonostante, avere dei dubbi sulla competenza del meccanico che ce la sta riparando. Ma se gli indichiamo la batteria sostenendo che è il differenziale, e gli diamo dell’incompetente perché lui invece la chiama “batteria”, siamo molto probabilmente noi ad avere delle gravi lacune.

Sarà un post lungo, mettetevi comodi.

 

Un modello molto semplice del sistema climatico

Nella prima parte del post Battaglia usa un modellino semplice di quelli che si trovano sui libri elementari sul tema della fisica del clima (per esempio Elementary Climate Physics, F.W. Taylor, [1]). Il modellino divide il sistema in tre parti: lo spazio da cui arriva la radiazione del Sole, l’atmosfera terrestre considerata come un unico strato, e il suolo della Terra. Nelle figure che usiamo qui queste zone sono le linee orizzontali. Di seguito mostreremo come funziona in realtà questo modello, e in cosa differisce da quello di Battaglia.

Nelle figure che illustrano questi modelli, la radiazione che arriva o esce viene indicata di solito con frecce inclinate o meno, che mostrano la direzione in entrata o in uscita. Il principio base di questi modelli idealizzati è che se si è all’equilibrio tanta radiazione entra e tanta ne esce, dunque abbiamo una eguaglianza che può essere scritta per ogni strato, per ogni linea orizzontale. Un modello così semplice non è realistico, ma può aiutare a capire qualitativamente i processi climatici, se usato correttamente.

Il nostro sistema semplificato è formato da tre elementi: il bordo superiore dell’atmosfera, indicato con la sigla TOA (Top of Atmosphere), il suolo, che viene approssimato come un corpo uniforme a temperatura Ts, e l’atmosfera, composta da un singolo strato di gas a temperatura uniforme Ta. Il suolo viene assunto come un corpo che irradia nell’infrarosso come se fosse un corpo nero. L’atmosfera viene assunta parzialmente trasparente, con una opacità denotata dalla lettera greca λ. Il tutto è illustrato nella figura che segue.

Figura 1: Flussi di energia in un modello con atmosfera a singolo strato

 

Al suolo arriva la radiazione solare S0, il suolo la riflette in una proporzione che viene chiamata albedo, indicata dalla lettera ap, un numero inferiore ad 1 e che per la Terra è pari a 0,3. L’albedo rappresenta la capacità del pianeta di riflettere la luce solare direttamente all’indietro, senza farla partecipare alla dinamica del sistema climatico. Nella equazione la divisione per 4 dipende dal fatto che la Terra è sferica e che l’area di una sfera è 4 volte l’area del cerchio massimo. Dunque, la Terra intercetta la radiazione sul cerchio massimo, ma poi questa si distribuisce su tutta la superficie (e supponiamo che lo faccia in modo uniforme, che è una approssimazione). Quindi il suolo riceve, mediato su tutta la superficie, un flusso

L’atmosfera viene supposta completamente trasparente alla luce visibile. La riflessione da parte delle nuvole viene compresa nell’albedo ap. Sia l’albedo che il flusso solare sono costanti, S0=1370 W/m2, e quindi S è pari a 240 W/m2 (arrotondato). Battaglia assume S= 230 W/m2, probabilmente perché usa un valore leggermente diverso di albedo o di S0, ma questo non cambia molto le conclusioni.

G è il flusso infrarosso emesso dal suolo, che è dato dalla legge di Stefan-Boltzmann:

dove σ è la costante di Stefan-Boltzmann, e Ts è, come abbiamo detto sopra, la temperatura del suolo (in Kelvin). Se non ci fosse l’atmosfera, dovrebbe valere G=S, e con i numeri dati sopra troveremmo T alla superficie, circa 255 K ossia -18°C (273-255=18). Dato che la temperatura media della Terra è fra 14 e 15 gradi centigradi, questa Terra senza effetto serra sarebbe quasi 33 gradi (18+15) più fredda di quella attuale (come è la Luna, che può essere considerata una piccola Terra senza atmosfera a circa la stessa distanza dal Sole). Fin qui ci ritroviamo con i dati di Battaglia, e possiamo concludere che quindi il ruolo dell’atmosfera è importante.

L’atmosfera assorbe una frazione λ del flusso dal suolo G, lascia passare il resto ed emette, sia verso il suolo che verso lo spazio, un flusso λσTa4, sempre secondo la legge di Stefan-Boltzmann per un corpo con opacità λ. Questo flusso, che Battaglia indica con la lettera G, rappresenta l’effetto serra. Per semplificare i conti introduciamo la quantità

Stabilendo che ogni strato sia in equilibrio abbiamo le tre equazioni indicate in figura:

Di queste tre equazioni solo due sono indipendenti, la terza è la somma delle prime due. Con due equazioni indipendenti non possiamo calcolare sia le due temperature Ts e Ta, che l’opacità λ. Quest’ultima può essere misurata sperimentalmente, od essere calcolata dai modelli più complessi di trasparenza atmosferica, adottati da molti gruppi di ricerca e riassunti dall’IPCC. Un esempio di questo calcolo si può trovare nel sito www.globalwarmingequation.info. Oppure possiamo “aggiustare” l’opacità λ in modo da ottenere la temperatura al suolo osservata. Le tre equazioni indicate ci consentono di ottenere la temperatura al suolo reale (quella che misuriamo in media al suolo, 288 K) se assumiamo un λ pari a circa 0.77. Stabilita quindi λ, possiamo calcolare i valori di G ed A e quindi le temperature del suolo e dell’atmosfera. Risolvendo algebricamente il sistema otteniamo che:

Una precisazione: la G di Battaglia è la differenza fra la radiazione solare al suolo e l’emissione totale infrarossa del suolo; qui G indica l’emissione totale dal suolo e dunque la grandezza corrispondente alla G di Battaglia è l’effetto serra G – S = λA. Siccome la figura sopra è molto nota, usare in modo diverso i simboli creerebbe confusione.

Con questo modello il suolo riceve S=240 W/m2 dal Sole, energia che riemette a 288 K (15°C), circa G=390W/m2. La differenza 390-240=150 W/m2 è radiazione infrarossa ricevuta dall’atmosfera, cioè l’effetto serra λA, (che Battaglia chiama G). Di questi 390 W/m2 emessi dal suolo, una parte (1 – λ), circa 90 W/m2, vanno verso lo spazio, sommandosi ai 150 W/m2 emessi dall’atmosfera, e bilanciano i 240 W/m2 in arrivo dal Sole. In ultimo la Ta, la temperatura dell’atmosfera al TOA, risulta di circa -30°C. Se rifate i conti potete trovare piccole differenze che dipendono dal numero di cifre significative che usate per farli.

Il modello di Battaglia è simile a questo, ma l’atmosfera è semplicemente uno strato che assorbe la radiazione infrarossa del terreno G, emette verso lo spazio una quantità di radiazione pari a quella assorbita dal Sole S, e rimanda al suolo la rimanente G-S. I numeri sono gli stessi indicati sopra, ma non c’è nessuna fisica dietro, nessuna Ta o λ. Ci sono anche delle piccole discrepanze sui numeri usati; visto che stiamo trattando una versione ipersemplificata del sistema climatico, queste differenze non sono particolarmente rilevanti. Il problema principale è che Battaglia non considera proprio l’atmosfera come un oggetto fisico, per lui è semplicemente uno strato che assorbe ed emette una quantità fissa di energia. Questo, come vedremo, porterà a risultati sbagliati.

Il modello usato in climatologia

Adesso che abbiamo visto in azione questo semplice modello ad uno strato potremo apprezzare meglio la fantastica descrizione del sistema fatta dai climatologi. Trenberth e Kiehl la pubblicarono molti anni fa, nel 1997:

Figura 2: Flussi di energia nel modello proposto da Trenberth & Kiehl (1997)

Come si vede, qui le cose sono ancora più complesse e la radiazione riemessa dall’atmosfera verso la superficie terrestre, 324 W/m2, è perfino maggiore di quella in arrivo direttamente dal Sole, 168 W/m2, a causa dei numerosi fenomeni di assorbimento e riemissione che esistono in atmosfera e dei complessi fenomeni di retroazione. L’atmosfera assorbe direttamente una parte della radiazione e la dissipa insieme al suolo in fenomeni atmosferici.

Su questi numeri si possono usare le cifre dell’IPCC e capirci qualcosa. I 390 W/m2 di emissione del suolo che abbiamo calcolato prima vengono in realtà da questa modellizzazione molto più dettagliata, e noi abbiamo scelto in modo oculato il fattore λ in modo da ottenere una temperatura al suolo (in realtà dell’atmosfera vicino al suolo), e quindi una emissione infrarossa, il più possibile vicina alla realtà. La nostra rimane comunque un’approssimazione.

Cerchiamo ora di valutare cosa succede se raddoppiamo la concentrazione di CO2 in atmosfera. Questo corrisponderà ad un aumento della grandezza λ, e di conseguenza del flusso λA. Se la radiazione in arrivo al suolo di ritorno dall’atmosfera cresce, deve crescere anche l’emissione infrarossa del suolo G, per mantenere l’equilibrio, e questo corrisponde ad una temperatura del suolo e dell’atmosfera più alte. Battaglia considera anche possibili variazioni dell’albedo, ed in particolare sostiene una sua possibile riduzione, che causerebbe un aumento del flusso in ingresso S e quindi della temperatura del suolo. Ora l’albedo può sicuramente variare ma non ci sono teorie banali per prevederlo e dati i fenomeni che si stanno verificando al suolo o nella bassa atmosfera (per esempio il ritiro dei ghiacci, le variazioni nelle precipitazioni e nelle relative coperture nuvolose), queste non danno risposte definitive su un aumento o diminuzione dell’albedo. In ogni caso sono effetti molto meno rilevanti e sia qui che nel post di Battaglia possiamo ragionevolmente assumere costante S.

La variazione del fattore λ è dunque dominante, e da modelli di assorbimento dei climatologi, che Battaglia accetta, sappiamo che per ogni raddoppio di concentrazione di CO2 in atmosfera abbiamo un flusso aggiuntivo ΔF  di 3,7 W/m2. Occorre però fare attenzione: questo è il flusso dovuto solo all’aumento di CO2, assumendo che tutto il resto, in particolare la temperatura del suolo e dell’atmosfera, rimangano costanti. In altre parole, è l’opacità λ che cambia di una quantità Δλ = ΔF / A. Per mantenere l’equilibrio però il suolo si riscalderà, l’atmosfera pure e quindi crescerà anche A. Il flusso totale ricevuto dal terreno, e quindi G, aumenteranno di una quantità stimabile con la relazione:

Nel nostro caso, i 3,7 W/m2 dovuti all’aumento di CO2 causano un aumento sia del flusso emesso dal suolo che di quello restituito dall’atmosfera di circa 6 W/m2.

 

I primi gravi errori di Battaglia

L’errore grave di Battaglia è assumere, invece, che l’aumento di opacità, e il flusso di calore, causino solo un corrispondente aumento dell’emissione del suolo. Un errore da matita blu: se il flusso di energia emesso dal suolo aumentasse di soli 3,7 W/m2, il flusso che uscirebbe dall’atmosfera sarebbe molto minore, per via dell’opacità 1 – λ, e non compenserebbe l’aumentato effetto serra. Oltre che con il modello illustrato sopra, possiamo considerare che per ogni ulteriore watt dissipato nello spazio il suolo ne deve irraggiare una quantità pari al rapporto tra il calore totale irraggiato dal suolo G e quello ricevuto dal Sole S, il resto torna indietro come irraggiamento dell’atmosfera:

Le due formule sono equivalenti, forniscono lo stesso risultato, ma quest’ultima ha il vantaggio di utilizzare solo grandezze che Battaglia indica nel suo post. Con i numeri di Battaglia abbiamo che nella situazione di partenza il suolo irraggia 390 W/m2, ma la Terra ne emette quanti ne riceve dal Sole, 240 W/m2. Per ogni watt che lascia l’atmosfera il suolo deve quindi irraggiare 1,62 watt, e torniamo ai 6 watt di maggiore emissione del suolo trovati sopra. Trasformando l’aumento di flusso in aumento di temperatura al suolo troviamo che questa deve aumentare di 1,12°C.

Per un raddoppio della concentrazione di CO2, sia utilizzando il modello ad uno strato visto sopra che quello di Battaglia utilizzato correttamente, la temperatura al suolo deve quindi aumentare di 1,12°C, e non di 0,71°C come indica lui. Il numero corretto previsto dagli attuali modelli climatici è 1,16°C, e considerate le enormi approssimazioni del nostro modello semplificato, ci siamo andati sorprendentemente vicini. Se non confondesse mele (calore irraggiato al suolo) con pere (calore irraggiato al TOA), i calcoli di Battaglia in realtà dimostrerebbero proprio che i climatologi di tutto il mondo hanno ragione e la scienza nei rapporti IPCC è corretta!

In effetti, è sorprendente come si possa arrivare a numeri grossomodo giusti con un modello così semplice. E ci si chiede perché non si debba usare un modello più rigoroso, considerato che i primi modelli completi sullo scambio di calore di una Terra (completa di atmosfera) sono stati presentati da Claude Pouillet nel 1838 [2]. Allo stesso modo Pouillet distingue correttamente ciò che va calcolato al suolo da ciò che va calcolato in atmosfera e alla sommità della stessa. Questo accadeva già nel 1838, alla faccia della “Fisica dell’IPCC”.

 

Altri errori clamorosi di Battaglia

Il problema più serio è però come prosegue il resto dell’articolo. In pratica il ragionamento di Battaglia si può riassumere così: se un raddoppio della CO2 causa un riscaldamento di soli 0,7°C (che poi sarebbero 1,16°C) come fa allora l’IPCC a sostenere che la sensibilità climatica è di 3°C? Battaglia sostiene che l’IPCC lo motiva con l’esistenza di feedback positivi, ma che se ci fossero feedback positivi il mondo sarebbe già andato arrosto. Non essendo ancora successo (la temperatura sulla Terra è rimasta in una fascia di una decina di gradi), Battaglia conclude che i feedback sono tutte cavolate, e quindi l’IPCC sbaglierebbe. Sottolineiamo che per sostenere tutto questo Battaglia non usa nessuna formula, nessun modello, i conti fatti prima non c’entrano con questo ragionamento. Insomma, pensieri in libertà.

 

I feedback nel sistema climatico

È molto probabile che Battaglia non comprenda bene che cosa siano i feedback del sistema climatico. Certo, un feedback positivo può portare ad instabilità. Se faccio scoccare una scintilla vicino a dell’esplosivo, il feedback mi ucciderà. Ma esistono (per fortuna) anche feedback positivi stabili, basta che il riscaldamento dovuto al feedback sia minore di quello originale. Abbiamo visto prima che un aumento della temperatura al suolo comporta anche un aumento del calore trattenuto dall’atmosfera, a rigori è un feedback positivo anche questo. Inoltre, alcuni feedback sono impliciti nei dati che fornisce Battaglia: la CO2 è solo uno dei gas serra, che contribuisce solo con 30 W/m2 al totale dell’effetto serra (totale di 324 W/m2 secondo i fisici “che non sanno la fisica”). Una grossa fetta del totale è infatti fornita dal vapor acqueo (ripetiamo: gas serra dieci volte più potente dell’anidride carbonica) ed è un dato di fatto che all’aumentare della temperatura questo aumenti significativamente. Una prima trattazione completa di questo fenomeno è stata data dallo stesso Arrhenius nel suo fondamentale articolo del 1896 [3]. Stimare la sensibilità climatica corrispondente ad un raddoppio della CO2 è complicato, ma un valore minimo compatibile con i dati è intorno a 1.5 °C (con feedback irrealisticamente bassi), mentre l’IPCC AR6 WGI indica un intervallo probabile compreso tra 2.5 °C e 4 ºC, e 3 ºC come la migliore stima. Lo sappiamo proprio perché in passato la temperatura è cambiata, variando in una fascia di una decina di gradi, in risposta a forzanti che da sole non avrebbero potuto comportare queste variazioni. E come al solito non è l’IPCC a dirlo, ma le decine di studi sull’argomento e quasi due secoli di fisica del clima.

Figura 3: Stima della sensibilità climatica in studi basati su modellizzazione. Da https://skepticalscience.com/climate-sensitivity.htm

Poi le cose naturalmente sono molto più complesse. Esistono feedback negativi (che riportano il sistema all’equilibrio) ma agiscono su tempi molto lunghi. Esistono feedback che entrano in gioco a temperature differenti, per cui il sistema climatico, in risposta a feedback instabili, può muoversi verso un punto stabile differente da quello di partenza. I feedback instabili hanno limitazioni non lineari (ad es. il metano nei clatrati, se questi si destabilizzano, ad un certo punto finisce). Fenomeni di runaway climatico sono esistiti in passato, e niente ci garantisce che non possano accadere nel prossimo futuro.

 

Conclusione

In conclusione, Battaglia fa dei conti apparentemente non errati, ma ci inserisce numerosi errori mescola pere con mele, tralascia tutti gli scambi energetici nell’atmosfera, per arrivare ad affermare che il resto dei calcoli sulla sensibilità climatica (che non ha neppure preso in considerazione) sono sbagliati. Perché sbagliati? Perché lo dice lui!

Che una persona senza alcuna pubblicazione scientifica sulla materia pretenda di dimostrare che l’intera comunità scientifica dei climatologi sta sbagliando, e che i rapporti dell’IPCC, che ricevono il plauso di tutte le comunità scientifiche internazionali, contengono delle assurdità, è una cosa ridicola che non meriterebbe di essere presa in considerazione, come si fa con i terrapiattisti o con chi nega la scienza alla base dell’evoluzionismo. Il problema è che a un lettore non esperto la presenza di formule complesse e un tono così deciso potrebbe far venire il dubbio che Battaglia abbia dimostrato matematicamente qualcosa. In realtà, in questo post abbiamo mostrato come conti basati sulle stesse equazioni di partenza, ma impostate in maniera corretta, provano alla fin fine la correttezza delle stime della comunità scientifica e dei rapporti IPCC, mentre le conclusioni (sbagliate) di Battaglia sono solo basate su affermazioni indimostrate.

E non è un caso che Battaglia non abbia neppure provato a pubblicarle nelle sedi opportune, le riviste scientifiche, e si finga esperto su un blog di nessun valore scientifico.

 

Testo di Gianni Comoretto, con contributi di Claudio della Volpe, Mario Grosso, Paolo Gabrielli, Giacomo Grassi, Stefano Tibaldi e Stefano Caserini

 

Riferimenti:

[1] F.W. Taylor: Elementary Climate Physics, Oxford University Press, scaricabile da Academia.edu  https://www.academia.edu/17180216/Elementary_Climate_Physics

[2] Pouillet, C. (1838): Mémoire sur la chaleur solaire, sur les pouvoirs rayonnants et absorbants de l’air atmosphérique et sur la température de l’espace. https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k95017r.image

[3] Arrhenius, S. (1896): On the Influence of  Carbonic Acid in the Air upon the Temperature of the Ground. Philosophical Magazine and Journal of Science Series 5, Volume 41, April 1896, pages 237-276. https://www.rsc.org/images/Arrhenius1896_tcm18-173546.pdf

 

Sitografia

https://www.acs.org/climatescience/atmosphericwarming/singlelayermodel.html

https://www.realclimate.org/index.php/archives/2007/04/learning-from-a-simple-model/

 

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17 responses so far

17 Responses to “Quando il negazionista climatico sbaglia i conti sull’effetto serra”

  1. Antonello Pasinion Gen 24th 2023 at 15:41

    Grazie per la puntuale opera di debunking!

  2. CLAUDIO MAZZOCCOLIon Gen 24th 2023 at 15:46

    Grazie veramente per la puntuale disamina. Terrò con me questo articolo per eventuali discussioni.

  3. Giulioon Gen 25th 2023 at 08:53

    Grazie, davvero un lavoro di debunking rigoroso e dettagliato!

  4. Francescoon Gen 25th 2023 at 13:22

    E’ scritto che ci sono stati fenomeni di runaway nel passato. Potreste dire quando?
    Grazie
    F.

  5. Danilo Tognettion Gen 26th 2023 at 12:31

    Grazie ma grazie anche a Battaglia! Con i suoi errori vi ha portato a scrivere un post davvero illuminante.

    Spero che adesso il Prof. Battaglia replichi, il confronto scientifico vada avanti da cui io possa estrarre altre utilissime informazioni.

    Saluti.

  6. Francescoon Gen 26th 2023 at 15:54

    Lo ha fatto!

    https://www.nicolaporro.it/negazionista-climatico-gli-anti-bufale-scrivono-bufale/

  7. Robertoon Gen 26th 2023 at 20:29

    @Francesco

    La risposta è anche più imbarazzante del post originale. Basti solo vedere ai grafici che è andato a prendere, studi di 30 anni fa e più, ricostruzioni locali, ricostruzioni paleoclimatiche che si fermano a decine di anni fa, che spaccia come dato recente, grafici IPCC nientepopodimenoche del primo report del 90, il dataset di temperatura che mostra minor riscaldamento e che più si discosta da tutti gli altri (da stazioni e satellitari).
    Insomma, un concentrato del “piccolo negazionista”.

  8. Luigion Gen 27th 2023 at 09:33

    Visto che “Da tempo Climalteranti ha deciso di ignorare questo chiacchiericcio, che si rivolge solo a qualche migliaio di adepti” perché tanto impegno nello sconfessare Battaglia?

  9. claudio della volpeon Gen 27th 2023 at 19:24

    Luigi il problema è nella cosiddetta teoria della montagna di merda detta anche principio di Brandolini dal suo teorizzatore Alberto Brandolini, sotto il nome di “Principio di asimmetricità della cazzata”, ed il cui enunciato è più o meno questo: L’ammontare di energia necessaria a confutare una cazzata è di almeno un ordine di magnitudine superiore a quella necessaria per produrla. In sostanza per rispondere alla cavolata del primo blog ci abbiamo lavorato in 5-6 per vari giorni per capire cosa aveva realmente scritto (non banale), se aveva senso, scrivere scegliere, quale cosa confutare e come etc etc; non vale la pena per una persona che scientificamente non conta nulla e che non sa nulla è solo un inventore di bufale (conosce il principio di Dunning Kruger? cerchi su internet) che non ha mai studiato questo argomento e fa errori pazzeschi; Ogni tanto la cosa acquista tale risonanza o fa talmente incazzare qualcuno di noi che si scrive; ma questo poi scatena altri brillanti post ed altre montagne e così via in un circolo senza fine; Chiara l’antifona? Alcuni teorizzano perfino che non ne vale mai la pena, altri di noi pensano che ogni tanto ha senso, ma senza esagerare, dato il magnifico criterio di Brandolini.

  10. Stefano Caserinion Gen 27th 2023 at 20:57

    @ Luigi
    il perchè l’abbiamo scritto nel post, penultimo capoverso.
    “Che una persona senza alcuna pubblicazione scientifica sulla materia pretenda di dimostrare che l’intera comunità scientifica dei climatologi sta sbagliando, e che i rapporti dell’IPCC, che ricevono il plauso di tutte le comunità scientifiche internazionali, contengono delle assurdità, è una cosa ridicola che non meriterebbe di essere presa in considerazione, come si fa con i terrapiattisti o con chi nega la scienza alla base dell’evoluzionismo. Il problema è che a un lettore non esperto la presenza di formule complesse e un tono così deciso potrebbe far venire il dubbio che Battaglia abbia dimostrato matematicamente qualcosa. ”

    Per più di tre anni l’abbiamo ignorato, ora ci siamo un po’ divertiti a spiegare la fisica del clima partendo dalle sue sciocchezze. Ma non diamogli troppa importanza, ci interessa più che molti abbiano imparato qualcosa dal post.

    @Roberto
    Concordo ! Nella risposta ci sono passaggi spassosi.
    Quello che mi ha divertito di più è che per confutare la nostra affermazione che “l’innalzamento medio attuale è di 3.2 mm/anno” e non 2 mm/anno come aveva scritto lui, calcola la media dell’innalzamento degli ultimi 118 anni, e dice che viene un valore vicino a quello che dice lui. Cioè non capisce che siccome la velocità dell’aumento del livello del mare sta aumentando, come mostra del resto il grafico, il valore medio su tutto il periodo è certo più basso del valore attuale. Sono concetti di matematica di base, che si capiscono al volo, non è neppure un problema di non capire la climatologia.

  11. Stefano Bon Gen 28th 2023 at 13:05

    Complimenti per l’articolo: è ammirevole la dedizione e la precisione con cui vengono analizzate queste pseudo dimostrazioni semplicistiche.
    È importante affrontare questi argomenti e descriverne la complessità, per stimolare un pensiero critico.
    Se Battaglia sostiene che due conti della serva possano mettere in crisi la climatologia, convincerà solo chi non prova a replicarli opportunamente.
    È inutile scadere nelle dinamiche da tifoseria, meglio ignorare e proseguire con la bella divulgazione che vi contraddistingue.

  12. Gianni Comorettoon Gen 28th 2023 at 21:15

    Franco Battaglia, in una replica privata, mi fa notare che nella mia frase “Fenomeni di runaway climatico sono esistiti in passato, e niente ci garantisce che non possano accadere nel prossimo futuro.” uso il termine “runaway climatico” in modo scorretto, e che sulla Terra non ce ne sono mai stati.

    Effettivamente io ho usato il termine con l’accezione di “feedback positivo instabile”. Ma in genere per runaway si intende un feedback positivo tale da non fermarsi se non dopo aver fatto evaporare gli oceani, o catastrofi irreversibili simili. Quello che è successo sul pianeta Venere, per intendersi. La voce “Runaway climatico” di wikipedia descrive questo fenomeno, che non è ovviamente mai avvenuto sulla Terra e che verosimilmente non avverrà per almeno un miliardo di anni. Quindi accetto l’osservazione.

    Il resto del ragionamento però resta invariato. L’esistenza di feedback positivi che giustificano la stima dell’IPCC di 3 gradi per la sensibilità climatica non richiedono o causano feedpack positivi instabili, né tantomeno di un runaway climatico. Dire “non ci sono stati runaway quindi non può esserci un feedpack positivo” è un non sequitur.

  13. enricoon Gen 28th 2023 at 22:13

    L’estate scorsa gli adepti del negazionismo hanno pubblicato su alcuni giornali un annuncio in cui invitavano i veri esperti del clima e le loro organizzazioni, come la vostra, a una sfida scientifica aperta al pubblico. Sarebbe stata una bella sfida che avrebbe chiarito chi sono i veri esperti e chi e’ che semina le bufale. Invece nessuno l’ha accettata ne’ commentata. Bella figura!

  14. stephon Gen 29th 2023 at 13:34

    @enrico
    Certamente una bella sfida mediatica, come lo sarebbe stata una fra esperti di evoluzionismo o della forma della Terra. Una bella sfida che fa audience ma con 0 rilevanza scientifica e che non ha proprio più nulla da chiarire nel merito dell’expertise. Da più di un secolo.

  15. stephon Gen 29th 2023 at 13:52

    @Gianni
    Infatti. L’impressione che ho avuto io è che la mancata replica alla questione sollevata da Battaglia e qui da Francesco sta nel fatto che molti danno per scontato quello che dici. Di solito il fenomeno che descrivi viene definito come “Runaway Greenhouse Effect”, ovvero effetto serra galoppante, auto-accelerante. Un fenomeno scientifico ben descritto.
    Runaway climatico, per essere pignoli, non è la stessa cosa e viene inteso come un periodo connotato da “feedback positivi instabili” tipico del superamento di specifici tipping points. Ce ne sono stati parecchi nel passato.
    https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.1810141115
    https://www.nature.com/articles/s41561-021-00790-5

  16. Gianni Comorettoon Gen 29th 2023 at 19:08

    @Roberto. Il grafico dei dati satellitari, al di là del maggiore spread dovuto alla maggiore variabilità dell’atmosfera rispetto al suolo, mostra l’esatto contrario di quel che Battaglia afferma: c’è stata una temperatura relativamente costante negli ultimi 6-7 anni, ma questa è chiaramente maggiore di quella nel decennio precedente. Quindi affermare, come ripete lui citando quella figura, che “la temperatura non è aumentata negli ultimi 15 anni”, è smentito anche dai dati satellitari.

    Il grafico del livello del mare mostra chiaramente come il tasso di aumento sia molto maggiore negli ultimi decenni rispetto a quanto è avvenuto nella prima parte del 20^ secolo. Ma lui media tutto, per sostenere che è uguale alla media degli ultimi 10 mila anni. Non ho trovato quanto fosse negli ultimi 2 mila anni, ma ho il sospetto che se fosse di 1,7 mm/anno Venezia non esisterebbe.

  17. Robertoon Gen 29th 2023 at 22:11

    @Gianni

    Sul livello del mare, vedi qui

    https://www.pnas.org/doi/pdf/10.1073/pnas.1015619108

    Sintesi su Real Climate:
    https://www.realclimate.org/index.php/archives/2011/06/2000-years-of-sea-level/

    Sui dati satellitari, l’elaborazione UAH è quella che mostra meno riscaldamento confrontata con altri dataset, non è un caso che venga sempre e solo utilizzata dal mondo negazionista. Comunque, come giustamente dici, prendendo i 15 anni (2007-2022) di UAH hai un riscaldamento di 0.28°C/decade con un errore simile, normale considerando l’intervallo di tempo limitato. Quindi quell’affermazione è sbagliata, sia come metodo (15 anni per clima no, grazie), sia nei dati reali.

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