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Tutta l’acqua del mondo

Mentre fondono i ghiacciai del Cile, il  progetto Hydro-Aysén dell’ENEL mette in pericolo l’ambiente della Patagonia.

Chi crede che il cambiamento climatico non abbia alcun effetto sulla società può guardare il reportage di Camilla Martini, Tutta l’acqua del mondo, e ricredersi. Il Cile, con una popolazione in forte crescita, deve sfruttare in  maniera sempre più spinta il suo potenziale idroelettrico.
Le miniere di rame nel Nord del paese, spina dorsale dell’economia nazionale, richiedono infatti ingenti quantità di energia elettrica. Gran parte della popolazione vive a Santiago o nella regione metropolitana dove il progetto Alto-Maipo, teso alla costruzione di 2 impianti idroelettrici sul rio Maipo ha suscito molte proteste.
I ghiacciai del nord sono in fase di intenso ritiro (Rivera et al., 2002; Porter e Santana, 2003; Bown e Rivera, 2007; Rivera et al., 2009, Rosenblüth et al., 1997; Quintana and Aceituno, 2006), connesso alla dinamica climatica globale. E con loro per la regione metropolitana va scomparendo una riserva d’acqua  che sembrava inesauribile.

Rivera et al. (2009), autori di uno studio approfondito sui ghiacciai cileni dagli anni ’60 ad oggi, condotto confrontando mappe dell’Istituto Geografico Militare, fotografie aeree ed immagini da remoto sintetizzano la situazione come segue: ”Sebbene l’andamento di alcuni ghiacciai sia da ricondurre anche a fattori non-climatici, la maggior parte degli apparati ha sperimentato un ritiro lineare e un generale smagrimento in risposta all’incremento delle temperature e alla diminuzione delle precipitazioni, registrate in diverse stazioni meteorologiche. La riduzione delle superfici glaciali ha influenzato la disponibilità di risorse idriche nella regione del Cile centro-settentrionale, dove oltre il 70 % delle portate fluviali è dovuto alla fusione di neve e ghiaccio, in particolare durante le estati più secche. Il proseguimento dell’attuale tendenza di modificazione del clima produrrà una forte riduzione del volume di ghiaccio presente nel paese, la scomparsa dei piccoli ghiacciai del Cile centrale, e l’accrescimento del contributo all’innalzamento globale del livello del mare da parte dei ghiacciai della Patagonia.
In Patagonia, il progetto Hydro-Aysén, il cui iter è iniziato nel 2006, prevede 5 centrali idroelettriche sul rio Baker, il principale fiume della Patagonia cilena, e sul rio Pascua.

 

a)

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a) ubicazione dei principali bacini glaciali, rio Baker e Pascua: b) evoluzione del ghiacciaio San Rafaél Aysen, 1945 – 2003. In: Rivera et al., 2009.

 

Nel 1981 il governo emanò il Codigo de Aguas, codice delle acque, che statuì il principio di compravendita dei diritti di sfruttamento dell’acqua secondo le regole di mercato, dando in gestione il mercato dell’acqua alla Direccion General de Aguas, DGA. Endesa Chile e altre società si accaparrarono in fretta percentuali altissime dei diritti di sfruttamento. Nel 1989 Endesa Chile venne venduta ad Endesa España, insieme ai diritti acquisiti. Nel 2006 Endesa Chile e Colbùn fondano una terza società, Hydro-Aysén, per sviluppare il progetto. Infine nel febbraio 2009, il 92% di Endesa España venne acquistata da ENEL che porta avanti da allora il progetto Hydro-Aysén.

 

Variazione delle portate medie novembre-febbraio (estate australe) nelle Ande del Cile centrale ed Argentina, periodo 1905-2005. Le barre grigie indicano il massimo accumulo di acqua sottoforma nivale MSWE. Valori adimensionali rispetto alla media del periodo 1966-2004. In: Masiokas et al., 2006.

 

                                   a)                                                                                          b)

Rio glaciale Maule, regione metropolitana di Santiago a) Ubicazione e DEM. b) Deflussi medi mensili simulati per il periodo 2070-2100, rispetto al periodo 1960-1990. PRECIS, scenario A2. In: Falvey (2007)

 

ENEL è oggi proprietaria dei diritti di sfruttamento sulla quasi totalità delle acque del bacino dell’Aysen, ossia circa l’80% delle acque cilene. La presenza delle imponenti opere idrauliche, danneggerà l’ecosistema fluviale, interrompendone la naturale continuità, necessaria per le dinamiche riproduttive delle specie ittiche e formando degli invasi non naturali, oltre a modificare le dinamiche morfologiche dei fiumi coinvolti. Oltre alle dighe, verrà realizzato un elettrodotto di2300 km(lungo quasi metà del territorio cileno) dalle torri alte fino a70 metri, che attraverserà decine di parchi ed aree protette, con possibili impatti sul paesaggio e sulla fauna ed avifauna.
Le opere accessorie, strade per gli automezzi, insediamenti, lavori, attivi fino al 2020, anno previsto di entrata in funzione dell’opera, impatteranno sui corridoi ecologici naturali.
Gli ambientalisti e la popolazione locale dell’Aysén si sono ribellati e hanno costituito il movimento Patagonia sin Represas (Patagonia senza dighe). Chiedono di sospendere il progetto e propongono alternative meno impattanti, quali ad esempio la realizzazione di più mini impianti idroelettrici, o l’utilizzo più intensivo del fotovoltaico.
Il cambiamento climatico, causa principale della carenza di acqua nel Nord, sta scatenando forti tensioni interne al paese. Il dilemma è chiaro, da una parte la richiesta di energia, dall’altro scelte drastiche sull’ambiente.
Il Cile non è l’unico stato del Sudamerica in queste condizioni. In Bolivia, i quasi due milioni di abitanti di La Paz, a 3600 m slm, e della sua città satellite El Alto (4000 mslm), dipendono per l’acqua dai ghiacciai del Tuni-Condoriri e Taquesi. Il cambiamento climatico però sta esaurendo le riserve glaciali (il ghiacciaio Chacaltaya è scomparso nel 2009) ed il governo locale cerca alternative, per ora senza successo.

Nella prima foto: Rio Baker, Cile

 

Riferimenti

Bown F. and Rivera A. (2007) – Climate Changes and Glacier Responses During Recent Decades in the ChileanLake District. Global and Planetary Change, 59, pp. 79-86.

Falvey, M. (2007). Climate change and Chile’s water resources. Departamento de Geofísica, Universidad de Chile, http://www.dgf.uchile.cl/~rgarreau/ACI6/falvey.pdf

Masiokas, M.H., Villalba, R., Luckman, B.H., Quesne, C.L., Aravena, J.C. (2006)- Snowpack Variations in the Central Andes ofArgentinaandChile, 1951-2005: Large-Scale Atmospheric Influences and Implications for Water Resources in the Region, J. Climate, 19, 6334-6352.

Porter C. and Santana A. (2003) – Rapid 20th century retreat of Ventisquero Marinelli in the Cordillera Darwin Icefield. Anales del Instituto dela Patagonia, 31, pp. 17-26.

Quintana J. And Aceituno, P. (2006) – Trends and interdecadal variability of rainfall inChile. Proceedings of 8 ICSHMO, Foz doIguaçu,Brazil, April 24-28, 2006, INPE, p. 371-372.

Rivera A., Acuna C., Casassa G. and Bown F. (2002) – Use of remotely sensed and field data to estimate the contribution of Chilean glaciers to eustatic sea level rise. Annals of Glaciology, 34, pp. 367-372.

Rivera A., Bown F., Acuna C., Ordenes F. (2009)- I ghiacciai del Cile come indicatori dei cambiamenti climatici / Chilean glaciers as indicators of climatic change. Terra Glacialis Edizione speciale / Special issue “Mountain glaciers and climate changes in the last century”. 30-45 pp.

Rosenblüth B., Fuenzalida H. and Aceituno P. (1997) – Recent temperature variations inSouthern South America. International Journal of Climatology, 17, pp. 67-85.

 

Testo di Daniele Bocchiola

5 responses so far

5 Responses to “Tutta l’acqua del mondo”

  1. Telegraph Coveon Mar 19th 2012 at 11:23

    Situazione comune a gran parte del mondo:

    – l’interesse nazionale (bella parola) vuole nuove nuove infrastrutture per soddisfare bisogni d’ordine generale (altra bella parola), le popolazioni locali chiedono rispetto per il territorio e argomentano le loro istanze denunciando la minor utilità delle opere rispetto alle aspettative (vi ricorda lontanamente la TAV o le discariche nel napoletano?);
    – trovare il giusto equilibrio non è mai facile anche perchè le decisioni sono sempre influenzate da lobby e potentati economici poco attenti agli interessi delle popolazioni locali.

    Voglio vedere il lato positivo: meglio le dighe che le centrali a carbone o quelle atomiche; d’altro canto peccato perchè l’Aysen era una regione selvaggia e splendida del Cile ed il Rio Baker un fiume famoso tra gli appassionati di sport acquatici di tutto il mondo per le sue acque tumultuose e le sue rapide.

    Si noti però che ENEL (come altri giganti dell’energia) cerca oggi di investire anche in fonti energetiche meno sporche; questo senza dubbio è il risultato della paziente opera di convincimento che i sostenitori dell’ambiente hanno svolto in tutte le sedi negli ultimi 20/30 anni. Il mondo cambia, forse più lentamente e in direzione leggermente diversa da quello che vorrebbero alcuni movimenti di opinione pro-ambiente, ma cambia.

    Per quanto riguarda la possibile modifica delle portate fluviali che comprometterebbero il valore economico del progetto, si tratta di variazioni previste nel medio-lungo periodo (anche nel grafico si ci cita per confronto il periodo 2070-2100) per cui almeno per i prossimi decenni la produzione di energia sarebbe assicurata.

    Nulla toglie poi che in aggiunta si creino in futuro anche campi eolici, fotovoltaico (immagino a Nord nel deserto di Atacama) od altro.

    p.s. per la drammatica situazione della “miniera maledetta” nel Nord del Cile aggiungo un link a wiki/it: http://it.wikipedia.org/wiki/Chuquicamata ed uno al sito della società di estrazione: http://www.codelco.com/ (notate lo slogan sotto al marchio della società: “Orgullo de Todos”).

  2. Risparmio energeticoon Mar 19th 2012 at 21:24

    Ottimo articolo grazie!

  3. Vincenzoon Mar 20th 2012 at 07:48

    Concordo
    Ho sempre trovato un po’ troppa retorica sul tema dell’acqua (c’è sempre meno acqua, l’acqua sta finendo, l’acqua gratis per tutti..); anche qui mi sembra che i danni sono più per la foresta e per il territorio devastato dalla dighe.
    Pero’ le dighe producono energia CO2free.. alla fine anche contrastare la CO2 ha i suoi problemi.

  4. Telegraph Coveon Mar 20th 2012 at 11:39

    Il problema dell’acqua è molto serio.

    Per fare un esempio banale è bastata una momentanea carenza di piogge causate dal pattern nina-like, per fare preoccupare agricoltori ed amministratori pubblici del Nord Italia. Potrebbe essere una primavera-estate di razionamenti se non pioverà (o ancora peggio di uso massiccio dell’acqua di pozzi ormai contaminati da ogni genere di inquinanti chimici).

    Siamo una società talmente abituata a sprecare acqua che siamo riusciti a superare stabilmente le soglie di utilizzo imposte dal clima.

    Nel caso illustrato in questo post, il calo progressivo delle portate del Rio Baker a seguito della diminuzione delle precipitazioni, della fusione anticipata delle nevi invernali e dello scioglimento (parziale si spera) della calotta glaciale delle hielo continental norte, determinerà sicuramente una diminuzione dell’efficenza delle centrali elettriche che però dovrebbe essere graduale e più accentuata dopo il 2070.

  5. Elisabetta Corràon Mar 20th 2012 at 16:24

    Acqua. d’accordissimo con Telegraph, siamo una società che ne spreca senza ritegno, senza morale. Siamo la società del dare tutto per scontato.
    Dighe: folle, osceno che si pensi ancora a costruirne, quando gli invasi si riempiranno di terra in pochi decenni e intanto gli ecosistemi saranno distrutti…
    Io non sono uno scienziato, ma sono convinta che la “crisi sistemica” del clima, secondo l’ottima definizione di Stefano Caserini, richieda una profonda riflessione sull’umano. Una riflessione filosofica sul nostro posto nel mondo e se davvero siamo disposti come umanità a vivere in un mondo alla Blad Runner senza più animali e senza più wilderness.
    Personalmente, la trovo una aberrazione senza precedenti.
    E una pericolosissima trappola positivista.
    Parola di Ikka Hanski.