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Gli albori del negazionismo sul clima: la “strategia del tabacco”

Pubblichiamo la seconda parte dell’estratto da Merchants of Doubt di Erik M. Conway e Naomi Oreskes (prima parte qui). La stessa strategia impiegata contro il riscaldamento globale è stata adottata contro tante altre emergenze ambientali (amianto, fumo passivo, piogge acide e buco dell’ozono), ed è stata definita la “la strategia del tabacco”.  

 

Qualche anno più tardi, Ben Santer leggendo il giornale del mattino, s’imbatté in un articolo che descriveva come alcuni scienziati avevano preso parte ad un programma, organizzato dall’industria del tabacco, volto a gettare discredito sulle evidenze scientifiche che collegano il tabacco al cancro. L’idea, spiegava il giornale, era quella di “mantenere aperta la controversia”11. Ciò perché,fino a che il dubbio resta, l’industria del tabacco sarebbe stata al riparo da controversie e cause legali. A Santer la storia suonò piuttosto familiare. Naturalmente aveva ragione. Ma c’era dell’altro. Non solo la tattica era la stessa, anche i personaggi erano gli stessi.

I principali soggetti dell’attacco che gli era stato portato erano due fisici non più in servizio, entrambi di nome Fred: Frederick Seitz e S. (Siegfried) Fred Singer. Seitz era stato un fisico dello stato solido che aveva raggiunto posizioni di rilievo durante la seconda Guerra Mondiale, contribuendo alla costruzione della bomba atomica; in seguito divenne presidente dell’U.S. National Academy of Sciences. Anche Singer era un fisico, ma in particolare un esperto di razzi, che divenne una figura di primo piano nello sviluppo dei satelliti di osservazione terrestre. Svolse il ruolo di direttore del National Weather Satellite Service, poi direttore scientifico del Dipartimento dei Trasporti della amministrazione Reagan12. Entrambi possono essere definiti dei falchi, avendo vissuto con passione la minaccia rappresentata dall’URSS e la necessità di difendere gli Stati Uniti con l’adozione di armamenti high-tech. Entrambi erano soci di un think tank conservatore in Washington D.C., il George C. Marshall Institute, fondato per sostenere il programma reaganiano Strategic Defense Initiative (SDI, noto come “scudo spaziale” o “guerre stellari”).

Entrambi avevano prima lavorato per l’industria del tabacco, collaborando a diffondere il dubbio sulle evidenze scientifiche che collegano il fumo alla morte. Dal 1979 al 1985 Fred Seitz diresse un programma della R. J. Reynolds Tobacco Company che distribuì 54 milioni di dollari a scienziati in tutto il Paese per ricerche biomediche volte a sostenere esperti ed a produrre evidenze che potessero essere usate in giudizio davanti alle corti per difendere il “prodotto”.Nella metà degli anni 1990, Fred Singer fu co-autore di un grosso rapporto diretto ad attaccare la U.S. Environmental Protection Agency (EPA) circa i rischi del fumo passivo. Alcuni anni prima il U.S. Surgeon General (negli Stati Uniti il funzionario di più alto grado della salute pubblica) aveva dichiarato che il fumo passivo era pericoloso non solo alla salute dei fumatori, ma anche delle altre persone esposte.

Singer attaccò questa posizione, affermando che il lavoro era stato truccato, e che la rassegna EPA della scienza prodotta dai principali scienziati del Paese, era stata distorta da parte di una agenda politica volta ad espandere il controllo del governo su tutti gli aspetti delle nostre vite. Il rapporto di Singer contro l’EPA fu finanziato da un contratto di Tobacco Institute, erogato attraverso un altro think tank: la Alexis de Tocqueville Institution13. Milioni di pagine di documenti presentati durante le cause contro il tabacco dimostrano questi legami.

In particolare emerge il ruolo cruciale svolto dagli scienziati nel seminare il dubbio circa il legame tra fumo e rischi per la salute. Questi documenti, che sono stati scarsamente studiati, eccetto che dai legali e da uno sparuto gruppo di accademici, mostrano non solo che è stata usata la stessa strategia impiegata contro il riscaldamento globale, ma che è la stessa tecnica di “lavaggio” adottata contro un elenco di emergenze ambientali come amianto, fumo passivo, piogge acide e buco dell’ozono. Possiamo definirla “la strategia del tabacco”.

Il bersaglio della “strategia del tabacco” è la scienza; si basa sull’impiego di scienziati, guidati da avvocati dell’industria e responsabili di pubbliche relazioni, disposti a tenere il fucile puntato e a premere il grilletto a comando.Tra i tanti documenti che abbiamo consultato nello scrivere il presente volume, c’è un libro Bad Science: A Resource Book, un vademecum per quanti vogliono combattere i fatti, che fornisce innumerevoli esempi di strategie di successo per minare la scienza, oltre ad una lista di esperti, con le relative credenziali scientifiche, idonei a fornire slogan negativi a think tanks o aziende internazionali su qualsiasi argomento.14

Fred Singer, Fred Seitz e un gruppo di altri scienziati hanno cooperato con think tanks e corporations private per sfidare le evidenze scientifiche su una quantità di argomenti di attualità.  Nei primi anni la maggior parte del denaro veniva dall’industria del tabacco; in seguito venne da fondazioni, think tanks e dall’industria dei combustibili fossili. Essi sostenevano che il legame tra fumo e cancro non era provato. Insistevano nel sostenere che gli scienziati sbagliavano circa i rischi dell’adozione dello scudo spaziale. Obiettavano che le piogge acide erano causate dai vulcani, idem per il buco dell’ozono. Accusavano l’EPA di aver alterato la documentazione scientifica sul fumo passivo.

Più recentemente, negli ultimi due decenni, di fronte alla montante evidenza del riscaldamento climatico, sostennero che il global warming non era reale. Dapprima affermarono che non esisteva, poi che si trattava di una normale variazione naturale, e infine che, anche se fosse in corso e se fosse causato da noi, non c’era da preoccuparsi in quanto avremmo potuto facilmente adattarci a tale evento. Caso dopo caso, incessantemente negarono la esistenza di un sostanziale accordo a livello scientifico, sebbene alla fine dei conti chi non era d’accordo risultavano essere solamente essi stessi.

Uno sparuto gruppo di soggetti non avrebbe causato un impatto notevole se nessuno vi avesse prestato attenzione, ma la gente ha prestato attenzione al loro argomentare. In conseguenza del loro contributo ai programmi di armamento nel periodo della guerra fredda, queste persone erano ben note e stimate a Washington D.C. ed ebbero accesso al potere ed alla Casa Bianca. Nel 1989, ad esempio, Seitz ed altri due protagonisti della nostra storia, i fisici Robert Jastrow e William Nierenberg, scrissero un rapporto in cui si contestavano le evidenze del riscaldamento globale.15 Immediatamente furono invitati alla Casa Bianca per riferire all’amministrazione Bush. Un membro dell’Ufficio del Gabinetto del Presidente dichiarò: “ognuno ha letto il rapporto ed ognuno lo ha preso in seria considerazione”.

Ma non fu solo l’Amministrazione Bush a prendere in considerazione seriamente queste affermazioni, anche i mass media lo fecero. Prestigiosi organi come il New York Times, il Washington Post, Newsweek e molti altri riferirono di queste affermazioni come se  si trattasse di un’altra voce del dibattito scientifico in corso. Dopodiché queste asserzioni furono ripetute più volte, come in una cassa di risonanza, da un gran numero di persone impegnate in pubblici dibattiti, da bloggers, membri del Senato degli Stati Uniti, ed anche dal Presidente e dal vice Presidente  degli USA.

Il pubblico e la stampa non capirono che questo non era un dibattito scientifico, come quello che si svolge nelle aule delle università fra ricercatori impegnati su tali temi, ma il prodotto di disinformazione che aveva avuto inizio con la vicenda del tabacco.  La strategia del tabacco è stata usata per portare un attacco alla scienza ed ai ricercatori, per confonderci su temi importantissimi che riguardano le nostre vite ed il futuro del pianeta in cui viviamo.

11. John Schwartz, “Philip Morris Sought Experts to Cloud Issue, Memo Details“, Wash­ington Post, May 9, 1997, Ao2.

12. Richard Leroy Chapman, “A Case Study of the U.S. Weather Satellite Program: The In­teraction of Science and Politics” (Ph.D. thesis, Syracuse University, 1967).

13. S. Fred Singer and Kent Jeffreys, The EPA and the Science of Environmental Tobacco Smoke, Alexis de Tocqueville Institution, University of Virginia, T994, BN: TICTooo2555 and BN: TI3174903o, Legacy Tobacco Documents Library.

14. Bad Science: A Resource Book, 26 March 1993, BN: 2074143969, Legacy Tobacco Docu­ments Library.

15. Frederick Seitz, Robert Jastrow, and William A. Nierenberg, eds., Global Warming: What Does the Science Tell Us? (Washington, D.C.: The George C. Marshall Institute, 1989). The Marshall Institute.republished this as Scientific Perspectives on the Greenhouse Problem in 1989. See Robert Jastrow, William Nierenberg and Frederick Seitz, Scientific Perspectives on the Greenhouse Problem (Washington, D.C.: George C. Marshall Institute, 1989).

 

Traduzione di Luigi Ciattaglia

8 responses so far

8 Responses to “Gli albori del negazionismo sul clima: la “strategia del tabacco””

  1. giuseppina allonion Giu 10th 2014 at 13:58

    buongiorno,
    leggo da molto tempo i vs post. sono interessanti e a volte giustamente pessimistici.
    Ma ho deciso di commentare l’estrema prolissità del vs stile che di sicuro ostacola la efficacia e divulgazione dei vs post. Mi sento di suggerirvi una diversa strategia comunicativa web 2.0 a partire dalla domanda chi è il mio lettore e cosa può interessargli condividere in rete.
    Per quanto mi riguarda post lunghi un kilometro per dire cose che già conosco, non mi permettono di rigirarli in rete. Abbiamo tutti poco tempo: riassumete la notizia, arricchietela con video o foto, linkatela in altri social, chiedete contributi al vs publico.. Per chi vuole leggere tutto su un certo tema, prevedete un “segue”
    Ma prima ancora chiedetevi qual’è l’obbiettivo editoriale : fornire materiali per una tesi scolastica o far crescere una consapevolezza ambientale ? provocare, chiamare all’azione o far crescere un senso di impotenza nei vs lettori ?
    Se non sapete come fare vi segnalo per Settembre un ottimo corso qui in Bauer ( Caserini mi conosce ) dove insegnamo come creare Contenuti e usare al meglio web 2.0.
    cmq grazie del lavoro che fate. un saluto G.A

  2. agrimensore gon Giu 10th 2014 at 15:41

    @ giuseppina alloni
    Forse non sono la persona adatta a farlo, ma vorrei sostenere l’attuale format di questo sito. Al di là del fatto che diverse volte sono stato critico, o meglio, perplesso su alcuni contenuti, il mio interesse per questo blog diminuirebbe sensibilmente se diventasse uno dei tanti che affronta gli argomenti in modo stringato o addirittura superficiale. Anch’io ho poco tempo, per questo non lo spreco a scaricarmi video. E’ anche vero che probabilmente non sono un utente standard, nel senso che non mi sognerei mai di reinoltrare tramite tweet, facebook o altro notizie scritte da altri, al limite potrei segnalarle ai diretti interessati (ma in genere non faccio neanche questo).
    Scusi l’intervento, non vuol essere polemico, solo esprimere l’opinione della parte minoritaria.

  3. lucio Don Giu 10th 2014 at 16:24

    Mi associo ad agrimensore come facente parte della minoranza, personalmente leggo questo sito da qualche anno (circa 4) e forse è la prima volta che intervengo, ma ho sempre apprezzato molto la densità di contenuti e i riferimenti scientifici che lo rendono strumento di divulgazione ma anche, per me che non sono un climatologo, di possibile approfondimento. Senza vena polemica, Le assicuro, mi auguro che una eventuale versione più “social” non significhi perdere di profondità.

  4. Stefano Caserinion Giu 10th 2014 at 22:49

    Cara Giuseppina,
    il nostro obiettivo ci è chiaro, Climalteranti è uno spazio di approfondimento, con un taglio divulgativo ma comunque scientifico; per questo ogni tanto facciamo post un po’ lunghi, e sappiamo che ci perdiamo molte scadenze e commenti a notizie importanti.
    Noi raccontiamo le cose come stanno, cercando di contrastare le notizie infondate o i dati sballati che girano sul tema dei cambiamenti climatici. Se questo può sembrare pessimista o generatore di impotenza non saprei dire, queste sono valutazioni in larga parte soggettive.
    Certo i lettori hanno anche tanti altri interessi, ed è importante fare anche quello che tu dici nel settore della comunicazione; ma non possiamo fare tutto noi…
    Buona fortuna col tuo progetto web2.0
    Stefano

  5. Riccardo Reitanoon Giu 11th 2014 at 13:03

    Come ha commentato Caserini, l’obiettivo editoriale c’è e non può ovviamente essere onnicomprensivo. Se Giuseppina Alloni ritiene che i nostri post siano eccessivamente lunghi e non dicano nulla che lei non conosce già, non posso che augurarmi che presto lo stesso possano dire anche tutti gli altri italiani.
    Purtroppo non mi sembra che siamo già a questo punto e fino ad allora non credo che esista un solo modo di comunicare buono per tutti, l’immancabile 2.0. Auspico quindi che ognuno si dedichi a fare ciò che sa fare meglio senza bisogno di ritenere inutile ciò che fanno gli altri.
    Infine un’osservazione polemica, l’ultima frase lascia l’impressione che questa fosse la vera ragion d’essere del commento; spero propio di essere in errore.

  6. Mario Grossoon Giu 11th 2014 at 16:38

    “L’estrema prolissità del vostro stile”
    Grazie del complimento!
    Su questo blog si è deciso di mantenere il tono su un livello di discussione scientifica, per quanto mi riguarda non sono per nulla affascinato né attratto dal proliferare del social sempre e ad ogni costo. Anche perché è molto spesso veicolo di bufale colossali, lo si capisce vedendo il livello delle notizie che vengono postate su FB e che tutti si bevono.

  7. marcosclarandison Giu 12th 2014 at 10:36

    Da sempre bisogna dare ghiande ai maiali e perle alle signore, che fare il contrario, anche per scherzo, puo anche diventare pericoloso.

    Poi, e ho visto le immagini sul web, in qualsiasi stadio di upgradamento, suini da appartamento, letteralmente parlando, indossare collane di perle.Ma non per suina iniziativa ma umana insulsaggine.

    Un saluto Marco Sclarandis

  8. daniela Tillandsia ipaziaon Giu 19th 2014 at 23:04

    Mi presento (è la prima volta che scrivo su climalteranti e non nascondo l emozione! ), mi chiamo Daniela e leggo molto spesso gli articoli che pubblicate. Sono una ragazza di appena 20 anni che non frequenta l università ma che studia autonomamente gli argomenti più disparati tra cui i meccanismi climatici. sento un grosso bisogno di capire in maniera olistica come funziona il pianeta e devo dire che, fino ad ora, tra tutte le scienze solo la climatologia mi sta dando risposte che rientrano in questa visione. senza la pprecisione con cui questo sito espone i fatti io non saprei proprio come farmi un’idea il più possibile vicina alla scienza, non accontentandomi delle enciclopedie libere del web! Senza di voi non avrei un supporto abbastanza forte per confutare le teorie negazioniste e complottiste che fanno cattiva informazione e rincitrulliscono le coscienze. Grazie climalteranti! Continuate così!