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Un film da buttare: The Great Global Warming Swindle

Iniziamo con questo post una serie di interventi che analizzano il materiale che ha costituito negli anni passati le basi del negazionismo climatico. E che ora si può tranquillamente buttare nel cestino.

The Great Global Warming Swindle (“La grande truffa dei cambiamenti climatici”) è un documentario del 2007, diretto da Martin Durkin. È stato prodotto da Channel 4, visto da molti milioni di persone, in Italia trasmesso in una puntata di Matrix nella giornata mondiale dell’Ambiente del 7 luglio 2007 (introdotto da Enrico Mentana come esempio di “giornalismo controcorrente”).  È stato molto visto su YouTube, da una rapida occhiata ai commenti parrebbe che abbia fatto breccia nell’opinione degli utenti. Molto spesso è stato citato come un esempio di confutazione delle teorie più accreditate sul riscaldamento globale. 

In sintesi, la tesi del film è che esisterebbero validi motivi per non credere alle spiegazioni “ufficiali” riguardo alle variazioni di temperatura cui stiamo assistendo, e i cambiamenti climatici non sarebbero altro che un pretesto per orientare l’economia in direzione di alcune specifiche attività, impedendo, fra l’altro, lo sviluppo dei paesi del Terzo Mondo. Sequenze di voce narrante, accompagnate da immagini ora apocalittiche ora tranquillizzanti, si alternano a brevi interventi di personalità appartenenti a vari ambiti scientifici, finalizzate a smantellare le comuni credenze a proposito dei cambiamenti climatici e ricostruire l’oscura trama che ha dato origine a questa scellerata serie di truffe: swindle, per l’appunto.

Il quadro che si delinea, mentre i minuti passano, pare convincente per chi non è esperto della materia; ma se si analizza nel dettaglio, si rilevano numerose inesattezze, manipolazioni e falsità.

Un primo aspetto è che, come sovente accade nell’ambito negazionista sul clima, i sostenitori della tesi sembrano accanirsi contro presunti slogan del mondo ambientalista, piuttosto che contro le tesi scientifiche; contro i titoli allarmistici delle testate giornalistiche piuttosto che contro gli articoli della letteratura scientifica.

La tesi principale del film è che il vero responsabile dell’innalzamento delle temperature globali sarebbe l’azione dei raggi cosmici, secondo le teorie di Svensmark o Shaviv che vedevano il coinvolgimento della copertura nuvolosa; tesi che non trovavano riscontro già prima dell’ucita del film (vedi ad esempio qui o qui), tesi oggi ulteriormente demolite.

Una strategia efficace usata nel film è quella di partire da un’affermazione veritiera, e utilizzarla per indurre l’ascoltatore a conclusioni errate: “la CO2 non ha guidato i cambiamenti climatici nel passato” o “dai carotaggi antartici risulta che la CO2 ha sempre seguito, e non causato, l’aumento di temperatura” ne sono un esempio. È vero che nell’ultimo milione di anni sono stati i cicli astronomici di Milankovic a determinare le variazioni climatiche, e l’aumento o diminuzione dei gas serra nell’aria era un feedback dell’aumento della temperatura degli oceani; ma il fatto che i gas serra non abbiano guidato i cambiamenti climatici nel passato non implica, affatto, che non possano farlo ora, ci dice il tacchino induttivista di Karl Popper.

Idem per un’altra tesi, “gli esseri umani emettono una piccola quantità di CO2 relativamente alle altre fonti”; è vero, ma la CO2 emessa dalle altre fonti – ad esempio, dalla respirazione delle specie viventi – è stata in equilibrio per tanti millenni con gli assorbimenti (ad esempio la fotosintesi). L’emissione antropogenica di CO2 degli ultimi due secoli è avvenuta molto più rapidamente, e può trovare solo una parziale compensazione sui brevi periodi.

Allo stesso modo, è vero anche che il vapore acqueo ha un potere di assorbimento del calore di gran lunga più importante dei gas serra antropogenici come la CO2, ma la sua dinamica di equilibrio con la fase liquida (mari, oceani) è talmente rapida che si può considerare all’equilibrio. In altre parole, anche facendo evaporare una grande quantità d’acqua in atmosfera, essa tornerebbe allo stato originario ancor prima di aver modificato la temperatura. Il vapore acqueo non può indurre da solo un cambiamento climatico.

Ancora: è senz’altro vero che le temperature sono state, nel lontano passato, anche più alte rispetto alle anomalie che osserviamo ora. Tuttavia, non si è mai trattato di cambiamenti così repentini, come quelli a cui stiamo assistendo, e non hanno agito su un sistema sociale complesso come quello attuale. Nel passato si rispondeva ai cambiamenti del clima migrando, oggi è certo più difficile.

Altre tesi inesatte presenti nel film sono quelle che attribuiscono una grande importanza al cosiddetto periodo caldo medievale (i grafici mostrati nel film, come quello qui a fianco, sono dei falsi, privi di alcun valore scientifico), in realtà un fenomeno marginale a scala globale, e che ha riguardato principalmente l’Atlantico settentrionale, o zone come la Gran Bretagna di Geoffrey Chaucer e la Groenlandia di Erik il Rosso.

Altre affermazioni sono, invece, palesemente false: i vulcani che emettono più CO2 delle attività umane, l’aumento della temperatura della superficie terrestre dall’inizio del secolo scorso di soli 0,5 °C (invece è stato di 0,8°C).

Un esempio di come il film preferisca prendere di mira presunte tesi degli ambientalisti (nel film comunque non compaiono interviste ad ambientalisti), piuttosto che confrontarsi con articoli scientifici, riguarda le zanzare. Nei vari Assessment Reports dell’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC) non si menziona la malaria come “esclusiva delle aree tropicali”; anzi, si cita espressamente l’Europa come area in cui tale malattia è stata eradicata. Vengono invece proposti numerosi studi che correlano i territori in cui la malaria è endemica con le aree che raggiungono in media determinate temperature.

L’IPCC è, fra l’altro, uno dei bersagli preferiti dai partecipanti al documentario, che sfruttano la tendenza a credere che sia “tutto un complotto ordito dai piani alti”, piuttosto che osservare lucidamente la realtà dei fatti. L’IPCC, a cadenza pluriannuale, deve pubblicare un compendio degli articoli sul clima, i suoi impatti ed eventuali rimedi, pubblicati su riviste scientifiche – e quindi già sottoposti a peer review e infine procedere alla redazione di un riassunto per i decisori politici.  Mentre centinaia di ricercatori si occupano della rassegna scientifica, con più fasi di revisione (fra l’altro consultabili online), nella stesura del Summary for Policy Makers sono coinvolti anche rappresentanti politici dei paesi firmatari della Convenzione dell’ONU sui cambiamenti climatici.

In rapporti di migliaia di pagine, refusi, equivoci ed errori sono inevitabili (quello che si può fare è correggerli successivamente, come infatti avviene); ma sono palesemente false e poco assennate le affermazioni secondo cui “l’IPCC è un’associazione politica, creata indirettamente dalla Thatcher, per promuovere il nucleare a scapito degli stati esportatori di petrolio” (si noti che nella versione tedesca, il ruolo della a Thatcher è stato attribuito a Helmut Schmidt…).

Nel finale, il film accusa i sostenitori della causa antropica dei cambiamenti climatici di voler fermare lo sviluppo dei paesi più arretrati, i quali dovrebbero rinunciare a sfruttare le proprie risorse, a vantaggio dei paesi più avanzati. Qui il film è palesemente incoerente, in quanto l’accusa è rivolta a coloro che fino a pochi minuti prima erano accusati di inneggiare a rivoluzioni anticapitalistiche ed egualitarie.

La trasmissione del lungometraggio aveva provocato le critiche di parte del mondo scientifico, fra cui quella di Carl Wunsch, uno degli scienziati intervistati, al quale un montaggio astuto faceva dire il contrario di quanto aveva affermato (Durkin è stato costretto in seguito a eliminare quel passaggio). La recensione di Realclimate del 9 marzo 2007, la protesta di 37 scienziati o un articolo George Monbiot sul Guardian avevano subito denunciato molti errori, e la disinformazione fatta da Channel Four e dal regista Martin Durkin. Eppure questo non ha impedito a molte televisioni europee e mondiali di trasmetterlo.

Oggi sono disponibili altre analisi dettagliate degli errori e delle tecniche di disinformazioni usate nel film, come quella su Rational Wiki o quella di 188 pagine inoltrata da un gruppo di scienziati all’OfCom, l’Autorità britannica per la comunicazione.

A 10 anni di distanza, siamo quindi ancora più sicuri che The Great Global Warming Swindle è un documentario-spazzatura, e trasmetterlo in prima serata ha contribuito a disinformare l’opinione pubblica, anche in Italia, su un tema importante come il cambiamento climatico.

 

Testo di Andrea Radici, Stefano Caserini e Sylvie Coyaud, con contributi di Riccardo Reitano e Claudio della Volpe

 

 

 

  

 

31 responses so far

31 Responses to “Un film da buttare: The Great Global Warming Swindle”

  1. mauroon Feb 13th 2017 at 16:15

    Il rapporto informazione/disinformazione è molto aleatorio. Dipende, come sempre, sai punti di vista.

    Se si parla di films consiglierei la visione de “il conplotto di Chernobyl”.
    Dopo averlo visto fare qualche ricerca su H A R R P. Magari anche solo guardare la web cam.

    Poi farsi un’idea.
    Magari approfondire la cosiddetta geoingegneria climatica. Soprattutto le manovre di cloud seeding.

  2. robertok06on Feb 13th 2017 at 17:27

    A parte commenti sul film “da buttare”, che non ho visto e non ho intenzione di vedere, vorrei solo far notare che se la frase scritta qui sopra…

    “L’IPCC, a cadenza pluriannuale, deve pubblicare un compendio degli articoli sul clima, i suoi impatti ed eventuali rimedi, pubblicati su riviste scientifiche – e quindi già sottoposti a peer review e infine procedere alla redazione di un riassunto per i decisori politici. ”

    … vuole ri-echeggiare quello che l’allora commander-in-chief Rajendra Pachauri disse “i rapporti IPCC… basati solo su pubblicazioni peer-reviewed”… beh, NON e’ corretto:

    “In June 2008, during a visit to New Zealand, Pachauri told a journalist: “People can have confidence in the IPCC’s conclusions…Given that it is all on the basis of peer-reviewed literature.””

    I capitoli dei rapporti IPCC riportano citazioni bibliografiche che spesso e volentieri NON sono peer-reviewed per niente, anzi, sono persino citati documenti di GreenPiss o associazioni “ambientaliste” parificate.

    Tutta roba vecchia di anni, ma si continua a ripetere la storiella dell’impeccabilita’ della ricerca IPCC… cosa non vera.
    Col tempo le cose sono probabilmente migliorate, ma i primi rapporti IPCC erano pieni zeppi di citazioni non peer-reviewed, nonche’ avere come lead authors persone con poca esperienza, ci sono alcuni casi che lasciano veramente esterrefatti.

    Sono cose ben documentate, in pubblicazioni che qui sono non-citabili… quindi non le cito nemmeno… i soliti noti le conoscono benissimo. 🙂

    Saluti.

  3. stephon Feb 13th 2017 at 18:35

    robertok06
    “I capitoli dei rapporti IPCC riportano citazioni bibliografiche che spesso e volentieri NON sono peer-reviewed per niente

    “In the assessment process, emphasis is placed on the evaluation of all cited literature and of its sources. Contributions to IPCC reports take full advantage of peer-reviewed and internationally available literature. Sources other than scientific journals also provide crucial information for a comprehensive assessment. Examples include reports from governments, industry and research institutions, international and other organizations, and conference proceedings.Information about certain experiences and practices in mitigation and adaptation activities in particular may be found in sources other than traditional scientific and technical journals. Such materials may utilize a wide range of quality-assurance mechanisms, including but not limited to formal peer review. Author teams using literature of this kind have a special responsibility to ensure its quality and validity.”

    https://www.ipcc.ch/news_and_events/docs/factsheets/FS_ipcc_assess.pdf

    Forse la frase del post faceva riferimento al WGI. Che, ovviamente, take full advantage of peer-reviewed and internationally available literature.

  4. stephon Feb 13th 2017 at 18:58

    robertok06
    “nonche’ avere come lead authors persone con poca esperienza, ci sono alcuni casi che lasciano veramente esterrefatti.”
    A chi si riferisce esattamente? Se parliamo del WGI del FAR: Watson, Rodhe, Oeschger, Siegenthaler del cap. 1? Shine, Derwent, Wuebbles del cap. 2? Cubasch e Cess del cap. 3? Mitchell, Manabe, Meleshko del cap. 5? Folland e Vinnikov del cap. 7? O forse … forse intendeva Karl (*quel* Karl), LA del cap. 7?
    Chi poca esperienza? Quali fra questi LAs “lasciano veramente esterrefatti”?

  5. Riccardo Reitanoon Feb 13th 2017 at 21:13

    Lo scandolo-bufala dell’IPCC che cita articoli che “spesso e volentieri NON sono peer-reviewed” mi ha fatto venire la curiosità di quantificare le percentuai di articoli peer-review citati. Se non ho commesso errori nell’importazione dei file delle referenze, questo è il risultato nei vari capitoli dell’ultimo rapporto WGI:

    Cap. 1 71.5%
    Cap. 2 96.5%
    Cap. 3 95.4%
    Cap. 4 92.6
    Cap. 5 98.1%
    Cap. 6 95.0%
    Cap- 7 97.9%
    Cap. 8 97.3%
    Cap. 9 97.2%
    Cap. 11 96.4%
    Cap. 12 96.4%
    Cap. 13 97.9%
    Cap. 14 97.3%

    A parte l’introduzione siamo sempre oltre il 90%. Capisco che “spesso e volentieri” è un giudizio di valore e quindi personale, ma a me sembra che in questo caso sia un tantino sopra le righe o male informato.

  6. oca sapienson Feb 13th 2017 at 22:25

    steph,

    forse la frase del post faceva riferimento al WGI

    Sì, il docu-fiction parla di quelli e anche gli esempi del post, salvo per la malaria: in questo caso le ricerche (peer-reviewed) accusate di essere false o fuorvianti sono citate nel SAR-GWII.

    tutti,
    nel 4° rapporto IPCC-WGII era di Greenpeace il lead author del capitolo sugli scenari per l’energia. Riassunto dello “scandalo” sull’Economist.

  7. robertok06on Feb 15th 2017 at 17:52

    @reitano

    Lascia perdere i dati tarocchi di SkeptikalPseudoScience!… e a proposito di essere sopra le righe..

    “IPCC TAR consists of 14,000 references, of which 62 % are journal references (see Table 1).

    Table 1:
    https://web.archive.org/web/20161010235845/http://1.bp.blogspot.com/_0ZFCv_xbfPo/S5D-rwH3lZI/AAAAAAAAAQs/xjL4FQvOD10/s1600-h/ab.ipcc.tar.jpg

    The difference between working groups (WG) in the types of references used is large. The natural science dominated WG1 has 84 % journal references. The social science oriented WG3 has only 36 % journal references.

    The majority of references in WG1 and WG2 are peer-reviewed scientific journal articles. That WG3 rely mainly on peer-reviewed scientific journal articles is simply false.

    There is consequently no doubt that this is overstated: “The IPCC cites 18,000 references in the AR4; the vast majority of these are peer-reviewed scientific journal papers” (www.realclimate.org). Nevertheless, such statements is a crucial component in the justification of the consensual standpoint.”

    Miti spacciati per verita’. Leggende metropolitane fatte legge. Nulla di piu’.
    E sarei io il male informato, giusto? 🙂

    ————

    @steph, @oca

    Volete qualche nome eccellente/caso limite di leading authors “appena uscito dal liceo” (*)?

    (* licenza poetica, per cosi’ dire, lasciatemela passare)

    Ecco qui:

    Richard Klein: olandese, professore (ora) di geografia. Nel 1992 aveva 23 anni e completato un master e lavorato/militato per Greenpeace; Due anni dopo, a 25 anni, si e’ ritrovato leading author. La biografia di Klein dice che e’ stato LA dal 1994 per vari report IPCC, e per 3 volte e’ stato coordinating lead author (cioe’ ancora piu’ in alto nella gerarchia, giusto?). A 28 anni Klein e’ quindi arrivato al top del top per quel che riguarda il lavoro scientifico in IPCC… il problema (secondo me, voi lo troverete probabilmente normale) e’ che Klein il suo PhD l’ha avuto solo nel 2003.

    Richard Klein: http://climatestrategies.org/team/richard-klein/

    “He has been an IPCC author since 1994, …
    He began his career at the Institute for Environmental Studies of the VU University in Amsterdam in 1992.”

    … due anni di lavoro e diventi lead author IPCC: nulla da eccepire… e’ chiaro che sul pianeta intero non c’era miglior esperto disponibile. Vabbe’, dai…

    Laurens Bouwer: attualmente all’universita’ di Amsterdam, nel 1999-2000 e’ stato IPCC lead author -PRIMA- di conseguire un master degree nel 2001…
    Il capitolo di cui si e’ occupato e’ stato, per fortuna, uno di poca importanza… solo quello che si intitolava “Insurance and Other Financial Services”… non a caso nel 2000 Bouwer ha lavorato per Munich Re, un gigante assicurativo. Bouwer ha ottenuto il suo PhD nel DUEMILA E DIECI!… 11 anni dopo esser stato nominato lead author.

    Laurens Bouwer: mi correggo… ERA all’uni Amsterdam… adesso lavora qui…

    https://www.deltares.nl/en/experts/laurens-bouwer-2/

    … dove Deltares e’ una organizzazione che si occupa anche di “Sinking cities, subsidence in megacities a bigger problem than sea level” (NOTA: lo dicono LORO, non io… 🙂 )…. bigger problem than la mortifera risalita di mari e oceani causata dalla velenosissima CO2?… non e’ possibile! 🙂

    Lisa Alexander: nel 2008 era research assistant alla Monash University in Australia. Dopo aver ottenuto, nel 2009, il suo PhD… cambia universita’ facendosi notare perche’ nel suo CV c’era scritto che “aveva coperto un ruolo fondamentale” nei rapporti IPCC del 2001 e 2007 (contributing author nel 2001 e lead author nel 2007).

    Lisa Alexander: https://www.climatescience.org.au/staff/profile/lalexander

    Non dimentichiamo che la scelta, da parte dell’IPCC, dei LA per il rapporto del 2001 e’ stata fatta nel 1999… quindi la Alexander era, per l’IPCC, un “leading expert” gia’ 10 anni prima di aver conseguito il suo dottorato. WOW!

    Sari Kovats: attualmente lecturer alla London School of Hygiene and Tropical Medicine… un esempio ancor migliore. Ha ottenuto il dottorato solo nel 2010, ma nel 1994… 16 anni prima… e 3 anni prima di aver pubblicato il suo PRIMO articolo scientifico… la Kovats era gia’ una delle sole 21 persone scelte dall’IPCC per redarre il primo capitolo, quello che si occupava degli effetti del terribile global uormin’ antropico sulla salute umana.

    Stesso capitolo, sulla salute: un compagno di lavoro della Kovats era Jonathan Patz… master degree nel 1992,… primo articolo scientifico nel 1995… eppure nel 1994 l’IPCC l’ha nominato LEAD AUTHOR.
    All’epoca Patz era un semplice medico di famiglia, come professione…

    “From 1990-1994 Patz worked as a clinician practicing family medicine in Missoula and Baltimore…”

    Ovviamente adesso Patz e’ diventato una superstar… ettecredo!… la pagina wiki dice questo:

    “Patz is among the pioneering health scientists who created and developed the field of climate change health impacts since the 1990s.”

    Altra verifica: Sari Kovats: http://www.lshtm.ac.uk/aboutus/people/kovats.sari

    “Sari has been employed by LSHTM since 1994 when she joined the Dept of Epidemiology and Population Health to work as a research assistant on one of the first comprehensive books on climate change and health:…
    Sari has a Masters Degree in Social Policy from the SouthBank University in London and completed a part-time PhD in epidemiology in 2010 at the London School of Hygiene and Tropical Medicine.”

    WOW!… the best and the brightest, the cream of the crop… tutti quanti, giusto?

    Riprovare su-bi-to.

    Saluti.

    (*) Altri fulgidi esempi e/o dati su richiesta, no problem.

  8. robertok06on Feb 15th 2017 at 18:07

    @oca

    puoi togliere le virgolette attorno a scandalo.

    Per quel che riguarda la vera e propria infiltrazione di adepti GP (e di altre organizzazioni “ambientaliste”) nella stesura di rapporti IPCC…

    “The expert reviewers who had input into just one portion (Working Group III) of the IPCC report are listed in this 8-page PDF. They include three Greenpeace employees, two Friends of the Earth representatives, two Climate Action Network reps, and a person each from activist organizations WWF International, Environmental Defense, and the David Suzuki Foundation.”

    Il documento di 8 pagine e’ questo:

    http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar4/wg3/ar4-wg3-annex4.pdf

    “One of these expert reviewers is Gabriela von Goerne – who holds a PhD in geology and works as a climate and energy campaigner for Greenpeace Germany. Von Goerne is co-author of a 2008 report that employs colourful, less-than-clinical language. Carbon capture and storage “will arrive on the battlefield far too late to help the world avoid dangerous climate change” it declares on page six.”

    … will arrive on the battlefield far too late… questo e’ linguaggio scientifico ineccepibile, giusto?

    E continua:

    “Moreover, footnote 153 cites a Greenpeace-published document authored by von Goerne herself.”

    La nota 153 dice: “This report based on independent peer-reviewed scientific research shows that…”

    “Greenpeace, it would appear, has a definition of “peer-reviewed” that is as elastic as the IPCC’s.)”

    Riprova pure, Mrs “scandalo”.

  9. stephon Feb 15th 2017 at 22:03

    robertok06
    “E sarei io il male informato, giusto?”
    right, babe -> # steph on Feb 13th 2017 at 18:35

    “Volete qualche nome eccellente/caso limite di leading authors “appena uscito dal liceo” (*)?”
    Sì, lo voglio. Ma li voglio del WG1 e del FAR. È Lei che scrive: “i primi rapporti IPCC erano pieni zeppi di citazioni non peer-reviewed, nonche’ avere come lead authors persone con poca esperienza, ci sono alcuni casi che lasciano veramente esterrefatti.”
    Dunque ripeto le domande: “a chi si riferisce esattamente? Chi poca esperienza? Quali fra questi LAs “lasciano veramente esterrefatti”?
    Risponda su-bi-to, nel merito e non ex post.

  10. stephon Feb 15th 2017 at 22:26

    robertok06
    “@reitano
    Lascia perdere i dati tarocchi di SkeptikalPseudoScience!… e a proposito di essere sopra le righe..

    Ma legge le risposte degli utenti con cui interagisce o gioca a schiacciare tasti a caso, giusto per trollare come al solito?

    Le % riportate da Reitano si riferiscono ai “vari capitoli dell’ultimo rapporto WGI:”(<- parole sue).
    Ultimo rapporto = AR5. WGI (pronuncia vuggìuno) = Working Group I (1, uno). Ha difficoltà con i numeri romani? O con la numerazione in generale? O magari con l'inglese?
    Perché Lei risponde citando il TAR (= Third Assessment Report). Il terzo che non equivale all'ultimo.
    Ho notato difficoltà anche con le mie risposte. Le parlo del FAR (First…) e del WGI. Risponde con altri rapporti e sempre con WGII o WGIII.

  11. Riccardo Reitanoon Feb 15th 2017 at 22:29

    robertok06
    rileggi cosa ho scritto per cortesia. Non sono dati di SkeptikalPseudoScience, non sono nemmeno del TAR e non sono di tutti i WG.
    Nè leggende metropolitane nè miti, solo dati. Almeno finché non ci si voglia affisare agli “alternative facts”; ma per uno scienziato sarebbe una bestemmia. Ti invito a rifare i conti in caso io avessi commesso qualche errore e, ancora meglio, estendeli agli altri WG per rifare la tabella che linki per l’ultimo rapporto. Senza dati non sono nemmeno chiacchere da bar, solo pregiudizi.

  12. oca sapienson Feb 16th 2017 at 14:17

    robertok06,

    lol, lei crede perfino a Donna Laframboise – una fotografa con un “undergraduate degree in Women’s Studies” btw.

  13. robertok06on Feb 16th 2017 at 17:30

    @ocasapiens

    “lol, lei crede perfino a Donna Laframboise – una fotografa con un “undergraduate degree in Women’s Studies” btw.”

    Perche’, btw, tu invece che credenziali avresti?
    Vedi che e’ facile? 🙂

    Certo che le credo, perche’ a differenza di te, che cerchi di fare la stessa cosa di lei, la giornalista investigativa… lei lo fa bene, in maniera chiara, con le referenze bibliografiche verificabili… mentre tu scrivi in maniera criptica, a volte sembra che tu usi la notazione polacca inversa… fai le pulci da anni a quei 4 gatti che all’universita’ di napoli, o dove diavolo e’, si spacciano per scienziati… ma non hai mai speso 5 minuti per verificare la natura vera di molti degli “esperti” che stanno dietro ai rapporti IPCC che idolatri, specialmente i primi, quelli piu’ importanti, che hanno aperto la strada all’organizzazione IPCC elevandone lo status di salvatrice del pianeta.

    Le cose che ho scritto, tratte dal libro della Laframboise e da altre fonti, sono VERE… e tu lo sai benissimo… e chiunque, persino tu, puo’ verificarle.
    Ci sono stati lead authors di poco piu’ di 20 anni, con a malapena un master degree in tasca… a capo di capitoli importantissimi del TAR… basta leggere quello che ho riportato sopra.
    La Laframboise e’ una giornalista seria, anche se ha il titolo di studio che ha… per le cose meno serie riferirsi a quelli che lavorano nella prestigiosa sede della pubblicazione scientifica “Repubblica Donna”… ahah… se tu lol, io stra-rotfl, ciccia… Repubblica Donna!… 3/4 della pubblicazione e’ pubblicita’ di cipria e vestiti… e vieni a fare la morale alla Laframboise?
    Come dicono a Trieste… “ma la me fazi un piazer, dei!”.

    Vai, pascola, torna a dare la caccia a quelli dell’e-cat, che fai meno danni.

    ———
    @steph, @reitano

    Amici miei: io ho commentato la frase dell’articolo scritto qui sopra…

    “L’IPCC, a cadenza pluriannuale, deve pubblicare un compendio degli articoli sul clima, i suoi impatti ed eventuali rimedi, pubblicati su riviste scientifiche – e quindi già sottoposti a peer review e infine procedere alla redazione di un riassunto per i decisori politici. ”

    … dove NON, ripeto NON si faceva riferimento specifico ad uno qualsiasi dei rapporti IPCC. Io ho semplicemente detto che NON, e ripeto NON, e’ vero che i rapporti IPCC siano tutti presi da pubblicazioni peer-reviewed… ho linkato dati, la tabella pubblicata anni fa che riassumeva il totale di pubblicazioni citate nel TAR e le frazioni di peer- e non-peer-reviewed… ho aggiunto NOMI e COGNOMI, tutti VERIFICABILI facilmente in 10 minuti con google, che CONFERMANO quanto ho scritto.

    Voi due applicate la solita tecnica depistatrice tipica degli adepti pro-setta IPCC… William Happer ha (forse un po’ esagerando, lo ammetto) definito in un’intervista certi fanatici pro-IPCC e simil-climatocatastrofisti come membri di una “glassy-eyed cult”… e devo dire che a volte quando leggo certe affermazioni credo abbia ragione.

    La tecnica e’ cambiare le carte in tavola… io dico TAR, voi rispondete con altro rapporto, io cito dei nomi, e voi mi chiedete di dire chi, in una lista di ALTRI nomi, sia da imputare… te l’ho gia’ detto, steph… non sono una scimmia su un albero che aspetta il savant steph che gli porti una banana per sopravvivere, faccio ricerca da molto prima di te, e anche se non mi occupo di climatologia direttamente se vedo una cosa marrone che puzza so come chiamarla… senza bisogno di un dottorato in fisiologia umana. Compriende? Disegnino?

    Quindi PRIMA di replicare di nuovo collegare i neuroni e rileggere il mio primo commento, OK?… sono stato chiaro?
    Ecchec….!

    E con questo passo e chiudo con questo thread…

    Buona giornata a voi, e alla prossima.

  14. Riccardo Reitanoon Feb 17th 2017 at 00:22

    robertok06
    ti avevo chiesto di rileggere il mio commento ma evidentemente non lo hai fatto.
    La tua “verità alternativa” sostiene che spesso e volentieri l’IPCC non usa referenze peer review. Mi sono incuriosito e ho preso i dati. Non ti sono piaciuti, prevedibile. Ti ho chiesto di verificarli e di estenderli. Niente, troppo faticoso e rischia di mettere in crisi il comodo pregiudizio.
    La semplice evidenza è che i sostenitori delle “verità alternative” di dati non volete sentir parlare; preferite crogiolarvi nel vostro mondo alternativo e prendervela con chi invece ha occhi per guardare. Facile la vita così, vero? 😉

  15. Paolo C.on Feb 17th 2017 at 12:05

    @Riccardo

    Di fronte a un bias cognitivo non ci sono dati che tengano.

  16. robertok06on Feb 17th 2017 at 17:24

    @riccardo

    Anche tu non mi leggi… dato che ho scritto, e PIU’ DI UNA VOLTA per giunta:

    “Amici miei: io ho commentato la frase dell’articolo scritto qui sopra…
    “L’IPCC, a cadenza pluriannuale, deve pubblicare un compendio degli articoli sul clima, i suoi impatti ed eventuali rimedi, pubblicati su riviste scientifiche – e quindi già sottoposti a peer review e infine procedere alla redazione di un riassunto per i decisori politici. ”
    … dove NON, ripeto NON si faceva riferimento specifico ad uno qualsiasi dei rapporti IPCC. Io ho semplicemente detto che NON, e ripeto NON, e’ vero che i rapporti IPCC siano tutti presi da pubblicazioni peer-reviewed… ho linkato dati, la tabella pubblicata anni fa che riassumeva il totale di pubblicazioni citate nel TAR e le frazioni di peer- e non-peer-reviewed… ho aggiunto NOMI e COGNOMI, tutti VERIFICABILI facilmente in 10 minuti con google, che CONFERMANO quanto ho scritto.”

    … quindi, parlando di “verita’ alternative” e dati di cui non si vuol sentir parlare, pare che io abbia molta strada da fare prima di arrivare ai tuoi (e di steph, e pare anche del sodale Paolo C…. che non ha niente di meglio da aggiungere che offrirti il tuo supporto).

    Pagliuzze? Travi?

    Che nell’ultimo AR, dopo che i ventenni o poco piu’ hanno fatto fortuna dopo esser stati proiettati ai posti piu’ alti (vedasi nomi e cognomi, solo una parte di quelli che si potrebbero nominare, per’altro), e dopo che Nature e Science (e altri journals) sono passati dal peer-reviewed al pal-reviewed trovo normale che ci siano le percentuali bulgare, da votazione al soviet supremo dell’ex URSS, che hai riportato tu.

    Hai voglia!… persino lo psicologo cognitivo John Cook ha pubblicazioni peer-reviewed citate sui rapporti IPCC… basta quello come esempio.

    Pascolare, bitte.

  17. Igor Giussanion Feb 17th 2017 at 19:23

    @robertotourettek06
    “Pascolare, bitte”

    Levami una curiosità dopo tanti anni: ma cosa ti spinge a frequentare assiduamente blog tenuti da persone che ritieni incompetenti, di cui metti in dubbio le capacità cognitive e per i quali ostenti costantemente disprezzo? Se pensi di avere di fronte un branco di pecore che deve ‘a pascolare’, tirane le conseguenze e amen. Non parlarmi di dialogo dai toni accesi, perché nel momento in cui sei convinto che non leggano quanto scrivi o che ti distorcano non ci può essere dialogo. Quale sta diventando lo scopo di questi scambi, mandare a pascolare gli admin del sito? (non voglio mandare altri commenti, quindi per favore rispondi pacatamente senza provocazioni inutili anche perché sono sinceramente perplesso).
    Spero che chi modera mi autorizzi questo messaggio sicuramente OT, ma del resto oramai qualsiasi commento è qui OT, nel senso che sarà anche attinente alla climatologia ma non c’entra mai nulla con l’argomento del post e causa le polemiche si deve sempre derogare alle regole! E’ una situazione che non mi pare avere senso né per i blogger, né per chi legge ma neppure per Roberto.

  18. Riccardo Reitanoon Feb 17th 2017 at 23:15

    robertok06
    “dopo che Nature e Science (e altri journals) sono passati dal peer-reviewed al pal-reviewed”

    ah ecco, la colpa è delle maggiori riviste scientifiche, certamente la spiegazione più logica. Quando i dati non confermano i propri pregiudizi bisogna trovare un colpevole.

  19. oca sapienson Feb 17th 2017 at 23:56

    robertok06,

    Le cose che ho scritto, tratte dal libro della Laframboise e da altre fonti, sono VERE

    la maggior parte sono false, ma non importa. Dalle sue fonti nessuno si aspetta qualcosa di vero, perché sono pagate per mentire: Laframboise dal GWPF e dallo Heartland, William Happer dalla CO2 Coalition, da Peabody Energy ecc.

  20. Marcoon Feb 18th 2017 at 13:36

    @robertok06
    Ha presente (ma molto probabilmente non sarà così) che in regime di AGW si ha un aumento degli eventi estremi sia caldi che freddi? Ecco molto probabilmente è questo il caso della Nuova Zelanda: e il fatto che sia un raffreddamento su scala regionale non cambia di una virgola l’AGW.
    Per di più questa “piccola era glaciale regionale”, sarà sempre una normalissima fluttuazione meteorologica che poco o nulla può dire circa il trend climatico sul lungo periodo: d’altronde il Meteo non è il Clima cosiccome una Rondine non fa Primavera.
    Ergo quell’articolo da lei linkato non fa altro che smentirla.

  21. Igor Giussanion Feb 18th 2017 at 14:10

    @Roberto

    Roberto, il problema grosso è che da come parli sembra che tu abbia ricevuto una condanna ai servizi sociali per leggere e commentare su certi siti, mentre dovrebbe essere una tua libera scelta… se secondo te sei di fronte a persone non all’altezza o addirittura scorrette, se ti fanno arrabbiare… lascia perdere.
    Ti faccio notare che quando ci siamo conosciuti on line il Web 2.0 era penoso, oggi invece wordpress e altre piattaforme sono versatili e poco impegnative. Tu in questi commenti spendi un sacco di tempo che invece potresti dedicare in un blog tuo, dove parlare di clima, energia, quello che ti pare e avrebbe molta più visibilità; sarebbe casa tua e potresti usare i toni che vuoi, le regole che vuoi… e potresti commentare nei blog altrui una volta ogni tanto invece di diventare una presenza pressante che alla fine diventa un troll per forza di cosa. Oramai qui è una faida tra te e i soliti noti, allontana la gente invece di attirarla, degenera sempre su argomenti che non riguardano il contenuto dei post, portano a dover derogare sempre alle regole, a usare espressioni che sembrano tirate fuori da facebook o snapchat… E poi i confronti a distanza tra blog, senza l’astio che trapela dalla piattaforma commenti, farebbero solo bene al rigore scientifico. Oramai è una situazione che non è giusta né per loro né tantomeno per te. E se te lo dico addirittura io…

  22. stephon Feb 18th 2017 at 14:31

    robertok06
    “Amici miei: io ho commentato la frase dell’articolo scritto qui sopra…”
    E io lo ho già invitata a rileggere quel che ho copia-incollato al mio commento # steph on Feb 13th 2017 at 18:35. Le è per caso sfuggito? O, come sembra a tutti tranne che a Lei, lo ha scientemente ignorato perché andava a screditare la sua “verità alternativa” frutto (non della banana…), del suo bias cognitivo?

    “non sono una scimmia su un albero che aspetta il savant steph che gli porti una banana per sopravvivere, faccio ricerca da molto prima di te, e anche se non mi occupo di climatologia…
    Questo è il punto, effendi. Nessuno qui è un savant e una scimmia, al limite la banana è l’essenza della questione, quella che Lei si ostina a ignorare. Si occupi di climatologia , prima di sentenziare, plz.

  23. Igor Giussanion Feb 18th 2017 at 18:47

    @robertothesheperd
    Per finire, una bottarella pure a te: riuscirai una volta a scrivere qualcosa qui che non sia filosofia di vita tua particolare e appunti al sottoscritto?…non hai nulla da dire sull’argomento e/o sul testo del thread? Mai?
    Vai, accodati al pascolo anche tu.

    Fai come se il commento precedente non esistesse, mi ero perso questa chiosa finale.
    Oppure leggilo, mi ero illuso si potesse tranquillamente parlare con te.
    Ti pensavo capace di non leggere paranoie in un messaggio assolutamente neutro.
    Talvolta, come in questo caso, sono troppo ottimista sulle persone.
    Indi per cui in futuro eviterò sicuramente di pensarti un ‘normodotato’, come ami dire.
    Tu vai avanti così se ti diverti, e anche chi ti risponde in questo loop infinito.
    I quit.

  24. Igor Giussanion Feb 18th 2017 at 19:54

    @ Robertoqi06
    Un altro messaggio solo per dirmi quello che secondo te dovrei o non dovrei fare?
    Oh!… ma chi sei?… mia zia?
    Vai, pascola.

    A parte che deo gratias non ho la sfortuna di esserti parente, le possibilità sono due: o stai leggendo da un dispositivo mobile tale per cui il testo va a capo in modo diverso da come l’ho formattato io nella piattaforma di commento, oppure a furia di mandare a pascolare la gente hai perso un po’ di acume ragazzo mio.

  25. Marcoon Feb 18th 2017 at 20:19

    @robertok06
    Ma è serio (ovviamente no)? L’abstract afferma che questo raffreddamento etc. è coerente con l’influenza umana sul clima: per cui in effetti quell’articolo da lei citato non solo non dà ragione alle sue falsità ma conferma l’AGW; complimenti per l’autogoal, che peraltro non è il primo, anzi! Quindi dovrei vergognarmi io, che non ho mai studiato inglese e mi sono avvalso di Google traduttore, eppure ho compreso benissimo quanto dice il suo articolo?
    Forse sarebbe ora di piantarla di imbrattare questo Blog con le sue inutili contestazioni.

  26. Igor Giussanion Feb 18th 2017 at 21:36

    Robertoliar06
    >La cosa piu’ ilare e’ che nella lista di quelli “morti di tumore” causato dal fatto che avevano >lavorato con sostanze radioattive (brrrr… che pauuuura!… dov’e’ il pasdaran anti-nucleare >Igor Giussani quando serve???)…

    Finché si scherza si scherza, la calunnia è un’altra cosa. Non mi sono mai permesso di entrare in disquisizioni sanitarie riguardo al nucleare. Comincio a pensare che ti stai immedesimando troppo con la materia organica degli animali che mandi a pascolare.

    >Non lascio perdere: ciarlatani come questo qui sopra meritano di essere messi alla gogna
    >(mediatica, ovviamente).

    Allora dai per un’ultima volta consiglio alla tua zietta: cambia tattica perché NESSUNO al di fuori di me e dei diretti interessati sta leggendo un bel nulla di questa faida privata tra te e gli admin de I climalteranti. Forse stai dando sfogo alle tue frustrazioni, ma non stai combinando alcunché a livello ‘mediatico’. Se ti senti in diritto di distruggere queste persone, devi escogitare qualcosa di meglio, altrimenti stai solo sprecando il tuo sabato sera.

  27. oca sapienson Feb 19th 2017 at 12:15

    steph
    debunking Laframboise si potrebbe anche fare
    quando sarà un best-seller e avrai una laurea in women studies – cmq è già stato fatto, anche sul mio blog.

    marco,
    mi sono avvalso di Google traduttore
    si può anche farne a meno. La Fig. 1 mostra che tutti i ghiacciai neozelandesi arretrano, anche quelli che erano un po’ avanzati tra il 1983 e il 2008.

    in regime di AGW si ha un aumento degli eventi estremi sia caldi che freddi
    mi sembra che nelle mappe termiche quelli freddi continuino a diminuire.

    robertok06,
    Feb 16th 2017 at 17:30 chiudo con questo thread
    le capita mai di dire la verità?

    “Dalle sue fonti nessuno si aspetta qualcosa di vero”
    come tutti possono vedere tranne lei, specificavo Laframboise-GWPF e W. Happer, non gli articoli “pal-reviewed” – che lei travisa come al solito.

  28. Climalterantion Feb 20th 2017 at 19:57

    Sono stati rimossi i commenti non coerenti con la netiquette

  29. Marcoon Feb 20th 2017 at 22:55

    @robertok06
    Come da lei scritto fin dall’inizio riguardo i primi documenti dell’IPCC e in cui lei sosteneva quanto segue:

    “I capitoli dei rapporti IPCC riportano citazioni bibliografiche che spesso e volentieri NON sono peer-reviewed per niente, anzi, sono persino citati documenti di GreenPiss o associazioni “ambientaliste” parificate. ”

    Avendo molto tempo libero mi sono spulciato tutto il malloppone del First Assessment Report – Working Group I (FAR WG I) del 1990, e ho trovato che quanto da lei sostenuto non è affatto vero.
    Anzitutto non esiste alcun riferimento a Greenpeace e cose simili e anzi la stragrande maggioranza dei riferimenti si basa su un gran numero di riviste scientifiche peer-reviewed, infatti questa che segue è la lista che ho fatto con la sintesi delle varie citazioni bibliografiche (Nota: i numeri messi tra parentesi indicano l’impact factor delle riviste scientifiche; il numero che segue le parentesi indica il numero dei riferimenti relativi ad ogni rivista citati nel FAR-WG I; infine di alcune riviste scientifiche, sempre peer-reviewed, di cui non ho trovato gli impact factor):

    Science (if 33,611) 39 ; Nature (if 38,138) 28 ; Journal of Geophysical Research (if 3,44) 41 ; Geophysical Research Letters (if 4,212) 6 ; Soil Bioloqy and Biochemistry (if 4,152) 3 ; Journal of Applied Ecology (if 5,196) 1 ; Journal of Applied Meteorology and Climatology (if 3,07) 4 ; Atmospheric Environment (if 3,459) 3 ; Tellus 16 (Nota: questa rivista oggi divisa in Tellus A, if 2,736, e Tellus B, if 4,278) ; Atmospheric Chemistry and Physics (if 5,114) 10 ; Climate Dynamics (if 4,708) 13 ; Journal of Climate (if 4,31) 30 ; Climatic Change (if 4,622) 21 ; Radiocarbon (if 4,565) 1 ; Global Biogeochemical Cycles (if 5,79) 3 ; Journal of the Atmospheric Sciences 2 ; Ecology (if 5,175) 4 ; Annals of Glaciology (if 1,8) 4 ; Environmental Science and Technology (if 5,330) 1 ; BioScience (if 4,739) 2 ; Canadian Journal of Soil Science (if 1,46) 1 ; Canadian Journal of Earth Sciences (if 1,366) 1 ; Earth and Planetary Science Letters (if 4,724) 1 ; Oikos (if 3,322) 1 ; Reviews of Geophysics (if 12,364) 1 ; Journal of Physical Oceanography (if 2.345) 2 ; Atmosphere-Ocean 1 ; Arctic and Alpine Research (1,582) 1 ; Journal of Forecasting (if 0,930) 1 ; Advances in Atmospheric Sciences (if 1,338) 1 ; Phil Titans Ren Soc 2 ; Phil Titans R Son London 2 ; Comparative Biochemistry and Physiology 1 ; Deep Sea Res 2 ; Journal of Environmental Quality (if 2,652) 2 ; Atmospheric Pollution Studies of Environmental Science 1 ; Journal of Air Pollution Control Association 2 ; Journal of Computational Physics (if 2,434) 1 ; Journal Meteorological Society of Japan 3 ; Journal of Physical Oceanography (if 2,345) 6 ; Advanced Geophysics 1 ; Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society (if 3,327) 10 ; Bulletin of the American Meteorological Society (if 11,808) 6 ; International Journal of Climatology (if 2,886) 2 ; Gidrometeorizdat 2 ; Reviews of Geophysics (if 12,364) 2 ; Meddelelser om Grønland 1 ; Zeitsch Gletschenk Glazialgeol 5 ; Glacier Fluctuations and Climate Change 2 ; Hydrology and Earth System Sciences (if 3,535) 2 ; Quaternary Research (if 2,198) 2 ; Ice sheets and Climate 1 ; Oecologia (if 3,011) 7 ; FEMS Microbiology Ecology (if 3,875) 1 ; Journal of Environmental Quality (if 2,652) 1 ; Journal of Plant Research 1 ; Monthly Weather Review (if 2,758) 16 ; Agronomy Journal (if 1,8) 1 ; Canadian Journal of Forest Research (if 1,559) 1 ; Annual Reviews of Plant Physiology (if 23,654) 2 ; Environmental Entomology (if 1,315) 1 ; Ecological Applications (if 3,672) 2 ; Plant, Cell & Environment (if 6,169) 1 ; Journal of Biogeography (if 4,544) 1 ; Soil Science Society of American Journal (if 2,05) 1 ; Journal of Agricultural Science 1 ; Canadian Journal of Bothany (if 1,225) 2 ; International Journal of Plant and Soil 1 ; Journal of Plant Physiology (if 2,971) 2 ; Annual Review of Ecology and Systematics (if 10,977) 1.

    Come ben si evince da questa lista i riferimenti alle riviste scientifiche peer-reviewed abbondano raggiungendo la stragrande maggioranza di tutti i riferimenti: la minoranza dei riferimenti (non inseriti, anche se non è difficile inserirli) sono riviste tedesche, norvegesi, russe, cinesi che ricorrono da una alle tre volte, inoltre compaiono alcune pubblicazioni monografiche, pubblicazioni da parte di Università e infine raccolte di dati appartenti a istituzioni quali CNRS, CSIRO, NASA, NOAA, NATO, SCOPE, WMO etc…; queste istituzioni appaiono nei riferimenti svariate decine di volte.
    Tutti questi riferimenti spaziano da raccolte di dati su temperature, condizioni meteorologiche, climatiche, la fisica dell’atmosfera, degli oceani, riguardo la glaciologia etc… che riguardano i cambiamenti avvenuti dacché l’uomo ha accelerato l’emissione di CO2 nell’ambiente; sempre attraverso dei dati afferenti alle medesime branchie degli studi climatologici si ricostruisce il clima del passato risalendo fino al Quaternario, integrandolo con dati provenienti dai carotaggi nei ghiacci, e dati riguardanti la dendrocronologia, l’entomologia, la botanica, la biogeografia etc… .

    I dati sull’impact factor delle riviste per forza di cose sono relative agli anni appena passati: per le riviste più importanti come Nature e Science il loro prestigio parla da solo, mentre invece per le altre riviste gli impact factor sono molto più bassi delle riviste più importanti, tuttavia essendo riviste di branche scientifiche molto di settore è evidente che abbiano il loro valore.
    Vero che i riferimenti in questo FAR WG I appartengono a studi avvenuti negli anni ’60, ’70 e la maggioranza ’80, per cui gli impact factor di tutte le riviste specifiche saranno stati minori rispetto agli anni nostri, tuttavia se in ogni nuovo rapporto dell’IPPC non hanno fatto altro che confermare e approfondire le conoscenze in ambito climatologico, le stesse riviste mantengono un ottimo impact factor, ragion per cui gli studi su cui si basa questo primo rapporto dell’IPCC sono scientificamente validi.

    Concludendo questa parte del FAR WG I dell’IPCC: quanto da lei sostenuto, come al solito, è totalmente errato e qualsiasi tesi riguardo a numerosissimi scienziati pagati da chissà chi (laddove sono i petrolieri semmai a pagare per smentire le tesi dell’AGW), argomentazioni ad personam, assurdi complottismi e modelli climatici “farlocchi” si squalificano da soli essendo argomenti da bar se non peggio e totalmente avulsi da ogni validità scientifica.
    Riguardo ai modelli climatici è evidente che non siano diversi da quelli che si usano al CERN, alla NASA e molto utilizzati oggigiorno in astrofisica etc…, e che si basano sempre su formule matematiche complesse (e checché se ne dica la matematica è la medesima e non c’è una matematica di serie A, usata dai fisici, e matematiche fasulle o peggio taroccate) e che nel corso degli anni son sempre più migliorati e validati dal clima che effettivamente è mutato verso un maggior riscaldamento.

    P.S.: Mi permetta un’ultima questioncina relativa al suo articolo citato che si riferisce al raffreddamento in Nuova Zelanda. L’abstract di una rivista scientifica è il riassunto piuttosto scarno di quanto sostenuto nell’articolo completo: essendo un riassunto è evidente che non possa affermare cose contrarie all’articolo intero; ragion per cui se nell’abstract si afferma che tale raffreddamento regionale relativo a due decenni e fermatosi al 2008 è compatibile con l’AGW è evidente che nell’articolo completo venga esattamente descritto ciò.
    Ammetto di aver commentato questo articolo da lei citato un attimo prima di aver letto l’abstract (non essendo per nulla uno scienziato, ma essendo comunque appassionato di scienza, presumo mi sia permessa questa leggerezza): ciononostante quell’articolo dava ragione a me quando ho detto che questo articolo da lei citato smentisce le sue tesi, queste sì “farlocche”, e ancora una volta conferma l’AGW; poi è un articolo pubblicato su Science che di certo non pubblicherebbe mai articoli senza senso scientifico.

  30. marcoon Feb 22nd 2017 at 13:38

    In generale, certi individui che si divertono a commentare senza uno scopo utile e spandendo insulti come farebbe uno spandiletame, ma con un ben differente fine, basterebbe semplicemente ignorarli.
    Anche decine di volte se necessario.Anche se dovessero ributtare un’esca, ovvero un commento sensato, per riattizzare l’inutile caciara.

    Un saluto a quelli che invece qui dialogano, anche animatamente, per capire meglio di clima
    e del suo cambimento.

    Marco Sclarandis

  31. GinoPon Feb 28th 2017 at 07:21

    Ci sono film da buttare e film da rivedere: per esempio quelli che, 26 anni fa, esponevano perfettamente la questione:

    https://thecorrespondent.com/6285/shell-made-a-film-about-climate-change-in-1991-then-neglected-to-heed-its-own-warning/692663565-875331f6

    Senza che per questo i committenti – in questo caso la Shell – cambiassero le loro attività in coerenza con quanto noto. Il che conferma – come, nel loro piccolo, certi commenti ideologicamente motivati in questo blog- che il problema dell’AGW va ben oltre le questioni scientifiche e tecniche.

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