Alcuni risultati dalla COP19 di Varsavia
Le negoziazioni della COP19 hanno portato alcuni risultati importanti (l’istituzione di un meccanismo contro la deforestazione e un passo in avanti sul processo per definire i risarcimenti a chi subisce gli impatti del clima) ma un nulla di fatto su molte altre decisioni necessarie.
La Conferenza della Parti (COP) della Convenzione Quadro dell’ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) di Varsavia si è chiusa nella serata di sabato 23 novembre, dopo 30 ore di negoziato ininterrotto e a tratti concitato.
La negoziazione per un nuovo accordo sul clima è ormai lunga, estenuante, con tanti fronti diversi, scarsamente coordinati tra loro e in cui il valore legalmente vincolante delle decisioni è continuamente rimesso in discussione.
Questa Conferenza di Varsavia ha compreso molti diverse sessioni della UNFCCC:
La Conferenza della Parti (COP) della Convenzione Quadro dell’ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) di Varsavia si è chiusa nella serata di sabato 23 novembre, dopo 30 ore di negoziato ininterrotto e a tratti concitato.
La negoziazione per un nuovo accordo sul clima è ormai lunga, estenuante, con tanti fronti diversi, scarsamente coordinati tra loro e in cui il valore legalmente vincolante delle decisioni è continuamente rimesso in discussione.
Questa Conferenza di Varsavia ha compreso molti diverse sessioni della UNFCCC:
- 19° sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione UNFCCC (COP 19)
- 9° sessione del Meeting delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP 9)
- 39° sessione del Organo sussidiario di supporto scientifico e tecnico (Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice - SBSTA 39)
- 39° sessione dell’ Organo sussidiario per l’attuazione della Convenzione (Subsidiary Body for Implementation - SBI 39)
- Terza parte della seconda sessione del gruppo di lavoro sulla Piattaforma di Durban (Ad Hoc Working Group on the Durban Platform for Enhanced Action - ADP 2) (altro…)
La COP di Varsavia e lo scoglio dell’equità
La Conferenza delle Parti (COP) della convenzione ONU sui cambiamenti climatici, in corso da 10 giorni a Varsavia, rappresenta un altro appuntamento importante nel lungo e faticoso cammino verso un nuovo accordo sulla riduzione delle emissioni di gas climalteranti.
La Conferenza è ancora in corso e il dibattito è ancora aperto sui temi principali delle negoziazioni, che possono essere riassunti nei seguenti:
- - impegni di riduzione per il periodo 2013-2020;
- - procedura per definire gli impegni nel periodo 2020-2050;
- - azioni per l’adattamento;
- - loss and damage;
- - impegni finanziari (per mitigazione, adattamento e danni residui).
Il ritiro dei ghiacci del Kilimanjaro: regola o eccezione?
I ghiacci del Kilimanjaro si stanno ritirando, come del resto tutti i ghiacciai alle medie e basse latitudini. Tuttavia lo studio dei processi che causano questa contrazione ha messo in luce nuovi e interessanti meccanismi. Ma, anche in questo caso, il riscaldamento globale sembra guidare questi processi.
É possibile che un ghiacciaio esposto ad una temperature dell’aria costantemente inferiore a 0 °C possa ritirarsi? La risposta è certamente sì e forse il caso più eclatante è quello della calotta di ghiaccio del Kilimanjaro (5895 m, Tanzania), il monte ed il vulcano più elevato d’Africa.

Fig. 1: I margini verticali di un settore della calotta di ghiaccio del Kilimanjaro
Secondo le osservazioni disponibili, la calotta sommitale del Kilimanjaro si sta ritirando a partire almeno dal 1912 e, ad oggi, ha perso circa l’85% della superficie originaria. Nonostante sulla sommità di questo vulcano la temperatura media dell’aria sia -7 °C, gli ultimi rimasugli della calotta glaciale continuano a ritirarsi inesorabilmente e la loro scomparsa è prevista tra il 2020 ed 2040. (altro…)L’interpretatore creativo della BBC
La scelta del titolo di un articolo è importante perché, indipendentemente da cosa il lettore leggerà davvero, il titolo resterà impresso. Non sorprende quindi che Paul Hudson, nel suo blog sul sito della BBC, abbia usato un titolo pensato per attirare l'attenzione: “Real risk of a Maunder Minimum 'Little Ice Age' says leading scientist“. Parla di un eminente scienziato che mette in guardia dal rischio di una "Piccola Era Glaciale", decisamente un ribaltamento rispetto alla prospettiva di un riscaldamento globale in atto e (facilmente) prevedibile per il prossimo futuro.
Nell'articolo Hudson parla dell'attività solare e del suo possibile prossimo minimo e, sempre citando lo scienziato, conclude facendo riferimento alle profonde implicazioni che questo avrebbe sulle scelte di politica energetica. (altro…) Lo strano caso del giornalista che non sa leggere
Abbiamo già avuto modo di mostrare su Climalteranti come, sul tema dei cambiamenti climatici, l’aderenza degli articoli di Danilo Taino alla realtà sia un optional.
L’11 ottobre su Sette, il magazine del Corriere della Sera, ne troviamo un’altra prova. “Lo strano caso dell’effetto serra” ripropone già nel sottotitolo la falsità già scritta in precedenza dallo stesso Taino, secondo cui “Dal 1998 la temperatura media della Terra non aumenta” (in realtà l’aumento c’è, è solo un po’ inferiore all’aumento dei decenni precedenti). Segue un’altra affermazione “Ma perché gli organismi preposti a tenerla sotto controllo mantengono toni allarmistici?”, che smentisce quanto sostenuto dallo stesso Taino in un articolo precedente, ossia che l’ultimo rapporto dell’IPCC abbia ridimensionato l’allarme per il clima globale, rispetto al precedente Quarto Rapporto. (altro…) Perché le precipitazioni saranno più intense nella regione Euro-Mediterranea
Nel precedente post abbiamo visto come nella zona Euro-Mediterranea i modelli utilizzati da numerosi centri di ricerca prevedono in uno scenario ad alte emissioni l’aumento della frequenza e entità degli eventi di precipitazioni molto intense, rappresentate dallo “stiramento” della coda della distribuzione della precipitazione.
Questa proiezioni sono consistenti con l’aumento della capacità dell’atmosfera di trattenere acqua, definito dall’equazione di Clausius–Clapeyron. Questa relazione permette di stabilire la quantità di acqua che può essere presente in un volume d’aria in funzione dal valore di temperatura, ed è particolarmente rilevante per gli eventi intensi di precipitazione (Tebaldi et al. 2006, Giorgi et al. 2011), quelli che più di tutti tendono a svuotare la colonna d’acqua disponibile in atmosfera (Allen and Ingram 2002, Allan and Soden 2008). Secondo l’equazione di Clausius-Clapeyron, per ogni aumento di temperatura di 1oC, l’atmosfera aumenta la propria capacità di trattenere acqua del 7%.
Nel lavoro presentato nel precedente post, la differenza tra il 99mo percentile ed il 90mo percentile (99p-90p) della precipitazione giornaliera ottenuta dalle simulazioni CMIP5 viene utilizzata per quantificare le potenziali variazioni nella larghezza della parte destra della distribuzione di precipitazione (ovvero del range di valori che possono essere attribuiti ad un evento di precipitazione intensa) in uno scenario di clima futuro per la fine del ventunesimo secolo. (altro…) In futuro precipitazioni più intense nella regione Euro-Mediterranea
Secondo i modelli matematici, nella regione Euro-Mediterranea col procedere del surriscaldamento globale in un potenziale scenario ad alte emissioni aumenterà l’intensità delle precipitazioni e la frequenza degli eventi di precipitazioni molto intense.
In un lavoro pubblicato sulla rivista Journal of Climate, con alcuni colleghi ho studiato come possono variare gli eventi di precipitazione intensa in un clima più caldo sulla regione Euro-Mediterranea.
La ricerca ha utilizzato i risultati ottenuti da 20 modelli climatici (vedi elenco in appendice in fondo al post) partecipanti al quinto Coupled Model Intercomparison Project (CMIP5, Meehl and Bony 2012, Taylor et al. 2012), gli stessi modelli utilizzati nella stesura del quinto Assessment Report (AR5) dell’IPCC.
I cambiamenti associati alle precipitazioni intense sono stati valutati mediante il confronto dei risultati ottenuti durante l’ultimo quarantennio del ventunesimo secolo (2061-2100) e il periodo storico (1966-2005) assumendo come scenario di clima futuro l’RCP8.5 (Representative Concentration Pathway 8.5), Riahi et al. 2011). (altro…)
In un lavoro pubblicato sulla rivista Journal of Climate, con alcuni colleghi ho studiato come possono variare gli eventi di precipitazione intensa in un clima più caldo sulla regione Euro-Mediterranea.
La ricerca ha utilizzato i risultati ottenuti da 20 modelli climatici (vedi elenco in appendice in fondo al post) partecipanti al quinto Coupled Model Intercomparison Project (CMIP5, Meehl and Bony 2012, Taylor et al. 2012), gli stessi modelli utilizzati nella stesura del quinto Assessment Report (AR5) dell’IPCC.
I cambiamenti associati alle precipitazioni intense sono stati valutati mediante il confronto dei risultati ottenuti durante l’ultimo quarantennio del ventunesimo secolo (2061-2100) e il periodo storico (1966-2005) assumendo come scenario di clima futuro l’RCP8.5 (Representative Concentration Pathway 8.5), Riahi et al. 2011). (altro…) “2052”, ritorno al (grigio) futuro
Un nuovo meditato scenario di Jørgen Randers sul futuro che ci aspetta se i decisori non decidono e prevale l’inerzia.
Mentre l’IPCC analizza, commenta e riassume tutte le posizioni espresse su riviste scientifiche e assimilabili, necessariamente giungendo a posizioni intermedie di consenso, singoli esperti, basandosi sulla loro storia, possono proporre scenari che ritengono a loro avviso i più probabili.
Jørgen Randers ha tutte le carte in regole per proporre, nel suo ultimo libro “2052”, uno scenario complessivo, globale e regionale, degli andamenti economici e sociali: un terzo di vita passato da ricercatore, un terzo da policymaker, ed un terzo nel mondo del business.
Sulla scorta di questa esperienza Randers sostiene che i decisori che contano oggi trascurano i cambiamenti climatici e fanno poco o nulla: nei migliori dei casi citano retoricamente il problema, a volte indicono qualche esperimento pilota, ma non si passa davvero a quella trasformazione epocale che la sfida richiederebbe. E quindi che succederà? PIL sempre al centro delle policy, crescita affaticata dall’esaurimento progressivo delle risorse più a buon mercato e, novità rilevante, costi rapidamente crescenti a causa del mancato adattamento Gli investimenti per la mitigazione crescono troppo lentamente e aumentano quelli necessitati, a valle degli eventi climatici estremi. Insomma: tante nuove ricostruzioni di città dopo gli alluvioni, dopo le frane, dopo gli uragani, ecc. (altro…)
Mentre l’IPCC analizza, commenta e riassume tutte le posizioni espresse su riviste scientifiche e assimilabili, necessariamente giungendo a posizioni intermedie di consenso, singoli esperti, basandosi sulla loro storia, possono proporre scenari che ritengono a loro avviso i più probabili.
Jørgen Randers ha tutte le carte in regole per proporre, nel suo ultimo libro “2052”, uno scenario complessivo, globale e regionale, degli andamenti economici e sociali: un terzo di vita passato da ricercatore, un terzo da policymaker, ed un terzo nel mondo del business.
Sulla scorta di questa esperienza Randers sostiene che i decisori che contano oggi trascurano i cambiamenti climatici e fanno poco o nulla: nei migliori dei casi citano retoricamente il problema, a volte indicono qualche esperimento pilota, ma non si passa davvero a quella trasformazione epocale che la sfida richiederebbe. E quindi che succederà? PIL sempre al centro delle policy, crescita affaticata dall’esaurimento progressivo delle risorse più a buon mercato e, novità rilevante, costi rapidamente crescenti a causa del mancato adattamento Gli investimenti per la mitigazione crescono troppo lentamente e aumentano quelli necessitati, a valle degli eventi climatici estremi. Insomma: tante nuove ricostruzioni di città dopo gli alluvioni, dopo le frane, dopo gli uragani, ecc. (altro…) La disinformazione sul clima di Danilo Taino
L’articolo pubblicato sul Corriere 8 giorni prima dell’uscita del Quinto rapporto IPCC, basato su “indiscrezioni trapelate” descriveva un’inesistente ridimensionamento del problema ipotizzando una possibile revisione sulle politiche globali riguardanti emissioni climalteranti. In realtà era basato su dati sbagliati e affermazioni false.
Fra gli errori commessi nel commentare l’uscita del Quinto rapporto IPCC (che sarà presentato a Milano il 10 ottobre), quelli di Daino Taino nel suo articolo del 19 settembre sul Corriere della Sera sono stati numerosi. Otto giorni prima dell’uscita del rapporto stesso, ha commentato una presunta “bozza che si discuterà a Stoccolma”. Ora che il primo volume del Quinto Rapporto IPCC è stato pubblicato si può verificare che quasi tutte le tesi sostenute da Taino erano false, a partire da quella secondo cui esso avrebbe “significativamente attenuato” “l’allarme sollevato dal documento IPCC precedente”.
Scrive Taino: “La cosa più interessante del documento - quasi duemila pagine riassunte in un estratto di una trentina - sono le previsioni sull'aumento della temperatura futura: secondo le indiscrezioni, il ridimensionamento contenuto nel documento è, rispetto al 2007, non enorme ma sufficiente a cambiare sostanzialmente le conseguenze a cui si arriva”.
Quale sarà questo “ridimensionamento”?
“Sei anni fa, l'Ipcc sosteneva che l'aumento di lungo periodo (qualche secolo) di oltre due gradi della temperatura sarebbe stato «probabile» e che un aumento sopra 1,5 gradi «molto probabile». La bozza del documento che si discuterà a Stoccolma sostiene invece che è «estremamente probabile» un aumento di oltre un grado e «probabile» una crescita sopra gli 1,5 gradi centigradi rispetto alle temperature precedenti la rivoluzione industriale. Se invece che al lungo periodo si guardano i prossimi 70 anni, il documento in discussione parla di un aumento «probabile» tra uno e 2,5 gradi ed «estremamente improbabile» sopra i tre gradi: nel 2007 si dava per «molto probabile» una crescita tra uno e tre gradi”.
Le frasi sono parecchio confuse, ma in sostanza secondo Taino sarebbe giudicato oggi “probabile” quello che nel 2007 si giudicava come “molto probabile”. (altro…)
Fra gli errori commessi nel commentare l’uscita del Quinto rapporto IPCC (che sarà presentato a Milano il 10 ottobre), quelli di Daino Taino nel suo articolo del 19 settembre sul Corriere della Sera sono stati numerosi. Otto giorni prima dell’uscita del rapporto stesso, ha commentato una presunta “bozza che si discuterà a Stoccolma”. Ora che il primo volume del Quinto Rapporto IPCC è stato pubblicato si può verificare che quasi tutte le tesi sostenute da Taino erano false, a partire da quella secondo cui esso avrebbe “significativamente attenuato” “l’allarme sollevato dal documento IPCC precedente”.
Scrive Taino: “La cosa più interessante del documento - quasi duemila pagine riassunte in un estratto di una trentina - sono le previsioni sull'aumento della temperatura futura: secondo le indiscrezioni, il ridimensionamento contenuto nel documento è, rispetto al 2007, non enorme ma sufficiente a cambiare sostanzialmente le conseguenze a cui si arriva”.
Quale sarà questo “ridimensionamento”?
“Sei anni fa, l'Ipcc sosteneva che l'aumento di lungo periodo (qualche secolo) di oltre due gradi della temperatura sarebbe stato «probabile» e che un aumento sopra 1,5 gradi «molto probabile». La bozza del documento che si discuterà a Stoccolma sostiene invece che è «estremamente probabile» un aumento di oltre un grado e «probabile» una crescita sopra gli 1,5 gradi centigradi rispetto alle temperature precedenti la rivoluzione industriale. Se invece che al lungo periodo si guardano i prossimi 70 anni, il documento in discussione parla di un aumento «probabile» tra uno e 2,5 gradi ed «estremamente improbabile» sopra i tre gradi: nel 2007 si dava per «molto probabile» una crescita tra uno e tre gradi”.
Le frasi sono parecchio confuse, ma in sostanza secondo Taino sarebbe giudicato oggi “probabile” quello che nel 2007 si giudicava come “molto probabile”. (altro…) Le 10 conferme del Quinto Rapporto IPCC
Le 35 pagine del sommario per i decisori politici del Quinto Rapporto IPCC confermano, ancora una volta, la solidità della scienza del clima e l’ampiezza delle variazioni del clima del pianeta già avvenute e attese per i prossimi decenni.
La notizia è che non ci sono sorprese: più dati e più risultati dei modelli confermano, con maggiore precisioni e dettagli, quanto già si sapeva
Da poche ore è stato pubblicato il Sommario per i Decisori Politici (SPM) del Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (AR5), un’altra pietra miliare per l’avanzamento delle conoscenza scientifiche sul cambiamento climatico.
Sergio Castellari, responsabile del Focal Point IPCC per l’Italia che ha seguito dal vivo le fasi di approvazione del SPM, ha emanato un comunicato stampa (disponibile qui insieme ad una comunicazione molto dettagliata sui contenuti dell’AR5), che ben riassume le conclusioni a cui sono giunte le centinai di scienziati coinvolti.
(altro…)
La notizia è che non ci sono sorprese: più dati e più risultati dei modelli confermano, con maggiore precisioni e dettagli, quanto già si sapeva
Da poche ore è stato pubblicato il Sommario per i Decisori Politici (SPM) del Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (AR5), un’altra pietra miliare per l’avanzamento delle conoscenza scientifiche sul cambiamento climatico.
Sergio Castellari, responsabile del Focal Point IPCC per l’Italia che ha seguito dal vivo le fasi di approvazione del SPM, ha emanato un comunicato stampa (disponibile qui insieme ad una comunicazione molto dettagliata sui contenuti dell’AR5), che ben riassume le conclusioni a cui sono giunte le centinai di scienziati coinvolti.
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Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5
RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico. E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario...
Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.
Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui). Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto...
Niente di più miope che attaccare il sistema ETS
Climalteranti aderisce all’appello al Governo di circa 200 scienziati ed economisti esperti di scienza del clima e di transizione energetica: si rispettino gli obiettivi di decarbonizzazione, unico modo per coniugare sviluppo economico e benessere collettivo a lungo termine. Alla cortese attenzione della Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Giorgia Meloni, del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, On. Gilberto Pichetto Fratin, e del Governo, Noi studiosi impegnati nella ricerca sul cambiamento climatico, sulle politiche di mitigazione e adattamento e sui...
Il ciclone Harry, la normalità dell’emergenza
Il ciclone Harry, che ha colpito dal 19 al 22 gennaio il sud Italia, Malta e Tunisia, e le impressionanti distruzioni portate dai venti, dalle piogge e dalle mareggiate, possono essere visti per molti aspetti come un caso da manuale di quanto la crisi climatica ci sta mostrando e continuerà a mostrarci in futuro. Un evento legato al cambiamento climatico Il ciclone mediterraneo Harry è stato un evento meteomarino probabilmente senza precedenti da tanti decenni. Certamente in passato non c’erano...
Ancora un anno caldo: il 2025 al 2° posto tra gli anni più caldi. In Italia è il quarto anno più caldo
I dati della NOAA/NCEP posizionano l’anno appena trascorso al terzo posto tra gli anni più caldi, mentre la media con altri quattro database climatici porta al 2° posto, ex-aequo con il 2023. In quasi tutti i casi, le anomalie termiche rispetto al cinquantennio preindustriale 1850-1900 sono vicine al limite di 1,5 °C citato dall’Accordo di Parigi, pur non superandolo come l’anno scorso. In Italia, invece, il 2025 risulta il quarto anno più caldo della serie, con un’anomalia di 1,77 °C...
Perché la nostra mente è l’ostacolo più grande nella lotta al cambiamento climatico
Il cambiamento climatico non è solo una crisi ambientale. È, prima di tutto, una crisi cognitiva. È da questa tesi, tanto semplice quanto scomoda, che prende le mosse Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai (Solferino, 2025) del filosofo della scienza Matteo Motterlini, uno dei libri più stimolanti e originali usciti recentemente sul tema. A differenza di molti testi che si concentrano sulle soluzioni tecnologiche o sugli aspetti scientifici del riscaldamento globale, Motterlini sposta il fuoco su un punto spesso rimosso:...
Quello che ci insegna lo scandalo di Federico Rampini
Ha suscitato un poco di stupore il violento attacco del giornalista Federico Rampini agli scienziati che si occupano di cambiamenti climatici, nella sua rubrica Oriente e Occidente sul sito web del Corriere della Sera. In sintesi, nel post e video “L’Apocalisse climatica che era un falso. Cosa insegna lo scandalo della rivista Nature”, Rampini ha preso spunto da un fatto normale in ambito scientifico, il ritiro di un articolo scientifico sui danni economici dei cambiamenti climatici a seguito della scoperta...
Una sfida difficile ma non rinviabile
Pochi mesi fa, nella primavera 2025, il fisico Antonello Pasini, ricercatore Cnr e noto divulgatore, oltre che animatore del comitato La Scienza al Voto, ha dato alle stampe un agile volumetto di 163 pagine intitolato “La sfida climatica. Dalla scienza alla politica: ragioni per il cambiamento” (Codice Edizioni, 2025, 18€). Nel libro l’autore affronta, in ogni capitolo e in rapida sequenza, le diverse sfaccettature della sfida complessa che ci troviamo a fronteggiare: nel primo capitolo si discute della sfida scientifica...
Il nuovo impegno europeo sulle emissioni di gas serra: la politica sul clima dell’Europa resiste
Con l’approvazione degli obiettivi per il 2035 nel Consiglio europeo, l’Europa riafferma sostanzialmente i propri ambiziosi impegni. L’Italia ha votato a favore, nonostante anni di lamentele contro le politiche europee. Il 5 novembre 2025 l’Unione Europea ha formalmente inviato al segretariato della Convenzione sul clima il nuovo NDC (National determined contribution) previsto dall’Accordo di Parigi, ossia il documento con cui l’Unione europea aggiorna gli impegni congiunti sul tema del cambiamento climatico dei suoi 27 Stati membri. Questo aggiornamento avviene dopo...
Le tesi dell’inattivismo climatico – parte III: il nostro contributo è piccolo
Un altro classico del discorso inattivista sul clima consiste nel definire poco importanti le riduzioni delle emissioni italiane o europee, in quanto sarebbero solo una piccola quota delle emissioni globali. Generalmente si cita il contributo percentuale alle emissioni globali dell’Europa, altre volte quello dell’Italia, per dire che la loro riduzione darebbe scarsi benefici al clima del pianeta. Mettendo questi contributi in contrapposizione a quelli della Cina o di altri paesi. Altre volte si cita quale sarebbe la riduzione nelle temperature...