GhiacciaiIdrologia

Il cambiamento climatico e le torri d’acqua dell’Asia

L’impatto dei cambiamenti climatici sta radicalmente modificando la disponibilità di acqua nelle water towers, le torri d’acqua dell’Asia. Qual è lo stato della criosfera nell’Hindu-Kush Karakoram Himalaya, terzo polo del pianeta ?

 

Torri di Trango,Ghiacciaio del Baltoro, Pakistan. Foto Daniele Bocchiola 2011.

  I grandi sistemi montuosi coprono il 25% della superficie dei continenti (Kapos et al., 2000) e solo il 26% della popolazione mondiale è insediata nelle regioni montane o ai piedi di catene montuose (Meybeck et al., 2001). Tuttavia, le risorse indirettamente provenienti dalle zone elevate offrono sostentamento ad oltre la metà degli abitanti del globo. Il 40% della popolazione della Terra, infatti, vive in bacini fluviali che traggono origine dalle varie catene montuose (Barnett et al., 2005). I sistemi montuosi dell’Asia centrale, Tibetan plateau (TB), Hindu Kush, Karakorum and Himalaya (HKKH), sono il terzo polo dell’umanità e 1.5 miliardi di persone dipendono dalle nevi e dai ghiacci di queste catene, le water towers dell’Asia, per l’approvvigionamento di acqua potabile, che scorrono lungo i fiumi più grandi dell’Asia, Indo, Gange, Brahmaputra, Fiume Azzurro (Yangtze), Fiume Giallo (Huang He) (Immerzeel et al., 2010; Kaser et al., 2010). (altro…)
Buone praticheMitigazionePoliticheRecensione

Come accelerare la mitigazione dei cambiamenti climatici

Esce su Amazon.it la seconda edizione di “Politiche economiche innovative per la mitigazione dei cambiamenti climatici”, aggiornata con le prime implementazioni all’estero ed in Italia. Un lavoro collettivo di oltre 30 scienziati, presentato da chi ne ha coordinato il lavoro. Presentata inizialmente ad un side-event nel contesto del vertice di Copenhagen del 2009, questa raccolta di politiche economiche innovative per ridurre le emissioni si offre all’interesse dei policymaker di tutto il mondo. Il libro, oggi divenuto di 455 pagine, abbraccia in 33 incisivi e sintetici capitoli una larga varietà di politiche inconsuete, che mirano a modificare la struttura dei mercati, il comportamento d’impresa, le scelte dei consumatori, il modo con cui si prendono le decisioni. Tutto questo all’interno di un prospettiva di governance multi-livello, dal globale al locale, che contrasta l’elusione delle responsabilità e fornisce invece ruoli e strumenti attivabili a ciascun livello decisionale. Dopo aver raccolto l’elogio di Bill McKibben e di chi ha presieduto una sessione dei negoziati climatici globali (la COP9), il libro offre ad a decisori politici e cittadini impegnati informazioni e strumenti per agire per ridurre i consumi energetici e le emissioni di gas serra. Invece di schierarsi con gli inquinatori (e considerare quindi la mitigazione come un costo, da minimizzare tramite obiettivi poco ambiziosi, da rimandare alle calende greche, da spostare sui paesi in via di sviluppo e di cui gravare settori economici fragili e poco capaci di fare lobbying), il libro assume il punto di vista delle imprese della green economy - e quello di chi ama il pianeta e gli esseri viventi – dimostrando come si possa fare della mitigazione un fattore propulsivo di innovazione, imprenditorialità, fatturato, occupazione, introiti fiscali, stabilità finanziaria, benessere e felicità individuale e collettiva. I contributi di psicologi, sociologi, economisti e testimoni privilegiati si complementano l’un l’altro, offrendo un menù tutto da declinare per paese e per settore di emissioni, attraverso policy packages in cui inglobare questioni di interesse ulteriore. Ad esempio durante operazioni di rigenerazione urbana  è possibile puntare a fare dei veri e propri nuovi ecoquartieri, dalle prestazioni ambientali eccellenti, sia sul piano degli edifici che degli spazi pubblici e della mobilità, ottenendo vantaggi di vivibilità e risparmi. (altro…)
ErroriGhiacciImpatti

Una storia positiva?

Fra errori e imprecisioni, un breve articolo riesce a trovare una storia positiva in una “tragedia climatica di cui nessuno sembra curarsi” Già in altri post (qui, qui e qui) abbiamo avuto modo di notare il ritardo della cultura italiana e degli “opinion leader” nel capire la portata della crisi climatica, la gravità della situazione nella sua prospettiva storica, le sue cause profonde, le implicazioni per le future generazioni. È frequente la sottovalutazione del problema, o all’opposto la sua spettacolarizzazione scandalistica, la citazione di dati sbagliati o imprecisi, l’incapacità di cogliere l’aspetto “sistemico” delle modifiche al clima e le loro conseguenze a lungo termine. Un esempio recente è l’articolo di Loretta Napoleoni sul Venerdì di Repubblica del 12 ottobre, intitolato “In Groenlandia l’effetto serra è una manna”. “Mentre uno stuolo di avvocati si contende lo sfruttamento del Circolo Polare Artico a nome delle cosiddette potenze “artiche”, è in Groenlandia che si intravedono i primi germogli dell’economia prodotta dal surriscaldamento della Terra. Negli ultimi 15 anni la temperatura in quest’isola nordica è salita di ben 4,5 gradi centigradi, troppo per l’industria ittica locale. Tanti, troppi pesci hanno preso la strada per il nord, tra cui i famosi gamberetti che davano da vivere ad intere comunità.” L’aumento di temperatura i Groenlandia di 4,5 gradi in soli 15 anni è un dato sbalorditivo; è vero che la zona artica si è scaldata notevolmente e più velocemente del resto del pianeta per effetto del “amplificazione polare” del riscaldamento globale (qui i dettagli), ma un riscaldamento di 4,5 gradi in 15 anni è un dato sbagliato. (altro…)
ArticoGhiaccio Marino

2012, annus horribilis del ghiaccio artico?

A cinque anni dal sorprendente minimo di estensione del ghiaccio artico del 2007, quest'anno è andata ancora peggio. Ma è stato davvero un anno eccezionale? Se si considera l'accelerazione del processo negli ultimi decenni la risposta è no, è quanto ci potevamo aspettare. Due anni fa su Climalteranti abbiamo discusso dei preoccupanti dati del ghiaccio marino artico, e dell'ipotesi dell'Artico privo di ghiaccio estivo. Era il periodo in cui, alcuni lo ricorderanno, il gruppetto dei soliti noti cercava di far credere in un recupero dell'estensione del ghiaccio artico dopo l'annus horribilis del 2007. Era una discussione fuorviante, come se l'importante fossero i su e giù che un po' tutte le variabili climatiche mostrano. Dopo il 2007 che ha lasciato tutti di stucco, sappiamo oggi che il fantomatico recupero non si è verificato. Non solo, ci siamo ritrovati davanti ad un annus più horribilis del precedente. Il 2012 ha battuto praticamente tutti i record negativi possibili: area, estensione, volume, a luglio ed anche a settembre, e quello della minima estensione giornaliera assoluta, e non di poco. Vedendo questo disastro, viene da chiedersi se quanto è accaduto può essere ricondotto ad una combinazione sfortunata di condizioni meteorologiche che hanno prodotto un evento estremo. Detto in altre parole, vogliamo sapere come si colloca il 2012 nell'ambito della variabilità naturale dell'estensione del ghiaccio artico. La procedura per questo tipo di analisi è standard, si definisce l'andamento di lungo periodo (trend) dei dati e si calcola lo scarto di ogni singolo anno da esso. Ciò che si ottiene, chiamati residui, rappresenta la variabilità climatica e possiamo valutare quanto ogni singolo anno si discosta dall'andamento medio. (altro…)
ComunicazionePsicologiaSociologiaTraduzioni

Percezione dei cambiamenti climatici: questione di scienza o di psicologia?

Cittadini e politici non sembrano avere colto l’urgenza del problema. È colpa di chi comunica la scienza? Dell’ignoranza scientifica? O c’e’ dell’altro? Questo tema, già affrontato in post precedenti (qui e qui) e in altri blog, è stato oggetto di questo recente commento di Adam Corner sulla rivista Nature Climate Change.   Psicologia: cultura scientifica e opinioni sul clima Coloro che lavorano nel settore della comunicazione dei cambiamenti climatici si trovano ad affrontare un compito non invidiabile. Nonostante la ricerca scientifica abbia ormai abbondantemente discusso le cause e le prevedibili conseguenze dei cambiamenti climatici, le emissioni di anidride carbonica continuano ad aumentare e le misure necessarie ad affrontare questo problema sono scarse. Abbiamo bisogno di diventare più bravi a parlare di scienze del clima, a “educare” il pubblico e ad alzare la voce sulla realtà dei cambiamenti climatici? Sembrerebbe di no. Un recente studio apparso su Nature Climate Change (Kahan e colleghi) [1] dimostra che questa strategia rischia di avere una efficacia limitata. Anzi, potrebbe accrescere lo scetticismo o il disinteresse dei  cittadini. I ricercatori hanno studiato la relazione tra cultura scientifica e preoccupazione per i rischi dei cambiamenti climatici e hanno trovato un risultato non intuitivo: la rischiosità percepita e la preoccupazione non aumentano con il livello di conoscenze. Inoltre, sembra che un alto livello di cultura scientifica abbia un effetto polarizzante tra chi è predisposto, da idee sociali e politiche, a rifiutare o accettare le scienze del clima. Come è stato mostrato in alcune ricerche (qui e qui) [2,3], una visione individualistica, contraria a   interferenze politiche nei processi decisionali personali o aziendali, e favorevole a forme molto strutturate di ordine sociale, rende più probabile lo scetticismo sui cambiamenti climatici. (altro…)
GhiacciImpatti

La prospettiva degli Inuit sui cambiamenti climatici recenti

Questo post è la traduzione dell'originale pubblicato su SkepticalScience. E' scritto da una studentessa Inuit che nel 2009 ha partecipato a una spedizione scientifica nel Parco Nazionale delle Montagne del Torngat. Parla della sua gente e di come vede i cambiamenti climatici. Non un articolo scientifico, quindi, ma un'esperienza di vita.   Mi chiamo Caitlyn Baikie. Ho 20 anni e sono una Inuk di Nain, nel Nunatsiavut, e ho sempre vissuto lì. Nella lingua Inuktitut Nunatsiavut significa "la nostra bella terra" ed è bella davvero. Come il Nunavut, il Nunatsiavut è un territorio Inuit autonomo e fa parte della provincia del Newfoundland e Labrador, in Canada. Nain è la comunità più settentrionale sulla costa, con una popolazione di circa 1.200 abitanti, al 90% di origine Inuit.

La mia vita a Nain è molto diversa da quella di chi sta in città. Nain è una comunità molto isolata, non esistono strade da o per Nain, l'unico modo raggiungerla è con l'aereo o via mare o, in inverno, con l'aereo o con il gatto delle nevi. Sebbene la nostra settimana sia riempita dalla scuola e dal lavoro come al sud, le nostre attività ricreative e di sostentamento sono molto diverse. In inverno andiamo a cacciare piccole prede come le pernici, che si trovano ovunque intorno al paese. Nel fine settimana andiamo spesso con i gatti delle neve nelle capanne vicine alle zone di caccia dove cacciamo foche, caribù, ukialik (lepri artiche) e uccelli migratori. Così ci procuriamo gran parte della carne per tutto l’anno. E' molto importante avere un buona banchisa, ci serve per viaggiare e cacciare, in genere per sei mesi l'anno. Le gente di Nain e della costa nord viene spesso chiamata sikimiut, gente della banchisa. (altro…)
EstremiProbabilitàTemperatureTraduzioni

Le metriche degli eventi estremi

Si sono viste molte discussioni sull'articolo Hansen et al. (2012, PNAS) e l'editoriale di accompagnamento sul Washington Post nei primi giorni di agosto. Ma in questo post, cercherò di sostenere che la maggior parte delle discussioni non sono state legate all'effettiva analisi descritta nell'articolo ma piuttosto a quello che la gente ritiene "importante".   L'analisi di base Hansen et al. hanno fatto in realtà una cosa molto semplice. Una volta definita la climatologia (ad esempio 1951-1980 o 1931 1980), calcolando la media stagionale e la deviazione standard ad ogni punto della griglia per questo periodo e quindi normalizzando allo scostamento dalla media, si ottiene qualcosa che assomiglia molto ad una distribuzione gaussiana "a campana". Mettendo in grafico i valori per i decenni successivi si ha l'idea di quanto il clima di ogni decennio si discosta da quello della linea di base iniziale.

Lo spostamento della media dell'istogramma indica lo spostamento della temperatura media globale e la variazione nello scarto indica come si piazzerebbero gli eventi regionali rispetto al periodo della linea di base. (Notare che la variazione dello scarto non deve essere assimilata ad un cambiamento della variabilità climatica poiché un andamento simile si troverebbe come risultato di particolari trend regionali con variabilità locale costante). Questa figura, combinata con i cambiamenti di estensione dell'area soggetta a estremi caldi di temperatura: (altro…)

PrecipitazioniRecordTemperature

Anche nelle Marche il caldo dell’estate 2012 è stato da record

  Ora che questa torrida estate (meteorologica, da giugno a agosto) è alle spalle e i dati rilevati dalle stazioni di rilevamento meteo dell’ASSAM sono completi e validati, possiamo permetterci di fare l’analisi di ciò che è avvenuto. La prolungata permanenza sul bacino del Mediterraneo del promontorio anticiclonico nord-africano e, in seno ad esso, dell'aria calda sahariana che troppo spesso ha interessato anche il territorio regionale marchigiano, ha reso l'estate 2012 decisamente calda, paragonabile a quella, terribile, del 2003. Numerose sono state le ondate di calore (almeno tre giorni con temperatura media giornaliera superiore di due deviazioni standard rispetto alla media 1961-2000, vedi anche qui), la più intensa e duratura può essere individuata nel periodo che dal 16 giugno si è protratta fino al 15 luglio. La temperatura media stagionale di 24,9°C [1], corrispondente ad un incremento di 3,2°C rispetto al quarantennio di riferimento 1961-2000 [2], è stata un'altra conferma del progressivo riscaldamento estivo che sta interessando le Marche dagli anni 80 e che sembra aver subito una ulteriore accelerazione nell'ultimo decennio visto che tra le prime dieci estati più calde dal 1961, ben 7 sono avvenute a partire dal 2000 (Figura 1). (altro…)
GhiacciaiImpattiPermafrost

I distacchi rocciosi in alta montagna e il ruolo dei cambiamenti climatici

In attesa di capire se anche il recente crollo della croce dell’Ortles a 3905 m sia una conseguenza diretta dei cambiamenti climatici, e prendendo dunque spunto dalla notizia, vorrei fornire alcune indicazioni sulle ricerche scientifiche attualmente in corso in questo ramo relativamente nuovo della geomorfologia. Ho avuto l’occasione di partecipare ad un’interessante conferenza tenuta lo scorso 23 Agosto ad Argentière, sul versante francese del Monte Bianco, ironia della sorte proprio durante una delle settimane più calde mai sperimentate in loco (temperature massime di 35°C a 1000 m di altezza). Ludovic Ravanel, giovane ricercatore francese esperto di geomorfologia, nonché guida alpina, studia il permafrost in ambiente montano, ovvero tutto il materiale litosferico la cui temperatura permane inferiore agli 0°C per almeno due anni. Questo concetto si applica dunque non solo al terreno, cosa forse più familiare ai non esperti del settore, bensì anche alla roccia, ed in particolare alle ripide pareti in alta montagna. La soglia degli 0°C è naturalmente legata allo stato fisico dell’acqua potenzialmente presente, ed in particolare al fatto che, quando si parla di presenze interstiziali tra strati di roccia, il ghiaccio assolve alla funzione di collante tra gli stessi, mentre l’acqua al contrario ne può causare il distacco e/o lo scivolamento relativo. (altro…)
GhiacciPremio

Assegnato il premio “A qualcuno piace caldo” 2011

In seguito alla votazione effettuata dai membri del Comitato Scientifico di Climalteranti.it, i vincitori del premio “A qualcuno piace caldo” per l’anno 2011 sono risultati essere Luigi Vigliotti e la rivista Sapere. Il premio che sarà inviato dal Comitato Scientifico ai premiati è una copia del libro “Il pianeta che scotta. Capire il dibattito sui cambiamenti climatici", di Luca Fiorani e Antonello Pasini.  

 PREMIO “A QUALCUNO PIACE CALDO” 2011

 

Luigi Vigliotti e

 

Motivazione

Per aver rispettivamente scritto e pubblicato (nel numero di febbraio 2011) un incredibile articolo intitolato “Un futuro con ghiaccio e seltz”, contenente numerosi errori, notizie e argomenti infondati sulla scienza del clima, a partire dal sottotitoloL'allarme "Global Warming ha motivazioni in buona parte culturali e potrebbe distoglierci dall'eventualità, questa sì scientificamente certa, di una prossima glaciazione”. (altro…)

Crisi idricaImpattiOndata di calore

La robusta ondata di calore in arrivo nel Nord Italia: oltre i sensazionalismi, contano la persistenza e lo stress idrico

Tra lo spettro delle notti equatoriali, i primi 40 centimetri di suolo a corto d’acqua e l’impronta strutturale dell’attribuzione rapida, l’imminente canicola di agosto impone di guardare oltre i sensazionalismi dei picchi termici per analizzare la reale portata fisica e cumulativa dell’evento. Ci avviciniamo alla prima decade di agosto con lo spettro di una nuova e pesante ondata di calore che si appresta a colpire le regioni dell’Italia settentrionale. Più che concentrarsi sulla caccia al singolo valore estremo e localizzato,...
Articolo del giornale La Verità
ErroriFalsificazioniTemperature

Grafici fuorvianti: come La Verità prova a nascondere le realtà del cambiamento climatico

I grafici pubblicati da Franco Battaglia su La Verità mostrano valori sballati, che nascondono l’aumento reale delle temperature: sono queste le ultime armi di chi nega la realtà del riscaldamento globale. Una seconda ondata di calore con temperature da record dopo la prima di fine maggio ha colpito nuovamente l’Europa occidentale e centrale alla fine di giugno, con centinaia di record mensili battuti nella sola Francia [1]. Record assoluti sono stati battuti in Germania, Danimarca, Repubblica Ceca e Ungheria [2]....
DisinformazioneImpatti

L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale

Le recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, secondo cui non dovremmo preoccuparci troppo se in Europa andremo incontro ad un clima caraibico (testuali parole, dopo 3’03’’: “il cambiamento climatico esempio… dicono .. oddio sta arrivando in Europa, un clima caraibico’, no? E vabbè, ma i Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” – applausi), offrono lo spunto per una riflessione più...
Girl protesting against fossil fuel usage
Psicologia

Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi

L’American Psychological Association, nella sua guida sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance” ha definito l’eco-ansia come la “paura cronica di un cataclisma ambientale irrevocabile legato al cambiamento climatico”. Più recentemente, il concetto di ansia climatica, è stato descritto come uno stato di angoscia legato agli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e sull’esistenza umana. Come la paura che si attiva in risposta a una minaccia reale o percepita, presente...
A S. Marta in Colombia: 1' conferenza su "Transitioning away from Fossil Fuel"
Conflitti

In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo

Il vero costo climatico delle guerre non si misura in CO₂, ma in fiducia bruciata: quella tra gli Stati, da cui dipende ogni cooperazione sul clima. Il voto dell’ONU mostra quanto sia fragile — e quanto valga difenderla. Le guerre non distruggono solo il presente. Divorano il futuro, due volte: aumentando le emissioni e distruggendo la fiducia necessaria per ridurle. L’impronta climatica diretta dei conflitti è enorme, anche se difficile da misurare con precisione. Secondo un recente studio, quattro anni...
ImpattiScenari

Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo

Contrariamente a quanto sostengono i negazionisti climatici, negli ultimi 25 anni i rapporti dell’IPCC hanno aumentato la preoccupazione per i rischi climatici che potremo avere in futuro, non l’hanno certo diminuita. E la modifica dello scenario a maggiori emissioni cambia di molto poco la situazione. Nel precedente post abbiamo spiegato come la periodica revisione degli scenari da parte della comunità dei modellisti climatici abbia dato spazio ai soliti negazionisti e inattivisti climatici per il consueto ed ennesimo tentativo di sminuire...
ProiezioniScenari

Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5

RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico. E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario...
EconomiaETSPolitiche

Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.

Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui). Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto...
AppelloEmission tradingPolitica

Niente di più miope che attaccare il sistema ETS

Climalteranti aderisce all’appello al Governo di circa 200 scienziati ed economisti esperti di scienza del clima e di transizione energetica: si rispettino gli obiettivi di decarbonizzazione, unico modo per coniugare sviluppo economico e benessere collettivo a lungo termine. Alla cortese attenzione della Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Giorgia Meloni, del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, On. Gilberto Pichetto Fratin, e del Governo, Noi studiosi impegnati nella ricerca sul cambiamento climatico, sulle politiche di mitigazione e adattamento e sui...
Eventi estremiImpatti

Il ciclone Harry, la normalità dell’emergenza

Il ciclone Harry, che ha colpito dal 19 al 22 gennaio il sud Italia, Malta e Tunisia, e le impressionanti distruzioni portate dai venti, dalle piogge e dalle mareggiate, possono essere visti per molti aspetti come un caso da manuale di quanto la crisi climatica ci sta mostrando e continuerà a mostrarci in futuro. Un evento legato al cambiamento climatico Il ciclone mediterraneo Harry è stato un evento meteomarino probabilmente  senza precedenti da tanti decenni. Certamente in passato non c’erano...