Che vi prende, gente?
.
Nuova regola: Al Gore deve fare il sequel del suo film sul cambiamento climatico e intitolarlo “Una verità sconveniente 2: che c**** vi prende, gente?” Una manciata di sondaggi deprimenti rivelano che un sacco di gente comincia a credere che il riscaldamento globale è una truffa – e questa volta non siamo soltanto noi. Sono sempre accusato di odiare l’America e di darle della stupida, quindi questa sera prendo il tempo di odiare l’Inghilterra e di darle della stupida. Perché adesso gli inglesi non credono al riscaldamento globale neanche loro. Li pensavo più intelligenti, nel paese di Newton e di Darwin. E li lasciamo costruire le nostre piattaforme petrolifere esplosive!
I motivi per cui la gente non crede al riscaldamento globale fanno ancora più paura. Uno dei principali, stando ai sondaggi, è che l’inverno è stato molto freddo e nevoso. Come dire che il sole non c’è perché ieri sera è venuto buio. O che la mia macchina non c’è perché non trovo più le chiavi. Il problema è la nostra smania di voler sempre mettere sullo stesso piano i due lati della questione, tanto più se un lato ha molti soldi. Significa che dobbiamo sempre far finta che le verità siano due, e che il lato che non sa niente abbia qualcosa da dire. Da questo lato del dibattito: tutti gli scienziati del mondo; dall’altro il signor Testadirapa. (altro…) Temperatura e CO2 nel passato
.
Uno dei grafici più famosi per i "climatologi amatoriali" come me è quello delle ricostruzioni della temperatura in Antartide e della concentrazione di CO2 degli ultimi 420 mila anni dalla carota di ghiaccio di Vostok. Mostra come queste due quantità siano variate in sincronia e come il nostro clima abbia "oscillato" fra due limiti relativamente ben definiti. Si può pensare di guardare un po’ meglio a questa correlazione. Prendiamo i dati della carota di ghiaccio di Dome C che copre un intervallo di 800 mila anni e facciamo il grafico della temperatura in funzione della concentrazione di CO2 (figura 1).
Fig. 1: Temperatura e concentrazione di CO2 dai dati di Dome C (punti) e la retta di best fit (rosso). Per rendere le due serie coerenti in tempo ho interpolato i dati con una spline e ridotti ad uno passo comune di mille anni.
.
Questo grafico mostra come il nostro sistema climatico si comporta naturalmente. La retta è il fit dei dati e in qualche modo rappresenta la correlazione fra le due quantità. Qualunque sia il processo che abbia innescato queste variazioni, possiamo dire che il sistema climatico si porta nel suo stato di quasi-equilibrio con intervalli di valori approssimativamente definiti di temperatura e concentrazione di CO2. (altro…)Al bar con Pierluigi Battista
.
L’articolo, pubblicato sull’inserto “Sette” del Corriere della Sera del 21 maggio 2010, contiene una serie di fraintendimenti da record anche per un opinionista che scrive su una rivista generalista. Parole in libertà, senza alcun minimo tentativo di verifica, di controllare l’aderenza alla realtà.
Lo stile è un classico del negazionismo climatico, esagerare i problemi per dire che sono falsi (ne abbiamo già parlato qui), mischiando il problema reale dei cambiamenti climatici a presunte catastrofi inventate o mai realmente annunciate, per denigrare in generale il lavoro del gli scienziati ("ma quante volte si sbagliano questi scienziati?") e le politiche ambientali. (altro…) Posti di lavoro nel settore dei cambiamenti climatici
.
Una prima fonte di informazione sono gli elenchi comunicati periodicamente all’interno della mailing list "Climate Change Info Mailing List" (per iscriversi: cliccare qui), un valido servizio di informazioni gestito dall’ International Institute for Sustainable Development Reporting Service. L'IISD fornisce molti altri utili servizi informativi sulle politiche e le negoziazioni sul clima.
Riportiamo in seguito l’elenco distribuito nell’ultima mail; per ogni proposta sono indicati:
Nome dell’Organizzazione e suo sito web, Posizione offerta e link ai dettagli, Luogo di lavoro, Deadline per la domanda, Persona di riferimento da contattare, Requisiti.
.
(altro…)Un ricordo di Volfango
L’amico e collega Volfango Rupolo è mancato il 5 aprile di quest’anno a Roma ad una età troppo giovane.
Volfango è stato un oceanografo fisico all’ENEA e lavorava nel gruppo diretto da Vincenzo Artale. Ha svolto importanti ricerche sulla dinamica lagrangiana marina, sulla turbolenza oceanica e sulla circolazione marina del Mar Mediterraneo.
Era uno scienziato “completo”, perché curioso di tanti altri campi del sapere: dipingeva, fotografava, a mio parere, con buoni risultati, anche se lui era troppo modesto per ammetterlo.
“Sono un dilettante in questo campo. Mi diverto a fotografare e a dipingere. Per quanto riguarda il disegno sono anche particolarmente poco dotato. Non riesco a rappresentare nemmeno nella maniera più rozza ciò che si vede. Comunque cerco di rappresentare immagini viste, o sognate”.
Lo ricordo come una persona onesta, buona e generosa, sempre disponibile. In particolare, amo ricordarlo quando, nel periodo in cui trascorrevo più tempo a Roma per ragioni professionali, era nostra abitudine incontrarci la sera a Piazza Trilussa (a tarda ora come fanno i romani …) per andare a cena insieme, discutendo e riflettendo fino alle due o tre di notte su tante cose. Volfango univa la curiosità di un bambino alla saggezza di un vecchio.
.
Testo di Sergio CastellariIl riscaldamento nascosto
.
Uno dei principali sostenitori di questa tesi è il Prof. Franco Battaglia, che l’ha proposta in numerosi interventi scritti e orali, l’ultimo dei quali nel numero di marzo 2010 de Chimica e L’industria.
Nel tentativo di sostenere che il “rallentamento” nell’aumento delle temperature globali registrato nel periodo 1940-1970 non possa essere attribuito all’azione “raffreddante” dei solfati, FB ha sostenuto, contro ogni esistente evidenza scientifica, che le emissioni di solfati in quel periodo non siano state superiori a quelle dei decenni precedenti.
Le parole scritte sono “..i dati di emissioni di solfati, ad esempio americani, sono disponibili; e non si riscontra alcun aumento nel periodo 1940-75 rispetto ai valori dei 30 anni precedenti. Più precisamente, ad esempio, le emissioni americane di biossido di zolfo furono di 23,3 Gt nel 1925, di 21,5 Gt nel 1955 e di 28 Gt nel 1975 (dati USEPA tratti da National air pollutants emission trends, 1900-1996)”.
(altro…) Ma i ghiacciai dell’Himalaya continuano a ritirarsi
.

Perché si è sgonfiato il Climategate /1 – Il trucco che non c’era
Sono passati 5 mesi da quando, il 20 novembre 2009, scoppiò in tutto il mondo il "Climategate".
Come si ricorderà, il furto dai server di un'università inglese di migliaia di email private, scambiate in un decennio da alcuni fra i più importanti scienziati del clima, suscitò un putiferio, fece gridare allo scandalo, chiamato in seguito con molta enfasi "Climategate".
Già in quei giorni avevamo scritto che, sulla base di quanto si poteva leggere, era estremamente improbabile che ci fosse della sostanza scientifica in quella vicenda, e che la ritenevamo "un'altra delle polemiche senza vera sostanza, utili per illuderci ancora un po' che possiamo non preoccuparci del riscaldamento globale".
La maggior parte dei giornali e delle televisioni italiane, nonché molti blog che si occupano di clima, scrissero articoli molto diversi, dando per buone molte delle favole raccontate dalla grancassa negazionista italiana e straniera.
Con calma, esaminando le carte, si può ora dire che avevamo visto giusto, e avevano visto sbagliato quanti avevano anteposto ai fatti e alle risultanze scientifiche la propria volontà di non credere alla crisi climatica.
È ormai chiaro, come mostreremo in questo e in altro post, come le email avessero spiegazioni del tutto innocue, che non prevedevano l'alterazione dei dati della scienza del clima e ancor di più non mettevano in discussione l'onestà e la buona fede degli scienziati.
Cominciamo in questo post da uno dei casi più citati, la presunta falsificazione dei dati sul clima.
Dove è nato il termine “Climalteranti”?
.
L’origine del termine “climalteranti” è nell’ambito di una ricerca di venti anni fa.
Nel 1989-90 avevo coordinato uno studio sulle possibili strategie di riduzione delle emissioni di gas serra in Italia, commissionato dal Ministero dell’Ambiente, intitolato "Strategie di
riduzione delle emissioni dei gas climalteranti in Italia", studio volto anche ad analizzare con un approccio bottom-up il potenziale di riduzione al 2005.
Nelle premesse si spiegava come si concentrava l’attenzione, tra i gas ad effetto serra, su quelli influenzati direttamente dall’azione dell’uomo. In questo modo si eliminava il vapor acqueo, responsabile per circa due terzi dell’effetto serra naturale ma non condizionato “direttamente” dalle attività umane.
Da qui l’introduzione del termine di “gas climalteranti”, riferito ai soli gas serra la cui concentrazione in atmosfera era direttamente legata ad influenze antropiche.
La prima apparizione pubblica di questo termine appare nel libro "Ambiente Italia 1991" (Arnoldo Mondadori Ed.) in cui nel terzo capitolo “Le politiche per ridurre i gas serra in Italia” sono pubblicati ampi stralci della ricerca.
Il termine coniato per questa specifica ricerca ha avuto poi una certa fortuna in Italia, come dimostra anche il nome di questo blog.
Generalmente i due termini, gas serra e gas climalteranti, sono utilizzati in modo intercambiabile, ma può essere utile ricordarne la genesi e le distinzioni di significato dei due termini.
.
Gianni Silvestrini, Direttore scientifico del Kyoto Club e di QualEnergia, Presidente Exalto.
Testo di Gianni SilvestriniCos’è il catastrofismo?
Nel dibattito sui cambiamenti climatici si sente spesso usare il termine “catastrofista” a mo’ di insulto. Il tema della catastrofe, e del catastrofismo, ha, invece, una sua storia e una sua importanza, che in questo post è raccontata da Enrico Euli, Ricercatore all’Università di Cagliari.
.

La gran parte degli studiosi non si darebbe da sé la denominazione di 'catastrofista'. Di solito, questa è data loro da altri studiosi che, pur riconoscendo la crisi ambientale, non ritengono che si sia giunti o si giungerà alla catastrofe; oppure da studiosi, giornalisti, politici 'negazionisti' che, non accettando le evidenze scientifiche, negano il rischio specifico ed in generale considerano gli scienziati e gli ecologisti dei 'profeti di sventura' senza fondamento (si veda ad esempio qui).
Ma la parola 'catastrofe' ha una sua dignità ed una lunga storia.
Originariamente deriva dal greco 'katà-strèpho' (rivolto, metto da sotto in su, stravolgo) e sorge nel teatro tragico a definire quel passaggio cruciale in cui l'intreccio si scioglie ed il dilemma giunge ad una sua soluzione, per quanto tragica.
Le ragioni dell’apatia climatica
Omertà climatica
La robusta ondata di calore in arrivo nel Nord Italia: oltre i sensazionalismi, contano la persistenza e lo stress idrico
Grafici fuorvianti: come La Verità prova a nascondere le realtà del cambiamento climatico
L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale
Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi
In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo
Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo
Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5
