Dal negazionismo al livore: e magari chiedere scusa?
Il negazionismo ha finito gli argomenti ed è passato agli insulti: gli stessi che fino a ieri negavano l’aumento delle temperature o le responsabilità umane, oggi gettano fango e livore su Greta Thunberg.
Il grande aumento dell’interesse dei giovani e dei media per la questione climatica ha portato molti commentatori a discutere sulla giovane attivista svedese Greta Thunberg, che è riconosciuta come l’ispiratrice delle manifestazioni di “Fridays for future, Strike4 Climate e “Extinction Rebellion” avvenute in tutto il mondo, in cui si chiede di agire in modo deciso e rapido contro il riscaldamento globale. È interessante notare come le reazioni di insofferenza e fastidio sono arrivate in larga parte da parte di quanti, in passato, hanno negato l’esistenza del problema (“le temperatura non sta aumentando”…), la gravità dei cambiamenti attuali (“il clima è sempre cambiato”…), o le responsabilità delle attività umane (“è colpa del sole… dei raggi cosmici… ecc”). Molti dei nomi noti per chi segue Climalteranti sono ricorsi agli insulti.
Molti ormai non negano più l’esistenza del problema, o la sua gravità. Ma non possono accettare che diventi così importante e prioritario, e che sia una ragazzina sedicenne a spiegare in modo schietto come stanno le cose: per chi per tanti anni ha raccontato frottole o minimizzato i rischi legati ai cambiamenti climatici, le parole di Greta Thunberg sono degli schiaffi (meritati). Il trash logico e morale che descriveva un complotto degli scienziati mondiali intento a propagandare la bufala del riscaldamento globale ha lasciato spazio al complottismo sui secondi fini della sedicenne attivista svedese, di sua madre, dei suoi presunti “manipolatori” o dei suoi supporter. Il tutto condito con il solito disprezzo per i fatti, tanto paternalismo e parecchia misoginia. Vediamo alcuni esempi. (altro…)
Il grande aumento dell’interesse dei giovani e dei media per la questione climatica ha portato molti commentatori a discutere sulla giovane attivista svedese Greta Thunberg, che è riconosciuta come l’ispiratrice delle manifestazioni di “Fridays for future, Strike4 Climate e “Extinction Rebellion” avvenute in tutto il mondo, in cui si chiede di agire in modo deciso e rapido contro il riscaldamento globale. È interessante notare come le reazioni di insofferenza e fastidio sono arrivate in larga parte da parte di quanti, in passato, hanno negato l’esistenza del problema (“le temperatura non sta aumentando”…), la gravità dei cambiamenti attuali (“il clima è sempre cambiato”…), o le responsabilità delle attività umane (“è colpa del sole… dei raggi cosmici… ecc”). Molti dei nomi noti per chi segue Climalteranti sono ricorsi agli insulti.
Molti ormai non negano più l’esistenza del problema, o la sua gravità. Ma non possono accettare che diventi così importante e prioritario, e che sia una ragazzina sedicenne a spiegare in modo schietto come stanno le cose: per chi per tanti anni ha raccontato frottole o minimizzato i rischi legati ai cambiamenti climatici, le parole di Greta Thunberg sono degli schiaffi (meritati). Il trash logico e morale che descriveva un complotto degli scienziati mondiali intento a propagandare la bufala del riscaldamento globale ha lasciato spazio al complottismo sui secondi fini della sedicenne attivista svedese, di sua madre, dei suoi presunti “manipolatori” o dei suoi supporter. Il tutto condito con il solito disprezzo per i fatti, tanto paternalismo e parecchia misoginia. Vediamo alcuni esempi. (altro…) Il fiume ed i laghi della pianura ai minimi storici
L’inverno secco del 2019 ha avuto come conseguenza l’abbassamento del livello del Fiume Po, documentato da diversi articoli e reportage. Altresì ai minimi storici è il livello dei grandi laghi della pianura padana, con potenziali carenze di acqua per l’irrigazione. Tali eventi di magra si ripetono da almeno tre lustri. Si riportano qui alcune statistiche e riflessioni sul possibile legame con le variazioni climatiche recenti.
Figura 1. Po a Ponte della Becca. Da: Corriere della Sera. Viaggio del drone sul PO assetato Acqua bassa fino a 40 centimetri. Lunedì 25 Marzo 2019. Di Sandro Orlando.
Recenti articoli su vari organi di stampa mettono in evidenza la contingente situazione di carenza d’acqua nel fiume Po. I livelli di deflusso alle principali stazioni idrometriche lungo l’asta del fiume hanno indicato valori bassi per molta parte del mese di marzo e i primi giorni di aprile. Per il giorno 30 marzo, a Pontelagoscuro il sistema di monitoraggio dell’Agenzia Interregionale per il Po (AIPO) segna -5.96 m dallo zero idrometrico (posto a 8.51 m slm) e la situazione di marzo sembra essere in linea con i livelli osservati nel 2007, anno in cui si è verificata la peggiore condizione di carenza d’acqua nel fiume. (altro…)La scienza del clima non è un’opinione: dai dati emerge la realtà
L’analisi climatica è un campo dove la grande mole di dati può essere fuorviante, rendendo difficoltosa la comprensione dei fenomeni. Come dunque individuare le tendenze di fondo ed assicurarne la "robustezza", o affidabilità? Qui presentiamo alcuni esempi su come viene affrontata questa complessa questione.
"È una scienza inesatta" (una visione fallace della scienza del clima, che non si basa certo sulle opinioni di singoli scienziati).
Quando si parla di scienza del clima, il discorso si concentra spesso sulle serie storiche di misure atmosferiche e sui modelli climatici, due importantissimi strumenti usati per capire come è cambiato fino ad oggi e come cambierà in futuro il clima della terra. Raccogliere una grande mole di dati o far "girare" un modello su un computer è tuttavia solo un primo passo nello studio del clima. Vi è poi un complesso lavoro di analisi ed interpretazione dei dati che costituisce una parte essenziale della ricerca scientifica nel campo. (altro…)
"È una scienza inesatta" (una visione fallace della scienza del clima, che non si basa certo sulle opinioni di singoli scienziati).
Quando si parla di scienza del clima, il discorso si concentra spesso sulle serie storiche di misure atmosferiche e sui modelli climatici, due importantissimi strumenti usati per capire come è cambiato fino ad oggi e come cambierà in futuro il clima della terra. Raccogliere una grande mole di dati o far "girare" un modello su un computer è tuttavia solo un primo passo nello studio del clima. Vi è poi un complesso lavoro di analisi ed interpretazione dei dati che costituisce una parte essenziale della ricerca scientifica nel campo. (altro…) Anche un premio Nobel può raccontare cose sbagliate sul clima
In una seduta del Senato nel 2014 il Premio Nobel Carlo Rubbia fece numerose affermazioni infondate o chiaramente sbagliate sui cambiamenti climatici, rilanciando tanti miti del negazionismo climatico già più volte confutati.
Da tempo ci arrivano inviti a confutare quanto sostenuto sul tema dei cambiamenti climatici dal Senatore Carlo Rubbia il 26 novembre 2014, durante la seduta congiunta delle commissioni 3a (Affari esteri, emigrazione) e 13a (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato della Repubblica e III (Affari esteri e comunitari) e VIII (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati (qui il resoconto).
Abbiamo fino ad oggi rinviato, sia per il dispiacere che un Senatore a vita e figura importante del mondo scientifico italiano fosse incorso in un tale incidente (Carlo Rubbia ha ricevuto il Nobel per la fisica nel 1984 insieme con Simon van der Meer "for their decisive contributions to the large project, which led to the discovery of the field particles W and Z, communicators of weak interaction"), sia perché di fatto nelle affermazioni di Rubbia non c’era in realtà niente di nuovo, ma solo tesi già più volte confutate su questo blog. E anche perché altri avevano già dato delle risposte (vedi qui). (altro…)
Da tempo ci arrivano inviti a confutare quanto sostenuto sul tema dei cambiamenti climatici dal Senatore Carlo Rubbia il 26 novembre 2014, durante la seduta congiunta delle commissioni 3a (Affari esteri, emigrazione) e 13a (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato della Repubblica e III (Affari esteri e comunitari) e VIII (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati (qui il resoconto).
Abbiamo fino ad oggi rinviato, sia per il dispiacere che un Senatore a vita e figura importante del mondo scientifico italiano fosse incorso in un tale incidente (Carlo Rubbia ha ricevuto il Nobel per la fisica nel 1984 insieme con Simon van der Meer "for their decisive contributions to the large project, which led to the discovery of the field particles W and Z, communicators of weak interaction"), sia perché di fatto nelle affermazioni di Rubbia non c’era in realtà niente di nuovo, ma solo tesi già più volte confutate su questo blog. E anche perché altri avevano già dato delle risposte (vedi qui). (altro…) Buon #climatestrike
Il 15 marzo in tutto il mondo ci sarà una grande mobilitazione contro i cambiamenti climatici, fatta da tanti giovani che hanno raccolto l’appello lanciato dalla sedicenne svedese Greta Thunberg. Climalteranti con questo post invia un messaggio di appoggio a tutti i manifestanti.
Care ragazze e cari ragazzi,
Grazie della vostra iniziativa. Siamo un gruppo di studiosi che da più di 10 anni su questo blog cerca di far capire gli aspetti scientifici e strategici dell’evoluzione del clima, e le loro implicazioni.
Il clima è cambiato anche in passato, per cause naturali. Quello che contraddistingue la situazione attuale è la rapidità del cambiamento ed il fatto che sia dovuto alle attività umane, all’enorme quantità di gas climalteranti che rilasciamo nell’atmosfera, con varie conseguenze tra le quali un rapido innalzamento delle temperature globali.
Gli effetti sono e saranno principalmente negativi nella maggior parte del nostro Pianeta. Non abbiamo tempo per elencarli tutti, ne citiamo sei: le estati più torride, gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, gli allagamenti nelle zone costiere, il rischio di gravi carenze idriche, una maggiore diffusione di malattie tropicali e l’acidificazione degli oceani.
Dobbiamo quindi affrontare il problema rapidamente e con grande decisione, non è più il momento di discutere e temporeggiare.
Un primo passo è la mitigazione, ovvero prevenire il problema, per prima cosa riducendo drasticamente le nostre emissioni climalteranti. Ma non basta. Anche se le azzerassimo subito, il clima continuerebbe a cambiare per decenni, se non secoli, a venire. Questo perché molte sostanze, una volta emesse nell’atmosfera, vi rimangono molto a lungo.
Un secondo passo è quindi l’adattamento ai cambiamenti già in atto e che inevitabilmente continueranno in futuro, in altre parole aumentare la resilienza della nostra società ai rischi del cambiamento climatico.
In tutto questo, i giovani sono coloro con meno colpe ma anche i più colpiti, visto che chi oggi è già anziano non vedrà le conseguenze peggiori dei cambiamenti climatici. Ma i giovani sono anche coloro che più potranno fare, oggi ed in futuro, per limitare i danni inevitabili e prevenire gli altri.
E questo è il terzo passo, altrettanto, se non più, importante: la mobilitazione dei giovani per incitare governi, ma anche famiglie ed amici, ad agire contro il cambiamento climatico. Si può fare tantissimo sia a livello individuale che collettivo. Ridurre gli spostamenti non essenziali e privilegiare i mezzi pubblici o la bicicletta; risparmiare energia e scegliere una fornitura elettrica da fonti rinnovabili; fare attenzione nei propri gesti quotidiani come produrre meno rifiuti, differenziare i restanti e non sprecare acqua o cibo; ridurre il consumo di carni rosse – la cui produzione causa emissioni molto elevate di gas climalteranti. Sono passi semplici che, se seguiti da tutti, possono dare un forte contributo.
Ma è indispensabile anche l’azione politica, la pressione verso i nostri governanti perché facciano scelte che favoriscano l’evoluzione della produzione elettrica verso energie rinnovabili, l’economia circolare, l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, un’efficace prevenzione (i.e. ben pianificata e finanziata) dei rischi del cambiamento climatico. Ed è importantissima l’azione culturale, una migliore educazione sulla sostenibilità ambientale e sui cambiamenti climatici nelle scuole e università, una migliore informazione, perché si comprenda la necessità di vivere all’interno dei limiti del nostro pianeta.
Vi sosteniamo e speriamo che la vostra generazione prenda in mano i pochi e sparsi progressi fatti finora, e indichi una strada per fare di più e di meglio.
Il Comitato Scientifico di Climalteranti
Care ragazze e cari ragazzi,
Grazie della vostra iniziativa. Siamo un gruppo di studiosi che da più di 10 anni su questo blog cerca di far capire gli aspetti scientifici e strategici dell’evoluzione del clima, e le loro implicazioni.
Il clima è cambiato anche in passato, per cause naturali. Quello che contraddistingue la situazione attuale è la rapidità del cambiamento ed il fatto che sia dovuto alle attività umane, all’enorme quantità di gas climalteranti che rilasciamo nell’atmosfera, con varie conseguenze tra le quali un rapido innalzamento delle temperature globali.
Gli effetti sono e saranno principalmente negativi nella maggior parte del nostro Pianeta. Non abbiamo tempo per elencarli tutti, ne citiamo sei: le estati più torride, gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, gli allagamenti nelle zone costiere, il rischio di gravi carenze idriche, una maggiore diffusione di malattie tropicali e l’acidificazione degli oceani.
Dobbiamo quindi affrontare il problema rapidamente e con grande decisione, non è più il momento di discutere e temporeggiare.
Un primo passo è la mitigazione, ovvero prevenire il problema, per prima cosa riducendo drasticamente le nostre emissioni climalteranti. Ma non basta. Anche se le azzerassimo subito, il clima continuerebbe a cambiare per decenni, se non secoli, a venire. Questo perché molte sostanze, una volta emesse nell’atmosfera, vi rimangono molto a lungo.
Un secondo passo è quindi l’adattamento ai cambiamenti già in atto e che inevitabilmente continueranno in futuro, in altre parole aumentare la resilienza della nostra società ai rischi del cambiamento climatico.
In tutto questo, i giovani sono coloro con meno colpe ma anche i più colpiti, visto che chi oggi è già anziano non vedrà le conseguenze peggiori dei cambiamenti climatici. Ma i giovani sono anche coloro che più potranno fare, oggi ed in futuro, per limitare i danni inevitabili e prevenire gli altri.
E questo è il terzo passo, altrettanto, se non più, importante: la mobilitazione dei giovani per incitare governi, ma anche famiglie ed amici, ad agire contro il cambiamento climatico. Si può fare tantissimo sia a livello individuale che collettivo. Ridurre gli spostamenti non essenziali e privilegiare i mezzi pubblici o la bicicletta; risparmiare energia e scegliere una fornitura elettrica da fonti rinnovabili; fare attenzione nei propri gesti quotidiani come produrre meno rifiuti, differenziare i restanti e non sprecare acqua o cibo; ridurre il consumo di carni rosse – la cui produzione causa emissioni molto elevate di gas climalteranti. Sono passi semplici che, se seguiti da tutti, possono dare un forte contributo.
Ma è indispensabile anche l’azione politica, la pressione verso i nostri governanti perché facciano scelte che favoriscano l’evoluzione della produzione elettrica verso energie rinnovabili, l’economia circolare, l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, un’efficace prevenzione (i.e. ben pianificata e finanziata) dei rischi del cambiamento climatico. Ed è importantissima l’azione culturale, una migliore educazione sulla sostenibilità ambientale e sui cambiamenti climatici nelle scuole e università, una migliore informazione, perché si comprenda la necessità di vivere all’interno dei limiti del nostro pianeta.
Vi sosteniamo e speriamo che la vostra generazione prenda in mano i pochi e sparsi progressi fatti finora, e indichi una strada per fare di più e di meglio.
Il Comitato Scientifico di Climalteranti Quanto sono aumentate le temperature medie in Italia?
Numerosi giornali e altri mezzi di informazione hanno riportato la notizia del record nel 2018 delle temperature medie in Italia, derivanti dai dati raccolti ed elaborati dall’ISAC-CNR. In alcune notizie si può leggere che sono aumentate di 1,5° C rispetto ai livelli preindustriali, in altre 1,58° C sopra la media dell’ultimo trentennio.
Il motivo di questa diversità dei valori forniti si spiega nella mancanza di attenzione verso un fattore importante che deve essere legato al valore numerico dell’aumento delle temperature, ossia il periodo di riferimento utilizzato. Se si prende un diverso periodo di riferimento come valore “zero” della variazione delle temperature, cambia il valore dell’aumento. (altro…) Le temperature annuali e il ruolo del Niño
L’analisi dell’influenza del Niño sulle temperature globali portano a concludere che anche il 2019 sarà un anno piuttosto caldo.
Dopo l’analisi delle temperature globali del 2018, illustriamo in questo post l’influenza di un fattore chiave per comprendere l’andamento delle temperature annuali, il fenomeno climatico noto come El Niño. Ci siamo già occupati in diversi post precedenti (vedi qui e qui) di questo fenomeno periodico, che provoca un forte riscaldamento anomalo delle acque dell'Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale e che ha importanti ripercussioni sulla temperatura media globale ed estremi climatici in diverse parti del Globo.
Il punto di partenza è il confronto fra i grafici delle temperature medie globali stimate da NASA-GISS dal 1979 al 2018 (Figura 1, sinistra) e l'andamento dell'Indice del Niño Oceanico (INO, Figura 1, destra), uno degli indici basati sull'anomalia delle temperature medie superficiali (SST) dell'oceano Pacifico centromeridionale, nel periodo 1950-2018.
Il confronto consente di notare che, in presenza di picchi molto intensi (superiori a 2.0) dell'indice INO (gli ultimi si sono verificati nel 1982-83,1997-98 e 2015-16,) si sono registrate anomalie termiche significative della temperatura media globale, persistenti per oltre sei mesi. (altro…)
2018: il quarto anno più caldo a livello globale, il più caldo di sempre in Italia.
L'analisi dei dati ad oggi disponibili mostra che anche il 2018 appena terminato si colloca tra gli anni caldi della storia recente del nostro pianeta, anche se non ha battuto il record del 2016. Secondo i due centri internazionali CRU e GISS, infatti, le anomalie di temperatura media globale rispetto al periodo 1890-1909 dovrebbero risultare rispettivamente di 0,95 e 1,07 °C, valori che, nella classifica degli anni più caldi, collocano il 2018 al quarto posto, tra il 2014 ed il 2015.
Per l’Italia i dati dell’ISAC-CNR mostrano come il 2018 è stato l’anno più caldo degli ultimi 219 anni
Da svariati anni preparo questo post sul riassunto delle temperature dell’anno appena trascorso, utilizzando i dati estratti dal
database NCEP/NCAR, della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l'agenzia governativa statunitense che si occupa di meteorologia e clima. Quest'anno invece non è stato possibile, in quanto dallo scorso 23 dicembre il Dipartimento del commercio degli USA, da cui dipendono quasi tutte le agenzie federali, ha finito i soldi ed ha mandato molte persone a casa o in vacanza non retribuita, o li ha obbligati a lavorare in condizioni di volontariato. Come risultato, anche i portali web sono stati "temporaneamente" chiusi o fortemente ridotti. Nel caso del portale della NOAA, appare il seguente messaggio: "A causa della scadenza degli stanziamenti del Congresso per l'anno fiscale 2019, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti è chiuso. I siti web del dipartimento del commercio non saranno aggiornati fino a nuovo avviso", e rimane un menù minimale con i soli dati meteorologici misurati e previsti per gli USA. Questo tipo di situazioni non è una novità, visto che ad esempio nel 2018 era già capitato altre due volte, durante lo spazio di un weekend. Ora la situazione appare più ingarbugliata: il provvedimento che sanava la situazione è stato respinto dal Presidente Trump in persona.
In mancanza dei dati dal portale NOAA, proviamo quindi a fare una valutazione usando i database climatici più noti. Uno è sicuramente quello della CRU (Climatic Research Unit) della East Anglia University, il cui database HadCRUT4 globale è scaricabile qui. E l'altro è quello del GISS (Goddard Institute for Space Studies) della NASA, il cui database GISST è accessibile da qui. Per ovviare al problema del dato mancante relativo a dicembre 2018 (che verrà fornito in seguito, dopo i controlli di circostanza), abbiamo usato il valore del dicembre 2017. Questa sostituzione, a giudicare dai valori relativi all'ultimo sessantennio, comporta un errore medio tra 0,00 e 0,01 °C, ed un errore massimo pari a ±0,04 °C per i dati HadCRU e ±0,03 °C per i dati GISST, che non cambiano in modo significativo il risultato. (altro…)
database NCEP/NCAR, della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l'agenzia governativa statunitense che si occupa di meteorologia e clima. Quest'anno invece non è stato possibile, in quanto dallo scorso 23 dicembre il Dipartimento del commercio degli USA, da cui dipendono quasi tutte le agenzie federali, ha finito i soldi ed ha mandato molte persone a casa o in vacanza non retribuita, o li ha obbligati a lavorare in condizioni di volontariato. Come risultato, anche i portali web sono stati "temporaneamente" chiusi o fortemente ridotti. Nel caso del portale della NOAA, appare il seguente messaggio: "A causa della scadenza degli stanziamenti del Congresso per l'anno fiscale 2019, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti è chiuso. I siti web del dipartimento del commercio non saranno aggiornati fino a nuovo avviso", e rimane un menù minimale con i soli dati meteorologici misurati e previsti per gli USA. Questo tipo di situazioni non è una novità, visto che ad esempio nel 2018 era già capitato altre due volte, durante lo spazio di un weekend. Ora la situazione appare più ingarbugliata: il provvedimento che sanava la situazione è stato respinto dal Presidente Trump in persona.
In mancanza dei dati dal portale NOAA, proviamo quindi a fare una valutazione usando i database climatici più noti. Uno è sicuramente quello della CRU (Climatic Research Unit) della East Anglia University, il cui database HadCRUT4 globale è scaricabile qui. E l'altro è quello del GISS (Goddard Institute for Space Studies) della NASA, il cui database GISST è accessibile da qui. Per ovviare al problema del dato mancante relativo a dicembre 2018 (che verrà fornito in seguito, dopo i controlli di circostanza), abbiamo usato il valore del dicembre 2017. Questa sostituzione, a giudicare dai valori relativi all'ultimo sessantennio, comporta un errore medio tra 0,00 e 0,01 °C, ed un errore massimo pari a ±0,04 °C per i dati HadCRU e ±0,03 °C per i dati GISST, che non cambiano in modo significativo il risultato. (altro…) A qualcuno piace caldo, 10 anni dopo
Poco più di 10 anni fa ho pubblicato il mio primo libro “A qualcuno piace caldo”, in cui avevo scelto di spiegare il problema dei cambiamenti climatici a partire dalle teorie “alternative” a quella proposta dalla (già allora) stragrande maggioranza della comunità scientifica. Teorie che 10 anni fa trovavano spazio molto più facilmente su giornali e televisioni. Dopo un’introduzione sui temi delle inevitabili incertezze presenti nella scienza del clima e della necessità e importanza del consenso scientifico (Parte 1), avevo mostrato lo scarso spessore di queste teorie (Parte 2), che si rifacevano a miti e storielle già più volte confutate nella letteratura scientifica. La parte più impegnativa è stata raccontare i soggetti che le propagandavano (Parte 3), il loro linguaggio e il loro contesto, cercando di far intuire le ragioni (es. esibizionismo, narcisismo, necessità di visibilità politica) che motivavano alcuni a proporre sistematicamente un vero e proprio negazionismo climatico. Nella parte “In limine” (Parte 4) avevo infine mostrato l’impreparazione del mondo dell’informazione e di suoi autorevoli protagonisti nell’affrontare questo grande problema.
Il libro ha avuto un discreto successo, anche fra gli addetti ai lavori, e questo ha fatto piacere. L’idea di fondare Climalteranti è nata anche sulla spinta dei riconoscimenti ricevuti, e sull’importanza di aggiornare costantemente le analisi contenute nel libro. (altro…) I progressi del Katowice Climate Package
La COP24 che si è svolta a Katowice ha prodotto risultati ad ampio spettro sull'Accordo di Parigi, fra cui le attese regole sui meccanismi di trasparenza sull’implementazione degli impegni di riduzione delle emissioni, nonché indicazioni chiare per l'incremento a breve degli stessi.
Dopo quindici giorni di negoziato serrato e
prolungato, durato un giorno più del previsto, la COP24 di Katowice ha prodotto in sostanza quasi tutto quello che era chiamata a fare, risultato nient’affatto scontato.
È presto ora per un’analisi attenta dei documenti approvati (di cui questo è il principale - descrittivo di tutti i grandi capitoli - mentre gli altri sono disponibili qui – scorrere verso il basso), delle conseguenze del negoziato e del ruolo dei diversi attori, di chi ha spinto per una maggiore ambizione e di chi ha condotto battaglie di retroguardia per cercare fino all'ultimo di indebolire i risultati finali.
Ci limitiamo qui a riportare un quadro generale dei risultati, che il comunicato stampa dell’UNFCCC saluta come importanti. Apprezzamenti, ma anche insoddisfazioni, possono essere ascoltati nelle dichiarazioni dei più importanti gruppi negoziali nella plenaria finale (Joint plenary meeting for closing statements) possono essere ascoltate nel webcast UNFCCC. Nell’ordine: Egitto (in rappresentanza di G77+China) a 1.10; UE a 6.25; Svizzera (Environmental Integrity Group) a 11.02; Australia (Umbrella Group) a 13.50; Etiopia (LDC) a 17.15; Maldive (OASIS) 20.45; Gabon (African Group) a 26.10. Malaysia (like-minded developing countries) a 29. 40; India (basic) 35.37; Colombia (ALIAC) 42.20; Filippine 47.20; Cina (50.28); quindi gli “osservatori” del negoziato, Business&Industry NGO (56.31), Environmental NGO (59.40), Agricoltori (1.04.10), Indigenous People (1.06.55), Governi e municipalità locali (1.10.25), Women and Gender NGO (1.13.05), Youth NGO (1.16.20). Ha poi concluso Grenada (1.20.03). (altro…)
prolungato, durato un giorno più del previsto, la COP24 di Katowice ha prodotto in sostanza quasi tutto quello che era chiamata a fare, risultato nient’affatto scontato.
È presto ora per un’analisi attenta dei documenti approvati (di cui questo è il principale - descrittivo di tutti i grandi capitoli - mentre gli altri sono disponibili qui – scorrere verso il basso), delle conseguenze del negoziato e del ruolo dei diversi attori, di chi ha spinto per una maggiore ambizione e di chi ha condotto battaglie di retroguardia per cercare fino all'ultimo di indebolire i risultati finali.
Ci limitiamo qui a riportare un quadro generale dei risultati, che il comunicato stampa dell’UNFCCC saluta come importanti. Apprezzamenti, ma anche insoddisfazioni, possono essere ascoltati nelle dichiarazioni dei più importanti gruppi negoziali nella plenaria finale (Joint plenary meeting for closing statements) possono essere ascoltate nel webcast UNFCCC. Nell’ordine: Egitto (in rappresentanza di G77+China) a 1.10; UE a 6.25; Svizzera (Environmental Integrity Group) a 11.02; Australia (Umbrella Group) a 13.50; Etiopia (LDC) a 17.15; Maldive (OASIS) 20.45; Gabon (African Group) a 26.10. Malaysia (like-minded developing countries) a 29. 40; India (basic) 35.37; Colombia (ALIAC) 42.20; Filippine 47.20; Cina (50.28); quindi gli “osservatori” del negoziato, Business&Industry NGO (56.31), Environmental NGO (59.40), Agricoltori (1.04.10), Indigenous People (1.06.55), Governi e municipalità locali (1.10.25), Women and Gender NGO (1.13.05), Youth NGO (1.16.20). Ha poi concluso Grenada (1.20.03). (altro…)
Clima: l’appello degli scienziati italiani
Climalteranti aderisce alla dichiarazione che, nell’ambito della conferenza SISC 2015, le società e le associazioni scientifiche italiane hanno sottoscritto per inviare alla COP21 di Parigi un messaggio chiaro dall’Italia: un messaggio di collaborazione e di integrazione transdisciplinare. I cambiamenti climatici costituiscono per la comunità internazionale una delle sfide più complesse e importanti, le cui conseguenze negative hanno un’elevata rilevanza per economie e società, non solo per l’ambiente. Allo stesso tempo, rappresentano anche un’opportunità per rinnovare i sistemi economici e introdurre...
Il record di una giornalista disinformata
La giornalista Annalisa Chirico è riuscita a pronunciare 13 stupidaggini sul tema del cambiamento climatico in soli 76 secondi. Si tratta di un record per i programmi televisivi di prima serata, e non solo. In un fortunato saggio di qualche anno fa, il filosofo Harry Frankfurt ha spiegato nel dettaglio la differenza fra l’errore (dovuto alla mancanza di conoscenza), la bugia (una volontaria asserzione falsa), e la stronzata. Il libro si intitolava proprio Stronzate (Rizzoli edizioni), era una dotta...
Un altro passo in avanti verso l’accordo di Parigi
La sessione del negoziato UNFCCC che si è svolta a Bonn da 19 al 23 ottobre è stato un altro momento importante per la costruzione del nuovo accordo di Parigi. Seppur meno note delle COP, è in queste sessioni intermedie che si affrontano i punti critici del negoziato, ed è evidente che le decisioni prese a meno di 40 giorni dall’inizio della COP sono fondamentali. Come già spiegato in altre occasioni, cosa è successo a Bonn si può desumere dai...
Dai 148 “INDC” un primo freno alle emissioni globali
Il percorso iniziato a Durban per un nuovo protocollo da adottare a Parigi ha prodotto importanti impegni volontari da parte di molti Paesi, sia in termini di riduzione delle emissioni di gas climalteranti che in altri ambiti tematici (adattamento, scambio tecnologico, finanziamenti). Ben 148 paesi hanno sottoposto i loro impegni di riduzione in preparazione della conferenza sul Clima di Parigi, denominati “Intended Nationally Determined Contribution” (INDC), che proponiamo di tradurre in italiano come “Contributi promessi stabiliti a livello nazionale nazionale”....
Cambiamento climatico e sicurezza alimentare: il caso del riso in pianura padana
Il cambiamento climatico può ridurre la produzione agricola ed aumentare consumo d’acqua relativo sul pianeta, mettendo a rischio la sicurezza alimentare. Dopo il mais nel cremonese ed un caso studio in Nepal, ritorniamo in Italia per mostrare come le modifiche del clima futuro potranno colpire la produzione del riso in pianura padana. Il 5° rapporto IPCC sottolinea (AR5, WGII, Capitolo 7) come la sicurezza alimentare sia a rischio per il cambiamento climatico in atto: «In assenza di (strategie di, ndr)...
Premio “A qualcuno piace caldo” 2014: non assegnato
Il raggiungimento dell’estensione minima dei ghiacci artici è tradizionalmente l’occasione per assegnare il Premio “A qualcuno piace caldo”, “alla persona o all’organizzazione italiana che più si è distinta nel diffondere argomentazioni e notizie errate sulla fenomenologia dei cambiamenti climatici, sugli impatti e sui costi e benefici delle misure di mitigazione”. Per l’anno 2014 i membri del Comitato Scientifico di Climalteranti non hanno trovato negli interventi sui principali quotidiani nazionali e in televisione un candidato meritevole del premio. È questa un’ottima...
Il clima futuro in Italia
Le proiezioni dei modelli climatici sull’Italia indicano per i prossimi decenni un netto aumento dei valori medi e degli estremi delle temperature; per la tendenza alla diminuzione delle precipitazioni e alla progressiva concentrazione delle stesse in eventi più intensi, i margini di incertezza sono più ampi. . L’osservazione delle variazioni climatiche del passato recente e in corso e la stima di quelle future costituiscono il presupposto indispensabile alla valutazione degli impatti e alla definizione delle strategie e dei piani di...
Il ruolo della crisi nella riduzione delle emissioni nazionali di gas serra
Le emissioni totali di gas serra in Italia nel periodo del Protocollo di Kyoto sono state inferiori del 4,5% rispetto alle emissioni del 1990, vicine all’obbiettivo del -6,5% assunto dall’Italia. Un’analisi di scenario mostra che, in assenza della crisi economica, le emissioni sarebbero cresciute tra il 4,5% e il 6,0%. . In un precedente post avevamo valutato il contributo dei diversi fattori (popolazione, crisi economica, efficienza energetica, rinnovabili), all’andamento delle emissioni di gas serra in atmosfera nel periodo 1990-2013, attraverso...
Fotografie e video sui cambiamenti climatici
Per chi volesse concludere la pausa estiva occupandosi un poco di cambiamenti climatici, ci sono diverse interessanti possibilità. . La prima è rivedere le foto della bella mostra fotografica del progetto #EverydayClimateChange, una rassegna di fotografie sul tema dei cambiamenti climatici provenienti da 6 continenti. La mostra, curata da James Whitlow Delano e Matilde Gattoni in collaborazione con la Fondazione Eni Enrico Mattei, si è svolta a Milano presso la Galleria dell’Institut français Milano ed è da poco terminata. Alcune...
Abbagliati dal Sole
Fra gli argomenti usati dai negazionisti della causa umana del riscaldamento globale, un posto di rilievo ha sempre avuto il Sole. È un mito intramontabile, che non passa mai di moda. E anche se sistematicamente smentito, ogni tanto riappare come l’Araba Fenice. Un recente esempio ce lo fornisce, sorprendentemente, la Società Chimica Italiana (SCI) che nel numero di giugno della sua rivista “La chimica e l’industria” pubblica un contributo di Salvatore Mazzullo dal titolo “Variazione secolare della costante solare e...
