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Al bar con Pierluigi Battista

L’articolo di Pierluigi Battista “Urgente allarme cercasi” è un caso esemplare di cosa si può scrivere sul tema del riscaldamento globale se non ci si documenta e si vuole a tutti i costi dare un messaggio tranquillizzante, a costo di confondere la realtà con le proprie aspirazioni.

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L’articolo, pubblicato sull’inserto “Sette” del Corriere della Sera del 21 maggio 2010, contiene una serie di fraintendimenti da record anche per un opinionista che scrive su una rivista generalista. Parole in libertà, senza alcun minimo tentativo di verifica, di controllare l’aderenza alla realtà.
Lo stile è un classico del negazionismo climatico, esagerare i problemi per dire che sono falsi (ne abbiamo già parlato qui), mischiando il problema reale dei cambiamenti climatici a presunte catastrofi inventate o mai realmente annunciate, per denigrare in generale il lavoro del gli scienziati (“ma quante volte si sbagliano questi scienziati?”) e le politiche ambientali.

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In ordine di apparizione, l’elenco dei temi trattati da Battista è il seguente.
·    il buco dell’ozono (non c’è più)
·    effetto serra (in agguato per i palati assuefatti alla salsa catastrofista)
·    il 2012 dei Maya (sconquasso dell’universo)
·    i ghiacci (non c’è più la certezza matematica della loro scomparsa entro il 2031)
·    le email rubate (un giro di mail in cui si prefigurava la falsificazione dei dati)
·    la crisi petrolifera degli anni ’70 (avevano stabilito che l’umanità non avrebbe avuto più il petrolio entro il duemila)
·    l’aviaria (avevano stabilito che le vittime si sarebbero calcolate a milioni entro pochi mesi)
·    l’influenza suina (non è stata debellata… ma non si sa mai)
·    l’inquinamento degli aerei (non è posi così terribile)
·    le marmitte catalitiche (inquinano quanto e più di prima, “altrettanto spietatamente”)
·    il Protocollo di Kyoto (non è stato applicato)
·    la fine delle mezze stagioni (lo sapevano anche le nonne)
·    la crisi economica (non è stata prevista)

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Su un punto (il terzo) Battista ha ragione. Siamo tutti certo d’accordo che il continuo allarme per catastrofi immaginarie sia controproducente (un’analisi dei limiti di queste posizioni è disponibile qui), e che alcune operazioni di catastrofismo mediatico, come quella  della presunta fine del mondo nel 2012 sono vergognose.
Ma per tutti i punti che riguardano il clima e l’ambiente Battista sbaglia. Forse semplicemente perché non sa di cosa sta parlando.

·    Il buco dell’ozono non si è chiuso (anzi “ricucito, saldato, cicatrizzato”). Pochi giorni fa, per ricordare i 25 anni dalla scoperta del “buco dell’ozono”, si è svolto un convegno che ha fatto il punto della situazione. Un articolo uscito su Nature mostra che pur se il problema è stato efficacemente posto sotto controllo, grazie alla riduzione delle emissioni di sostanze clorofluorurate decisa dal Protocollo di Montreal, la guarigione sarà lenta e durerà ancora diversi decenni. Non è una guarigione che è avvenuta per caso, o perché il problema non esisteva: è proprio il risultato di una  politica ambientale mirata.
·    L’effetto serra è un fenomeno indiscutibile della scienza dell’atmosfera, la sua accentuazione da parte delle attività antropogeniche è indiscutibile e i conseguenti cambiamenti climatici sono stati recentemente definiti “una delle più grandi sfide del nostro tempo” da un accordo firmato dai rappresentanti delle più grandi nazioni del mondo. Che le conseguenze possono essere potenzialmente catastrofiche è stato recentemente scritto in una lettera firmata da 255 membri dell’Accademia delle Scienze USA, fra cui 11 premi Nobel.
·    L’errore dell’IPCC sul futuro dei ghiacci dell’Himalaya, è effettivamente successo, ma come abbiamo già mostrato questo non toglie che anche in Himalaya i ghiacci continuano a ritirarsi. È un’esagerazione scrivere che qualcuno aveva parlato di “certezza matematica” della scomparsa dei ghiacci Himalayani. Notare che è citato come riferimento l’anno 2031, mentre l’errore dell’IPCC era relativo al 2035. Il riferimento al 2031 potrebbe essere un mero errore di stampa, ma potrebbe essere un sintomo che Battista scrive senza minimamente approfondire o verificare le fonti.
·    Dalle email rubate non è emersa prova di alcuna falsificazione dei dati alla base della scienza del clima, come già discusso.
·    La previsione fatta negli anni ’70 sulla fine del petrolio entro l’anno 2000 (di solito attribuita al rapporto “I limiti dello sviluppo” del “Club di Roma”) frequentemente utilizzate per sminuire le preoccupazioni sul futuro riscaldamento globale, è una storiella che circola come una catena di Sant’Antonio, pur non avendo fondamento, come già raccontato anni fa da Ugo Bardi.
·    Le marmitte catalitiche non inquinano più di prima, hanno contribuito a riduzioni molto importanti di molti inquinanti emessi dal traffico veicolare, come ossidi di azoto, monossido di carbonio, composti organici volatili (molti dei quali anche cancerogeni). Se non ci fossero state le marmitte catalitiche, le nostre città sarebbe senza ombra di dubbio molto più inquinate di quanto lo sono ora. (Probabilmente Battista si riferisce ai problemi posti dalla sostituzione, come antidetonante delle benzine, del Piombo con l’MTBE, ma questo non riguarda le indubbie capacità dei convertitori catalitici di ridurre le sostanze inquinanti).
·    Il Protocollo di Kyoto è stato ratificato da 190 dei 194 paesi che hanno firmato la Convenzione sul Clima. Non è stato applicato solo da chi non l’ha ratificato (es. gli USA). Sarà rispettato da molti dei paesi che l’hanno approvato, fra cui sicuramente l’Europa. Il fatto che le emissioni globali di gas serra siano aumentate nonostante l’applicazione del Protocollo di Kyoto, non è cosa di cui stupirsi visto che il Protocollo riguardava solo alcuni paesi, in via delle”responsabilità comuni ma differenziate”, principio alla base della Convenzione sul Clima.

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Leggendo l’articolo di Battista, sorge quindi una domanda: che differenza c’e’ tra un giornalista e qualcuno che fa semplicemente chiacchiere da bar? In teoria il giornalista sarebbe qualcuno che dovrebbe fare informazione, mentre il chiacchieratore-da-bar può prendersi la libertà di rimasticare luoghi comuni. Al bar si possono anche sentire discorsi profondi e ben preparati, ma certo nessuno si stupisce se fra un Campari e una patatina si racconta che il buco dell’Ozono si è cicatrizzato.
La responsabilità di un giornalista nel diffondere notizie infondate è anche maggiore se si considera la recente notizia secondo cui alcuni studi dimostrerebbero che le notizie sbagliate possono persistere molto a lungo, nonostante eventuali smentite e correzioni.
Non rimane che auguraci che Battista segua prima o poi quanto suggerito dal suo direttore, Ferruccio De Bortoli:
… Il giornalista è un buon professionista se non polemizza coi fatti quando, descrivendoli, si accorge che smentiscono le sue idee. Le sue idee sono rispettabili, per carità. Ma il giornale e la Rete non sono proprietà personale. Bisogna rispettare di più il diritto del lettore ad avere una rappresentazione onesta della realtà. Perché solo così quel lettore può decidere al meglio. E perché solo così un cittadino è informato e libero…
…Dunque, idee e proposte. E soprattutto: notizie, notizie, notizie. Verificate, verificate, verificate. In libertà, ma con la massima responsabilità. Senza nascondere nulla, ma riconoscendo di più i propri errori…
”.

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Testo di Stefano Caserini, con contributi di Alessio Bellucci e Laura Tagliabue.

47 responses so far

47 Responses to “Al bar con Pierluigi Battista”

  1. homoereticuson Mag 27th 2010 at 08:35

    settimana scorsa ho avuto la sventura di imbattermi in questa perla. Purtroppo è da tempo che Battista si esercita su questi temi (se non sbaglio, almeno la terza volta) e sempre con risultati (questi sì!) veramente catastrofici.
    Suppongo che scrivere al giornale non serva nulla. Dico bene? E pare purtroppo (leggevo ieri Caprara, sempre del CDS), che questa ignobile campagna disinformativa stia ottenendo i risultati voluti sull’opinione pubblica, con quanto mai probabili riflessi sull’agenda politica. E intanto passano i decenni.

  2. Gianfrancoon Mag 27th 2010 at 14:19

    Non leggo più niente di Battista verso il quale ho maturato nel tempo profonda disistima.
    Ieri invece ho letto anch’io il paginone di Caprara, un’accozzaglia di argomenti della propaganda negazionista.
    Più ci penso più mi convinco che la linea editoriale, o se preferite strategia comunicativa, del CdS sia non tanto convincere i lettori degli argomenti negazionisti, che per lo più non superano il vaglio di una verifica minimamente accurata, quanto creare l’impressione che vi sia incertezza, confusione e forse anche un po’ di malafede in modo da procrastinare il più a lungo possibile (“in attesa che le questioni aperte si chiariscano e nel solo intento di non prendere decisioni affrettate” ben s’intende) ogni azione tendente a liberarci dalla dipendenza dai conbustibili fossili.

  3. Arturoon Mag 27th 2010 at 15:21

    Purtroppo non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere. I negazionisti continueranno a negare l’evidenza dei dati, i quali dicono esplicitamente che il clima si sta riscaldando. Negazionisti foraggiati e a libro paga delle lobby del “Business as usual”. Non c’è che da rassegnarsi, la comunità scientifica dovrà continuare a smentirli, finchè ci sarà rimasta una goccia di petrolio, di carbone o di gas naturale da estrarre. Ma prima saremo tutti bolliti come rane a fuoco lento.

  4. Arturoon Mag 27th 2010 at 15:22

    a dimenticavo … certi “giornalisti” andrebbero radiati dall’albo!!

  5. oca sapienson Mag 27th 2010 at 16:50

    @Arturo
    Sarei per radiare l’albo.
    Battaglia fa disinformazione, mentre Caprara dà notizie vecchie e nuove, ma con poche imprecisioni, per es. che la mazza da hockey sarebbe diventata “l’architrave degli atti ufficiali dell’Ipcc”

  6. FRUSHon Mag 27th 2010 at 19:01

    RADIARE…che parolone…e se ci andava più pesante cosa facevate lo impiccavate?!!! nonostante il post interessante come al solito a qualcuno è scappata la mano. pardòn la tastiera.

  7. oca sapienson Mag 27th 2010 at 21:50

    @Frush
    dà del voi ad Arturo? Si vede che è nuovo di internet.
    Si tranquillizzi, se scrive “andrebbe radiato” intende dire che se uno riceve privilegi pagati dalla collettività per informarla e fa il contrario, dovrebbe cambiare lavoro. Lei pensa che sia una pretesa esagerata, perché a suo avviso un piromane deve poter fare lo stesso il pompiere, un ladro il poliziotto ecc.?

  8. Telegraph Coveon Mag 27th 2010 at 22:43

    E allora questo ?

    http://www.lastampa.it/_settimanali/tst/PDF/5.pdf

  9. homoereticuson Mag 28th 2010 at 11:45

    @telegraph
    grazie della segnalazione, mi sembra che siamo rimasti tutti basiti. L’articolo è davvero agghiacciante 🙂 , se mi perdonate la battuta un po’ facile. Da dove salta fuori questo russo?

  10. Claudio Costaon Mag 28th 2010 at 17:31

    @ telegraph

    anch’io ringrazio

    @ homoereticus

    Avresti invece dovuto chiederti da dove salta fuori Charles Hansen, che mi risulta un ciclista o un fotografo…sarà mica il James?

    Comunque dell’Habibullo ti può interessare questo

    http://journals.cambridge.org/action/displayAbstract?fromPage=online&aid=288608

    Habibullo I. Abdussamatov “About the long-term coordinated variations of the activity, radius, total irradiance of the Sun and the Earth’s climate” Proceedings of the International Astronomical Union (2004), 2004:541-542 Cambridge University Press doi:10.1017/S1743921304006775

  11. Vincenzoon Mag 28th 2010 at 20:58

    Ma questo Habibullo è ancora fermo alle macchie solari… ormai non se le fila più nessuno .. almeno aggiornarsi con i raggi cosmici …
    Proceedings of … chissè se qulcuno a fatto una revisione.. dubito molto .. al limite qualche astronomo Kazako…
    mi sa che la prossima volta il Battista parlerà anche di questo …

  12. Claudio Costaon Mag 29th 2010 at 07:57

    Revisione Kazaka?
    Il journal è edito dalla Cambridge university press

    In line with the commitment of Cambridge University Press to advance learning, knowledge and research worldwide, the Press currently publishes over 220 peer-reviewed academic journals for the global market

    e sono gli atti della IAU International Astronomical Union associazione di astrofisici con più di 10000 membri

    Non è che è lei fermo ai raggi cosmici?

    Sono diversi i tipi di interazione del flusso magnetico solare con l’atmosfera
    Secondo Katya Georgieva l’effetto del sole sul clima si suppone che sia attraverso:
    – la modulazione del flusso di raggi cosmici che colpiscono l’ozono stratosferico
    – la modulazione dei raggi ultravioletti con azioni sempre sull’ozono startosferico
    – e / o la formazione di aerosol di ionizzazione che fungono da semi di nebulizzazione,
    – e / o con la modifica del circuito elettrico globale
    – e, infine, a causa della variazione della trasparenza dell’atmosfera

    http://www.iop.org/EJ/article/1755-1315/6/9/092016/ees9_6_092016.pdf?request-id=8e517d78-d0ca-42ea-8628-27ee1c1f3eca
    Katya Georgieva “The role of the sun in climate change” Earth and Environmental Science 6 (2009) 092016 doi:10.1088/1755-1307/6/9/092016

    E la J Haig aggiunge anche l’influsso sulla circolazione atmosferica

    J. D. HAIGH M. BLACKBURN “SOLAR INFLUENCES ON DYNAMICAL COUPLING BETWEEN THE STRATOSPHERE AND TROPOSPHERE” SPACE SCIENCE REVIEW, 2006, Vol: 125, Pages: 331 – 344

  13. Vincenzoon Mag 29th 2010 at 08:49

    @ Costa
    Il journal è edito dalla Cambridge university press

    e allora? aveva pubblicato anche il libro di Lomborg in cui poi hanno trovato una marea di errori, alcuni anche gravi

    @
    e sono gli atti della IAU International Astronomical Union associazione di astrofisici con più di 10000 membri

    appunto: sono astronomi, studiano l’astronomia, magari sono anche bravi in questo.. sul clima del nostro pianeta hanno tutto il diritto di non sapere granchè..

    @ Sono diversi i tipi di interazione del flusso magnetico solare con l’atmosfera

    si, certo, tutte cose note.. contano per il 2-3 % o giù di lì.. ma so che convincere Lei è impossibile per cui liberissimo di credere che tutto è causato dal sole.. va benissimo

  14. Claudio Costaon Mag 29th 2010 at 09:03

    @ Vincenzo

    James Hansen non Charlie, dice che le variazioni solari incidono come media 0,12 w/mq cioè il 4% sul valore medio di RF e come massimo 0,30 w/mq cioè l’8% sul valore medio di RF

    Quindi un pò di più del 2-3 %

    In entrambi i casi questa minima influenza non è credibile perchè non spiega in alcun modo le fluttuazioni climatiche dell’Holocene………. ma neanche quelle del 900

  15. Vincenzoon Mag 29th 2010 at 11:43

    @ Costa
    quello era il passato
    comun va be, hanno contato nel passato per il 4 % o 5 % 8 % massimo, e cosa cambia ?

  16. Marcello Vichion Mag 29th 2010 at 12:59

    e purtroppo stiamo uscendo di tema ancora una volta. Il post era chiaramente volto a segnalare come illustri professionisti possano ovviare alle regole di base del loro mestiere e seguire le mode. Tra l’altro Battista non ha menzionato l’attività solare nel suo esercizio da Bar Sport, quindi spostare il tema in questa maniera è decisamente un po’ dilettantistico per un esperto navigato del contradditorio ad oltranza quale Claudio Costa. Mi sarei aspettato di meglio.
    Ma io mi chiedo un’altra cosa. Ho provato a scaricare l’articolo di Abdussamatov perche’ data la mia ignoranza in quel campo volevo informarmi di piu’, e il volume di proceedings costa 30 sterline. Immagino che Gabriele Beccaria e Costa lo abbiano scaricato e letto. Il primo, perche’ un vero giornalista si documenta (e un giornale come La Stampa si puo’ permettere di spendere questa cifra) per poter affermare in grassetto: “Smentito il ruolo dei gas serra” (per inciso, affermazione che neanche i piu’ accaniti negazionisti osano fare perche’ scadrebbero nel ridicolo).
    Costa, me lo puo’ per favore inviare via email? Lo so che non e’ etico, ma in questi tempi di vacche magre i centri di ricerca devono risparmiare anche sulla letteratura scientifica.

  17. Claudio Costaon Mag 29th 2010 at 15:21

    @ Vincenzo

    passato?
    il rf di James Hansen arriva al 2005 esattamente 1750-2005
    in effetti però ha ragione nel dire che 2-3 % o 8% non fa molta differenza, visto che nei modelli climatici la variabilità solare per ora è comunque considerata 0

    @ Marcello Vichi

    ammetto che il tema si è spostato su un altro articolo della stampa, che presenta cmq delle inesattezze,(come l’altro del resto) non penso che il giornalista abbia letto le pubblicazioni di Habibullo Ismailovich Abdussamatov detto anche Khabibullo Abdusamatov, nato a Samarcanda che quindi dovrebbe essere un uzbeco e non un russo, secondo me La stampa si basa sull’intervento di Abdussamatov all’ultimo congresso degli scettici.

    Articoli non ne compro,(non faccio ricerca e nessuno mi finanzia, anche se ormai collaboro con l’associazione nazionale allevatori, ma è solo per dar voce a chi non ne ha, se dovessi guardare ai soldi dovrei smettere subito)
    Quindi o li trovo free on line o me li mandano per email vari amici, o cito gli abstract 30 sterilne poi mi sembrano davvero un furto per un articolo
    Trovo il sistema paradossale ed iniquo, perchè le ricerche pubblicate sono già state pagate con soldi pubblici, solo che per leggerne gli esiti bisogna pagare editori privati, e solitamente gli abbonamenti e gli acquisti sono comunque di provenienza pubblica.
    In pratica le ricerche vengono pagate due volte, la revisione in genere non viene pagata ( o sbaglio?) inoltre rimangono tagliati fuori tutti coloro che per consulenza, per formarsi o per approfondire, vorrebbero leggere gli esiti delle ricerche pubbliche ma per farlo devono sborsare 30 sterline …… mah ritengo che il sistema necessiti di revisione.
    A mio giudizio ogni accademia delle scienze dovrebbe avere le pubblicazione dei propri soci ovviamente revisionate, ma disponibili a tutti, visto che tutti le hanno pagate.

    Comunque può leggere questi più o meno il tema è sempre l’influenza dei cicli solari sul clima della terra

    http://www.gao.spb.ru/english/astrometr/Symp_223.pdf
    Habibullo I. Abdussamatov “About the long-term coordinated variations
    of the activity, radius, total irradiance of the Sun and the Earth’s climate” Proceedings IAU Symposium No. 223, 2004 International Astronomical Union DOI: 10.1017/S1743921304006775

    Qui ad es è Khabibullo Abdusamatov con la K nel nome e solo una s nel cognome, ma è sempre lui, con i nomi dei sovietici si fa sempre confusione (non mi prende i link però se li cerca ci sono on line)

    Kh. I. Abdusamatov “LONG-TERM VARIATIONS OF THE INTEGRAL RADIATION FLUX AND POSSIBLE TEMPERATURE CHANGES IN THE SOLAR CORE” Kinematics and Physics of Celestial Bodies Vol. 21, No. 6, pp. 328—332, 2005

    Kh. I. Abdusamatov “THE TIME OF THE END OF THE CURRENT SOLAR CYCLE AND THE RELATIONSHIP BETWEEN DURATION OF 11-YEAR CYCLES AND SECULAR CYCLE PHASE” Kinematics and Physics of Celestial Bodies Vol. 22, No. 3, pp. 141—143, 2006

  18. NoWayOuton Mag 29th 2010 at 18:11

    Se si continua di questo passo ci sara’ da cambiare il nome di questo blog in “la galleria degli orrori”. Sia Battista che ancor piu’ Beccaria (grazie a Telegraph Cove) forse a causa della foga del tirar acqua al propio mulino precipitano in uno sconvolgente turbine di errori.
    C’e’ un nome per indicare queste modo di procedere, disinformazione; dovrebbe essere il demonio di ogni giornalista. Ma pare che rispettabili giornali non se ne curino.

  19. adminon Mag 29th 2010 at 19:10

    TEST COMMENTI 2

  20. Gianni Comorettoon Mag 29th 2010 at 22:12

    @costa:
    Gli interventi a congressi e convegni, anche prestigioso come sono quelli dell’IAU, non sono articoli scientifici ma sono brevi comunicazioni, preliminari, per cui NON SI PRETENDE un particolare rigore. Gli atti spesso non sono rivisti da un referee, ma anche quando lo sono il referaggio viene fatto in modo molto blando. Se non ci sono errori plateali si pubblica.

    Quindi può benissimo essere una personale opinione dello studioso, non particolarmente nuova o suffragata da nuovi dati. Sono abituato al “solito” intervento di diversi miei colleghi, che portano un ulteriore esempio stiracchiato di una loro tesi ormai demolita, si ascolta civilmente, si fa qualche domanda di rito, e si archivia. Credo succeda in ogni disciplina. Se non riescono a convincere i colleghi, nessuno gli nega il diritto di pubblicare se hanno qualche ulteriore controcontrobiezione da fare, ma non si può sostenere che han provato qualcosa.

    Nel caso specifico l’intervento per cui c’è l’articolo accessibile non dice nulla. Non ci sono dati, meccanismi fisici, solo delle supposizioni e dei ragionamenti a spanne, adeguati per un intervento in un congresso ma che poi devono essere seguiti da un articolo “serio” per poter essere valutati. Possibilmente in una rivista un po’ più diffusa di “Kinematics and Physics of Celestial Bodies”, che non riesco a rintracciare neppure io astronomo.

    La Georgieva la conosco per lo stiracchiamento dei dati dell’indice AA, che NON mostra particolari correlazioni con l’andamento climatico, nonostante lei continui ad aggiungere correzioni su correzioni per cercare di migliorare il fit.

    Concordo IN PIENO con i discorsi sul costo degli articoli. Confermo che i referee non sono pagati (e referare un articolo ti porta via un paio di giorni). Credo neppure gli editori vengono pagati (o pagati granché), i costi sono nominalmente quelli operativi di stampa e gestione. Per quel che mi riguarda cerco quindi di pubblicare solo su riviste “open”.

    Anche se non c’entra un tubo, mi occupo un po’ di problemi (finanziari) degli agricoltori (che spesso sono anche allevatori) come volontario di Banca Etica, e non posso che ammirare chi cerchi di dare una mano a questo mondo.

    Sul forcing solare. La costante solare mediata sulla superficie terrestre e sull’anno varia di circa 0,3W/mq picco-picco durante il ciclo solare, ma mediata su 11 anni è rimasta sostanzialmente costante. Le variazioni, se ci sono, sono di meno di 1/10 di questo.

  21. stephon Mag 29th 2010 at 22:22

    @costa

    Habibullo è molto poco aggiornato. Fra il 2004 e il 2010 si contano numerose nuove ricostruzioni, le più importanti delle quali sono quelle di quelle di Wang 2005, Preminger 2006, Krivova 2007, Tapping 2007, Svalgaard 2007, Lean 2008 o Steinhilber 2009. Aggiornarsi un poco no, eh? Forse perché fa comodo così. Infatti, tutte queste ricostruzioni ridimensionano assai la variazione dell’attività solare nel tempo (ad es. secondo Svalgaard e Cliver 2009 il sole si trova oggi nella stessa fase in cui si trovava circa ad inizio XX secolo).

    Variabilità solare nei modelli considerata 0? Non direi proprio. A casa mia, questa si chiama balla. Vedi post del mio blog del 16/3.

    Papers a pagamento: sono comunque free e accessibili gratuitamente in qualsiasi biblioteca universitaria con la b maiuscola.

  22. Claudio Costaon Mag 30th 2010 at 01:28

    @ Comoretto

    ci sono senz’altro riviste più autorevoli
    Abdusamatov ha scritto decine e decine di articoli su giornali diversi, e da una vita, ho postato questi perchè sono full test e si riferiscono al contenuto dell’articolo de La stampa

    Su Georgieva 2009: avevo letto la sua critica, mi sembrava si riferesse però a Georgieva 2006 e non 2009 dove la Georgieva distingue l’indice toroidale aaT da quello poloidale aap e conclude che, nel lungo periodo la correlazione dell’aap con il clima è buona ( in pratica non sono le sun spot indicative, ma l’aap)

    In Fig.3 the long-term variations in aaP are compared to the long-term variations in global temperature, and a very good correspondence between the two can be seen

    Lo so mi dirà che dopo il 1985 questa correlazione manca, allora le citerò Mccracken 2007 , ma anche Steinhilber 2009 che mostrano un aumento dell’attività magnetica solare fino al 1993 e comunque più alta nella seconda metà del 900 rispetto alla prima metà

    Dare una mano: sulla banca etica molto bene, su agricoltura e allevamento la accolgo a braccia aperte a nome di 40000 allevatori italiani che settimanalmente sono accusati sui media di essere la prima o la seconda o la terza causa del riscaldamento globale.

    @ Steph

    “Variabilità solare nei modelli considerata 0? Non direi proprio. A casa mia, questa si chiama balla. Vedi post del mio blog del 16/3.”

    Guarda, io questo non lo posso sapere, lo ha detto ( e scritto nella relazione) il Cacciamani al congresso di Allumiere

    Mi risulta che nelle biblioteche universitarie serva il libretto soprattutto per ordinare un articolo dato che le riviste sono decine di migliaia, quindi è impossibile trovarle tutte in loco. Libretto che io ho consegnato da una bella pezza. Almeno ai miei tempi, fine anni ottanta, era così. Il sistema adesso è cambiato?

    Sul peso del sole ne abbiamo già parlato: tu citi alcuni autori, io altri, che dicono altro, e torniamo al solito giro della morte

    Solo che anche con il beneficio del dubbio dal 1975 in giù fino a 8000 anni fa, non può che essere la variabilità solare a dominare i cambiamenti climatici, se fosse (e non può che essere così) non si capisce perchè dal 1975 in poi, questa variabilità solare sparisca.

  23. Antonioon Mag 30th 2010 at 09:05

    Concordo con Vichi che è meglio rimanere in tema (anche se la divagazione è interessante, e si trovano cose nuove che come previsto non cambiano le conclusioni sul contributo del sole già chiare 10 anni fa).
    Secondo me c’è un problema più generale di credibilità di molti editorialisti del Corriere.
    Le parole di De Bortoli che avete riportato hanno solo un difetto: sono solo parole, Nei fatti molti articoli del Corriere sono sullo stile dell’articolo penoso di Battista.
    Ad esempio leggete l’ultimo articolo di Travaglio su un altro supporto autorevolissimo editorialista del Corriere, Galli della Loggia
    http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2489299&yy=2010&mm=05&dd=19&title=galli_e_caduto_dalla_loggia

    Alla fine il problema è che questi grandi giornali (Corriere e La Stampa) hanno una linea, che è quella di far piacere ai loro editori; e se i fatti, la realtà, non sono congruenti alla linea, non è un problema cambiarli.
    Gli articoli di Beccaria, di Caparra, l’era glaciale che arriva o l’himalaya che sta bene di qualche post fa, sono in quella direzione
    Battista ha proprio polemizzato con i fatti, come ha scritto De Bortoli. Ma per De Bortoli non è un problema. O può essere anche che De Bortoli non sappia nulla di clima e di ambiente, per cui non sa giudicare l’articolo di Battista…

  24. Lillaon Mag 30th 2010 at 10:46

    Non so, non credo sia solo una questione di editori. Battista a parte, che su Sette scrive sempre articoli del genere in questo campo, il tema dei cambiamenti climatici sul Corriere è trattato secondo la linea di “neutralità” del giornale: più o meno esce un articolo che sottointende una certa posizione e uno che appoggia la posizione opposta. Il problema è che la scienza non è politica, non è opinione, e i media pensano sia giusto applicare una sorta di “par condicio” anche nel campo scientifico, per dare spazio a tutte le voci. Il che è giusto in generale, ma se non si rispettano le proporzioni e si applica la linea “1 pro e 1 contro” la gente continuerà a credere che gli scienziati siano “50% a favore e 50% contro”. Ovvio che poi la gente è confusa e non ha idea di quale siano le proporzioni dell’accordo scientifico raggiunto sul tema dell’AGW. Risultato è che la gente pensa: “gli scienziati si mettano d’accordo e poi facciano sapere. Intanto io non faccio nulla, non mi interesso e mi preoccupo di altro”. Risultato è che i politici pensano: “mi preoccupo di altro”. Infatti in Italia una politica climatica è inesistente… Piccolo problema: quando tutti saranno d’accordo, cioè quando le conseguenze dei cambiamenti climatici saranno diventate ingestibili e innegabili, sarà troppo tardi per fare qualcosa, per via dell’inerzia del sistema climatico e dei tipping elements che contiene. Esempio (ma ce ne sono molti altri): http://antonellopasini.nova100.ilsole24ore.com/2010/03/non-solo-co2-cosa-succede-a-nord-della-siberia.html

    p.s: adoro quando Travaglio parla di Galli della Loggia !!

  25. Gianfrancoon Mag 30th 2010 at 15:52

    @ Lilla
    Concordo su quasi tutto, in particolare sulla necessità di rimboccarsi le maniche e contrastare il surriscaldamento globale antropogenico in tutti i modi possibili, primo fra tutti liberarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili. Nel frattempo gli studiosi si metteranno d’accordo. Dalle nebbie di un remoto liceo classico emerge una frase latina che mi sembra faccia al caso (cito a memoria): “Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur”.
    C’è però un punto, assai meno importante, su cui qualcosa mi sfugge; sarebbe così cortese da indicare un solo articolo del Corriere favorevole al modello standard del surriscaldamento globale causato dei gas serra antropogenici?
    Il mitico Corrierone è celebre per il “cerchiobottismo”, ma in questo caso mi sembra ci siano molti più cerchi che botti (o viceversa se preferisce).
    Grazie comunque per aver ricordato la necessità di agire in tempo utile, sottolineata anche dal post sulle opportunità di lavoro nella green economy.

  26. Marcello Vichion Mag 30th 2010 at 17:43

    Credo che Lilla abbia veramente centrato il problema: il dramma del giornalismo scientifico o pseudo-tale e’ far passare per opinioni le discussioni scientifiche in modo da “dar voce” a tutti. Uno scienziato avra’ anche la sua opinione sui fatti che analizza, ma di solito negli articoli scientifici viene espressa nella parte finale dedicata alle “Discussions”. In quella sezione è possibile speculare, seguire il proprio istinto e suggerire ricerche future. Ma se le speculazioni non sono supportate completamente dai fatti, non finiranno mai nella parte delle conclusioni. Purtroppo accade a volte che le speculazioni finiscano negli abstracts, dove vanno alla merce’ di lettori incauti che privi del metodo scientifico non vanno ad appurare completamente le fonti e si fermano a quelle 250 parole. I giornalisti non capiscono che nella scienza la forza non sta nel numero delle persone che condividono una opinione, ma nella relazione tra numero di evidenze e teorie che le spiegano. Per prendere un esempio evergreen che torna spesso in ogni post, se la variabilità solare da sola, oppure la variabilità climatica naturale in generale fosse sufficiente a spiegare i cambiamenti osservati “all else being equal”, state pur certi che sarebbe riportato nella letteratura. Ma non e’ cosi’, con buona pace di Costa, ed e’ quindi un puro esercizio fare il cosiddetto cherry-picking e selezionare gli articoli che trattano l’argomento come una litania.
    Nel primo capitolo dell’IPCC AR4 WG I (purtroppo sempre troppo poco letto o con disattenzione) viene citata la risposta di Einstein quando gli venne segnalato il pamphlet intitolato “100 autori contro Einstein” nel quale si refutavano le sue teorie. Come riportato anche qui (http://en.wikipedia.org/wiki/100_Authors_Against_Einstein), si dice che abbia risposto “Perche’ 100? Se fossi nel torto, uno solo sarebbe stato sufficiente”
    Meditate gente, meditate…

  27. oca sapienson Giu 1st 2010 at 20:58

    @Tel. Cove
    LOL, Beccaria ha tradotto e infiocchettato l’articolo del World Nut Daily:
    http://www.wnd.com/index.php?fa=PAGE.view&pageId=155225

    @homoereticus
    Abdusamatov è famoso, è quello del clima marziano che serve a prevedere quello terrestre (giuro).

    @Marcello V. e Lilla
    Il giornalismo scientifico più che un dramma è un’assenza. Tanto, basta qualcuno che traduce e infiocchetta qualcosa, meglio se “polemico” per “fare notizia”. Credo che sia anche una scelta degli editori, non ritengono l’informazione un servizio pubblico. Comunque tutti i quotidiani sono in crisi, forse pensano di uscirne con le chiacchiere da bar, ma quelle sono già gratis in rete.

    @C. Costa
    “40000 allevatori italiani accusati settimanalmente sui media”: Fonte?
    “Dal 1975 a 8000 anni fa non può che essere la variazione solare”. Mettiamo pure che sia vero, e dal 1975 in poi?

    @Gianni C.
    Kinematics ecc. è un bollettino in russo con traduzione inglese. Parecchi papers sono su Arxiv org, ma nessuno di Abdusamatov.

  28. NoWayOuton Giu 1st 2010 at 23:39

    Ma dico, che almeno gli scettici si mettano daccordo fra loro! Ci mancava anche la seconda little ice age. Ma come si fa discutere cosi’, nessuno che abbia mai un quadro chiaro, solo una confusa accozzaglia delle ipotesi le piu’ varie.
    Quest’anno non ho nemmeno guardato, ma l’anno scorso alla conferenza dell’Heartland Insitute e’ stato divertente vedere come si smentivano a vicenda e tutti venivano calorosamente applauditi, qualunque cosa dicessero e mai una domanda degna di questo nome. Questa e’ la “crema internazionale dei climatologi”, parola di Beccaria. 😛

  29. Stefano Caserinion Giu 2nd 2010 at 18:04

    Il problema, con giornalisti come Battista, è come riuscire a fare loro capire che non ci sono sul tavolo due tesi, contrapposte e entrambe supportate, ma che a livello scientifico sul clima di fatto ce n’è una sola, pur con tutte le incertezze residue; e l’altra esiste solo nelle aspirazioni e nelle fantasie dei mesi invernali.
    Non hanno mi sembra quel minimo di umiltà per leggere le fonti, per documentarsi. Devono scrivere di tutto, quindi non approfondiscono.
    Dopo aver scritto bischerate, fanno sicuramente fatica ad ammettere gli errori.
    Sarà interessante vedere fino a dove arriveranno.
    A differenza di Travaglio, noi che ci occupiamo di clima abbiamo il vantaggio che i segni dei cambiamenti climatici saranno eloquenti, seppure non con i tempi che vorrebbe il catastrofismo holliwodiano.
    O forse no. Nel libro di Cohen “Stati di negazione” ho letto che si può arrivare a negare la realtà al di la’ di ogni ragionevole aspettativa.

  30. Gianfrancoon Giu 3rd 2010 at 15:31

    Gabriele Beccaria su La Stampa insiste con la storia della prossima glaciazione www3.lastampa.it/tuttoscienze/sezioni/edicola/articolo/lstp/45511
    e quasta volta si lascia sfuggire il nome che di solito viene accuratamente evitato: Heartland.
    Stupisce che il direttore Mario Calabresi, persona con ogni evidenza perbene e intelligente, permetta simili sproloqui. La libertà d’opinione non è in discussione, qui si disinforma irresponsabilamente un’opinione pubblica già confusa.
    Non per polemizzare con l’ottimo Caserini, di cui sono un ammiratore, ma la tesi sul tavolo per personaggi come Beccaria & C è una sola, quella negazionista.

  31. agrimensore gon Giu 4th 2010 at 08:02

    @steph, Caserini
    Al momento, come immagino ben sapete, il CERN sta portando avanti l’esperimento che si chiama CLOUD, volto a verificare se e come i GCR (galactic cosmic rays) possano favorire la formazioni di nubi basse, con conseguenze sul clima (dapprima sulla piovosità e dopo qualche anno sulle T globali, secondo alcuni studi). La teoria di Svensmark vuole che sia il sole con la sua attività magnetica a modulare l’ingresso dei GCR in atmosfera. Ma se anche così non fosse, la quantità di GCR che entra in atmosfera è comunque variabile. Recentemente, in occasione del minimo solare, ha raggiunto valori eccezionali.
    Ne consegue che:
    – a livello scientifico, di teoria del clima non c’è n’è una sola
    – se l’esperimento dimostra l’influenza dei GCR nella formazioni di nubi basse, c’è una variabilità (quella dell’ingresso dei GCR in atmosfera) che i modelli attualmente non considerano e mascherano tramite una parametrizzazione.
    Ho letto il post del 16/3 sul blog di steph e, se ho ben capito, questa teoria che il CERN sta cercando di verificare tramite un esperimento piuttosto complesso, è quella che sul blog è definita come ipotesi “esotica”.

  32. Paolo C.on Giu 4th 2010 at 08:24

    @agrimesnore

    Qui c’è una serie di studi sui raggi cosmici, tra i quali anche uno sull’esperimento pilota condotto al CERN nel 2006 (Duplissy et al., 2009):

    http://agwobserver.wordpress.com/2009/08/31/papers-on-the-non-significant-role-of-cosmic-rays-in-climate/

  33. agrimensore gon Giu 4th 2010 at 10:07

    @Paolo C.
    La ringrazio molto del link.
    Naturalmente mi sono scaricato il documento che mi ha suggerito. E’ un po’ troppo tecnico per poterlo riassumere, ma vorrei condividere almeno parte della premessa ed il summary.

    Premessa
    “Aerosols and clouds are recognised as representing the largest uncertainty in the current understanding of climate change. The IPCC estimates that changes of solar irradiance (direct solar forcing) have made only a small (7%) contribution to the observed warming. However, large uncertainties remain on other solar-related contributions, such as the effects of changes of ultra-violet (UV) radiation or galactic cosmic rays on aerosols and clouds”

    Summary
    “In summary, the exploratory measurements made with a pilot CLOUD experiment
    at the CERN Proton Synchrotron have validated the basic concept of the experiment, provided valuable technical input for the CLOUD design and instrumentation, and provided,in some of the experiments, suggestive evidence for ion-induced nucleation or ion-ion recombination as sources of aerosol particles from trace sulphuric acid vapourat typical atmospheric concentrations.”

    In pratica, nel 2006, si è validato il “basic concept of the experiment” e si sono poste le basi per l’esperimento vero e proprio, iniziato a fine 2009. Se l’esperimento pilota fosse stato deludente, penso che al Cern non avrebbero speso tempo e denaro per mettere in piedi la versione 2009 di CLOUD.

  34. […] Climalteranti, sono entusiasti delle acrobazie di Pierluigi Battista su Sette del 21 maggio, per attribuire […]

  35. Sneijderon Giu 4th 2010 at 12:28

    @ Vichi e Antonio

    Ma scusate non può che essere il sole ad aver guidato i cambiamenti climatici dell’Holocene, non certo i gas climalteranti.
    Lessi su mnw una discussione tra Costa e Steph sull’intervento di Svalgaard a climateaudit dove messo alle strette affermava che siccome le sue ricostruzione della variabilità solare non giustificano affatto i cambiamenti climatici del passato era plausibile che la terra fosse ipersensibile alla minime variazioni solari.
    Quindi
    – o la terra è ipersensibile
    – o è sottostimata la variabilità solare
    In entrambi i casi è sempre il sole a dominare i picchi di riscaldamento dell’Holocene, certo non l’unica forzante ma quella dominante. Quindi se una minima variabilità solare ha determinato il periodo caldo medioevale la stessa piccola variabilità solare ha determinato il riscaldamento del 900
    Non è assolutamente vero che non c’è nulla di nuovo sul sole negli ultimi 10 anni, ad esempio adesso si sa che il picco di flusso magnetico è stato negli anni 90 e che l’attività magnetica solare è più alta nella seconda metà del 900 rispetto alla prima

    @ Comoretto

    La rivista al può leggere tramite Springer
    Se non trova gli articoli di Abdussamatov

    http://www.giurfa.com/abdusamatov2.pdf

    Kh. I. Abdusamatov “LONG-TERM VARIATIONS OF THE INTEGRAL RADIATION FLUX AND POSSIBLE TEMPERATURE CHANGES IN THE SOLAR CORE” Kinematics and Physics of Celestial Bodies Vol. 21, No. 6, pp. 328—332, 2005

    http://www.gao.spb.ru/english/astrometr/index1_eng.html

    Kh. I. Abdusamatov “THE TIME OF THE END OF THE CURRENT SOLAR CYCLE AND THE RELATIONSHIP BETWEEN DURATION OF 11-YEAR CYCLES AND SECULAR CYCLE PHASE” Kinematics and Physics of Celestial Bodies Vol. 22, No. 3, pp. 141—143, 2006

  36. stephon Giu 4th 2010 at 18:22

    @Sneijder

    il problema, come vedi, è che sono tutte ipotesi. Se fosse il sole il main driver del recente cambiamento climatico, io come minimo mi aspetterei (al netto dell’inerzia) un andamento termico globale simile a quello che si aveva un secolo fa (sempre che si voglia usare l’andamento termico come traccia del bilancio energetico).
    Mentre il sole è oggi nella stessa situazione di un secolo fa, non mi pare che si possa dire lo stesso delle T globali.
    Poi bisognerebbe – una volta tanto – arrivarne ad una: o il sole lo consideriamo come sorgente di energia in quanto tale o ne smembriamo le sue componenti che possono interagire con il sistema terrestre. A me sta anche bene la seconda modalità. Ma allora che sia chiaro una volta per tutte: parlare di variazione di luminosità (o di irradianza) partendo dall’osservazione delle macchie vs parlare di variazione del magnetismo solare è un po’ come la classica diatriba sulla lana caprina. Magnetismo solare e attività delle spots sono fortemente correlati e il perché ha un’evidente giustificazione fisica.
    Tieni anche presente che le ricostruzioni che riducono l’ampiezza della variabilità solare nel tempo (es. Svalgaard, Steinhilber…) creano non pochi problemi di “fitting” alla scienza del clima (in ordine alla spiegazione di fasi climatiche oloceniche più o meno calde dell’attuale, ma anche per es. in ordine all’aumento di T globali dei primi 40-50 anni del XX secolo). Tuttavia a me pare un gran bel salto in avanti: almeno non si tenta più di ricostruire la TSI partendo dal presupposto di voler dare una spiegazione plausibile alla LIA…

    @agrimensore
    ipotesi “esotica”: è un termine un po’ forte, lo ammetto. Lo usa ad es. Pierrehumbert (citato nel post). Io preferirei un termine un po’ più morbido. Ad es. ipotesi “tropistica”.

  37. NoWayOuton Giu 4th 2010 at 23:05

    @agrimensore,
    l’esperimento CLOUDS ha avuto problemi di contaminazione nella camera ad ultra alto vuoto e sul controllo di temperatura (inferiore a 0.1 °C) tanto che ne hanno previsto la modifica. E nell’atmosfera reale che succederebbe?
    CLOUDS sarà un probabile successo perchè è la prima volta che un esperimento del genere viene fatto. Avra’, forse, una ricaduta sulla fisica dell’atmosfera perchè potrà aiutare la comprensione della formazione e crescita dei CCN e a quantificarle. L’impatto sulla climatologia sara’ probabilmente modesto visto che per altra via questo famoso effetto sulle nuvole non c’e’ verso di vederlo.
    Ne approfitto per farti presente che sono tutti daccordo che i GCR sono modulati dal campo magnetico e che hanno la capacità di formare gli aerosol precursori dei CCN. Non è cosi’, invece, quando si tratta di quantificare il tutto.

  38. Stefano Caserinion Giu 5th 2010 at 09:30

    @Agrimensore
    Ne consegue che
    a livello scientifico, di teoria del clima non c’è n’è una sola

    Dire che di teorie sul clima non ce ne sono due, non equivale a dire che quella che c’è non ha incertezze o punti che possono essere meglio compresi e migliorati. Figuriamoci.
    E’ cosi anche per la teoria dell’evoluzione, su cui pure c’è chi dice che ci sono due teorie.

    La presunta seconda teoria è in realtà un’accozzaglia di pezzi di contestazioni più o meno fondate e originali, ma che non hanno vere conseguenze e soprattutto non riescono spiegare cosa sta succedendo come ci riesce la teoria che si è costruita negli ultimi 100 anni (ricordo questo post http://www.climalteranti.it/2010/02/24/il-clima-il-vento-dell%E2%80%99opinione-e-il-vento-della-storia/).
    Sui raggi cosmici, non è il primo esperimento fatto (qui se ne parlava http://www.climalteranti.it/realclimate-ita/#Aerosol2i)

    Queste cose sono dette in modo divertente in un articolo che mi ha appena segnalato Ugo Bardi
    http://www.huffingtonpost.com/bill-maher/new-rule-al-gore-must-com_b_601381.html

    Se qualche lettore del blog avesse voglia e tempo di tradurlo in italiano, sarebbe cosa meritoria… poi lo facciamo circolare…

  39. Stefano Caserinion Giu 5th 2010 at 20:53

    Grazie a Sylvie e Laura per la traduzione (due contemporanee !), appena possiamo la pubblichiamo in italiano
    Stefano

  40. oca sapienson Giu 5th 2010 at 21:11

    @stefano c.
    Bill Maher: basta chiedere, check your mail.

  41. agrimensore gon Giu 7th 2010 at 09:30

    @Stefano Caserini
    Lei scrive:
    “Dire che di teorie sul clima non ce ne sono due, non equivale a dire che quella che c’è non ha incertezze o punti che possono essere meglio compresi e migliorati.”
    Approfitto del suo intervento, per precisare la mia personale posizione. Ciò che mi rende perplesso nella teoria AGW è il feedback positivo (tramite il vapore acqueo). In pratica, così si descrive un sistema instabile. Attraverso questo feddback, la sensibilità delle T sulla CO2, che in laboratorio è 1-1.2 gradi per raddoppio di concentrazione, nella realtàdiventa molto di più.
    Una teoria alternativa, dal mio punto di vista, è quella che, viceversa prevede
    – una controreazione del sistema, e quindi la sensibilità da 1-1.2 diventa, nella realtà, molto di meno (il sistema non è instabile);
    – eventualmente altre concause (naturali o no) per giustificare l’aumento delle T globali

  42. Gianni P.on Giu 7th 2010 at 10:08

    Buongiorno, premetto che a me l’articolo di Battista è piaciuto, ovviamente ha usato un linguaggio semplice e comprensibile da tutti, ma una tale semplicità di elementi non ne sminuisce il senso complessivo che mi trova in perfetta sintonia.
    Vorre qui solamente portare alcuni ulteriori spunti all’interessante discussione.

    @ A tutti quelli che han voglia di confronto

    Sempre sull’azione dei raggi cosmici

    Henrik Svensmark, Torsten Bondo, and Jacob Svensmark Cosmic ray decreases affect atmospheric aerosols and clouds GEOPHYSICAL RESEARCH LETTERS, june 2009 DOI:10.1029/

    E’ molto interessante perchè Svenmark dice che dopo un evento forbush intenso sarà in grado di prevedere il tipo di nuvolosità che ne seguirà. I raggi cosmici indicano una variabilità di flusso magnetico, non è detto che siano il meccanismo dominante dei cambiamenti climatici come dice la Georgieva e la Haig già citate dal Costa possono essercene altri ma sempre legati al flusso magnetico che resta il dominante.

    http://www.sciencebits.com/files/pictures/climate/crcFig1.jpg

    Qui c’è un confronto tra il dato del carbonio C14 che indica l’attività dei raggi cosmici, e il rapporto tra gli isotopi dell’ossigeno O 18 /O16 che invece indica la temperatura. La correlazione è buona.
    Tratto dal lavoro di U. Neff del 2001.

    U. Neff “Strong coherence between solar variability and the monsoon in Oman between 9 and 6 kyr ago”, Nature 411, 290 (2001).

    Non si può far finta che queste correlazioni non esistano visto che l’azione del flusso magnetico solare è dominante!

    @ Steph

    Mi sembra che la Georgieva dica che le sunspot siano correlate all’aat (toroidale) ma non all’aap (poloidale)che invece sembra essere quello più importante sul clima. Quindi quelli che si basano sulle sun spot per dire che il sole dopo il 1975 non ha avuto nessuna influenza sulla variabilità climatica probabilmente errano. Il fkusso magnetico è cresciuto fino al 1993

    http://www.cfa.harvard.edu/~wsoon/SunClimate09-d/Soon09-June4-PGEO_30n02_144-184-Soon.pdf

    Soon, W.W.-H., 2009. Solar arctic-mediated climate variation on multidecadal to centennial timescales: empirical evidence, mechanistic explanation, and testable consequences. Physical Geography 30, 144–184.

    Secondo Soon il 75% del riscaldmento artico è dovuto alla variabilità solare

    Abstract: Soon showed that the variable total solar irradiance (TSI) could explain, rather surprisingly, well over 75% of the variance for the decadally smoothed Arctic-wide surface air temperature over the past 130 years.

    A parità di TSI tra ora e inizio secolo non ci dovrebbero comunque essere le stesse T perchè lo stato della terra è diverso, (T e albedo ) è come scaldare per 5 minuti una pentola con dell’acqua a 1°C e un altra con l’acqua 6°C sempre per 5 minuti e poi domandarsi perchè la T non è uguale nelle due pentole.

  43. stephon Giu 7th 2010 at 11:04

    @Gianni
    1) qui uno studio recente che ridimensiona l’effetto sulle nuvole degli eventi forbush:
    http://www.eawag.ch/organisation/abteilungen/surf/publikationen/2010_calogovic.pdf

    2) correlazione non significa sempre e necessariamente causalità. Che le sunspots siano correlate al campo magnetico solare è, in questo caso, una conseguenza fisica data dal fatto che sono proprio le caratteristiche magnetiche della nostra stella ad essere responsabili delle facole e delle macchie stesse.

    3) guardi che l’inerzia del sistema (in relazione ai cambiamenti nella TSI) non è qualcosa che si possa considerare come una funzione cumulata. In genere la risposta climatica ad uno specifico forcing dipende dalla durata di quel forcing su un periodo comparabile al tempo di risposta del sistema climatico e per il ciclo principale del sole l’apice del segnale termico ha un lagtime di circa 2 anni.
    Il lavoro di Soon sarà anche bello e a grande respiro (passano in rassegna molta letteratura recente) ma pecca, imho, in chiarezza sui dati usati. La ricostruzione della TSI che usano, mi par di capire (ultimo grafico nell’App. 1 a p. 174) è ancora quella vecchia di Hoyt e Schatten (di quasi 20 anni fa!), nel frattempo aggiornata da almeno una decina di altre più recenti. Citano solo Lean 2000 e Wang 2005, ma null’altro e usano ancora quella indicata.
    La variazione, dal punto di vista energetico, già piccola in sé (all’interno di un range di +/- 1 Wm^-2) diventa ancora più piccola se prendiamo per buone le recentissime ricostruzioni solari (es. Svalgaard o Steinhilber). Talmente piccola che, in paragone, il forcing annuo dato dall’eccentricità dell’orbita terrestre risulta essere 100 volte maggiore (e naturalmente è subito smorzato e velocemente restituito al sistema, sottoforma di calore disperso, entro i 6 mesi successivi…).

  44. Antonioon Giu 7th 2010 at 23:17

    @ Gianni P.
    …una tale semplicità di elementi non ne sminuisce il senso complessivo che mi trova in perfetta sintonia.

    quindi ne deduco Lei è d’accordo con Battista che il buco dell’Ozono non c’è più…
    bene… bene…

  45. Adminon Giu 8th 2010 at 08:49

    Ricordiamo che l’argomento del post è quello del giornalismo scientifico. Invitiamo, come già fatto in precedenza da Vichi, a rimanere in tema.
    Grazie

  46. […] cercasi” e “Le scomode (e dubbie) verità di Al Gore“, articoli esemplari di un giornalista che si atteggia a chiacchieratore da bar sul tema del riscaldamento globale. Un messaggio tranquillizzante basato su tesi infondate, […]

  47. […] di un approccio disinformato e supponente al tema dei cambiamenti climatici, come raccontato  in un precedente post. Più che le ennesime imprecisioni e invenzioni (elencate in questo post da Sylvie Coyaud), […]