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In ricordo di Steve Schneider

Il 19 luglio è scomparso Stephen Schneider, una persona che ha dato un contributo importantissimo allo studio dei cambiamenti climatici e alla divulgazione pubblica dei risultati della scienza del clima.
La biografia e il lavoro di Schneider possono essere letti sui molti siti in cui Steve viene commemorato (ad esempio su Realclimate c’è il bel ricordo di Ben Santer).

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Personalmente, ho avuto modo di apprezzare un’altra delle qualità di Schneider, le grandi capacità di comunicatore, di brillante oratore; gli interventi di Schneider sono sempre apparsi precisi, molto preparati, in grado di riflettere la vastità delle sue conoscenze sul tema. Nei corridoi dell’ultima COP15 a Copenhagen era possibile incrociare Steve che con passo svelto si spostava da uno dei tanti appuntamenti a cui partecipava, e in cui portava lucidità ma anche tanta intelligenza, energia, combattività.

Steve Schneider è stato infatti molto impegnato nel contrastare la disinformazione sul tema climatico. Un’attività esemplare e di altissimo livello, condotta a partire dal sul suo sito internet, uno dei più ricchi e interessanti del web sul tema climate change. Alcune parti della sezione Climate Science, come “Mediarology” e “Contrarians”, sono una miniera di informazioni e possono essere considerati veri e propri manuali su questi temi. Ma non vanno certo dimenticati i suoli libri (l’ultimo Science as a Contact Sport) e una impressionante produzione di pubblicazioni scientifiche. Oltre al fatto che Schneider era Editor di Climatic Change, una delle più importanti riviste scientifiche del settore.

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L’ultimo articolo a cui ha contribuito “Expert credibility in climate change”, è stato pubblicato poche settimane fa sui Proceeding National Academy of Science – PNAS, e ha riguardato un’elaborazione statistica delle pubblicazioni scientifiche di vari studiosi che si occupano di cambiamenti climatici; da cui è emerso, cosa non particolarmente sorprendente, che quanti non sono convinti della responsabilità umana sui cambiamenti climatici hanno una produzione scientifica nettamente inferiore a quanti invece se ne dichiarano convinti.

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Per questo sua attività di divulgatore e per i ruoli di primo piano coperti anche in ambito IPCC; Schneider è stato spesso criticato e attaccato direttamente.
In Italia si è molto diffusa una maldicenza secondo cui Schneider sarebbe stato negli anni ’70 molto preoccupato del raffreddamento globale, e che quindi non sarebbe credibile nel parlare dei pericoli del riscaldamento globale.
Si tratta di una tesi infondata, pur se fatta circolare da molti, fra cui il Prof. Emilio Gerelli, e recentemente i blog Cambi di stagione e Climate Monitor.
La tesi che attribuisce a Schneider una passata predizione che il pianeta andasse verso un’era glaciale, si basa su una distorsione di un suo articolo pubblicato su Science nel 1971, in cui Schneider è il secondo autore (il primo autore, Rasool, è generalmente omesso perché meno famoso). Articolo tanto citato, ma poco letto. In realtà, leggendo l’articolo, la predizione di una futura era glaciale non c’è: ci sono alcune valutazioni sul raffreddamento del pianeta in corso (raffreddamento confermato anche dai dati oggi disponibili, e anzi utilizzato per indicare l’assenza di una causa umana nel riscaldamento del pianeta), ma niente che possa essere scambiato con previsioni di possibili raffreddamenti negli anni successivi. Il passo più citato di Rasool e Schneider è la parte finale dell’abstract in cui gli autori scrivono che “l’incremento di un fattore 4 nelle concentrazioni globali di aerosol potrebbe essere sufficiente a ridurre la temperatura superficiale di 3,5 °K. Se mantenuta per un periodo di molti anni, questa diminuzione delle temperature del pianeta è ritenuta sufficiente ad innescare un’era glaciale”. Non si tratta di una previsione, ma di una ipotesi teorica a cui gli autori non assegnano alcuna probabilità; la conseguenza ipotizzata, ossia la possibilità di innesco di una glaciazione in seguito ad una diminuzione prolungata delle temperature del pianeta di 3,5 °C, è compatibile anche con le attuali conoscenze sulle dinamiche delle ere glaciali.

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Schneider ha più volte smentito di aver mai fatto predizioni preoccupanti sul raffreddamento globale (come dice ad esempio in questo video, minuto 4.10), cosa del tutto plausibile viste le interviste che rilasciava e gli articoli che scriveva negli stessi anni.
Ma la tesi che “gli esperti del clima negli anni ’70 predicavano una nuova glaciazione”, pur se ampiamente confutata, è troppo accattivante per essere abbandonata, da chi ha bisogno di sostenere una tesi precostituita.
A noi non rimane che ricordare l’insegnamento di Schneider che concludeva il suo saggio “Mediarology

We live in complex and confusing times, and rationality (that is, knowing enough about what might happen and how likely it is, and being willing to change our current beliefs given challenging new evidence) is the only way to clearly define our values when it is time to make policy — and that is the job of all citizens, including journalists and scientists”.

Nella seconda foto: Stephen Schneider al tavolo dei relatori in un side event alla COP15 di Copenhagen

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Testo di Stefano Caserini

8 responses so far

8 Responses to “In ricordo di Steve Schneider”

  1. Antonioon Lug 22nd 2010 at 18:23

    I siti linkati di Schneider sono davvero interessanti, grazie.

  2. […] ottimista nonostante il Congresso abbia affossato il Climate Bill”. E dopo Steph, anche Steve Caserini rende omaggio a Steve. Sempre in open access,  il pigmento blu scoperto da Gilberto Artioli e […]

  3. Vittorioon Lug 23rd 2010 at 14:24

    un breve commento anche su pianetaserra.wordpress.com
    vittorio

  4. oca sapienson Lug 23rd 2010 at 16:33

    Grazie del post, Stefano, temevo che non arrivasse più. Era quello che dici e molto ancora, ci vorrebbe un libro. Per “Expert credibility”, la sua ultima intervista – spiritosa, al solito – è su http://www.climatesciencewatch.org

    Credo che la leggenda fatta girare dai malinformati venga anche dal modello di Nuclear Winter che la Difesa Usa gli aveva chiesto*, se ne parlava a ogni trattativa sul disarmo.
    *Al NCAR, non a lui personalmente.

  5. […] Schneider sia stato preoccupato per l’azione raffreddante degli aerosol è, come già mostrato in precedenza, solo una maldicenza ripetuta fino alla nausea dalla disinformazione negazionista. Un anno prima ne […]

  6. Claudio Costaon Feb 8th 2013 at 09:49

    ho visto un doc qualche giorno fa sulle 10 possibili cause di estinzione della specie umana, e al 4° posto dopo guerra biologica, guerra nucleare e cataclismi, c’è il riscaldamento globale!
    A testimoniare l’enorme rischio c’era Stephen Schneider che diceva che entro il secolo le T aumenteranno di circa 4° C ma è più probabile di 6° e questo potrebbe portare a un escalation senza controllo fino all’estinzione.

    Stephen Schneider : il padre del catastrofismo climatico

  7. Stefano Caserinion Feb 8th 2013 at 14:15

    Senta Costa, se non mette neppure un link o non dà dettagli, quello che Lei ha capito di quanto ha detto Schneider vale davvero poco, visto che riesce a fraintendere anche gli articoli più chiari.
    Quello che Stephen Schneider pensava su questi temi l’ha scritto in articoli libri e trova decine di interviste online.

  8. Claudio Costaon Feb 8th 2013 at 15:50

    @ Stefano Caserini

    non so se può servire a meno che lei non abbia sky on demand

    http://skygo.sky.it/ondemand/categorie/documentari–lifestyle/tutti/10-modi-per-estinguersi/5328.shtml