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Guy Callendar, 75 anni dopo

Nel 1938 Callendar fu il primo a mostrare che la terra si stava scaldando, e suggerì che molto di quel riscaldamento era dovuto allaumento di CO2 causato dalluso dei combustibili fossili

 

Guy Stewart Callendar (1898-1964) fu un ingegnere inglese che iniziò a occuparsi della sua passione, la meteorologia, durante i primi decenni del XX secolo, quando il dibattito sui cambiamenti climatici era sostanzialmente sopito. Dopo il lavoro pionieristico di Arrhenius e la critica di Angstrom, la scienza restava senza una teoria largamente accettata che spiegasse quale potesse essere la causa dei grandi cambiamenti climatici del passato, già noti all’epoca.
Riprendendo l’idea di Arrhenius, al meticoloso Callendar venne in mente di valutare quale fosse stato l’andamento della temperatura media planetaria negli ultimi decenni.  Ricorse alla raccolta dello Smithsonian “World Weather Record” che includeva i dati di circa 200 stazioni con diversi milioni di dati, e ne valutò l’affidabilità e quella che oggi chiameremmo omogeneità, cioé la coerenza nel tempo dei modi e sistemi di misura. Lo stesso fece con le scarse misure di concentrazione di CO2 disponibili all’epoca.
Callendar presentò alla Royal Meteorological Society i risultati della sua ricostruzione della temperatura media planetaria degli ultimi cinquant’anni, una novità assoluta,. I dati raccolti mostravano un lieve ma misurabile aumento delle temperature e che il riscaldamento risultava essere maggiore nell’emisfero nord, alle alte latitudini e in quota, tutti fenomeni coerenti con un aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera. Rifece dei calcoli simili a quelli di Arrhenius utilizzando dati aggiornati ma, sappiamo oggi, considerando erroneamente solo il bilancio radiativo in superficie. Le pubblicazioni di Callendar (qui la più importante) attirarono una certa attenzione, ed i libri di testo di climatologia del 1940 e 1950 includevano normalmente un breve riferimento ai suoi studi. Ma la maggior parte dei meteorologi considerò scarsamente credibile l’idea di Callendar.
In questi giorni, in occasione del 75° anniversario della pubblicazione dell’articolo originale di Callendar, Ed Hawkins e Phil Jones hanno pubblicato sul “Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society” una beve nota in cui confrontano l’andamento della temperatura media globale calcolata da Callendar nel 1938 (mostrato in rosso in figura) con le ben più precise e sofisticate stime odierne (linea nera, mentre la banda grigia rappresenta la dispersione’incertezza delle misure). L’accordo, davvero sorprendente, rende giustizia dello scetticismo con cui i risultati vennero inizialmente accolti.

Callendar continuò il suo lavoro certosino nei decenni successivi. Nel 1961 pubblicò un aggiornamento dei dati dove, fra l’altro, studiò in dettaglio la variabilità interannuale. Notò l’effetto degli aerosol e dallo studio della distribuzione regionale delle anomalie escluse di poterle attribuire ad un aumento della luminosità solare. I risultati di quest’ultimo lavoro sono mostrati in figura con la linea blu; è davvero notevole l’accordo con le stime odierne anche sulla variabilità interannuale.

Callendar morì nel 1964, in un periodo di relativa stasi dell’aumento di temperatura e in un anno di freddo record per la sua Inghilterra. La teoria della CO2 da lui rilanciata nel 1938 non era ancora stata accettata, ma continuò fino all’ultimo a sostenerla. Il progresso delle conoscenze portò poi allo sviluppo di una teoria ben più accurata di quella proposta da lui ed oggi, a 75 anni di distanza, il suo lascito viene considerato essere la prima e sorprendentemente accurata ricostruzione della temperatura globale.

 

Riferimenti

Callendar, G.S., 1938. The Artificial Production of Carbon Dioxide and Its Influence on Temperature. Quart. J. Roy. Meteor. Soc., 64, 223–240.
Hawkins E.D., Jones P.D., 2013. On increasing global temperatures: 75 years after Callendar. Q. J. Roy Meteor. Soc., 00, 1–4.

 

Testo di Riccardo Reitano, con il contributo di Claudio Cassardo

5 responses so far

5 Responses to “Guy Callendar, 75 anni dopo”

  1. Vincenzoon Apr 29th 2013 at 06:58

    se si pensa che 75 anni fa c’era chi aveva capito come sarebbero andate le cose, non abbiamo molte giustificazioni per il fatto che dopo 75 anni non abbiamo fatto ninete, o abbiamo fatto molto poco

  2. Roberto Brambillaon Apr 29th 2013 at 10:16

    Meno male che c’è qualcuno come Callendar che vede oltre…e grazie a te per il lavoro che continui a fare per diffondere con un approccio scientifico la conoscenza di questo problema che costituisce una delle più grandi sfide dell’umanità… E’ triste vedere come tanti politici siano rimasti a schemi obsoleti…anzi forse non hanno nemmeno gli schemi…
    A mio avviso un pezzo della soluzione sta nel riformare le modalità di fare politica…Va a vedere il sito e il programma di LCI e dimmi cosa ne pensi…

  3. Riccardo Reitanoon Apr 29th 2013 at 19:08

    Roberto Brambilla
    ti ringrazio per l’interesse a quanto pubblichiamo su climalteranti.
    Sugli interventi da mettere in atto c’è da dire che la scienza si limita a porre il problema ed i limiti di efficacia degli interventi decisi attraverso valutazioni squisitamente politiche. Ci sono molti interventi possibili sui quali discutere ed al limite anche dissentire (sarebbe bello ma non si può realisticamente far tutto). L’importante, a mio avviso, è quindi porre la questione al centro del dibattito politico, sui dettagli si valuterà.
    Consentimi un’unica osservazione dopo una lettura, ammetto frettolosa, del vostro programma. Mi è saltata all’occhio la fusione fredda, argomento che credo sia meglio lasciare da parte almeno fino a prova contraria.

  4. Riccardo Reitanoon Apr 29th 2013 at 20:57

    Vincenzo
    75 anni fa Callendar commise degli errori e i dati erano ancora “traballanti”. Facciamo 40 anni? 😉

  5. Vincenzoon Apr 30th 2013 at 06:58

    si, va bene anche 40 anni
    quello che dicevo è che lui credeva nell’associazione fra CO2 e temperature globali 75 anni fa, eppure c’è chi non ci crede ora!