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Se il negazionista neppure s’impegna più

Il freddo dell’inverno nell’emisfero nord del nostro pianeta ha portato, oltre alla neve, il ghiaccio, i raffreddori e le influenze, il solito tweet di Donald Trump, malauguratamente diventato Presidente degli Stati Uniti: “La costa est degli Stati Uniti è investita da un’ondata di gelo e per la vigilia di Capodanno sono attese temperature polari. Potremmo usare un po’ di quel buon vecchio riscaldamento globale per proteggerci dal quale il nostro Paese, e non altri, sta pagando migliaia di miliardi di dollari. Copritevi bene!

Quest’ennesima idiozia del magnate newyorkese è stata accolta da numerosi articoli, sul web e sui giornali, che hanno spiegato per l’ennesima volta l’errore basilare di Trump, la confusione fra il meteo di una zona molto piccola del pianeta e il clima globale. Interessanti anche i numerosi tweet che hanno scherzato sul tema, ad esempio “Trump twitta come un bambino che odia l’ora di scienze”, “perché c’è la fame nel mondo se io sto mangiando un BigMac?”, “perché fa freddo se il sole è caldo?”, “questa è la cosa più stupida che hai twittato nel 2017, e questo non è poco…”.

Su Il Giornale del 30 dicembre è invece andato in onda il solito distacco dalla realtà, il solito trash intellettuale e morale, ma in modo un po’ diverso dal solito.

Trump scherza sul clima. Ed è bufera” è il titolo di uno scadente articolo a pag. 12 di Giorgio C. Morelli, in cui il tweet di Trump è stato definito “spassoso” e fatto con “garbata ironia”, all’Accordo di Parigi è stata attribuita la tendenza a ridurre le emissioni del 25% entro il 2025 (chi l’ha detto?), e si è scritto che gli Stati Uniti “sono usciti dal Trattato di Parigi” (hanno solo avviato le procedure per farlo, ma ne sono ancora parte).

Mentre l’articolo sembra confinare le parole di Trump nello scherzo e nell’ironia, l’altro articolo, in grande evidenza in prima pagina, ha proposto invece una visione opposta: “Ma quale gaffe. Sul clima ha ragione Trump”.

L’autore, Franco Battaglia, professore associato di Chimica Fisica all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, ha riproposto le sue fantasie mitomaniache, ma con una differenza rispetto alle tante puntate precedenti: non ha neppure cercato di sorreggerle minimamente dal punto di vista scientifico o almeno logico. Ha fatto dei conti definendoli “aritmetica di terza elementare”, ma non ha neppure provato a cercare di sostenerli. Ragionamenti palesemente deboli, la cui insensatezza è evidente se ci si riflette anche solo un poco.

Li riportiamo per far capire il livello a cui è arrivato il negazionismo climatico nostrano, come abbia perso qualsiasi traccia di credibilità.

Argomento della CO2. Il tinello di casa vostra sarà, al massimo, 100 metri cubi, cioè 100mila litri, 100 ppm dei quali corrispondono a 10 litri di CO2, che a loro volta corrispondono a 5 grammi di carbonio, cioè una candela di compleanno. Quindi, tutte le attività umane di tutto il pianeta degli ultimi 150 anni hanno causato nel vostro tinello un aumento di CO2 pari a quello che si ottiene bruciando una candela di compleanno!

L’insensatezza del paragone fra una candela che brucia in un tinello e il clima globale è palese: il problema della CO2 non è che puzza, ma che ha un effetto radiativo, permette un maggiore accumulo di energia nell’atmosfera terrestre, secondo processi fisici di base noti da più di un secolo.

Argomento della temperatura. La temperatura del corpo umano può variare di 7 gradi, da 35 a 42 gradi, ma una variazione di 0,8 gradi dal valore medio non è nulla di cui allarmarsi: non è neanche febbre. Cosa può esserci mai di allarmante di +0,8 gradi per un pianeta, la cui temperatura varia di 100 gradi (da 50 ai poli a +50 all’equatore)? Anzi, possiamo dire con assoluta certezza che il clima è straordinariamente stabile, oltre ogni aspettativa. Altro che cambiamento climatico!

Anche il paragone con la temperatura è insensato: come scritto da Claudio Della Volpe in un commento “la temperatura varia di 100 gradi nel corso di un anno in punti diversi, non nel medesimo punto; inoltre l’aumento medio è stabile ancora una volta; ossia la persona di cui discutiamo si è accorta che la sua temperatura che una volta era 36.5 è diventata 37.3 in media e non scende più, ha una febbricola e ogni anno aumenta un po’; se voi avete una febbricola non andreste dal medico o non gli chiedereste consiglio? e se il medico vi dice che dovete correre ai ripari non ci correreste? Le febbricole tipicamente sono insidiose, preludono a malattie serie”.

Inoltre, l’incremento della temperatura media globale terrestre è già superiore a 1°C, (scrivendo 0,8°C il Prof. Battaglia ha sottostimato del 20%); una variazione di 1 °C media su tutto il pianeta implica che in alcune aree la variazione è minore e in altre è maggiore (è un valore medio globale). Purtroppo per tutti noi la variazione delle temperature in Italia è stata più del doppio, circa 2 gradi, e nell’Artico è anche maggiore. Quest’ultima viene chiamata dai climatologi “amplificazione artica”, ed è un chiaro indicatore del riscaldamento globale. Un meccanismo analogo avviene nelle regioni montane di alta quota dove la temperatura è aumentata con un tasso doppio rispetto a quello delle regioni a quote inferiori, o rispetto al valore medio globale.

Argomento degli eventi catastrofici. Gli uragani si contano. Quelli di forza 4 che hanno colpito l’America tra il 1850 e il 2010 sono stati 20, dei quali 10 sono occorsi tra il 1850 e il 1930 e 10 sono occorsi tra il 1930 e il 2010. Insomma, non v’è stato alcun aumento di eventi catastrofici.

Qui siamo ai numeri in libertà, senza alcuna preoccupazione di spiegare la fonte dei dati o perché considerare solo gli uragani che hanno colpito l’America (e le Filippine?), solo quelli di forza 4 (e quelli di forza 5?) fermandosi al 2010 (nel 2017 qualcosa sembra sia successo negli USA…); o fornire la fonte di questi numeri (i dati dei centri di ricerca più importanti mostrano un quadro diverso, il numero di uragani più intensi – forza 3 , 4 e 5 – sono chiaramente in aumento in quei due periodi: 207 contro 101). Questa tendenza di aumento degli uragani di categoria più alta con il riscaldamento globale è probabilmente destinata a continuare in futuro a causa dell’aumento nel riscaldamento delle acque superficiali oceaniche.

Anche il finale è buttato lì quasi per gioco: “Trump ha ragione e il resto del mondo torto: forza caldo!”. Come se ormai scrivere sciocchezze sul tema del cambiamento climatico su Il Giornale fosse solo uno stanco rito, portato avanti per inerzia, senza impegno, senza un vero obiettivo, senza crederci più davvero.

PS

Anche nel 2017 il Prof. Franco Battaglia non è riuscito a pubblicare alcun articolo scientifico. Sono ormai tre anni senza alcuna pubblicazione; niente di strano per chi ha pubblicato 2 articoli scientifici catalogati da Web of Science negli ultimi 14 anni (titoli: “Photon statistics of resonance fluorescence in the limit of separated spectral lines” e “Tensors: A guide for undergraduate students”), con solo 3 citazioni totali. Ma per chi accusa il resto del mondo di avere torto su una delle più grandi sfide scientifiche della storia, è un po’ pochino.

Testo di Stefano Caserini, con contributi di Sylvie Coyaud, Mario Grosso, Elisa Palazzi e Sergio Castellari.

26 responses so far

26 Responses to “Se il negazionista neppure s’impegna più”

  1. macioon Gen 23rd 2018 at 13:47

    Fatemi capire, la secca del lago Trasimeno di quest’estate era una causa del riscaldamento climatico (andatevi a rivedere i commenti di tutte le testate italiane) e il freddo intenso di un intero continente è un semplice evento meteo?

  2. homoereticuson Gen 23rd 2018 at 14:35

    gentile macio,
    assumendo come sincero il suo invito (“fatemi capire”), provo a suggerirle qualche indizio per avvicinarsi a questo obiettivo.

    L’intero continente a cui lei si riferisce sembra essere costituito dagli Stati Uniti, che non sono un continente, ma una grossa nazione, e che nelle scorse settimane è stata spesso climaticamente divisa in due (freddo ad est, l’opposto nell’ovest). Ad esempio questa era la situazione di settimana scorsa:
    http://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/analysis_monitoring/regional_monitoring/us_weekly_tanom.shtml

    muovendosi nel sito del Climate Prediction Center può accedere a molti altri dati, come, sempre a puro titolo di esempio, alla temperatura media degli ultimi tre mesi del 2017 sempre negli US:

    http://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/analysis_monitoring/regional_monitoring/us_3-month_tanom.shtml

    lascio a lei considerare se siamo in presenza di “freddo intenso su un intero continente”.

    Riguardo alla situazione sull’Europa meridionale, di cui il lago Trasimeno fa parte, le ricordo che l’estate scorsa in Italia, una delle più calde di sempre insieme a 2003, 2015, 2012 ….) si inserisce assai confortevolmente in un gruppo di estati (oltre che di anni) tutte estremamente calde e spesso aride in tutta l’Europa meridionale e tutte, guarda caso, appartenenti agli anni 2000. Ricorda come diceva la tale? se due indizi possono essere una coincidenza, tre sono una prova. E qui di indizi ve ne sono ben più che tre.

  3. robertokO6on Gen 23rd 2018 at 16:49

    Salve:
    NON voglio assolutamente discutere di, ne’ tantomeno difendere, Battaglia e le SUE posizioni a proposito del mantra CAGW, ma quanto avete scritto qui sopra…

    “Questa tendenza di aumento degli uragani di categoria più alta con il riscaldamento globale è probabilmente destinata a continuare in futuro a causa dell’aumento nel riscaldamento delle acque superficiali oceaniche.”

    Secondo lo stesso NOAA…

    https://www.gfdl.noaa.gov/historical-atlantic-hurricane-and-tropical-storm-records/

    … non c’e’ alcuna tendenza di aumento di frequenza…

    “Recent papers (Vecchi and Knutson 2008; Landsea et al 2010; Vecchi and Knutson 2011.; Villarini et al. 2011) suggest that, based on careful examination of the Atlantic tropical storm database (HURDAT) and on estimates of how many storms were likely missed in the past, it is likely that the increase in Atlantic tropical storm and hurricane frequency in HURDAT since the late-1800s is primarily due to improved monitoring.

    Thus the historical tropical storm count record does not provide compelling evidence for a greenhouse warming induced long-term increase.

    If we instead consider Atlantic basin hurricanes, rather than all Atlantic tropical storms, the result is similar: the reported numbers of hurricanes were sufficiently high during the 1860s-1880s that again there is no significant positive trend in numbers beginning from that era (Figure 4, black curve, from CCSP 3.3 (2008)). This is without any adjustment for “missing hurricanes”.
    ..
    The evidence for an upward trend is even weaker if we look at U.S. landfalling hurricanes, which even show a slight negative trend beginning from 1900 or from the late 1800s (Figure 3, yellow curves). Hurricane landfalling frequency is much less common than basin-wide occurrence, meaning that the U.S. landfalling hurricane record, while more reliable than the basin-wide record, suffers from degraded signal-to-noise characteristics for assessing trends.” -+-+-+-+- da confrontare con il vostro commento “nel 2017 qualcosa sembra sia successo negli USA…”… le famose statistiche climatologiche basate su UN anno!… 🙂

    Il grafico in fondo alla pagina, preso da una delle refenze citate, e’ significativo: prima curva?… temperature globali, con trend in aumento… ultima curva?… “U.S. Landfall”, in diminuzione… quindi alla fine Battaglia si e’ sbagliato, certo,… ma “per difetto”.

    L’articolo linkato, stessi autori…

    https://www.gfdl.noaa.gov/wp-content/uploads/files/user_files/gav/publications/vk_08_recount.pdf

    … e’ ancora meglio, anche perche’ sottolinea una volta di piu’ l’inefficienza/farloccaggine dei modellini, che prevedono di tutto e di piu’… ma poco ci azzeccano, veramente poco:

    “Additional study is needed to reconcile these findings with climate model simulations of past and future Atlantic storm activity”

    Per eventuali risposte a questo commento pregasi mettere il NOAA/GFDL e Knutson/Vecchi in copia carbone, grazie… I’m only a messenger.

    Sulla pagina principale di GFDL, https://www.gfdl.noaa.gov/hurricane-portal/

    … dicono esplicitamente, alla voce “Hurricanes and Climate Change”, che…

    “Through research, GFDL scientists have concluded that it is premature to attribute past changes in hurricane activity to greenhouse warming, although simulated hurricanes tend to be more intense in a warmer climate.”

    Simulated!… ma a questo punto qualche dubbio sui risultati “simulated” bisognerebbe cominciare ad avercelo, no? 🙂

    Case closed.

    Buona giornata.

  4. robertokO6on Gen 23rd 2018 at 17:12

    @macio

    “Fatemi capire,…”

    E’ facile capire quale sia la causa!…. basta guardare il colore!… cosi’: 🙂

    https://www.dropbox.com/s/so79ytk7qt8ht33/T_anomalies_R_Maue.PNG?dl=0

    Tutto quello che e’ di colore verde/blu (cioe’ dove abita la gente) e’ METEO…
    … tutto quello che e’ di colore rosso (cioe’ dove NON abita la gente) e’ CLIMA.

    Si tratta solo di cherry picking… non e’ un caso che le ciliegie siano rosse, te ne sei accorto?… 🙂

  5. Lauraon Gen 23rd 2018 at 19:17

    Bel post, complimenti
    Incredibile che questo Battaglia continui a non pubblicare nulla e a fare l’arrogante con gli altri…

    @robertok06
    La invito a rileggere il bell’inquadramento del trema presentato in un post precedente http://www.climalteranti.it/2017/09/10/katrina-sandy-hayan-bopha-harvey-irma-ivanka-e-noi/
    o se l’ha già letto, a leggerlo meglio.
    Io se lo leggo riesco a capire il perchè dello scarso valore del suo commento. Non aggiungo altro per evitare polemiche

  6. Jerryon Gen 23rd 2018 at 19:52

    50 gradi all’equatore ? ahaha questa dobbiamo segnarcela ragazzi.
    Mia figlia che ha 8 anni sa piu di climatologia che questo ciarlatano. Laddove la temperatura è tutto l’ anno stabile con una media di 27-28 gradi (e massime fra i 32c e i 34C9 lui vede la Valle della Morte che sta ben sopra il tropico. Ci siamo proprio.
    In Svizzera Battaglia sarebbe respinto anche all’esame di licenza elementare.

  7. alsarago58on Gen 24th 2018 at 21:00

    Macio, è vero, un singolo evento non si può attribuire al cambiamento climatico, però non solo la siccità del 2017 in italia (e Mediterraneo) è la più intensa da quando si hanno misurazioni pluviometriche, ma viene anche dopo una serie di altri anni più secchi della media (2003, 2007, 2012 e 2015), che indicano un preoccupante trend (dal 2010 le scorte nei bacini idrici in Italia si sono dimezzate, e per adesso restano così basse al sud), in linea con quanto prevedono i modelli climatici per il Mediterraneo.

    Il freddo negli Usa invece mi pare una consueta discesa di aria artica in un continente che non ha “difese” geografiche contro quell’evento, per cui ogni pochi anni subisce uno snowmageddon che fa “scandalo” sui giornali…

    Inoltre, mentre lì venivano sommersi di neve e ghiaccio, l’Europa ha avuto un gennaio molto più caldo della media quasi ovunque, per la risalita di aria africana.

    Nel gennaio 2017, successe più o meno il contrario.

    Questo fatto che sempre più spesso in una parte del globo scenda aria gelida, e in un’altra risalga aria calda da sud, e che questa situazione si blocchi per settimane, portando a un meteo “a strisce” lungo i meridiani caldo-freddo-caldo-freddo, ecc. è stata notata da vari ricercatori, e da alcuni attribuita, almeno quando avviene d’estate, alla maggiore ondulazione del jet stream, artico, che normalmente tiene l’ara fredda confinata sul polo, a sua volta dovuta alla riduzione di ghiaccio marino artico, che riduce la grande differenza di temperatura fra zone polari e zone temperate, che è poi il motore del jet stream.

    Qui un paio di ricerche sul tema
    http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/qj.2502/full
    https://journals.ametsoc.org/doi/abs/10.1175/JCLI-D-15-0586.1

    Qui un riassunto divulgativo
    https://www.theguardian.com/environment/2016/dec/19/arctic-ice-melt-already-affecting-weather-patterns-where-you-live-right-now

  8. alsarago58on Gen 24th 2018 at 21:01

    Jerry, ci fossero 50°C all’equatore, con l’umidità al 90% che si ritrovano, sarebbero tutti morti da tempo, ma vaglielo a far capire a Battaglia…

  9. alsarago58on Gen 25th 2018 at 09:53

    “Per quanto riguarda l’ anno più secco in Italia ecco ancora che Climatemonitor urla al gombloddo e ai dati taroccati”

    La cosa in realtà è talmente banale da far dubitare della sanità mentale (oltre che della competenza) di chi scrive lì.
    L'”anno meteorologico” va dal 1° dicembre al 1° dicembre, quindi la piovosità 2017 è stata calcolata dal Cnr dal 1° dicembre 2016 al 1° dicembre 2017, e confrontata con i periodi analoghi precedenti.
    Loro l’hanno invece calcolata dal 1° gennaio al 1° gennaio e visto che il dicembre 2016 è stato molto secco e quello 2017 molto piovoso, ovviamente hanno ottenuto un risultato del tutto diverso….

  10. Paolo C.on Gen 25th 2018 at 11:53

    In realtà il 2017 risulta al primo posto anche volendo riferirsi all’anno solare invece che a quello meteorologico:

    http://www.isac.cnr.it/climstor/climate/latest_year_PCP.html

  11. robertokO6on Gen 26th 2018 at 15:03

    @alsarago58

    “Il freddo negli Usa invece mi pare una consueta discesa di aria artica in un continente che non ha “difese” geografiche contro quell’evento, per cui ogni pochi anni subisce uno snowmageddon che fa “scandalo” sui giornali…

    Inoltre, mentre lì venivano sommersi di neve e ghiaccio, l’Europa ha avuto un gennaio molto più caldo della media quasi ovunque, per la risalita di aria africana.”

    Allora, vediamo le cose con calma: le settimane consecutive di freddo polare su piu’ di meta’ degli USA (e una bella parte del Messico e, naturalmente, Canada) sarebbero normali, perche’ il continente nord-americano non avrebbe “difese” geografiche contro quell’evento (catene montuose, immagino, il che e’ vero)… mentre il caldo africano nel sud dell’europa sarebbe eccezionale… perche’ ci sono, invece, catene montuose fra nord Africa e Italia/Francia/Spagna/etc… che dovrebbero bloccarlo.

    La famosa catena montuosa del Mediterraneo, giusto? … quella cosa blu sulle carte geografiche… 🙂

    E tralasciamo che la discesa di aria polare sul nord america sarebbe cosi’ “consueta”, come dici tu, che… https://goo.gl/8Fa8af

    Parlando di negazionismi… la vedi la futilita’ del tuo ragionamento illogico, alessandro?

    Ovviamente ho notato (io, altri qui no) che giustifichi la tua posizione utilizzando risultati di modelli… il che ci riporta sempre li, allo stesso punto, quel punto che tu e altri cercate di dribblare… l’affidabilita’ dei modelli climatici.

    Ciao.

  12. Jerryon Gen 26th 2018 at 15:37

    @robertok06
    Ma piantatela con sta storia FALSISSIMA degli USA sotto il gelo.
    Negli USA è un’inverno NETTAMENTE SOPRAMEDIA, con un dicembre mitissimo e un gennaio con il paese diviso in due: caldo record a ovest e freddo NON record a est, in totale l’inverno è sopramedia. Ci sono i dati, cercateli invece di mentire e inventare falsità nei vostri bloggetti negazionisti e menzogneri.

    E per favore basta andare off topic e parlare sempre e solo dei modelli in tutti gli articoli.

  13. Fabio Vomieroon Gen 26th 2018 at 16:50

    Beh, finché qualcuno continua ancora a dare spazio ai vari Battaglia, Rubbia e Zichichi e molta gente, compresi giornalisti ed editori, che purtroppo molto spesso sanno molto poco di scienza e si fanno per così dire abbindolare soltanto per il fatto che un tale personaggio sia uno scienziato, lei dott.Caserini e i suoi colleghi fate bene a continuare a divulgare l’ABC della scienza del clima. Mi sono letto il misero articoletto di Battaglia, direi quasi imbarazzante per superficialità, inconsistenza e ignorante spavalderia. A proposito una critica anche al suo articolo, Caserini: non ha evidenziato un altro errore di Battaglia quando dice che la CO2 è aumentata di 100 ppm in 150 anni. A me risulta che oramai, visti i valori di oggi, sia aumentata di quasi 100 ppm soltanto dall’inizio delle rilevazioni della base di Mauna Loa e cioè dal 1958. Quindi sono 60 anni, non 150.
    https://scripps.ucsd.edu/programs/keelingcurve/wp-content/plugins/sio-bluemoon/graphs/mlo_full_record.png

  14. Igor Giussanion Gen 26th 2018 at 18:54

    @Fabio Vomiero

    Beh, perché la stampa dia spazio al nome altisonante lo capisco benissimo (che non sia d’accordo è un altro paio di maniche). Piuttosto mi fermerei un passo prima, cioé chiedendomi perché mai gente capace di discernere di concetti complicatissimi nelle rispettive discipline regredisce a un livello infimo quando si parla di clima. Certo vedendo una conferenza di Carlo Rubbia dove inizia minimizzando a modo suo il problema climatico dopodiché inizia una spot sulla shale gas diciamo che qualche sospetto mi viene…

  15. Fabio Vomieroon Gen 27th 2018 at 09:17

    @Igor Giussani
    Buongiorno Igor, la domanda che lei propone, me la pongo anch’io oramai da molti anni e credo di essere arrivato a identificare almeno tre ambiti di risposta.
    1. Si tratta di scienziati che per qualche motivo, vuoi per l’età, vuoi per altri motivi, sono giunti un po’ al margine della comunità scientifica, secondo loro ingiustamente (quindi una sorta di ripicca).
    2. L’aura di martirio galileiano, porsi cioè in posizione contraria a un qualcosa di autorevole e riconosciuto, fa sempre un certo effetto, rende famosi e magari fa vendere libri.
    3. Un effettivo limite di comprensione epistemologica. A volte anche alcuni scienziati, vedi per esempio Zichichi, hanno difficoltà a compiere il salto concettuale ed epistemologico che differenzia le discipline storiche, vedi per esempio biologia e climatologia, dalla fisica. Si ha qualche difficoltà a passare da una dimensione di precisione, calcolabilità e predizione tipica della fisica a una dimensione di incertezza, caso, probabilità e storicità tipica dei sistemi complessi.
    Cosa ne pensa lei Igor?

  16. stephon Gen 27th 2018 at 14:49

    macio
    “il freddo intenso di un intero continente è un semplice evento meteo?”
    Obv. Che cosa pensava che fosse?
    Per il clima degli USA vedi qui —> andamento termico annuo degli USA ; andamento termico invernale del nord-est degli USA .
    Indubbiamente, dietro la frangia del riporto arancione , si stanno raffreddando. Oppure si sbraita al gombloddo delle capannine meteo .

  17. Climalterantion Gen 27th 2018 at 14:54

    Sono stati eliminati i numerosi commenti contenenti offese e insulti reciproci, e le risposte conseguenti; si richiede ancora una volta – speriamo l’ultima – di evitare discusisoni sul piano personale e di rimanere sulla sostanza delle argomentazioni. Grazie

  18. Gerryon Gen 27th 2018 at 14:56

    @climalteranti

    Ho postato dati e ho richiesto a chi mentiva di postarne altrettanti , ma girava intorno parlando di tutt’ altra cosa.
    Sopra ho i dati coi link che provano le mie affermazioni. Non c’è nessun insulto e gradirei fossero postati perchè la gente capisca chi mente e chi no. Grazie.

  19. Stefano Caserinion Gen 27th 2018 at 15:04

    Fabio Vomero
    @ A proposito una critica anche al suo articolo, Caserini: non ha evidenziato un altro errore di Battaglia quando dice che la CO2 è aumentata di 100 ppm in 150 anni. A me risulta che oramai, visti i valori di oggi, sia aumentata di quasi 100 ppm soltanto dall’inizio delle rilevazioni della base di Mauna Loa e cioè dal 1958.

    Certo, in 150 anni l’aumento di CO2 è stato di 120 ppm; come dice Lei, anche questo è un errore, del 20%, di Battaglia. Ha ragione, dal 1958 sono ormai più di 90 ppm, entro pochi anni supereremo i 100 ppm in più dall’inizio delle misurazioni dirette

  20. Gerryon Gen 27th 2018 at 15:05

    Prince Edward Island, 17.8C a St Peters record provinciale MENSILE
    New Brunwsich 17.3C a Sussex, record provinciale MENSILE
    Alaska 19.4C a Ketchikan, record statale MENSILE

    Questi oltre a qualche dozzina di record mensili di stazioni.
    Nessuna stazione ha battuto un record di freddo su base assoluta o mensile,
    i record giornalieri nemmeno li guardo dato che statisticamente si battono ogni giorno e climaticamente sono privi di significato.

    Questa è la sostanza, diffidate di chi cerca di ingannarvi facendo giri di numeri e cifre.

  21. stephon Gen 27th 2018 at 17:11

    La situazione sugli USA, finora, è questa —> vedi qui e qui .

    Dicembre: “record coldest” in nessuno stato, “colder than avg” in pochi stati del nord-est (Michigan, New York, Vermont, New Hampshire, Maine), “near avg” in gran parte degli stati, “warmer/much warmer than avg” in alcuni altri stati (California, Arizona, New Mexico, Colorado), “record warmest” in gran parte dell’Alaska, come faceva notare Gerry.

    Aspettiamo adesso di vedere gennaio, per ora siamo messi così .

  22. Igor Giussanion Gen 27th 2018 at 17:57

    @Fabio Vomiero

    Premetto che non sono un filosofo della scienza, gli studi umanistici che ho condotto mi hanno portato a interessarmi a quella ma io sono laureato in linguistica computazionale, disciplina che mi ha permesso di incrociare la dinamica dei sistemi per via dei modelli previsionali del comportamento umano in relazione all’ambiente, quindi niente a che fare con la modellistica usata in climatologia (e infatti nelle discussioni tecniche al riguardo mai mi sono permesso di poterci mettere becco) ma vicina a quella ad esempio di World3. Non so programmare modelli ma mi sono noti concetti come feedback, retroazione e simili.

    Per entrare nel merito, direi che le ipotesi 1-2 si possono applicare a persone come Dyson che entrate troppo nel personaggio di quelli anticonformisti sempre e comunque, assumendo a prescindere posizioni ‘eretiche’ (qualunque cosa questo termine possa significare nella scienza). Sulla 3 non mi sbilancio, è plausibile ma allora ci vedo qualche condizionamento psicologico, almeno se siamo di fronte a Nobel o altre persone che hanno condotto studi complicatissimi.
    Più in generale però credo che sia da sottolineare la risposta che diede Zichichi a coloro che contestarono la sua famigerata petizione sulle eco-bufale:

    “Lei cita sorgenti di informazione nelle quali non c’è una sola persona che sia autore di scoperte e di invenzioni. Sono persone che parlano di Scienza senza averne mai fatta. Enrico Fermi insegna che queste persone sono esempi di Hiroshima culturale e non meritano risposte”

    Tradotto in senso più esteso, se non fai qualcosa che apre nuove frontiere del progresso umano e non si concretizza in ritrovati tecnici allora non fai scienza. Vedo molto in comune tra la climatologia e la scienza dei limiti dello sviluppo (e infatti anche molte delle polemiche intorno a World3 vertono sulla precisione della modellistica), sono discipline che ammoniscono sui rischi a cui va incontro la ricerca della crescita esponenziale e sulla necessità di rientrare nella capacità di carico del pianeta. Non proprio un bel biglietto da visita per delle visioni illuministico-positivistiche sulle meravigliose sorti progressive dell’umanità. Forse è inevitabile che la scienza nata per dominare la natura si trovi a disagio con quella nata per dominare il dominio sulla natura.

  23. Gerryon Gen 30th 2018 at 17:27

    A 1 giorno dalla fine di gennaio sono ormai consolidati i dati termici di gennaio in Nordamerica. Per gran parte degli USA occidentali si tratta del secondo gennaio PIU CALDO di sempre, mentre in nessuna stazione orientale va vicino ai record di freddo.
    Confermiamo quindi che finora abbiamo UN INVERNO SOPRAMEDIA IN NORDAMERICA, nonostante i truffatori che cercano di burlarsi del pubblico di Climalteranti dicano menzogne e nonostante i soliti siti ,di truffatori anch’ essi ,urlino all’inverno piu gelido del millennio.
    Sono menzogne, ma si sa, sono pagati per dirle. I petrolieri hanno soldi.

  24. stephon Gen 31st 2018 at 10:30

    Un fact check dell’AP sulle idiozie scritte dal portatore di riporti arancione .

    @Gerry
    sei sicuro dei 19,4 gradi C di Ketchikan? Io qui vedo massime di 15 gradi C, mentre un poco più a nordovest (per la precisione s Sitka) si sono effettivamente sfiorati (ma non toccati) i 20 gradi C.

  25. Climalterantion Gen 31st 2018 at 19:20

    Ancora abbiamo dovuto rimuovere commenti offensivi e in numero eccessivo, e di conseguenza altri commenti che rispondevano a questi eliminati (per non rendere incomprensibile la discussione).
    Si prega di non rispondere a chi commenta in modo offensivo, i commenti saranno cancellati.
    Si ricorda a chi supera il numero di commenti ammessi che non è ammesso continuare a commentare cambiando una sola lettera del proprio nome.
    Le regole del blog sono queste http://www.climalteranti.it/netiquette/.
    Chi non le condivide puo’ trovare altri blog.
    Grazie

  26. alsarago58on Feb 14th 2018 at 10:37

    In effetti c’è un raffreddamento dell’est degli Usa, ma lo si spiega con il fenomeno dell’indebolimento del vortice polare, causato dalla riduzione della differenza di temperatura fra artico e latitudini inferiori.

    Polar vortex defies climate change in the Southeast U.S.
    Winters in the Southeast have been getting colder instead of warmer
    Date:
    February 13, 2018
    Source:
    Dartmouth College

    Overwhelming scientific evidence has demonstrated that our planet is getting warmer due to climate change, yet parts of the eastern U.S. are actually getting cooler. According to a Dartmouth-led study in Geophysical Research Letters, the location of this anomaly, known as the “U.S. warming hole,” is a moving target.

    During the winter and spring, the U.S. warming hole sits over the Southeast, as the polar vortex allows arctic air to plunge into the region. This has resulted in persistently cooler temperatures throughout the Southeast. After spring, the U.S. warming hole moves north and is located in the Midwest.

    The study found that winter temperatures in the U.S. warming hole are associated with a wavier jet stream, which is linked to natural climate cycles over the Atlantic and Pacific Oceans, and potentially to climate change. Previous research has illustrated that warming temperatures and melting Arctic sea ice set up conditions for a wavier jet stream. The study revealed that the jet stream over the U.S. became wavier in the late 1950’s, coincident with the start of the warming hole. As such, since the late 1950’s, the polar vortex has been cooling the southeastern U.S. during the winter.

    “By discovering that the U.S. warming hole’s location depends on the season, we’ve found a new way to help understand this phenomenon,” says Jonathan M. Winter, an assistant professor of geography at Dartmouth and principle investigator for the research. “For example, the recent extreme cold snaps in the Southeast, which seem counterintuitive to global warming, may be related to the U.S. warming hole,” added Trevor F. Partridge, a graduate student in earth sciences at Dartmouth and the study’s lead author.

    While the wintertime U.S. warming hole was found to be associated with the wavier jet stream, this was not the case for summertime temperatures. This conclusion supports previous studies that find connections between the summer warming hole in the Midwest and intensified farming, increased irrigation and air pollution, which primarily impact climate in summer and autumn.

    The study provides new insight on when the U.S. warming hole occurred and where it is located spatially. Using National Oceanic and Atmospheric Administration data from 1,407 temperature stations and 1,722 precipitation stations from throughout the contiguous U.S. from 1901 to 2015, the researchers examined temperature and precipitation data over time for all stations, and identified stations that were persistently cooler than average from 1960 to 2015. Daily temperatures in the warming hole cooled by an average of 1.2 degrees Fahrenheit since 1958, compared to a global average warming of about 1 degree Fahrenheit over the same period. The findings provide greater context on the cause of the U.S. warming hole, a phenomenon that has large implications for both the U.S. agricultural sector, and Midwest and Southeast weather now and potentially into the future.

    Story Source:

    Materials provided by Dartmouth College. Note: Content may be edited for style and length.

    Journal Reference:

    T. F. Partridge, J. M. Winter, E. C. Osterberg, D. W. Hyndman, A. D. Kendall, F. J. Magilligan. Spatially Distinct Seasonal Patterns and Forcings of the U.S. Warming Hole. Geophysical Research Letters, 2018; DOI: 10.1002/2017GL076463

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