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Le previsioni “possibili” nel federalismo del meteo – seconda parte

Pubblichiamo la seconda parte del post in cui sono spiegati gli errori e le tesi infondate proposte dal prof. Franco Prodi, nell’articolo-intervista apparso sul Corriere della Sera del 2 marzo 2016, a firma di Gian Antonio Stella (prima parte qui).

2. La meteorologia non ha fatto passi avanti rispetto a “Bernacca”: troppe le variabili

Uscendo dal tema dei cambiamenti climatici ed entrando in quello della meteorologia, si rimane letteralmente “basiti” nel leggere nell’articolo la seguente frase del Prof. Franco Prodi: “Rispetto ai tempi del mitico colonnello Bernacca non è che siano stati fatti passi avanti definitivi. Sono troppe, le variabili”.

È un’affermazione totalmente priva di fondamento. Per smentirla basta ricordare che oggi una previsione a 7 giorni ha la stessa qualità di una previsione a 3 giorni ai tempi di Bernacca: c’è stato un guadagno medio di 1 giorno di previsione affidabile ogni 10 anni. È sufficiente dare anche un rapido sguardo al sito del Centro Europeo per le Previsioni a medio termine (ECMWF) di Reading (vedi qui, ad esempio) per rendersi conto di ciò. In aggiunta, si richiede molto di più ad una previsione rispetto a quanto si poteva chiedere ai tempi del Col. Bernacca. Oggi non si sente più, neanche nelle TV più generaliste, parlare di “cielo poco nuvoloso con nuvolosità in aumento e possibili piogge sul Nord Italia”. Oggi si sente dire, invece: “domani sul settore occidentale della Regione Emilia-Romagna ci potrà essere una elevata probabilità di piogge in eccesso di 50 mm in 24 ore”. Che non è proprio la stessa cosa. Come dire, si rischia anche di confrontare “cose” diverse.

3. Nowcasting

Nell’articolo è scritto: “Da noi, invece, «abbiamo dato in pasto la meteorologia alle Regioni con una interpretazione allucinante della legge Bassanini, con servizi regionali non in grado di svolgere le funzioni avanzate di Nowcasting e caricati dei dati e compiti del servizio idrologico soppresso». Assurdo, accusa: «Si è venduta la meteorologia al federalismo più ottuso».”

Il “nowcasting”, cioè il monitoraggio e la previsione a brevissimo termine (esempio nell’immagine foto a fianco), tanto sbandierato nell’articolo come modernità e tanto amato dal Prof. Prodi, è ormai prassi consolidata nei tanto vituperati (da lui) servizi meteo regionali; si rimane veramente attoniti nel leggere queste frasi, che denotano una mancanza di conoscenza basilare della realtà.

Varrebbe la pena rispondere al prof. Prodi con una proposta: perché professore non va a far visita a qualcuno di questi centri regionali “non in grado di svolgere le funzioni avanzate di Nowcasting….”, magari quando di notte ci sono condizioni di allerta meteo per rischio idrologico-idraulico e un errore di valutazione da parte di qualche operatore meteo può oggi portare anche alla denuncia alla Magistratura? Se lo facesse si accorgerebbe che esistono tante applicazioni di nowcasting operative, visualizzazioni ed estrapolazioni di mappe radar, integrazione di dati radar all’interno della modellistica per l’ottimizzazione dei processi di assimilazione dati al fine di migliorare la previsione nel brevissimo termine. Consigliamo al professore di controllare nel sito web del Consorzio internazionale COSMO per la modellistica meteorologica  (si veda qui) chi opera nel gruppo di lavoro che si occupa dell’assimilazione di dati radar per la modellistica meteo: partecipano anche i servizi meteo dell’Aeronautica Militare, di Arpae Emilia-Romagna e di Arpa Piemonte. E il Prof. Prodi potrebbe guardare anche qui, o qui, se volesse sapere se si fa nowcasting dentro i servizi regionali.

4. Assunzioni

Nell’articolo è scritto: “Insomma, accusa il fratello dell’ex presidente del consiglio prima italiano e poi europeo, per troppi anni «la politica ha visto la meteorologia, la protezione civile, la qualità dell’aria come grandi possibilità di imbottire il settore pubblico con persone direttamente chiamate in barba al dettato costituzionale del concorso e nessun controllo da parte della comunità scientifica ufficiale».”

Al contrario, ogni singolo operatore che lavora nelle strutture meteo pubbliche, nazionali e regionali, compreso anche il primo autore di questo post, nell’arco degli anni e dei decenni è stato selezionato ed assunto con concorso pubblico regolarmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e sottoposto ad un esame basato su criteri stringenti relativamente ai titoli di studio e con prove concorsuali sostenute davanti a una commissione di esperti della comunità tecnico-scientifica…

Invece di fare una tale affermazione generale riguardo tutte le strutture meteo pubbliche, nazionali e regionali il prof. Prodi avrebbe fatto meglio ad evidenziare eccezioni, se esistenti, al processo di assunzione per concorsi pubblici.

5. Non c’è coordinamento

Nell’articolo è scritto: “Una vera cittadella di competenze dove gli scienziati devono stare insieme: «Non è conveniente tenere, come si fa purtroppo in Italia, una netta separazione fra ambienti di servizio e quelli di ricerca». C’è invece «un rassegnato silenzio» anche da parte dei fisici dell’atmosfera «al fatto che ci sia un proliferare di servizi meteorologici senza un organico collegamento con la ricerca Cnr e universitaria, la sola che può produrre servizi veramente avanzati». Peggio: in tutta Italia «non c’è ora una laurea specifica in Meteorologia od Oceanografia»”. …

È vero, la meteorologia operativa necessita di un maggiore coordinamento e non sono certo le Regioni a negarlo. E non basta il coordinamento. Va rafforzata anche la connessione tra il mondo accademico e della ricerca con quello dei servizi, non v’è alcun dubbio. Purtroppo oggi la meteorologia non è adeguatamente insegnata nelle università, e questa lacuna di formazione si riflette pesantemente nelle capacità reali delle potenziali “nuove leve” di meteorologi che potrebbero entrare nei servizi operativi. A nostro parere attualmente nessun ateneo italiano è in grado di aprire una laurea in meteorologia, a causa della carenza di docenti (non si raggiungono i requisiti minimi). Sembra che ci siano ad oggi solo cinque docenti in tutta Italia che attualmente insegnano un corso di meteorologia, e nessuno di questi è ordinario. Le ragioni di questa mancanza sono certamente tante e non è possibile trattarle tutte in un post. C’è però anche da chiedersi se, tra i tanti motivi, non ci sia magari anche qualche responsabilità di quei pochi professori ordinari che hanno gestito questo settore negli ultimi quarant’anni. Non sembra, visti i risultati, che si siano troppo preoccupati di far crescere la disciplina meteorologica, avendone magari le possibilità. E tra questi c’è anche il Prof. Franco Prodi, che ora se ne lamenta sul Corriere della Sera.

In ogni caso, qualunque siano le ragioni storiche, sulle quali forse non vale più neanche troppo la pena recriminare, è un gap che va certamente sanato.

Sul fronte dei “servizi” operativi si sta cercando in tutti i modi di costruire un Servizio Meteo Nazionale Distribuito, che sappia mettere a sistema tutte le forze presenti, tra Stato e Regioni, e che sappia dialogare in modo efficace con la ricerca e che possa essere “rifornito” di personale da un mondo universitario potenziato e non sempre più indebolito. La Legge n.100/2012 di riordino della Protezione Civile, ne prevedeva l’istituzione entro sei mesi dalla sua entrata in vigore, attraverso l’emanazione di un decreto del Presidente della Repubblica. E oggi, dopo 4 anni,, ancora non esiste. Sappiamo che è stata portata proprio in questi giorni all’attenzione del Consiglio dei Ministri; da quello che si legge sul sito del Governo, sembra che sia stata nuovamente rinviata ad altra data da definirsi.

Speriamo che quel Decreto vada avanti, per mettere a sistema tutto quello che c’è in questo Paese, quello che ha fatto lo Stato e quello che hanno fatto le Regioni, perché non solo in Italia è possibile una meteo-climatologia federata, ma perché è anche l’unica cosa ragionevole e possibile, per lo meno oggi, da fare.

Il nostro Paese ha bisogno di servizi meteorologici di qualità, un mondo accademico e della ricerca potenziati, in grado di fornire un sostanziale aiuto alla meteorologia professionale, quella dei free lance e quella amatoriale. Tutte queste componenti possono contribuire, assieme alle strutture pubbliche e nell’ambito delle rispettive competenze, alla divulgazione della meteorologia e a fornire servizi a valore aggiunto, essenziali per lo sviluppo del Paese e per la garanzia delle condizioni di sicurezza ambientale e dei territori.

 

Testo di Carlo Cacciamani e Sergio Castellari, con contributi di Luca Lombroso, Claudio Cassardo, Stefano Caserini e Sylvie Coyaud. Si ringrazia Filippo Thiery e Federico Grazzini per i suggerimenti.

24 responses so far

24 Responses to “Le previsioni “possibili” nel federalismo del meteo – seconda parte”

  1. Antonioon Mar 12th 2016 at 16:14

    Questa parte è ancora più eloquente della precedente nel mostrare le insulsaggini francoprodiane. L’unica cosa che non so – non sono del settore del meteo – quali lobby o cordate sta sponsorizzando

  2. homoereticuson Mar 12th 2016 at 19:04

    ““Rispetto ai tempi del mitico colonnello Bernacca non è che siano stati fatti passi avanti definitivi. Sono troppe, le variabili”.

    questa è davvero clamorosa. Non merita mezzo commento.

    Antonio che scrive:
    “L’unica cosa che non so – non sono del settore del meteo – quali lobby o cordate sta sponsorizzando”
    Guardi, a me dà l’impressione, spero con questo di non essere offensivo, di una persona anziana non più al meglio delle sue capacità cognitive, rimasta fuori dal giro.
    Mischia affermazioni in parte corrette o comunque non troppo sbagliate (vedi mio commento precedente) a farneticazioni, come la frase sopra.

    Piuttosto sarebbe da domandarsi perchè gli italiani sembrano sentire sempre in modo così irresistibile il richiamo del parere di questi grandi vecchi, si chiamino Zichichi, Rubbia, Vacca, ecc. Persone che hanno magari anche dato contributi importanti nel passato (penso a Rubbia, sopratutto) ma che per raggiunti limiti di età farebbero meglio a portare i nipoti al parco e dare il pane ai piccioni. Senza offesa, non c’è nulla di male a essere nonni.
    Il nostro è un popolo ignorante e insicuro e l’anziano saggio (che spesso è solo un po’ rinco) esercita sempre un certo fascino.
    Che poi, oggi, che invece siamo governati da una banda di brillanti giovani non è che …. vabbeh, mi fermo …

  3. Filippo Thieryon Mar 12th 2016 at 21:00

    Condivido ogni singola parola e auspico che tutti gli enti della meteorologia istituzionale facciano propria questa presa di posizione nei confronti delle gravi e volgari insinuazioni (oltre che delle numerose inesattezze) contenute nell’articolo del Corriere della Sera.
    Filippo Thiery (meteorologo Geo – Rai3)

  4. Giuseppe Stabileon Mar 12th 2016 at 21:31

    Finalmente una persona che ha avuto il coraggio di dire chiaramente le cose come sono, spiegando minuziosamente cosa fanno i professionisti che lavorano nel settore della meteorologia italiana, sia nel pubblico che nel privato. Gli enormi sforzi che queste persone hanno fatto e stanno facendo sin dai tempi di Bernacca e Baroni – dopo anni di studi universitari ed esperienze sul campo – per cercare di far istituire un servizio meteo civile nazionale non vengono considerati. Mi chiedo: ma questo dottor Prodi cosa ha fatto finora per il bene della meteorologia? Complimenti al dottor Carlo Cacciamani.
    Giuseppe Stabile (scuola diretta a fini speciali in agrometeorologia – Università di Portici Na)

  5. Stefano Tibaldion Mar 12th 2016 at 22:18

    Condivido ogni parola, come ho già detto su Facebook. Ma smettiamo di stupirci, franco prodi quelle minchiate lì le ha sempre pensate e spesso dette, questo bisogna riconoscerglielo. Anche sul cambiamento climatico è sempre stato piuttosto scettico…Il che fa il paio. C’è invece da stupirsi che quelle stupidaggini trovino ospitalità sul Corsera (e attenzione da Stella), che è evidentemente diventato un fogliaccio.

  6. Federico Grazzinion Mar 12th 2016 at 23:11

    Condivido tutto. Anche perché alcune parti sono state riiprese da un post che avevo scritto.
    Sto ancora ridendo della frase che le previsioni non sono migliorate dai tempi di Benaco.
    Un riso che si trasforma in rabbia e poi ingiuria.

  7. Claudio Cassardoon Mar 13th 2016 at 06:57

    Riconosco a Prodi (ed a Stella, che si è prestato a fare pubblicità gratuita al libro scritto da un pensionato rilanciandone le tesi…) un unico merito in questo articolo, ed è quello di essere riuscito con poche frasi a far compattare tutto il settore italiano della meteorologia seria contro di lui. Fine. Poi, che tra le mille cose dette ci sia anche qualche elemento di verità, scusate ma fa parte della statistica (è difficile riuscire a dire soltanto fesserie).
    Speriamo che, a seguito di questa compattazione causata da questa reazione sdegnata di tutta la comunità, faccia seguito una rinascita del settore. E speriamo anche che tutte le componenti che, in questo paese, si occupano di meteorologia (ma anche di scienze del clima) trovino il modo di procedere e migliorarsi procedendo fianco a fianco. Farsi la guerra quando si è in pochi e con poche risorse è improduttivo e controproducente: è invece il momento giusto di fare sinergia per massimizzare i risultati. Tra tutti.
    Infine, da coautore del post, vorrei aggiungere a nome di tutti i ringraziamenti per alcune frasi estrapolate da pensieri di Filippo Thiery e Federico Grazzini, circolati nelle decine di mail che si sono susseguiti nella comunità dopo l’uscita di questa sconcezza sul corsera, che sono state utilizzate. Ringraziamenti che debbono essere saltati nell’impaginazione definitiva.

  8. carlo napolitanoon Mar 13th 2016 at 07:31

    Il miglioramento della capacità previsionale, innegabile, è stato ottenuto grazie a supercomputer che consumano tanta energia quando quella di una piccola città ed hanno un impronta ecologica assurda per gli obiettivi che riescono a raggiungere. Siete sicuri che ne valga la pena?

  9. Cristina Facchinion Mar 13th 2016 at 09:17

    Spero che, che dopo le numerose manifestazioni di solidarieta’ che state ricevuto da chi la ricerca e la meteorologia la studia davvero…seguiranno prese di posizioni ufficiali degli enti di ricerca #CNR contro le dichiarazioni di Franco Prodi

  10. Gianpaolo Balsamoon Mar 13th 2016 at 13:29

    Questo articolo pubblicato sulla rivista Nature puó supportare il dibattito sui miglioramenti delle previsioni meteorologiche

    http://www.nature.com/nature/journal/v525/n7567/abs/nature14956.html

    In poche discipline scientifiche é altrettanto misurabile il progresso. In meno ancora si verifica una leadership Europea di così lungo respiro.

  11. Carlo Cacciamanion Mar 13th 2016 at 23:20

    Condivido quanto afferma Claudio con una sola precisazione. Il nostro settore si deve compattare non tanto, o per lo meno non solo, per schierarsi contro chi ci insulta, come in questo caso. Dove reagire e’ un dovere. Il nostro settore deve compattarsi perché crede nelle sue potenzialità. Non dobbiamo solo agire “contro” qualcuno, dobbiamo agire per noi. E per il Paese. Per quello che abbiamo fatto per la meteorologia italiana e per quello che si fa e si potrà’ fare, assieme. Gli steccati lasciamoli a chi vuole sempre costruirli solo per la pervicace voglia di apparire come l’unico interprete della Verità. Qui non ci sono primi o secondi o ultimi. Qui c’è chi e’ un po’ più avanti e chi un po’ più indietro. Ma comunque tutti concorrono o devono e dovranno sempre piu’ concorrere, magari anche a velocità diverse, per una stessa causa. Far risorgere la meteorologia italiana attraverso il lavoro dei cervelli giovani che ci sono. Ai quali vanno date opportunità. Non tolte. Crediamoci. Si può fare.

  12. Claudio Cassardoon Mar 14th 2016 at 01:42

    @Carlo
    Concordo al 100% con te, che hai espresso meglio il mio punto di vista. Certo che occorre costruire qualcosa insieme, non soltanto reagendo contro qualcuno. Ma (ed è quello che intendevo dire), se quell’articolo ha avuto il merito di farci indignare tutti, e in questa indignazione abbiamo ritrovato una certa compattazione, beh allora ora sfruttiamola e andiamo avanti. Se mi si consente un paragone ardito, è come quando, in una partita calcistica, la squadra più forte giochicchia ma non punge, e i suoi giocatori giocano ognuno per conto proprio. Mentre quella più debole, a un certo punto osa e fa gol. Questo gol a volte può agire da stimolo e far ricompattare la squadra più forte, che si sveglia, pareggia e poi vince 5-1. Bene, allora, dopo presa la randellata, ora rimbocchiamoci le maniche, pareggiamo e vinciamo… iniziando a costruire. Insieme. We can do it.

  13. Massimo Scaliaon Mar 14th 2016 at 11:41

    Ottime le due puntate su Franco Prodi, me lo ricordo quando già un decennio e passa fa seminava malmostosità nei confronti dei cambiamenti climatici, però allora più guardingo. Ora ha rotto gli argini.. Non capisco gli stupori negativi nei confronti del Corsera; forse mi sono perso qualcosa ma non mi ricordo articoli o interviste a carattere divulgativo-scientifico che segnalassero su quella testata i rischi dei cambiamenti climatici in corso. Lo stesso vale per Stella, non a caso la scelta di un articolo-intervista per un ricercatore non particolarmente brillante.
    PS Va bene essere Homoereticus, ma non metterei Zichichi e Vacca sullo stesso piano di Rubbia

  14. luigion Mar 14th 2016 at 12:09

    Salve.
    Purtroppo non è così. Ho provato più volte a seguire l’evoluzione del tempo, facendo un lavoro statistico mettendo a confronto i vari servizi meteo.
    1) quando il tempo è in forte evoluzione le diversità tra previsioni e previsioni sono, a volte, abissali. E’ troppo facile fare previsioni corrette con una forte alta o basa pressione. Parlo di tempo in evoluzione.
    2) gli errori sono madornali: vedi il grosso problema al Giro dell’Adriatico, se si chiama così, con tappa tagliata per neve e non è caduto neanche un fiocco. Vedi le denunce fatte dagli albergatori ai vari siti meteo che avevano previsto catastrofi meteorologiche mentre invece c’era poi Sole, con perdite di decine di migliaia di euro.

    Gli agricoltori, i muratori e altre persone del genere non hanno bisogno di sapere se piove quando c’è alta pressione, ma quando c’è un’evoluzione in atto e ottenere informazioni di questo genere sono ancora molto lontane.

    Volete un esempio? ora sono le 13:36, guardo tre siti per il Trentino Alto Adige zona Nord Lago di Garda: uno da solo nubi (meteoAM), un altro Sole con qualche nube (meteo.it), un altro ancora nubi con pioggia e neve (ilmeteo.it), un altro ancora solo nubi, con probabilità di pioggia zero (meteoblue). A chi devo credere?

    E questa è realtà.
    Certo non siamo ai tempi di Bernacca, ma le previsioni sono ancora lontane dalla “certezza” al 95%, come si dice da tante parti. Mi spiace, ma le numerose indagini che ho fatto confermano questo dato. E ho confrontato numerosi siti, tra i migliori in Italia.
    Un saluto a tutti!

  15. oca sapienson Mar 14th 2016 at 13:35

    C. Napolitano
    consumano tanta energia quando quella di una piccola città
    L’ho già sentito dire, ma non riesco a trovare i dati. Mi sorprende un po’, perché in 40 anni il consumo dei microprocessori è diminuito di pari passo con l’aumento della loro potenza di calcolo.

    Siete sicuri che ne valga la pena?
    be’, lo Stato deve garantire la sicurezza dei cittadini e rispetto all’impronta ecologica della polizia o delle forze armate, quella del servizio meteo mi sembra minuscola.

    luigi,
    2) gli errori sono madornali: vedi il grosso problema al Giro dell’Adriatico
    grosso problema, ma per chi si è inventato previsioni inesistenti.

    2 Vedi le denunce fatte dagli albergatori ai vari siti meteo
    Se si riferisce alle denunce degli albergatori dell’Emilia-Romagna nel 2014, riguardavano siti privati, non quello della Regione.

    E ho confrontato numerosi siti, tra i migliori in Italia.
    E’ sicuro? Nel suo elenco mancano i siti della Protezione civile e dell’ARPA.

  16. Robertoon Mar 14th 2016 at 14:17

    Ma qualcuno ha mandato questo post a F. Prodi: magari impara qualcosa di più…

  17. Massimo Enrico Ferrarioon Mar 14th 2016 at 19:43

    Mi associo con il sentimento di sconforto, delusione, a tratti anche di rabbia, che emerge dai precedenti commenti. Il prof. Franco Prodi ha avuto l’appoggio di un quotidiano nazionale e di famoso giornalista italiano, per un effetto deflagrante. Questo intervento ha generato nella maliing-list che gestisco (LISTA PDT – http://www.previsorideltempo.it) decine di repliche sdegnate. Come Portavoce di questa comunità (96 meteorologi professionisti che lavorano nel pubblico) ho coordinato e inviato alla Stampa, con l’aiuto dei Collaboratori della Lista, un Contro-Articolo scaricabile qui:http://www.altostratus.it/previsorideltempo/comunicati_stampa/20160302_Comunicato_PDT_Prodi.pdf
    Questo documento non è stato pubblicato da nessuno (!).
    Testardo, e convinto delle mie idee, ho scritto direttamente al professor Prodi, allegando il Comunicato Stampa, e spero che abbia il coraggio di rispondere, argomentando le sue affermazioni.
    Deve passare il concetto che non è più possibile “sparare a zero” sulla di Comunità meteorologica e climatologica italiana sapendo che dall’altra parte non vi è nessuno di altrettanto “forte” e in grado di ribattere (a causa di antiche e mai risolte lotte intestine).
    La Comunità meteorologica italiana si sta riorganizzando per dare a questo Paese (uno dei più industrializzati nel mondo) il Servizio Meteorologico Civile che si merita!
    Lo sta facendo, con questo sito, con la rifondazione in corso di AGI, con la nostra Lista e anche con la recente pubblicazione di uno Schema di Certificazione della Professione, che finalmente detta le “regole del gioco”: http://www.dekra.it/it/certificazione-delle-competenze.
    La lunga esperienza da Dirigente di posizione di vertice del prof. Franco Prodi dovrebbe aiutare questa comunità a coagularsi e a dialogare. Questo tipo di interventi invece, non fa altro che alimentare i distinguo e le rivalità, mai sopite e di difficile gestione, tra operativi meteo e modellisti ricercatori.
    Purtroppo fa molto più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce.
    Massimo Enrico Ferrario

  18. Valentinoon Mar 14th 2016 at 20:35

    E nel frattempo le temperature accelerano la loro crescita.

    The global temperature in February 2015 took its greatest leap in 136 years of record-keeping, rising 1.35 degrees Celsius (2.43 degrees Fahrenheit) above the 1951-1980 average. As a result of the gigantic temperature jump, it became the warmest February on record by a landslide. The 1.35-degree difference from the 1951 base line marked the greatest monthly departure on record, 0.21 degrees Celsius above the next biggest departure established just the month before that.

    https://www.washingtonpost.com/news/capital-weather-gang/wp/2016/03/14/the-planet-had-its-biggest-temperature-spike-in-modern-history-in-february/

  19. Frank Marzanoon Mar 14th 2016 at 22:19

    Grazie, Carlo & Co.!
    Condivido tutto al 100%. Di seguito aggiungo alcune considerazioni sparse su SMND, accademie, servizi e dintorni. Gutta cavat lapidem …
    Ciao. Frank

    Il prof. F. Prodi, in pensione, non può rappresentare oggi lo stato dell’università e della ricerca nel settore della meteorologia. F. Prodi appartiene senza ombra di dubbio al passato, la difesa di quel mondo accademico che nella sua conflittualità e nei suoi vari personalismi ha la responsabilità generazionale di avere contribuito a disegnare quanto in Italia (NON) abbiamo: settore universitario FIS/06&GEO-12 quasi scomparso, assenza di un servizio nazionale civile, ruolo inerziale e trasformista di MeteoAM (Aeron. Militare), competizione scientifica per bande e simpatie, sistema di finanziamento nazionale quasi nullo. E il progetto PROSA Nowacsting ne è l’esempio calzante. la situazione è molto più articolata di quanto F. Prodi descriva cercando di “vendere” il progetto Nowcasting di cui, peraltro, ero anche parte come unità di ricerca. Quel progetto ha avuto un suo valore scientifico, ma è ipocrita e strumentale anteporlo come panacea di Sant’Eurosia … Quel passato ci dovrebbe, peraltro, insegnare ADESSO a NON FARE GLI STESSI ERRORI. E l’errore più grave è quello di contrapporre l”accademia” all'”operatività” quando entrambe hanno ruoli, funzioni e responsabilità distinti e sinergici.

    Questa considerazione NON deve, però, oscurare lo status quo della meteorologia nazionale operativa. Quest’ultima è in condizioni inaccettabili e non possiamo, per difendere quanto di buono (e ce ne è molto!), non metterlo in discussione. Il sistema di allertamento dei Centri funzionali (CFN+CFD) sta de facto operando egregiamente la funzione di SMN (Servizio Meteo Nazioanle) in affiancamento/supplenza a MeteoAM. La buona notizia è che abbiamo una testa “civile” (CFC+CFD) come interlocutore, ma che non è l’unica testa e perdippiù deve “travestirsi” da protezione civile (nel senso che non può operare come SMN ma deve giustificare la propria azioni solo se in funzione di protezione civile che rimane il nostro fiore all’occhiello). Siamo riusciti a creare in 15 anni un paradossale (se fosse stato possibile ..) SISTEMA BICEFALO/ACEFALO, misto di militare e civile, con cui stiamo perdendo altre/tante occasioni e impegni a livello europeo e internazionale (ECMWF, EUMETSAT, EUMETNET, HSAF, …). Da qui dobbiamo ripartire OGGI E ADESSO per cercare di trasformare questo sistema BICEFALO/ACEFALO in un sistema CENTRALE pubblico e civile, non buttando a mare nulla, ma guardando avanti.

    La discussione in pre-CdM del decreto SMND è stata un’ottima incoraggiante notizia (http://www.governo.it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-107/4292). Ci chiediamo quale decreto sia arrivato in quel Pre-CdM rispetto alla bozza del 2013 (!), ma questo è un dettaglio a questo punto. SMND non è il migliore dei servizi possibili, ma è quello FATTIBILE adesso “senza se e senza ma”. Mi sembra un notevole risultato il cui merito va attribuito al DPC (e alle persone che hanno dedicato tempo e energie a ciò che hanno nome e cognome) che, per mandato della Legge 100 del 12 luglio 2012 (una legge!), hanno istruito il processo. E’ stato rimandato, NON BOCCIATO! Non ha senso costruire fanta-teorie sul meteo-complotto o para-influenza. Prendiamo atto che SMND è nell’ATRIO e va spinto più in là: approvazione da parte del pre-CdM, CdM e quindi Presidente della Repubblica! Punto^3.

    Continuare a chiedersi se MeteoAM deve essere parte o meno di SMND è una questione che NON deve continuare a imbalsamare SMND: la meteorologia civile può usare o meno le competenze di MeteoAM, le infrastrutture costruite sono dello STATO ITALIANO e quindi anche di SMND. MeteoAM ha radicalizzato il ruolo della meteorologia nella sua funzione militare (per cui CNMCA=COMET è parte del ComandoSquadraAerea!): ciò indica che quella roccaforte è diventata “classificata” (e quindi “sensibile”), ma anche che MeteoAM in futuro farà in primis la meteorologia militare e in supplenza quella civile, come accade dal 1925. Per cui rimanere ostaggi della posizione di MeteoAM è diventato insostenibile: il ruolo di quell’ente si chiarirà nei fatti e senza più ambiguità al momento opportuno, ma se ne può fare anche a meno. Siamo in ritardo di soli 90 anni circa, ma ADESSO è il momento di non essere distratti.

    Non possiamo fare finta di niente e credere nel FATO (siamo al disincanto minato dallo scettismo …). TUTTI, chi partecipa/spera e chi decide/teme, si chiedono cosa sarà SMND, quale la sua organizzazione preliminare a partire da quanto abbiamo. E dobbiamo avere coraggio di proporre e organizzare, dimostrare che nell'”aritmetica di SMND” 1+1 non fa 1.5 ma 2.5 e in futuro anche 3 … Ovvero che l’unione dei CFN+CFD e strutture collaterali, come immaginato dal Decreto SMND in modo generalista, consente un risparmio del settore con nuovi investimenti da quei residui a fronte di una razionalizzazione. E consente al sistema Italia di svolgere quel ruolo di protagonista che gli compete nella meteorologia europea. E allora pensiamolo IN PRATICA e ADESSO questo SMND. Potrebbe assomigliare al DWD tedesco che per storia federata e distribuzione geografica assomiglia molto a SMND (vedi sotto, per es.)? Chiediamoci, quindi, con fiducia e coraggio, senza ipocrisie: cosa e come sarebbe opportuno organizzare se al prossimo CdM il decreto SMND? Perchè anche questa/e risposta/e non dovrebbe/ro essere un’operazione solo “dall’alto” …

    PS: Il modello DWD come riferimento per SMND ?
    Suggerire di partire dal DWD per organizzare SMND può avere senso: è un modello abbastanza distribuito e molto simile a quanto proposto in nuce per SMND, anche se quest’ultimo mantiene uno strato politico (Consiglio federale). I sistemi UKMetOffice e MeteoFrance siano troppo centralizzati per essere dei riferimenti di SMND.
    Per esempio DWD descrive bene funzioni, ruoli e sedi:
    http://www.dwd.de/bvbw/appmanager/bvbw/dwdwwwDesktop;jsessionid=LFg2NV3JL1pzjRw9Qld1DJ6Q5Ckht1fz2L4pJgHLHt4Lnm6LCKhR!651454612!570914679?_nfpb=true&_pageLabel=_dwdwww_wir_ueberuns_organisation&switchLang=en
    L’organizzazione è articolata in Executive Board (Com.TecOp Nazionale di SMND?), BusinessAreas e Departments (Sezioni/Dip. tematiche di SMND?) con AdvisoryBoards scientific/admin (Commissione meteo nazionaledi SMND di SMND?):
    http://www.dwd.de/bvbw/generator/DWDWWW/Content/Oeffentlichkeit/KU/KUPK/Wir__ueber__uns/Organisation/Organisationsplan__en,templateId=raw,property=publicationFile.pdf/Organisationsplan_en.pdf
    con Regional Centers (Centri regionali/competenza di SMND?), StazioniMet, UfficiReg dislocati su tutto il territorio nazionale:
    http://www.dwd.de/bvbw/generator/DWDWWW/Content/Oeffentlichkeit/KU/KUPK/Wir__ueber__uns/Organisation/Standortkarte__en,templateId=raw,property=publicationFile.pdf/Standortkarte_en.pdf
    inclusi Osservatori principali e CentroScuola/Conferenza (Conferenza meteo Nazionale di SMND?).

  20. Teoon Mar 15th 2016 at 08:54

    Ohibò, vi quoto tutti. Effetto Prodi?

  21. Adrianoon Mar 15th 2016 at 13:27

    Condividendo tutto e ringraziando Climalteranti.it per lo spazio dedicato alle repliche sull’articolo del Corriere della Sera di Franco Prodi, vorrei far notare che purtroppo sulle pagine di una delle più grandi testate giornalistiche italiane rimane ben stampato quell’articolo, a firma per altro di un notissimo e apprezzato giornalista; a parte una concisa e doverosa risposta del capo della Protezione Civile Nazionale pubblicata qualche giorno dopo a pag.53…, la questione, almeno sulla stampa e agli occhi dei tanti lettori, sembra essere chiusa. Allora perchè non provare a riaprirla, come? Giocando le stesse carte di Stella, anzi di più, troviamo una voce importante e autorevole non solo del mondo accademico e scientifico ma di quello operativo e amministrativo, magari “vecchio” saggio e pensionato: chiediamo al Prof. Tibaldi una replica forte al Prof.Prodi! Una contro-replica, pubblica, da inviare alla stampa, che mostri la realtà sotto un altro punto di vista…Per quale motivo non dovrebbero pubblicarlo?

  22. Andrea Valentinion Mar 17th 2016 at 09:05

    Impossibile non condividere, perché questa è la realtà dei fatti!
    Realtà che evidentemente sfugge a chi non si fa le notti sveglio in una sala operativa con le allerte in atto, quelle reali, sul territorio, con fiumi gonfi al limite del contenimento, case allagate e persone sfollate, ad esempio.
    Ancor più triste constatare che per trovare un’analisi consistente e un’informazione corretta, su una tematica che è sulla bocca (e testa!) di tutti quale la previsione meteorologica, si debba andare a curiosare su siti “di nicchia”, mentre l’informazione più penetrante rincorra solo sensazionalismi (che però hanno un gran ritorno economico in termini pubblicitari) e discredito verso un sistema pubblico, che in realtà presenta delle eccellenze che necessitano solo di essere valorizzate, organizzate e pubblicizzate.

  23. Paykasa Bozdurmaon Mar 31st 2016 at 04:25

    C. Napolitano
    consumano tanta energia quando quella di una piccola città
    L’ho già sentito dire, ma non riesco a trovare i dati. Mi sorprende un po’, perché in 40 anni il consumo dei microprocessori è diminuito di pari passo con l’aumento della loro potenza di calcolo.
    Siete sicuri che ne valga la pena?
    be’, lo Stato deve garantire la sicurezza dei cittadini e rispetto all’impronta ecologica della polizia o delle forze armate, quella del servizio meteo mi sembra minuscola.

    luigi,
    2) gli errori sono madornali: vedi il grosso problema al Giro dell’Adriatico
    grosso problema, ma per chi si è inventato previsioni inesistenti.
    2 Vedi le denunce fatte dagli albergatori ai vari siti meteo
    Se si riferisce alle denunce degli albergatori dell’Emilia-Romagna nel 2014, riguardavano siti privati, non quello della Regione.
    E ho confrontato numerosi siti, tra i migliori in Italia.
    E’ sicuro? Nel suo elenco mancano i siti della Protezione civile e dell’ARPA..

  24. Renzo Carlo Avanzoon Mar 12th 2020 at 15:12

    Inutile arrabbiarsi. Dalla conclusione finale si desume che ha ragione Prodi: non esiste ancora un Servizio Meteorologico Nazionale con la conseguente autorevolezza e concentramento di teste.


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