EmissioniTrasporti

Prospettive di riduzione di gas serra dal trasporto su strada

Come già segnalato in un post precedente, una strada per ridurre le emissioni allo scarico di CO2 delle autovetture è quella di costruire auto con minori emissioni per km di strada percorso. È una strada che si sta già percorrendo in diverse zone del mondo, con diverse velocità: in Europa le emissioni specifiche di CO2 dalle autovetture di nuova omologazione sono calate dai 180 g CO2/km nel 1995 ai 132,2 gCO2/km nel 2012. Con il fine di ridurre le emissioni del trasporto su strada, l’Unione Europea ha adottato nel 2009 un Regolamento (EC 443/2009) [1] che ha stabilito obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per le auto di nuova immatricolazione. Questo regolamento ha fissato in realtà due obiettivi: 130 g CO2/km, calcolato come valore medio per la flotta di ogni costruttore, da raggiungere entro il 2015, e 95 g CO2/km da raggiungere entro il 2020.

Figura 1: emissioni medie di CO2 per le nuove auto immatricolate in Europa

E l’Italia? Complice la crisi e la nostra innata propensione a dare un occhio al portafogli domestico/famigliare con anche un po’ di lungimiranza (magari tramite l’acquisto di auto bi-fuel o di bassa cilindrata e peso [2]), l’Italia nel 2011 ha già raggiunto l’obiettivo europeo previsto per il 2015 ed è ulteriormente migliorata nel 2012 attestandosi a 126,2 g CO2/km, contro una media europea pari a 132,2 g CO2/km [3]: siamo secondi di pochissimo dietro solo ai nostri sempiterni amici/rivali francesi (124,4 g CO2/km nel 2012). (altro…)
EnergiaInquinamentoTrasporti

Il ruolo della mobilità elettrica nella riduzione delle emissioni di gas climalteranti

Più di vent’anni fa a Torino era possibile prendere a noleggio gratuitamente una FIAT Panda Elettra per muoversi per la città. Ricordo un breve giro su questa curiosa automobile a due soli posti, visto che tutta la parte posteriore era occupata da pesanti batterie al piombo, e dove tutto il resto della meccanica era invariato rispetto alla versione tradizionale. Era infatti dotata di cambio e frizione, elementi totalmente inutili con un motore come quello elettrico, che dispone di una coppia costante a tutti i regimi di utilizzo, e fino dall’inizio del movimento. Poi più niente, sia per il problema non ancora del tutto risolto dell’accumulo dell’energia, sia per uno scarso interesse ad investire da parte delle case automobilistiche (generalmente piuttosto tradizionaliste e più inclini ad ottimizzare tecnologie esistenti che ad avventurarsi verso qualcosa di completamente innovativo), sia per una probabile azione di lobby avversa da parte delle compagnie petrolifere (si veda il film “Chi ha ucciso l’auto elettrica?”). (altro…)
El NinoFenomenologiaNAOOceaniVariabilità

Capire il clima che cambia: le teleconnessioni NAO e El Niño

In questa scheda sono spiegati due fenomeni di importanza basilare per il cambiamento climatico globale, l’oscillazione nord atlantica (NAO) e El Niño (ENSO), che influiscono pesantemente sull’andamento delle temperature annuali in molte parti del pianeta, fra cui l’Italia.   Con il termine teleconnessioni atmosferiche, nelle scienze dell'atmosfera, ci si riferisce a “pattern” atmosferici, ovvero degli schemi di circolazione atmosferici (altrimenti detti modi di variabilità) a bassa, media e alta frequenza. Esse sono dunque espressione di parte della variabilità meteorologica e in alcuni casi anche di variabilità climatica cui assistiamo. La teleconnessione più emblematica è quella nota come ENSO, o più popolarmente El Niño: essa riguarda la temperatura superficiale del mare nell’oceano Pacifico equatoriale, ma ha ripercussioni climatiche un po’ su tutto il globo. Inoltre, essa è anche stata la prima ad essere rilevata, storicamente, fin dal 19° secolo. Nell’ultimo trentennio, la diffusione dei modelli meteoclimatici e la necessità di dover predisporre degli archivi su tutto il globo delle variabili meteorologiche ed anche di quelle relative alla superficie terrestre hanno favorito la scoperta o consentito di postularne le basi teoriche per tutta una serie di altre teleconnessioni. Tra esse, una di quelle che hanno un peso non indifferente nell’andamento meteorologico alle latitudini europee è la North Atlantic Oscillation (NAO). Nel seguito, vogliamo entrare un po’ più nel dettaglio sia sulla NAO sia su ENSO. (altro…)
ComunicazioneConsensoDibattito

Se vedi qualcosa, dì qualcosa

Proponiamo la traduzione di un editoriale del New York Times del 17 gennaio scorso, scritto da Michael Mann, direttore dell’Earth System Science Center alla Pennsylvania State University e autore del libro “The Hockey Stick and the Climate Wars: Dispatches from the Front Lines”.     Tra gli scienziati del clima, il consenso schiacciante è che stia avvenendo un cambiamento climatico causato dall’uomo. Una frangia della popolazione si aggrappa invece ad un rifiuto irrazionale della scienza consolidata. Questo ceppo virulento di anti-scienza infetta le aule del Congresso, le prime pagine dei grandi quotidiani e ciò che vediamo in TV, dando un’apparenza di dibattito che non dovrebbe esistere. In realtà, gli scienziati del clima concordano largamente non solo sul cambiamento climatico in atto (da una rassegna della letteratura scientifica, il consenso risulta del 97%), ma anche sul fatto che dobbiamo contrastare rapidamente i pericoli di un pianeta che si riscalda. Se cerchiamo divergenze vere nella comunità scientifica, le troviamo su due fronti: le conseguenze precise dell’aumento della temperatura, e quali tecnologie e provvedimenti sono da preferire per ridurre su scala globale le emissioni dei gas serra. Per esempio, dovremmo puntare tutto sul nucleare? Investire in impianti di energia eolica, solare, e geotermica e dispiegarli su vasta scala? Mettere un prezzo sulle emissioni di carbonio con il cap and trade o tassando direttamente le emissioni di CO2? Finché l’opinione pubblica non capisce i pericoli della nostra traiettoria attuale, è probabile che questi dibattiti siano vani. Qui entrano in scena gli scienziati. A mio giudizio non è più accettabile che rimangano a guardare. Io ne so qualcosa. Non ho potuto far altro che entrare nella mischia. Sono stato perseguitato da magistrati eletti e minacciato di violenza, dopo una ricerca di quindici anni fa in cui, con altri colleghi, mostravamo che il riscaldamento medio dell’emisfero settentrionale era senza precedenti da 1.000 anni. Il nostro grafico “a mazza da hockey” divenne il bersaglio della guerra del clima e suscita tuttora l’ostilità di chi trasforma un problema di natura scientifica e sociale in uno strumento di partigianeria politica. Che cosa dovrebbero fare quindi gli scienziati? Da una parte dello schieramento abbiamo James Hansen, l’illustre ex direttore del Goddard Institute of Space Studies della NASA passato alla disobbedienza civile per sottolineare i pericoli che intravede. E’ stato arrestato nel 2009 durante una protesta contro l’estrazione di carbone a cielo aperto, poi ancora nel 2011 e 2013 a Washington mentre si opponeva alla costruzione dell’oleodotto Keystone XL tra il Canada e il golfo del Texas. L’oleodotto, che sta per essere approvato dal Dipartimento di Stato, darebbe la stura al petrolio sporco ricavato dagli scisti bituminosi del Canada, segnando la fine della partita per il clima. (altro…)
MitigazioneProtocollo di Kyoto

Il nuovo obiettivo europeo al 2030: -40% di emissioni di gas serra

La Commissione europea ha approvato una proposta di riduzione del 40% delle emissioni di gas climalteranti entro il 2030 (rispetto al 1990), un passo necessario per una credibile azione per contrastare il riscaldamento globale Secondo la Comunicazione ufficiale della Commissione europea del 22 gennaio 2014, l'Unione Europea è ormai già molto vicina a raggiungere gli obiettivi del 2020 di riduzione delle emissioni (-20%) e di utilizzo delle energie rinnovabili (20% sul totale dell’energia prodotta). Si tratta di obiettivi che, a suo tempo, avevano destato molte polemiche, nonché la contrarietà di una parte del mondo politico e industriale italiano. Questi risultati sono tanto più significativi dal momento che l’economia europea è cresciuta di circa il 45% in termini reali dal 1990. Gli obiettivi 20-20-20 per emissioni di gas serra, le energie rinnovabili e il risparmio energetico hanno svolto un ruolo importante nell’impostazione delle strategie industriali in Europa. Le emissioni di gas serra nel 2012 sono diminuite del 18% rispetto alle emissioni del 1990 e la citata Comunicazione della CE prevede che esse saranno ridotte del 24% entro il 2020 e del 32% entro il 2030, sulla base delle politiche già decise. La quota di energia da fonti rinnovabili è aumentata al 13% nel 2012, in proporzione all’energia finale consumata e si prevede un ulteriore aumento al 21% entro il 2020 e del 24% entro il 2030. L'UE alla fine del 2012 ha installato circa il 44% dell'elettricità rinnovabile del mondo (escluso l’idroelettrico). L'intensità energetica dell'economia europea (l’energia per unità di PIL) si è ridotta del 24% tra il 1995 e il 2011, mentre il miglioramento da parte dell'industria è stato di circa il 30%. L'intensità di carbonio dell'economia dell'UE è diminuita del 28% tra il 1995 e il 2010. (altro…)
AriaEmissioniTrasporti

I conflitti fra le politiche sul clima e sull’aria: il caso del diesel

  L’international Energy Agency ci informa che nel 2011 il macrosettore dei trasporti è stato responsabile del 22% dell’emissione globale di CO2 da combustione [1], circa il 15% dell’emissione globale complessiva in termini di emissioni di CO2 equivalente [2]. A livello mondiale l’emissione di gas serra (greenhouse gases, GHG) dai trasporti è in continua crescita ed è principalmente guidata dal settore del trasporto su strada, le cui emissioni hanno subìto un incremento del 52% dal 1990 e pesano per circa i tre quarti delle emissioni complessive del macrosettore nel 2011 [1]. Le percentuali rilevate a livello globale trovano conferma alla scala europea, ove quasi il 20% delle emissioni di GHG al 2010 risultavano ascrivibili ai trasporti, e anche a livello nazionale, ove per l’Italia la percentuale sale a quasi il 24 % [3] (Figura 1).

Figura 1 Ripartizione percentuale delle emissioni di gas serra: Unione Europea a 27 (a sinistra) e Italia (a destra) nel 2010 (altro…)

CatastrofismoTemperature

La Repubblica dell’apocalisse

Le catastrofi economiche, geologiche, ambientali, sismiche e quant'altro non bastano più. Nella gara (giornalistica) alle iperboli sembra che siamo giunti al limite estremo, l'apocalisse.

    Sul sito di Repubblica qualche giorno fa è stata pubblicata una notizia sconvolgente dal titolo, virgolettato per indicare una citazione, Entro il 2100 temperature saliranno di 4 gradi: sarà un'apocalisse". Nel testo dell'articolo, però, la citazione non compare. Ho cercato di risalire alla fonte della notizia e sembra essere il Guardian, dove però di apocalisse non si parla. L'intervistato è Steven Sherwood che parla di un potenziale aumento di 4 °C come catastrofico piuttosto che semplicemente pericoloso”. Possiamo discutere se 4 °C possano essere considerati catastrofici o meno, ma l'apocalisse, cioè la fine del mondo, è un'altra cosa. A parte il problema terminologico, nell'articolo di Repubblica si legge anche di un clima terrestre che sarebbe “molto più sensibile di quanto si pensasse”. Neanche di questo si parla nell'intervista al Guardian. Sherwood parla piuttosto di un’esclusione dei modelli che forniscono una sensitività climatica più bassa, inferiore a 3 °C per un raddoppio della CO2, e di un conseguente restringimento dell'intervallo di incertezza su questa quantità. Certamente più corretto è il titolo di un post su RealClimate, “a bit more sensitive”. Sostanzialmente corretto è il riassunto delle conclusioni dell'articolo recentemente pubblicato da Sherwood e altri; parlando del feedback delle nuvole, su Repubblica si legge che “queste nuvole diventeranno più rare e scomparirà lo schermo che ci protegge dal calore solare”. (altro…)
EstremiMeteorologia

Il freddo e il caldo di una settimana… non sono il clima del pianeta

  Su Climalteranti non ci stancheremo di ripetere che tempo e clima sono due cose diverse. L’incontrovertibile evidenza del surriscaldamento globale deriva da analisi statistiche su periodi molto lunghi (10, 20 e 30 anni). I singoli eventi di caldo o di freddo, pur essendo importanti per la vita quotidiana, non possono essere messi in relazione diretta al riscaldamento globale o a presunte (e impossibili) ere glaciali. È la loro “statistica” che permette eventualmente di legare eventi locali e limitati nel tempo a fenomeni globali. Anche perché, come mostrato in seguito, in luoghi diversi del pianeta possono verificarsi contemporaneamente situazioni molto diverse, spesso esagerate o ignorate dai mezzi di comunicazione.             Il freddo negli USA Numerosi mezzi di informazione hanno nei giorni scorsi proposto servizi televisivi, titoli e immagini che citavano possibili dubbi sulla realtà del riscaldamento globale, improbabili litigi dei climatologi o ipotesi di ere glaciali imminenti o… in corso. La realtà è ben diversa, ma conviene partire dal mostrare i numerosi errori in cui sono occorsi spesso i mezzi di informazione Nel servizio del TG3 delle 19 dello scorso 7 gennaio, dal minuto 28, si sottolineano i -53 gradi registrati “negli Stati Uniti”, ma senza dire in quale località. Intendiamoci, una temperatura di -53°C sarebbe un freddo terribile, da non sottostimare. Le immagini sul lago Michigan, ad esempio, si commentano da sole. Però, non bisogna fermarsi alle apparenze. Infatti, nel dato di -53 gradi ci sono due errori. Il primo, e più grave, è che si tratta del wind chill e non della temperatura. È pur vero che anche sui siti americani c'era parecchia confusione tra temperatura vera e wind chill, tuttavia quest’ultimo dato, detto anche “indice di raffreddamento” ed espresso anch’esso in gradi, rappresenta la temperatura equivalente percepita dal corpo umano in presenza di vento. Detto in altre parole, se uno si trova all’aperto a -10°C ma senza vento, sperimenta sulla pelle -10°C. Se però c’è vento, la pelle “sente” una temperatura inferiore, tanto più inferiore quanto più c’è vento. Però la temperatura reale rimane di -10°C… Questa tabella indica l’indice di raffreddamento in funzione della temperatura dell’aria (espressa in °F) e della velocità del vento (in mph, ovvero miles-per-hour). (altro…)
AnomalieDatiRecordTemperatureVariabilità

Tranquilli, il riscaldamento globale non si è fermato

L’esame delle temperature medie globali mostra che anche il 2013 appena archiviato può essere catalogato tra gli anni più caldi, anche se non ha stabilito nuovi record. Alla faccia di quanti sostengono, magari perchè nella loro città fà freddo, che il riscaldamento globale non esista o si sia fermato…   Come ogni anno, ai primi di gennaio cogliamo l’occasione per fare il punto sull’anno appena trascorso, soprattutto, ma non solo, dal punto di vista dell’andamento termico. Come di consuetudine, ci avvaliamo dei principali dataset climatici disponibili sul web: il NASA GISS (NASA Goddard Institute for Space Studies), il NOAA NCDC (NOAA National Climate Data Center) e l’HadCRU (Hadley Centre/Climate Research Unit), a cui aggiungiamo il database NOAA/NCEP che ci permette di avere a disposizione soltanto due giorni dopo i dati grezzi rielaborati (ricordo ancora che vengono mediati su un grigliato di 2,5 gradi in longitudine e latitudine, il che equivale, alle nostre latitudini, ad un quadrato di circa 300 x 300 km2). Gli altri centri effettuano invece delle elaborazioni e dei controlli sulla qualità dei dati, e talora può succedere che i dati stessi vengano ricalibrati anche nel passato; ad esempio, per quanto riguarda i dati HadCRU, le elaborazioni effettuate sono discusse molto bene qui; qui invece è descritta in dettaglio la problematica della rappresentatività dei dati stessi, commentando questo studio di Kevin e Way, apparso sul Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society, una delle riviste più prestigiose nel campo delle scienze dell’atmosfera. (altro…)
BufaleSole

Il negazionismo climatico e il Signor Veneranda

  Fra le tante email, capita ogni tanto di riceverne qualcuna in cui sono annunciate novità dell’anti-scienza del clima, di solito rivelazioni sensazionali o imminenti ere glaciali. L’ultima che ho ricevuto, il 9 dicembre, aveva come oggetto “German scientists predict global temperature will decline throughout this century”, e nel testo conteneva la frase “Documentazione concorde sullo stesso tema giunge anche da altre fonti. In particolare per quanto riguarda la sequenza dei cicli delle macchie solari. Buon Natale e buon anno. X”. Non erano presenti link ad approfondimenti e neppure in allegati documenti da leggere. Mentre di solito cestino queste email, la cripticità di questa mi ha incuriosito: la mancanza di qualsiasi aiuto per capire di cosa si trattasse tranne gli “scienziati tedeschi” che prevedono la riduzione delle temperature “lungo tutto il secolo” e la “documentazione concorde” che giunge da altre fonti mi hanno fatto sospettare per una frazione di secondo che ci potesse essere qualcosa di serio. Che sia uscito qualcosa di nuovo e nessuno degli amici della mailing list di Climalteranti ha avvisato? Visto anche la cortesia di inviare auguri di Buon Natale e Buon Anno, il giorno successivo ho risposto al mittente, allegando un grafico che avevo visto qualche giorno prima. Il testo della mia email è stato: “Caro X, guarda che tutte le teorie "alternative" solari ormai sono state di fatto accantonate, anche da molti dei cosiddetti "scettici", per il semplice motivo che mentre la troposfera si sta scaldando la stratosfera si sta raffreddando, e questo è compatibile con un aumentato effetto serra ma non con oscillazioni della forzante solare. Allego un grafico del recente AR5 in cui si vede bene l'effetto complessivo della forzante solare rispetto a tutte le altre. Cordiali saluti. Stefano” Con “rispondi a tutti”, ho inviato l’email e il grafico sopra riportato alla ventina di destinatari dell’email che avevo ricevuto.Dopo poco più di un’ora ho ricevuto un’altra mail, da Y. (altro…)
DisinformazioneImpatti

L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale

Le recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, secondo cui non dovremmo preoccuparci troppo se in Europa andremo incontro ad un clima caraibico (testuali parole, dopo 3’03’’: “il cambiamento climatico esempio… dicono .. oddio sta arrivando in Europa, un clima caraibico’, no? E vabbè, ma i Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” – applausi), offrono lo spunto per una riflessione più...
Girl protesting against fossil fuel usage
Psicologia

Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi

L’American Psychological Association, nella sua guida sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance” ha definito l’eco-ansia come la “paura cronica di un cataclisma ambientale irrevocabile legato al cambiamento climatico”. Più recentemente, il concetto di ansia climatica, è stato descritto come uno stato di angoscia legato agli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e sull’esistenza umana. Come la paura che si attiva in risposta a una minaccia reale o percepita, presente...
A S. Marta in Colombia: 1' conferenza su "Transitioning away from Fossil Fuel"
Conflitti

In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo

Il vero costo climatico delle guerre non si misura in CO₂, ma in fiducia bruciata: quella tra gli Stati, da cui dipende ogni cooperazione sul clima. Il voto dell’ONU mostra quanto sia fragile — e quanto valga difenderla. Le guerre non distruggono solo il presente. Divorano il futuro, due volte: aumentando le emissioni e distruggendo la fiducia necessaria per ridurle. L’impronta climatica diretta dei conflitti è enorme, anche se difficile da misurare con precisione. Secondo un recente studio, quattro anni...
ImpattiScenari

Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo

Contrariamente a quanto sostengono i negazionisti climatici, negli ultimi 25 anni i rapporti dell’IPCC hanno aumentato la preoccupazione per i rischi climatici che potremo avere in futuro, non l’hanno certo diminuita. E la modifica dello scenario a maggiori emissioni cambia di molto poco la situazione. Nel precedente post abbiamo spiegato come la periodica revisione degli scenari da parte della comunità dei modellisti climatici abbia dato spazio ai soliti negazionisti e inattivisti climatici per il consueto ed ennesimo tentativo di sminuire...
ProiezioniScenari

Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5

RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico. E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario...
EconomiaETSPolitiche

Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.

Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui). Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto...
AppelloEmission tradingPolitica

Niente di più miope che attaccare il sistema ETS

Climalteranti aderisce all’appello al Governo di circa 200 scienziati ed economisti esperti di scienza del clima e di transizione energetica: si rispettino gli obiettivi di decarbonizzazione, unico modo per coniugare sviluppo economico e benessere collettivo a lungo termine. Alla cortese attenzione della Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Giorgia Meloni, del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, On. Gilberto Pichetto Fratin, e del Governo, Noi studiosi impegnati nella ricerca sul cambiamento climatico, sulle politiche di mitigazione e adattamento e sui...
Eventi estremiImpatti

Il ciclone Harry, la normalità dell’emergenza

Il ciclone Harry, che ha colpito dal 19 al 22 gennaio il sud Italia, Malta e Tunisia, e le impressionanti distruzioni portate dai venti, dalle piogge e dalle mareggiate, possono essere visti per molti aspetti come un caso da manuale di quanto la crisi climatica ci sta mostrando e continuerà a mostrarci in futuro. Un evento legato al cambiamento climatico Il ciclone mediterraneo Harry è stato un evento meteomarino probabilmente  senza precedenti da tanti decenni. Certamente in passato non c’erano...
Sole giallo
RecordStatisticheTemperature

Ancora un anno caldo: il 2025 al 2° posto tra gli anni più caldi. In Italia è il quarto anno più caldo

I dati della NOAA/NCEP posizionano l’anno appena trascorso al terzo posto tra gli anni più caldi, mentre la media con altri quattro database climatici porta al 2° posto, ex-aequo con il 2023. In quasi tutti i casi, le anomalie termiche rispetto al cinquantennio preindustriale 1850-1900 sono vicine al limite di 1,5 °C citato dall’Accordo di Parigi, pur non superandolo come l’anno scorso. In Italia, invece, il 2025 risulta il quarto anno più caldo della serie, con un’anomalia di 1,77 °C...
Copertina del libro "Scongeliamo i cervelli non i ghiacciai"
PsicologiaRecensione

Perché la nostra mente è l’ostacolo più grande nella lotta al cambiamento climatico

Il cambiamento climatico non è solo una crisi ambientale. È, prima di tutto, una crisi cognitiva. È da questa tesi, tanto semplice quanto scomoda, che prende le mosse Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai (Solferino, 2025) del filosofo della scienza Matteo Motterlini, uno dei libri più stimolanti e originali usciti recentemente sul tema. A differenza di molti testi che si concentrano sulle soluzioni tecnologiche o sugli aspetti scientifici del riscaldamento globale, Motterlini sposta il fuoco su un punto spesso rimosso:...