La Repubblica dell’apocalisse
Le catastrofi economiche, geologiche, ambientali, sismiche e quant'altro non bastano più. Nella gara (giornalistica) alle iperboli sembra che siamo giunti al limite estremo, l'apocalisse.
Sul sito di Repubblica qualche giorno fa è stata pubblicata una notizia sconvolgente dal titolo, virgolettato per indicare una citazione, “Entro il 2100 temperature saliranno di 4 gradi: sarà un'apocalisse". Nel testo dell'articolo, però, la citazione non compare.
Ho cercato di risalire alla fonte della notizia e sembra essere il Guardian, dove però di apocalisse non si parla. L'intervistato è Steven Sherwood che parla di un potenziale aumento di 4 °C come
“catastrofico piuttosto che semplicemente pericoloso”. Possiamo discutere se 4 °C possano essere considerati catastrofici o meno, ma l'apocalisse, cioè la fine del mondo, è un'altra cosa.
A parte il problema terminologico, nell'articolo di Repubblica si legge anche di un clima terrestre che sarebbe “molto più sensibile di quanto si pensasse”. Neanche di questo si parla nell'intervista al Guardian. Sherwood parla piuttosto di un’esclusione dei modelli che forniscono una sensitività climatica più bassa, inferiore a 3 °C per un raddoppio della CO2, e di un conseguente restringimento dell'intervallo di incertezza su questa quantità. Certamente più corretto è il titolo di un post su RealClimate, “a bit more sensitive”.
Sostanzialmente corretto è il riassunto delle conclusioni dell'articolo recentemente pubblicato da Sherwood e altri; parlando del feedback delle nuvole, su Repubblica si legge che “queste nuvole diventeranno più rare e scomparirà lo schermo che ci protegge dal calore solare”. (altro…) Il freddo e il caldo di una settimana… non sono il clima del pianeta
Su Climalteranti non ci stancheremo di ripetere che tempo e clima sono due cose diverse. L’incontrovertibile evidenza del surriscaldamento globale deriva da analisi statistiche su periodi molto lunghi (10, 20 e 30 anni). I singoli eventi di caldo o di freddo, pur essendo importanti per la vita quotidiana, non possono essere messi in relazione diretta al riscaldamento globale o a presunte (e impossibili) ere glaciali. È la loro “statistica” che permette eventualmente di legare eventi locali e limitati nel tempo a fenomeni globali.
Anche perché, come mostrato in seguito, in luoghi diversi del pianeta possono verificarsi contemporaneamente situazioni molto diverse, spesso esagerate o ignorate dai mezzi di comunicazione.
Il freddo negli USA
Numerosi mezzi di informazione hanno nei giorni scorsi proposto servizi televisivi, titoli e immagini che citavano possibili dubbi sulla realtà del riscaldamento globale, improbabili litigi dei climatologi o ipotesi di ere glaciali imminenti o… in corso.
La realtà è ben diversa, ma conviene partire dal mostrare i numerosi errori in cui sono occorsi spesso i mezzi di informazione
Nel servizio del TG3 delle 19 dello scorso 7 gennaio, dal minuto 28, si sottolineano i -53 gradi registrati “negli Stati Uniti”, ma senza dire in quale località. Intendiamoci, una temperatura di -53°C sarebbe un freddo terribile, da non sottostimare. Le immagini sul lago Michigan, ad esempio, si commentano da sole.
Però, non bisogna fermarsi alle apparenze. Infatti, nel dato di -53 gradi ci sono due errori. Il primo, e più grave, è che si tratta del wind chill e non della temperatura. È pur vero che anche sui siti americani c'era parecchia confusione tra temperatura vera e wind chill, tuttavia quest’ultimo dato, detto anche “indice di raffreddamento” ed espresso anch’esso in gradi, rappresenta la temperatura equivalente percepita dal corpo umano in presenza di vento. Detto in altre parole, se uno si trova all’aperto a -10°C ma senza vento, sperimenta sulla pelle -10°C. Se però c’è vento, la pelle “sente” una temperatura inferiore, tanto più inferiore quanto più c’è vento. Però la temperatura reale rimane di -10°C… Questa tabella indica l’indice di raffreddamento in funzione della temperatura dell’aria (espressa in °F) e della velocità del vento (in mph, ovvero miles-per-hour). (altro…) Tranquilli, il riscaldamento globale non si è fermato
L’esame delle temperature medie globali mostra che anche il 2013 appena archiviato può essere catalogato tra gli anni più caldi, anche se non ha stabilito nuovi record. Alla faccia di quanti sostengono, magari perchè nella loro città fà freddo, che il riscaldamento globale non esista o si sia fermato…
Come ogni anno, ai primi di gennaio cogliamo l’occasione per fare il punto sull’anno appena trascorso, soprattutto, ma non solo, dal punto di vista dell’andamento termico. Come di consuetudine, ci avvaliamo dei principali dataset climatici disponibili sul web: il NASA GISS (NASA Goddard Institute for Space Studies), il NOAA NCDC (NOAA National Climate Data Center) e l’HadCRU (Hadley Centre/Climate Research Unit), a cui aggiungiamo il database NOAA/NCEP che ci permette di avere a disposizione soltanto due giorni dopo i dati grezzi rielaborati (ricordo ancora che vengono mediati su un grigliato di 2,5 gradi in longitudine e latitudine, il che equivale, alle nostre latitudini, ad un quadrato di circa 300 x 300 km2).
Gli altri centri effettuano invece delle elaborazioni e dei controlli sulla qualità dei dati, e talora può succedere che i dati stessi vengano ricalibrati anche nel passato; ad esempio, per quanto riguarda i dati HadCRU, le elaborazioni effettuate sono discusse molto bene qui; qui invece è descritta in dettaglio la problematica della rappresentatività dei dati stessi, commentando questo studio di Kevin e Way, apparso sul Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society, una delle riviste più prestigiose nel campo delle scienze dell’atmosfera. (altro…)
Come ogni anno, ai primi di gennaio cogliamo l’occasione per fare il punto sull’anno appena trascorso, soprattutto, ma non solo, dal punto di vista dell’andamento termico. Come di consuetudine, ci avvaliamo dei principali dataset climatici disponibili sul web: il NASA GISS (NASA Goddard Institute for Space Studies), il NOAA NCDC (NOAA National Climate Data Center) e l’HadCRU (Hadley Centre/Climate Research Unit), a cui aggiungiamo il database NOAA/NCEP che ci permette di avere a disposizione soltanto due giorni dopo i dati grezzi rielaborati (ricordo ancora che vengono mediati su un grigliato di 2,5 gradi in longitudine e latitudine, il che equivale, alle nostre latitudini, ad un quadrato di circa 300 x 300 km2).
Gli altri centri effettuano invece delle elaborazioni e dei controlli sulla qualità dei dati, e talora può succedere che i dati stessi vengano ricalibrati anche nel passato; ad esempio, per quanto riguarda i dati HadCRU, le elaborazioni effettuate sono discusse molto bene qui; qui invece è descritta in dettaglio la problematica della rappresentatività dei dati stessi, commentando questo studio di Kevin e Way, apparso sul Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society, una delle riviste più prestigiose nel campo delle scienze dell’atmosfera. (altro…) Il negazionismo climatico e il Signor Veneranda
Fra le tante email, capita ogni tanto di riceverne qualcuna in cui sono annunciate novità dell’anti-scienza del clima, di solito rivelazioni sensazionali o imminenti ere glaciali.
L’ultima che ho ricevuto, il 9 dicembre, aveva come oggetto “German scientists predict global temperature will decline throughout this century”, e nel testo conteneva la frase “Documentazione concorde sullo stesso tema giunge anche da altre fonti. In particolare per quanto riguarda la sequenza dei cicli delle macchie solari. Buon Natale e buon anno. X”.
Non erano presenti link ad approfondimenti e neppure in allegati documenti da leggere.
Mentre di solito cestino queste email, la cripticità di questa mi ha incuriosito: la mancanza di qualsiasi aiuto per capire di cosa si trattasse tranne gli “scienziati tedeschi” che prevedono la riduzione delle temperature “lungo tutto il secolo” e la “documentazione concorde” che giunge da altre fonti mi hanno fatto sospettare per una frazione di secondo che ci potesse essere qualcosa di serio. Che sia uscito qualcosa di nuovo e nessuno degli amici della mailing list di Climalteranti ha avvisato? Visto anche la cortesia di inviare auguri di Buon Natale e Buon Anno, il giorno successivo ho risposto al mittente, allegando un grafico che avevo visto qualche giorno prima.
I
l testo della mia email è stato:
“Caro X, guarda che tutte le teorie "alternative" solari ormai sono state di fatto accantonate, anche da molti dei cosiddetti "scettici", per il semplice motivo che mentre la troposfera si sta scaldando la stratosfera si sta raffreddando, e questo è compatibile con un aumentato effetto serra ma non con oscillazioni della forzante solare.
Allego un grafico del recente AR5 in cui si vede bene l'effetto complessivo della forzante solare rispetto a tutte le altre. Cordiali saluti. Stefano”
Con “rispondi a tutti”, ho inviato l’email e il grafico sopra riportato alla ventina di destinatari dell’email che avevo ricevuto.Dopo poco più di un’ora ho ricevuto un’altra mail, da Y. (altro…)
l testo della mia email è stato:
“Caro X, guarda che tutte le teorie "alternative" solari ormai sono state di fatto accantonate, anche da molti dei cosiddetti "scettici", per il semplice motivo che mentre la troposfera si sta scaldando la stratosfera si sta raffreddando, e questo è compatibile con un aumentato effetto serra ma non con oscillazioni della forzante solare.
Allego un grafico del recente AR5 in cui si vede bene l'effetto complessivo della forzante solare rispetto a tutte le altre. Cordiali saluti. Stefano”
Con “rispondi a tutti”, ho inviato l’email e il grafico sopra riportato alla ventina di destinatari dell’email che avevo ricevuto.Dopo poco più di un’ora ho ricevuto un’altra mail, da Y. (altro…) Hansen: stiamo facendo scadere il tempo
Stiamo facendo scadere il tempo per opporci ad un riscaldamento globale pericoloso, questo è ciò che ha detto Jim Hansen, un’icona della scienza del clima, al raduno annuale dell’American Geophysical Union, avvertendo ironicamente che l’annuncio della sua (Hansen) scomparsa fatto circolare della industria dei combustibili fossili era del tutto esagerato: “ho una salute da cavallo, il popolo dei combustibili fossili dovrà rassegnarsi alla sua presenza ancora per un bel po”.
James Hansen ha preso la parola mercoledì 11 dicembre 2013 al meeting della American Geophysical Union (AGU) a San Francisco.
Forse nessun altro al mondo possiede maggiore autorità di James Hansen sulle questioni del cambiamento climatico. Hansen ha lasciato recentemente la carica di direttore del NASA Goddard Institute of Space Studies. In quella sede egli ha svolto la maggior parte del lavoro scientifico che sta alla base del cambiamento climatico prodotto dall’uomo, ed è lì che ha combattuto contro le forze che hanno tentato di oscurare o sminuire il suo messaggio. Nel suo discorso dal titolo “Minimizzare le influenze dovute all’uomo sul cambiamento climatico” Hansen ha ripetuto il suo messaggio che il massimo che possiamo fare oggi è di cercare di evitare che si creino livelli di cambiamento del clima troppo pericolosi.
Ciò significa, secondo Hansen:
a) cercare di evitare che si fondano le calotte polari del pianeta con il conseguente innalzamento del livello del mare e la modifica delle linee di costa che si protrarrà per diversi secoli,
b) evitare estinzioni di massa come quelle che sono seguite ai cambiamenti climatici del passato come durante il massimo termico del Paleocene-Eocene (PETM),
c) evitare una situazione in cui si verificano degli eventi meteorologici estremi come aumento della frequenza delle ondate di calore, siccità, incendi, piogge torrenziali, allagamenti e forti tempeste. (altro…)
James Hansen ha preso la parola mercoledì 11 dicembre 2013 al meeting della American Geophysical Union (AGU) a San Francisco.
Forse nessun altro al mondo possiede maggiore autorità di James Hansen sulle questioni del cambiamento climatico. Hansen ha lasciato recentemente la carica di direttore del NASA Goddard Institute of Space Studies. In quella sede egli ha svolto la maggior parte del lavoro scientifico che sta alla base del cambiamento climatico prodotto dall’uomo, ed è lì che ha combattuto contro le forze che hanno tentato di oscurare o sminuire il suo messaggio. Nel suo discorso dal titolo “Minimizzare le influenze dovute all’uomo sul cambiamento climatico” Hansen ha ripetuto il suo messaggio che il massimo che possiamo fare oggi è di cercare di evitare che si creino livelli di cambiamento del clima troppo pericolosi.
Ciò significa, secondo Hansen:
a) cercare di evitare che si fondano le calotte polari del pianeta con il conseguente innalzamento del livello del mare e la modifica delle linee di costa che si protrarrà per diversi secoli,
b) evitare estinzioni di massa come quelle che sono seguite ai cambiamenti climatici del passato come durante il massimo termico del Paleocene-Eocene (PETM),
c) evitare una situazione in cui si verificano degli eventi meteorologici estremi come aumento della frequenza delle ondate di calore, siccità, incendi, piogge torrenziali, allagamenti e forti tempeste. (altro…) Il livello del mare nel V Rapporto IPCC
Pubblichiamo la traduzione di un importante post pubblicato su Realclimate da Stephan Rahmstorf, su uno dei più importanti impatti dei cambiamenti climatici, l’innalzamento del livello del mare. Il post è un po’ lungo ma merita davvero di essere letto.
Cosa sta accadendo al livello del mare? Questa è stata forse la questione più controversa nel IV rapporto IPCC del 2007. Il nuovo rapporto del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici è stato pubblicato da poco, e qui vorrei discutere quello l’IPCC ha da dire sul livello dei mari (come ho fatto qui, dopo il 4° rapporto).
Entriamo nel vivo della questione con il seguente grafico che ben riassume le principali conclusioni circa del livello del mare passato e futuro: (1) il livello globale del mare è in aumento, (2) questo aumento sta accelerando sin dal periodo pre-industriale e (3) accelererà ulteriormente in questo secolo. Le proiezioni per il futuro sono molto più significative e più credibili di quelle del 4° rapporto, ma probabilmente ancora un po' conservative, come vedremo in dettaglio più avanti. Per le elevate emissioni l’IPCC ora prevede un aumento globale di 52-98 cm entro il 2100, che minaccerebbe la sopravvivenza delle città costiere e intere nazioni insulari. Ma anche con la riduzione delle emissioni aggressive, è comunque previsto un incremento di 28-61 cm. Anche in questo scenario molto ottimista potremmo assistere ad oltre mezzo metro di innalzamento del livello del mare, con gravi ripercussioni su molte zone costiere, tra cui l'erosione costiera e un rischio notevolmente aumentato di inondazioni.
Fig. 1. Aumento del livello del mare passato e futuro. Per il passato, i dati proxy sono mostrati in viola chiaro e dati mareografici in blu. Per il futuro, sono riportate le proiezioni IPCC per le emissioni molto elevate (rosso, scenario RCP8.5 ) ed emissioni molto basse (blu, scenario RCP2.6). Fonte : IPCC AR5 fig. 13.27. x
(altro…)
Fig. 1. Aumento del livello del mare passato e futuro. Per il passato, i dati proxy sono mostrati in viola chiaro e dati mareografici in blu. Per il futuro, sono riportate le proiezioni IPCC per le emissioni molto elevate (rosso, scenario RCP8.5 ) ed emissioni molto basse (blu, scenario RCP2.6). Fonte : IPCC AR5 fig. 13.27. x
(altro…) L’intreccio fra l’aria e il clima
I cambiamenti climatici sono un problema globale, che già riguarda noi, qui e ora, ma che lasceremo in gran parte ai posteri. L’inquinamento dell’aria ha una scala regionale o locale, ci riguarda più da vicino, danneggia il nostro apparato respiratorio e cardiovascolare. Potrebbero sembrare due problemi distinti, ma se si va in profondità si scopre che hanno tanti punti in comune, per certi aspetti sono intrecciati.
Innanzitutto dal lato fenomenologico: il clima che cambia può influire sulla qualità dell’aria; viceversa, alcuni inquinanti atmosferici sono in grado di influenzare fortemente il bilancio radiativo del pianeta e quindi hanno un effetto climalterante. Dal punto di vista delle azioni per contrastare i due problemi, anche qui l’intreccio è forte: ci sono sia politiche sinergiche, che affrontano assieme le due sfide, sia punti di contrasto.
Richiede un po’ di impegno, ma capire i perché di queste connessioni è importante ed è il punto centrale di un mio libro appena pubblicato, Aria Pulita (Bruno Mondadori), che sarà presentato al Politecnico di Milano mercoledì 11 dicembre 2013, alle ore 11 (in Aula Beltrami, Edificio 5, locandina qui). Tutti i lettori di Climalteranti sono invitati.
Da ricordare che il Quinto Rapporto IPCC-WG1, recentemente publicato, ha riconosciuto l'importanza del trema, includendo per la prima volta anche nel Sommario per i decisori politici un paragrafo (E3) in cui sono riassunte le proiezioni sulla qualità dell'aria a scala globale (i dettagli sono nel Cap. 11, par. 3.5).
Qui sotto due estratti di uno dei capitoli del libro. (altro…) Riscaldamento globale: quale impatto su El Niño e La Niña?
El Niño e La Niña sono due dei fenomeni climatici naturali in grado di influenzare la temperatura media globale del nostro pianeta. Ma come cambieranno con il riscaldamento globale e che impatti avranno?
Il termine El Niño è stato per molti secoli utilizzato dai pescatori del Sud America per descrivere una corrente oceanica calda che scorre periodicamente lungo la costa dell'Ecuador e del Perù e che riduce drasticamente la pesca locale ogni qual volta si ripresenta. I climatologi hanno in seguito identificato tale fenomeno con un particolare periodico riscaldamento delle acque superficiali tropicali dell'Oceano Pacifico centrale e orientale. El Niño non influenza solamente le temperature superficiali del mare e quindi le correnti oceaniche, ma causa anche fluttuazioni su scala globale della pressione atmosferica nelle zone equatoriali del Pacifico (da cui il nome El Niño-Southern Oscillation o, in breve, ENSO), nonché una significativa riduzione dei venti prevalenti in quelle regioni, gli alisei. El Niño ha anche un grande impatto sulla distribuzione delle precipitazioni nel Pacifico tropicale e subtropicale.
Esiste anche una fase fredda di ENSO, chiamata La Niña. Al contrario di El Niño, questa si presenta quando la superficie del Pacifico tropicale orientale subisce un significativo raffreddamento rispetto alle condizioni medie e contemporaneamente le temperature del mare nell’Australia settentrionale diventano particolarmente calde. (altro…)
Il termine El Niño è stato per molti secoli utilizzato dai pescatori del Sud America per descrivere una corrente oceanica calda che scorre periodicamente lungo la costa dell'Ecuador e del Perù e che riduce drasticamente la pesca locale ogni qual volta si ripresenta. I climatologi hanno in seguito identificato tale fenomeno con un particolare periodico riscaldamento delle acque superficiali tropicali dell'Oceano Pacifico centrale e orientale. El Niño non influenza solamente le temperature superficiali del mare e quindi le correnti oceaniche, ma causa anche fluttuazioni su scala globale della pressione atmosferica nelle zone equatoriali del Pacifico (da cui il nome El Niño-Southern Oscillation o, in breve, ENSO), nonché una significativa riduzione dei venti prevalenti in quelle regioni, gli alisei. El Niño ha anche un grande impatto sulla distribuzione delle precipitazioni nel Pacifico tropicale e subtropicale.
Esiste anche una fase fredda di ENSO, chiamata La Niña. Al contrario di El Niño, questa si presenta quando la superficie del Pacifico tropicale orientale subisce un significativo raffreddamento rispetto alle condizioni medie e contemporaneamente le temperature del mare nell’Australia settentrionale diventano particolarmente calde. (altro…) Alcuni risultati dalla COP19 di Varsavia
Le negoziazioni della COP19 hanno portato alcuni risultati importanti (l’istituzione di un meccanismo contro la deforestazione e un passo in avanti sul processo per definire i risarcimenti a chi subisce gli impatti del clima) ma un nulla di fatto su molte altre decisioni necessarie.
La Conferenza della Parti (COP) della Convenzione Quadro dell’ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) di Varsavia si è chiusa nella serata di sabato 23 novembre, dopo 30 ore di negoziato ininterrotto e a tratti concitato.
La negoziazione per un nuovo accordo sul clima è ormai lunga, estenuante, con tanti fronti diversi, scarsamente coordinati tra loro e in cui il valore legalmente vincolante delle decisioni è continuamente rimesso in discussione.
Questa Conferenza di Varsavia ha compreso molti diverse sessioni della UNFCCC:
La Conferenza della Parti (COP) della Convenzione Quadro dell’ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) di Varsavia si è chiusa nella serata di sabato 23 novembre, dopo 30 ore di negoziato ininterrotto e a tratti concitato.
La negoziazione per un nuovo accordo sul clima è ormai lunga, estenuante, con tanti fronti diversi, scarsamente coordinati tra loro e in cui il valore legalmente vincolante delle decisioni è continuamente rimesso in discussione.
Questa Conferenza di Varsavia ha compreso molti diverse sessioni della UNFCCC:
- 19° sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione UNFCCC (COP 19)
- 9° sessione del Meeting delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP 9)
- 39° sessione del Organo sussidiario di supporto scientifico e tecnico (Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice - SBSTA 39)
- 39° sessione dell’ Organo sussidiario per l’attuazione della Convenzione (Subsidiary Body for Implementation - SBI 39)
- Terza parte della seconda sessione del gruppo di lavoro sulla Piattaforma di Durban (Ad Hoc Working Group on the Durban Platform for Enhanced Action - ADP 2) (altro…)
La COP di Varsavia e lo scoglio dell’equità
La Conferenza delle Parti (COP) della convenzione ONU sui cambiamenti climatici, in corso da 10 giorni a Varsavia, rappresenta un altro appuntamento importante nel lungo e faticoso cammino verso un nuovo accordo sulla riduzione delle emissioni di gas climalteranti.
La Conferenza è ancora in corso e il dibattito è ancora aperto sui temi principali delle negoziazioni, che possono essere riassunti nei seguenti:
- - impegni di riduzione per il periodo 2013-2020;
- - procedura per definire gli impegni nel periodo 2020-2050;
- - azioni per l’adattamento;
- - loss and damage;
- - impegni finanziari (per mitigazione, adattamento e danni residui).
Le ragioni dell’apatia climatica
Nell’editoriale rilanciato da Climalteranti, Nicola Armaroli ha accusato il sistema informativo italiano di coprire la gravità delle ondate di calore in corso in Italia, e in particolare di non parlare della causa sottostante: le emissioni di gas climalteranti dovute alle attività umane, in particolare l’uso di combustibili fossili. Non c’è dubbio che l’accusa di comportamenti omertosi sulla questione climatica sia corretta per una parte dei giornali e delle televisioni italiane, in particolare per quelli che da anni disinformano sul tema,...
Omertà climatica
Rilanciamo l’editoriale di Nicola Armaroli pubblicato su Saperescienza.it, edizione online della rivista Sapere, sulla gravità del silenzio mediatico sulla causa sottostante alle ondate di calore anomale che stanno colpendo il nostro paese e l’Europa C’è un rumore assordante che accompagna il collasso climatico che sta travolgendo miliardi di persone. Si chiama “silenzio”. Ma non è il silenzio della natura, che parla con chiarezza brutale: settimane di temperature spaventose, ricorrenti alluvioni “mai viste”, siccità, incendi, mari infuocati, ghiacciai disintegrati, città invivibili,...
La robusta ondata di calore in arrivo nel Nord Italia: oltre i sensazionalismi, contano la persistenza e lo stress idrico
Tra lo spettro delle notti equatoriali, i primi 40 centimetri di suolo a corto d’acqua e l’impronta strutturale dell’attribuzione rapida, l’imminente canicola di agosto impone di guardare oltre i sensazionalismi dei picchi termici per analizzare la reale portata fisica e cumulativa dell’evento. Ci avviciniamo alla prima decade di agosto con lo spettro di una nuova e pesante ondata di calore che si appresta a colpire le regioni dell’Italia settentrionale. Più che concentrarsi sulla caccia al singolo valore estremo e localizzato,...
Grafici fuorvianti: come La Verità prova a nascondere le realtà del cambiamento climatico
I grafici pubblicati da Franco Battaglia su La Verità mostrano valori sballati, che nascondono l’aumento reale delle temperature: sono queste le ultime armi di chi nega la realtà del riscaldamento globale. Una seconda ondata di calore con temperature da record dopo la prima di fine maggio ha colpito nuovamente l’Europa occidentale e centrale alla fine di giugno, con centinaia di record mensili battuti nella sola Francia [1]. Record assoluti sono stati battuti in Germania, Danimarca, Repubblica Ceca e Ungheria [2]....
L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale
Le recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, secondo cui non dovremmo preoccuparci troppo se in Europa andremo incontro ad un clima caraibico (testuali parole, dopo 3’03’’: “il cambiamento climatico esempio… dicono .. oddio sta arrivando in Europa, un clima caraibico’, no? E vabbè, ma i Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” – applausi), offrono lo spunto per una riflessione più...
Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi
L’American Psychological Association, nella sua guida sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance” ha definito l’eco-ansia come la “paura cronica di un cataclisma ambientale irrevocabile legato al cambiamento climatico”. Più recentemente, il concetto di ansia climatica, è stato descritto come uno stato di angoscia legato agli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e sull’esistenza umana. Come la paura che si attiva in risposta a una minaccia reale o percepita, presente...
In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo
Il vero costo climatico delle guerre non si misura in CO₂, ma in fiducia bruciata: quella tra gli Stati, da cui dipende ogni cooperazione sul clima. Il voto dell’ONU mostra quanto sia fragile — e quanto valga difenderla. Le guerre non distruggono solo il presente. Divorano il futuro, due volte: aumentando le emissioni e distruggendo la fiducia necessaria per ridurle. L’impronta climatica diretta dei conflitti è enorme, anche se difficile da misurare con precisione. Secondo un recente studio, quattro anni...
Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo
Contrariamente a quanto sostengono i negazionisti climatici, negli ultimi 25 anni i rapporti dell’IPCC hanno aumentato la preoccupazione per i rischi climatici che potremo avere in futuro, non l’hanno certo diminuita. E la modifica dello scenario a maggiori emissioni cambia di molto poco la situazione. Nel precedente post abbiamo spiegato come la periodica revisione degli scenari da parte della comunità dei modellisti climatici abbia dato spazio ai soliti negazionisti e inattivisti climatici per il consueto ed ennesimo tentativo di sminuire...
Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5
RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico. E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario...
Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.
Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui). Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto...