Lavoro

Posti di lavoro nel settore dei cambiamenti climatici

Pur se c’è chi ritiene che il tema dei cambiamenti climatici sia a breve destinato a sparire per via della crisi economica e/o di una imminente era glaciale, numerose sono le offerte di lavoro nel settore, che riguardano sia la ricerca scientifica che l’implementazione delle necessarie politiche di mitigazione e adattamento.

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Una prima fonte di informazione sono gli elenchi comunicati periodicamente all’interno della mailing list "Climate Change Info Mailing List" (per iscriversi: cliccare qui), un valido servizio di informazioni gestito dall’ International Institute for Sustainable Development Reporting Service. L'IISD fornisce molti altri utili servizi informativi sulle politiche e le negoziazioni sul clima. Riportiamo in seguito l’elenco distribuito nell’ultima mail; per ogni proposta sono indicati: Nome dell’Organizzazione e suo sito web, Posizione offerta e link ai dettagli, Luogo di lavoro, Deadline per la domanda, Persona di riferimento da contattare, Requisiti.

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Protocollo di Kyoto

Un ricordo di Volfango

L’amico e collega Volfango Rupolo è mancato il 5 aprile di quest’anno a Roma ad una età troppo giovane. Volfango è stato un oceanografo fisico all’ENEA e lavorava nel gruppo diretto da Vincenzo Artale. Ha svolto importanti ricerche sulla dinamica lagrangiana marina, sulla turbolenza oceanica e sulla circolazione marina del Mar Mediterraneo. Era uno scienziato “completo”, perché curioso di tanti altri campi del sapere: dipingeva, fotografava, a mio parere, con buoni risultati, anche se lui era troppo modesto per ammetterlo. “Sono un dilettante in questo campo. Mi diverto a fotografare e a dipingere. Per quanto riguarda il disegno sono anche particolarmente poco dotato. Non riesco a rappresentare nemmeno nella maniera più rozza ciò che si vede. Comunque cerco di rappresentare immagini viste, o sognate”. Lo ricordo come una persona onesta, buona e generosa, sempre disponibile. In particolare, amo ricordarlo quando, nel periodo in cui trascorrevo più tempo a Roma per ragioni professionali, era nostra abitudine incontrarci la sera a Piazza Trilussa (a tarda ora come fanno i romani …) per andare a cena insieme, discutendo e riflettendo fino alle due o tre di notte su tante cose. Volfango univa la curiosità di un bambino alla saggezza di un vecchio.

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Testo di Sergio Castellari
EmissioniTemperature

Il riscaldamento nascosto

Fra i miti del negazionismo climatico che perdurano, incuranti delle confutazioni ricevute, uno dei più frequenti è quello dell’incapacità della comunità scientifica di spiegare il “mancato riscaldamento” del primo dopoguerra.

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Uno dei principali sostenitori di questa tesi è il Prof. Franco Battaglia, che l’ha proposta in numerosi interventi scritti e orali, l’ultimo dei quali nel numero di marzo 2010 de Chimica e L’industria. Nel tentativo di sostenere che il “rallentamento” nell’aumento delle temperature globali registrato nel periodo 1940-1970 non possa essere attribuito all’azione “raffreddante” dei solfati,  FB ha sostenuto, contro ogni esistente evidenza scientifica, che le emissioni di solfati in quel periodo non siano state superiori a quelle dei decenni precedenti. Le parole scritte sono “..i dati di emissioni di solfati, ad esempio americani, sono disponibili; e non si riscontra alcun aumento nel periodo 1940-75 rispetto ai valori dei 30 anni precedenti. Più precisamente, ad esempio, le emissioni americane di biossido di zolfo furono di 23,3 Gt nel 1925, di 21,5 Gt nel 1955 e di 28 Gt nel 1975 (dati USEPA tratti da National air pollutants emission trends, 1900-1996)”. (altro…)
ErroriGhiacciGiornaliIPCCTitoli

Ma i ghiacciai dell’Himalaya continuano a ritirarsi

L’errore presente nel IV rapporto dell’IPCC, sulla velocità di fusione dei ghiacciai himalayani è servito per un attacco senza precedenti alla scienza del clima, e perfino per trarne incredibili motivi di ottimismo.

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Negli stessi giorni del presunto scandalo del “Climategate” l’opinione pubblica è stata bombardata dalla notizia che, nelle 2800 pagine del quarto rapporto di valutazione dell'IPCC, era presente un grave errore. L’errore tuttavia non era nel sommario per i decisori e neppure nel sommario tecnico, ma a pag. 492 del secondo volume, e consisteva nella citazione sbagliata dell’entità della possibile fusione dei ghiacciai Himalayani entro il 2035.

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BufaleClimategateErroriEsagerazioniProtocollo di Kyoto

Perché si è sgonfiato il Climategate /1 – Il trucco che non c’era

In questo primo post si mostra come la notizia diffusa in seguito allo scandalo "Climategate", secondo cui i dati del clima erano stati "truccati", fosse infondata. Sono passati 5 mesi da quando, il 20 novembre 2009, scoppiò in tutto il mondo il "Climategate". Come si ricorderà, il furto dai server di un'università inglese di migliaia di email private, scambiate in un decennio da alcuni fra i più importanti scienziati del clima, suscitò un putiferio, fece gridare allo scandalo, chiamato in seguito con molta enfasi "Climategate". Già in quei giorni avevamo scritto che, sulla base di quanto si poteva leggere, era estremamente improbabile che ci fosse della sostanza scientifica in quella vicenda, e che la ritenevamo "un'altra delle polemiche senza vera sostanza, utili per illuderci ancora un po' che possiamo non preoccuparci del riscaldamento globale". La maggior parte dei giornali e delle televisioni italiane, nonché molti blog che si occupano di clima, scrissero articoli molto diversi, dando per buone molte delle favole raccontate dalla grancassa negazionista italiana e straniera. Con calma, esaminando le carte, si può ora dire che avevamo visto giusto, e avevano visto sbagliato quanti avevano anteposto ai fatti e alle risultanze scientifiche la propria volontà di non credere alla crisi climatica. È ormai chiaro, come mostreremo in questo e in altro post, come le email avessero spiegazioni del tutto innocue, che non prevedevano l'alterazione dei dati della scienza del clima e ancor di più non mettevano in discussione l'onestà e la buona fede degli scienziati. Cominciamo in questo post da uno dei casi più citati, la presunta falsificazione dei dati sul clima.

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BlogDefinizioni

Dove è nato il termine “Climalteranti”?

Il nome “climalterante” esiste già in alcuni dizionari online ma non in quelli più tradizionali, pur se è entrato nel linguaggio comune. Questo post spiega come è nato e chi l’ha inventato.

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L’origine del termine “climalteranti” è nell’ambito di una ricerca di venti anni fa. Nel 1989-90 avevo coordinato uno studio sulle possibili strategie di riduzione delle emissioni di gas serra in Italia, commissionato dal Ministero dell’Ambiente, intitolato "Strategie di riduzione delle emissioni dei gas climalteranti in Italia", studio volto anche ad analizzare con un approccio bottom-up il potenziale di riduzione al 2005. Nelle premesse si spiegava come si concentrava l’attenzione, tra i gas ad effetto serra, su quelli influenzati direttamente dall’azione dell’uomo. In questo modo si eliminava il vapor acqueo, responsabile per circa due terzi dell’effetto serra naturale ma non condizionato “direttamente” dalle attività umane. Da qui l’introduzione del termine di “gas climalteranti”, riferito ai soli gas serra la cui concentrazione in atmosfera era direttamente legata ad influenze antropiche. La prima apparizione pubblica di questo termine appare nel libro "Ambiente Italia 1991" (Arnoldo Mondadori Ed.) in cui nel terzo capitolo “Le politiche per ridurre i gas serra in Italia” sono pubblicati ampi stralci della ricerca. Il termine coniato per questa specifica ricerca ha avuto poi una certa fortuna in Italia, come dimostra anche il nome di questo blog. Generalmente i due termini, gas serra e gas climalteranti, sono utilizzati in modo intercambiabile, ma può essere utile ricordarne la genesi e le distinzioni di significato dei due termini.

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Gianni Silvestrini, Direttore scientifico del Kyoto Club e di QualEnergia, Presidente Exalto

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Testo di Gianni Silvestrini
Catastrofismo

Cos’è il catastrofismo?

Nel dibattito sui cambiamenti climatici si sente spesso usare il termine “catastrofista” a mo’ di insulto. Il tema della catastrofe, e del catastrofismo, ha, invece, una sua storia e una sua importanza, che in questo post è raccontata da Enrico Euli, Ricercatore all’Università di Cagliari.

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La gran parte degli studiosi non si darebbe da sé la denominazione di 'catastrofista'. Di solito, questa è data loro da altri studiosi che, pur riconoscendo la crisi ambientale, non ritengono che si sia giunti o si giungerà alla catastrofe; oppure da studiosi, giornalisti, politici 'negazionisti' che, non accettando le evidenze scientifiche, negano il rischio specifico ed in generale considerano gli scienziati e gli ecologisti dei 'profeti di sventura' senza fondamento (si veda ad esempio qui). Ma la parola 'catastrofe' ha una sua dignità ed una lunga storia. Originariamente deriva dal greco 'katà-strèpho' (rivolto, metto da sotto in su, stravolgo) e sorge nel teatro tragico a definire quel passaggio cruciale in cui l'intreccio si scioglie ed il dilemma giunge ad una sua soluzione, per quanto tragica. (altro…)
20-20-20AbbagliErroriMozioni

Una clausola che non esiste (repetita iuvant)

In Senato è stata presentata una mozione che chiede all’Italia di “dichiarare decaduto l'Accordo del 20-20-20” sulla base di una clausola che, però, non esiste.

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Nove Senatori della Repubblica Italiana hanno depositata una mozione sul tema delle politiche sui cambiamenti climatici. Come per la precedente mozione presentata e poi approvata nel marzo-aprile del 2009, anche questa mozione contiene una quantità record di errori e incongruenze, e costituisce un altro impressionante indicatore del ritardo di una parte del mondo politico italiano sulle questioni del clima e dell’energia. Tralasciando tutte le infondate affermazione iniziali sulla criticità dei contenuti scientifici dell’IPCC, della “moralità” dei suoi membri (!), nonché la richiesta di avvicendamento del “Presidente dell’IPCC dott. Pachauri e del commissario De Boer” (quest’ultimo aveva già annunciato le sue dimissioni una settimana prima della presentazione della mozione), si vuole in questo post richiamare l’attenzione sulla richiesta principale della mozione, quella di impegnare il Governo a “richiedere l'attivazione in sede di Unione europea” di una “clausola Berlusconi”, che permetterebbe “di dichiarare decaduto, in quanto non più utile, l'Accordo del 20-20-20”. (altro…)
IncertezzaModelli ClimaticiRecensione

Clima passato e futuro (seconda parte): i modelli regionali del clima e i dubbi del prof. Visconti

Leggendo il libro “Clima estremo” di Guido Visconti ci sono alcuni frasi ad effetto che dispiacciono, e un ripensamento sulla validità dei modelli regionali di cui non si capiscono le ragioni scientifiche.

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Il libro di Guido Visconti “Clima estremo”, dedica una larga trattazione agli strumenti di regionalizzazione del clima, che si attua con i modelli regionali (RCMs). Questo è comprensibile in quanto ben difficilmente gli estremi climatici sarebbero riproducibili con i modelli globali (GCMs) a causa della ancor loro modesta risoluzione orizzontale. In particolare, Visconti tratta il futuro climatico degli estremi in Europa (pag. 178). Si è già discusso degli scenari regionali in Europa in un altro post e si è mostrato anche come l’incertezza associata a tali scenari in tale area del Pianeta sia in realtà molto diminuita negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda la temperatura, pur con le incertezze per altro evidenziate. Questo evidente progresso non viene menzionato nel libro di Visconti, dove invece si sottolinea l’idea che i RCMs hanno in ogni caso difficoltà  a riprodurre il clima a scala regionale, dal momento che sono guidati dai GCMs che hanno, secondo Visconti, una scarsa qualità. Per di più, anche in una discussione totalmente tecnica Visconti trova il modo di inserire un nuovo commento, tecnicamente discutibile e condito con una certa dose di arroganza, nel quale manifesta il suo giudizio negativo nei confronti di tanti scienziati che operano nel settore. (altro…)
IncertezzaModelli ClimaticiProiezioniRecensione

Clima passato e futuro: perché la Scienza avanza – prima parte

La Scienza è andata avanti sia nel processo di  conoscenza delle cause delle variazioni accadute in passato, sia nella capacità di simulare il clima futuro. Il Prof. Enrico Bellone, richiamando una frase  riportata in un recente libro del Prof. Guido Visconti, sostiene il contrario e secondo noi commette un errore. Partendo da un’attenta analisi del libro di Visconti si scopre che le cose non stanno proprio così: in particolare, soprattutto nella seconda parte si scoprono tante altre affermazioni discutibili, spesso contraddittorie e confuse. Qua e là traspare anche un certo livore personale dell’autore nei confronti degli utilizzatori dei modelli di simulazione del clima, che vengono reputati non come scienziati che svolgono il loro lavoro di ricerca con passione e coscienza, ma piuttosto come personaggi a caccia solo di fama e fondi di ricerca. Dispiace constatare  che per difendere delle tesi scientifiche si usino anche argomentazioni del genere: evidentemente  quando non si hanno forti contrapposizioni tecniche da addurre a difesa delle proprie tesi, anche le frasi “ad effetto” si ritiene possano aiutare.

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PRIMA PARTE: La Scienza è andata avanti, e non poco, nel comprendere il clima.

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Nel successivo commento alla lettera che un gruppo di scienziati italiani ha inviato alla rivista “Le Scienze” (vedi qui), il Prof. Bellone, per perorare le sue tesi, fa riferimento ad una frase che il Prof. Guido Visconti riporta nel suo libro “Clima Estremo” (anno 2005, editore Boroli, pag. 165 – vedi qui) che recita testualmente: “…la Scienza non è in grado di spiegare le variazioni climatiche che sono avvenute in passato: pertanto non si capisce come la stessa Scienza potrebbe essere in grado di prevedere quello che avverrà nel prossimo futuro. Malgrado ciò organismi internazionali come l’IPCC annunciano con cadenza regolare previsioni per i prossimi 50 o 100 anni. Questa apparente capacità previsionale è la stessa che ha dato notorietà e quindi assicurato fondi, ad un’intera classe scientifica negli ultimi 20 anni”. Questa frase stimola l’apertura di un dibattito interessante e che mi auguro possa approfondirsi anche con chi è “scettico” sulle responsabilità antropiche al riscaldamento globale; in questa prima parte si vorrebbe smontare il paradigma che nel settore delle scienze del clima e della previsione degli scenari futuri la comunità scientifica sia praticamente ancora all’anno zero o quasi, come si vuol far credere con affermazioni del genere. (altro…)
RecensioneStoriaTemperature

La storia del clima in Italia

È da poco uscito l’ultimo libro del climatologo Luca Mercalli, una cronistoria del clima nel nostro territorio nazionale, dalla preistoria ai giorni nostri. Un racconto che unisce la scienza del clima alla storia e alla cultura del nostro paese, frutto di decenni di ricerche, ricchissimo di storie, di rimandi alle fonti e di citazioni di lavori scientifici. Un lavoro prezioso e originale, raccomandato a chiunque voglia meglio capire cosa è stato il clima che abbiamo ormai così pesantemente alterato, ed...
Appello

Il momento delle scelte: un obiettivo di riduzione del -90 al 2040 per l’Unione europea

Nelle prossime settimane il Consiglio europeo dovrà raggiungere un accordo sull’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra europee nel 2040, da inserire nel terzo NDC che l’Unione europea dovrà comunicare in settembre all’UNFCCC. La precedente Commissione europea aveva nel febbraio 2024 proposto una riduzione del -90% (rispetto al 1990), sulla base di una “valutazione di impatto” (qui una valutazione dell’ European Parliamentary Research Service) e assumendo il valore inferiore dell’intervallo di riduzione raccomandato dall’ESABCC (European Scientific Advisory Board on...
Religione

Il clima come bene comune

Nel dibattito sul pontificato di Papa Francesco, recentemente scomparso, poco spazio ha ricevuto l’attivismo del Pontefice sulla questione climatica, che si è manifestato in numerosi atti. Innanzitutto la lettera enciclica Laudato Si’- sulla cura della casa comune pubblicata nel 2015, cui ha fatto seguito nel 2023 l’esortazione apostolica Laudate Deum – a tutte le persone di buona volontà sulla crisi climatica. Inoltre, col pontificato di Bergoglio, la Santa Sede è diventata parte dell’UNFCCC, ha ratificato l’Accordo di Parigi (presentando il...
Emissioni

L’Italia si sta allontanando dai suoi obiettivi sul clima

I dati dell’inventario nazionale delle emissioni di gas serra, da poco pubblicati da ISPRA, mostrano come per il terzo anno consecutivo l’Italia registri emissioni maggiori di quelle previste dagli impegni assunti in ambito europeo. Pur se anche nel 2023 le emissioni italiane di gas serra sono diminuite, la riduzione è ben al di sotto di quanto previsto dagli obiettivi approvati dall’Italia. Aumenta dunque la quantità di emissioni che sarà da recuperare entro il 2030, rendendo il raggiungimento dell’obiettivo sempre più...
Come comunicare la crisi climatica ai disimpegnati
Comunicazione

Come comunicare la crisi climatica ai disimpegnati

Una guida realizzata nell’ambito del progetto europeo NoPlanetB fornisce utili suggerimenti su come sensibilizzare sul cambiamento chi oggi lo considera un tema secondario.   Diversi segnali suggeriscono come negli ultimi anni la scienza in generale sia stata messa sempre più in discussione, sia da parte dell’opinione pubblica che da alcuni settori politici e mediatici, sulla scia di una generale messa in discussione di alcuni valori ai quali eravamo abituati, fra cui inclusione, democrazia, un ruolo super partes delle istituzioni pubbliche....
Immaginre sulla Neutralità climatica 100%
EnergiaMitigazione

100% di elettricità rinnovabile è possibile

Un rapporto mostra in 40 punti come la decarbonizzazione del sistema elettrico solo con energia rinnovabile non solo sia possibile, ma può essere realizzata in diversi modi, caratterizzati da alcuni elementi comuni.   È stato recentemente presentato Il Rapporto “Elementi per un’Italia 100% rinnovabile”, promosso dalla Rete 100% Rinnovabili, preparato e sottoscritto da 25 docenti e ricercatori italiani, che mostra come sia possibile e conveniente decarbonizzare la produzione di elettricità utilizzando unicamente fonti energetiche rinnovabili. Il documento discute le leve...
Copertina di "Manuale di psicologia"
Psicologia

Il manuale di psicologia climatica: una guida per affrontare l’impatto psicologico della crisi climatica ed ecologica

Negli ultimi anni, la crisi climatica ed ecologica è passata da questione scientifica e politica ad una vera e propria emergenza di salute pubblica. L’aumento degli eventi estremi e delle loro conseguenze disastrose ha effetti su scala globale, con gravi ripercussioni sulla salute fisica (Filippini et al., 2024) e mentale (IPCC, 2022; Charlson et al., 2021: Cianconi et al. 2023).   Il Manuale Oltre all’aumento di disturbi psichiatrici come il disturbo post-traumatico da stress e la depressione maggiore dopo eventi...
Convegni

Scenari climatici tra decarbonizzazione spinta e punti di non ritorno

Lo scorso 2 dicembre 2024 si è svolto presso il Politecnico di Milano l’evento “Scenari climatici tra decarbonizzazione spinta e punti di non ritorno”. L’evento è stato organizzato in collaborazione con climalteranti.it, dal cui comitato scientifico provengono numerosi dei relatori intervenuti. Nel seguito è riportata una sintesi di alcuni interventi. La registrazione dell’evento è disponibile qui, mentre le slide presentate dai relatori durante la conferenza sono scaricabili qui.   Segnali di ottimismo in tempi bui L’intervento iniziale di Mario Grosso...
RecordStatisticheTemperatureTipping point

Il clamoroso e preoccupante record delle temperature medie globali nel 2024

Le consuete analisi di inizio anno sui dati della NOAA/NCEP e, per confronto, su quelle relative ad altri tre database climatici, concordano sul fatto che, per il secondo anno consecutivo (ma come anche successo nel 2019 e nel 2020), l’anno appena trascorso è risultato il più caldo da quando si misurano le temperature. L’aumento di temperatura di +1,54 °C rispetto al periodo preindustriale è un dato molto preoccupante, ma ancora non implica il superamento del limite previsto dell’accordo di Parigi....
Auto elettricaTrasporti

L’auto termica green di Francesco Giavazzi non esiste

Fra gli autori delle panzane che inquinano il dibattito sulla transizione energetica, si è aggiunto lo storico editorialista del Corriere della Sera Francesco Giavazzi, che in un editoriale del 28 dicembre 2024 ha sostenuto una tesi facilmente confutabile, la presunta esistenza di auto a combustione interna in grado di emettere poche decine di grammi di CO2 per km, ossia l’80-90% in meno di quelle oggi circolanti. Il contesto è un articolo intitolato “Le scelte (utili) sui conti” in cui lo...