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2015: temperature record con distacco

L’analisi dei dati grezzi e grigliati NCEP/NCAR relativi all’anno appena terminato, che riproponiamo ad ogni inizio anno per capire come si colloca l’anno appena trascorso, questa volta non lascia dubbi: il 2015 risulta per il secondo anno di fila l’anno più caldo dall’inizio delle misure. Un risultato ampiamente previsto, e un record straordinario favorito anche dall’intenso episodio di El Niño. Il 2015 quini ha “stracciato” gli anni precedenti, e il valore dell’anomalia complessiva è ormai +1°C rispetto all’inizio del secolo.

 

Man mano che i mesi del 2015 trascorrevano ed il fenomeno El Niño si manifestava, d’estate, in tutta la sua potenza, crescevano le aspettative di assistere ad un evento quanto mai raro, e cioè che venisse stabilito il nuovo record di anomalia termica del pianeta, battendo quello dello scorso anno. Già ad ottobre, appariva ormai inevitabile, a meno che non si fosse verificata un’anomalia negativa praticamente inverosimile negli ultimi due mesi, cosa che ovviamente non è avvenuta.

E così, dati NCEP/NCAR alla mano, vediamo che l’anomalia rispetto al periodo più recente, 1981-2010, si porta all’incredibile valore di 0,46 °C, superando di ben 0,14 °C il valore del 2014.

Tale valore è pienamente compatibile, considerando gli errori associati alle misure, con l’anomalia di 0,40 °C annunciata proprio in questi giorni dall’Amministrazione Meteorologica Giapponese (JMA), uno degli altri Enti che calcola la temperatura media globale.

Anno

Anomalia temperature

2006

0.28

2007

0.29

2008

0.16

2009

0.27

2010

0.33

2011

0.19

2012

0.26

2013

0.30

2014

0.32

2015

0.46

Tabella 1 – Anomalie delle temperatura media globale (rispetto al periodo di riferimento 1981-2010) ricavata dai dati “grigliati” NCEP/NCAR per gli ultimi dieci anni.

 

I valori calcolati tramite i dati “grigliati” NCEP/NCAR risultano abbastanza simili ai valori “ufficiali” rilasciati dalle agenzie (come riferimento, abbiamo preso i dati GISST – il database è scaricabile quie HadCRUT4 – database scaricabile qui), ovviamente fatto salvo la necessità di convertirli preliminarmente ad un riferimento comune (i dati GISST sono riferiti al periodo 1951-80 e i dati HadCRUT4 al periodo 1901-2000). Per i dati NCEP/NCAR e GISST, l’ultimo anno con anomalia negativa rispetto al periodo 1981-2000 è stato il 2000, mentre per HadCRUT4 è stato il 1996. Da allora, tutti anni ad anomalia positiva, tra cui spiccano le annate 2005, 2010 e 2014. Ed ora il 2015, che le scavalca di gran lunga.

Per concludere: non sono ancora disponibili i dati complessivi per il 2015 dai due database “ufficiali” sopraccitati, ma è certo che il valore di anomalia del 2015 sarà un record per i rispettivi dataset.

Figura 1 – Anomalie delle temperature dei dati grigliati NCEP/NCAR, paragonate con quelle dei dati GISST e HADCRU relativi al periodo 1981-2015 (per gli ultimi due dataset, mancano i valori del 2015).

 

Questi valori spazzano via, se ancora ve ne fosse bisogno, ogni discorso sulla presunta “pausa” del riscaldamento globale, pausa che in realtà non si è mai verificata, come è già stato più volte detto (vedi qui qui e qui), e come è anche facilmente visibile sia da questa animazione che da questo grafico (che non contengono ancora i dati del 2015).

La ragione per la quale il 2015 è stato un anno così incredibilmente caldo rispetto ai precedenti va ricercata nel fenomeno El Niño. Durante gli eventi di El Niño, infatti, nella zona dell’oceano Pacifico equatoriale si attenuano le correnti che fanno sprofondare l’acqua calda in profondità e, quindi, si attenua il rimescolamento tra acque superficiali e profonde, con il risultato che gli strati superficiali rimangono molto più caldi. El Niño può essere monitorato attraverso l’analisi di uno degli indici ENSO (acronimo di El Niño – Southern Oscillation), che assume valore positivo durante la fase El Niño e negativo nella fase La Niña (si veda questo articolo per maggiori dettagli).

Figura 2 – Variazione dell’indice ENSO (El Niño – Southern Oscillation). Fonte: climatenexus.

 

Negli ultimi 15 anni, si può notare come vi siano stati diversi episodi di fase positiva (o El Niño) dell’ ENSO (sono le aree colorate di rosso in figura 2), ma con intensità relativamente deboli, mentre al contrario si sono verificati alcuni fenomeni più intensi della fase La Niña (indicata dalle aree colorate di blu). Durante La Niña, sono facilitati i moti di “downwelling” che fanno sprofondare l’acqua calda, alleviando – in modo però temporaneo – il riscaldamento della superficie terrestre.

El Niño del 2015, come valore di picco dell’indice, si colloca per ora al terzo posto tra gli eventi più intensi (dietro il 1998 e il 1987); tuttavia, considerando la sua grande estensione temporale, secondo gli studiosi è risultato paragonabile agli altri due. Si può osservare in figura 3 l’effetto in termini di anomalia di SST (Sea Surface Temperature, ovvero temperatura superficiale del mare) sul Pacifico.

Figura 3 – Anomalie di SST a confronto tra l’evento di El Niño del 1997 e l’evento del 2015. Fonte: Vox.com.

 

Che ci sia una chiara correlazione tra le fasi dell’ENSO e la temperatura media globale è del resto evidente guardando le figure 1 e 2 e notando come tutti i valori massimi delle temperature si registrino in corrispondenza dei valori più alti delle aree rosse di figura 2, ovvero delle fasi positive di ENSO (e viceversa). Fa eccezione il periodo tra il 1991 e il 1995, quando si verificò l’eruzione del Pinatubo, le cui polveri provocarono una diminuzione dell’irraggiamento solare di circa il 10% sulla superficie terrestre, ed un corrispondente rallentamento nell’aumento termico. Tuttavia, la correlazione appare più evidente ancora in Figura 4.

Figura 4 – Grafico della correlazione tra le fasi di ENSO e le temperature medie globali nel periodo 1996-2015. Sono presenti anche le rette di regressione relative alle due fasi El Niño in rosso e fase La Niña in blu, e quella generale (in nero). Gli anni in cui si sono registrate eruzioni vulcaniche significative sono indicati con i triangolini. Fonte: NOAA.

 

Il grafico mostra chiaramente come, a parità di forzante dovuta a El Niño rispetto al 1998, la temperatura media globale nel 2015 sia maggiore. Si tratta di “soli” 0,2 °C di differenza, ma nello studio del clima ed a scala globale una variazione di 0,2 °C in così pochi anni è enorme (per fare un paragone, si pensi che 1 °C di variazione nella temperatura corporea degli esseri umani denotano la possibilità della presenza di una patologia, e questo nonostante 1 °C sia un valore molto piccolo rispetto al valore standard di circa 37 °C).

La responsabilità per questo continuo incremento di temperatura, mostrato dalla pendenza delle rette di regressione in figura 4, è ascrivibile all’incremento delle concentrazioni di gas serra causato dall’uomo, fatto ben rimarcato nell’ultimo Assessment Report IPCC e che è stato alla base delle recenti decisioni prese a Parigi, nonché dell’appello lanciato dalla Società Italiana per lo Studio del Clima (SISC) e sottoscritto da molte altre associazioni.

Pertanto, la tendenza a lungo termine del riscaldamento globale persiste, e ogni anno se ne ha, in qualche modo, una riprova. Il motivo del temporaneo rallentamento nel periodo precedente va ascritto solo alle prevalenti condizioni di La Niña dal 1999 al 2012. Si noti che, in ogni caso, si parla sempre di rallentamento nell’aumento delle temperature, e non di diminuzione delle stesse: sono due concetti diversi. A ulteriore riprova, abbiamo visto un nuovo record della temperatura superficiale globale in ben quattro degli ultimi 11 anni (2005, 2010, 2014 e 2015).

Teniamo conto, oltretutto, che il riscaldamento non avviene soltanto in superficie: anche le profondità degli oceani si riscaldano. L’effetto è chiaramente più lento (a causa dell’alta capacità termica dell’acqua) e quindi più difficile da misurare, ma c’è (Figura 5). Gli oceani assorbono infatti il 90% del calore in eccesso sulla Terra. Secondo la NOAA, solo nel 2015 gli oceani hanno accumulato in toto una quantità di calore equivalente a circa 400 milioni di bombe atomiche (27 zettajoules, ovvero 27 miliardi di miliardi di joule). Ciò significa che la Terra ha accumulato l’equivalente energetico di circa 14 bombe atomiche al secondo, in media, per tutto il 2015. E la fase La Niña non poteva durare per sempre… Insomma, il riscaldamento degli oceani e l’accumulo di calore sulla Terra non hanno mai rallentato, e continuano: un altro mito che si sfata nel confronto con i dati!

Figura 5 – Contenuto energetico globale dei primi 2 km di oceano. Fonte: NOAA.

 

Vorremmo qui aggiungere un’ulteriore considerazione.

Spesso gli esseri umani necessitano di stimoli particolari per prendere coscienza dell’esistenza dei problemi. Il raggiungimento di determinate soglie numeriche, specialmente se rappresentate da cifre tonde, rappresenta uno stimolo forte. È stato così per l’ingresso nel nuovo millennio, con l’anno che iniziava per due, o il cambio lira-euro, con i numeri divisi quasi per duemila. Bene, il 2015 in questo senso ci fornisce addirittura due soglie storiche.

Abbiamo già parlato altrove del superamento dei 400 ppm nella concentrazione di CO2, avvenuto già tempo fa come valore di picco ma ora stabilizzatosi sopra tale valore. Ma la temperatura globale ci offre un’altra soglia tonda. Riprendendo l’ultimo Assessment Report IPCC, a pag. 5 dell’IPCC’s Climate Change 2013: The Physical Science Basis, Summary for Policymakers si vede come, nel periodo 1880-2012, le temperature medie globali sono aumentate di 0,85 ºC. Secondo i dati da noi analizzati, sommando la variazione tra 2012 e 2015, nel 2015 dovremmo aver raggiunto e molto probabilmente superato la soglia di 1 °C di anomalia rispetto al 1880. Tale anno può essere rappresentativo del momento di inizio del riscaldamento globale, per cui, in pratica, dei 2 °C di cui si è ampiamente parlato nell’incontro della COP di Parigi del mese scorso (vedi qui), metà di tale valore ce lo siamo già giocati.

 

Testo di Claudio Cassardo

49 responses so far

49 Responses to “2015: temperature record con distacco”

  1. carloon Gen 5th 2016 at 13:15

    Bello, bello e ancora bello. Bravissimo Claudio !!!!

  2. Antonioon Gen 5th 2016 at 18:09

    Ottimo come al solito, grazie per il tempismo.
    Una prece per tutti quelli che ci hano a lungo rotto i cabasisi con la pausa del riscaldamento globale. Chissà se si faranno qualche domanda

  3. Claudio Cassardoon Gen 5th 2016 at 21:25

    Grazie Carlo.
    A corredo del dato della media annuale, aggiungo i valori medi mensili di anomalie rispetto al periodo 1981-2010, estratti allo stesso modo. Nell’ordine, da gennaio a dicembre, sono (in °C):
    0.25, 0.34, 0.39, 0.31, 0.40, 0.35, 0.32, 0.48, 0.57, 0.77, 0.68, 0.70
    Nell’ordine, i mesi più caldi sono stati: ottobre, dicembre, novembre, settembre e agosto. Luglio invece, a livello globale, pur se con anomalia positiva (+0.35 °C), si colloca soltanto al decimo posto, seguito da aprile e gennaio. Segno che l’estate, caldissima da noi in Italia, non è stata altrettanto eccezionale nel mondo.
    Da notare che, rispetto agli altri database, NCEP/NCAR mostra anomalie positive molto alte negli ultimi quattro mesi dell’anno.
    Infine, tali dati mostrano che nessun mese ha fatto registrare anomalie negative.
    I dati sopra riportati li ho estratti dal sito indicato nel post, dati ogni 5° lat e lon relativi alla differenza tra la media annuale 2015 e la media complessiva sul periodo di riferimento 1981-2010 (calcolata direttamente dal sito stesso), ed ho poi calcolato la media globale moltiplicando ogni valore per la superficie corrispondente.

  4. GinoPon Gen 5th 2016 at 21:37

    Ottima sintesi. Pero’ mi pare che la Fig. 3 rappresenti le anomalie di topografia della superficie oceanica e non la SST (certo non misurata dai satelliti Topex e Jason).

  5. foskoloon Gen 6th 2016 at 07:00

    “superando di ben 0,14 °C il valore del 2014.”

    Qualcuno sa quant’è il valore dell’incertezza delle misure effettuate globalmente?

    foskolo

  6. Claudio Cassardoon Gen 6th 2016 at 09:15

    @GinoP: ha ragione. Anche se le anomalie gravimetriche sono intimamente correlate con le correnti di upwelling e downwelling e quindi sono rappresentative del fenomeno. La figura corretta delle anomalie di SST a confronto tra 1997 e 2015 è questa: http://www.moyhu.org.s3.amazonaws.com/sst/1997-2015.png
    @foiskolo: qui (https://www.ncdc.noaa.gov/monitoring-references/faq/global-precision.php) trova una risposta: la NOAA stima l’incertezza delle medie globali in 0,08 °C. Qui (http://hadobs.metoffice.gov.uk/crutem3/HadCRUT3_accepted.pdf) il punto di vista di HadCRU.

  7. Climalterantion Gen 6th 2016 at 19:30

    Corretta l’immagine della Figura 3, grazie

  8. luigion Gen 7th 2016 at 04:46

    Salve. desideravo sapere come rispondete a questo lavoro. Grazie. Luigi

    Annual Global Lower Troposphere Temperature (TLT) Anomaly Update – Distant Third Warmest for 2015
    Bob Tisdale / 15 hours ago January 6, 2016
    Guest Post by Bob Tisdale

    As expected, annual global lower troposphere temperature (TLT) anomalies in 2015 for both the RSS and UAH datasets ranked a remote third warmest. See Figures 1 through 3.

    https://bobtisdale.files.wordpress.com/2016/01/figure-12.png

    # # #

    https://bobtisdale.files.wordpress.com/2016/01/figure-24.png

    # # #

    https://bobtisdale.files.wordpress.com/2016/01/figure-32.png

    RSS data through December 2015 are here. UAH data (beta 6.4) are here through November, and the December 2015 value of +0.44 deg C is from Dr. Roy Spencer’s blog post here.

    Keep in mind, however, that lower troposphere temperature anomalies are expected to rise sharply in 2016 in a lagged response to the 2015/16 El Niño. See the post Evolutions of Global Surface and Lower Troposphere Temperature Anomalies in Responses to the 1997/98 and 2015/16 El Niños.

    Next on the list is a post presenting meteorological annual mean (December-November) surface and lower troposphere temperature anomalies. I’m waiting for UKMO to publish their November 2015 HADCRUT4 values.

    Spero vivamente in una vostra risposta. Grazie anticipate

  9. Riccardo Reitanoon Gen 7th 2016 at 10:19

    C’è poco da rispondere, le misure satellitari riguardano tutta la bassa troposfera mentre in questo post si parla di temperature superficiali. Non sono la stessa cosa.

    Le misure satellitari risentono molto degli effetti del Nino ma in ritardo rispetto al fenomeno oceanico; gli anni record 1998 e 2010 sono entrambi l’anno successivo alla sua comparsa. Gli ultimi tre mesi del 2015 sono stati da record in entrambi i dataset satelittari e, a meno di sorprese, ci si aspetta che il 2016 registrerà il nuovo record.

  10. foskoloon Gen 7th 2016 at 11:32

    “le misure satellitari riguardano tutta la bassa troposfera”.

    Quali altezze coprono?

    foskolo

  11. luigion Gen 7th 2016 at 11:34

    Grazie mille!

  12. oca sapienson Gen 7th 2016 at 13:09

    Foskolo,
    quale altezza coprono?

    Da 8.000 a 15.000 metri, +/-1.000, dipende dalla latitudine se ricordo bene.

  13. Riccardo Reitanoon Gen 7th 2016 at 13:53

    foskolo
    la misra di temperatura da satellite è una misura indiretta su tutta la colonna d’aria. Per “estrarre” la parte di interesse si “filtrano” i dati con una funzione peso dipendendente dall’altitudine. Per la bassa troposfera orientativamente possiamo dire che si tratta dei primi 8-10 Km circa, ma questo valore dipende da vari fattori. Qualche dettaglio in più lo trovi qui o anche su wikipedia.

  14. Riccardo Reitanoon Gen 7th 2016 at 13:54

    foskolo
    la misura di temperatura da satellite è una misura indiretta e su tutta la colonna d’aria. Per “estrarre” la parte di interesse si “filtrano” i dati con una funzione peso dipendendente dall’altitudine. Per la bassa troposfera orientativamente possiamo dire che si tratta dei primi 8-10 Km circa, ma questo valore dipende da vari fattori. Qualche dettaglio in più lo trovi qui o anche su wikipedia.

  15. foskoloon Gen 7th 2016 at 14:55

    Ma secondo la teoria la troposfera non dovrebbe scaldarsi più velocemente della superficie?

    foskolo

  16. Riccardo Reitanoon Gen 7th 2016 at 17:54

    foskolo
    credo ti riferisca al cosiddetto hotspot troposferico. Se è così la risposta è no. L’hotspot è un effetto di maggiore riscaldamento solo nella fascia tropicale ed è indipendente dalla causa del riscaldamento, sia esso dovuto ai gas serra o al sole. Le basi fisiche del fenomeno sono alquanto semplici e non sono messe in discussione.
    Il problema nasce per la verifica sperimentale, al momento non abbiamo dati sufficientemente precisi. Ci sono però buone indicazioni che sia effettivamente così; il più recente articolo scientifico di cui sono a conoscenza è questo; in particolare guarda la figura 3 che mostra come l’alta troposfera tropicale sia sia riscaldata di più.

  17. foskoloon Gen 7th 2016 at 18:51

    Riccardo,

    secondo i rilevamenti RSS (e per UAH vale una cosa simile) l’alta troposfera non si è scaldata di più: http://bit.ly/1RlWQDs .

    I canali TTS e TLS (quelli dell'”alta troposfera”) rilevano un andamento pressoché costante (TTS) o in discesa (TLS).

    Interessante anche questa discussione che ho trovato in Twitter: http://bit.ly/1RlXUr0 .

    foskolo

  18. Riccardo Reitanoon Gen 7th 2016 at 20:29

    foskolo
    come detto prima non abbiamo dati sufficientemente precisi, tutti i set di dati hanno ancora delle limitazioni troppo grandi. Sherwood and Nashant hanno usato una metodologia più complessa per ottenere quel risultato.
    Comunque ripeto, la fisica che c’è dietro è semplice e non in discussione. Il problema sta nelle misure.

    P.S. La discussione su twitter non mi è sembrata interessate, solo l’ennesimo complottista che diomstra di non conoscere l’argomento.

  19. foskoloon Gen 7th 2016 at 20:55

    I dati RSS non sono perfetti ma abbastanza precisi da poter affermare che nell’alta troposfera tropicale le temperature non sono aumentate più che in superficie, nel canale TLS esse sono addirittura in discesa da anni.

    La discussione era interessante perché c’era un link di Gavin ad un testo nel quale faceva considerazioni sulla non coincidenza di modelli e misure satellitari.
    Ed è stato Gavin stesso a confermare che la troposfera secondo la teoria deve scaldarsi più della superficie, cosa che non avviene.

    foskolo

  20. Riccardo Reitanoon Gen 7th 2016 at 23:13

    foskolo
    il canale TTS include parte della stratosfera e il TLS è un canale stratosferico; la stratosfera com’è noto da tempo e come previsto si sta raffreddando. Anche se sei convinto dell’eccellente qualità delle misure satellitari (cosa curiosa quando gli stessi sviluppatori RSS sconsigliano di usarle in analisi temporali lunghe) devi considerare il canale TLT. Ricorda che comunque questo canale in qualche modo media da terra a circa 10 Km.
    In ogni caso è la fisica che detta questo comportamento non i modelli climatici.

    P.S.: Gavin Schmidt probabilmente immaginava di parlare con una persona almeno un po’ competente. L’alta troposfera tropicale dovrebbe scaldarsi più rapidamente, non l’intera troposfera.

  21. foskoloon Gen 8th 2016 at 05:00

    La vedo diversamente.

    Mettila come vuoi, ma non c’è un solo canale RSS (e UAH) che mostri che un qualche strato dell’atmosfera tropicale si stia riscaldando più della superficie.

    Le misure RSS sono poi ben congruenti con quelle delle sonde: non saranno poi così disastrose.

    Saluti.

    foskolo

  22. Riccardo Reitanoon Gen 8th 2016 at 12:20

    foskolo
    diversi dataset e trattamenti dei dati delle sonde sono in disaccordo fra loro, figuriamoci con le misure satellitari. Ad esempio, proprio l’articolo di Sherwood e Nashant usa dati delle sonde. Sono questioni complicate in cui è richiesta una precisione che al momento non abbiamo; affermazioni definitive non se ne possono fare.

    Se posso permettermi un consiglio, se cerchi qualcosa di davvero interessante e che non torna fra modelli e misure satellitari concentrati sull’andamento della temperatura globale della media-alta troposfera negli ultimi circa 10 anni. Ma non devi avere pregiudizi assumendo che le discrepanze siano dovute alle misurazioni o ai modelli. Sono entrambi imperfetti ma in maniera non ovvia e gente che ci studia da anni non ha ancora trovato la soluzione.

  23. albertoon Gen 8th 2016 at 12:24

    @foskolo: e queste tue visioni personali da quale dato verrebbero in qualche maniera suffragate?
    Sai guardando i tuoi link relativi agli andamenti delle anomalie delle T medie stratosferiche globali usando i dataset UAH e RSS negli ultimi anni non ho trovato grafici che riguardano la porzione TROPICALE (la quale come ti è stato spiegato da Riccardo è l’ unica fascia soggetto al fenomeno del’ hotspot troposferico).
    Se ti sei dimenticato tali dati puoi sempre rimediare linkandoli.

    Se li linki, bene per tutti, si aggiungeranno a tutti gli altri dati che la comunità scientifica internazionale continua a raccogliere e vagliare con senso critico da decenni per comprenderli sempre meglio.

    Se non li linki ad ogni modo basta leggere (sempre con senso critico ma cercando di capire e non credendo di avere la verità in tasca) l’ articolo linkato da Riccardo o almeno guardare con più attenzione la figura 3, davvero self-explaining, per capire cosa sta succedendo nell’ atmosfera.

    In estrema sintesi (citazione dall’ articolo):
    “Atmospheric warming is slightly slower than surface warming in the extratropical bands, but faster in the tropics, as expected”.

    Mentre la bassa stratosfera (da non confondere con la troposfera, tropicale e non) si sta raffreddando
    fenomeno anch’ esso expected.

  24. foskoloon Gen 8th 2016 at 12:26

    Sono entrambi imperfetti ma in maniera non ovvia

    Ed è proprio per questo che sono convinto che sia impossibile fare uno straccio di previsione per le temperature globali del 2100.

    foskolo

  25. albertoon Gen 8th 2016 at 12:28

    N.B: i link sulle misure satellitari sono contenuti nel commento di luigi
    che chissà perché mi suona bene come il poeta dei Sepolcri.

  26. foskoloon Gen 8th 2016 at 12:31

    @Alberto.

    Nel primo link che ho indicato indicato puoi scegliere in alto a destra la regione che ti interessa e a sinistra i vari canali.

    Io in nessuno dei canali vedo un riscaldamento faster a quello terrestre.

    foskolo

  27. Riccardo Reitanoon Gen 8th 2016 at 13:51

    foskolo
    infine avevo intuito che il punto di arrivo sarebbe stato questo. Ma è una conclusione non supportata e pregiudiziale visto che non mi sembra che tu abbia affrontato il problema in modo scientificamente solido, soprattutto visto che hai deciso quali delle evidenze siano buone e ignorando le altre che ti sono state presentate. Ti è bastata un’unica discrepanza, pariziale, dubbia e quantitativamente modesta, per trarre una conclusione assoluta che, probabilmente, avevi deciso a priori. Tutto ciò è decisamente ascientifico.

  28. albertoon Gen 8th 2016 at 14:49

    Eh, sì caro foskolo con la serie dei tuoi interventi qui registrati
    hai esemplificato in maniera ottima come funziona il metodo del “ciliegiaro” e come i venditori (anche a gratis) di dubbi in sostanza siano venditori di fumo.

  29. Diegoon Gen 8th 2016 at 15:24

    Qui un intervento sulle serie UAH

    http://rabett.blogspot.it/2015/12/uah-tlt-series-not-trustworthy.html

  30. albertoon Gen 9th 2016 at 13:18

    @Diego: grazie di aver linkato uno dei molteplici articoli di climatologi faidate presenti in rete che esemplifica un comune comportamento degli pseudoscettici climatici. Ossia l’ apodittismo logorroico. Questo è più semplice del cherrypicking che comporta uno sforzo per lo meno nella ricerca di dati reali e nella loro interpretazione fallace; infatti si traduce nel riportare banalmente affermazioni erronee (ovviamente spacciate per vera controinformazione) senza il supporto di dati fattuali e ricorrendo invece al posto di questi a tentativi confusi di presentarle per buone attraverso lunghe ed insulse divagazioni.

  31. Riccardo Reitanoon Gen 9th 2016 at 13:45

    Credo che non bisogna cadere nell’eccesso opposto, da un lato chi dice che i modelli sono inutili e dall’altro chi dice che lo sono le misure satellitari. Le conoscenze scientifiche progrediscono mettendo insieme tutti i pezzi di informazione ognuno con le sue limitazioni. Sperabilmente, con il tempo e con il superamento di limiti o anche errori, convergeranno. E’ già successo e continuerà a succedere.

  32. stephon Gen 9th 2016 at 17:30

    Ma quale sarebbe il senso di paragonare i dati dell’andamento termico di due cose fisicamente ben differenti come superficie e troposfera?
    Non basta certo il bilancino del farmacista e collocare su un piatto l’andamento di un dataset satellitare e sull’altro quello superficiale per giungere a conclusioni definitive (modus che, peraltro e come già rimarcato da Riccardo, indica una classica petizione di principio).
    Per es. la temperatura troposferica globale è tanto influenzata dalle regioni tropicali a forte convezione quanto quella superficiale globale risente delle regioni continentali dell’emisfero nord.

    En passant, ricorderei anche che confrontare dati come quelli satellitari (soggetti, peraltro, a bias ben più frequenti e importanti rispetto a quelli di superficie) con i modelli con lo scopo di smontare la bontà delle simulazioni sulla scorta di “dati reali” assunti come evidenza oggettiva denota una certa ingenuità. Senza modelli non possono esserci nemmeno i dati. Ogni collezione di dati osservati/misurati/inferiti diventa globale nel tempo e nello spazio attraverso modellizzazione. Necessariamente.

  33. Riccardo Reitanoon Gen 11th 2016 at 22:22

    A proposito, potrebbe interessare un post di Kevin Cotwan sulle incertezze nei due tipi di dataset, satellitari e di superficie, e in particolare il discorso in relazione alle figure 3 e 4.

  34. albertoon Gen 12th 2016 at 19:46

    In effetti Cowtan è davvero bravo come divulgatore. Evita sia l’ eccesso di semplificazione che quello di tecnicismi, chiarendo con abbondanza di dettagli la complessità delle questioni . Ho l’ idea che non piacerà granchè agli pseudoscettici a cui interessa poco comprendere la realtà dei fenomeni e molto trovare qualche (in certi casi direi “qualunque”) appiglio per credere (nei casi migliori) di trovare conferme alle proprie petizioni di principio.

    Invece avendo dato un’ occhiata ai grafici sull’ andamento ricostruito delle T nella bassa troposfera mi è balzato all’ occhio la notevole differenza di comportamento delle regioni polari:
    in quella artica il trend dal 1980 ad oggi mostra un riscaldamento nettamente superiore a quello globale, ben oltre il doppio di questo;
    al contrario in quella antartica il trend è quasi piatto.
    Questa divergenza era stata prevista in anticipo dai climatologi?
    E quale ne sarebbe la spiegazione scientifica?

  35. Riccardo Reitanoon Gen 12th 2016 at 21:27

    alberto
    una parte consistente del superiore riscaldamento nell’artico è dovuta al feedback dell’albedo del ghiaccio; questo feedback agisce sulle regioni lasciate scoperte in estate. In Antartico, invece, il ritiro dei ghiacci estivi è limitato dalla terraferma che, in buona parte (Antartide Orientale), resta comunque fredda abbastanza da mantenere la copertura ghiacciata. Parti dell’Antartide, comunque, si stanno scaldando abbastanza rapidamente, soprattutto la Penisola Antartica ma anche l’Antartide Occidentale.
    In realtà è più complicato di così, ma la differenza sostanziale è che l’Artico è un oceano circodato dalla terra mentre l’Antartico è al contrario, una terra circondata dall’oceano.

  36. albertoon Gen 13th 2016 at 17:17

    Grazie per la veloce risposta. Sks concorda in linea di massima con questo tipo di spiegazione dell’ amplificazione artica. Invece il dibattito sul puzzle antartico è più aperto.
    Ad ogni modo non ho afferrato se i climatologi abbiano previsto in anticipo l’ asimmetria dei poli o se questa sia una scoperta empirica.

  37. Riccardo Reitanoon Gen 13th 2016 at 20:01

    alberto
    si, basta guardare alla dipendenza dalla latitudine del riscaldamento per un qualunque modello, su questo sono tutti concordi.

  38. stephon Gen 13th 2016 at 23:08

    @alberto
    Ad ogni modo non ho afferrato se i climatologi abbiano previsto in anticipo l’ asimmetria dei poli o se questa sia una scoperta empirica
    La prima. Io ne avevo parlato ad es. qui. Lo studio di cui parlo è questo .

    Trend nell’Antartide interno: uno dei lavori più interessanti che mi è capitato di leggere e che spiega il motivo per il quale in quella regione le T non crescono come altrove è questo (è in open access). Ne parlerò prossimamente sul mio blog.

    Il forcing radiativo all’aumento della CO2 è maggiore nelle regioni calde dove è maggiore l’emissione nell’IR, in regioni dove c’è meno vapore acqueo e nubi il cui spettro di assorbimento in parte si sovrappone a quello della CO2 e in aree a bassa elevazione dove il percorso atmosferico è più lungo (il lavoro citato approfondisce questo aspetto). L’Antartide (in particolare la sua parte più interna) ha pochissimo vapore acqueo ma la sua superficie è anche molto fredda (persino più fredda che la stratosfera!) ed ha oltre 3000 metri di quota. Per questo, quella è proprio la regione con il forcing radiativo della CO2 più basso di tutto il globo.

  39. albertoon Gen 14th 2016 at 20:04

    Ottimi i link di Stephen che meritano un ringraziamento.
    Davvero notevole il lavoro del 1980 in cui con modelli ed equazioni “semplici” e con le potenze di calcolo di allora si era individuato con precisione e correttezza l’ effetto assai diverso ai due poli di un incremento dell’ effetto serra.
    Peccato che si parli poco di queste ammirevoli previsioni scientifiche e si stia a spendere un sacco di tempo dietro le triviali e monotone capziosità dei cosiddetti scettici.

  40. Stefano Caserinion Gen 20th 2016 at 15:42

    Usciti i dati NASA http://www.nasa.gov/press-release/nasa-noaa-analyses-reveal-record-shattering-global-warm-temperatures-in-2015
    Il 2015 è a +0.87 sul 1951-80
    Qui la presentazione http://www.nasa.gov/sites/default/files/atoms/files/noaa_nasa_global_analysis_2015.pdf

  41. Riccardo Reitanoon Gen 21st 2016 at 13:40

    Claudio Cassardo scrive nel post:
    “superando di ben 0,14 °C il valore del 2014.”
    Dati alla mano è stato di 0.16 °C, ha “sbagliato” solo di 2 centesimi di grado. Mica male, direi.

  42. albertoon Gen 22nd 2016 at 12:18

    Interessanti le informazioni fornite nei grafici dell’ analisi globale 2015.
    Risulta che la forte differenza tra 2015-2014 dovuta ad un “bambinello” assai vivace è prossima alla differenza 1998-1997. Il fatto che il 2015 abbia superato in maniera così netta il record precedente delle T superficiali dipende significativamente dal trend di salita nei quasi 2 decenni intercorsi tra il “bambinellone” del 98 e quello scorso. Non per nulla la notevole differenza tra 2014 e 1997 (circa 0.25 degC) corrisponde al rateo di incremento decennale cui assistiamo monotonamente (al di là delle variazioni di breve periodo e al netto del vociare antiscientifico dei cosiddetti scettici) da fine anni ’70.
    Invece a livello empirico non si rileva nelle T troposferiche (grafici in ultima pagina) quel balzo all’ insù che si era avuto nel 1998, come pure nel 2010 e, seppur meno spiccato, nel 1983 e 1987. Magari avverrà nella prima metà del 2016, o ci sono delle spiegazioni più complesse di questo comportamento, io mi limito a registrarlo a futura memoria.

  43. Riccardo Reitanoon Gen 22nd 2016 at 14:17

    alberto
    l’effetto del Nino sulle temperature troposferiche è ritardato di circa 4-6 mesi e il 2015, anno di inizio della fase più intensa dell’evento, deve essere confrontato al 1997. Il resto lo vedremo almeno fino ad aprile-maggio prossimi e molti, incluso lo “scettico” Spencer, preannunciano per il 2016 un probabile anno record per le misure satellitari troposferiche.

  44. albertoon Gen 24th 2016 at 14:23

    Chiaro. Quindi se el Nino continuerà ancora per 5-6 mesi come nel 1998 e 2010 le T troposferiche balzeranno in alto e sarà facile registrare tale andamento sia con le misure delle radiosonde che con quelle satellitari, che ad ogni modo finora al di là dei differenti margini di errore e della colonna d’ aria relativa si sono dimostrate del tutto in fase per quanto riguarda gli andamenti annuali.

  45. Riccardo Reitanoon Gen 24th 2016 at 14:57

    alberto
    nel ’98 è stato sufficiente che El Nino durasse fino alla primavera, poi è passato rapidamente ad una fase La Nina (debole) per il resto dell’anno. Record o meno, il picco nelle temperature troposferiche lo vedremo quest’anno.

  46. albertoon Mar 4th 2016 at 11:58

    Ed in effetti dopo poco più di un mesetto i dati RSS sulla T nella bassa troposfera si sono impennati
    http://images.remss.com/msu/msu_time_series.html
    Aspettiamo poi santommasianamente i dati indipendenti di UAH e radiosonde che con tutta probabilità saranno allineati.
    Ancora una volta le critiche degli pseudoscettici hanno perso il confronto con la realtà osservativa.
    E’ bastato aspettare che la natura effettuasse il suo corso.

  47. Riccardo Reitanoon Mar 4th 2016 at 17:14

    alberto
    i dati UAH di febbraio sono già usciti

  48. albertoon Mar 4th 2016 at 17:49

    @Riccardo: grazie avevo cercato nel sito UAH ma la tabella era aggiornata a gennaio.

  49. […] del riscaldamento globale. Un anno fa, tra lo sbigottimento generale dei non addetti ai lavori, il 2015 risultò per la seconda volta consecutiva l’anno più caldo. I climatologi, in realtà, erano preparati da mesi al secondo record consecutivo, in quanto […]

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