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L’ex-ambientalista che non ha ancora capito cos’è la crisi climatica

Nel libro “Elogio della crescita felice: contro l’integralismo ecologico”, Chicco Testa condisce un pastone di luoghi comuni sull’ambientalismo integralista con alcuni svarioni sul tema del cambiamento climatico, di cui sembra ignorare gli ultimi dieci anni di evidenze scientifiche, e di cui non riesce a cogliere la gravità.

 

Portare ottimismo e positività nella lotta al cambiamento climatico e in generale ai diversi problemi ambientali può essere una cosa utile e benemerita. Il libro di Chicco Testa, “Elogio della crescita felice: contro l’integralismo ecologico” non raggiunge l’obiettivo, a causa di un’analisi superficiale e spesso supponente in cui il “serio riformismo ambientalista” si riduce ad una minimizzazione della gravità dei problemi stessi, in nome di una fiducia irrazionale nei poteri taumaturgici dell’innovazione tecnologica.

Il libro tratta moltissime questioni ambientali, dalla gestione dei rifiuti all’inquinamento dell’aria, dagli OGM al glifosato, dall’elettrosmog all’energia nucleare, dalla Xylella alla plastica. Ci limitiamo qui a commentare come il libro affronta la questione dei cambiamenti climatici: un approccio vecchio di almeno 20 anni, in cui risuonano molte delle falsità e delle argomentazioni minimizzatrici della crisi climatica già sentite su Il Foglio, da parte degli ambienti liberisti (es. l’Istituto Bruno Leoni) che fino a ieri negavano l’esistenza del problema climatico. E con alcune tesi inedite.

Testa non nega l’esistenza del riscaldamento globale, e neppure che la responsabilità sia degli esseri umani. Oggi non è più possibile farlo senza fare figuracce. Per questo ripiega sull’argomento caro ai Mercanti di dubbi: c’è comunque molta complessità e incertezza. Secondo Testa (pag. 68) “non siamo in presenza di una scelta esatta”, “non è fisica newtoniana”, il sistema climatico “deve far i conti con un numero quasi infinito di variabili, di effetti retroattivi potentissimi, di fattori che dipendono non solo da quanto avviene sulla terra, ma nel sistema più ampio del sistema solare. Per di più su periodi di tempo plurisecolare”.

È vero che variabili legate al sistema solare influenzano il clima del pianeta, ma proprio perché le scale temporali sono quelli plurisecolari e dei millenni, il loro impatto sull’attuale riscaldamento globale, che si è verificato in circa un secolo, è trascurabile.

Continua Testa: “La stessa storia  del nostro pianeta ci ricorda che, anche in assenza di attività umane consistenti, fasi climatiche diverse si sono alternate passando da situazioni di optimum climatico a periodi più freddi o più caldi che hanno segnato la storia della civilizzazione umana”.

Qui siamo ad un classico del negazionismo climatico, “il clima è sempre cambiato”; Testa si dimentica di ricordare che l’attuale cambiamento è molto più rapido e accentuato di quelli del passato, come mostrato anche da uno degli ultimi articoli pubblicati sulla ricostruzione delle temperature dell’Olocene, l’ennesima hockey stick (si veda figura a fianco).

Ora Testa passa alle vere e proprie falsità: “La stessa Ipcc, l’organismo dell’Onu che studia il riscaldamento globale, è consapevole di questa incertezza. Intanto perché le sue previsioni sono già state smentite. Nel rapporto del 2007 l’Ipcc constatava che nel decennio precedente la temperatura era salita di 0,2 gradi, pertanto ha formulato delle previsioni per i decenni successivi assumendo lo stesso tasso di crescita. Ma fino al 2012, la temperatura e cresciuta di «soli» 0,05 gradi per decennio. Non dico questo per indebolire la tesi del riscaldamento globale, ma solo per sottolineare quanto sia difficile fare previsioni in questo campo”.

Ora, questa storia delle previsioni errate dell’IPCC e del mancato riscaldamento è roba vecchia di 6-7 anni. Premesso che, ancora una vota, l’IPCC non fa previsioni, ma raccoglie e riassume le proiezioni fatte, per diversi scenari, dai centri di ricerca di tutto il mondo. Ma evidentemente Chicco Testa non è stato informato del fatto che le temperature del 2015 e del 2016 hanno fatto registrare nuovi record, per cui l’argomento del “mancato riscaldamento” è di fatto stato archiviato. Se si guarda l’andamento delle temperature globali, queste sono infatti ben all’interno delle proiezioni fatte dagli scienziati e riassunte dai rapporti dell’IPCC.

Chicco Testa passa quindi un argomento originale, che non avevamo ancora sentito. “E infatti sul sito web dell’IPCC c’è un’avvertenza relativa al fatto che l’organizzazione non garantisce l’accuratezza dei dati pubblicati”. Sul sito web dell’IPCC è infatti presente un disclaimer molto generale “IPCC endeavors to ensure, but cannot and does not guarantee the accuracy, accessibility, integrity and timeliness of the information available on its Website”. Ma è malizioso e scorretto far sembrare che quindi i rapporti dell’IPCC non siano da considerare accurati, affidabili. Il valore scientifico dei rapporti IPCC è stato riconosciuto dalle Accademie delle scienze di tutto il mondo, perché questi rapporti considerano articoli già pubblicati da riviste scientifiche, che hanno superato sistemi di peer-review, e sono sottoposti ad un doppio ciclo di revisione esterna: cosa si potrebbe fare di più per garantire l’accuratezza dei dati pubblicati?

Testa quindi prosegue con la ben nota tesi dell’esistenza degli scienziati “dissidenti”: “Per questo non dobbiamo stupirci se una minoranza degli scienziati, anche in Italia, continua a ritenere che la causa dell’attuale riscaldamento del pianeta non sia da attribuire in tutto o in parte ai soli fattori umani. È francamente inaccettabile la vera e propria opera di criminalizzazione operata nei confronti degli scienziati dissidenti, definiti spregiativamente con il termine “negazionisti” (lo stesso usato per chi contesta l’esistenza dei campi di sterminio tedeschi)”.

A parte che ormai il termine negazionista è usato quotidianamente per chi nega l’esistenza della pandemia Covid-19, ma quali sarebbero questi “scienziati dissidenti”? Quali sarebbero le altre cause dei cambiamenti climatici che propongono? Dove le hanno pubblicate?

Testa sembra non conoscere le basi del metodo scientifico, laddove scrive che “Un confronto fra tesi diverse non può che aiutarci a capire meglio come stanno le cose”. Per fare un confronto ci vogliono due tesi che abbiano superato i controlli minimi della comunità degli esperti del settore: confrontare una tesi scientifica in cui si riconosce la quasi totalità degli esperti del settore con le bufale proposte da fisici delle particelle o geologi in pensione non aiuta a capire meglio come stanno le cose: crea solo confusione che favorisce il ritardo nelle azioni necessarie per contrastare la crisi climatica.

Infatti, il discorso di Chicco Testa arriva proprio ad una richiesta di cautela: “Si ha spesso invece l‘impressione che domini un dogmatico furore ideologico che non teme nemmeno il ridicolo, attribuendo al riscaldamento climatico ormai qualsiasi fenomeno meteorologico di devianza da quanto normalmente atteso. Si è arrivati al punto di rivolgere un appello alla stampa perché non vengano pubblicati articoli che mettano in discussione la tesi prevalente. Alcuni siti web hanno pubblicato una sorta di lista della vergogna, secondo loro, con i nomi degli scienziati scettici. Fra di loro ci sono alcuni dei più eminenti scienziati mondiali. Anche l’accusa – rivolta ad alcuni «dissidenti» – di essere destinatari di finanziamenti dal mondo industriale dimentica che sono migliaia i tecnici e gli scienziati che li ricevono proprio per avvalorare la tesi mainstream del riscaldamento globale. Un po’ di cautela sarebbe quindi auspicabile da tutte le parti”.

Ancora, chissà chi sono questi “eminenti scienziati mondiali”; ma c’è da dubitare che fra di loro ci sia qualche climatologo. Il richiamo alla cautela è congruente con una complessiva minimizzazione dei pericoli del cambiamento climatico. Ad esempio, per Testa gli sconvolgimenti attuali non sono diversi da quelli dei tempi di Pericle (V secolo a.C.) che dovette fronteggiare la peste ateniese, o dell’influenza spagnola dell’inizio del XX secolo. Epoche secondo Testa “contraddistinte da devastazioni ecologiche gigantesche” (pag. 16). Oppure (pag. 22): “I pericoli del riscaldamento globale non vanno sottovalutati” ma “la narrazione che se ne fa va ben oltre gli effetti pratici negativi che si verificano”. E non è un caso che nel libro non siano precisati quali siano “gli effetti pratici negativi” dei cambiamenti climatici. È tutto sempre molto vago, senza riferimenti precisi.

A pag. 89 è ben chiaro il livello di irresponsabile superficialità con cui è trattato il tema climatico: “Qualche grado in più nelle temperature terrestri può effettivamente portare a cambiamenti importanti in varie parti del mondo”. “Qualche grado”?? Cioè? Due, tre o quattro gradi? La differenza è enorme! L’IPCC ha scritto un rapporto speciale di 700 pagine per mostrare le grandi differenze negli impatti fra +1,5 e +2 °C, per Testa tutta questa mole di conoscenze semplicemente non esiste. Nel libro non si trova alcuna traccia dell’immensa mole di dati e informazioni scientifiche che mostrano la gravità e particolarità degli impatti climatici attuali o previsti per i prossimi decenni se non si interviene riducendo in modo drastico le emissioni. Lo aiutiamo noi a trovare queste tracce: sugli ecosistemi, sul ghiaccio marino artico, sulle barriere coralline, sull’acidità del mare, sulle calotte glaciali, sul livello del mare, sulla stabilità degli ecosistemi forestali. I rischi di superamento dei tipping point presenti nel sistema climatico sono discussi da un decennio, in decine di pubblicazioni scientifiche. È da questi studi che emergono i motivi e la preoccupazione.

Evitare di confrontarsi con la mole di conoscenza che ha portato la comunità mondiale a definire nell’Accordo di Parigi l’ambizioso obiettivo di limitare il riscaldamento globale “ben sotto i 2°C” permette a Chicco Testa da un lato di additare chi ne trae motivo di seria preoccupazione come “catastrofista”. Dall’altro di proporre soluzioni nel complesso retoriche e generiche. Ma di questo parleremo nella seconda parte di questo post.

 

 

Testo di Stefano Caserini, con il contributo di Mario Grosso

12 responses so far

12 Responses to “L’ex-ambientalista che non ha ancora capito cos’è la crisi climatica”

  1. Bruno Massaon Ott 23rd 2020 at 09:35

    Complimenti, è un’ottima obiettiva recensione.
    Grazie Stefano!

  2. Giulio De Leoon Ott 23rd 2020 at 15:27

    chiarissima analisi come sempre, grazie Stefano e Mario per l’ottimo lavoro.
    E’ triste vedere ritornare gli stessi argomenti strabolliti dell’Istituto Bruno Leoni di vent’anni fa.
    Ancora più triste constatare che Chicco Testa, che qualche merito storico ce l’aveva avuto, abbia venduto l’anima al diavolio già da tanti anni per stipendio e prestigio della posizione.

  3. Roberto Mezzalamaon Ott 23rd 2020 at 17:03

    Un altro elenco che chiederei, oltre a quello degli scienziati di livello mondiale, è quello dei meriti di Chicco Testa come ambientalista. Qualcuno mi sa dire quale problema ambientale ha mai affrontato? C’è una legge, un atto, una iniziativa che porti il suo nome a parte qualche cocktail party a Capalbio con altri suoi simili innamorati del cachemire?

  4. Daniele Visionion Ott 23rd 2020 at 23:24

    Articolo perfetto. Impeccabile.
    Una delle persone più boriose tra i finti-ambientalisti all’italiana, oltre che un colossale incompetente.

  5. Armandoon Ott 30th 2020 at 15:20

    Piccola precisazione: Chicco Testa non è mai stato ambientalista. L’equivoco nasce negli anni ’80 quando la crescente sensibilità dell’elettorato verso i temi ambientali era destinata a non trovare riscontri sul piano politico per la mancanza di professionisti del settore. La politica, è il caso ogni tanto di ricordarlo, è un mestiere. Fu così che in quegli anni i transfughi della sinistra extraparlamentare approfittarono dell’ondata verde per continuare a restare in politica a livello locale e nazionale. Chicco Testa si appoggiò invece al Partito Comunista. È il caso di aggiungere che i dirigenti verdi di provenienza effettivamente ambientalista non hanno fatto molto meglio dei loro omologhi di sinistra. Anzi. Comunque, il caso di Chicco Testa è forse il più emblematico. Non solo il Partito Comunista non ha mai avuto alcuna inclinazione ambientalista, ma l’attuale frutto di una decantazione durata decenni, cioè il Partito Democratico, non può neanche più essere classificato come partito di sinistra o progressista che dir si voglia.

  6. Antonioon Ott 31st 2020 at 16:21

    @ Armando
    Beh Testa è stato ai vertici di Legambiente, non si può dire che non abbia fatto parte del movimento ambientalista in passato.
    Niente di male se uno cambia posizioni, problema invece che – come mostra anche questo post – scrive cose che scriverebbe un Giuliano Ferrara.
    Sembra una figura più credibile, di fatto gli argomenti sono le dolite cose, lette in giro e riciclate.. non è un giro in cui la climatologia è molto compresa

  7. Armandoon Nov 1st 2020 at 09:44

    @ Antonio

    Non ho detto che Testa non ha fatto parte dell’ambientalismo. Ricordavo come una buona fetta di politici verdi non fossero di estrazione ambientalista ma provenissero da partiti della sinistra, Testa dal Partito Comunista. Si trattava per alcuni di restare in politica, per altri di intercettare il nuovo bisogno portando voti al proprio schieramento. Quindi, può darsi che Testa fosse un sincero ambientalista e che poi abbia cambiato idea. Non siamo nella sua testa… Ma io ritengo più probabile che lui ambientalista non lo sia stato neanche mezzo secondo in vita sua. Non si fanno quelle carriere se non si è dalla parte del Potere.

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