Le water towers dell’Asia a rischio per il cambiamento climatico: cosa riserva il futuro ?
Le water towers dell’Asia stanno subendo gli effetti dei cambiamenti climatici. Dopo aver recentemente esplorato il clima futuro, proponiamo nel post i risultati di studi recenti che esplorano il futuro dei ghiacciai del sistema Hindu-Kush, Karakoram e Himalaya.
Campo base Nepalese dell’Everest, ghiacciaio del Khumbu, 5500 mslm, Maggio 2014. Foto di Daniele Bocchiola
Abbiamo di recente commentato i possibili futuri del clima globale. Il ventaglio di possibili scenari climatici forniti dall’IPCC delinea alcune tendenze generali assodate, come i forti impatti nelle aree di alta quota del pianeta. Le water towers, torri dall’acqua dell’Asia, Hindu Kush, Karakoram e Himalaya (HKKH), sono a forte rischio in un quadro di cambiamento climatico. (altro…)In memoria di Guido Barone
Ci ha lasciato nei giorni scorsi Guido Barone, uno scienziato riconosciuto a livello nazionale ed internazionale sui temi della calorimetria e della chimica fisica ambientale, nonché uno dei primi collaboratori e autori di Climalteranti.
Guido ha insegnato per molti anni all’Università di Napoli Federico II, tenendo i corsi di Corsi di Chimica Fisica Biologica, Chimica Fisica Ambientale, Dinamica e Regolazione di Processi Lontani dall’Equilibrio e Tecnologie Energetiche. Ha pubblicato oltre 200 lavori su riviste internazionali qualificate e dotate di peer review.
Guido è stato via via per molti di noi un mentore, un punto di riferimento, un amico, un tutor, una certezza in tanti settori; impegnato sulla struttura dell'acqua, fin dagli anni 60 si era poi piano piano trasferito sui temi più ampi della Chimica Fisica Ambientale costruendo un valido gruppo di ricerca. Curioso di tutto ciò che riguardava l'acqua, un vero acquologo e acquosofico, non disdegnava anche temi di confine. Era stato con Emilio Del Giudice, che lo ha preceduto di poco, e con Ennio Galzenati, una delle persone che ha segnato la vita culturale e sociale della Napoli degli anni ‘60 e ‘70. (altro…) Il romanzo sugli impatti e la scienza del clima
L’ultimo libro di Bruno Arpaia, Qualcosa, là fuori (Edizioni Guanda), è ambientato in un mondo futuro devastato dagli impatti dei cambiamenti climatici. È indubbiamente una cosa positiva quando il mondo della cultura e della letteratura abbraccia temi come questo e li porta alla conoscenza di un pubblico più vasto di quello puramente scientifico o accademico, perché i risultati possono essere molto interessanti (si veda Libertà di Johnatan Franzen o Solar di Jan McEwan) e perché il futuro dipende dalle scelte che tutti noi faremo.
Non è certo il compito di un blog scientifico come Climalteranti proporre una recensione di questo romanzo, che ha indubbie qualità letterarie. Al di là del fatto che possa sembrare riuscito o no, noioso o avvincente, originale o già sentito, l’analisi che sarà fatta in questo post sarà sulla rappresentazione che viene proposta degli scenari di cambiamento climatico e dei relativi impatti.
Siamo coscienti che non sarebbe necessario valutare la sostanza scientifica del testo; un romanziere ha tutto il diritto di andare oltre i limitati ambiti della realtà delle cose, ed è proprio questo il bello di molti romanzi. Il problema in questo caso è che nelle due pagine finali di “Avvertenza”, l’autore scrive di avere “attentamente confrontato” gli scenari del libro con “i Rapporti dell’IPCC e dell’European Environmental Agency”, e sostiene che questi “però, secondo numerosi scienziati del clima peccano sistematicamente per difetto”.
L’accusa è pesante: può capitare di sottostimare o sovrastimare l’evoluzione di una componente del sistema climatico (es. l’andamento del ghiaccio marino artico o antartico) poiché non tutti i processi fisici che la caratterizzano sono ancora noti con esattezza o si riescono a riprodurre appieno in un modello – che per sua natura è comunque imperfetto; e può anche essere che le sottostime siano maggiori delle sovrastime; ma una sottostima “sistematica” in ambito scientifico è un errore molto grave, sottintende inevitabilmente o una pesante incapacità (nel caso la sistematica sottostima sia involontaria) o una volontà fraudolenta. (altro…) The ongoing climate change and the possible futures
The science of climate change presents, with no doubts, worrying reports (as the recent data on CO2 in atmosphere, monthly temperature, Arctic sea ice, acidification of the oceans).
The good news is that we do not have just one future in front of us, but we can still make our choices.
There are several possible futures. Scientists call these "scenarios", and here we are going to present three of them, taking inspiration from the spiral method of monthly anomalies, originally developed by Ed Hawkins for HadCRUT data. ... (altro…)
Il cambiamento climatico in corso e i futuri possibili
La scienza dei cambiamenti climatici porta, indubbiamente, notizie preoccupanti (come gli ultimi dati di CO2 in atmosfera, temperature mensili, estensione dei ghiacci artici, acidificazione dei mari).
Una buona notizia è che davanti a noi non abbiamo un solo futuro, ma possiamo ancora scegliere.
Ci sono diversi possibili futuri. Gli scienziati li chiamano “scenari”, e qui ne presentiamo tre, prendendo spunto dal metodo a spirale delle anomalie mensili, sviluppato originariamente da Ed Hawkins per i dati HadCRUT. . . . (altro…)
Il mondo dopo Parigi
Un libro (versione epub) pubblicato da Edizioni Ambiente, propone 8 analisi e 12 opinioni sull’Accordo di Parigi. Pubblichiamo la nota introduttiva dei curatori, Emanuele Bompan e Sergio Ferraris.
Oggi la questione del cambiamento climatico definisce un’epoca. Forse nemmeno gli scienziati e gli addetti ai lavori hanno realizzato la portata storica di questa mutazione iperaccellerata della chimica del pianeta, dei suoi ecosistemi, dell’economia globale, dei nostri consumi e costumi.
La fine dell’economia fossile, l’epoca delle grandi catastrofi, l’accelerazione della storia naturale, la sfida per fermare il cambiamento climatico. Sono tutte questioni d’infinita complessità, con diramazioni difficili da definire ora, in ogni ambito della vita antropica e naturale.
In questa epoca storica, la modernità del cambiamento climatico, che posizione occuperà l’Accordo di Parigi? Sarà il fallimento che ha portato il mondo al collasso? Un rumore di fondo al ruolo delle imprese e della società civile che hanno cambiato il modo in cui viviamo consumiamo, abitiamo e ci spostiamo? O il momento storico che ha tracciato la via per le generazioni a future e limitato i danni del cambiamento climatico antropico?
In questo libro da un lato abbiamo voluto raccogliere commenti e opinioni su questo controverso accordo, approvato nel dicembre 2015 a Parigi. Idee, riflessioni, critiche dalla società civile, dalla politica e dal mondo delle imprese italiane. Che raccontano anche lo stato della riflessione nel nostro paese.
Dall’altro, professori, giornalisti e tecnici hanno contribuito con una serie di saggi tecnici sugli elementi salienti dell’accordo per realizzare uno strumento di utilità per il ricercatore, lo studente, il cittadino interessato, il politico che vuole interessarsi di come l’Accordo di Parigi cambierà le nostre vite. (altro…)
Oggi la questione del cambiamento climatico definisce un’epoca. Forse nemmeno gli scienziati e gli addetti ai lavori hanno realizzato la portata storica di questa mutazione iperaccellerata della chimica del pianeta, dei suoi ecosistemi, dell’economia globale, dei nostri consumi e costumi.
La fine dell’economia fossile, l’epoca delle grandi catastrofi, l’accelerazione della storia naturale, la sfida per fermare il cambiamento climatico. Sono tutte questioni d’infinita complessità, con diramazioni difficili da definire ora, in ogni ambito della vita antropica e naturale.
In questa epoca storica, la modernità del cambiamento climatico, che posizione occuperà l’Accordo di Parigi? Sarà il fallimento che ha portato il mondo al collasso? Un rumore di fondo al ruolo delle imprese e della società civile che hanno cambiato il modo in cui viviamo consumiamo, abitiamo e ci spostiamo? O il momento storico che ha tracciato la via per le generazioni a future e limitato i danni del cambiamento climatico antropico?
In questo libro da un lato abbiamo voluto raccogliere commenti e opinioni su questo controverso accordo, approvato nel dicembre 2015 a Parigi. Idee, riflessioni, critiche dalla società civile, dalla politica e dal mondo delle imprese italiane. Che raccontano anche lo stato della riflessione nel nostro paese.
Dall’altro, professori, giornalisti e tecnici hanno contribuito con una serie di saggi tecnici sugli elementi salienti dell’accordo per realizzare uno strumento di utilità per il ricercatore, lo studente, il cittadino interessato, il politico che vuole interessarsi di come l’Accordo di Parigi cambierà le nostre vite. (altro…) Le conseguenze dell’Accordo
Prendere sul serio gli obiettivi dell’Accordo di Parigi comporta intraprendere enormi azioni di riduzione delle emissioni in tutti i settori, con una velocità e radicalità senza paragoni col passato.
C’è un clima di generale contentezza per il grandissimo numero di paesi (175) che ha firmato l’Accordo di Parigi, per i 15 che l’hanno già ratificato e per le importanti dichiarazioni sulla volontà di fare entrare in vigore l’Accordo entro il 2016. “Saremo protagonisti”, ha detto il primo ministro italiano; “L'Italia e l'Europa ci sono, da protagoniste” ha twittato il Ministro dell’Ambiente. Buone notizie, indubbiamente.
Il linguaggio enfatico e generico di alcuni interventi, gli errori presenti su alcuni articoli, l’ascolto in alcune trasmissione televisive delle già sentite formule “Bisogna tener conto della situazione congiunturale”, “passare alla rinnovabili è estremamente gravoso e ora non è il momento, non possiamo farlo così velocemente”, fa pensare che a molti non sia chiaro cosa significhi prendere sul serio e implementare l’Accordo di Parigi.
Proviamo quindi a spiegarlo in 5 passaggi, basandoci sui numeri presenti in un articolo pubblicato circa un anno fa da Rogelj et al. su Nature Climate Change, Energy system transformations for limiting end-of-century warming to below 1.5 °C (l’articolo per i non abbonati è a pagamento, ma una sintesi si trova qui o in questa analisi di Climate Analytics). (altro…)
C’è un clima di generale contentezza per il grandissimo numero di paesi (175) che ha firmato l’Accordo di Parigi, per i 15 che l’hanno già ratificato e per le importanti dichiarazioni sulla volontà di fare entrare in vigore l’Accordo entro il 2016. “Saremo protagonisti”, ha detto il primo ministro italiano; “L'Italia e l'Europa ci sono, da protagoniste” ha twittato il Ministro dell’Ambiente. Buone notizie, indubbiamente.
Il linguaggio enfatico e generico di alcuni interventi, gli errori presenti su alcuni articoli, l’ascolto in alcune trasmissione televisive delle già sentite formule “Bisogna tener conto della situazione congiunturale”, “passare alla rinnovabili è estremamente gravoso e ora non è il momento, non possiamo farlo così velocemente”, fa pensare che a molti non sia chiaro cosa significhi prendere sul serio e implementare l’Accordo di Parigi.
Proviamo quindi a spiegarlo in 5 passaggi, basandoci sui numeri presenti in un articolo pubblicato circa un anno fa da Rogelj et al. su Nature Climate Change, Energy system transformations for limiting end-of-century warming to below 1.5 °C (l’articolo per i non abbonati è a pagamento, ma una sintesi si trova qui o in questa analisi di Climate Analytics). (altro…) Il record di firme per l’Accordo di Parigi
Un numero record di Stati il 22 aprile avvierà le procedure per la ratifica dell’Accordo di Parigi, già ratificato da 8 Stati, per lo più membri di AOSIS, la coalizione dei piccoli Stati insulari.
Oltre 154 Paesi hanno annunciato l’intenzione di sottoscrivere l’Accordo di Parigi già il primo giorno in cui questo sarà legalmente possibile, il 22 aprile 2016. Con la firma dei Capi di Stato o di Governo, i rispettivi Paesi si vincolano a non mettere in atto azioni che contrastino con l’Accordo e ad iniziare o proseguire le procedure interne necessarie alla sua ratifica.
Si tratta di un numero record di Paesi (qui l’elenco), sia rispetto al Protocollo di Kyoto che rispetto ad altri trattati internazionali sulle più diverse tematiche (diritti umani fondamentali, diritti di donne e bambini, non-proliferazione nucleare, ecc.).
Il Protocollo di Kyoto, il principale strumento internazionale per la riduzione delle emissioni in vigore fino ad oggi, era stato firmato il 16 marzo 1998 - primo giorno di apertura alla firma - soltanto da 6 Paesi. Nell’intero primo anno aveva ottenuto 84 firme. Ci erano poi voluti sette anni prima che entrasse in vigore. (altro…)
Oltre 154 Paesi hanno annunciato l’intenzione di sottoscrivere l’Accordo di Parigi già il primo giorno in cui questo sarà legalmente possibile, il 22 aprile 2016. Con la firma dei Capi di Stato o di Governo, i rispettivi Paesi si vincolano a non mettere in atto azioni che contrastino con l’Accordo e ad iniziare o proseguire le procedure interne necessarie alla sua ratifica.
Si tratta di un numero record di Paesi (qui l’elenco), sia rispetto al Protocollo di Kyoto che rispetto ad altri trattati internazionali sulle più diverse tematiche (diritti umani fondamentali, diritti di donne e bambini, non-proliferazione nucleare, ecc.).
Il Protocollo di Kyoto, il principale strumento internazionale per la riduzione delle emissioni in vigore fino ad oggi, era stato firmato il 16 marzo 1998 - primo giorno di apertura alla firma - soltanto da 6 Paesi. Nell’intero primo anno aveva ottenuto 84 firme. Ci erano poi voluti sette anni prima che entrasse in vigore. (altro…) Perché votare SÌ al referendum del 17 aprile
L’Accordo di Parigi si basa su un incremento sistematico dell’ambizione nella riduzione delle emissioni. In questo contesto, porre limiti allo sfruttamento di gas e petrolio in Adriatico diventa un modo per iniziare ad implementarlo. Climalteranti suggerisce di votare Sì al referendum del 17 aprile, per segnalare chiaramente l’urgenza di rottamare il modello energetico basato sui combustibili fossili. Una scelta strategica per una nazione come l’Italia, ricca di sole e di mare, con un turismo da salvaguardare e promuovere.
Abbiamo già raccontato in passato come molti scienziati, dopo aver individuato le cause dei cambiamenti climatici (principalmente le emissioni da fonti energetiche fossili e la deforestazione), dopo aver previsto le mutazioni del sistema climatico, dopo aver mostrato le possibilità di opzioni alternative ed averle discusse, sentono di non fare abbastanza per il clima.
Abbiamo visto gli allarmi degli scienziati trattati con sufficienza ed accantonati dal dibattito politico, intriso di attendismi e disinteresse. “Non sono uno scienziato, ma non credo che ci sia un problema climatico”, “il clima è sempre cambiato/ gli scienziati non sono del tutto sicuri”, sono ritornelli sentiti ormai troppo.
Ora il voto referendario sulle concessioni petrolifere entro le 12 miglia dalla costa pone una scelta secca, che riguarda anche le politiche climatiche ed energetiche dei prossimi anni.
Qui sotto sono riportate le ragioni per cui il Comitato Scientifico di Climalteranti ritiene che sia necessario votare Sì. (altro…)
Abbiamo già raccontato in passato come molti scienziati, dopo aver individuato le cause dei cambiamenti climatici (principalmente le emissioni da fonti energetiche fossili e la deforestazione), dopo aver previsto le mutazioni del sistema climatico, dopo aver mostrato le possibilità di opzioni alternative ed averle discusse, sentono di non fare abbastanza per il clima.
Abbiamo visto gli allarmi degli scienziati trattati con sufficienza ed accantonati dal dibattito politico, intriso di attendismi e disinteresse. “Non sono uno scienziato, ma non credo che ci sia un problema climatico”, “il clima è sempre cambiato/ gli scienziati non sono del tutto sicuri”, sono ritornelli sentiti ormai troppo.
Ora il voto referendario sulle concessioni petrolifere entro le 12 miglia dalla costa pone una scelta secca, che riguarda anche le politiche climatiche ed energetiche dei prossimi anni.
Qui sotto sono riportate le ragioni per cui il Comitato Scientifico di Climalteranti ritiene che sia necessario votare Sì. (altro…) 10 buone notizie sul cambiamento climatico
Capita spesso, alla fine di una conferenza sui cambiamenti climatici, la richiesta di raccontare qualcosa di positivo, che possa infondere speranza e ottimismo sul futuro. Sembra emergere da una spinta liberatoria: e basta con le cattive notizie! Per questo porta sollievo, sui volti compaiono sorrisi, sguardi partecipi.
In questi tempi in cui l’ottimismo spesso nasconde narcisismo o paura di affrontare la complessità del mondo, la richiesta si scontra con un sospetto motivato, che lo sguardo fiducioso verso il futuro sia un modo per sfuggire alla realtà, all’accettazione della gravità della situazione.
Col tempo mi sono accorto che la domanda di positività arriva soprattutto dai giovani, da chi non ha intenzione di sfuggire alle proprie responsabilità; arriva perché chi cerca una via d’uscita ne ha bisogno per trovare nuove motivazioni ed energie. In fondo, la spinta per un cambiamento non può derivare solo dal riconoscere una minaccia, un pericolo, ma dal riuscire a scorgere un altro futuro possibile. La minaccia senza la speranza in una via d’uscita ha effetti ridotti e controproducenti: porta a un pessimismo cupo che rende difficile la scoperta, l’analisi e il sostegno alle alternative possibili. Porta alla logica dell’emergenza, e nell’emergenza prevalgono le soluzioni spicce, spesso non le migliori.
Ho provato dunque a raccogliere gli aspetti positivi che si possono intravedere nella complicatissima e maledettamente grave faccenda del riscaldamento globale; sul lato delle evidenze scientifiche sulla situazione attuale e gli scenari futuri, su quanto si sta facendo o si potrebbe fare nei prossimi anni per contrastarlo.
Fatti che possano essere catalogati fra le buone notizie. (altro…)
L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale
Le recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, secondo cui non dovremmo preoccuparci troppo se in Europa andremo incontro ad un clima caraibico (testuali parole, dopo 3’03’’: “il cambiamento climatico esempio… dicono .. oddio sta arrivando in Europa, un clima caraibico’, no? E vabbè, ma i Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” – applausi), offrono lo spunto per una riflessione più...
Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi
L’American Psychological Association, nella sua guida sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance” ha definito l’eco-ansia come la “paura cronica di un cataclisma ambientale irrevocabile legato al cambiamento climatico”. Più recentemente, il concetto di ansia climatica, è stato descritto come uno stato di angoscia legato agli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e sull’esistenza umana. Come la paura che si attiva in risposta a una minaccia reale o percepita, presente...
In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo
Il vero costo climatico delle guerre non si misura in CO₂, ma in fiducia bruciata: quella tra gli Stati, da cui dipende ogni cooperazione sul clima. Il voto dell’ONU mostra quanto sia fragile — e quanto valga difenderla. Le guerre non distruggono solo il presente. Divorano il futuro, due volte: aumentando le emissioni e distruggendo la fiducia necessaria per ridurle. L’impronta climatica diretta dei conflitti è enorme, anche se difficile da misurare con precisione. Secondo un recente studio, quattro anni...
Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo
Contrariamente a quanto sostengono i negazionisti climatici, negli ultimi 25 anni i rapporti dell’IPCC hanno aumentato la preoccupazione per i rischi climatici che potremo avere in futuro, non l’hanno certo diminuita. E la modifica dello scenario a maggiori emissioni cambia di molto poco la situazione. Nel precedente post abbiamo spiegato come la periodica revisione degli scenari da parte della comunità dei modellisti climatici abbia dato spazio ai soliti negazionisti e inattivisti climatici per il consueto ed ennesimo tentativo di sminuire...
Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5
RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico. E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario...
Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.
Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui). Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto...
Niente di più miope che attaccare il sistema ETS
Climalteranti aderisce all’appello al Governo di circa 200 scienziati ed economisti esperti di scienza del clima e di transizione energetica: si rispettino gli obiettivi di decarbonizzazione, unico modo per coniugare sviluppo economico e benessere collettivo a lungo termine. Alla cortese attenzione della Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Giorgia Meloni, del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, On. Gilberto Pichetto Fratin, e del Governo, Noi studiosi impegnati nella ricerca sul cambiamento climatico, sulle politiche di mitigazione e adattamento e sui...
Il ciclone Harry, la normalità dell’emergenza
Il ciclone Harry, che ha colpito dal 19 al 22 gennaio il sud Italia, Malta e Tunisia, e le impressionanti distruzioni portate dai venti, dalle piogge e dalle mareggiate, possono essere visti per molti aspetti come un caso da manuale di quanto la crisi climatica ci sta mostrando e continuerà a mostrarci in futuro. Un evento legato al cambiamento climatico Il ciclone mediterraneo Harry è stato un evento meteomarino probabilmente senza precedenti da tanti decenni. Certamente in passato non c’erano...
Ancora un anno caldo: il 2025 al 2° posto tra gli anni più caldi. In Italia è il quarto anno più caldo
I dati della NOAA/NCEP posizionano l’anno appena trascorso al terzo posto tra gli anni più caldi, mentre la media con altri quattro database climatici porta al 2° posto, ex-aequo con il 2023. In quasi tutti i casi, le anomalie termiche rispetto al cinquantennio preindustriale 1850-1900 sono vicine al limite di 1,5 °C citato dall’Accordo di Parigi, pur non superandolo come l’anno scorso. In Italia, invece, il 2025 risulta il quarto anno più caldo della serie, con un’anomalia di 1,77 °C...
Perché la nostra mente è l’ostacolo più grande nella lotta al cambiamento climatico
Il cambiamento climatico non è solo una crisi ambientale. È, prima di tutto, una crisi cognitiva. È da questa tesi, tanto semplice quanto scomoda, che prende le mosse Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai (Solferino, 2025) del filosofo della scienza Matteo Motterlini, uno dei libri più stimolanti e originali usciti recentemente sul tema. A differenza di molti testi che si concentrano sulle soluzioni tecnologiche o sugli aspetti scientifici del riscaldamento globale, Motterlini sposta il fuoco su un punto spesso rimosso:...
