Negoziazioni

Accordo di Parigi: consigli di lettura

Visto che con le vacanze c’è magari un po’ più tempo di leggere, proponiamo la lettura di alcuni interventi interessanti usciti sull’Accordo di Parigi. Chiediamo ai lettori di segnalarne altri nei commenti. Buone feste a tutti Accordo di Parigi, UNFCCC COP21, nelle 6 lingue dell’ONU With A Climate Deal In Place, Now The Real Work Begins di Seth Borenstein, Huffington Post Climate deal: the pistol has fired, so why aren’t we running? Bill McKibben, The Guardian Grand promises of Paris climate deal undermined by squalid retrenchments, George Monbiot, The Guardian How Markets And Mother Earth Each Found A Home In The Paris Climate Accord, Steve Zwick, Ecosystem Marketplace China Voice: China takes leading role in global climate deal, commento ufficiale dell’agenzia stampa cinese Paris accord offers hope but could have done more: India, Vishwa Mohan, Times of India Paris Agreement — A Good Foundation for Meaningful Progress, Robert Stavins (Harvard) Talks in the city of light generate more heat, Kevin Anderson, Nature (altro…)
AdattamentoMitigazioneNegoziazioni

La sostanza dell’Accordo di Parigi

Dopo anni di attesa e tra centinaia di alternative testuali, nella COP21 è stato approvato un testo che costituisce un nuovo importante accordo multilaterale sul clima, di cui proviamo a commentare alcuni punti salienti. L’Accordo di Parigi approvato il 12 dicembre 2015 nella XXI sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione sul clima è un importate passo in avanti in un percorso ancora molto lungo e accidentato per contrastare il surriscaldamento globale. Ora si conosce qualcosa in più di questo percorso: sia la destinazione finale (molto ambiziosa) sia alcune tappe importanti previste per il futuro (la periodica rivisitazione del divario tra obiettivi ed azioni intraprese, con l’obiettivo di implementazioni di azioni sempre più ambiziose). Letto insieme agli impegni già assunti dai Paesi e considerato come tassello dei più complessivi Obiettivi universali di sviluppo sostenibile, l’Accordo delinea il contesto di profondi cambiamenti strutturali ai sistemi energetici, trasportistici, infrastrutturali di tutti i paesi. Assorbe e rilancia impegni specifici della società civile, del settore privato, delle istituzioni finanziarie. (altro…)
Negoziazioni

Accordo in vista a Parigi

Sono giorni cruciali alla COP21 di Parigi: un accordo sembra inevitabile e nelle bozze di testo che si susseguono si delineano con maggiore chiarezza le opzioni su cui è necessario raggiungere un compromesso. Si sente profumo di accordo alla COP21 di Parigi: sono stati chiamati i traduttori per le sei lingue ufficiali dell’ONU, pronti a limare il testo di un accordo che dovrebbe contenere impegni di tutti gli Stati su quasi tutti i principali temi della lotta ai cambiamenti climatici. Nell’ultima versione del testo negoziale disponibile al momento in cui questo post viene chiuso, quella delle ore 15 del 9 dicembre 2015, rimangono ancora molte (367) parentesi quadre, che indicano punti controversi, proposte che qualcuno ha formalizzato ed altri preferirebbero eliminare, a vantaggio di alternative testuali. La proposta del testo di Accordo presentato a tutti i rappresentanti delle Parti il 9 dicembre, sotto la responsabilità politica diretta del Presidente della COP21 Laurent Fabius, frutto di un lavoro delegato a Ministri dell'Ambiente (e di altri dicasteri) presenti a Parigi, è molto più breve del testo in precedenza consegnato sabato dai contact groups ed i relativi facilitatori (cioè i negoziatori di professione). (altro…)
Impattilivello del mare

COP21: La prospettiva dei piccoli stati insulari

Normalmente le piccole nazioni insulari quali Fiji, Vanuatu o Capo Verde, non ricoprono un ruolo politico di primo piano nel contesto internazionale. I negoziati della Convenzione Quadro dell’ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) sono un’eccezione, in quanto sono proprio questi i paesi che richiedono con maggiore insistenza un’accelerazione su tutti i fronti dell’azione sul cambiamento climatico. I piccoli stati insulari sono, secondo un recente report del Green Climate Fund, i piú vunerabili al cambiamento climatico; nel quadro dell’UNFCCC si sono raggruppati in un gruppo chiamato AOSIS (Alliance of Small Island States), in prima linea nelle negoziazioni sull’accordo sul clima che dovrebbe scaturire dalla COP21 di Parigi. Proprio per questo, mentre la grande maggioranza dei capi di stato e dei ministri presenti alla COP rimane invisibile agli osservatori della società civile, i politici degli stati AOSIS sono invece molto disponibili ad interagire. Il secondo giorno della COP21 il Presidente di Kiribati, il Primo Ministro di Tuvalu ed il Ministro dell’Agricoltura di Fiji si sono riuniti in una piccola sala del padiglione AOSIS per incontrare gli osservatori. I punti salienti dei tre discorsi hanno ricalcato concetti giá noti, ma che sono di importanza vitale per queste nazioni. Il primo aspetto rimarcato dai tre rappresentanti é stato la giustizia climatica, ovvero la necessità di un accordo equo che tenga in considerazione le responsabilità e capacità dei singoli paesi rispetto al cambiamento climatico. Molto sentita è anche la necessità di un taglio repentino delle emissioni, tanto che gli AOSIS richiedono con forza che l’obiettivo dell’UNFCCC sia fissato a 1.5 °C di riscaldamento globale piuttosto che 2 °C, come é stato fino ad ora. Infine, non sono mancati ripetuti riferimenti al concetto di  “Loss and Damage”, ovvero perdite e danni climatici. Quest’ultimo é un aspetto particolarmente complesso delle negoziazioni, in quanto viene visto da molte nazioni industrializzate come una forma aggiuntiva, e molto costosa, di finanza climatica, mentre viene visto come un elemento essenziale dell’accordo dai paesi del terzo mondo ed in via di sviluppo. (altro…)
Negoziazioni

Cinque punti fermi sull’Accordo di Parigi

Per chi da tanti anni lavora sul tema del cambiamento climatico, non può che far piacere la grande mobilitazione che si sta registrando a livello mondiale, e anche in Italia. Domenica 29 novembre ci sarà, a Roma come in tantissime altre città, una marcia per il clima, che si annuncia molto partecipata. In queste ultimi giorni in cui le concentrazioni di CO2 nell’atmosfera a Mauna Loa sono inferiori a 400 ppm, del riscaldamento globale si occupano tanti quotidiani, settimanali, radio e televisioni, nonché migliaia di siti web. Nel frattempo sono uscite decine di analisi interessanti che meriterebbero riflessioni approfondite. Ad esempio, questa magnifica spiegazione interattiva realizzata da Carbon Brief sugli aspetti salienti dell’accordo di Parigi, questo articolo su Science, la sintesi dell’UNFCCC sugli INDC, le analisi del PBL e dell’UNEP o questa intervista al ex co-chair del WG3 dell’IPCC, Ottmar Edenhofer. Come fatto per tante altre COP, forniamo qui di seguito un riassunto basilare su cinque punti fermi che possono aiutare a capire gli aspetti essenziali dell’accordo di Parigi. Il rischio che la conferenza fallisca interamente, finendo per non approvare nulla al di fuori delle annuali decisioni di ogni COP, sembra al momento molto basso. (altro…)
ConsensoConvegni

Clima: l’appello degli scienziati italiani

Climalteranti aderisce alla dichiarazione che, nell’ambito della conferenza SISC 2015, le società e le associazioni scientifiche italiane hanno sottoscritto per inviare alla COP21 di Parigi un messaggio chiaro dall’Italia: un messaggio di collaborazione e di integrazione transdisciplinare. I cambiamenti climatici costituiscono per la comunità internazionale una delle sfide più complesse e importanti, le cui conseguenze negative hanno un’elevata rilevanza per economie e società, non solo per l’ambiente. Allo stesso tempo, rappresentano anche un’opportunità per rinnovare i sistemi economici  e introdurre innovazioni tecnologiche e sociali. Il Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici dell’IPCC, la più esaustiva e aggiornata raccolta delle conoscenze scientifiche sul clima, contiene un’ampia collezione di dati, informazioni e risultati sui quali converge un consenso condiviso all’interno della comunità scientifica. I principali risultati possono essere riassunti nel modo seguente: (altro…)
BufalegiornalistiNegazionismo

Il record di una giornalista disinformata

La giornalista Annalisa Chirico è riuscita a pronunciare 13 stupidaggini sul tema del cambiamento climatico in soli 76 secondi. Si tratta di un record per i programmi televisivi di prima serata, e non solo.   In un fortunato saggio di qualche anno fa, il filosofo Harry Frankfurt  photo Untitled.jpg ha spiegato nel dettaglio la differenza fra l’errore (dovuto alla mancanza di conoscenza), la bugia (una volontaria asserzione falsa), e la stronzata. Il libro si intitolava proprio Stronzate (Rizzoli edizioni), era una dotta disamina del significato di questo termine. Scriveva Frankfurt: “che chi racconta stronzate… non è né dalla parte del vero né del falso. I suoi occhi non sono rivolti ai fatti, come quelli di una persona sincera e di un bugiardo…. Non si preoccupa di come stanno le cose, ma le sceglie, o le inventa, perché si adattino ai suoi scopi”. Questo tipo di argomentazioni è molto presente nel dibattito sul cambiamento climatico. Un esempio televisivo è stata la puntata di Otto e Mezzo di sabato 7 novembre 2015, in cui la giornalista Annalisa Chirico è riuscita a distillare in soli 76 secondi una quantità di stupidaggini e miti del riscaldamento globale come non se ne sentivano da tempo. L’ascoltatore aveva già drizzato le antenne al minuto 6.15, quando la giornalista ha sostenuto che un segno di arretratezza del mondo ambientalista sarebbe quello di “pensare che la lotta al cambiamento climatico debba essere necessariamente il taglio delle emissioni di CO2”  (e cosa dovrebbe essere, visto che il problema sono principalmente* le emissioni di CO2?). La vera performance è arrivata al minuto 10.36, quando la giornalista si è prodotta nel seguente monologo: Io ero a Parigi l’altro giorno, c’erano 20 gradi, ed ero molto contenta di stare in maniche corte. (altro…)
Negoziato

Un altro passo in avanti verso l’accordo di Parigi

La sessione del negoziato UNFCCC che si è svolta a Bonn da 19 al 23 ottobre è stato un altro momento importante per la costruzione del nuovo accordo di Parigi. Seppur meno note delle COP, è in queste sessioni intermedie che si affrontano i punti critici del negoziato, ed è evidente che le decisioni prese a meno di 40 giorni dall’inizio della COP sono fondamentali. Come già spiegato in altre occasioni, cosa è successo a Bonn si può desumere dai precisi riassunti dell’IISD, nonché dalle newsletter ECO e in altri articoli disponibili sul web (i giornali italiani non se ne occupano). Su twitter l’hashtag #ADP2 (ADP sta per Ad Hoc Working Group on the Durban Platform for Enhanced Action, è il tavolo negoziale avviato con la COP17 di Durban) è lo strumento per seguire il negoziato e recuperare le impressioni di addetti ai lavori ed osservatori. Il risultato principale della sessione negoziale di Bonn è una nuova bozza dell’accordo, disponibile sul sito dell’UNFCCC qui. Analizzando il documento finale, di 51 pagine, si evidenzia come questo negoziato intermedio abbia fatto effettivamente registrare progressi positivi, con il reinserimento nel testo di numerosi aspetti e principi che al contrario lo scarno “non-paper”, rilasciato ad inizio ottobre dai Co-chair come base per le discussioni a Bonn, aveva pericolosamente omesso o ridimensionato. (altro…)
EmissioniNegoziato

Dai 148 “INDC” un primo freno alle emissioni globali

Il percorso iniziato a Durban per un nuovo protocollo da adottare a Parigi ha prodotto importanti impegni volontari da parte di molti Paesi, sia in termini di riduzione delle emissioni di gas climalteranti che in altri ambiti tematici (adattamento, scambio tecnologico, finanziamenti).

Ben 148 paesi hanno sottoposto i loro impegni di riduzione in preparazione della conferenza sul Clima di Parigi, denominati “Intended Nationally Determined Contribution” (INDC), che proponiamo di tradurre in italiano come “Contributi promessi stabiliti a livello nazionale nazionale”. Si tratta di “offerte” volontarie di contribuzione alla lotta ai cambiamenti climatici nelle sue diverse espressioni (mitigazione, adattamento, scambi tecnologici, finanza).

A seconda dei database utilizzati, i Paesi che hanno già presentato alla comunità internazionale INDC rappresentano tra l’85% ed il 90% delle emissioni globali. Questa copertura è senza precedenti, supera le attese dell’Unione Europea e mostra in modo inequivocabile il grande interesse per la Conferenza di Parigi. In confronto, i 35 paesi coinvolti nel 2° periodo di impegno del Protocollo di Kyoto (2013-2020), rappresentano solo il 12% delle emissioni globali. (altro…)

AgricolturaImpattiSicurezza alimentare

Cambiamento climatico e sicurezza alimentare: il caso del riso in pianura padana

Il cambiamento climatico può ridurre la produzione agricola ed aumentare consumo d’acqua relativo sul pianeta, mettendo a rischio la sicurezza alimentare. Dopo il mais nel cremonese ed un caso studio in Nepal, ritorniamo in Italia per mostrare come le modifiche del clima futuro potranno colpire la produzione del riso in pianura padana.

Il 5° rapporto IPCC sottolinea (AR5, WGII, Capitolo 7) come la sicurezza alimentare sia a rischio per il cambiamento climatico in atto: «In assenza di (strategie di, ndr) adattamento, un aumento delle temperature di circa +1°C sopra ai valori pre-industriali è atteso avere un impatto negativo sulla resa dei prodotti più importanti (grano, riso, mais) sia nelle regioni tropicali sia nelle regioni temperate». (altro…)

DisinformazioneImpatti

L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale

Le recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, secondo cui non dovremmo preoccuparci troppo se in Europa andremo incontro ad un clima caraibico (testuali parole, dopo 3’03’’: “il cambiamento climatico esempio… dicono .. oddio sta arrivando in Europa, un clima caraibico’, no? E vabbè, ma i Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” – applausi), offrono lo spunto per una riflessione più...
Girl protesting against fossil fuel usage
Psicologia

Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi

L’American Psychological Association, nella sua guida sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance” ha definito l’eco-ansia come la “paura cronica di un cataclisma ambientale irrevocabile legato al cambiamento climatico”. Più recentemente, il concetto di ansia climatica, è stato descritto come uno stato di angoscia legato agli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e sull’esistenza umana. Come la paura che si attiva in risposta a una minaccia reale o percepita, presente...
A S. Marta in Colombia: 1' conferenza su "Transitioning away from Fossil Fuel"
Conflitti

In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo

Il vero costo climatico delle guerre non si misura in CO₂, ma in fiducia bruciata: quella tra gli Stati, da cui dipende ogni cooperazione sul clima. Il voto dell’ONU mostra quanto sia fragile — e quanto valga difenderla. Le guerre non distruggono solo il presente. Divorano il futuro, due volte: aumentando le emissioni e distruggendo la fiducia necessaria per ridurle. L’impronta climatica diretta dei conflitti è enorme, anche se difficile da misurare con precisione. Secondo un recente studio, quattro anni...
ImpattiScenari

Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo

Contrariamente a quanto sostengono i negazionisti climatici, negli ultimi 25 anni i rapporti dell’IPCC hanno aumentato la preoccupazione per i rischi climatici che potremo avere in futuro, non l’hanno certo diminuita. E la modifica dello scenario a maggiori emissioni cambia di molto poco la situazione. Nel precedente post abbiamo spiegato come la periodica revisione degli scenari da parte della comunità dei modellisti climatici abbia dato spazio ai soliti negazionisti e inattivisti climatici per il consueto ed ennesimo tentativo di sminuire...
ProiezioniScenari

Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5

RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico. E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario...
EconomiaETSPolitiche

Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.

Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui). Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto...
AppelloEmission tradingPolitica

Niente di più miope che attaccare il sistema ETS

Climalteranti aderisce all’appello al Governo di circa 200 scienziati ed economisti esperti di scienza del clima e di transizione energetica: si rispettino gli obiettivi di decarbonizzazione, unico modo per coniugare sviluppo economico e benessere collettivo a lungo termine. Alla cortese attenzione della Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Giorgia Meloni, del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, On. Gilberto Pichetto Fratin, e del Governo, Noi studiosi impegnati nella ricerca sul cambiamento climatico, sulle politiche di mitigazione e adattamento e sui...
Eventi estremiImpatti

Il ciclone Harry, la normalità dell’emergenza

Il ciclone Harry, che ha colpito dal 19 al 22 gennaio il sud Italia, Malta e Tunisia, e le impressionanti distruzioni portate dai venti, dalle piogge e dalle mareggiate, possono essere visti per molti aspetti come un caso da manuale di quanto la crisi climatica ci sta mostrando e continuerà a mostrarci in futuro. Un evento legato al cambiamento climatico Il ciclone mediterraneo Harry è stato un evento meteomarino probabilmente  senza precedenti da tanti decenni. Certamente in passato non c’erano...
Sole giallo
RecordStatisticheTemperature

Ancora un anno caldo: il 2025 al 2° posto tra gli anni più caldi. In Italia è il quarto anno più caldo

I dati della NOAA/NCEP posizionano l’anno appena trascorso al terzo posto tra gli anni più caldi, mentre la media con altri quattro database climatici porta al 2° posto, ex-aequo con il 2023. In quasi tutti i casi, le anomalie termiche rispetto al cinquantennio preindustriale 1850-1900 sono vicine al limite di 1,5 °C citato dall’Accordo di Parigi, pur non superandolo come l’anno scorso. In Italia, invece, il 2025 risulta il quarto anno più caldo della serie, con un’anomalia di 1,77 °C...
Copertina del libro "Scongeliamo i cervelli non i ghiacciai"
PsicologiaRecensione

Perché la nostra mente è l’ostacolo più grande nella lotta al cambiamento climatico

Il cambiamento climatico non è solo una crisi ambientale. È, prima di tutto, una crisi cognitiva. È da questa tesi, tanto semplice quanto scomoda, che prende le mosse Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai (Solferino, 2025) del filosofo della scienza Matteo Motterlini, uno dei libri più stimolanti e originali usciti recentemente sul tema. A differenza di molti testi che si concentrano sulle soluzioni tecnologiche o sugli aspetti scientifici del riscaldamento globale, Motterlini sposta il fuoco su un punto spesso rimosso:...