Notizie e approfondimenti sul clima che cambiaPosts RSS Comments RSS

Il riscaldamento globale è arrivato anche in Antartide Occidentale

Pubblichiamo la traduzione di questo post di Eric Steig su Realclimate, su un tema in passato controverso della scienza del clima, il riscaldamento dell’Antartide Occidentale. Il post originale è intitolato “The heat is on”, un modo di dire spesso usato dall’Economist per parlare del problema.

Per quanto riguarda la ricerca in Antartide, segnaliamo il blog SubGlacial Lake Whillans – Antarctica, tenuto in tempo reale da laggiù da Carlo Barbante, su cui torneremo in un prossimo post.

.

Chi segue regolarmente RealClimate conoscerà già la nostra pubblicazione nel 2009 su Nature, in cui si dimostrava che l’Antartide Occidentale – la parte di calotta polare antartica che al momento contribuisce maggiormente all’innalzamento del livello del mare, e ha un potenziale tale da provocare un innalzamento ancora maggiore in futuro (3 metri) – si sta riscaldando da circa 50 anni.

La nostra ricerca era stata accolta con molto scetticismo, e non solo da parte dei “soliti sospetti”. Sembra che anche molti colleghi scienziati abbiano avuto qualche difficoltà a superare l’abituale convinzione (basata solo sulla mancanza di prove) che l’unica zona in Antartide a subire un aumento delle temperature fosse la Penisola Antartica. Per essere corretti, la nostra analisi era basata su un’interpolazione. Abbiamo usato le statistiche per supplire all’assenza dei dati, quindi in realtà non abbiamo provato nulla: abbiamo solo fatto un’analisi che puntava (con forza) in una particolare direzione.

Abbiamo passato un paio d’anni in una specie di limbo: per almeno due anni abbiamo saputo con certezza che i nostri risultati erano fondamentalmente corretti, perchè c’è stato un buon numero di osservazioni che confermavano la nostra tesi: le temperature raccolte con perforazioni , in linea con i nostri risultati, e i dati delle stazioni meteorologiche vicino al centro dell’Antartide Occidentale, che noi non avevamo usato ma che Andy Monaghan ha presentato all’Ohio State University (ora NCAR). Ma la maggior parte di questo lavoro non era stato pubblicato fino a poco tempo fa, per questo non erano informazioni sostanzialmente utilizzabili.

Perciò è stato un gradito regalo di Natale anticipato sapere della pubblicazione di una nuova analisi del noto guru della meteorologia dell’Antartide, David Bromwich, elaborata insieme ai suoi studenti e colleghi dell’Ohio State University, dell’università del Wisconsin (che gestisce il programma statunitense di stazioni meteorologiche automatiche in Antartide) e del NCAR, che supporta i nostri risultati. In effetti, hanno fatto molto più che supportare i nostri risultati: hanno dimostrato che le nostre stime erano addirittura troppo prudenti e che l’Antartide Occidentale si sta riscaldando  di un fattore due in più di quanto avevamo stimato. Hanno anche concordato con l’interpretazione di base che sia noi che David Schneider e i colleghi del NCAR abbiamo eleborato: in inverno e primavera, le stagioni in cui l’Antartide Occidentale si riscalda più rapidamente, il motore del riscaldamento sono stati i cambiamenti nel Pacifico tropicale, non il buco dell’ozono (che viene invocato un po’ troppo di frequente, a mio parere, per spiegare qualsiasi cosa, dalle popolazioni dei pinguini alle alterazioni della banchisa).

I dati sulle temperature raccolti attraverso perforazioni erano stati pubblicati all’inizio del 2012 da Orsi et al. su Geophysical Research Letters. La ricostruzione aggiornata della temperatura fatta da Monaghan era stata inserita  in un articolo sulle rilevazioni fatte sulle carote di ghiaccio, anche queste pubblicate all’inizio del 2012 su Climate Dynamics; era stato inserita anche nella ricostruzione di Schneider et al del 2011, su Climate Dynamics. Entrambi mostravano inequivocabilmente che l’Antartide Occidentale si sta riscaldando, tanto velocemente quanto la Penisola Antartica. Bromwich et al. hanno riportato lo stesso risultato.

Se ho dato l’impressione che i risultati di Bromwich et al. non dicano niente di nuovo, lasciate che  corregga questa impressione. Il valore di questo nuovo studio è enorme. Bromwich et al. si sono basati quasi esclusivamente  su dati raccolti sul posto, per produrre la migliore documentazione possibile sulle temperature di una singola postazione – la Byrd Station situata nel centro dell’Antartide Occidentale. Al contrario, il nostro lavoro si è basato estensivamente sull’interpolazione di dati provenienti da stazioni meteorologiche ad una certa distanza dall’Antartide Occidentale. Perchè non abbiamo usato gli stessi dati di Bromwich et al? Ebbene, lo abbiamo fatto, ma il problema è che le rilevazioni della Byrd Station sono nei fatti serie distinte di dati, raccolti in momenti diversi con strumenti diversi. Abbiamo concluso che non potevano ricongiungere quei dati in una serie unica continua, perchè l’intercalibrazione degli strumenti poteva facilmente creare false tendenze.

Uno degli apporti principali del gruppo di ricerca di Bromwich è stata l’attenta verifica della taratura dei vari sensori e datalogger che hanno usato nella stazione meteo automatica di Byrd. Sono emersi significativi problemi tecnici di calibrazione. Correggendoli, la temperatura risultava più alta negli anni Novanta ma un po’ più bassa negli anni Duemila (rimanendo comunque più alta rispetto al periodo 1960-1980). Questo è stato un risultato convincente, perchè ha avvicinato i dati della stazione meteo a quelli usati nelle ultime analisi delle previsioni climatiche, che spiegavano le cause del trend di riscaldamento invernale (come descritto per esempio in Ding et al., 2011; 2012).

Un altro aspetto del tutto nuovo del lavoro di Bromwich et al. è che mostra che nell’Antartide Occidentale si verifica un riscaldamento significativo anche in estate. Questa scoperta è di cattivo augurio per la calotta polare di questa zona perché, se l’attuale trend dovesse continuare, esso significherebbe un maggiore scioglimento dei ghiacci dell’Antartide Occidentale, che porterebbe in ultima istanza al loro collasso, come è già accaduto nella Penisola Antartica.

Come io e Anais Orsi discutiamo in un News & Views su Nature Geoscience, non ancora on line ma che sarà pubblicato nel numero cartaceo di febbraio, i risultati di Bromwich et al. sono oggettivamente i migliori oggi disponibili sul cambiamento di temperatura nell’Antartide Occidentale negli ultimi cinque decenni. È importante sottolineare che i dati delle perforazioni  sono la più importante validazione indipendente, ma forniscono solo una visione “addolcita” delle temperature passate e non fanno luce sulla variabilità interannuale o decennale. I nuovi dati di Bromwich et al. provenienti dalla Byrd Station dovranno d’ora in poi essere sempre incorporati nelle compilazioni delle temperature globali come quelle fatte dal GISS e dal CRU. Credo che questo andrà a modificare il quadro del cambiamento climatico nell’emisfero sud, e non di poco.

Ci sarebbe molto altro da dire, incluse alcune ragioni per cui secondo me la probabilità di collasso della calotta glaciale dovuto allo scioglimento della neve superficiale non sia molto alta in Antartide Occidentale; tuttavia sarò via per godermi una pausa da internet per alcuni giorni, me ne vado in un posto bello, freddo e pieno di neve.

Buone vacanze a tutti.

Letture, con relativi link, qua sotto.

AGGIORNAMENTO. Ottimo articolo (in francese) su Le Monde.

 Bromwich, D. H. et al. Central West Antarctica among most rapidly warming regions on Earth, Nat. Geosci.(2012). 

 Ding, Q., Steig, E. J., Battisti, D. S. & Kuttel, M. Winter warming in West Antarctica caused by central tropical Pacific warming. Nat. Geosci. 4, 398-403, doi:10.1038/ngeo1129 (2011). 

 Ding, Q., Steig, E. J., Battisti, D. S. & Wallace, J. M. Influence of the tropics on the Southern Annular Mode. J. Climate 25, 6330-6348 doi:10.1175/JCLI-D-11-00523.1 (2012). 

 Küttel, M., Steig, E. J., Ding, Q., Battisti, D. S. & Monaghan, A. J. Seasonal climate information preserved in West Antarctic ice core water isotopes: relationships to temperature, large-scale circulation, and sea ice. Clim. Dyn. 39, 1841-1857, doi:10.1007/s00382-012-1460-7 (2012). 

 Orsi, A. J., Cornuelle, B. D. & Severinghaus, J. P. Little Ice Age cold interval in West Antarctica: Evidence from borehole temperature at the West Antarctic Ice Sheet (WAIS) Divide. Geophys. Res. Lett. 39, L09710, doi:10.1029/2012gl051260 (2012). 

 Schneider, D. P., Deser, C. & Okumura, Y. An assessment and interpretation of the observed warming of West Antarctica in the austral spring. Clim. Dyn. 38, 323-347, doi:10.1007/s00382-010-0985-x (2011). 

 Schneider, D. P. & Steig, E. J. Ice cores record significant 1940s Antarctic warmth related to tropical climate variability. Proceedings of the National Academy of Sciences 105, 12154-12158, doi:10.1073/pnas.0803627105 (2008). 

 Steig, E. J., Ding, Q., Battisti, D. S. & Jenkins, A. Tropical forcing of Circumpolar Deep Water Inflow and outlet glacier thinning in the Amundsen Sea Embayment, West Antarctica. Annal. Glaciol. 53, 19-28, doi: 10.3189/2012AoG60A110 (2012). 

 Steig, E.J., Schneider, D.P. Rutherford, S.D., Mann, M.E., Comiso, J.C., Shindell, D.T. Warming of the Antarctic ice-sheet surface since the 1957 International Geophysical Year. Nature 457, 459-462, doi:10.1038/nature07669 (2009).

Post originale di Realclimate qui

 

Traduzione di Aurora d’Aprile e Luciana Carotenuto, revisione di Riccardo Reitano

17 responses so far

17 Responses to “Il riscaldamento globale è arrivato anche in Antartide Occidentale”

  1. Valentinoon gen 28th 2013 at 10:42

    Bell’articolo! ed importante! Segnalo che l’immagine usata nell’articolo è quella della copertina di Nature nel 2009. L’immagine – assai più precisa – delle misurazioni appena pubblicate è qui:

    http://www.nature.com/ngeo/journal/vaop/ncurrent/carousel/ngeo1671-f1.jpg

  2. Savinoon gen 28th 2013 at 12:10

    Un passaggio dell’articolo mi ha interessato parecchio:

    “le rilevazioni della Byrd Station sono nei fatti serie distinte di dati, raccolti in momenti diversi con strumenti diversi. Abbiamo concluso che non potevano ricongiungere quei dati in una serie unica continua, perchè l’intercalibrazione degli strumenti poteva facilmente creare false tendenze.
    Uno degli apporti principali del gruppo di ricerca di Bromwich è stata l’attenta verifica della taratura dei vari sensori e datalogger che hanno usato nella stazione meteo automatica di Byrd. Sono emersi significativi problemi tecnici di calibrazione”

    In effetti la misura della temperatura dell’aria è un problema di non facile soluzione soprattutto nelle stazioni che per motivi oggettivi non possono essere controllate frequentemente.
    Uno dei task del progetto Meteomet http://www.meteomet.org/ riguarda appunto l’armonizzazione delle serie storiche utilizzando i criteri della metrologia per la calibrazione e la determinazione delle incertezze di misura.
    Seguendo questi criteri è possibile associare alle misure un’incertezza che, come per la tolleranza dei velox, consente di poter confermare la tendenza in atto.

  3. Lucaon gen 29th 2013 at 00:56

    Penso proprio che voi andate controcorrente e facciate disinformazione.. perché a parer mio è tutto il contrario.. basta guardare i grafici e gli indici per rendersi conto che i ghiacci Antartici sono in aumento e superano abbondantemente la media.. non so voi ma vi consiglio di rivedere l’articolo e gli studi perché così facendo non fate altro che fare una bruttissima e squallida figuraccia!

    Saluti!

  4. Lucaon gen 29th 2013 at 01:00

    http://arctic.atmos.uiuc.edu/cryosphere/IMAGES/seaice.recent.antarctic.png

    Tanto per intenderci.. l’antartico d’estate sta viaggiando un bel po sopramedia a quanto pare.. Aprire gli occhi oltre che l’incoerenza..

    Risaluti!

  5. claudio della volpeon gen 29th 2013 at 19:16

    x Luca; ma ti rendi conto Luca che gli autori del post ci lavorano su quelle cose e conoscono benissimo i dati, molto meglio di te che ci dai un’occhiata distratta? i dati più estesi si vedono qua:
    http://arctic.atmos.uiuc.edu/cryosphere/IMAGES/seaice.anomaly.antarctic.png

    e sono molto meno “decisi” sul lungo periodo, ma in effetti si sa che la copertura antartica come superficie (non come volume sono due cose diverse, la superficie potrebbe aumentare ma a scapito del volume, ci hai mai pensato? guarda quelle montagnelle di ghiaccio ai bordi strada dopo una nevicata, se si sciolgono la superficie aumenta ma il volume diminuisce e cosa è più importante?ad un certo punto avrai un esteso lastrone sottile grande si ma che un bel giorno scomparirà del tutto all’improvviso) tende “in media” a crescere leggermente, ma veramente poco sul totale; ma tale crescita è il risultato di comportamenti diversi e NON LINEARI; ossia ci sono zone che tendono o tenderanno a ridursi fortemente come quelle indicate in articolo e il cui collasso cambierà totalmente il trend perchè consentirà il deflusso di enormi masse attualmente solidissime

  6. stephon gen 30th 2013 at 00:10

    @Luca
    debole e non significativo aumento nell’estensione dei ghiacci marini antartici e riscaldamento globale non sono necessariamente fra loro in contraddizione. Dopo aver aperto gli occhi, converrebbe informarsi approfondendo un po’…
    http://climafluttuante.blogspot.ch/2010/09/misteri-e-talismani-antartici.html

  7. Lucaon gen 30th 2013 at 01:01

    Si e poi che è ghiaccio marino giovane.. perché è di nuova formazione.. e non è come il ghiaccio vecchio (che ha più esperienza).. che quindi per rimpiazzare quello vecchio perso, c’è bisogno del doppio di quello giovane, perché ipoteticamente, alcuni studi, hanno ipotizzato che, nel momento che si scioglie il ghiaccio antico, ci vogliono poi milioni di anni per essere rimpiazzato, e poi la parte che si scioglie è quella occidentale che dovrebbe essere la più fredda.. e quindi è catastrofica la cosa che, dove dovrebbe fare più freddo fa caldo e dove dovrebbe fare più caldo fa freddo.. e bla bla bla!!
    ..e via alle più incredibili e fantasiose elaborazioni possibili degli arrampicatori sui vetri.. Insomma ragazzi, un po di obiettività e realismo sui fatti e basta con la fantasia.. l’era del GW è finita nel 1997(http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2217286/Global-warming-stopped-16-years-ago-reveals-Met-Office-report-quietly-released–chart-prove-it.html)..

  8. Riccardo Reitanoon gen 30th 2013 at 01:14

    oh, se lo dice David Rose (quello che di se stesso dice di limitarsi ad interpretare gli interpretatori della scienza) non ha importanza che il Met Office, cioè quelli che studiano e hanno prodotto i dati usati dall’interpretatore degli interpretatori, l’abbia smentito.
    Obiettività e realismo …

  9. claudio della volpeon gen 30th 2013 at 08:11

    ragiona “giovane” ed ignorante virgulto dell’accademia negazionista “GG-CC&C” : il ghiaccio giovane è tale perchè appena formato e di solito costituisce la base nel tempo di altro ghiaccio più recente; diventando cosi’ “vecchio”, nel senso che sta sotto, alla base; se si scioglie il ghiaccio vecchio significa che si sta disfacendo una struttura più grande e complessa formatasi nel corso degli anni; capito “giovane”? chissà se avrai il tempo di diventare vecchio e saggio; se rimarrai cosi’ è difficile….

  10. In Capricorno « Oggi Scienzaon gen 30th 2013 at 11:04

    [...] PARCO DELLE BUFALE - Mentre i climatologi di professione fanno le pulci ai propri dati e strumenti per migliorare le conoscenze sull’andamento delle temperature globali, un gruppo di [...]

  11. Lucaon gen 30th 2013 at 11:18

    Appunto, solo il tempo avrà ragione.. e la ragione bisogna lasciarla agli altri, perché questo li consola del non avere altro. (André Gide)

    Io scommetto che già dal 2014 il trend dei ghiacci artici invertirà rotta.. e quello dei ghiacci antartici resterà tale e leggermente sopra-media.. tempo al tempo e chi vivrà vedrà.

    Ormai la solfa del Global Warming è solo una minestra riscaldata per motivi loschi diplomatici.. quest’era, ciclicamente dura all’incirca 150 anni mediamente.. e siamo già oltre il limite, che difatti vede negli indici una netta inversione di tendenza già dalla fine degli anni 90.. con un ritorno degli anni 2000 ad inverni più freddi e lunghi.. e ovviamente diverse puntate di estati calde da record, che sono fisiologiche dal punto di vista dinamico, per via delle leggi di compensazione climatiche stagionali.. e difatti, c’è più meridianizzazione del solito e il VPS è più vulnerabile(basti vedere la fasi di Forti Warming più frequenti dal 2008 in poi..) non a caso coincidentemente con il minimo solare e il perdurare di esso con una situazione altamente anomala come da minimi risalenti ad ere più fredde.. Non vado oltre per non andare troppo OT.. ma il succo è più o meno questo e certe analisi e studi devono tenere in esame anche altri aspetti che a mio modo di vedere sono più importanti e determinanti.. “La saggezza non è un prodotto dell’istruzione ma del tentativo di acquisirla, che dura tutta la vita.”

    Einstein

  12. claudio della volpeon gen 30th 2013 at 16:10

    Luca ma fossi per caso Luci0 mascherato? mai lette tante sciocchezze tutte insieme. ricorda una cosa se hai coraggio pero’: le scommesse si fanno mettendo nome e cognome; metti nome e cognome e poi a settembre 2014 al minimo dei ghiacci di quell’anno ci rivediamo ; ma sono sicuro che non hai il coraggio di farlo; voi negs siete buoni solo a parlare

  13. Riccardo Reitanoon gen 30th 2013 at 16:13

    Dunque, cambia l’anno, cambia lo “sfidante”, ma la logica è la stessa. L’ultimo esempio in ordine di tempo è stato il 2007, quando alcuni dichiaravano l’artico in recupero con l’antartico in netta ripresa. Sappiamo bene com’è andata a finire e d’altra parte c’era da aspettarselo vista la totale assenza di motivazioni al supposto raffreddamento incipiente. Dico assenza di motivazione, ovviamente non considerando tale il ricorso a supposti cicli di cui nessuno ha mai spiegato i meccanismi della loro influenza climatica e il cui periodo varia alla bisogna.

    Prepariamoci a sentir ripetere questa storia per i prossimi anni, quando difficilmente si tornerà a battere il record negativo di estensione del ghiaccio artico. E quando infine verrà di nuovo batturo, avremo un Giovanni o un Francesco o chissà chi che ci riproporrà la sua teoria e un ciclo di 70 o 130 o 55,3 anni che inevitabilmente causerà il raffreddamento, ovviamente già in corso negli ultimi anni.

    Nel frattempo il pianeta continuerà a riscaldarsi, Artico e Antartico compresi.

  14. Vincenzoon gen 31st 2013 at 09:02

    Luca, ma quando scrive: “Io scommetto che già dal 2014 il trend dei ghiacci artici invertirà rotta…” , scommette con se stesso o vuole scommettere sul serio.
    Mi dica come vuol fare la scomessa, non simbolica perchè non ho tempo da perdere

  15. alessandro barbolinion mar 2nd 2013 at 17:25

    per carita non diciamo idiozzie,ce ne ha distribuite fin troppo l,IPCC ..creare scenari cosi lontani come tempistica è una buffonata globale detta poi da 4 gatti politicizzati beh! allora diventa una vergogna scandalosa..andate a zappare la terra che cosi la schiena vi insegna qualcosa certo

  16. Giulio vdron mar 4th 2013 at 06:08

    @luca,claudio

    Ci sono anche io! Ché mi piace vincer facile. Il nome è sopra, il cognome lo chiedete a Claudio che vengo da quella università.

    Punto 1000$NZ che Luca ha preso una cantonata.

    Ci sei ancora luca? Ci stai?

  17. Giulio vdron mar 4th 2013 at 06:14

    @alessandro
    Di terra ne ho zappata in gioventù, e mi piace zapparne ancora anche qui nel nuovissimo mondo. E sai che succede? Ci cambiano le sementi da piantare. Le piante, ben sensibili all’andamento climatico, sembrano cominciare a soffrire il caldo. Lo stesso lo riscontro nella distribuzione spaziale di certi animali (le formiche, ad esempio, quelle comuniste). Forse dovrebbe invitarci a rintanarci dietro le tastiere: andando a zappare non troviamo altro che conferme alle teorie dei “4 gatti” (che poi sono una percentuale bulgara degli addetti ai lavori che par quasi brutto menzionarla).

Leave a Reply