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Tranquilli, il riscaldamento globale non si è fermato

L’esame delle temperature medie globali mostra che anche il 2013 appena archiviato può essere catalogato tra gli anni più caldi, anche se non ha stabilito nuovi record. Alla faccia di quanti sostengono, magari perchè nella loro città fà freddo, che il riscaldamento globale non esista o si sia fermato…

 

Come ogni anno, ai primi di gennaio cogliamo l’occasione per fare il punto sull’anno appena trascorso, soprattutto, ma non solo, dal punto di vista dell’andamento termico. Come di consuetudine, ci avvaliamo dei principali dataset climatici disponibili sul web: il NASA GISS (NASA Goddard Institute for Space Studies), il NOAA NCDC (NOAA National Climate Data Center) e l’HadCRU (Hadley Centre/Climate Research Unit), a cui aggiungiamo il database NOAA/NCEP che ci permette di avere a disposizione soltanto due giorni dopo i dati grezzi rielaborati (ricordo ancora che vengono mediati su un grigliato di 2,5 gradi in longitudine e latitudine, il che equivale, alle nostre latitudini, ad un quadrato di circa 300 x 300 km2).

Gli altri centri effettuano invece delle elaborazioni e dei controlli sulla qualità dei dati, e talora può succedere che i dati stessi vengano ricalibrati anche nel passato; ad esempio, per quanto riguarda i dati HadCRU, le elaborazioni effettuate sono discusse molto bene qui; qui invece è descritta in dettaglio la problematica della rappresentatività dei dati stessi, commentando questo studio di Kevin e Way, apparso sul Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society, una delle riviste più prestigiose nel campo delle scienze dell’atmosfera.

Come risultato di queste elaborazioni, i dati vengono diffusi un po’ di tempo (da alcuni giorni ad un mese circa) dopo la loro acquisizione. È tuttavia possibile farsi un’idea abbastanza attendibile dell’andamento dell’anno in corso prendendo le medie relative al periodo Dicembre 2012 – Novembre 2013 (D-N), i cui dati sono già disponibili. Infatti, come si può facilmente vedere facendosi due calcoli, la media annua convenzionale e la media D-N differiscono al massimo di 0.02 °C.

Cominciamo dunque ad esaminare i valori medi delle anomalie globali di temperatura calcolate dai vari centri. Il NASA GISS (il database è scaricabile qui) fornisce per il 2013 (D-N) un’anomalia di 0,59°C rispetto al periodo di riferimento 1951-1980, ovvero di 0,68°C rispetto al periodo classico 1961-1990. Il valore assoluto di temperatura media globale del 2013 (D-N) per questo centro risulta pertanto di 14,99°C. Tali valori si collocano a poca distanza dall’anno più caldo, che secondo il NASA GISS è il 2010, di 0,07°C più caldo. Per gli amanti della statistica, il 2013 (D-N), stante l’incertezza di 0,02°C relativa al calcolo della media usando il mese di dicembre dell’anno scorso, si collocherebbe tra la quarta e la sesta posizione.

Il NOAA NCDC (il database è scaricabile qui) mostra, per il 2013 (D-N), un’anomalia di 0,60°C rispetto al periodo di riferimento 1961-90, che farebbe posizionare il 2013 addirittura al primo posto, con 0,08°C in più del 1998 e del 2003.

Infine, l’HadCRU (il database è scaricabile qui) mostra, per il 2013 (D-N), un’anomalia di 0,47°C rispetto al periodo di riferimento 1961-90, che collocherebbe il 2013 in ottava posizione, a 0,12°C di distanza dal 2007, l’anno più caldo secondo questo database.

Mediando le informazioni di questi tre centri, si ottiene per il 2013 (D-N) un’anomalia di 0,69°C, a 0,03°C dal 2010 e 0,02 dal 2005, e leggermente superiore, di 0,01°C, al 2007. Al di là delle classifiche, che secondo me lasciano il tempo che trovano, giova ricordare che continua la serie degli anni caldi, con anomalie superiori di 0,5°C rispetto alle medie del 1961-90.

Il NOAA/NCEP fornisce per il 2013 (questa volta anno vero G-D, non D-N) un’anomalia di 0,58°C rispetto al periodo 1961-90. Secondo il database di questo centro, pertanto, il 2013 si collocherebbe in terza posizione, a 0,05°C dal 2005, l’anno più caldo, ed a 0,04°C dal 2010, il secondo anno più caldo. La tabella seguente riassume le anomalie discusse fino ad adesso.

Tabella 1 – Anomalie di temperatura rispetto a un periodo di riferimento. Per GISS il periodo di riferimento è il 1951-1980, mentre per tutti gli altri è il 1961-1990 (tra i due periodi vi è una differenza di 0,09°C). Le caselle gialle indicano che la media è stata valutata non sull’anno solare, ma sul periodo D-N.

Anno GISS NCDC CRU NCEP media GISS-NCDC-CRU media GISS-NCDC-CRU-NCEP
1998 0.62 0.52 0.84 0.49 0.69 0.62
1999 0.40 0.33 0.56 0.23 0.46 0.38
2000 0.41 0.35 0.48 0.22 0.44 0.37
2001 0.53 0.45 0.68 0.42 0.58 0.52
2002 0.62 0.49 0.78 0.52 0.66 0.60
2003 0.60 0.52 0.77 0.50 0.66 0.60
2004 0.51 0.49 0.67 0.42 0.59 0.52
2005 0.66 0.50 0.88 0.63 0.71 0.67
2006 0.59 0.48 0.81 0.56 0.66 0.61
2007 0.63 0.40 0.91 0.57 0.68 0.63
2008 0.49 0.38 0.70 0.44 0.55 0.50
2009 0.60 0.49 0.73 0.55 0.64 0.59
2010 0.67 0.50 0.90 0.62 0.72 0.67
2011 0.55 0.40 0.70 0.48 0.58 0.53
2012 0.57 0.45 0.75 0.54 0.62 0.58
2013 0.59 0.60 0.79 0.58 0.69 0.64

Come si può notare, non solo il global warming non si è fermato, ma anzi continua a farci assistere ad annate sistematicamente più calde della media.

Per chi si fosse perso per quanto riguarda i periodi di media, che talora differiscono tra centro e centro, o comunque possono variare nei database, abbiamo creato un’apposita tabella che li riassume. Tale tabella è anche utile per evidenziare due aspetti: in primo luogo, che, a livello di media, i dataset sono allineati tra loro e forniscono la stessa informazione; secondariamente, nei tre trentenni analizzati, la differenza tra la temperatura di un trentennio e quella del trentennio successivo formato da venti anni in comune e da dieci nuovi anni è in aumento.

Di nuovo, altro che arresto del global warming: magari! Non solo le temperature continuano ad aumentare, ma anche la loro derivata sta ancora crescendo…

Tabella 2 – anomalie tra i diversi periodi climatici di riferimento nei diversi database

Periodo di riferimento

GISS

NCDC

HadCRU

NCEP

medie GISS-NCDC-HadCRU

medie GISS-NCDC-HadCRU-NCEP

1961-90 meno 1951-80

0.09

0.08

0.05

0.08

0.07

0.08

1971-00 meno 1961-90

0.13

0.12

0.11

0.10

0.12

0.11

1981-10 meno 1971-00

0.18

0.17

0.18

0.18

0.18

0.18

 

Andando a curiosare nei valori mensili e stagionali, ad esempio sul sito del GISS, che è più facile da visualizzare, si può scoprire anche che nel 2013 si è verificato il più caldo novembre di sempre, confermando la consuetudine, ormai in vigore da diversi anni, che in ogni anno venga uguagliato o battuto un record termico globale in almeno un mese dell’anno. Ad esempio, nel 2012 fu maggio a uguagliare il 2010, nel 2011 fu luglio a battere il record, nel 2010 successe addirittura in tre mesi (aprile, maggio e novembre), nel 2009 furono luglio e novembre, e così via. Se si guardano gli altri database, magari i singoli valori possono variare di qualche decimo o centesimo di grado, ma non varia la sostanza.

Passiamo ora a vedere come si è distribuita questa anomalia termica sul globo terrestre. Per fare questo ricorriamo al database NOAA/NCEP, a cui si riferiscono tutte le figure successive. La Figura 1  mostra le anomalie relative al periodo più recente 1981-2010. Notiamo subito alcune grosse aree caratterizzate da deboli anomalie negative: sull’Europa occidentale; sul nord America, tra gli Stati Uniti ed il Canada; su una porzione di Asia orientale; su una porzione di oceano Pacifico; e sull’India. La più intensa tuttavia la si registra su un’area in realtà ristretta geograficamente (anche se appare ingigantita dalla distorsione dell’immagine) a ridosso delle coste antartiche prospicienti il sud America. Al contrario, le anomalie positive ricoprono la quasi totalità dell’oceano Atlantico e la maggioranza degli altri due; gran parte dell’Eurasia, il nord America orientale, l’Oceania e la quasi totalità delle zone polari (in tali luoghi le anomalie sono le maggiori, con punte fino a 4°C che, per essere un’anomalia su base annua e riferita al periodo climatico più recente, ovvero il 1981-2010, è gigantesca).

Forse qualcuno si trova, a questo punto, a disagio nel vedere una mappa in cui, visivamente, non è così evidente la presenza di un’anomalia positiva sul globo. Questo succede perché la Figura 1 si riferisce al periodo 1981-2010 e non al 1961-90, che è di 0,3°C più freddo. Se vogliamo vedere come apparirebbe la stessa mappa riferita al periodo 1961-90, osserviamo la Figura 2: l’informazione è la stessa, ma qui appare decisamente più evidente come il 2013 sia stato decisamente più caldo della media del trentennio 1961-90.

Zoomando sull’Europa (Figura 3), si nota come il continente sia stato praticamente diviso in due: mentre la porzione occidentale ha registrato un’anomalia debolmente negativa o al limite nulla, la parte orientale ha registrato una forte anomalia positiva. Anche il nostro paese ha risentito di valori leggermente più freschi della media nella parte nordoccidentale e più caldi della media nella parte meridionale.

Figura 1 – anomalie della temperatura media globale del 2013.

 

Figura 2 – anomalia di temperatura del 2013 rispetto al trentennio di riferimento 1961-90.

Figura 3 – anomalia di temperatura sull’Europa rispetto al riferimento 1981-2010.

 

La Figura 4 riporta infine le mappe stagionali.

L’inverno (DJF) mostra il forte dipolo che ha caratterizzato l’emisfero nord, con una grossa anomalia fredda su Siberia, Asia occidentale e Canada occidentale, e con una lingua estesa sulla Scandinavia, e l’altrettanto forte anomalia positiva estesa dal Canada e gli States orientali alla Siberia settentrionale ed all’Artico, con valori altissimi anche se localizzati. L’emisfero sud ha invece visto prevalere valori positivi, in particolare sull’Antartide.

In primavera (MAM), un arco freddo ha avviluppato la fascia dal Mediterraneo occidentale al nord Europa, alla Siberia, per poi scendere sull’Asia orientale; sul nord America, una fascia diagonale ha tagliato in due il continente, dall’Alaska alla Florida. Nell’emisfero sud, prevalenza di anomalie positive, anche in Antartide, malgrado alcuni spot negativi.

L’estate (JJA) ha visto la prevalenza di anomalie positive su Eurasia, nord America, Australia e soprattutto Antartide (dove si è registrata l’anomalia maggiore), mentre le aree più fresche sono state l’estremo nord America e le coste antartiche ad ovest del sud America, dove si sono registrati i valori minimi.

L’autunno (SON), infine, ha fatto registrare vistose anomalie positive alle alte latitudini dell’emisfero nord e su tutto il continente antartico, mentre l’unica zona con anomalia negativa degna di nota è stata quella delle coste antartiche ad ovest del sud America.

Dec

March

Jun

Sept

Figura 4 – anomalie stagionali di temperatura rispetto al riferimento 1981-2010. Da sinistra in alto: inverno e primavera; in basso, estate e autunno.

 

Quest’anno vogliamo provare a mostrare anche la mappa delle anomalie di precipitazione, una grandezza molto più variabile sul territorio. Una mappa a grande scala come questa tratta dal database NCEP non può che far rilevare i segnali principali ed a maggiore scala, non riflettendo pertanto le variazioni a scale più piccole. Anche in questo caso, vediamo le anomalie di precipitazione, ovvero la differenza tra il valore medio annuo e quello medio relativo al periodo 1981-2010. La grandezza visualizzata non è la precipitazione accumulata in un anno, ma il rateo di precipitazione, in mm al giorno (per ottenere il dato accumulato annuo, occorre dunque moltiplicare il numero per 365, i giorni di un anno).

Pur nella complessità dell’immagine, si identifica abbastanza bene il segnale di un incremento delle piogge su un’area che avviluppa buona parte del bacino occidentale del Mediterraneo e dell’Europa sudoccidentale. Il segnale più evidente, globalmente, è l’incremento della piovosità sull’Indonesia, sull’Africa equatoriale e sulle parti occidentali tropicali dell’America, ed il deficit di pioggia sulle altre aree equatoriali: questi andamenti sono legati alla fase della teleconnessione ENSO, più nota come El Niño, che nello scorso anno è transito da una fase negativa (La Niña) ad una lievemente positiva (El Niño).

Figura 5 – anomalie del rateo di precipitazione (in mm al giorno) rispetto al riferimento 1981-2010. 2012 (a destra).

 

L’ultima analisi che voglio mostrare è l’anomalia termica del mese di dicembre 2013 appena terminato (Figura 6). Trattandosi di una media su un solo mese, naturalmente, non ci si deve stupire di vedere anomalie molto più marcate rispetto alle medie stagionali o annue sopra mostrate. Ho riportato due immagini: l’anomalia rispetto al trentennio di riferimento e rispetto al dicembre 2012.

Notiamo che i due segnali più evidenti sono presenti in entrambe le mappe, anche se con intensità diverse: la vistosa anomalia negativa presente dalla Groenlandia al Canada ed agli Stati Uniti orientali, e l’enorme ed intensa anomalia positiva presente sull’Eurasia, che si estende fino a ricoprire tutta la regione polare artica e culmina sulla Mongolia. Rispetto alla media, entrambe culminano in valori di 6°C. Rispetto ad un anno fa, quando gran parte dell’Eurasia fu colpita da un’intensa ondata di freddo per la gran parte del mese di dicembre (si veda qui), le anomalie positive arrivano a culminare sulla Mongolia a +12°C, mentre quelle negative si estendono anche agli Stati Uniti orientali e risparmiano invece l’Alaska, che un anno prima aveva sperimentato temperature inferiori.

Dec

March

Figura 6 – anomalia di temperatura a dicembre 2013, rapportata al periodo di riferimento 1981-2010 (a sinistra) ed al dicembre 2012 (a destra).

Il confronto di queste due mappe spiega molto bene il significato del termine “variabilità interannuale”, mostrando come su alcune zone, ad un anno di distanza, si possano verificare situazioni meteorologiche diverse (è il caso dell’Europa e degli Stati uniti), mentre in alcune zone (bacino orientale del Mediterraneo, Argentina) si sono ripetute più o meno le stesse condizioni. Si nota anche come, d’inverno, generalmente le variazioni termiche nel nostro emisfero sono maggiori, e le anomalie sono conseguentemente vistose.

Ebbene, anomalie termiche positive ampie e aumento della variabilità interannuale sono proprio due delle caratteristiche del clima futuro che ci attende, almeno stando a quanto prevedono gli Earth System Models (per esempio quelli dell’esperimento CMIP5) usati per il 5° rapporto dell’IPCC, che sarà disponibile nella versione finale tra pochissimo.

La conclusione è che, al momento, i dati non mostrano alcun segnale che possa far ipotizzare che il global warming stia fermandosi.

 

Testo di Claudio Cassardo

23 responses so far

23 Responses to “Tranquilli, il riscaldamento globale non si è fermato”

  1. Marco Delle Curtion gen 7th 2014 at 23:13

    Incredibile, non più tardi di questa sera il prof. Franco Battaglia, docente di chimica fisica dell’università di Modena, sosteneva durante la trasmissione Zapping 2.0, di radio Rai 1, la tesi di un complotto mondiale, ad opera dei produttori di fotovoltaico, in cui queste notizie sarebbero montate ed hoc per incrementare le vendite.

  2. Gabriele Messorion gen 8th 2014 at 08:55

    Un post molto chiaro, anche perchè oramai la tesi negazionista si riduce spesso ad affermazioni del tipo “freddo polare in …, altro che riscaldamento globale” (vedere il recente servizio del TG3) – come se, nel caso in cui ogni nuovo anno non fosse sempre un nuovo record di temperatura, il riscaldamento globale sarebbe una bufala.
    Aggiungo il link a un grafico dell’AR5 dell’IPCC sul contenuto di calore degli oceani (http://www.easterbrook.ca/steve/wp-content/IPCC-AR5-WG1-Box-3.1-Fig-1.png), che trovo ancora più chiaro degli indici di temperatura nel mostrare l’inesorabile riscaldamento del pianeta. Per chi volesse trovarla nella bozza del report completo, è la figura Box 3.1, Fig.1.

  3. Paolo da Genovaon gen 8th 2014 at 12:04

    Mi piacerebbe vedere le medie delle anomalie di temperatura anche degli anni precedenti al 1998, perché effettivamente non si può negare che dal 2001 ad oggi la temperatura media globale non sia aumentata. Ho provato a fare il grafico delle anomalie di temperatura, nei periodi 1998-2013 e 2001-2013, più che altro a fini di esercizio (da quando mi hanno cambiato sistema operativo, mi tocca imparare da capo certe cose). Ho aggiunto pure la linea di tendenza al grafico. Tale linea nel periodo 1998-2013 è in lieve pendenza, nel periodo 2001-2013 è praticamente piatta. Quindi mi chiedo come fossero i dati precedenti al 1998, perché se, come credo, la temperatura media globale aumentava parecchio di anno in anno, mentre ora aumenta poco o non aumenta, non capisco come si possa dire che il riscaldamento globale sia come prima o che addirittura stia accelerando.

  4. stephon gen 8th 2014 at 13:59

    @Paolo
    un po’ di dati:
    http://img7.imageshack.us/img7/543/3kfk.png

    i trend (dataset GISS):
    http://img4.imageshack.us/img4/4748/tg4r.jpg

    le medie decennali (fonte: WMO):
    http://img809.imageshack.us/img809/698/2gv4.png

  5. stephon gen 8th 2014 at 16:07

    @Paolo
    benvenuto sulla scala mobile!

    http://www.skepticalscience.com/graphics/Escalator_2012_1024.gif

  6. Paolo da Genovaon gen 8th 2014 at 16:47

    @Steph
    Grazie mille!

    Il grafico più interessante mi pare il terzo, dove si vede l’andamento della temperatura media globale sul lungo periodo. Non mi piace però come viene presentato, perché a colpo d’occhio fa passare variazioni piccole per variazioni grandissime. E i centesimi di grado per me andrebbero aboliti, tanto più su misure di 100-130 anni fà, perché avranno senso matematico, ma non hanno senso fisico, dato che nessun termometro ambientale li rileva.

  7. Claudio Cassardoon gen 8th 2014 at 17:20

    @Paolo
    “non capisco come si possa dire che il riscaldamento globale sia come prima o che addirittura stia accelerando”: a livello di media sui trent’anni, che è il periodo di riferimento per le analisi climatiche, siamo ancora in presenza di un’accelerazione. Certamente, questa accelerazione è sicuramente favorita dal fatto che si è assistito ad un aumento delle temperature medie globali più deciso dal 1970-5. A livello di media sui dieci anni, stiamo assistendo effettivamente ad una crescita meno robusta di quella sperimentata nei venti anni precedenti; ma il trend è comunque ancora ben positivo.
    Il fatto è che una media di temperature può crescere in molti modi. Uno è una maggiore frequenza di eventi all’estremo caldo, l’altro è una minore frequenza di eventi all’estremo freddo. Nell’ultimo decennio, le temperature medie globali, pur non avendo fatto registrare un massimo clamorosamente sopra la media, stanno mostrando una variabilità interannuale della temperatura più contenuta.
    Se il trend di crescita dovesse mantenersi pari all’attuale anche per i prossimi 7 anni, probabilmente il trentennio 1991-2020 potrebbe far registrare un trend di crescita pari a quello del trentennio 1981-2010.
    Riguardo alle cifre decimali, quando si opera una media, l’errore standard della media diminuisce con la radice quadrata del numero delle misure, per cui, anche se l’errore strumentale fosse di 0,5°C, l’errore della media considerando le stazioni usate per ottenere la media globale diventa inferiore, e così poi per la media temporale. Questo giustifica l’uso delle cifre decimali anche se la precisione del dato è molto superiore.

  8. agrimensore gon gen 8th 2014 at 18:37

    @Cassardo: in merito alla tabella (2), perchè i periodi climatici trentennali sono calcolati a 10 anni di differenza del punto d’inizio di due periodi consecutivi? Avrebbe ottenuto risultati simili, cioè differenze delle anomalie termiche che aumentano tra due periodi climatici consecutivi, se gli anni di differenza fossero stati meno, ad esempio 5?

  9. Claudio Cassardoon gen 8th 2014 at 22:25

    @agrimensore: usando periodi di 5 anni invece di 10, il calcolo delle anomalie con i dati NCEP viene il seguente (dati in °C):
    1961-90 meno 1951-80: 0.08
    1966-95 meno 1956-85: 0.09
    1971-00 meno 1961-90: 0.10
    1976-05 meno 1966-95: 0.16
    1981-10 meno 1971-00: 0.18
    Non ho fatto il conto anche con gli altri database, ma non mi aspetto differenze colossali. Comunque, con i link nel post, ciascuno può farselo da sé.
    Potrei fare anche il calcolo ogni anno: otterrei un risultato analogo nella sostanza, ma ovviamente con maggiori fluttuazioni: infatti starei eseguendo una media corrente su 30 anni ogni anno.

  10. agrimensore gon gen 9th 2014 at 14:55

    Veramente intendevo che il confronto potesse avvennire con il periodo climitico calcolato sul quinquennio precedente non sul decennio (1981-10 meno 1976-05 anzichè 1981-10 meno 1971-00), ma non fa nulla, calcolerò per conto mio. Grazie lo stesso.

  11. Stefano Caserinion gen 9th 2014 at 15:23

    Una cosa che si dovrebbe sempre tener conto è che anche in altri periodi degli ultimi 40 anni ci sono stati andamento molto irregolari se visti su brevi periodi, o presunte “pause”, come ben mostrato dal lavoro di Eesterling e Wehner
    http://www.cgd.ucar.edu/cas/ace/presentations/easterling.pdf
    discusso anche qui
    http://www.skepticalscience.com/Is-the-climate-warming-or-cooling.html

  12. Massimoon gen 11th 2014 at 14:25

    Ottimo articolo
    Vi seganlo la mia pagina Facebook. Per seguirla entrate e cliccate mi piace.

    Un saluto a tutti

    https://www.facebook.com/CambiamentoClimatico?ref=hl

  13. [...] riscaldamento globale e l’ondata di freddo USA vedi qui e [...]

  14. Francescoon gen 14th 2014 at 12:31

    Dal 2000 ad oggi (2013 concluso), all’incirca, la temperatura mi pare che non stia più aumentando. Questo come si spiega? In effetti il global warming potrebbe aver subito una battuta d’arresto. Perchè nell’articolo questo non viene detto? Negli anni che vanno dal 1950-60 fino al 2000 la temp media aumentava più o meno costantemente.
    Grazie mille.

  15. Francescoon gen 14th 2014 at 12:38

    Date un’occhiata a questo articolo ad esempio:
    http://www.saccani.net/blog/2009/12/il-global-warming-esiste-si-ma/

    insomma, a chi bisogna credere?

  16. homoereticuson gen 14th 2014 at 13:13

    @ francesco

    già a chi credere? faccia un po’ lei…

    al rispettabilissimo sciur saccani dalla provincia di lecco
    (http://www.saccani.net/curriculum_it.php)?

    o al 97 per cento degli studiosi del clima che fa ricerca, pubblica su riviste internazionali e si è fa tuti i santi e meno santi giorni un mazzo tanto per capirne qualcosa?

    già, a chi credere? chi lo sà. Chi può dirlo? mah, e ancora mah.

  17. Gabriele Messorion gen 14th 2014 at 13:19

    Francesco, provo a rispondere ad entrambe le tue domande. Riguardo alla prima, è assurdo credere, sulla base di pochi anni di dati, che il riscaldamento globale si sia fermato. Nessuno afferma che l’uomo sia l’unica influenza sul nostro clima. Vi è una variabilita intrinseca, dettata da un ventaglio molto ampio di effetti, a cui si aggiunge l’impronta dell’umanità.
    Provo ad argomentare quest’affermazione con un esempio:

    Immagina di alzarti un giorno di inizio Novembre e accorgerti che fa più caldo del giorno precedente. Davvero basterebbe per convincerti che all’Autunno seguirà la primavera? Oppure ti aspetterai lo stesso che le temperature calino con il passare delle settimane? Con il riscaldamento globale il discorso è lo stesso. Pochi anni di temperature quasi costanti non possono oscurare il fatto che il pianeta si stia scaldando rapidamente negli ultimi decenni.

    Riguardo all’articolo che citi, faccio solo due osservazioni. La prima è che la figura 1 è un disegno a mano libera più che un grafico scientifico. Noterai infatti che manca un asse verticale delle temperature. Un grafico in scala ha quest’aspetto: http://nsidc.org/cryosphere/sotc/images/proxy-based_temperature_rec.gif. Parecchio diverso, vero?

    Aggiungo che la temperatura atmosferica non è la quantità fondamentale su cui ragionare. E’ meglio discutere in termini di energia, che è la quantità fisica di base attorno a cui ruota il problema. Ecco il collegamento ad un grafico dell’AR5 dell’IPCC sul contenuto di calore degli oceani (http://www.easterbrook.ca/steve/wp-content/IPCC-AR5-WG1-Box-3.1-Fig-1.png), che trovo ancora più chiaro degli indici di temperatura nel mostrare l’inesorabile riscaldamento del pianeta. Se vuoi verificare la fonte trovi la figura nella bozza del report completo, Box 3.1, Fig.1.

  18. Riccardo Reitanoon gen 14th 2014 at 23:09

    Francesco
    purtroppo costa fatica valutare l’attendibilità di una fonte nel caotico internet. Però, prima di chiederti a chi credere potresti dare una rapida occhiata. Non ho letto il sito che hai linkato, non so quindi dire se ciò che sostiene il Saccani sia giusto o sbagliato. Ma visto che non è uno del mestiere almeno una blanda verifica mi sembra indispensabile.

    Le figure le ho guardate. In particolare la prima mi ha colpito e sono andato a guardare la fonte. Proviene da un sito meteo gestito da due meteorologi, fonte apparentemente più qualificata di Saccani. Il sito offre un servizio di previsioni meteorologiche (non climatiche) mensili, città per città, a distanza di (teniamoci forte) un anno. Vuoi sapere la temperatura media di gennaio 2015 a, per dire, Bologna? Lì te lo dicono e devi anche scegliere fra Bologna città e Borgo Panigale. Qualunque generico appassionato di meteorologia sorriderebbe divertito.

    Se guardiamo le pagine climatiche non va meglio. Si trova lo stesso grafico di Saccani con la spiegazione di come è stato costruito; primo paragrafo (io mi sono fermato lì):
    “The information on this website shows weather and historical trends from approximately 600 B.C. to the present day. Much of this data was put together by the Weather Science Foundation in Illinois back in the early to mid 1970s.”
    Quindi abbiamo dati paleoclimatici raccolti da una fondazione meteorologica dell’Illinois vecchi di 40 anni, quattro decenni di duro lavoro passati invano. All’epoca i paleoclimatologi ancora sognavano di avere i carotaggi di Vostok.

    Mi scuso per la prolissità ma faccio fatica a comprendere come un articolo a caso su internet possa far venire dubbi a qualcuno. Capisco che è arduo, ma che almeno si cerchino i rari climatologi scettici che ci sono in circolazione.

  19. stephon gen 14th 2014 at 23:56

    @Francesco
    “Dal 2000 ad oggi (2013 concluso), all’incirca, la temperatura mi pare che non stia più aumentando”
    Le pare male. Vedi sopra.

    “Questo come si spiega?”
    I climatologi e i meteorologi lo chiamiamo variabilità. E lei?

    “Negli anni che vanno dal 1950-60 fino al 2000 la temp media aumentava più o meno costantemente”
    Ha bisogno un paio di occhiali?

  20. Claudio Cassardoon gen 16th 2014 at 22:49

    @Riccardo
    Hai fatto male a fermarti a leggere un solo paragrafo. Se avessi perseverato nella lettura, avresti trovato tutti gli ingredienti già noti ed arcinoti ai negazionisti (manca solo la storia di Erik il rosso o della Groenlandia verde, ma magari leggendo tutto si trovano pure quelle…), del resto già evidenti nello stesso grafico, che mostra le temperature medioevali ben maggiori di quelle attuali, cosa già smentita oltre una decina di anni fa dai dati.
    Ma c’è di più: se vai sul link del 4° paragrafo, trovi questo interessante grafico (http://www.longrangeweather.com/images/chart.pdf) in cui sono mischiati alla rinfusa eventi meteo e politici come se ci fosse un collegamento…
    Infine, nei link climatici, altre chicche come questa (http://www.longrangeweather.com/ArticleArchives/GreenlandIceSheet.htm) in cui si sostiene che in Groenlandia i ghiacciai stanno avanzando…
    E meno male che il signor Saccani, nei suoi voli liberi, afferma che “è sempre bene verificare le fonti dei dati dei grafici climatici, le post-elaborazioni sui dati grezzi possono fare miracoli e trasformare dati normali in più o meno quello che si vuole”. Ha ragione: infatti è proprio quello che ha fatto…
    Già, le fonti… qui gli esperti dovrebbero essere i due meteorologi americani.
    Cliff Harris, che nel sito si autodefinisce “uno dei migliori dieci climatologi nel mondo” appare essere in realtà più noto per le sue sparate sulle scie chimiche (http://chemtrailsnorthnz.wordpress.com/2012/06/19/one-of-top-climatologists-covered-chemtrails-geo-engineering-in-coeur-dalene-press/ – e secondo me non è un caso: una bufala tira l’altra). Autodidatta, ritiene che “the Bible is loaded with clues on predicting the weather”. Serve altro?
    Di Randy Mann si sa ben poco, oltre che è un negazionista convinto e un commentatore meteo.
    Il loro sito si propone di vendere profezie meteo-climatiche per la modica somma di 129 US$ all’anno, e non è in fondo strutturato tanto diversamente dai siti che promettono di perdere peso o di vincere il malocchio. Direi che basta e avanza per definirne la credibilità come nulla.
    Ho voluto dar spazio a queste bufale per sottolineare, ancora una volta, che quando si leggono delle cose su argomenti sui quali non si ha competenza, è opportuno e indispensabile controllare la qualità e la credibilità delle fonti.

  21. Riccardo Reitanoon gen 17th 2014 at 18:11

    Claudio
    mi sono lasciato convincere e l’ho letto. Devo dire che, oltre alla parte meteorologica e climatologica, anche sul piano storico e geografico abbiamo qualche problema. Il primo è del tutto arbitrario, il secondo inesistente. Alla faccia del “global”.

    C’è però una cosa che non ho capito. Loro parlano di un ciclo di 500 anni diviso in quattro fasi; mi aspetto che ogni fase sia in media di 125 anni. Contestualmente mostrano come dal 1890 ad oggi abbiamo avuto tutte è quattro le fasi, quindi un periodo un quarto di quello citato.
    Ma d’altra parte, se per dimostrare quanto sono stati orribili gli anni ’80 con tre siccità nel Midwest americano, eruzioni vulcaniche ed estesa instabilità politica, citano che “Many people that we’ve talked to have said that they would like to “forget the 1980′s weatherwise and otherwise”", beh, non credo che si possa chiedere loro qualcosa di “scientifico” come il periodo di un ciclo.

    Tornando all’origine, a chi dovrebbero credere Francesco e gli altri lettori di Saccani e di Longrangeweather? Tristemente, tutte le assurdità di cui abbiamo detto non sembrano impressionare nè Saccani, che anche ci scrive sopra, nè i lettori che “vanno in crisi” e, chissà, anche qualche loro amico che si lascia “contagiare”.

  22. [...] USA nel 2013, da una (infelice) frase di Obama al fatto che il 2013 sia stato da qualcuno previsto (sbagliando e di molto) come l’anno più freddo nella serie storica USA. In due parole, un pot pourri privo di senso, [...]

  23. Loraon set 12th 2014 at 05:11

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