BufalegiornalistiNegazionismo

Il record di una giornalista disinformata

La giornalista Annalisa Chirico è riuscita a pronunciare 13 stupidaggini sul tema del cambiamento climatico in soli 76 secondi. Si tratta di un record per i programmi televisivi di prima serata, e non solo.   In un fortunato saggio di qualche anno fa, il filosofo Harry Frankfurt  photo Untitled.jpg ha spiegato nel dettaglio la differenza fra l’errore (dovuto alla mancanza di conoscenza), la bugia (una volontaria asserzione falsa), e la stronzata. Il libro si intitolava proprio Stronzate (Rizzoli edizioni), era una dotta disamina del significato di questo termine. Scriveva Frankfurt: “che chi racconta stronzate… non è né dalla parte del vero né del falso. I suoi occhi non sono rivolti ai fatti, come quelli di una persona sincera e di un bugiardo…. Non si preoccupa di come stanno le cose, ma le sceglie, o le inventa, perché si adattino ai suoi scopi”. Questo tipo di argomentazioni è molto presente nel dibattito sul cambiamento climatico. Un esempio televisivo è stata la puntata di Otto e Mezzo di sabato 7 novembre 2015, in cui la giornalista Annalisa Chirico è riuscita a distillare in soli 76 secondi una quantità di stupidaggini e miti del riscaldamento globale come non se ne sentivano da tempo. L’ascoltatore aveva già drizzato le antenne al minuto 6.15, quando la giornalista ha sostenuto che un segno di arretratezza del mondo ambientalista sarebbe quello di “pensare che la lotta al cambiamento climatico debba essere necessariamente il taglio delle emissioni di CO2”  (e cosa dovrebbe essere, visto che il problema sono principalmente* le emissioni di CO2?). La vera performance è arrivata al minuto 10.36, quando la giornalista si è prodotta nel seguente monologo: Io ero a Parigi l’altro giorno, c’erano 20 gradi, ed ero molto contenta di stare in maniche corte. (altro…)
Negoziato

Un altro passo in avanti verso l’accordo di Parigi

La sessione del negoziato UNFCCC che si è svolta a Bonn da 19 al 23 ottobre è stato un altro momento importante per la costruzione del nuovo accordo di Parigi. Seppur meno note delle COP, è in queste sessioni intermedie che si affrontano i punti critici del negoziato, ed è evidente che le decisioni prese a meno di 40 giorni dall’inizio della COP sono fondamentali. Come già spiegato in altre occasioni, cosa è successo a Bonn si può desumere dai precisi riassunti dell’IISD, nonché dalle newsletter ECO e in altri articoli disponibili sul web (i giornali italiani non se ne occupano). Su twitter l’hashtag #ADP2 (ADP sta per Ad Hoc Working Group on the Durban Platform for Enhanced Action, è il tavolo negoziale avviato con la COP17 di Durban) è lo strumento per seguire il negoziato e recuperare le impressioni di addetti ai lavori ed osservatori. Il risultato principale della sessione negoziale di Bonn è una nuova bozza dell’accordo, disponibile sul sito dell’UNFCCC qui. Analizzando il documento finale, di 51 pagine, si evidenzia come questo negoziato intermedio abbia fatto effettivamente registrare progressi positivi, con il reinserimento nel testo di numerosi aspetti e principi che al contrario lo scarno “non-paper”, rilasciato ad inizio ottobre dai Co-chair come base per le discussioni a Bonn, aveva pericolosamente omesso o ridimensionato. (altro…)
EmissioniNegoziato

Dai 148 “INDC” un primo freno alle emissioni globali

Il percorso iniziato a Durban per un nuovo protocollo da adottare a Parigi ha prodotto importanti impegni volontari da parte di molti Paesi, sia in termini di riduzione delle emissioni di gas climalteranti che in altri ambiti tematici (adattamento, scambio tecnologico, finanziamenti).

Ben 148 paesi hanno sottoposto i loro impegni di riduzione in preparazione della conferenza sul Clima di Parigi, denominati “Intended Nationally Determined Contribution” (INDC), che proponiamo di tradurre in italiano come “Contributi promessi stabiliti a livello nazionale nazionale”. Si tratta di “offerte” volontarie di contribuzione alla lotta ai cambiamenti climatici nelle sue diverse espressioni (mitigazione, adattamento, scambi tecnologici, finanza).

A seconda dei database utilizzati, i Paesi che hanno già presentato alla comunità internazionale INDC rappresentano tra l’85% ed il 90% delle emissioni globali. Questa copertura è senza precedenti, supera le attese dell’Unione Europea e mostra in modo inequivocabile il grande interesse per la Conferenza di Parigi. In confronto, i 35 paesi coinvolti nel 2° periodo di impegno del Protocollo di Kyoto (2013-2020), rappresentano solo il 12% delle emissioni globali. (altro…)

AgricolturaImpattiSicurezza alimentare

Cambiamento climatico e sicurezza alimentare: il caso del riso in pianura padana

Il cambiamento climatico può ridurre la produzione agricola ed aumentare consumo d’acqua relativo sul pianeta, mettendo a rischio la sicurezza alimentare. Dopo il mais nel cremonese ed un caso studio in Nepal, ritorniamo in Italia per mostrare come le modifiche del clima futuro potranno colpire la produzione del riso in pianura padana.

Il 5° rapporto IPCC sottolinea (AR5, WGII, Capitolo 7) come la sicurezza alimentare sia a rischio per il cambiamento climatico in atto: «In assenza di (strategie di, ndr) adattamento, un aumento delle temperature di circa +1°C sopra ai valori pre-industriali è atteso avere un impatto negativo sulla resa dei prodotti più importanti (grano, riso, mais) sia nelle regioni tropicali sia nelle regioni temperate». (altro…)

Premio

Premio “A qualcuno piace caldo” 2014: non assegnato

Il raggiungimento dell’estensione minima dei ghiacci artici è tradizionalmente l’occasione per assegnare il Premio “A qualcuno piace caldo”, “alla persona o all’organizzazione italiana che più si è distinta nel diffondere argomentazioni e notizie errate sulla fenomenologia dei cambiamenti climatici, sugli impatti e sui costi e benefici delle misure di mitigazione”. Per l’anno 2014 i membri del Comitato Scientifico di Climalteranti non hanno trovato negli interventi sui principali quotidiani nazionali e in televisione un candidato meritevole del premio. È questa un’ottima notizia, segno che anche per i mass media italiani il clima è cambiato.

PREMIO “A QUALCUNO PIACE CALDO” 2014

NON ASSEGNATO

È stata decisa però una menzione per Piero Vietti che, con minore visibilità e impatto comunicativo, continua a proporre su Il Foglio on line e cartaceo tesi negazioniste sul clima, scegliendo accuratamente le sue fonti fra quelle più screditate e senza valore scientifico, e senza preoccuparsi di cercare riscontri alle sue affermazioni. Si veda ad esempio l’articolo "Più aumenta la CO2, meglio si vive". Il Cato provoca (con numeri e dati) i catastrofisti del clima e questa divertente auto intervista in cui profetizza che i rapporti IPCC non saranno considerati dai governi. Quest’anno l’estensione minima del ghiaccio marino artico, registratasi il 17 settembre e pari a 4,41 milioni di chilometri quadrati, è stato il quarto valore minimo mai registrato dall’inizio delle osservazioni da satellite. In figura sono riportati gli andamenti della superficie di ghiaccio artico nel 2015, 2014, 2012, 2011 e 2007, insieme alla media 1981-2010). Sempre ricordando che non è solo un problema di estensione, ma conta anche lo spessore
Eventi estremiModelli ClimaticiPrecipitazioniProiezioniTemperature

Il clima futuro in Italia

Le proiezioni dei modelli climatici sull’Italia indicano per i prossimi decenni un netto aumento dei valori medi e degli estremi delle temperature; per la tendenza alla diminuzione delle precipitazioni e alla progressiva concentrazione delle stesse in eventi più intensi, i margini di incertezza sono più ampi.

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L’osservazione delle variazioni climatiche del passato recente e in corso e la stima di quelle future costituiscono il presupposto indispensabile alla valutazione degli impatti e alla definizione delle strategie e dei piani di adattamento ai cambiamenti climatici. Se la conoscenza delle variazioni del clima passato e presente si fonda sulle osservazioni e sull’applicazioni di metodi e modelli statistici di riconoscimento e stima dei trend, quella del clima futuro si basa essenzialmente sulle proiezioni dei modelli climatici.

Per rispondere alla domanda “Quali cambiamenti climatici interesseranno l’Italia nel corso del XXI secolo?” occorre dunque fare riferimento alle attività di ricerca attraverso le quali vengono presentati i risultati dei modelli climatici che riguardano l’area del Mediterraneo e in particolare il nostro Paese. Un esempio recente di questo tipo è rappresentato dall’articolo di Zollo et al. (2015). Nel rapporto dell’ISPRA “Il clima futuro in Italia: analisi delle proiezioni dei modelli regionali”, pubblicato nel mese di giugno di quest’anno insieme alla X edizione del rapporto annuale “Gli indicatori del clima in Italia”, le proiezioni dei modelli climatici sull’Italia vengono invece analizzate e presentate dal punto di vista di un utente primario, piuttosto che di un produttore delle proiezioni stesse. Si è voluto cioè analizzare e confrontare i risultati più aggiornati prodotti da diversi modelli ed esporre in sintesi non solo le stime ma anche gli elementi di incertezza sul clima futuro in Italia. E’ intenzione degli autori anche contribuire a gettare un ponte tra la comunità scientifica che sviluppa e applica i modelli climatici e alcune categorie di utenti finali (decisori politici, stakeholders). (altro…)

Crisi economicaEmissioniScenari

Il ruolo della crisi nella riduzione delle emissioni nazionali di gas serra

Le emissioni totali di gas serra in Italia nel periodo del Protocollo di Kyoto sono state inferiori del 4,5% rispetto alle emissioni del 1990, vicine all’obbiettivo del -6,5% assunto dall’Italia. Un’analisi di scenario mostra che, in assenza della crisi economica, le emissioni sarebbero cresciute tra il 4,5% e il 6,0%. . In un precedente post avevamo valutato il contributo dei diversi fattori (popolazione, crisi economica, efficienza energetica, rinnovabili), all’andamento delle emissioni di gas serra in atmosfera nel periodo 1990-2013, attraverso la “scomposizione” delle emissioni. In questo post mostriamo invece un’analisi “di scenario”, ossia cerchiamo di capire come sarebbero andate le emissioni in assenza della crisi economica e della conseguente contrazione delle attività produttive, che come visto è tra le principali cause della riduzione delle emissioni nel periodo 2007-2013. A partire dell’equazione di identità “Kaya Identity” utilizzata per l’analisi di decomposizione, il metodo consiste nel conservare i valori osservati per tutti i fattori ma ipotizzando un diverso andamento del prodotto interno lordo procapite. Pur considerando i limiti dell’analisi della decomposizione, come l’assunzione di indipendenza dei fattori, la metodologia utilizzata può fornire elementi utili per valutare il ruolo della crisi economica isolando l’effetto dagli altri fattori determinanti. (altro…)
ConferenzeFotografieVideo

Fotografie e video sui cambiamenti climatici

Per chi volesse concludere la pausa estiva occupandosi un poco di cambiamenti climatici, ci sono diverse interessanti possibilità. . La prima è rivedere le foto della bella mostra fotografica del progetto #EverydayClimateChange, una rassegna di fotografie sul tema dei cambiamenti climatici provenienti da 6 continenti. La mostra, curata da James Whitlow Delano e Matilde Gattoni in collaborazione con la Fondazione Eni Enrico Mattei, si è svolta a Milano presso la Galleria dell'Institut français Milano ed è da poco terminata. Alcune foto sul tema sono comunque disponibili all'indirizzo http://instagram.com/everydayclimatechange (altro…)
AbbagliErroriSole

Abbagliati dal Sole

Fra gli argomenti usati dai negazionisti della causa umana del riscaldamento globale, un posto di rilievo ha sempre avuto il Sole. È un mito intramontabile, che non passa mai di moda. E anche se sistematicamente smentito, ogni tanto riappare come l'Araba Fenice. Un recente esempio ce lo fornisce, sorprendentemente, la Società Chimica Italiana (SCI) che nel numero di giugno della sua rivista “La chimica e l'industria” pubblica un contributo di Salvatore Mazzullo dal titolo “Variazione secolare della costante solare e riscaldamento globale”. Come si può intuire dal titolo, nell'articolo si costruisce un modello di variabilità solare per spiegare il riscaldamento globale in corso e lo si estende indietro nel tempo fino all'epoca del minimo di Maunder. A parte il solito tentativo di dare al Sole la colpa di quanto da noi causato, ciò ha richiamato la mia attenzione è l'enorme differenza nella costante solare, 17 W/m2, che l'autore trova fra oggi e tre secoli fa, mentre tale differenza è di circa (altro…)
Modelli ClimaticiProiezioniTemperature

Svanita la presunta pausa del riscaldamento globale

Proponiamo la traduzione del post pubblicato su Realclimate da Gavin Schmidt, direttore del GISS-NASA, sulle correzioni nel database della NOAA.   In un recente articolo apparso su Science, Karl et al. hanno descritto l’impatto di due aggiornamenti significativi apportati alla serie di temperature globali della NOAA- NCEI (nata NCDC). Questi riguardano 1) l’adozione dell’ultima versione del data set ERSST (Extended Reconstructed Sea Surface Temperature) per le temperature oceaniche, che corregge una serie di errori presenti nelle versioni precedenti, (altro…)
Temperature sopra i 30 gradi su tutta l'Italia centro-nord
AdattamentoPsicologia

Le ragioni dell’apatia climatica

Nell’editoriale rilanciato da Climalteranti, Nicola Armaroli ha accusato il sistema informativo italiano di coprire la gravità delle ondate di calore in corso in Italia, e in particolare di non parlare della causa sottostante: le emissioni di gas climalteranti dovute alle attività umane, in particolare l’uso di combustibili fossili. Non c’è dubbio che l’accusa di comportamenti omertosi sulla questione climatica sia corretta per una parte dei giornali e delle televisioni italiane, in particolare per quelli che da anni disinformano sul tema,...
ComunicazioneImpatti

Omertà climatica

Rilanciamo l’editoriale di Nicola Armaroli pubblicato su Saperescienza.it, edizione online della rivista Sapere, sulla gravità del silenzio mediatico sulla causa sottostante alle ondate di calore anomale che stanno colpendo il nostro paese e l’Europa C’è un rumore assordante che accompagna il collasso climatico che sta travolgendo miliardi di persone. Si chiama “silenzio”. Ma non è il silenzio della natura, che parla con chiarezza brutale: settimane di temperature spaventose, ricorrenti alluvioni “mai viste”, siccità, incendi, mari infuocati, ghiacciai disintegrati, città invivibili,...
ECMWF Milano Temperat
Crisi idricaImpattiOndata di calore

La robusta ondata di calore in arrivo nel Nord Italia: oltre i sensazionalismi, contano la persistenza e lo stress idrico

Tra lo spettro delle notti equatoriali, i primi 40 centimetri di suolo a corto d’acqua e l’impronta strutturale dell’attribuzione rapida, l’imminente canicola di agosto impone di guardare oltre i sensazionalismi dei picchi termici per analizzare la reale portata fisica e cumulativa dell’evento. Ci avviciniamo alla prima decade di agosto con lo spettro di una nuova e pesante ondata di calore che si appresta a colpire le regioni dell’Italia settentrionale. Più che concentrarsi sulla caccia al singolo valore estremo e localizzato,...
Articolo del giornale La Verità
ErroriFalsificazioniTemperature

Grafici fuorvianti: come La Verità prova a nascondere le realtà del cambiamento climatico

I grafici pubblicati da Franco Battaglia su La Verità mostrano valori sballati, che nascondono l’aumento reale delle temperature: sono queste le ultime armi di chi nega la realtà del riscaldamento globale. Una seconda ondata di calore con temperature da record dopo la prima di fine maggio ha colpito nuovamente l’Europa occidentale e centrale alla fine di giugno, con centinaia di record mensili battuti nella sola Francia [1]. Record assoluti sono stati battuti in Germania, Danimarca, Repubblica Ceca e Ungheria [2]....
Larussa alla presentazione di un libro, parla ldei cambiamenti climatici: "ci abitueremo al clima caraibico"
DisinformazioneImpatti

L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale

Le recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, secondo cui non dovremmo preoccuparci troppo se in Europa andremo incontro ad un clima caraibico (testuali parole, dopo 3’03’’: “il cambiamento climatico esempio… dicono .. oddio sta arrivando in Europa, un clima caraibico’, no? E vabbè, ma i Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” – applausi), offrono lo spunto per una riflessione più...
Girl protesting against fossil fuel usage
Psicologia

Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi

L’American Psychological Association, nella sua guida sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance” ha definito l’eco-ansia come la “paura cronica di un cataclisma ambientale irrevocabile legato al cambiamento climatico”. Più recentemente, il concetto di ansia climatica, è stato descritto come uno stato di angoscia legato agli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e sull’esistenza umana. Come la paura che si attiva in risposta a una minaccia reale o percepita, presente...
A S. Marta in Colombia: 1' conferenza su "Transitioning away from Fossil Fuel"
Conflitti

In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo

Il vero costo climatico delle guerre non si misura in CO₂, ma in fiducia bruciata: quella tra gli Stati, da cui dipende ogni cooperazione sul clima. Il voto dell’ONU mostra quanto sia fragile — e quanto valga difenderla. Le guerre non distruggono solo il presente. Divorano il futuro, due volte: aumentando le emissioni e distruggendo la fiducia necessaria per ridurle. L’impronta climatica diretta dei conflitti è enorme, anche se difficile da misurare con precisione. Secondo un recente studio, quattro anni...
ImpattiScenari

Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo

Contrariamente a quanto sostengono i negazionisti climatici, negli ultimi 25 anni i rapporti dell’IPCC hanno aumentato la preoccupazione per i rischi climatici che potremo avere in futuro, non l’hanno certo diminuita. E la modifica dello scenario a maggiori emissioni cambia di molto poco la situazione. Nel precedente post abbiamo spiegato come la periodica revisione degli scenari da parte della comunità dei modellisti climatici abbia dato spazio ai soliti negazionisti e inattivisti climatici per il consueto ed ennesimo tentativo di sminuire...
ProiezioniScenari

Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5

RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico. E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario...
EconomiaETSPolitiche

Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.

Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui). Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto...