COPNegoziazioniProtocollo di Kyoto

I numeri della Cina per la COP21 di Parigi

Il più grande emettitore mondiale di gas climalteranti, la Cina, ha presentato i suoi impegni nazionali volontari; non ci sono novità rispetto alle precedenti dichiarazioni, è un “primo passo” non trascurabile ma comunque insufficiente per limitare il riscaldamento globale a +2°C   Nel percorso negoziale verso la COP21 di Parigi, la conferenza della UNFCCC che il prossimo dicembre avrà il compito INDC China di approvare un secondo accordo globale per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti, tutti i paesi si sono impegnati a presentare i loro impegni volontari, chiamati INDC (Intended Nationally Determined Contributi on), che costituiscono la base, l’ossatura del negoziato. Dopo gli impegni presentati entro il 31 marzo dai primi 7 paesi (Unione Europea, Stati Uniti, Russia, Norvegia, Svizzera, Messico e Gabon, si veda questo precedente post), e quelli successivi di Canada, Marocco, Etiopia, Serbia, Islanda e Corea del Sud, il 30 giugno è arrivata la comunicazione dell’attore più importante del negoziato sul clima, la Cina. Le 20 pagine della traduzione in inglese del testo inviato dalla Cina (precedute dalle 16 ufficiali in cinese) sono un riassunto dettagliato delle azioni che la Cina ha messo e intenderà mettere in campo per contrastare il surriscaldamento globale. (altro…)
CorsiDidatticaNegazionismo

#denial101x e altri corsi on line sui cambiamenti climatici

Per chi desidera approfondire le conoscenze del clima e dei cambiamenti climatici, esistono vari corsi on line in rete, gratuiti e che rilasciano anche certificati di partecipazione a seguito di test finali. Molti sono in inglese, qualcuno in altre lingue, ma pochi a nostra conoscenza sono quelli in italiano.   Un corso molto interessante sul negazionismo climatico si è appena concluso (ma resta disponibile il materiale in archivio e in youtube), Denial 101x, Make a sense to climate science denial (dare un senso al negazionismo climatico). Si trova nel portale EDX, dove sono disponibili altri corsi, ed è organizzato dall’Università del Queensland e, fra gli altri, da John Cook di Skeptical Science         (altro…)
ImpattiNegoziazioni

Il pressing del G7 per l’accordo per il clima

Il comunicato conclusivo dei lavori del G7 di Schloss Elmau del 7-8 giugno, ha ribadito la necessità di un accordo in materia di cambiamenti climatici. Ma ci sono vere novità ?     Aumento temperature: il limite “+2°C” non è una novità.   titoloGrande enfasi ha avuto sui media l’impegno, contenuto nel comunicato del G7, a limitare l’aumento massimo delle temperature a +2°C (rispetto al livelli medi delle temperature nel periodo pre-industriale): “Forte determinazione ad adottare un protocollo (o altro strumento con forza legale) nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che sia ambizioso, solido, inclusivo e rifletta l’evoluzione delle circostanze nazionali, e che sia infine consistente con l’obiettivo globale di mantenere l’aumento di temperatura al di sotto dei 2°C”.   Questo impegno in realtà è da anni alla base del negoziato internazionale sul clima, ed era presente già nel G8 del 2009 a L’Aquila, (altro…)
Analisi della decomposizioneCO2Crisi economicaEmissioniEnergia

Perché sono diminuite le emissioni di gas serra in Italia?

In concomitanza della crisi economica le emissioni nazionali da attività energetiche sono diminuite sensibilmente. Attraverso la scomposizione dei principali fattori che hanno determinato la riduzione delle emissioni è possibile valutare quanto hanno contato la crisi economica, l’efficienza e le fonti rinnovabili.   Con la crisi economica registrata dal 2008, le emissioni nazionali di gas serra sono diminuite in maniera considerevole. Le stime preliminari per il 2013 mostrano che le emissioni nazionali di CO2eq hanno subito una riduzione del 15,6% rispetto al 1990 e del 21,1% dal 2007.  

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DibattitoScenari

La verità non detta sul cambiamento climatico

Recentemente David Roberts ha scritto un interessante articolo sull’atteggiamento dei politici e degli scienziati rispetto ai pericoli del cambiamento climatico. Avremmo voluto proporre una traduzione integrale, ma la responsabile del licensing per Vox Media (che ha pubblicato l’articolo in lingua Inglese), Samantha Mason, ci ha negato il permesso. Riteniamo che questo sia un atteggiamento controproducente e anacronistico, e che articoli come quello di Roberts dovrebbero avere la massima diffusione possibile.

Riportiamo quindi un riassunto di alcuni punti salienti dell’articolo, corredati da alcune nostre riflessioni.

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La premessa dell’articolo di Roberts è che vi è una forte discrepanza fra quello che è teoricamente possibile per limitare il riscaldamento globale e quello che è realisticamente possibile. Nel caso del cambiamento climatico, la teoria dice che, applicando rapidamente, continuativamente e massicciamente tutte le tecnologie disponibili per ridurre le emissioni di gas climalteranti, abbiamo ancora buone possibilità di rimanere sotto i 2 °C di riscaldamento. Nel concreto, ci sono molte inerzie, sia di tipo politico - la difficoltà di convincere tutti gli stati del mondo ad effettuare uno sforzo congiunto e l’umanità intera a cambiare radicalmente le proprie abitudini quotidiane - sia tecnico - legate all’inerzia del ricambio tecnologico.

La conseguenza, nelle parole di David Roberts è che “a meno di miracoli, l’umanità è in un terribile pasticcio”. Effettivamente, gli sforzi compiuti fino ad oggi per ridurre le emissioni inquinanti sono chiaramente insufficienti. Il grafico qui sopra mostra le diverse proiezioni climatiche proposte dall’IPCC. La linea rossa corrisponde allo status quo, ovvero uno scenario che non prevede alcuna politica di sostanziale riduzione dei gas di serra. Le altre linee colorate dall’alto verso il basso mostrano scenari corrispondenti a politiche ambientali via via più stringenti. La linea nera, che combacia quasi perfettamente con quella rossa, corrisponde alle emissioni misurate fino ad oggi. (altro…)

RecordStatisticheTemperature

Perché il 2015 sarà (molto probabilmente) un altro anno con temperature record

Alcune quantità di interesse climatico hanno un andamento sufficientemente regolare, tale che ogni anno viene battuto il record. L'esempio più ovvio è la concentrazione di CO2 atmosferica che, almeno da quando sono iniziate le misure sistematiche a Mauna Loa, aumenta anno dopo anno. In alcuni mesi o anni si superano delle soglie che fanno notizia (ad esempio i 400 ppm come media globale, superata nel marzo 2015), ma ogni mese e anno è in realtà si stabilisce un nuovo record, le concentrazioni di CO2 sono superiori a quelle dell’anno precedente. Sono, come scritto in un altro post, record banali.

Non è così per la temperatura, influenzata da una variabilità interannuale di gran lunga superiore al trend. La variabilità è dovuta principalmente al fenomeno El Nino (ENSO), alle piccole variazioni della radiazione solare e alle eruzioni vulcaniche. Il trend dalle emissioni di gas serra dalla attività umane. Il 2014 si è chiuso con il record storico delle temperature globali, quattro anni dopo il precedente nel 2010, a sua volta cinque anni prima del precedente. Negli ultimi 40 anni si sono avuti nove record, in media uno ogni circa quattro anni e mezzo, e solo due volte è stato battuto in due anni consecutivi ('80-'81 e '97-'98). (altro…)

GhiacciaiImpattiProiezioni

Notizie dall’Alpine Glaciology Meeting 2015

I ghiacciai continentali alpini ed extra-alpini sono sentinelle del clima che cambia. Glaciologi da tutta Europa si sono riuniti a Milano per l’Alpine Glaciology Meeting, per fare il punto sull’evoluzione e sul futuro del glacialismo. In questo post, un sunto di quanto emerso nel corso del meeting e della situazione della ricerca glaciale, con particolare attenzione agli effetti dei cambiamenti climatici.

 

Si è tenuto all’Università Statale di Milano, il 7 e 8 Maggio, l’Alpine Glaciology Meeting 2015, (AGM) riunione biennale che riunisce i glaciologi Europei e mondiali per discutere le ultime ricerche in campo glaciologico. Organizzatori, il gruppo del Dipartimento Scienze della Terra Ardito Desio. Il programma del meeting ha incluso diversi temi, dal monitoraggio dei ghiacciai alpini, alla morfologia e glaciologia alpina, dall’idrologia alle moderne tecnologie di monitoraggio (satelliti, droni, etc.), fino allo studio della vita sui ghiacciai, in grado di ospitare vegetazione, fauna microbica ed insetti, con effetti rilevanti sull’albedo glaciale e sui bilanci energetici. E’ stato inoltre presentato il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani, di cui abbiamo dato notizia in un precedente post su Climalteranti. Oltre agli interventi orali, per lo più presentati da dottorandi e giovani ricercatori come consuetudine all’AGM, è stata presentata un’ampia galleria di poster.

Nella serata di giovedì 7, Claudio Smiraglia e Luca Mercalli hanno animato un grazioso dibattito, ripercorrendo le tappe del glacialismo italiano dagli anni ’50 fino ai giorni nostri, e discutendo dei cambiamenti climatici e globali e del loro effetto sulle coperture glaciali. Intervento concluso da Luca Mercalli con la lapidaria sentenza: “Contro la termodinamica non ha mai vinto nessuno !(altro…)

Eventi estremiImpattiPrecipitazioniSiccità

Come i cambiamenti climatici hanno influito sulla guerra in Siria

Un recente articolo scientifico ha mostrato in modo chiaro come le tendenze di aumento delle temperature e di diminuzione delle precipitazioni nella mezzaluna fertile, legate al riscaldamento globale antropogenico, hanno reso molto più probabile il verificarsi di siccità disastrose, come quella del 2007-2010; questa ha causato una migrazione di massa di contadini verso le città siriane, fattore che ha contribuito alla rivolta contro il regime di Bashar al-Assad, in seguito degenerata in una guerra civile. Ma è la conclusione dell’articolo che dovrebbe far ancor più riflettere. Ci sono a volte articoli scientifici che si leggono d’un fiato, e che impressionano per la loro chiarezza, nonché per la loro importanza. Perché mostrano con la freddezza e la serietà dei dati quali sono le conseguenze del riscaldamento globale causato dalle attività umane che già si stanno manifestando. Lo studio pubblicato nel marzo 2015 sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” da 6 studiosi della Università della California e della Columbia University, intitolato “Climate change in the Fertile Crescent and implications of the recent Syrian drought è uno di questi. Oggetto dell’articolo è la mezzaluna fertile, cioè quella parte del pianeta dove gli esseri umani hanno iniziato a praticare l’agricoltura e la pastorizia, 12 mila anni fa. Molti considerano queste pratiche come l’origine della civiltà umana moderna. Proprio questa zona è stata colpita nel periodo 2007-2010 dal peggior periodo siccitoso da quando esistono dati strumentali di precipitazioni. Una siccità che ha avuto un effetto catastrofico verso un settore, quello agricolo, già messo in crisi da politiche insostenibili di sussidi e di irrigazione tramite pompaggi di acque di falda, che hanno causato il loro progressivo impoverimento. (altro…)
Black CarbonDisinformazioneTecnologie

Riduzione delle emissioni di black carbon: funzionano i filtri antiparticolato?

Una delle emissioni climalteranti che più contribuiscono al riscaldamento globale, seppur poco conosciuta, è quella di black carbon, piccole particelle carboniose derivanti dalla combustione incompleta di combustibili fossili e biomasse. Sono anche particelle molto pericolose per la salute, per cui la riduzione delle emissioni di black carbon rappresenta una delle azioni cosiddette “win & win”, ossia utili per affrontare il tema del riscaldamento globale e dell’inquinamento atmosferico. Diversi inventari delle emissioni hanno indicato fra le sorgenti principali la combustione della legna e quella nei motori dei veicoli diesel (qui uno studio sulla Lombardia). La tecnologia proposta e già utilizzata a livello europeo per ridurre le emissioni di black carbon dai mezzi diesel è quella dei filtri antiparticolato. Eppure in Italia diversi mezzi di informazione, due puntate di Report (qui e qui) e un recente articolo del Fatto Quotidiano (qui) hanno messo in discussione l’utilità di questi dispositivi. Utilizzando argomenti poco fondati e citando genericamente studi e letteratura scientifica secondo i quali “i filtri antiparticolato sono sostanzialmente inutili (se non dannosi) ai fini del contenimento delle “polveri sottili”” e addirittura “con l’installazione dei Fap i danni per la salute sono potenzialmente persino maggiori” senza riportarne i riferimenti precisi (autori, titolo, rivista, anno etc.). (altro…)
COPNegoziazioni

Negoziati sul clima: arrivano i primi impegni in vista della COP21 di Parigi

Unione Europea, Stati Uniti, Russia, Norvegia, Svizzera e Messico sono riusciti a rispettare la prima scadenza del 31 marzo per presentare i propri obiettivi nazionali volontari. Ed è arrivata anche la submission da parte del primo paese africano: il Gabon.   Continua il percorso negoziale dei paesi verso la COP21 di Parigi, conferenza della Convenzione Quadro ONU sui cambiamenti climatici (UNFCCC) che il prossimo dicembre avrà il compito di approvare un secondo accordo globale per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti. Come stabilito lo scorso dicembre alla COP20 di Lima, il 31 marzo era il primo termine (“per i paesi in grado di rispettarlo”) per presentare il proprio INDC (Intended Nationally Determined Contribution), ovvero quel pacchetto di misure che tutti (o quasi) i paesi intendono avanzare nel corso del summit di Parigi per il periodo 2020-2030, subentrando dunque a quelle del secondo periodo d’impegno del Protocollo di Kyoto. Qui sotto riportiamo gli impegni di riduzione delle emissioni contenuti nei primi 7 INDCs, presentati da 34 delle 195 Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (l’Unione Europea ha trasmesso i suoi impegni a nome di 28 Stati Membri), commentando alcuni dettagli su alcuni aspetti delicati, l’inclusione o meno negli obiettivi del settore dell’uso del suolo e delle foreste (LULUCF, in sostanza gli assorbimenti di CO2 delle foreste), e l’utilizzo di crediti del mercato del carbonio. (altro…)
Temperature sopra i 30 gradi su tutta l'Italia centro-nord
AdattamentoPsicologia

Le ragioni dell’apatia climatica

Nell’editoriale rilanciato da Climalteranti, Nicola Armaroli ha accusato il sistema informativo italiano di coprire la gravità delle ondate di calore in corso in Italia, e in particolare di non parlare della causa sottostante: le emissioni di gas climalteranti dovute alle attività umane, in particolare l’uso di combustibili fossili. Non c’è dubbio che l’accusa di comportamenti omertosi sulla questione climatica sia corretta per una parte dei giornali e delle televisioni italiane, in particolare per quelli che da anni disinformano sul tema,...
ComunicazioneImpatti

Omertà climatica

Rilanciamo l’editoriale di Nicola Armaroli pubblicato su Saperescienza.it, edizione online della rivista Sapere, sulla gravità del silenzio mediatico sulla causa sottostante alle ondate di calore anomale che stanno colpendo il nostro paese e l’Europa C’è un rumore assordante che accompagna il collasso climatico che sta travolgendo miliardi di persone. Si chiama “silenzio”. Ma non è il silenzio della natura, che parla con chiarezza brutale: settimane di temperature spaventose, ricorrenti alluvioni “mai viste”, siccità, incendi, mari infuocati, ghiacciai disintegrati, città invivibili,...
ECMWF Milano Temperat
Crisi idricaImpattiOndata di calore

La robusta ondata di calore in arrivo nel Nord Italia: oltre i sensazionalismi, contano la persistenza e lo stress idrico

Tra lo spettro delle notti equatoriali, i primi 40 centimetri di suolo a corto d’acqua e l’impronta strutturale dell’attribuzione rapida, l’imminente canicola di agosto impone di guardare oltre i sensazionalismi dei picchi termici per analizzare la reale portata fisica e cumulativa dell’evento. Ci avviciniamo alla prima decade di agosto con lo spettro di una nuova e pesante ondata di calore che si appresta a colpire le regioni dell’Italia settentrionale. Più che concentrarsi sulla caccia al singolo valore estremo e localizzato,...
Articolo del giornale La Verità
ErroriFalsificazioniTemperature

Grafici fuorvianti: come La Verità prova a nascondere le realtà del cambiamento climatico

I grafici pubblicati da Franco Battaglia su La Verità mostrano valori sballati, che nascondono l’aumento reale delle temperature: sono queste le ultime armi di chi nega la realtà del riscaldamento globale. Una seconda ondata di calore con temperature da record dopo la prima di fine maggio ha colpito nuovamente l’Europa occidentale e centrale alla fine di giugno, con centinaia di record mensili battuti nella sola Francia [1]. Record assoluti sono stati battuti in Germania, Danimarca, Repubblica Ceca e Ungheria [2]....
Larussa alla presentazione di un libro, parla ldei cambiamenti climatici: "ci abitueremo al clima caraibico"
DisinformazioneImpatti

L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale

Le recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, secondo cui non dovremmo preoccuparci troppo se in Europa andremo incontro ad un clima caraibico (testuali parole, dopo 3’03’’: “il cambiamento climatico esempio… dicono .. oddio sta arrivando in Europa, un clima caraibico’, no? E vabbè, ma i Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” – applausi), offrono lo spunto per una riflessione più...
Girl protesting against fossil fuel usage
Psicologia

Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi

L’American Psychological Association, nella sua guida sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance” ha definito l’eco-ansia come la “paura cronica di un cataclisma ambientale irrevocabile legato al cambiamento climatico”. Più recentemente, il concetto di ansia climatica, è stato descritto come uno stato di angoscia legato agli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e sull’esistenza umana. Come la paura che si attiva in risposta a una minaccia reale o percepita, presente...
A S. Marta in Colombia: 1' conferenza su "Transitioning away from Fossil Fuel"
Conflitti

In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo

Il vero costo climatico delle guerre non si misura in CO₂, ma in fiducia bruciata: quella tra gli Stati, da cui dipende ogni cooperazione sul clima. Il voto dell’ONU mostra quanto sia fragile — e quanto valga difenderla. Le guerre non distruggono solo il presente. Divorano il futuro, due volte: aumentando le emissioni e distruggendo la fiducia necessaria per ridurle. L’impronta climatica diretta dei conflitti è enorme, anche se difficile da misurare con precisione. Secondo un recente studio, quattro anni...
ImpattiScenari

Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo

Contrariamente a quanto sostengono i negazionisti climatici, negli ultimi 25 anni i rapporti dell’IPCC hanno aumentato la preoccupazione per i rischi climatici che potremo avere in futuro, non l’hanno certo diminuita. E la modifica dello scenario a maggiori emissioni cambia di molto poco la situazione. Nel precedente post abbiamo spiegato come la periodica revisione degli scenari da parte della comunità dei modellisti climatici abbia dato spazio ai soliti negazionisti e inattivisti climatici per il consueto ed ennesimo tentativo di sminuire...
ProiezioniScenari

Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5

RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico. E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario...
EconomiaETSPolitiche

Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.

Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui). Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto...