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Le 10 conferme del Quinto Rapporto IPCC

Le 35 pagine del sommario per i decisori politici del Quinto Rapporto IPCC confermano, ancora una volta, la solidità della scienza del clima  e l’ampiezza delle variazioni del clima del pianeta già avvenute e attese per i prossimi decenni. climate change IPCC 2013 report
La notizia è che non ci sono sorprese: più dati e più risultati dei modelli confermano, con maggiore precisioni e dettagli, quanto già si sapeva

Da poche ore è stato pubblicato il Sommario per i Decisori Politici (SPM) del Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (AR5), un’altra pietra miliare per l’avanzamento delle conoscenza scientifiche sul cambiamento climatico.

Sergio Castellari, responsabile del Focal Point IPCC per l’Italia che ha seguito dal vivo le fasi di approvazione del SPM, ha emanato un comunicato stampa (disponibile qui insieme ad una comunicazione molto dettagliata sui contenuti dell’AR5), che ben riassume le conclusioni a cui sono giunte le centinai di scienziati coinvolti.

“Nuove evidenze scientifiche rafforzano e confermano i dati sui cambiamenti climatici frutto di una vasta serie di osservazioni e modelli di nuova generazione. Con estrema probabilità, sostiene la comunità scientifica internazionale, la causa dominante del riscaldamento osservato fin dalla metà del XX secolo è costituita dalle attività umane”.

Non ci sono, affatto, le minimizzazioni né i cambiamenti di rotta in precedenza annunciati: il riassunto è un’ottima sintesi di più di 9000   pubblicazioni scientifiche, molte delle quali sono già state commentate su questo blog.

Fra le tanti conclusioni del Quinto Rapporto, Climalteranti propone i seguenti 10 punti.

 

1) IL RISCALDAMENTO GLOBALE È INEQUIVOCABILE

climate change IPCC 2013 report

“Gli ultimi tre decenni sono stati i più caldi dal 1850, quando sono iniziate le misure termometriche a livello globale. L’ultimo decennio è stato il più caldo”.

“…il periodo 1983–2012  “probabilmente” è il trentennio più caldo degli ultimi 1400 anni (“confidenza media”).”

“Le tendenze su periodi brevi come gli ultimi 15 anni (1998-2012) sono statisticamente non significative. Il tasso di riscaldamento in questi anni (1998−2012) è 0.05°C/decennio, ed è minore di quello del periodo 1951−2012 che mostra un riscaldamento di 0.12°C/decennio . Le tendenze per dei periodi brevi (15 anni) dipendono molto da quando iniziano: ad esempio le tendenze per periodi di 15 anni partendo da 1995, 1996 e 1997 danno le seguenti stime: 0,13°C/decennio per 1995 – 2009, 0,14°C/decennio per 1996 – 2010,  0,07°C/decennio per 1997 – 2011.”

“E’ “virtualmente certo” che l’oceano superficiale (0–700 m) si è riscaldato durante gli ultimi decenni del 1971-2010.”

 

2) EVENTI ESTREMI PIU’ FREQUENTI

“Dal 1950 sono stati osservati cambiamenti negli eventi estremi meteorologici e climatici:

- a livello globale “molto probabilmente” il numero di giorni e notti fredde è diminuito e il numero di giorni e notte calde è aumentato;

- in alcune aree del pianeta la frequenza di ondate di calore “probabilmente” è aumentata in vaste aree dell’Europa, Asia e Australia;

- ci sono “probabilmente” più terre emerse con un aumento del numero di eventi di intensa precipitazione che con una diminuzione del loro numero.

 -in Europa e Nord America la frequenza o l’intensità di precipitazioni intense (o estreme) è “probabilmente” aumentata.”

 

3) LA FUSIONE DEI GHIACCI STA ACCELERANDO

“Le calotte glaciali in Groenlandia e Antartide hanno perso massa negli ultimi due decenni. I ghiacciai si sono ridotti quasi in tutto il pianeta e la diminuzione stagionale estiva della banchisa artica sta aumentando.

La calotta glaciale in Groenlandia ha perso massa in maniera più veloce negli ultimi anni: “molto probabilmente“ il tasso medio di diminuzione è aumentato da 34 Gt/anno nel 1992-2001 a 215 Gt/anno nel 2002-2011.”

 

4) L’AUMENTO DEL LIVELLO DEL MARE STA ACCELERANDO

“È “virtualmente certo” che il tasso di innalzamento del livello globale medio marino ha accelerato negli ultimi due secoli.

E’ “molto probabile” che il tasso medio di innalzamento del livello globale medio marino è stato di 1.7mm/anno nel periodo 1901-2010 e di 3.2mm/anno nel periodo 1993-2010”.

 

5) È CAUSATO DALLE ATTIVITA’ UMANE

E’ “estremamente probabile”  (al 95-100%) che più della metà dell’aumento osservato della temperatura superficiale dal 1951 al 2010 è stato provocato dall’effetto antropogenico sul clima (emissioni di gas-serra, aerosol e cambi di uso del suolo). Questo ha provocato il riscaldamento degli oceani, la fusione dei ghiacci e la riduzione della copertura nevosa, l’innalzamento del livello medio globale marino e ha modificato alcuni estremi climatici nella seconda metà del XX secolo (“confidenza alta”)”.

Le emissioni continue di gas ad effetto serra causeranno un ulteriore riscaldamento e cambiamenti in tutte le componenti del sistema climatico. Limitare il cambiamento climatico richiederà una sostanziale riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Le proiezioni per i prossimi decenni mostrano una entità dei cambiamenti notevolmente influenzata dalla scelta di scenario di emissioni.

 

6) LE MODIFICHE AL CLIMA GLOBALE DURERANNO PER SECOLI

Le emissioni di gas serra che continuano a crescere provocheranno ulteriore riscaldamento nel sistema climatico. Il riscaldamento causerà cambiamenti nella temperatura dell’aria, degli oceani, nel ciclo dell’acqua, nel livello dei mari, nella criosfera, in alcuni eventi estremi e nella acidificazione oceanica. Molti di questi cambiamenti persisteranno per molti secoli”.

 

7) DA 2 A 4 GRADI DI AUMENTO DELLE TEMPERATURE GLOBALI A FINE SECOLO

Il quinto rapporto propone 4 scenari di aumento delle temperatura media globali alla superficie alla fine di questo secolo (media 2081–2100). Lo scenario RCP2.6 prevede riduzioni pesantissime delle emissioni entro pochi decenni, mentre lo scenario RCP8.5 (simile al vecchio scenario A2) è uno scenario estremo che non prevede riduzioni. Gli scenari RCP4.5 e RCP 6.0 sono scenari intermedi.

Gli aumenti di temperature rispetto al periodo 1986–2005 saranno probabilmente nei seguenti range;

RCP2.6: 0.3°C-1.7°C ;  RCP4.5: 1.1°C-2.6°C;  RCP6.0: 1.4°C-3.1°C ; RCP8.5: 2.6°C-4.8°C.

Da notare che il periodo 1986–2005 a cui fanno riferimento questi numeri era già più caldo (circa 0.6 °C) rispetto al periodo preindustriale, per cui gli aumenti previsti delle temperature, rispetto ai periodi preindustriali, sono:

RCP2.6: 1°C–2.3°C ;  RCP4.5: 1.7°C-3.3°C;  RCP6.0: 2°C-3.7°C ; RCP8.5: 3.2°C-5.4°C.  

E ‘praticamente certo che ci saranno più frequenti estremi di temperatura (caldi e freddi) sulla maggior parte delle aree di terra e su scale temporali giornaliere e stagionali, all’aumentare delle temperature medie globali

E ‘molto probabile che le onde di calore si verificheranno con una frequenza più alta e una durata maggiore

 

8 )  DA 50 A 80 CM DI AUMENTO DEL LIVELLO DEL MARE A FINE SECOLO

climate change IPCC 2013 report

Il livello globale medio marino continuerà a crescere durante il XXI secolo e queste proiezioni sono considerate più adeguate dalla comunità scientifica rispetto a quelle presentate nell’AR4 perché riproducono meglio le osservazioni e includono la dinamica rapida di fusione delle calotte glaciali (ice-sheet rapid dynamical changes). L’innalzamento del livello medio globale marino per il 2100, rispetto al livello medio 1986-2005, sarà “probabilmente” nel range di:
RCP2.6: 0.26 – 0.55 m ; RCP4.5: 0.32 – 0.63 m  ; RCP6.0: 0.33 – 0.63 m; RCP8.5: 0.45 – 0.82 m

Questo innalzamento si aggiunge a quello di 15 cm già registrato nel periodo 1986-2005, per cui l’innalzamento complessivo a fine secolo è previsto in

RCP2.6: 0.41 – 0.69 m ; RCP4.5: 0.47 – 0.78 m  ; RCP6.0: 0.48 – 0.78 m; RCP8.5: 0.60 – 0.97 m

 

9) I GHIACCI CONTINUERANNO A FONDERE

L’estensione annuale dei ghiacci artici sarà soggetta a diminuzione nel corso del secolo secondo tutti gli scenari, e solo secondo gli scenari più estremi (RCP 8.5) sarà possibile una situazione di completo fusione stagionale del ghiaccio Artico a fine estate entro la metà del secolo.

Entro la fine del secolo, è verosimilmente da attendere una forte diminuzione delle coperture glaciali a scala globale (-15% fino a -55%), escluso l’Antartide.

Vi è una ragionevole certezza che la copertura nivale stagionale nell’emisfero nord decresca sensibilmente (da -7% fino a -25%) entro fine secolo.

E’ assai probabile che le aree soggette a permafrost superficiale (fino a 3.5 m di profondità) presenti alle latitudini intermedie ed elevate si ridurranno (da -37 % fino a -81%) con l’aumento delle temperature atteso.  

 

10) PRECIPITAZIONI PIU’ INTENSE

Nell’arco del secolo il cambiamento climatico influenzerà in maniera crescente il ciclo dell’acqua a scala globale, sebbene con alcune differenze a scala regionale

Le zone equatoriali ed alle alte latitudini vedranno probabilmente una crescita delle precipitazioni, con intensificarsi dei fenomeni estremi e susseguenti piene, mentre le zone tropicali aride andranno verosimilmente incontro a precipitazioni sempre minori.

Le aree soggette a precipitazioni di matrice monsonica verosimilmente incrementeranno e si verificherà un allungamento della stagione monsonica, con eventi intensi più frequenti.

 

 

Testo di Sergio Castellari, Stefano Caserini, Daniele Bocchiola e Carlo Cacciamani

 

Per informazioni: Sergio Castellari, Focal Point IPCC per l’Italia,

email: sergiopuntocastellarichiocciolinabopuntoingvpuntoit

29 responses so far

29 Responses to “Le 10 conferme del Quinto Rapporto IPCC”

  1. Vincenzoon set 27th 2013 at 21:41

    Ottima sintesi come al solito. Se volete la mia sintesi ancora più sintetica:
    ….’mo so’ ..azzi amari

  2. Riccardo Reitanoon set 28th 2013 at 01:01

    Vincenzo
    immagino che la tua sintesi sia stata la stessa 6 anni fa per il precedente rapporto :)

  3. Vincenzoon set 28th 2013 at 11:39

    @ Reitano
    beh, non proprio, 6 anni fa ne sapevo molto meno

    Avete visto che vi hanno ripreso dal Corriere.it?
    http://www.corriere.it/ambiente/13_settembre_27/rapporto-clima-dieci-conferme_86f9c068-27a4-11e3-94f0-92fd020945d8.shtml

    pero’ non hanno messo un link diretto, non si fa cosi’…

  4. Robertoon set 28th 2013 at 14:47

    altro che IPCC, questi sono i profeti del nuovo millennio! :)

    http://www.ilgiornale.it/news/interni/cos-sono-passato-eretico-profetail-commento-2-954020.html

  5. Guidoon set 29th 2013 at 08:54

    Mi sembra che non ci siano dubbi: La crescita economica-demografica è una terribile patologia della Terra. Le probabilità di andare avanti così sono quasi zero. Auguri!

  6. alex1on set 29th 2013 at 10:21

    si i profeti di sventura.. intanto i fatti contraddicono tutto..

    come già ho fatto notare.. gli uragani quest’anno.. mancano all’appello..

    http://www.weather.com/news/weather-hurricanes/hurricane-season-2013-major-hurricanes-20130926

  7. Riccardo Reitanoon set 29th 2013 at 18:49

    alex1
    non i fatti, al plurale, ma un fatto (per te) contraddice tutto.

  8. Weissbachon set 29th 2013 at 22:27

    Ma il rapporto è in inglese!
    Chi lo leggerà mai, tra i politici italiani?

  9. homoereticuson set 30th 2013 at 11:11

    Quasi finito di leggere il summary (che, fondalmentalmente, non aggiunge, almeno per il profano, molto altro a quanto si sapeva dai precedenti assesments).
    A parte la sensazione di impotenza e la preoccupazione crescente per l’inevitabile deriva climatica resta, ancora più forte, l’amarezza per le “anticipazioni” e le “indiscrezioni” sollecitamente riferiteci nei giorni scorsi da importanti fonti di (dis)informazione.
    Non vi è nulla, nel summary, che confermi tali indiscrezioni, nè nei nei contenuti, nè, men che meno, nei toni, che sono quelli di un asciutto testo tecnico scientifico, che si esprime con cifre e grafici.

  10. oca sapienson set 30th 2013 at 14:22

    @alex1
    Al suo link, c’è scritto che gli uragani sono stati 9.

  11. alex1on ott 1st 2013 at 19:25

    @ oca

    al posto di minimo una 30ina. un pò pochi no>? o ancora dobbiamo assistere al mantra: “gli uragani sono aumentati, quindi tutto si riscalda?” sono aumentati??

  12. Sebaon ott 2nd 2013 at 09:31

    per quanto riguarda l’accumulated cyclone energy (ACE) siamo a 24, cioé -71% rispetto al valore medio fino a oggi di 83 (il quinto valore minore dal 1950 sull’atlantico settentrionale)..
    http://models.weatherbell.com/tropical.php
    pero’ stiamo parlando di un anno…”una rondine non fa primavera”

  13. stephon ott 2nd 2013 at 09:44

    @alex1
    una 30ina? Perché?

    Le tempeste tropicali sono uno degli elementi dalla cui osservazione non è possibile stimare alcun trend. L’unica cosa che è possibile osservare è un aumento dell’intensità delle tempeste tropicali più forti nell’Atlantico. Questo ci dice, in estrema sintesi, l’AR5.

  14. Salvatoreon ott 2nd 2013 at 10:55

    i dati del 5° rapporto sui cambiamenti climatici dell’IPCC sono molto chiari… sinceramente non capisco proprio come ci sia ancora gente che non creda al riscaldamento globale: in fin dei conti basta guardare le immagini satellitari della calotta polare rispetto a qualche decennio fa…

  15. stephon ott 2nd 2013 at 11:46

    In questa immagine c’è un po’ l’essenziale e ciò che realmente conta.

  16. Riccardo Reitanoon ott 2nd 2013 at 15:39

    Non mi è chiaro cosa alex1 intende per mantra sugli uragani che sono aumentati visto che, com’è costume fra i negazionisti, si è limitato ad un’affermazione generica ed a considerare un singolo anno di comodo. Mi limito a riportare le conclusioni dell’AR5, cap. 2, sezione 2.6.3:

    “In summary, this assessment does not revise the SREX conclusion of low confidence that any reported longterm (centennial) increases in tropical cyclone activity are robust, after accounting for past changes in observing capabilities. More recent assessments indicate that it is unlikely that annual numbers of tropical storms, hurricanes and major hurricanes counts have increased over the past 100 years in the North Atlantic basin. Evidence however is for a virtually certain increase in the frequency and intensity of the strongest tropical cyclones since the 1970s in that region.”

    lo SREX citato è quello sugli eventi estremi

  17. Gianfrancoon ott 3rd 2013 at 15:20

    L’SPM (capitoli B.5 e E.7) menziona l’acidificazione dei mari, ripreso brevemente dalla comunicazione di Castellari. Le figure SPM.4b, SPM.7c e SPM.8d illustrano efficacemente il fenomeno.
    Mi sarebbe piaciuto vedere anche questo undicesimo punto in aggiunta a quelli proposti da Climalteranti in una sintesi peraltro ottima.
    Mi stupisce un po’ che i media tendano a sottovalutare il problema dell’acidificazione dei mari causata dal CO2 antropogenico nell’atmosfera, che colpisce anche il nostro Mediterraneo sia pure in misura minore dei mari più freddi. Ad esempio Cianciullo e Ricci su Repubblica vi dedicano solo un fuggevolissimo accenno.
    Forse si ritiene di scarsa importanza che alcuni animaletti marini trovino maggiori difficoltà a formare i loro gusci e scheletri in acque meno alcaline.
    Però questi animaletti stanno proprio all’inizio della catena alimentare: noi umani che stiamo all’altro capo della catena dovremmo invece preoccuparci eccome.

  18. Diegoon ott 3rd 2013 at 15:36

    @Gianfranco
    Ha ragione: dovremmo preoccuparci.

    http://www.theguardian.com/environment/2013/oct/03/ocean-acidification-carbon-dioxide-emissions-levels

    Perché oltre all’acidificazione, ci sono anche inquinamento e sovrasfruttamento. Il solito (tragico) scenario multifattoriale, che persone come Alex1 si guardano bene dal prendere in considerazione.

  19. Riccardo Reitanoon ott 3rd 2013 at 20:22

    Per rincarare la dose, va anche detto che il processo è praticamente irreversibile e che rende improponibile qualunque ipotesi di geoingegneria che non contempli un controllo della CO2 atmosferica.

  20. [...] anche nel territorio emiliano romagnolo e di cui già avevamo parlato. Guardando al futuro l’IPCC conferma, fra l’altro,  che, senza azioni, avremo a che fare con un riscaldamento fino a 4°C, un ulteriore innalzamento del [...]

  21. [...] una sintesi dettagliata: del resto, altri lo hanno già fatto molto bene (vedi ad esempio qui e qui). Io ne dirò brevemente nel prossimo numero di Le Scienze in edicola a [...]

  22. Paolo Gabriellion ott 12th 2013 at 14:04

    ….. IPCC report 2001, IPCC 2007, IPCC 2013, 19, 25, 31….. giusto? Un lavoro immenso che prende gran parte del tempo tra un rapporto e il successivo. E quando un rapporto e’ pubblicato, quasi quasi e’ gia’ datato….

    Mi chiedo se 1) sia il modo di realizzare il rapporto 2) sia il modo di esprimere il contenuto possano essere al passo coi tempi e se soprattutto possano risultare in qualche cosa di massimamente UTILE.

    Modo di realizzazione: non sarebbe meglio realizzare un rapporto online, una specie di Wiki-live-report dove il gruppo di climatologi IPCC realizza proposte, revisioni ed aggiornamenti in tempo piu’-reale?

    Utilita’: ma siamo sicuri che anche un rapporto (sempre piu’ tecnico) come quello per policymakers sia minimamente digeribile per i leaders politici e utile per far capire quali siano le novita’ e soprattutto le possibili conseguenze?

  23. homoereticuson ott 13th 2013 at 07:50

    Gabrielli scrive:
    “Utilita’: ma siamo sicuri che anche un rapporto (sempre piu’ tecnico) come quello per policymakers sia minimamente digeribile per i leaders politici e utile per far capire quali siano le novita’ e soprattutto le possibili conseguenze?”

    Mi sembra che la perplessità sollevata da Gabrielli sia fortemente fondata. Senza scomodare le “Iene”, non oso immaginare quanto possa capire un polico italiano dell’SPM… tanto per cominciare è in inglese… meno male che almeno adesso in Senato c’è Rubbia.

  24. Stefano Caserinion ott 13th 2013 at 18:41

    @ Paolo
    mah, si può sempre fare meglio, in particolare sulla comunicazione, ma non mi convincono le proposte.
    Con un raporto wiki si porrebbe il problema della continua revisione, ossia l’impegno non sarebbe – sì gravoso – ma limitato nel tempo;
    I rapporti IPCC hanno anche una funzione formale di supporto ai lavori UNFCCC. Se non riescono a smuovere le azioni politiche, non penso sia una carenza della formula dei rapporti, la causa è più prodonda a mio parere.
    Ciao

  25. Paolo Gabriellion ott 14th 2013 at 03:04

    @Stefano
    Il “problema” della continua revisione potrebbe essere invece la “soluzione” per un continuo aggiornamento del rapporto IPCC.

    Non ho scritto che il rapporto IPCC, cosi’ come e’, sia la causa della mancanza di azioni politiche. Dico solo che cosi’ come e’ il rapporto non arriva; ed infatti il post qui sopra, in qualche modo, si propone come “mediatore culturale”.

  26. [...] l’IPCC analizza, commenta e riassume tutte le posizioni espresse su riviste scientifiche e assimil…, singoli esperti, basandosi sulla loro storia, possono proporre scenari che ritengono a loro avviso [...]

  27. Mr.Hydeon nov 2nd 2013 at 15:36

    Alex pero’ ….
    http://www.meteogiornale.it/notizia/29835-1-giappone-ottobre-da-record-ben-5-tifoni-nel-2013-sono-stati-27
    questa notizia secondo voi è attendibile? :)
    Grazie per le risposte
    Francy

  28. [...] “Il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile,” si legge nel Rapporto, “e dal 1950 molti dei cambiamenti osservati non hanno precedenti in decine di migliaia di anni”. [...]

  29. [...] “Il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile,” si legge nel Rapporto, “e dal 1950 molti dei cambiamenti osservati non hanno precedenti in decine di migliaia di anni”. [...]

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