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Negoziati sul clima: arrivano i primi impegni in vista della COP21 di Parigi

Unione Europea, Stati Uniti, Russia, Norvegia, Svizzera e Messico sono riusciti a rispettare la prima scadenza del 31 marzo per presentare i propri obiettivi nazionali volontari. Ed è arrivata anche la submission da parte del primo paese africano: il Gabon.

 

Continua il percorso negoziale dei paesi verso la COP21 di Parigi, conferenza della Convenzione Quadro ONU sui cambiamenti climatici (UNFCCC) che il prossimo dicembre avrà il compito di approvare un secondo accordo globale per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti.

Come stabilito lo scorso dicembre alla COP20 di Lima, il 31 marzo era il primo termine (“per i paesi in grado di rispettarlo”) per presentare il proprio INDC (Intended Nationally Determined Contribution), ovvero quel pacchetto di misure che tutti (o quasi) i paesi intendono avanzare nel corso del summit di Parigi per il periodo 2020-2030, subentrando dunque a quelle del secondo periodo d’impegno del Protocollo di Kyoto.

Qui sotto riportiamo gli impegni di riduzione delle emissioni contenuti nei primi 7 INDCs, presentati da 34 delle 195 Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (l’Unione Europea ha trasmesso i suoi impegni a nome di 28 Stati Membri), commentando alcuni dettagli su alcuni aspetti delicati, l’inclusione o meno negli obiettivi del settore dell’uso del suolo e delle foreste (LULUCF, in sostanza gli assorbimenti di CO2 delle foreste), e l’utilizzo di crediti del mercato del carbonio.

 

UNIONE EUROPEA
Riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 40% nel periodo 2021-2030, rispetto ai livelli del 1990, da raggiungere in maniera congiunta fra gli Stati Membri. Il settore relativo all’uso del suolo e delle foreste (LULUCF) sarà incluso per raggiungere l’obiettivo, in modalità da definire quando si raggiungeranno le condizioni tecniche (una proposta legislativa in merito sarà fatta a inizio 2016). Considerando che la CO2 assorbita dalle foreste sarà verosimilmente conteggiata come differenza rispetto ad un “business-as-usualreference level” (cioè proiezioni di assenza di interventi aggiuntivi), si può stimare che i “crediti” dal settore LULUCF per l’UE potrebbero oscillare tra l’1 e il 3% rispetto alle emissioni del 1990. Tuttavia, i crediti potrebbero essere più importanti per specifici Paesi, e per questo le modalità di inclusione di questo settore nei target Europei rimane un tema controverso.
Il sistema di crediti internazionali di carbonio non sarà utilizzato dall’UE per raggiungere l’obiettivo, salvo in considerazione di un ampliamento dell’obiettivo oltre il 40%.

STATI UNITI
Riduzione delle emissioni di gas serra del 26-28% entro il 2025, rispetto ai livelli del 2005, garantendo il massimo sforzo possibile per raggiungere il 28%. Tutti i settori legati alle emissioni saranno utilizzati per raggiungere questo obiettivo, inclusi quelli relativi all’uso del suolo e delle foreste (LULUCF). L’assorbimento di CO2 da parte delle foreste è rilevante per gli Stati Uniti, e l’incertezza delle proiezioni in questo settore si potrebbe ripercuotere sul raggiungimento degli obiettivi. Secondo le proiezioni incluse nel Biennial Report deli USA, e considerando le modalità di conteggio del LULUCF indicate nell’INDC (differenza tra assorbimenti di CO2 nel 2025 e quelli del 2005), questo settore potrebbe rappresentare un “debito” pari a circa l’1- 6% delle emissioni del 2005. In altre parole, l’inclusione di questo settore potrebbe rendere l’obiettivo di riduzione più ambizioso per gli altri settori. Si può assumere che il’intervallo di riduzione fornito dagli USA (meno 26-28% rispetto al 2005) rifletta soprattutto le incertezze relative al LULUCF.
Allo stato attuale, gli Stati Uniti non intendono utilizzare i crediti internazionali per raggiungere i propri target.

RUSSIA
Riduzione delle emissioni del 25-30% nel periodo 2020-2030, rispetto ai livelli del 1990. L’obiettivo verrà raggiunto con il coinvolgimento di tutti i settori relativi alle emissioni, incluso il LULUCF. L’assorbimento di CO2 delle foreste russe è molto importante: sulla base di quanto indicato nell’INDC, il target è “subject to the maximum possible account of absorbing capacity of forests”, cioè la Russia intende conteggiare tutta la CO2 assorbita dalle foreste nel 2030; sulla base delle proiezioni disponibili nel Biennial Report, il settore LULUCF potrebbe contribuire da solo ad una riduzione del 10-15% rispetto al 1990.
Escluso invece l’utilizzo a crediti dai meccanismi internazionali.

La conferma dell’obiettivo, tuttavia, dipenderà dalle decisioni prese in ambito negoziale nel corso del 2015 ed in base agli INDCs presentati dagli altri grandi paesi emettitori.

NORVEGIA
Riduzione delle emissioni di almeno il 40% nel periodo 2021-2030, rispetto ai livelli del 1990. La Norvegia intende raggiungere questo obiettivo in maniera collettiva con l’Unione Europea, senza l’uso dei crediti del mercato internazionale; qualora non si raggiungesse un accordo, tuttavia, essa presenterà il proprio obiettivo individualmente, mantenendo inalterato il proprio livello di ambizione, facendo però ricorso ai crediti internazionali. Tutti i settori di emissioni saranno coinvolti, incluso il LULUCF. Questo settore è molto rilevante per la Norvegia (si prevede che nel 2030 l’assorbimento di CO2 compenserà oltre il 40% delle loro emissioni totali) ma le regole di conteggio non influenzeranno il – 40% promesso per gli altri settori. In altre parole, se la CO2 assorbita dal LULUCF nel 2030 sarà conteggiata come differenza rispetto al 1990, tale differenza dovrebbe essere aggiunta al target di riduzione (che cosi passerebbe da – 40% a – 60% circa); se il conteggio sarà fatto come differenza rispetto ad un “business-as-usualreference level” (come la UE), allora il target rimarrà pari al 40%.

SVIZZERA
Impegno a ridurre le proprie emissioni di gas serra del 50% nel periodo 2021-2030, rispetto ai livelli del 1990. Nel 2025, si prevede il raggiungimento di un target intermedio del -35%. I crediti derivanti dal mercato internazionale saranno utilizzati per il raggiungimento dell’obiettivo. Il settore LULUCF sarà incluso; dato che le foreste dovrebbero essere conteggiate come differenza rispetto ad un “business-as-usualreference level” (come la UE), l’impatto del LULUCF sul target complessivo di riduzione sarà probabilmente abbastanza modesto. L’intero INDC è soggetto ad approvazione da parte del Parlamento.

MESSICO
Riduzione incondizionata delle emissioni di gas serra del 22% entro il 2030, rispetto ad uno scenario BAU (“Business As Usual”) con inizio nel 2013. Il target potrebbe crescere fino ad un 36% qualora venissero raggiunti, a livello internazionale, accordi su specifiche tematiche legate al prezzo del carbone, all’accesso a risorse finanziarie ed al grado di trasferimento tecnologico. Tutti i settori sono inclusi, anche il LULUCF.

È compreso nell’INDC anche l’adattamento, con l’obiettivo di incrementare la capacità adattativa di almeno il 50% nelle comunità attualmente classificate come “più vulnerabili”.

GABON
Riduzione delle emissioni di gas serra del 50% nel periodo 2010-2025, rispetto ad uno scenario BAU con inizio nel 2000. Si utilizzeranno vari settori, incluso il LULUFC, ma non si farà uso di crediti internazionali. L’INDC include delle sezioni relative all’adattamento ed alla finanza, con la prospettiva di realizzare un fondo per finanziare misure di mitigazione ed adattamento finanziabile tramite risorse pubbliche nazionali, risorse private, risorse pubbliche internazionali e da mercati nazionali.

Ridotte ormai al minimo (perlomeno allo stato attuale)le speranze di vedere impegni da parte di Canada, Australia e Nuova Zelanda, non resta che attendere le proposte delle altre grandi economie, su tutte Cina, India, Giappone, Brasile e Sud Africa.

Mentre gli impegni di EU e USA sono stati sostanzialmente in linea con quanto annunciato in precedenti occasioni, l’impegno della Russia non era scontato. L’impegno di una riduzione delle emissioni del 25-30% rispetto al 1990 è inadeguato se si considera che ad oggi le emissioni della Russia sono già ridotte di quasi il 25% rispetto al 1990. Inoltre, le foreste potrebbero da sole (senza interventi aggiuntivi) contribuire con un 10-15%, rendendo l’impegno di riduzione negli altri settori ancora meno ambizioso. Va precisato che le incertezze dell’assorbimento di CO2 dalle foreste sono elevate, maggiori di quelle legate alle emissioni dai combustibili fossili; inoltre le foreste possono certo contribuire ad assorbire CO2, ma è un tipo di stoccaggio non permanente: gli incendi possono portare alla riemissione in atmosfera di quantità ingenti di carbonio, in poco tempo, vanificando accumuli di anni. E gli incendi sono favoriti dalle alte temperature, come in Russia è stato evidente nell’estate del 2010. Complessivamente, comunque, l’impegno della Russia potrebbe apparire non trascurabile se si considera che le emissioni, dopo il crollo successivo al 1989, sono attualmente in aumento, e che l’oligarchia al potere ha non pochi benefici dall’estrazione e dalla vendita dei combustibili fossili. Inoltre va ricordato che questi INDC sono comunque per ora solo offerte, e non impegni vincolanti, e quindi non è detto che questi impegni – seppur timidi – della Russia siano un vero segnale di un’inversione di tendenza nelle politiche energetiche del paese.

 

Testo di Federico Brocchieri, Stefano Caserini e Giacomo Grassi

4 responses so far

4 Responses to “Negoziati sul clima: arrivano i primi impegni in vista della COP21 di Parigi”

  1. Riccardo Reitanoon Apr 4th 2015 at 15:45

    Anche se è chiaro che nel “grande disegno” è irrilevante, vorrei evidenziare la posizione del Gabon, paese relativamente “ricco” (intorno 59° posto come GDP per capita) ma di certo non quello che chiameremmo un paese sviluppato.
    Innanzi tutto, è stato l’unico paese in via di sviluppo a presentare il piano rispettando la scadenza. Inoltre, è l’unico che l’ha presentato accompagnato da un’analisi abbastanza dettagliata della situazione del Paese e delle prospettive.
    Nel merito, ci sono due punti interessanti. Primo, il riferimento alle riduzione rispetto allo scenario BAU indica la volontà di proseguire con il necessario sviluppo del Paese ma senza sacrificare la sostenibilità. Si può fare o, quanto meno, dichiarano di volerci provare. Secondo, come politiche per il raggiungimento dell’obiettivo citano lo stop alla deforastazione, fonte rilevante di CO2 ed evidentemente presente fino ad oggi e nello scenario BAU, e l’espansione dell’idroelettrico.
    Entrambi questi aspetti mettono in luce la necessità che ogni Paese adatti l’idea di sviluppo e sostenibilità alla sua peculiare condizione e che è possibile, sia pur con qualche sacrificio e magari con qualche aiuto, perseguire queste politiche anche in paesi dalle dsponibilità economiche limitate. Non è un affare per ricchi, interessa tutti e ognuno deve fare la sua parte.

  2. […] energetico e dall’introduzione di una carbon tax sui combustibili fossili”. E gli altri? In questo link si offre il punto dettagliato sui tagli alle emissioni che finora sono stati messi in campo. […]

  3. albertoon Mag 11th 2015 at 09:10

    E mentre alcune Nazioni enunciano i loro buoni propositi sulle potenziali riduzioni delle emissioni di gas serra in un futuro più o meno prossimo
    zitto-zitto-cacchio-cacchio il CO2 aumenta imperterrito la sua concentrazione nell’ atmosfera.
    Se mai si segnala per il 2015 una lieve accelerazione sul trend complessivo, in costante salita al di là delle oscillazioni annuali.
    https://twitter.com/NOAA/status/595979681205194753

  4. […] primi 7 paesi (Unione Europea, Stati Uniti, Russia, Norvegia, Svizzera, Messico e Gabon, si veda questo precedente post), e quelli successivi di Canada, Marocco, Etiopia, Serbia, Islanda e Corea del Sud, il 30 giugno è […]