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Gli amici della serra

Un’associazione che si autodefinisce ambientalista continua a proporre tesi tendenziose e strampalate che mettono in discussione i risultati della scienza del clima.

Fanno ormai quasi tenerezza i tentativi, fortunatamente sempre più rari, di chi cerca di mettere in discussione i capisaldi della scienza del clima, e la serietà del lavoro degli scienziati che lavorano ai rapporti IPCC. Se non sorprende leggere questi argomenti su quotidiani come Il Giornale o Il Foglio, stupisce leggerli sul notiziario di un’associazione che si chiama “Amici della Terra” e si definisce ambientalista*.

Negli ultimi anni su L’Astrolabio sono stati proposti molti interventi finalizzati a mettere in discussione la scienza del clima, e le conseguenti preoccupazioni. Con argomenti deboli se non infondati, alla faccia della pretesa di mantenere un “alto standard scientifico-tecnico” o addirittura di essere portavoce di un ambientalismo intelligente” che utilizza un “approccio razionale”, e che ha la capacità di “smontare suggestioni e falsi miti.

Alcuni esempi possono mostrare che di intelligente e di razionale in molti interventi sul cambiamento climatico su L’Astrolabio c’è poco.

Nell’ottobre del 2013 un post di Leonello Serva e Cettina Amari, intitolato Il clima è mobile rivolgeva diverse critiche poco informate al 5° Rapporto IPCC, sostenendo che aveva ridimensionato il fenomeno del riscaldamento globale: “Si tratta di un ridimensionamento graduale e notevole dei valori precedenti, che dovrebbe ridimensionare, ovviamente, anche gli allarmi, dato che il livello di 2°C viene in genere considerato come la soglia minima dal punto di vista dell’effetto, con conseguenze negative al di sopra di tale valore e addirittura effetti positivi al  di sotto (miglioramento delle rese agricole, della forestazione, ecc.)”. La pubblicazione di grafici farlocchi (si veda questo a fianco) sulle temperature degli ultimi millenni portava a scrivere che “L’impressione è che alcuni degli aspetti scientifici del riscaldamento possano essere rimessi in discussione”.

In realtà si trattava di una panzana messa in giro già prima dell’uscita del 5° Rapporto IPCC, e come si può leggere nei commenti a quel post gli autori non sapevano di cosa parlavano, usavano numeri a caso e citavano a supporto un giornalista disinformato quanto loro.

Stesso obiettivo, spargere dubbi sul lavoro dell’IPCC, era quello del post scritto nel novembre 2014 da Francesco Mauro, in cui venivano proposte una serie di domande partendo da affermazioni del Sommario per i decisori politici del primo volume del 5° rapporto IPCC, ironizzando che “Ci piacerebbero delle risposte, magari nel 6^ IPCC”.  Eppure le risposte erano già presenti nelle 1000 pagine del rapporto vero e proprio, i cui capitoli erano richiamati costantemente nel Sommario. Un rapporto che tutti possono leggere, senza bisogno di aspettare il rapporto successivo. Ma forse da chi scrive frasi come “è possibile che ci sia anche un aumento della CO2, forse anche antropogenica”, non c’è da aspettarsi che si legga un rapporto dell’IPCC.

Nel Novembre 2015, Nino di Franco dell’Enea si è prodotto in un pastone filosofeggiante, intitolato “Dialogo su Popper ed il Riscaldamento Globale”, costruito come un contraddittorio, a tratti anche interessante ma contenente molte affermazioni palesemente poco sensate, come la conclusione “È proprio perché non si può ipotizzare l’esperimento falsificatore, che la teoria del cambiamento climatico antropogenico non può per ora aspirare allo status di ‘scientificità’ ”.

Questo dalla mancanza dell’esperimento falsificatore, un argomento ampiamente usato da Zichichi, può essere usato solo da chi non sa cosa sia la modellistica del clima, o in generale una scienza complessa. Con il metro de L’Astrolabio, non potendoci essere un esperimento falsificatore per la teoria dell’evoluzione, anche questa non sarebbe scientifica…

Ultimo esempio è quello del post di Gianluca Alimonti dell’Università degli Studi di Milano, “Eppur si Scalda”, presentato con un sottotitolo che si conclude con “I risultati della ricerca mettono in discussione le proiezioni dei modelli climatici utilizzati finora dall’IPCC.”

L’origine della tesi di Alimonti è un articolo pubblicato recentemente su Nature, “Ion-induced nucleation of pure biogenic particles”, uno dei risultati del progetto CLOUD, che da anni studia il legame fra la radiazione cosmica e la formazione di nubi. Secondo Alimonti, “i risultati di questo studio mettono in discussione parte dei risultati ottenuti dalla scienza del clima e possono ridimensionare l’influenza antropica sui cambiamenti climatici”.

La tesi di Alimonti è che siccome questo articolo porterebbe a ridurre il forzante radiativo raffreddante dato dalle nubi, questo comporterebbe che il forzante radiativo dal 1750 ad oggi sarebbe da rivedere al rialzo (in quanto la parte negativa stimata in precedenza sarebbe minore); di conseguenza, sarebbe da rivedere al ribasso il valore della sensibilità climatica, quindi le proiezioni dei modelli climatici porterebbero a valori più bassi, tali da tranquillizzarci. Conclusione di Alimonti: “le proiezioni dei modelli climatici devono essere riviste al ribasso: questo può forse concorrere a ridurre il gap tra i modelli e le temperature oggi osservate e, forse più importante, a tranquillizzarci sulle previsioni sulla futura crescita della temperatura”.

Quello di Alimonti non è altro che un wishful thinking, dovuto ad un mix di ingenuità e presunzione.

L’ingenuità è quella di pensare che un singolo articolo scientifico possa mettere in discussione un risultato centrale della scienza del clima, senza immaginare l’esistenza di centinaia di articoli scientifici che valutano la performance dei modelli, o stimano la sensitività climatica, partendo da tanti tipi di dati diversi (un’occhiata alle 90 pagine e ai più di 600 riferimenti bibliografici del capitolo Evaluation of Climate Models del Quinto Rapporto IPCC potrebbe servire).

La presunzione sta nel pensare di poter spiegare tutto con una singola equazione, e di saperla più lunga di chi con i modelli ci lavora, e che considera l’esperimento CLOUD solo come uno di tanti risultati utili per migliorare i modelli stessi. Perché le tesi di Alimonti, che l’articolo potrebbe “ridimensionare l’influenza antropica sui cambiamenti climatici” o le proiezioni delle temperature, nell’articolo pubblicato su Nature non c’è. Anzi, come si può leggere in questo commento sempre su Nature, secondo il primo autore dell’articolo è presto per vedere se ci saranno conseguenze in pratica sulle proiezioni dei modelli, perché ci sono molti fattori che entrano in gioco in queste proiezioni: “ci sono molte incertezze, e questa è solo una”. Sempre nello stesso commento si può leggere come secondo un esperto modellista del clima è probabile che le proiezioni dei modelli saranno le stesse.

Questi esempi hanno una caratteristica comune: gli autori sono persone che vivono e lavorano in diverso modo nell’ambito tecnico-scientifico, ma sono al di fuori delle scienze del clima: eppure mettono in discussione una teoria verificata e comprovata da innumerevoli studi, mettendola sullo stesso piano di un dubbio, una perplessità che non approfondiscono scientificamente. Ed è un atteggiamento antiscientifico quello di negare alle scienze del clima la stessa complessità epistemologica che essi attribuiscono alle loro discipline.

In conclusione, da questi esempi si deduce anche che gli Amici della Terra hanno una gran voglia di poter dimostrare che la scienza del clima sta sbagliando e che in futuro dovremo preoccuparci di meno dell’aumento delle temperature del pianeta. Purtroppo, dovranno attendere molto a lungo. Nel frattempo, sarebbe utile che iniziassero a domandarsi quanto questo abbia a che fare con l’intelligenza, la razionalità o l’ambientalismo.

 

Testo di Stefano Caserini, con contributi di Gianluca Lentini e Valentino Piana.

* Va segnalato che dopo 36 anni di appartenenza, nel novembre 2013 gli Amici della Terra/Friends of the Earth Italy sono stati espulsi da Friend of the Earth International.

24 responses so far

24 Responses to “Gli amici della serra”

  1. Vincenzoon Lug 7th 2016 at 06:42

    Alimonti scrive anche <>
    anche questo del gap fra modelli e osservazioni è contestabile… mi sa che è rimasto fermo a 3 anni fa… qualcuno gli faccia vedere i dati del 2015 e 2016 please

  2. Vincenzoon Lug 7th 2016 at 06:43

    è saltata la parte tra virgolette, era:
    le proiezioni dei modelli climatici devono essere riviste al ribasso: questo può forse concorrere a ridurre il gap tra i modelli e le temperature oggi osservate

  3. Stefano Caserinion Lug 7th 2016 at 11:02

    @ Vincenzo anche questo del gap fra modelli e osservazioni è contestabile…

    certo… ce ne occuperemo in un prossimo post

  4. luigi bignamion Lug 8th 2016 at 06:53

    Gentilissimi, permettetemi con tutta l’umiltà di entrare in questo dibattito. Non sono uno scienziato, sono solo un semplice giornalista scientifico che tutti i giorni legge tutto ciò che viene scritto sul clima dalle più diverse fonti.
    Leggo, dunque, anche il vostro sito.
    Vedo la vostra difesa accanita verso i modelli che voi e molti altri enti realizzate e sostenere a piena voce. Bene. Non essendo un esperto di modellistica non posso controbattere per dire se sono corretti oppure no. Ma… permettetemi diversi ma. I modelli dell’IPCC e molti altri avevano affermato:
    1) un aumento di uragano forza 4/5 dal 1995 in poi. Nulla si è verificato
    2) un aumento dei tornado sugli Stati Uniti. Nulla si è verificato
    (qui non metto i link perché non si possono mettere, ma sono pronto a darvi i dati NOAA a tal proposito)
    3) un aumento del metano in atmosfera. Non si è verificato(questo ve lo metto: https://wattsupwiththat.files.wordpress.com/2012/12/ipcc_ar5_draft_fig1-7_methane.png)
    4) un aumento della temperatura continua ed vigorosa. Nonostante i ritocchi del NOAA la temperatura terrestre non è aumentata come da modelli. E non dite che il 2015/16 sono anni che confermano il trend, sapete voi meglio di me che tutto è dipeso dal El Nino e che ora le temperature sono in forte discesa. E non dite neppure che piccole oscillazioni climatiche rientrano nella fluttuabilità degli eventi naturali, perché 20 anni (quasi) di piattume di temperature su 100 anni della durata di modelli non sono “piccole variazioni”, sono lunghi periodi non previsti dai modelli
    5) Dopo quanto successo nel 2003 si disse che le ondate di calore estive ci avrebbero travolte. Non è così
    6) Ora si scopre che le temperature e le piovosità estive dipendono molto più dalle tempeste oceaniche e dalla loro posizione più che dall’aumento della temperatura terrestre (notizia Nature di ieri, penso la conosciate)
    7) Una grande parte dei ghiacci della Groenlandia – si è scoperto recentemente – si liquefa non per il clima ma per l’hot spot che c’è sotto l’Islanda. E questo non era stato immesso nei modelli
    8) Erano stati previsti incendi a non finire. Non ci sono stati. I grandi incendi canadesi e siberiani sono legati al metodo errato di difendere le foreste e non all’aumento della temperatura
    E potrei andare avanti ancora. Tutto questo è realtà e non idee sbagliate come dicono i modellisti. Questi sono dati inconfutabili.
    Ecco perché c’è poca fiducia nei modelli e nelle previsioni dei modelli. Ecco perché si diventa super scettici. Secondo me c’è pochissima umiltà da parte dei modellisti del clima che mai e dico mai ho sentito loro dire che hanno sbagliato.
    E’ come il il tempo meteorologico: da tempo seguo le previsioni meteo per confrontarle con la realtà. Nonostante che i vari centri meteorologici sostengono che le loro previsioni sono corrette al 95% alle 24 ore, bene, non è così. E anche qui ci si basa su modelli…
    Termino, spero che accettiate quanto sopra non come qualcosa che dice che il global warming non esiste, ci mancherebbe, ma che accettiate i molti errori che sono ancora insiti nei modelli eche prima di arrivare a conclusioni “certe e sicure”ci sia sempre un atto di umiltà nel dire: “forse….”
    Luigi

  5. Stefano Caserinion Lug 8th 2016 at 09:05

    Caro Luigi,
    la ringrazio per le domande che ci ha rivolto, ma per poterle rispondere avremmo bisogno di maggiori dettagli.
    Ossia, ci può indicare dove “I modelli dell’IPCC” avevano affermato le cose che ha scritto?
    Vede, se legge i rapporti dell’IPCC vede che ogni affermazione è agganciata ad un livello di confidenza, ossia di affidabilità della proiezione, sulla base dell’inevitabile incertezza che le proiezioni hanno.
    Se prende ad esempio il tema dell’aumento di temperature, sulla base di quale dato, affermazione o grafico dei rapporti IPCC ritiene che “la temperatura terrestre non è aumentata come da modelli.”?
    Infine, tenga conto che non esistono “i modelli dell’IPCC”, ma i modelli usati dalla comunità scientifica, i cui risultati, condivisi in modo aperto e pubblicati sulla letteratura scientifica, sono riassunti dagli scienziati che collaborano a scrivere i rapporti IPCC.
    Cordiali saluti. Stefano

  6. albertoon Lug 8th 2016 at 14:23

    Immagino che sia frustrante chiedere maggiori dettagli a chi ha ideato 7 (ma potrebbero essere benissimo 17 o 77) argomenti che di fatto sono variazioni dello straw man argument.
    Tra l’ altro se questi dettagli venissero poi forniti c’è da scommettere che consisterebbero nella solita farcitura di ciliegie più o meno acerbe interpretate come frutti maturi del buon senso e dell’ umiltà ma in immerse in abbondante e melensa salsa di paralogismi e generalizzazioni indebite spacciate per “realtà e dati inconfutabili”.

    Ovviamente è la mia scettica immaginazione che visualizza di primo acchito tutto ciò…

  7. stephon Lug 9th 2016 at 22:46

    @Luigi Bignami (e Stefano Caserini)
    Ci provo io, a tempo perso e a geometria variabile…

    1) “aumento di uragano forza 4/5 dal 1995 in poi”

    Prendiamo il secondo rapporto dell’IPCC pubblicato proprio nel 1995 e leggiamo a pag. 334:
    The formation of tropical cyclones depends upon a number of factors, including sea surface temperatures (SSTs), the vertical lapse rate of the atmosphere, vertical wind shear, mid-tropospheric relative humidity, and the prior existence of a centre of low-level cyclonic vorticity (Gray, 1979) so predicting changes in a warming climate is not straightforward (…)
    (…) there are no compelling reasons for expecting a major change in global tropical cyclone frequency, although substantial regional changes may occur. Models, at present, are not adequate to predict the direction of such changes. A further study by Holland (1995) indicates that there is unlikely to be more intense tropical cyclones than the worst that are experienced under current climate conditions. There may be some potential, however, for changes of cyclone intensity in regions where SST is between 26 and 29 °C (…)
    (…) In conclusion, it is not possible to say whether the frequency, area of occurrence, time of occurrence, mean intensity or maximum intensity of tropical cyclones will change.

    4) “aumento della temperatura continua ed vigorosa*…non aumentata come da modelli**”

    *continua e vigorosa: prendiamo anche solo il primo rapporto dell’IPCC (quello con le stime più alte) e leggiamo anche solo nell’executive summary (prime pagine):
    Based on current model results, we predict:
    • under the IPCC Business-as-Usual (Scenario A) emissions of greenhouse gases, a rate of increase of global mean temperature during the next century of about 0.3°C per decade (with an uncertainty range of 0.2°C to 0.5°C per decade), this is greater than that seen over the past 10,000 years. This will result in a likely increase in global mean temperature of about 1°C above the present value by 2025 and 3°C before the end of the next century. The rise will not be steady because of the influence of other factors.
    • under the other IPCC emission scenarios which assume progressively increasing levels of controls rates of increase in global mean temperature of about 0.2°C per decade (Scenario B), just above 0.1°C per decade (Scenario C) and about 0.1 °C per decade (Scenario D).

    Già quasi 30 anni fa venivano delineati diversi scenari in base agli scenari di emissione rendendo la parola “vigorosa” decisamente troppo vaga. Inoltre si rendeva attenti al fatto che “the rise will not be steady because of the influence of other factors”, rendendo fasulla la parola “continua” per descrivere tale aumento previsto (sempre che bignami non intenda continua la temperatura anziché l’aumento, come sembra desumibile, il che è di una ovvietà stratosferica). Consiglierei a bignami, fra i tanti (la letteratura abbondava già all’epoca, nonostante quanto si possa pensare), di leggersi questo paper del 1991, citato anche nel secondo rapporto dell’IPCC…

    **modelli
    sicuro che la temperatura terrestre non sia proprio aumentata come da modelli ?

    Insomma: penso che ne bastino solo due…

  8. homoereticuson Lug 10th 2016 at 05:51

    @ bignami
    “5) Dopo quanto successo nel 2003 si disse che le ondate di calore estive ci avrebbero travolte. Non è così”

    Davvero? sicuro sicuro? Problemi di memoria? o forse lei era da qualche altra parte in vacanza al fresco di monti? E’ passato solo un anno da questo evento:

    http://www.nimbus.it/clima/2015/150806Luglio2015CaldoRecord.htm

  9. Paolo Gabriellion Lug 10th 2016 at 14:44

    @luigi bignami

    In ambito climatico ci sono problemi di diversa complessita’ e quindi modellabili con piu’ o meno successo.

    Le temperature medie globali sono un caso in cui i modelli sembrano spiegare bene la fenomenologia osservata:

    https://www.ipcc.ch/publications_and_data/ar4/wg1/en/figure-9-10.html

    e quindi, possiamo aspettarci che potrebbero funzionare anche in senso predittivo. Tuttavia questa e’ una condizione necessaria ma non sufficiente, in quanto potrebbero intervenire altre variabili non predicibili (e.g. serie di eruzioni vulcaniche di impatto globale, l’emergere di una nuova tecnologia che abbatte le emissioni) che porterebbero alla realizzazione di scenari radicalmente diversi.

    La scienza del clima e’ quindi produttiva anche di modelli che non funzionano (e.g. collasso dei ghiacci marini nell’Artico). Un modello che non funziona e’ un’informazione comunque utilissima perche’ ci dice con certezza (condizione sufficiente) che non abbiamo ancora compreso il problema e che quindi c’e’ ancora tanto lavoro da fare.

    Concordo comunque completamente sul fatto che dovrebbe esserci piu’ umilta’ da parte degli scienziati (non solo i modellisti). Tante volte questa non c’e’ e, se sembra che ci sia, e’ tante volte usata in maniera strategica (“e’ importante apparire umili perche’ alla gente piacciono le persone umili” mi diceva un celebre scienziato apprezzato per la sua “umilta’ “).

  10. albertoon Lug 12th 2016 at 12:13

    I modelli scientifici matematici in pratica (e pure in teoria) sono idealizzazioni e approssimazioni della realtà, o meglio di una classe di fenomeni reali modellizzati appunto da essi.
    E quale miglior modo per negare una realtà spiacevole, ingannando come minimo se stessi,che compiere dei semplici passaggi “logici”:

    tutti i modelli climatici sono imperfetti , alcuni modelli climatici funzionano male e altri
    non corrispondono a fatti accertati
    quindi non si può aver fiducia nei modelli climatici che sono pieni di errori

    Ragionamento che fila

    solo in apparenza, ovviamente ;

    solo che la sua semplicità e scorrevolezza basta per diffonderlo
    e non solo tra il grande pubblico diffidente per diversi motivi rispetto alla “scienza ufficiale” ma persino con qualche coloritura in più, tra dei premi nobel della fisica (vedi Rubbia ed altri tristi casi simili).

  11. robertok06on Set 20th 2016 at 07:18

    @caserini

    “Quindi un commento in questo post su una temporanea decellerazione dell’effetto serra è fuori tema.
    Il commento è stato dunque rimmoso, e così i commenti seguenti. Se vuole troverà senza fatica altri post in cui questo commento non è fuori tema.
    Grazie”

    OK, grazie della dritta, Caserini. Ho trovato questo post abbastanza recente che parla di cose come questa:

    “Un’associazione che si autodefinisce ambientalista continua a proporre tesi tendenziose e strampalate che mettono in discussione i risultati della scienza del clima.”

    Ripropongo quindi l’argomento, vediamo se passa:
    Trattasi di associazione che propone tesi strampalate sul clima. Affermano che il riscaldamento globale avrebbe rallentato a partire dai primi anni 90 (una ventina di anni abbondanti, a occhio e croce?)… e questo contrariamente a quanto affermato dalla scienza della climatologia ufficiale, e discusso qui:

    http://www.climalteranti.it/2015/07/19/svanita-la-presunta-pausa-del-riscaldamento-globale/

    … vedasi in proposito il famoso articolo su Science citato qui:

    http://www.noaanews.noaa.gov/stories2015/noaa-analysis-journal-science-no-slowdown-in-global-warming-in-recent-years.html

    “”Adding in the last two years of global surface temperature data and other improvements in the quality of the observed record provide evidence that contradict the notion of a hiatus in recent global warming trends,” said Thomas R. Karl, L.H.D., Director, NOAA’s National Centers for Environmental Information. “Our new analysis suggests that the apparent hiatus may have been largely the result of limitations in past datasets, and that the rate of warming over the first 15 years of this century has, in fact, been as fast or faster than that seen over the last half of the 20th century.” ”

    L’associazione che propone questa ennesima tesi strampalata si chiama Nature:

    “A Hiatus of the Greenhouse Effect”

    http://www.nature.com/articles/srep33315

    … che va leggermente contro questa profezia:

    “Prevedo che, mentre i bastian contrari continueranno a blaterare in proposito, gli sforzi scientifici rivolti alla comprensione dello “iato” diminuiranno perché quello che resta da spiegare rientra comodamente nei confini di quello che possiamo aspettarci.”

    Commenti?

  12. Stefano Caserinion Set 20th 2016 at 08:28

    Robertok06,
    mah… se lo mettevi qui http://www.climalteranti.it/2015/07/19/svanita-la-presunta-pausa-del-riscaldamento-globale/ era più in tema, no?
    Per questa volta passa perchè non vorrei sembrare scortese, ma il legame col post non c’è.

    Perchè Nature non è un’associazione e non “propone” nessuna tesi. È un gruppo editoriale che si limita a pubblicare uno studio che discute sulla passata momentanea decelerazione dell’aumento delle temperature (una “pausa” è un’altra cosa, se le parole hanno un senso).

    Il fatto che sia stato pubblicato un altro articolo su questo tema non significa certo che sia contraddetto quanto scritto da Schmidt “gli sforzi scientifici rivolti alla comprensione dello “iato” diminuiranno perché quello che resta da spiegare rientra comodamente nei confini di quello che possiamo aspettarci”.
    Se ne pubblicano talmente tanti di articoli, figuriamoci se non ce ne saranno altri anche su questo e in generale sul tema della variabilità interannuale.

    Oggi i temi caldi sono ben altri nella scienza del clima.
    E a mio parere il motivo per cui gli sforzi scientifici rivolti alla comprensione dello “iato” diminuiranno, è semplicemente perché lo iato è finito
    https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/f8/Global_Temperature_Anomaly.svg/2000px-Global_Temperature_Anomaly.svg.png
    e il nuovo record delle temperature del 2016 mette nella giusta proporzione l’importanza del trend più o meno ripido del periodo precedente.

    Questo dal punto di vista scientifico. Poi, non è difficile prevedere che fra un anno e mezzo ci sarà chi ritirerà fuori la pausa delle temperature e il raffreddamento globale, visto che molto probabilmente le temperature medie del 2017 saranno inferiori a quelle del 2016
    http://www.realclimate.org/index.php/archives/2016/09/predicting-annual-temperatures-a-year-ahead/

  13. robertok06on Set 20th 2016 at 09:31

    @caserini

    “Per questa volta passa perchè non vorrei sembrare scortese, ma il legame col post non c’è.”

    Come non c’e’??? … si parlava di “tesi tendenziose e strampalate che mettono in discussione i risultati della scienza del clima.”… e i risultati della scienza del clima sono, as per Karl et al., che lo hiatus NON e’ mai esistito, giusto?

    http://www.climalteranti.it/2015/07/19/svanita-la-presunta-pausa-del-riscaldamento-globale/

    Ad ogni modo… mi scuso di non aver trovato l’articolo giusto di piu’ di un anno fa… vorrei solo far notare che su realclimate da lei citato nell’ultima riga un utente (gallopingcamel) chiede a Gavin proprio di commentare l’articolo da me linkato, di Nature. Vedremo se Gavino rispondera’, e come, soprattutto.

  14. Marcoon Set 20th 2016 at 16:51

    @Roberto
    Guardi che dal solo abstract non si evince quanto da lei affermato, difatti nelle ultime frasi leggo quanto segue:

    >This significantly weakened regional greenhouse effect offsets the enhanced warming >influence in other places and decelerates the rising global greenhouse effect. This work >suggests that the greenhouse effect hiatus can be served as an additional factor to >cause the recent global warming slowdown.

    Già in inglese si capisce ma non essendo molto ferrato con questa lingua, usando anche solo Google traduttore (che non è certo il massimo, lo ammetto) leggo questo:

    >Questo effetto serra regionale significativamente indebolito compensa l’influenza del >riscaldamento migliorata in altri luoghi e decelera l’aumento dell’effetto serra globale. >Questo lavoro suggerisce che l’effetto serra iato può essere servito come un ulteriore >fattore a causare il recente rallentamento del riscaldamento globale.

    Cioè questo effetto serra indebolito è Regionale, e Decelera l’aumento dell’effetto serra globale: questo significa che lo hiatus, che però è riferito all’effetto serra e non al GW, ha Rallentato, e dunque non ha assolutamente messo in pausa, il Riscaldamento Globale.
    Quindi Nature non smentisce di una virgola l’AGW.

  15. robertok06on Set 20th 2016 at 17:13

    @marco
    ‘Già in inglese si capisce ma non essendo molto ferrato con questa lingua, usando anche solo Google traduttore (che non è certo il massimo, lo ammetto)’

    Sono d’accordo su questo, non sei ferrato in inglese.

  16. Marcoon Set 21st 2016 at 10:41

    @Roberto
    Mi dispiace dirle ma mia sorella che l’inglese l’ha studiato, avendo fatto il linguistico (a parte che l’inglese scientifico è abbastanza chiaro, e credo che il termine slowdown, rallentamento, NON sia strettamente un termine del gergo scientifico ma ad esempio anche automobilistico), ha confermato che la traduzione della frase da me indicata afferma esattamente quanto ho capito io.
    Quindi Nature ha smentito la sua opinione, come tutti gli articoli da lei citati, se ne faccia una ragione.

  17. Riccardo Reitanoon Set 21st 2016 at 16:19

    Se vogliamo andare oltre il significato letterale delle frasi e pensiamo alla scienza, l’articolo trova che vi è stata una riduzione nella convezione tropicale causata da una serie di eventi La Nina.
    Si tratta quindi di variabilità naturale che, come è ovvio, nel lungo periodo non inficia il trend. Questo è vero finche’ i cambiamenti climatici non avranno un effetto anche su questo e altri modi di variabilità, cosa di cui al momento non abbiamo evidenza.

  18. robertok06on Set 21st 2016 at 16:42

    @Mark

    “Quindi Nature ha smentito la sua opinione, come tutti gli articoli da lei citati, se ne faccia una ragione.”

    Sure, pal!… and have a nice evening!… and my regards to the sotutto sister.

    Better and better (sempre meglio).

  19. […] [ 2] http://www.climalteranti.it/2016/07/05/gli-amici-della-serra/ […]

  20. Roberto Madrigalion Ott 17th 2017 at 12:52

    Caro Stefano Casarini, il premio dovrebbero darlo a voi per la tenacia quasi religiosa di portare avanti la più grande bufalata del millennio riguardo un GW antropico. Un consiglio, si vada a leggere il mio libro visto che il suo io l’ho letto e devo dire che le servirà moltissimo per imparare molto sul reale meccanismo climatico, esente da dogmi politici di fede. E si vada anche a leggere la mia pubblicazione mondiale ufficiale della ricerca sui movimenti climatici vincolati a parametri astronomici quali il tides sul JS “Evidence of the tidal effect on the Polar Jet Stream” sulla rivista mondiale peer review IJEGE della Sapienza di Roma. IL GW da Co2 non ha nessuna validazione peer review richiesta da anni dagli scienziati che negano il GW antropico. Come vede ho fatto passi da gigante nonostante la guerra avuta da voi discepoli del GW. saluti cordiali.

  21. stephon Ott 17th 2017 at 16:54

    Roberto Madrigali
    “la più grande bufalata del millennio … si vada a leggere il mio libro … le servirà moltissimo per imparare molto sul reale meccanismo … esente da dogmi politici di fede … si vada anche a leggere la mia pubblicazione mondiale ufficiale … nessuna validazione peer review richiesta da anni dagli scienziati che negano … ho fatto passi da gigante …

    Un gigante esponente del dunning-kruger in enfasi scalare, mi sa. 😀

  22. ocasapienson Ott 17th 2017 at 18:08

    signor Madrigali,

    Il GW da Co2 non ha nessuna validazione peer review

    battuta originale, complimenti

    rivista mondiale

    nel senso di rivista locale di ingegneria e riservata a pochi intimi, stando a Journal Metrics che lei ha linkato. 0,

  23. Fabio Vomieroon Ott 18th 2017 at 17:37

    @Madrigali
    Sig.Madrigali, la conosco, editorialmente s’intende, da quando scriveva pezzi, anche interessanti devo dire, su un noto quotidiano online. Mi scuseranno gli autori di climalteranti, ma, a parte la curiosa ipotesi lunare, per la quale, non avendo letto il suo libro, non mi pronuncio, mi piacerebbe però tanto sapere dove lei, dopo la fase “calda” degli anni ’80 e ’90 del secolo scorso e che lei stesso ammette, riuscirebbe poi a vedere tutto questo trend di raffreddamento globale già in atto, stando a quanto scrive in merito alla sua teoria e secondo la quale questo grafico sarebbe allora soltanto carta straccia… https://data.giss.nasa.gov/gistemp/graphs/

  24. Antonioon Ott 18th 2017 at 18:23

    @ Madrigali

    A Robe’, ma che fai… ricicli su una rivista sconosciuta che non fa la peer review le stesse cose di un articolo che ti hanno stroncato in una rivista con peer review?
    Ma così non vale… sono capaci tutti

    PS
    salutaci Fabrizio Pettini se per caso ti capita di incontrarlo
    http://www.atmos-chem-phys-discuss.net/15/C11688/2016/acpd-15-C11688-2016.pdf

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