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Il Climate Summit e la settimana per il clima di NY°C

Il 23 settembre si svolgerà a New York l’UN Climate Summit voluto dal Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon per cercare di dare un impulso alle negoziazioni internazionali sul clima.

Come raccontato in altri post, il negoziato che si svolge nell’ambito della Convenzione sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) è lungo e complesso, ma sembra arrivato ad un punto cruciale nel percorso per l’approvazione di un nuovo protocollo o strumento legale che favorisca un percorso di riduzione globale delle emissioni di gas serra. Il momento in cui, dopo molte negoziazioni e giochi delle parti, le carte devono essere scoperte.
A dicembre ci sarà la COP20 di Lima, in cui dovrebbero essere gettate le basi per l’accordo da definire nella sessione UNFCCC di Bonn e da siglare nella COP21 di Parigi nel dicembre del 2015.
I negoziati negli ultimi mesi hanno mostrato qualche piccolo progresso, ma nei prossimi mesi le parti dovranno mostrare se intendono accettare qualche compromesso per arrivare ad un accordo globale.
Una delle complessità di questo nuovo accordo emerge dalla differente situazione economica globale rispetto al 1992, quando è iniziato il processo UNFCCC. Ora i Paesi in via di sviluppo con i Paesi ad economia emergente (Cina, India, Brasile) emettono la maggior parte delle emissioni globali di gas serra. Inoltre, le emissioni pro capite in Cina sono ormai vicine a quelle di alcuni dei paesi di più antica industrializzazione, come l’Unione Europea.
Quindi affinché abbia un reale impatto sul sistema climatico globale un nuovo accordo non può fare a meno di coinvolgere Paesi come la Cina e l’India; con impegni differenziati rispetto ai paesi con emissioni storicamente molto più elevate, ma qualche impegno serio deve essere preso.
Alla COP17 di Durban i paesi hanno creato un nuovo gruppo di lavoro nell’ambito UNFCCC per affrontare questa sfida, l’“Ad Hoc Working Group on the Durban Platform for Enhanced Action (ADP)”. Questo gruppo di lavoro dovrà completare il mandato entro il 2015 (COP21 di Parigi) con l’adozione di “a protocol, another legal instrument or an agreed outcome with legal force under the Convention applicable to all parties” che potrà entrare in azione entro il 2020.
La COP21 di Parigi potrebbe quindi dare origine a un trattato con caratteristiche legali differenti dal passato, e non una mera riproposizione di un secondo protocollo simile a quello di Kyoto, ma con impegni più rilevanti.
Cosa succederà a Parigi? E’ difficile dirlo ora, ma quanto si va profilando è un trattato globale con obiettivi di riduzione, non negoziati, ma offerti dai singoli paesi (approccio bottom-up) con solo alcuni vincoli legali e un sistema di monitoraggio del rispetto degli impegni presi. Poi si avrà ancora tempo fino al 2020 per migliorarlo.

Se i negoziati di Lima si chiuderanno come i precedenti, senza un chiaro accordo sugli impegni (anche volontari) di riduzione o almeno su una procedura per definirli, le possibilità di siglare un nuovo trattato a Parigi sarebbero esigue.
Nelle intenzioni del segretario generale dell’ONU, che ha definito il cambiamento climatico “La più grande sfida collettiva che l’umanità deve oggi affrontare”, il vertice di New York vorrebbe essere un “summit delle soluzioni” e non di negoziazione. Per questo ha convocato i Capi di Stato e di Governo, i rappresentanti dei governi locali e “leaders from business and finance”.
L’idea sarebbe quella di un momento in cui, grazie alla risonanza dell’evento e alla pressione della società civile e dei media, si riescano a sciogliere alcuni nodi che fino ad oggi hanno rallentato il processo negoziale. “Chiedo a tutti coloro che vengono di portare annunci di azioni nuove e audaci. Chiedo loro di portare le loro grandi idee”.
Nella lettera di convocazione, si parla chiaramente della necessità di impegni di riduzione più ambiziosi di quelli fino ad oggi definiti dai vari paesi (che porterebbero ad un aumento delle temperature globali nel 2100 di circa 3°C):
Per ottenere le trasformazioni di grande scala necessarie per stabilizzare il clima, i paesi non solo devono inviare i giusti segnali politici e rispettare gli impegni finanziari sul clima, ma anche stabilire obiettivi di riduzione molto più audaci. I finanziamenti per il clima sono un investimento per il futuro. Non devono essere ostaggi di considerazioni di bilancio a breve termine”.
Il programma della giornata del 23 settembre prevede dunque una sfilata di “National Action & Ambition Announcements” a cui seguiranno discussioni tematiche e “Multilateral and Multi-stakeholder Action Announcements
Chi ha seguito le frustranti lentezze dei negoziati sul clima difficilmente porrà molta fiducia in colpi di scena nel Palazzo di Vetro a Manhattan. Come raccontato in un precedente post, la difficoltà ad aumentare impegni sono radicate in interpretazioni molto diverse del principio di equità che sta alla base della Convenzione sul Clima.

Proprio per cercare di creare un clima favorevole all’accordo, la settimana dal 22 al 28 settembre sarà la “settimana per il clima” di New York City, in cui si svolgeranno un centinaio di eventi diversi su questo tema, grazie al contributo di molti sponsor.
L’evento principale sarà la Marcia per il Clima del 21 settembre, dalle ore 11.30 (17.30 in Italia).

 

La mobilitazione è cresciuta molto nelle ultime settimane anche nel resto del mondo, e sono migliaia gli eventi di mobilitazione in tutto il mondo, molti organizzati dal Global Power Shift e da 350.org.

 

 

 

 

 

Un centinaio circa gli appuntamenti in Italia, fra cui quelli promossi dal Coordinamento Power Shift Italia (a cui ha aderito Climalteranti)

 

 

 

 

A Roma le attività inizieranno alle ore 15, con la realizzazione di una spettacolare coreografia al Colosseo e una foto simbolica della giornata, da lì alle 16 partirà la Biciclettata per il Clima. Un lungo serpentone a emissioni zero attraverserà la città, con alcune fermate in luoghi simbolici della Capitale e effettuerà la consegna della petizione “100% energie pulite” alle istituzioni locali e nazionali. Tappa finale, Via dei Fori Imperiali (sede ancora in attesa di conferma dal Comune di Roma), dove dalle 17.00 varie attività attenderanno partecipanti, cittadini e curiosi; gli stand di alcune delle associazioni aderenti all’iniziativa, un maxi schermo con la diretta della Marcia sul Clima di New York e la musica dal vivo di due cantautori legati al College Saint Louis, Cigno e Alessandro Orlando.

 

In altre sedi ci saranno altre attività, ad esempio la proiezioni del bel film “DISRUPTION” di Kelly Nyks & Jared P. scott

 

 

 

 

Testo di Stefano Caserini, Sergio Castellari e Federico Antognazza

12 responses so far

12 Responses to “Il Climate Summit e la settimana per il clima di NY°C”

  1. Telegraph Coveon Set 18th 2014 at 13:58

    Ma se il nuovo accordo su basi volontarie partisse nel 2020, a quanti ppm di Co2 saremo arrivati al ritmo di crescita attuale ?

  2. Stefano Caserinion Set 18th 2014 at 15:43

    L’accordo è in grado di cambiare ben poco sul breve periodo, l’effetto è nei decenni successivi.
    Nel 2020 saremo intorno ai 412 ppm (410-415)
    Qui vede i dati degli scenari RCP http://www.pik-potsdam.de/~mmalte/rcps/

  3. Telegraph Coveon Set 19th 2014 at 10:11

    @dott. Caserini
    grazie per la risposta
    comunque qualcosa si muove!
    Nel macro: vedi la nuova super centrale solare negli USA (che putroppo per difetto di gioventù arrostisce gli uccelli scatenando le ironie dei contrari alle rinnovabili)
    Ed anche nel micro: i pannelli solari sui tetti e le auto ibride che non sono più una rarità

  4. albertoon Set 22nd 2014 at 08:15

    Quanto dice il segretario delle Disunited Nations ossia che il GW è “La più grande sfida collettiva che l’umanità deve oggi affrontare” non fa una grinza.
    Solo che mi pare che ad oggi l’ evidenza sia che l’ umanità si stia dimostrando incapace di agire efficacemente per raccogliere la sfida.
    Le tante marce, alcune molto partecipate come a New York, che si sono svolte per sensibilizzare le opinioni pubbliche a questo riguardo mi paiono dei gesti dimostrativi. Certo la speranza di un cambiamento rimane, ma per ora si basa fin troppo sull’ ottimismo della (buona) volontà.

  5. homoereticuson Set 22nd 2014 at 08:55

    @alberto

    il clima: “La più grande sfida collettiva che l’umanità deve oggi affrontare”

    non so se ha letto quello studio appena pubblicato che stima a 11 miliardi la popolazione al 2100, con concentrazioni folli in Africa in luoghi come la Nigeria…
    quando vedo e leggo queste notizie mi viene qualche dubbio che il clima sia la sfida numero 1, (va da sè, i temi sono connessi)
    L’uomo sedicente sapiens, in massa sembra non comportarsi diversamente dalle altre specie animali che si riproducono senza controllo
    perdonate la divagazione

  6. Telegraph Coveon Set 22nd 2014 at 10:16

    Aggiungo, mi riesce difficile pensare ad una razza umana come comunità unitaria, quando le guerre impazzano per il globo, Ebola sembra che sia un problema locale (ma se a causa dell’epidemia incontrollata il virus mutasse e si trasmettesse per via aerea poi sarebbero …), le teste vengono tagliate per dare più forza alla prpria causa, ecc. ecc.

    Però c’é chi vuole fare qualcosa ed ha cominciato a farlo.

  7. albertoon Set 22nd 2014 at 11:55

    @homoereticus: sì l’ avevo letto e, con tutti i giustificati dubbi riguardo al valore di una “proiezione” (ben diversa da una “previsione” scientifica), avevo pensato che il probabile impatto sulla crescita dei GHG antropici sarebbe stato purtroppo negativo.
    Ma la crescita demografica non è una sfida in sè, anche se comporta inevitabilmente moltissime sfide ad essa collegate (dalla crescita della produzione agricola a quella delle fonti energetiche ed a centinaia di altri enormi sviluppi), l’ arresto di tale crescita sarebbe una sfida, anzi probabilmente la sfida number one. Solo che questa sfida noi bipedi pensanti come specie non ci pensiamo nemmeno a raccoglierla.
    Comunque ecco qua anche una notizia che fa ben sperare sul lungo periodo.
    http://www.reuters.com/article/2014/09/22/us-unclimatechange-rockefellers-idUSKCN0HH0MK20140922

    @T.Cove: non è difficile, è erroneo, per quello ironizzavo sul termine DIS-United Nations. Il guaio è che per affrontare problemi globali sarebbe maledettamente necessaria un’ organizzazione globale o almeno una solida ed efficiente struttura cooperativa tra tutte le Nazioni più ricche e/o popolose.

  8. Valentinoon Set 23rd 2014 at 19:18

    Ecco il testo del discorso di Obama alle Nazioni Unite
    http://www.c-span.org/video/?321662-1/president-obama-remarks-un-climate-summit

    e il video
    http://www.youtube.com/watch?v=oWrzXp2uJRM

  9. Stefano Caserinion Set 23rd 2014 at 22:40

    Grazie Valentino, direi bel discorso

    Qui il video della cerimonia d’apertura
    http://webtv.un.org/meetings-events/watch/climate-summit-2014-opening-ceremony/3801012039001
    • UN Secretary-General Ban Ki-moon
    • Mr. Bill de Blasio, Mayor of the City of New York
    • Dr. Rajendra Pachauri, Chair of the Intergovernmental Panel on Climate Change
    • Mr. Al Gore, Chairman of Generation Investment Management and the Climate Reality Project
    • Ms. Li Bingbing, Actress and UN Environment Programme Goodwill Ambassador
    • Mr. Leonardo DiCaprio, Actor and UN Messenger of Peace
    • Ms. Kathy Jetnil-Kijiner, Civil Society Representative from the Marshall Islands

    Il discorso del presidente del consiglio italiano è qui http://www.youtube.com/watch?v=oj5WnKfxKYQ&feature=youtu.be
    Mio gudizio personale: discorso non all’altezza della situazione, compitino letto senza convinzione.

  10. albertoon Set 24th 2014 at 11:52

    Non ho sentito il discorso del rappresentante cinese (chissà come mai …) ossia quello più importante dato che la Cina è il maggiore emettitore mondiale (anche per conto terzi, UE ed USA inclusi che consumano enormi quantità di merci prodotte lì con l’ energia a basso costo delle centrali a carbone). Certo il discorso del demostene di colore è retoricamente affascinante, peccato che pro-capite gli statunitensi sono di gran lunga i peggiori emettitori di GHG ndel “primo” mondo e che di può sempre
    discorrere, discorrere, discorrere … a gratis.

    P.S: i discorsi dei nanetti europei sono oggettivamente in pratica irrilevanti qualunque contenuto abbiano.

  11. Stefano Caserinion Set 24th 2014 at 12:02

    Qui si trovano news sul discorso del vice premier Cinese
    http://www.bbc.com/news/world-29334807
    la notizia diffusa da alcuni media che la Cina era assente al summit era infondata

    le conclusioni del summit sono qui
    http://newsroom.unfccc.int/unfccc-newsroom/un-climate-summit-ban-ki-moon-final-summary

  12. albertoon Set 24th 2014 at 12:15

    E’ vero mi correggo
    http://www.climatecentral.org/news/china-u.s.-make-treaty-pledges-during-climate-summit-18077
    Ed il vice ha promesso nientepopòdimeno che i suoi connazionali raggiungeranno un picco di emissioni “as soon as we can”.
    Se non fossi scettico (nel senso filosofico non climatologico) vedrei il bicchierei mezzo pieno, ma in realtà faccio fatica a distinguere il livello del liquido sul fondo del bicchiere.
    Comunque è sempre sbagliato dare per scontato il futuro di una negoziazione,
    vedremo quali risultati tangibili il summit raggiungerà.


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