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Conoscere le emissioni, per meglio impostare il cambiamento

“If you can’t measure something you can’t manage it”. Cioè, se non puoi misurare, non puoi gestire il radicale cambiamento necessario per fronteggiare la sfida climatica. Cosi’ Jian Lu, Director of Science dell’UNEP (United Nations Environment Programme), e Hoesung Lee, Chair dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), hanno introdotto i lavori della 49a plenaria IPCC a Kyoto, Giappone, dall’8 al 12 Maggio 2019 (nella foto). Il principale obiettivo era di far approvare dai rappresentanti dei governi di tutto il mondo un importante aggiornamento delle metodologie preparate dall’IPCC ed utilizzate dai paesi per stimare le emissioni e le rimozioni di gas serra, il “2019 Refinement to the 2006 IPCC Guidelines on National Greenhouse Gas Inventories (2019 Refinement)”.

Nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), tutti i paesi sono infatti tenuti a riportare (“reporting”) degli inventari nazionali di gas serra, comprendenti le stime degli assorbimenti e delle emissioni di gas serra.

Gli inventari nazionali di gas serra rappresentano la base informativa essenziale per valutare l’impatto delle politiche sul clima ed il raggiungimento degli impegni di riduzione delle emissioni presi da ciascun paese.

Nell’ambito dell’Accordo di Parigi, un nuovo sistema di reporting, approvato a Katowice nel Dicembre 2018, ha stabilito che ogni Paese deve stimare assorbimenti ed emissioni di gas serra per tutti i settori, categorie e gas, riconoscendo le differenti capacità e circostanze nazionali. Tale differenziazione permette ad esempio ai paesi in via di sviluppo di riportare meno spesso rispetto a quelli più sviluppati.

Gli inventari di gas serra devono essere trasparenti, accurati, completi, consistenti nel tempo e comparabili a quelli di altri paesi. A tale fine, tutti i paesi devono seguire le metodologie IPCC.

Per permettere a tutti i paesi di stimare le emissioni e gli assorbimenti di gas serra, le metodologie IPCC sono strutturate in tre livelli di complessità metodologica, chiamati “tiers”. Il tier 1 utilizza statistiche nazionali (es. numero di bovini) combinate a fattori di emissioni (es. emissioni per ogni capo bovino). Il tier 3 è il più impegnativo in termini di complessità e di dati necessari (es. considera il tipo e/o il peso dei bovini), ma è anche quello che dovrebbe fornire stime più accurate.

Le linee guida metodologiche approvate nel 2006 sono state utilizzate anche per valutare le emissioni rispetto agli obblighi del Protocollo di Kyoto.

I risultati degli inventari sono disponibili su molti siti, ad esempio il portale dell’UNFCCC, dell’Agenzia europea per l’Ambiente (per l’Europa) e dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (per l’Italia).  Stime parzialmente indipendenti da quelle degli inventari di gas serra dei paesi sono disponibili in forma aggregata sui siti di enti di ricerca, come ad esempio il JRC di Ispra, o di progetti internazionali come il Global Carbon Project (vedi grafico)

Il 2019 Refinement aggiorna e consolida la base scientifica delle metodologie del 2006, fornendo gli strumenti e le metodologie per la preparazione ed il continuo miglioramento degli inventari nazionali di gas serra. In particolare, basandosi sulla letteratura scientifica più recente, il nuovo rapporto migliora il quadro complessivo dei metodi di stima, con metodologie supplementari per alcuni settori e categorie, e con l’aggiornamento e l’ampliamento dei valori di default (fattori di emissioni e parametri per metodologie tier 1) da utilizzare in assenza di robusti dati nazionali. Esempi di aspetti generali aggiornati nel 2019 Refinement includono l’utilizzo ed armonizzazione di statistiche nazionali e da singoli impianti, il calcolo delle incertezze, l’utilizzo di modelli ed il confronto tra stime di gas serra dell’inventario e misure di concentrazione e flussi di CO2 dall’atmosfera. Esempi di aggiornamenti per categorie specifiche includono nuove metodologie e parametri per stimare le emissioni fuggitive dall’esplorazione, estrazione e trasformazione di gas e petrolio, e nuovi metodi per la stima delle variazioni di carbonio nei suoli.

Il 2019 Refinement è stato preparato da 190 esperti coordinati dalla Task Force dell’IPCC sugli inventari nazionali dei gas serra (TFI), e in oltre 2000 pagine copre metodologie per quattro settori: energia; processi industriali e uso dei prodotti; agricoltura, foreste e altri usi del suolo; rifiuti.

Durante la plenaria i governi hanno discusso con gli scienziati autori del rapporto i dettagli del capitolo di sintesi del rapporto, nonché alcune modifiche necessarie nei capitoli specifici. Gli argomenti tecnici più discussi hanno riguardato soprattutto il settore foreste e altri usi del suolo (LULUCF), dove è più difficile rispetto ad altri settori distinguere i flussi di gas serra di origine antropica rispetto ad un sottofondo di flussi di origine naturale. Un esempio è come distinguere il contributo antropico nelle emissioni causate da eventi di disturbo quali grandi incendi forestali (non sempre di origine antropica, soprattutto in zone boreali).

Il 2019 Refinement aggiorna ed integra, ma non sostituisce, le linee guida metodologiche del 2006. I due documenti, quindi, vanno usati in modo congiunto.

La riunione degli organi sussidiari dell’UNFCCC nel giugno 2019 a Bonn fornirà una prima opportunità ai governi per valutare l’adozione formale del 2019 Refinement nell’ambito dell’Accordo di Parigi.

 

Testo di Giacomo Grassi, con contributi di Stefano Caserini e Marina Vitullo

2 responses so far

2 Responses to “Conoscere le emissioni, per meglio impostare il cambiamento”

  1. Riccardo Liburdion Mag 28th 2019 at 21:09

    Bell’articolo! così si fa informazione seria e intelligente. grazie!

  2. maresciallo Stefanoon Giu 3rd 2019 at 17:13

    In tema segnalo questo link:

    https://www.smithsonianmag.com/smithsonian-institution/how-does-earth-carbon-cycle-work-180972283/?utm_source=twitter.com&utm_medium=socialmedia

    simpatico il video; un po’ meno l’affermazione: humans now emit CO2 at a rate that is about 68 times the rate it can be returned to the solid Earth via the oceans.

    saluti

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