Perché le precipitazioni saranno più intense nella regione Euro-Mediterranea
Nel precedente post abbiamo visto come nella zona Euro-Mediterranea i modelli utilizzati da numerosi centri di ricerca prevedono in uno scenario ad alte emissioni l’aumento della frequenza e entità degli eventi di precipitazioni molto intense, rappresentate dallo “stiramento” della coda della distribuzione della precipitazione.
Questa proiezioni sono consistenti con l’aumento della capacità dell’atmosfera di trattenere acqua, definito dall’equazione di Clausius–Clapeyron. Questa relazione permette di stabilire la quantità di acqua che può essere presente in un volume d’aria in funzione dal valore di temperatura, ed è particolarmente rilevante per gli eventi intensi di precipitazione (Tebaldi et al. 2006, Giorgi et al. 2011), quelli che più di tutti tendono a svuotare la colonna d’acqua disponibile in atmosfera (Allen and Ingram 2002, Allan and Soden 2008). Secondo l’equazione di Clausius-Clapeyron, per ogni aumento di temperatura di 1oC, l’atmosfera aumenta la propria capacità di trattenere acqua del 7%.
Nel lavoro presentato nel precedente post, la differenza tra il 99mo percentile ed il 90mo percentile (99p-90p) della precipitazione giornaliera ottenuta dalle simulazioni CMIP5 viene utilizzata per quantificare le potenziali variazioni nella larghezza della parte destra della distribuzione di precipitazione (ovvero del range di valori che possono essere attribuiti ad un evento di precipitazione intensa) in uno scenario di clima futuro per la fine del ventunesimo secolo. (altro…) In futuro precipitazioni più intense nella regione Euro-Mediterranea
Secondo i modelli matematici, nella regione Euro-Mediterranea col procedere del surriscaldamento globale in un potenziale scenario ad alte emissioni aumenterà l’intensità delle precipitazioni e la frequenza degli eventi di precipitazioni molto intense.
In un lavoro pubblicato sulla rivista Journal of Climate, con alcuni colleghi ho studiato come possono variare gli eventi di precipitazione intensa in un clima più caldo sulla regione Euro-Mediterranea.
La ricerca ha utilizzato i risultati ottenuti da 20 modelli climatici (vedi elenco in appendice in fondo al post) partecipanti al quinto Coupled Model Intercomparison Project (CMIP5, Meehl and Bony 2012, Taylor et al. 2012), gli stessi modelli utilizzati nella stesura del quinto Assessment Report (AR5) dell’IPCC.
I cambiamenti associati alle precipitazioni intense sono stati valutati mediante il confronto dei risultati ottenuti durante l’ultimo quarantennio del ventunesimo secolo (2061-2100) e il periodo storico (1966-2005) assumendo come scenario di clima futuro l’RCP8.5 (Representative Concentration Pathway 8.5), Riahi et al. 2011). (altro…)
In un lavoro pubblicato sulla rivista Journal of Climate, con alcuni colleghi ho studiato come possono variare gli eventi di precipitazione intensa in un clima più caldo sulla regione Euro-Mediterranea.
La ricerca ha utilizzato i risultati ottenuti da 20 modelli climatici (vedi elenco in appendice in fondo al post) partecipanti al quinto Coupled Model Intercomparison Project (CMIP5, Meehl and Bony 2012, Taylor et al. 2012), gli stessi modelli utilizzati nella stesura del quinto Assessment Report (AR5) dell’IPCC.
I cambiamenti associati alle precipitazioni intense sono stati valutati mediante il confronto dei risultati ottenuti durante l’ultimo quarantennio del ventunesimo secolo (2061-2100) e il periodo storico (1966-2005) assumendo come scenario di clima futuro l’RCP8.5 (Representative Concentration Pathway 8.5), Riahi et al. 2011). (altro…) “2052”, ritorno al (grigio) futuro
Un nuovo meditato scenario di Jørgen Randers sul futuro che ci aspetta se i decisori non decidono e prevale l’inerzia.
Mentre l’IPCC analizza, commenta e riassume tutte le posizioni espresse su riviste scientifiche e assimilabili, necessariamente giungendo a posizioni intermedie di consenso, singoli esperti, basandosi sulla loro storia, possono proporre scenari che ritengono a loro avviso i più probabili.
Jørgen Randers ha tutte le carte in regole per proporre, nel suo ultimo libro “2052”, uno scenario complessivo, globale e regionale, degli andamenti economici e sociali: un terzo di vita passato da ricercatore, un terzo da policymaker, ed un terzo nel mondo del business.
Sulla scorta di questa esperienza Randers sostiene che i decisori che contano oggi trascurano i cambiamenti climatici e fanno poco o nulla: nei migliori dei casi citano retoricamente il problema, a volte indicono qualche esperimento pilota, ma non si passa davvero a quella trasformazione epocale che la sfida richiederebbe. E quindi che succederà? PIL sempre al centro delle policy, crescita affaticata dall’esaurimento progressivo delle risorse più a buon mercato e, novità rilevante, costi rapidamente crescenti a causa del mancato adattamento Gli investimenti per la mitigazione crescono troppo lentamente e aumentano quelli necessitati, a valle degli eventi climatici estremi. Insomma: tante nuove ricostruzioni di città dopo gli alluvioni, dopo le frane, dopo gli uragani, ecc. (altro…)
Mentre l’IPCC analizza, commenta e riassume tutte le posizioni espresse su riviste scientifiche e assimilabili, necessariamente giungendo a posizioni intermedie di consenso, singoli esperti, basandosi sulla loro storia, possono proporre scenari che ritengono a loro avviso i più probabili.
Jørgen Randers ha tutte le carte in regole per proporre, nel suo ultimo libro “2052”, uno scenario complessivo, globale e regionale, degli andamenti economici e sociali: un terzo di vita passato da ricercatore, un terzo da policymaker, ed un terzo nel mondo del business.
Sulla scorta di questa esperienza Randers sostiene che i decisori che contano oggi trascurano i cambiamenti climatici e fanno poco o nulla: nei migliori dei casi citano retoricamente il problema, a volte indicono qualche esperimento pilota, ma non si passa davvero a quella trasformazione epocale che la sfida richiederebbe. E quindi che succederà? PIL sempre al centro delle policy, crescita affaticata dall’esaurimento progressivo delle risorse più a buon mercato e, novità rilevante, costi rapidamente crescenti a causa del mancato adattamento Gli investimenti per la mitigazione crescono troppo lentamente e aumentano quelli necessitati, a valle degli eventi climatici estremi. Insomma: tante nuove ricostruzioni di città dopo gli alluvioni, dopo le frane, dopo gli uragani, ecc. (altro…) La disinformazione sul clima di Danilo Taino
L’articolo pubblicato sul Corriere 8 giorni prima dell’uscita del Quinto rapporto IPCC, basato su “indiscrezioni trapelate” descriveva un’inesistente ridimensionamento del problema ipotizzando una possibile revisione sulle politiche globali riguardanti emissioni climalteranti. In realtà era basato su dati sbagliati e affermazioni false.
Fra gli errori commessi nel commentare l’uscita del Quinto rapporto IPCC (che sarà presentato a Milano il 10 ottobre), quelli di Daino Taino nel suo articolo del 19 settembre sul Corriere della Sera sono stati numerosi. Otto giorni prima dell’uscita del rapporto stesso, ha commentato una presunta “bozza che si discuterà a Stoccolma”. Ora che il primo volume del Quinto Rapporto IPCC è stato pubblicato si può verificare che quasi tutte le tesi sostenute da Taino erano false, a partire da quella secondo cui esso avrebbe “significativamente attenuato” “l’allarme sollevato dal documento IPCC precedente”.
Scrive Taino: “La cosa più interessante del documento - quasi duemila pagine riassunte in un estratto di una trentina - sono le previsioni sull'aumento della temperatura futura: secondo le indiscrezioni, il ridimensionamento contenuto nel documento è, rispetto al 2007, non enorme ma sufficiente a cambiare sostanzialmente le conseguenze a cui si arriva”.
Quale sarà questo “ridimensionamento”?
“Sei anni fa, l'Ipcc sosteneva che l'aumento di lungo periodo (qualche secolo) di oltre due gradi della temperatura sarebbe stato «probabile» e che un aumento sopra 1,5 gradi «molto probabile». La bozza del documento che si discuterà a Stoccolma sostiene invece che è «estremamente probabile» un aumento di oltre un grado e «probabile» una crescita sopra gli 1,5 gradi centigradi rispetto alle temperature precedenti la rivoluzione industriale. Se invece che al lungo periodo si guardano i prossimi 70 anni, il documento in discussione parla di un aumento «probabile» tra uno e 2,5 gradi ed «estremamente improbabile» sopra i tre gradi: nel 2007 si dava per «molto probabile» una crescita tra uno e tre gradi”.
Le frasi sono parecchio confuse, ma in sostanza secondo Taino sarebbe giudicato oggi “probabile” quello che nel 2007 si giudicava come “molto probabile”. (altro…)
Fra gli errori commessi nel commentare l’uscita del Quinto rapporto IPCC (che sarà presentato a Milano il 10 ottobre), quelli di Daino Taino nel suo articolo del 19 settembre sul Corriere della Sera sono stati numerosi. Otto giorni prima dell’uscita del rapporto stesso, ha commentato una presunta “bozza che si discuterà a Stoccolma”. Ora che il primo volume del Quinto Rapporto IPCC è stato pubblicato si può verificare che quasi tutte le tesi sostenute da Taino erano false, a partire da quella secondo cui esso avrebbe “significativamente attenuato” “l’allarme sollevato dal documento IPCC precedente”.
Scrive Taino: “La cosa più interessante del documento - quasi duemila pagine riassunte in un estratto di una trentina - sono le previsioni sull'aumento della temperatura futura: secondo le indiscrezioni, il ridimensionamento contenuto nel documento è, rispetto al 2007, non enorme ma sufficiente a cambiare sostanzialmente le conseguenze a cui si arriva”.
Quale sarà questo “ridimensionamento”?
“Sei anni fa, l'Ipcc sosteneva che l'aumento di lungo periodo (qualche secolo) di oltre due gradi della temperatura sarebbe stato «probabile» e che un aumento sopra 1,5 gradi «molto probabile». La bozza del documento che si discuterà a Stoccolma sostiene invece che è «estremamente probabile» un aumento di oltre un grado e «probabile» una crescita sopra gli 1,5 gradi centigradi rispetto alle temperature precedenti la rivoluzione industriale. Se invece che al lungo periodo si guardano i prossimi 70 anni, il documento in discussione parla di un aumento «probabile» tra uno e 2,5 gradi ed «estremamente improbabile» sopra i tre gradi: nel 2007 si dava per «molto probabile» una crescita tra uno e tre gradi”.
Le frasi sono parecchio confuse, ma in sostanza secondo Taino sarebbe giudicato oggi “probabile” quello che nel 2007 si giudicava come “molto probabile”. (altro…) Le 10 conferme del Quinto Rapporto IPCC
Le 35 pagine del sommario per i decisori politici del Quinto Rapporto IPCC confermano, ancora una volta, la solidità della scienza del clima e l’ampiezza delle variazioni del clima del pianeta già avvenute e attese per i prossimi decenni.
La notizia è che non ci sono sorprese: più dati e più risultati dei modelli confermano, con maggiore precisioni e dettagli, quanto già si sapeva
Da poche ore è stato pubblicato il Sommario per i Decisori Politici (SPM) del Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (AR5), un’altra pietra miliare per l’avanzamento delle conoscenza scientifiche sul cambiamento climatico.
Sergio Castellari, responsabile del Focal Point IPCC per l’Italia che ha seguito dal vivo le fasi di approvazione del SPM, ha emanato un comunicato stampa (disponibile qui insieme ad una comunicazione molto dettagliata sui contenuti dell’AR5), che ben riassume le conclusioni a cui sono giunte le centinai di scienziati coinvolti.
(altro…)
La notizia è che non ci sono sorprese: più dati e più risultati dei modelli confermano, con maggiore precisioni e dettagli, quanto già si sapeva
Da poche ore è stato pubblicato il Sommario per i Decisori Politici (SPM) del Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (AR5), un’altra pietra miliare per l’avanzamento delle conoscenza scientifiche sul cambiamento climatico.
Sergio Castellari, responsabile del Focal Point IPCC per l’Italia che ha seguito dal vivo le fasi di approvazione del SPM, ha emanato un comunicato stampa (disponibile qui insieme ad una comunicazione molto dettagliata sui contenuti dell’AR5), che ben riassume le conclusioni a cui sono giunte le centinai di scienziati coinvolti.
(altro…) Assegnato il premio “A qualcuno piace caldo” 2012
Come da tradizione, in coincidenza con l’estensione minima dei ghiacci artici (nota 1), i membri del Comitato Scientifico di Climalteranti.it hanno votato il vincitore del premio “A qualcuno piace caldo”. Per l’anno 2012 è risultato essere Antonino Zichichi.
Il premio, che sarà inviato dal Comitato Scientifico al premiato, è una copia del Sommario per i Decisori Politici e del Sommario Tecnico del Quinto Rapporto IPCC-WG1, che sarà disponibile a partire da questo venerdì e sarà stampato nelle prossime settimane.
PREMIO “A QUALCUNO PIACE CALDO” 2012
Antonino Zichichi
Motivazione
Per la perseveranza nel diffondere affermazioni errate o senza fondamento sul tema dei cambiamenti climatici, con argomenti spesso risibili e non supportati da alcuna pubblicazione scientifica sul tema.
Le 5 fasi del negazionismo climatico
In previsione dell’imminente uscita del Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC, gli oppositori delle azioni contro i cambiamenti climatici hanno iniziato una campagna volta a screditare la scienza del clima e a creare confusione diffondendo bugie e dati falsi. In Italia ha iniziato Danilo Taino sul Corriere della Sera, con un articolo in cui si ritrovano molti degli argomenti di cui si è occupato questo articolo del Guardian, di cui pubblichiamo la traduzione.
AGGIORNAMENTO 24/9/13: Sergio Castellari, IPCC Focal Point per l’Italia, ha commentato qui gli articoli recentemente pubblicati dalla stampa italiana in conseguenza delle anticipazioni sul Quinto Rapporto di Valutazione sui cambiamenti climatici dell’IPCC.
La sintesi del 5° Rapporto IPCC sul Cambiamento Climatico, che uscirà il 27 settembre, dovrebbe riaffermare con maggior confidenza che l’uomo è responsabile del riscaldamento globale e quindi del cambiamento climatico. Dalle anticipazioni del Rapporto apparse sui media, sembra che gli scettici climatici cerchino di limitare i danni diffondendo notizie costruite ad hoc. Solamente nella scorsa settimana abbiamo visto: (altro…)
La sintesi del 5° Rapporto IPCC sul Cambiamento Climatico, che uscirà il 27 settembre, dovrebbe riaffermare con maggior confidenza che l’uomo è responsabile del riscaldamento globale e quindi del cambiamento climatico. Dalle anticipazioni del Rapporto apparse sui media, sembra che gli scettici climatici cerchino di limitare i danni diffondendo notizie costruite ad hoc. Solamente nella scorsa settimana abbiamo visto: (altro…) Altri scivoloni di Giovanni Sartori
L’articolo di Giovani Sartori “Previsioni del tempo”, pubblicato sul Corriere della Sera del 15 agosto, meriterebbe di essere ignorato come l’ennesimo scritto disinformato di una persona non competente in materia, se non fosse stato pubblicato come editoriale in prima pagina su uno dei più importanti quotidiani italiani, che ha una tiratura di circa 500.000 copie.
Giovanni Sartori è un famoso politologo, esperto di scienza politica e sistemi elettorali, che tutti gli anni a ferragosto scrive un editoriale occupandosi dei problemi dell’ambiente. Come detto, non ha particolari competenze su questi temi, ma il suo punto di vista sulla questione ha suscitato interesse un po’ per l’autorevolezza del personaggio, un po’ per la schiettezza e spigolosità con cui esprime i suoi argomenti.
Negli anni, Sartori ha preso in considerazione diversi grandi temi ambientali, segnalando spesso l’incapacità e i ritardi nella politica nell’affrontarli. Se si guarda anche solo l’indice del libro “Il paese degli struzzi. Clima, ambiente, sovrappopolazione” (Edizioni Ambiente) si nota come il tema della demografia è uno dei fili conduttori dei suoi scritti, ma molta rilevanza ha ricevuto anche quello dei cambiamenti climatici. Sartori più volte ha scritto sui pericoli del riscaldamento globale, e sulla necessità di azioni per ridurre le emissioni.
L’imprecisione nei commenti e le semplificazioni dell’analisi sono state controbilanciate da chiarezza espositiva e da uno sguardo coraggioso, in controtendenza con l’incapacità di altri commentatori (ad esempio, Pierluigi Battista) nel affrontare il tema del clima come una grande e importante questione globale. Titoli come “Il riscaldamento della Terra sconvolge il clima” o “Il texano tossico che affonda Kyoto” non sono comuni nel panorama editoriale italiano. (altro…) L’inevitabilità dell’innalzamento del livello del mare
Pubblichiamo la traduzione di questo post di Anders Levermann pubblicato su Realclimate, sul tema di uno degli impatti più importanti dei cambiamenti climatici
Piccoli numeri possono avere grandi implicazioni. Il livello del mare è cresciuto poco meno di 0,2 metri durante il ventesimo secolo, principalmente come conseguenza all’aumento di temperatura di 0,8°C che l’umanità ha causato attraverso le emissioni di gas serra. Forse può non apparire come qualcosa di cui preoccuparsi ma non c’è dubbio che per il prossimo secolo, il livello del mare salirà in maniera significativa. Ora, la domanda da un milione di dollari è: quanto?
Il livello superiore di due metri, attualmente indicato nella letteratura scientifica, sarebbe estremamente problematico e costoso per molte regioni costiere e il livello del mare non si arresterà alla fine del 21° secolo. Dati storici mostrano che il livello del mare fosse più alto ogni volta che clima terrestre era più caldo di oggi, e non di un paio di centimetri ma di parecchi metri. Questa inevitabilità è dovuta all’inerzia degli oceani e delle masse glaciali del pianeta e ci sono due cause principali per la perpetua reazione del livello del mare alle nostre perturbazioni .
Una è dovuta alla longevità del riscaldamento da anidride carbonica nell’atmosfera. Una volta emessa, l’anidride carbonica causa un riscaldamento plurisecolare che può essere contenuto significativamente solo se rimuovendo i gas serra. Questo perché la capacità di assorbimento sia del calore che dell’anidride carbonica da parte degli oceani si è ridotta, di conseguenza la temperatura resta elevata per secoli se non per millenni. Com’è ovvio, non tagliare le emissioni aggraverebbe ulteriormente il problema. (altro…)
Candidati per il Premio “A qualcuno piace caldo 2012”
Come ogni anno, la pausa della vacanze estive è per Climalteranti il momento per valutare la rosa di candidati al tradizionale Premio “A qualcuno piace caldo”, assegnato “alla persona o all’organizzazione italiana che più si è distinta nel diffondere argomentazioni e notizie errate sulla fenomenologia dei cambiamenti climatici, sugli impatti e sui costi e benefici delle misure di mitigazione”.
La buona notizia di quest’anno è che la lista dei candidati al premio per lo scorso anno, il 2012, è molto scarna. Come già notato un anno fa, il discorso negazionista sui cambiamenti climatici si è affievolito parecchio, ha perso smalto, verve, spazio sui quotidiani e in televisione. Su giornali e in televisioni gli scritti di chiaro stampo negazionista sono stati nel 2012 molto scarsi, nettamente meno degli anni precedenti (2008, 2009, 2010 e 2011). Per Corriere della Sera e La Stampa sono di fatto riconducibili agli articoli pubblicati il 21 agosto 2012 per riportare le tesi dell’ex presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus nei meeting sulle emergenze planetarie di Erice, rispettivamente Klaus a Erice e l’ effetto serra: «Gli allarmisti? Come i soviet» e Riscaldamento globale tra scienza e ideologia. (altro…)
Grafici fuorvianti: come La Verità prova a nascondere le realtà del cambiamento climatico
I grafici pubblicati da Franco Battaglia su La Verità mostrano valori sballati, che nascondono l’aumento reale delle temperature: sono queste le ultime armi di chi nega la realtà del riscaldamento globale. Una seconda ondata di calore con temperature da record dopo la prima di fine maggio ha colpito nuovamente l’Europa occidentale e centrale alla fine di giugno, con centinaia di record mensili battuti nella sola Francia [1]. Record assoluti sono stati battuti in Germania, Danimarca, Repubblica Ceca e Ungheria [2]....
L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale
Le recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, secondo cui non dovremmo preoccuparci troppo se in Europa andremo incontro ad un clima caraibico (testuali parole, dopo 3’03’’: “il cambiamento climatico esempio… dicono .. oddio sta arrivando in Europa, un clima caraibico’, no? E vabbè, ma i Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” – applausi), offrono lo spunto per una riflessione più...
Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi
L’American Psychological Association, nella sua guida sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance” ha definito l’eco-ansia come la “paura cronica di un cataclisma ambientale irrevocabile legato al cambiamento climatico”. Più recentemente, il concetto di ansia climatica, è stato descritto come uno stato di angoscia legato agli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e sull’esistenza umana. Come la paura che si attiva in risposta a una minaccia reale o percepita, presente...
In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo
Il vero costo climatico delle guerre non si misura in CO₂, ma in fiducia bruciata: quella tra gli Stati, da cui dipende ogni cooperazione sul clima. Il voto dell’ONU mostra quanto sia fragile — e quanto valga difenderla. Le guerre non distruggono solo il presente. Divorano il futuro, due volte: aumentando le emissioni e distruggendo la fiducia necessaria per ridurle. L’impronta climatica diretta dei conflitti è enorme, anche se difficile da misurare con precisione. Secondo un recente studio, quattro anni...
Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo
Contrariamente a quanto sostengono i negazionisti climatici, negli ultimi 25 anni i rapporti dell’IPCC hanno aumentato la preoccupazione per i rischi climatici che potremo avere in futuro, non l’hanno certo diminuita. E la modifica dello scenario a maggiori emissioni cambia di molto poco la situazione. Nel precedente post abbiamo spiegato come la periodica revisione degli scenari da parte della comunità dei modellisti climatici abbia dato spazio ai soliti negazionisti e inattivisti climatici per il consueto ed ennesimo tentativo di sminuire...
Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5
RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico. E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario...
Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.
Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui). Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto...
Niente di più miope che attaccare il sistema ETS
Climalteranti aderisce all’appello al Governo di circa 200 scienziati ed economisti esperti di scienza del clima e di transizione energetica: si rispettino gli obiettivi di decarbonizzazione, unico modo per coniugare sviluppo economico e benessere collettivo a lungo termine. Alla cortese attenzione della Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Giorgia Meloni, del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, On. Gilberto Pichetto Fratin, e del Governo, Noi studiosi impegnati nella ricerca sul cambiamento climatico, sulle politiche di mitigazione e adattamento e sui...
Il ciclone Harry, la normalità dell’emergenza
Il ciclone Harry, che ha colpito dal 19 al 22 gennaio il sud Italia, Malta e Tunisia, e le impressionanti distruzioni portate dai venti, dalle piogge e dalle mareggiate, possono essere visti per molti aspetti come un caso da manuale di quanto la crisi climatica ci sta mostrando e continuerà a mostrarci in futuro. Un evento legato al cambiamento climatico Il ciclone mediterraneo Harry è stato un evento meteomarino probabilmente senza precedenti da tanti decenni. Certamente in passato non c’erano...
Ancora un anno caldo: il 2025 al 2° posto tra gli anni più caldi. In Italia è il quarto anno più caldo
I dati della NOAA/NCEP posizionano l’anno appena trascorso al terzo posto tra gli anni più caldi, mentre la media con altri quattro database climatici porta al 2° posto, ex-aequo con il 2023. In quasi tutti i casi, le anomalie termiche rispetto al cinquantennio preindustriale 1850-1900 sono vicine al limite di 1,5 °C citato dall’Accordo di Parigi, pur non superandolo come l’anno scorso. In Italia, invece, il 2025 risulta il quarto anno più caldo della serie, con un’anomalia di 1,77 °C...