El Niño e il 2016
El Niño e La Niña sono rispettivamente l'anomalo riscaldamento o raffreddamento del Pacifico centro-orientale tropicale che si manifesta con una periodicità variabile fra circa 3 e 7 anni. Queste anomalie della temperatura oceanica superficiale provocano corrispondenti anomalie atmosferiche che complessivamente prendono il nome di El Niño Southern Oscillation (ENSO). Provocano una variazione della circolazione a livello globale (teleconnessione atmosferica) causando siccità o alluvioni particolarmente intense in varie parti del globo. Anche la temperatura media globale ne risente, con anni El Niño particolarmente caldi e l'opposto con La Niña.
L'anno scorso facevamo notare come il 2014, nonostante avesse battuto il record di temperatura globale, fosse un anno nella norma dal punto di vista della variabilità. Già il maggio scorso il 2015 mostrava segni di “cattive intenzioni” con temperature medie mensili record, nonostante un El Niño positivo ma debole. Ora sappiamo come è andata a finire: l'ENSO si è intensificato e la temperatura globale ha continuato a correre, infilando una notevole sfilza di mesi record.
Ma la temperatura globale risente degli effetti dell'ENSO con un ritardo di qualche mese. In particolare, la temperatura troposferica, cioè quella che considera lo strato di atmosfera fra la superficie e circa 10 Km di quota, è particolarmente sensibile a questo anomalo riscaldamento del Pacifico tropicale. Questo effetto di ritardo può essere visto chiaramente per l'evento ENSO 1997/1998 graficando insieme l'anomalia di temperatura e l'indice MEI, un indice ideato tenendo conto di diversi parametri per rispecchiare l'effetto dell'ENSO sulla temperatura troposferica. (altro…) Cambiamento climatico e rischio in montagna 1. L’influenza del clima sulle valanghe
Malgrado il riscaldamento globale accorci la stagione nivale alpina, la casualità delle precipitazioni ed il rapido incremento delle temperature possono portare a più intensi e catastrofici eventi valanghivi. Le valanghe comportano un rischio non trascurabile per la vita umana, ma la comprensione di questi fenomeni, della loro interazione con il clima e delle strategie di prevenzione, deve essere ancora approfondita.
Le valanghe, un rischio reale
E’ oramai noto come il cambiamento climatico possa influenzare i rischi in montagna. Gli effetti del global warming in ambiente montano includono, tra gli altri, l’incremento delle piene lampo invernali dei torrenti, il distacco di seracchi glaciali, la formazione di laghi glaciali effimeri con le successive piene di rottura, il distacco di frane superficiali causato dalla fusione del permafrost e/o dalle più intense precipitazioni.
Fra i fenomeni potenzialmente soggetti all’influenza dalle variazioni climatiche vi sono sicuramente le valanghe di neve (si osservi come il termine valanga possa essere utilizzato con altre accezioni, and esempio per le valanghe di roccia rock avalanches). I fenomeni valanghivi sono frequenti durante l’inverno ed hanno risultati spesso catastrofici, in particolare in aree frequentate da sciatori, scalatori, camminatori o turisti in genere. Ogni inverno infatti numerosi incidenti mortali occorrono nelle Alpi Europee, ed il 2015 non fa eccezione (con incidenti occorsi in Francia, Italia e Alto Adige e Austria).
Figura 1. Valanga artificiale innescata nel sito sperimentale di Vallée de la Sionne (7 Febbraio 2003). Si osservi in basso a destra il palo attrezzato con strumenti di misura (pressioni di impatto, velocità). Si ringrazia il personale SLF Davos. (altro…)
Da scienziato, mi vergogno di quanto poco stiamo facendo riguardo al cambiamento climatico
Siamo certi che il riscaldamento globale è reale ed è causato dall'uomo. Cosa diremo ai nostri figli se non saremo in grado di affrontare i fatti?
Pubblichiamo la traduzione di un eccellente testo di Eric Wolff, docente di Earth Sciences all’Università di Cambridge, uscito su The Telegraph.
Studio il clima del passato. Durante l'ultimo milione di anni, la Terra ha attraversato periodi in cui il ghiaccio copriva gran parte del Nord America e del Nord Europa, e periodi più caldi di oggi. Lungi dal rassicurarmi, i cambiamenti naturali del clima che vedo nelle mie carote di ghiaccio, mi fanno preoccupare per come l'uomo influenza il clima. È in questo contesto che vedo i negoziati di Parigi tesi a raggiungere un “accordo universale” sul clima.
Ma innanzitutto, una serie di fatti. L’anidride carbonica è un gas serra, cioè assorbe il calore che altrimenti lascerebbe il nostro pianeta. La sua concentrazione è aumentata del 40% dall'inizio dell’Ottocento ed è oggi molto più alta di quanto non lo sia stata durante gli ultimi 800.000 anni. È dovuto principalmente alla combustione di carbone, petrolio e gas. La temperatura media della Terra è cresciuta, nell'ultimo secolo, di quasi 1 °C. Sono fatti collegati e possiamo essere certi che il riscaldamento continuerà se le emissioni umane di anidride carbonica continueranno. (altro…)
Studio il clima del passato. Durante l'ultimo milione di anni, la Terra ha attraversato periodi in cui il ghiaccio copriva gran parte del Nord America e del Nord Europa, e periodi più caldi di oggi. Lungi dal rassicurarmi, i cambiamenti naturali del clima che vedo nelle mie carote di ghiaccio, mi fanno preoccupare per come l'uomo influenza il clima. È in questo contesto che vedo i negoziati di Parigi tesi a raggiungere un “accordo universale” sul clima.
Ma innanzitutto, una serie di fatti. L’anidride carbonica è un gas serra, cioè assorbe il calore che altrimenti lascerebbe il nostro pianeta. La sua concentrazione è aumentata del 40% dall'inizio dell’Ottocento ed è oggi molto più alta di quanto non lo sia stata durante gli ultimi 800.000 anni. È dovuto principalmente alla combustione di carbone, petrolio e gas. La temperatura media della Terra è cresciuta, nell'ultimo secolo, di quasi 1 °C. Sono fatti collegati e possiamo essere certi che il riscaldamento continuerà se le emissioni umane di anidride carbonica continueranno. (altro…) Sette settimane in Tibet: i pendolari della Stazione Glaciale Internazionale
Le carote di ghiaccio estratte dalle calotte polari e dai ghiacciai d’alta quota costituiscono un vero e proprio archivio naturale delle condizioni climatiche e ambientali del nostro pianeta. Gli sforzi logistici per recuperare queste carote sono fondamentali per la scienza ma sono anche esperienze dove talvolta la percezione di sperimentare un’avventura oppure una quasi-catastrofe dipende solo dall’attitudine personale.
Nel 2009, di ritorno da una lezione di paleoclimatologia al Byrd Polar and Climate Research Center, incrociai nei corridoi del laboratorio il responsabile del nostro gruppo di ricerca. “Lo sa -gli chiesi- che i danesi stanno spendendo milioni per recuperare dalla Groenlandia una carota di ghiaccio relativa all’Emiano (l’ultimo periodo interglaciale, 130000 anni fa) mentre Lei con il suo gruppo, ne aveva già estratta una in Tibet nel 1992 spendendo almeno 10 volte meno? Perché non ci torniamo per estrarne un’altra?”. Lui, quasi impercettibilmente, acconsentì col capo ma, come al solito, non disse nulla. (altro…)
2015: temperature record con distacco
L'analisi dei dati grezzi e grigliati NCEP/NCAR relativi all'anno appena terminato, che riproponiamo ad ogni inizio anno per capire come si colloca l'anno appena trascorso, questa volta non lascia dubbi: il 2015 risulta per il secondo anno di fila l'anno più caldo dall'inizio delle misure. Un risultato ampiamente previsto, e un record straordinario favorito anche dall'intenso episodio di El Niño. Il 2015 quini ha “stracciato” gli anni precedenti, e il valore dell'anomalia complessiva è ormai +1°C rispetto all'inizio del secolo.
Man mano che i mesi del 2015 trascorrevano ed il fenomeno El Niño si manifestava, d'estate, in tutta la sua potenza, crescevano le aspettative di assistere ad un evento quanto mai raro, e cioè che venisse stabilito il nuovo record di anomalia termica del pianeta, battendo quello dello scorso anno. Già ad ottobre, appariva ormai inevitabile, a meno che non si fosse verificata un'anomalia negativa praticamente inverosimile negli ultimi due mesi, cosa che ovviamente non è avvenuta.
E così, dati NCEP/NCAR alla mano, vediamo che l'anomalia rispetto al periodo più recente, 1981-2010, si porta all'incredibile valore di 0,46 °C, superando di ben 0,14 °C il valore del 2014.
Tale valore è pienamente compatibile, considerando gli errori associati alle misure, con l'anomalia di 0,40 °C annunciata proprio in questi giorni dall'Amministrazione Meteorologica Giapponese (JMA), uno degli altri Enti che calcola la temperatura media globale. (altro…)
Man mano che i mesi del 2015 trascorrevano ed il fenomeno El Niño si manifestava, d'estate, in tutta la sua potenza, crescevano le aspettative di assistere ad un evento quanto mai raro, e cioè che venisse stabilito il nuovo record di anomalia termica del pianeta, battendo quello dello scorso anno. Già ad ottobre, appariva ormai inevitabile, a meno che non si fosse verificata un'anomalia negativa praticamente inverosimile negli ultimi due mesi, cosa che ovviamente non è avvenuta.
E così, dati NCEP/NCAR alla mano, vediamo che l'anomalia rispetto al periodo più recente, 1981-2010, si porta all'incredibile valore di 0,46 °C, superando di ben 0,14 °C il valore del 2014.
Tale valore è pienamente compatibile, considerando gli errori associati alle misure, con l'anomalia di 0,40 °C annunciata proprio in questi giorni dall'Amministrazione Meteorologica Giapponese (JMA), uno degli altri Enti che calcola la temperatura media globale. (altro…) Accordo di Parigi: consigli di lettura
Visto che con le vacanze c’è magari un po’ più tempo di leggere, proponiamo la lettura di alcuni interventi interessanti usciti sull’Accordo di Parigi. Chiediamo ai lettori di segnalarne altri nei commenti. Buone feste a tutti
Accordo di Parigi, UNFCCC COP21, nelle 6 lingue dell’ONU
With A Climate Deal In Place, Now The Real Work Begins di Seth Borenstein, Huffington Post
Climate deal: the pistol has fired, so why aren’t we running? Bill McKibben, The Guardian
Grand promises of Paris climate deal undermined by squalid retrenchments, George Monbiot, The Guardian
How Markets And Mother Earth Each Found A Home In The Paris Climate Accord, Steve Zwick, Ecosystem Marketplace
China Voice: China takes leading role in global climate deal, commento ufficiale dell’agenzia stampa cinese
Paris accord offers hope but could have done more: India, Vishwa Mohan, Times of India
Paris Agreement — A Good Foundation for Meaningful Progress, Robert Stavins (Harvard)
Talks in the city of light generate more heat, Kevin Anderson, Nature (altro…)
Accordo di Parigi, UNFCCC COP21, nelle 6 lingue dell’ONU
With A Climate Deal In Place, Now The Real Work Begins di Seth Borenstein, Huffington Post
Climate deal: the pistol has fired, so why aren’t we running? Bill McKibben, The Guardian
Grand promises of Paris climate deal undermined by squalid retrenchments, George Monbiot, The Guardian
How Markets And Mother Earth Each Found A Home In The Paris Climate Accord, Steve Zwick, Ecosystem Marketplace
China Voice: China takes leading role in global climate deal, commento ufficiale dell’agenzia stampa cinese
Paris accord offers hope but could have done more: India, Vishwa Mohan, Times of India
Paris Agreement — A Good Foundation for Meaningful Progress, Robert Stavins (Harvard)
Talks in the city of light generate more heat, Kevin Anderson, Nature (altro…) La sostanza dell’Accordo di Parigi
Dopo anni di attesa e tra centinaia di alternative testuali, nella COP21 è stato approvato un testo che costituisce un nuovo importante accordo multilaterale sul clima, di cui proviamo a commentare alcuni punti salienti.
L’Accordo di Parigi approvato il 12 dicembre 2015 nella XXI sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione sul clima è un importate passo in avanti in un percorso ancora molto lungo e accidentato per contrastare il surriscaldamento globale. Ora si conosce qualcosa in più di questo percorso: sia la destinazione finale (molto ambiziosa) sia alcune tappe importanti previste per il futuro (la periodica rivisitazione del divario tra obiettivi ed azioni intraprese, con l’obiettivo di implementazioni di azioni sempre più ambiziose).
Letto insieme agli impegni già assunti dai Paesi e considerato come tassello dei più complessivi Obiettivi universali di sviluppo sostenibile, l’Accordo delinea il contesto di profondi cambiamenti strutturali ai sistemi energetici, trasportistici, infrastrutturali di tutti i paesi. Assorbe e rilancia impegni specifici della società civile, del settore privato, delle istituzioni finanziarie. (altro…)
L’Accordo di Parigi approvato il 12 dicembre 2015 nella XXI sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione sul clima è un importate passo in avanti in un percorso ancora molto lungo e accidentato per contrastare il surriscaldamento globale. Ora si conosce qualcosa in più di questo percorso: sia la destinazione finale (molto ambiziosa) sia alcune tappe importanti previste per il futuro (la periodica rivisitazione del divario tra obiettivi ed azioni intraprese, con l’obiettivo di implementazioni di azioni sempre più ambiziose).
Letto insieme agli impegni già assunti dai Paesi e considerato come tassello dei più complessivi Obiettivi universali di sviluppo sostenibile, l’Accordo delinea il contesto di profondi cambiamenti strutturali ai sistemi energetici, trasportistici, infrastrutturali di tutti i paesi. Assorbe e rilancia impegni specifici della società civile, del settore privato, delle istituzioni finanziarie. (altro…) Accordo in vista a Parigi
Sono giorni cruciali alla COP21 di Parigi: un accordo sembra inevitabile e nelle bozze di testo che si susseguono si delineano con maggiore chiarezza le opzioni su cui è necessario raggiungere un compromesso.
Si sente profumo di accordo alla COP21 di Parigi: sono stati chiamati i traduttori per le sei lingue ufficiali dell’ONU, pronti a limare il testo di un accordo che dovrebbe contenere impegni di tutti gli Stati su quasi tutti i principali temi della lotta ai cambiamenti climatici.
Nell’ultima versione del testo negoziale disponibile al momento in cui questo post viene chiuso, quella delle ore 15 del 9 dicembre 2015, rimangono ancora molte (367) parentesi quadre, che indicano punti controversi, proposte che qualcuno ha formalizzato ed altri preferirebbero eliminare, a vantaggio di alternative testuali.
La proposta del testo di Accordo presentato a tutti i rappresentanti delle Parti il 9 dicembre, sotto la responsabilità politica diretta del Presidente della COP21 Laurent Fabius, frutto di un lavoro delegato a Ministri dell'Ambiente (e di altri dicasteri) presenti a Parigi, è molto più breve del testo in precedenza consegnato sabato dai contact groups ed i relativi facilitatori (cioè i negoziatori di professione). (altro…)
Si sente profumo di accordo alla COP21 di Parigi: sono stati chiamati i traduttori per le sei lingue ufficiali dell’ONU, pronti a limare il testo di un accordo che dovrebbe contenere impegni di tutti gli Stati su quasi tutti i principali temi della lotta ai cambiamenti climatici.
Nell’ultima versione del testo negoziale disponibile al momento in cui questo post viene chiuso, quella delle ore 15 del 9 dicembre 2015, rimangono ancora molte (367) parentesi quadre, che indicano punti controversi, proposte che qualcuno ha formalizzato ed altri preferirebbero eliminare, a vantaggio di alternative testuali.
La proposta del testo di Accordo presentato a tutti i rappresentanti delle Parti il 9 dicembre, sotto la responsabilità politica diretta del Presidente della COP21 Laurent Fabius, frutto di un lavoro delegato a Ministri dell'Ambiente (e di altri dicasteri) presenti a Parigi, è molto più breve del testo in precedenza consegnato sabato dai contact groups ed i relativi facilitatori (cioè i negoziatori di professione). (altro…) COP21: La prospettiva dei piccoli stati insulari
Normalmente le piccole nazioni insulari quali Fiji, Vanuatu o Capo Verde, non ricoprono un ruolo
politico di primo piano nel contesto internazionale. I negoziati della Convenzione Quadro dell’ONU sui
Cambiamenti Climatici (UNFCCC) sono un’eccezione, in quanto sono proprio questi i paesi che richiedono con maggiore insistenza un’accelerazione su tutti i fronti dell’azione sul cambiamento climatico. I piccoli stati insulari sono, secondo un recente report del Green Climate Fund, i piú vunerabili al cambiamento climatico; nel quadro dell’UNFCCC si sono raggruppati in un gruppo chiamato AOSIS (Alliance of Small Island States), in prima linea nelle negoziazioni sull’accordo sul clima che dovrebbe scaturire dalla COP21 di Parigi.
Proprio per questo, mentre la grande maggioranza dei capi di stato e dei ministri presenti alla COP rimane invisibile agli osservatori della società civile, i politici degli stati AOSIS sono invece molto
disponibili ad interagire. Il secondo giorno della COP21 il Presidente di Kiribati, il Primo Ministro di Tuvalu ed il Ministro dell’Agricoltura di Fiji si sono riuniti in una piccola sala del padiglione AOSIS per incontrare gli osservatori.
I punti salienti dei tre discorsi hanno ricalcato concetti giá noti, ma che sono di importanza vitale per queste nazioni. Il primo aspetto rimarcato dai tre rappresentanti é stato la giustizia climatica, ovvero la necessità di un accordo equo che tenga in considerazione le responsabilità e capacità dei singoli paesi rispetto al cambiamento climatico. Molto sentita è anche la necessità di un taglio repentino delle emissioni, tanto che gli AOSIS richiedono con forza che l’obiettivo dell’UNFCCC sia fissato a 1.5 °C di riscaldamento globale piuttosto che 2 °C, come é stato fino ad ora. Infine, non sono mancati ripetuti riferimenti al concetto di “Loss and Damage”, ovvero perdite e danni climatici. Quest’ultimo é un aspetto particolarmente complesso delle negoziazioni, in quanto viene visto da molte nazioni industrializzate come una forma aggiuntiva, e molto costosa, di finanza climatica, mentre viene visto come un elemento essenziale dell’accordo dai paesi del terzo mondo ed in via di sviluppo. (altro…)
Cambiamenti Climatici (UNFCCC) sono un’eccezione, in quanto sono proprio questi i paesi che richiedono con maggiore insistenza un’accelerazione su tutti i fronti dell’azione sul cambiamento climatico. I piccoli stati insulari sono, secondo un recente report del Green Climate Fund, i piú vunerabili al cambiamento climatico; nel quadro dell’UNFCCC si sono raggruppati in un gruppo chiamato AOSIS (Alliance of Small Island States), in prima linea nelle negoziazioni sull’accordo sul clima che dovrebbe scaturire dalla COP21 di Parigi.
Proprio per questo, mentre la grande maggioranza dei capi di stato e dei ministri presenti alla COP rimane invisibile agli osservatori della società civile, i politici degli stati AOSIS sono invece molto
disponibili ad interagire. Il secondo giorno della COP21 il Presidente di Kiribati, il Primo Ministro di Tuvalu ed il Ministro dell’Agricoltura di Fiji si sono riuniti in una piccola sala del padiglione AOSIS per incontrare gli osservatori.
I punti salienti dei tre discorsi hanno ricalcato concetti giá noti, ma che sono di importanza vitale per queste nazioni. Il primo aspetto rimarcato dai tre rappresentanti é stato la giustizia climatica, ovvero la necessità di un accordo equo che tenga in considerazione le responsabilità e capacità dei singoli paesi rispetto al cambiamento climatico. Molto sentita è anche la necessità di un taglio repentino delle emissioni, tanto che gli AOSIS richiedono con forza che l’obiettivo dell’UNFCCC sia fissato a 1.5 °C di riscaldamento globale piuttosto che 2 °C, come é stato fino ad ora. Infine, non sono mancati ripetuti riferimenti al concetto di “Loss and Damage”, ovvero perdite e danni climatici. Quest’ultimo é un aspetto particolarmente complesso delle negoziazioni, in quanto viene visto da molte nazioni industrializzate come una forma aggiuntiva, e molto costosa, di finanza climatica, mentre viene visto come un elemento essenziale dell’accordo dai paesi del terzo mondo ed in via di sviluppo. (altro…) Cinque punti fermi sull’Accordo di Parigi

Per chi da tanti anni lavora sul tema del cambiamento climatico, non può che far piacere la grande mobilitazione che si sta registrando a livello mondiale, e anche in Italia. Domenica 29 novembre ci sarà, a Roma come in tantissime altre città, una marcia per il clima, che si annuncia molto partecipata. In queste ultimi giorni in cui le concentrazioni di CO2 nell’atmosfera a Mauna Loa sono inferiori a 400 ppm, del riscaldamento globale si occupano tanti quotidiani, settimanali, radio e televisioni, nonché migliaia di siti web.
Nel frattempo sono uscite decine di analisi interessanti che meriterebbero riflessioni approfondite. Ad esempio, questa magnifica spiegazione interattiva realizzata da Carbon Brief sugli aspetti salienti dell’accordo di Parigi, questo articolo su Science, la sintesi dell’UNFCCC sugli INDC, le analisi del PBL e dell’UNEP o questa intervista al ex co-chair del WG3 dell’IPCC, Ottmar Edenhofer.
Come fatto per tante altre COP, forniamo qui di seguito un riassunto basilare su cinque punti fermi che possono aiutare a capire gli aspetti essenziali dell’accordo di Parigi. Il rischio che la conferenza fallisca interamente, finendo per non approvare nulla al di fuori delle annuali decisioni di ogni COP, sembra al momento molto basso. (altro…)
La fallacia dello “stratagemma Galileo”
Capita spesso, quando si discute di cambiamenti climatici, di sentire usare lo “stratagemma Galileo”, che in sintesi è questo: “Galileo Galilei era in disaccordo con l’establishment scientifico del tempo, ma aveva ragione, quindi potrebbe essere che anche oggi abbiano ragione i pochissimi scienziati che negano le responsabilità umane sul cambiamento climatico”. Questa argomentazione ha alcuni punti deboli storici (diversi scienziati del suo tempo davano ragione a Galileo, l’Inquisizione che l’ha perseguitato non era formata da scienziati), e logici (Galileo è...
La protesta di Mark Cane contro “La Lettura”
In precedenti post abbiamo raccontato il clamoroso infortunio dell’inserto culturale del Corriere della Sera, La Lettura, che ha organizzato un maldestro confronto fra un negazionista non competente William Happer, e uno scienziato del clima, Mark Cane. Il Prof. Cane in realtà non sapeva che la sua intervista sarebbe stata utilizzata per un confronto, né sapeva che fosse uscita. Pubblichiamo qui la sua lettera di protesta, inviata il 10 marzo, che il Corriere della Sera non ha pubblicato. Caro direttore, nel...
Le foreste sono cruciali per raggiungere gli obiettivi di Parigi?
L’Accordo globale per ridurre le emissioni di gas serra, raggiunto al Parigi nel dicembre 2015, ha l’obiettivo di mantenere l’aumento delle temperature medie globali ben al di sotto dei due gradi rispetto all’epoca pre-industriale (art 2.1.a). Questo obiettivo necessiterà di “raggiungere un equilibrio tra emissioni ed assorbimenti antropici di gas serra” (art. 4.1), Giacomo Grassi, Marina Vitullo, Sylvie Coyaud
È certo, il clima è surriscaldato
Nell’intervista pubblicata da “La Lettura” del 26 febbraio 2017, intitolata “Credetemi, il clima non è surriscaldato”, William Happer ha rispolverato molti dei miti del negazionismo climatico, da tempo confutati dalle evidenze scientifiche disponibili. Come spiegato nel precedente post, nell’articolo dell’inserto culturale del Corriere della Sera (qui il testo) è stato proposto un finto confronto fra il fisico William Happer e il climatologo Mark Cane (raggiunto via mail, Cane ha dichiarato di non essere al corrente della presenza di un interlocutore...
L’infortunio de “La Lettura”
Provate a immaginare cosa succederebbe se l’inserto culturale del Corriere della Sera, “La Lettura”, ospitasse nelle sue prime pagine un articolo intitolato “Credetemi, i vaccini provocano l’autismo”, con un confronto fra un odontotecnico in pensione (che sostiene quella tesi) e un epidemiologo specializzato in vaccini (che sostiene il contrario). Probabilmente scoppierebbe uno scandalo mediatico, o almeno sarebbero sommersi dalle pernacchie il redattore (responsabile del titolo schierato a supporto di una delle due tesi – quella infondata), la giornalista (responsabile di...
Un film da buttare: The Great Global Warming Swindle
Iniziamo con questo post una serie di interventi che analizzano il materiale che ha costituito negli anni passati le basi del negazionismo climatico. E che ora si può tranquillamente buttare nel cestino. The Great Global Warming Swindle (“La grande truffa dei cambiamenti climatici”) è un documentario del 2007, diretto da Martin Durkin. È stato prodotto da Channel 4, visto da molti milioni di persone, in Italia trasmesso in una puntata di Matrix nella giornata mondiale dell’Ambiente del 7 luglio 2007...
Impatti e vulnerabilità dei cambiamenti climatici in Europa
Il 25 gennaio scorso è stato presentato a Bruxelles il nuovo rapporto su impatti e vulnerabilità dei cambiamenti climatici in Europa (Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2016,) redatto dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (European Environment Agency – EEA). Il rapporto è una valutazione degli impatti e vulnerabilità dei cambiamenti climatici in Europa basata su indicatori dei passati e futuri cambiamenti climatici e sui risultati della recente ricerca scientifica. Inoltre il rapporto prospetta la necessità di dare maggiore impeto alle...
Il riscaldamento globale e il freddo dell’inverno
Nelle ultime settimane è stato tutto un gridare “mamma mia, che freddo!”. Con qualche ragione, dato che questa prima parte di inverno è stata in alcuni luoghi più rigida di quella degli ultimi anni. Curiosamente, però, i soliti noti che straparlano di “nuova era glaciale” incombente sono rimasti silenziosi, perlomeno sui giornali. Chissà che non siano rinsaviti? Ma, a parte questo, cosa possiamo dire di questa ondata di freddo? È una fluttuazione momentanea o qualcosa che ha a che vedere...
2016, terzo – e straordinario – record consecutivo delle temperature
Iniziamo il nuovo anno proponendo come consuetudine l’analisi delle temperature medie globali dall’analisi dei dati grezzi e grigliati NCEP/NCAR relativi alle temperature all’anno appena terminato. Il 2016 straccia tutti i record e risulta per il terzo anno di fila l’anno più caldo dall’inizio delle misure. È un risultato ampiamente previsto da diversi mesi, e rappresenta un record straordinario favorito anche dall’intenso episodio di El Niño, che pur nella sua parabola discendente ha influenzato nettamente i valori termici della prima parte...
Return of the river: l’epopea del fiume Elwha e delle sue dighe
Ambientato nello stato di Washington, USA, il documentario racconta l’epopea del fiume Elwha, imbrigliato da impianti idroelettrici fin dai primi del ‘900 e il lavoro di scienziati, politici e comunità locali per restituirlo alla condizione originale. Interessante per riflettere sui conflitti fra i diritti umani, la salvaguardia dell’ambiente e il necessario aumento della produzione di energia rinnovabile. Il film Return of the River segue per quattro anni il progetto di rimozione di due impianti idroelettrici (dam removal) sul fiume Elwha,...
