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Sapere o Ignorare ?

Una delle più antiche riviste di divulgazione scientifica ha pubblicato un articolo contenente numerosi errori e argomenti infondati sulla scienza del clima.

Un anno fa, sul numero del febbraio 2011 della rivista “Sapere” è stato pubblicato “Un futuro con ghiaccio e seltz” di Luigi Vigliotti (riportato in fondo al post). L’articolo conteneva numerosi errori e argomenti infondati, a partire dal sottotitolo “L’allarme “Global Warming” ha motivazioni in buona parte culturali e potrebbe distoglierci dall’eventualità, questa sì scientificamente certa, di una prossima glaciazione.

 

Espansione dei ghiacci artici (pag. 1)

L’autore cita una presunta espansione dei ghiacci artici negli ultimi anni, la cui responsabilità sarebbe stata attribuita da qualcuno al riscaldamento globale. Ma negli ultimi 30 anni, la diminuzione dei ghiacci artici è chiarissima e un’espansione occasionale o stagionale è spiegata semplicemente con ragioni meteorologiche. Il riscaldamento globale ha avuto e avrà come effetto quello di ridurre l’estensione del ghiaccio marino.


Catastrofiche previsioni di imminente calura tropicale (pag. 1)

La scienza del clima non fa previsioni a breve termine, e nella letteratura scientifica non ci sono articoli (anche datati) che prevedano una qualche ‘calura’ nel 2011. Ci sono invece, a partire dai rapporti IPCC, scenari che prevedono incrementi di temperatura  su un intervallo di tempo dell’ordine dei decenni e l’intensificazione di eventi estremi, come le ondate di calore. L’autore pare aver confuso proiezioni climatiche e previsioni meteorologiche.

 

I prossimi dieci anni saranno molto freddi e piovosi (pag. 1)

L’autore attribuisce l’affermazione a generici “scienziati” i quali, in molto altrettanto generico, attribuirebbero le cause al “dogma del Global Warming” (sic). Di nuovo, nella letteratura scientifica queste previsioni non esistono.

 

Immissione di vapore acqueo in atmosfera (pag. 1)

Le emissioni antropogeniche di vapore acqueo in atmosfera sono ascrivibili principalmente ai cicli di raffreddamento delle centrali nucleari e termoelettriche, ai cambiamenti nell’uso del suolo e all’irrigazione (Boucher et al., 2004). Rappresentano  rispettivamente circa un millesimo e un centesimo dell’evapotraspirazione naturale – che fornisce annualmente all’atmosfera oltre 500 mila km3 d’acqua sotto forma di vapore – e sono pertanto trascurabili. Inoltre, la presenza di vapore in atmosfera dipende dalla temperatura ed è quindi un feed-back del riscaldamento globale, non la causa.

 

Il caso “Climate Change e Global Warming” scoppiò alla fine degli anni Ottanta (pag. 1)

Se  a livello socio-politico questo può essere vero, in quanto il processo negoziale che portò nel 1992 alla Convenzione delle Nazioni Unite sul clima iniziò con le conferenze di Toronto (1988), Noordwijk (1989) e Ginevra (1989), le ricerche scientifiche sono molto precedenti, tanto che l’espressione “Global Warming” è usata sin dal 1975 (Broecker, 1975). Ancora prima, nel 1938, Guy Callendar descriveva e quantificava il riscaldamento globale in atto (Callendar, 1938), mentre alla fine del secolo precedente risalgono i primi calcoli di Svante Arrhenius sulla teoria dell’effetto serra. Come già raccontato in questo post.

 

Le e-mail rubate da pirati telematici…contenevano le prove che autorevoli ricercatori e scienziati inglesi sono soliti alterare i dati in loro possesso (pag. 1)

Sulla vicenda sono state svolte numerose inchieste, nessuna delle quali ha scoperto dati alterati. La principale di queste (HC-STT, 2010) ha stabilito che le azioni del principale indagato, il Prof. Phil Jones dell’Università dell’East-Anglia e Met-Office, sono state in linea con le pratiche adottate comunemente dalla comunità scientifica sul clima. Inoltre, la realtà del Global Warming è mostrata da tre serie di dati, non solo della  HadCRUT3 ottenuta da alcuni dei ricercatori derubati, ma anche da quelle statunitensi del GISS-NASA e NCDC-NOAA; la prima, fra l’altro, è quella che mostra il più basso trend di crescita delle temperature negli ultimi trenta anni. In tutto comunque ci sono state una due tre quattro cinque sei sette otto nove smentite alla tesi dell’alterazione dei dati della scienza del clima.

 

Nel 1966, Emiliani aveva predetto che entro poche migliaia di anni saremmo ripiombati in una nuova glaciazione (pag. 2)

Cesare Emiliani, studiando la presenza degli isotopi dell’ossigeno nei fossili sul fondo del mare, riuscì a dimostrare il verificarsi di dozzine di ere glaciali nella storia del pianeta e il loro susseguirsi ciclico. Calcolando come l’andamento sarebbe continuato nel futuro, nel 1966 predisse l’avvento di una nuova era glaciale tra alcune migliaia di anni. Tuttavia, nel 1972 affermò che “l’effetto dei gas serra causato dalle emissioni umane potrebbe superare gli effetti dei cambiamenti orbitali, in tal caso affronteremo invece una de-glaciazione” (Weart, 2011).

 

Avvio di una nuova glaciazione (pag. 2)

Se non avverranno variazioni, sostiene l’autore, il futuro sarà segnato da una nuova glaciazione, in quanto le modificazioni legate all’impatto antropico, dovute all’immissione nell’atmosfera di particolato, saranno di segno opposto a quelle previste dal Global Warming. In realtà l’effetto raffreddante delle polveri e dei solfati ha avuto un ruolo nel dopoguerra. Oggi è nettamente superato dall’effetto surriscaldante dei gas climalteranti. Tenendo conto dei brevi tempi di residenza in atmosfera di polveri e solfati, il loro contributo principale è quello di “nascondere” parte del riscaldamento in atto. Secondo la letteratura scientifica (Mysak, 2008; Hansen, 2010), la possibilità di una nuova glaciazione è di fatto fortemente improbabile, se non impossibile, nei prossimi millenni proprio a causa della presenza dei gas serra.

 

L’unico sistema efficace per verificare il contributo delle emissioni sarebbe ridurre drasticamente la popolazione umana (pag. 3)

Si tratta di una tesi singolare quanto inconsistente, i quanto numerosi lavori (ad esempio: Solomon et al., 2009) hanno mostrato come il riscaldamento provocato dai gas climalteranti persista per una scala di tempo nettamente maggiore rispetto a quella legata ai cambiamenti antropogenici nelle concentrazioni di questi gas, e può essere considerato in sostanza irreversibile per più di un millennio. La permanenza del riscaldamento è principalmente dovuta al fatto che la riduzione delle forzanti radiative conseguente alla rimozione della CO2 atmosferica è compensata dal lento trasferimento di calore dall’oceano. In alte parole, una riduzione anche drastica della popolazione non darebbe informazioni maggiori di quelle oggi disponibili dal continuo aumento delle emissioni degli ultimi 200 anni, derivante anche dall’aumento della popolazione.

 

L’epidemia di peste diminuì le temperature del pianeta durante la piccola età del ghiaccio (pag. 3)

Fra i ricercatori è stato oggetto di discussione in che misura il rimboschimento seguito all’epidemia di “peste nera” che ha colpito l’Europa nel 1347 può aver modificato i livelli di CO2 in atmosfera (Van Hoff et al., 2006). Si tratta comunque di variazioni limitate a pochi ppm, non in grado di provocare variazioni significative del clima globale. L’ipotesi dell’autore, invece, non è presente nella letteratura scientifica, che spiega la riduzione delle temperature della “piccola era glaciale” in modo più complesso, prevalentemente con variazioni della radiazione solare. D’altronde, se così non fosse, sarebbe ancora più evidente la pericolosità dell’incremento di oltre 110 ppm di CO2 avvenuto negli ultimi 250 anni. Dal punto di vista storico, con “Piccola Età del Ghiaccio” si intende un periodo che va dal XV al XIX secolo, non quello della pandemia durante la quale la popolazione europea è diminuita in modo consistente. È davvero difficile pensare che una crisi temporanea e limitata nello spazio possa aver condizionato il clima globale e per un periodo così lungo, solo attraverso un rimboschimento localizzato.

 

I cambiamenti climatici osservati nello scorso secolo sono trascurabili rispetto ad almeno 10 cambiamenti climatici avvenuti negli ultimi 15000 anni (pag. 3)

Non ci sono studi scientifici che evidenziano in quel periodo 10 cambiamenti climatici superiori a quello attuale.

 

Fra le motivazioni scientifiche dell’impatto antropico sul clima c’è il peso delle lobby (pag. 3)

L’autore spiega l’attribuzione delle responsabilità umane sul riscaldamento globale, tesi accettata dalla quasi totalità della comunità scientifica,  al potere delle lobby “che hanno tutto da guadagnare nell’interpretazione dei dati in questa ottica”. Oltre ad essere offensiva per tutta la comunità scientifica, è una spiegazione molto debole, che non considera l’esistenza di altre lobby interessate allo status quo, il cui potere si può valutare dall’ammontare dei sussidi che ricevono. Secondo l’International Energy Agency (IEA, 2010), nel 2008 i sussidi mondiali  per i combustibili fossili sono stati di 557 miliardi di dollari  e di circa 45 miliardi per le energie rinnovabili.

 

Dubbi all’interno dell’IPCC (pag. 4)

Secondo l’autore, “qualche voce all’interno dell’IPCC” ha avanzato dei dubbi sul Global Warming, sulla base dell’analisi dei dati satellitari. Invece, persino nella sintesi del Quarto Rapporto sul Clima del 2007 l’IPCC si spiegava con chiarezza come fossero state superate le precedenti discrepanze fra dati di superficie e satellitari.

 

Temperature satellitari (pag. 4)

Come prova dell’inesistenza del riscaldamento globale, l’autore cita “dati satellitari” che “mostrano che dal 1998… la temperatura è rimasta costante e dal 2002 e addirittura in diminuzione”. Pur se un decennio non è significativo per mostrare una tendenza climatica,  nei dati satellitari della bassa troposfera non esiste alcun trend di raffreddamento, presente invece nella stratosfera proprio in congruenza dell’aumentato effetto serra. I dati alla superficie mostrano che l’aumento delle temperature è statisticamente significativo se si considera un numero adeguato di anni, per evitare l’interferenze delle oscillazioni di breve periodo.

 

Le nevi hanno di nuovo imbiancato il Kilimanjaro (pag. 4)

Di nuovo si confonde il “tempo meteorologico” con il “clima”. La diminuzione di volume dei ghiacciai, anche del Kilimanjaro, è un altro segnale chiaro del riscaldamento in atto; a tale proposito in un articolo scientifico (Thompson et al, 2009) si leggeva: “Glacier loss on Kilimanjaro continue unabated”.

 

I ghiacci tra Canada e Groenlandia hanno toccato livelli di espansione che non si vedevano dallo scorso millennio (pag. 4)

Non è chiaro a quali livelli faccia riferimento l’autore visto che le rilevazioni satellitari sono disponibili dal 1979 e mostrano un calo vistoso e inequivocabile dei ghiacci marini artici.

 

La CO2, costituisce solo l’1 % dei gas serra presenti nell’atmosfera terrestre, il contributo antropico è una frazione di questo scarso valore (pag. 4)

L’autore non specifica come questa percentuale vada intesa, se in termini di massa o di effetto radiativo. Essendo così bassa può essere spiegata solo considerando fra i gas serra la presenza del vapore d’acqua; ma come detto in precedenza si tratta di un gas serra che non ha un effetto climalterante: la sua presenza è legata alla temperatura e quindi all’effetto serra determinato dalle altre sostanze, le cui variazioni influenzano direttamente il clima del nostro pianeta.

 

Riferimenti bibliografici

Boucher O. et al. (2004) Direct human influence of irrigation on atmospheric water vapour and climate. Climate Dynamics. 22, 597­603

Broecker  W.S. (2010) Climate Change: Are We on the Brink of a Pronounced Global Warming? Science, 189, 4201, 460-463.

Callendar, G. S. (1938) The Artificial Production of Carbon Dioxide and Its Influence on Temperature. Quarterly Journal Royal Meteorological Society vol. 64, pgs. 223–240.

Hansen J. (2010) Tempeste. Edizioni Ambiente

HC-STC (2010) The disclosure of climate data from the Climatic Research Unit at the University of East Anglia, Eighth Report of Session 2009–10. House of Commons, Science and Technology Committee

Mysak L.A. (2008) Glacial Inceptions: Past and Future.  Atmosphere-Ocean, 46, 3, 317–341.

Solomon S. et al. (2009) Irreversible Climate Change due to Carbon Dioxide Emissions, 106, 6, 1704-1709.

Thompson L.G. et al (2009) Glacier loss on Kilimanjaro continues unabated. PNAS November 2.

Van Hoff T.B. et al. (2006) Forest re-growth on medieval farmland after the Black Death pandemic—Implications for atmospheric CO2 levels. Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology 237, 396– 411.

Weart S. (2011) The Discovery of Global Warming.

 

 

Testo di Stefano Caserini, con la collaborazione degli studenti del corso di Mitigazione dei Cambiamenti Climatici del Politecnico di Milano

 

 

Un futuro con ghiaccio e seltz
di Luigi Vigliotti

da “Sapere”, n. 1/2011
L’allarme “Global Warming” ha motivazioni in buona parte culturali e potrebbe distoglierci dall’eventualità, questa sì scientificamente certa, di una prossima glaciazione

Da alcuni anni la parola magica per spiegare i cambiamenti climatici è Global Warming (riscaldamento globale). La complessità degli eventi che spiegano il clima del nostro pianeta è così semplificata in due parole: riscaldamento globale, per indicare che l’umanità, immettendo gas serra nell’atmosfera, sta rendendo soffocante e arido il clima del pianeta. Più che un effetto climatico, il Global Warming è diventato una sindrome collettiva; bastano dieci giorni di caldo estivo e il responsabile è di per sé identificato; il paradosso risiede nel fatto che anche il freddo estremo e prolungato in Europa, la neve fino a maggio a bassa quota, l’espansione dei ghiacci artici, la forte pioggia in Marocco, il gelo killer in Mongolia e altri eventi non esattamente “afosi”, registrati negli ultimi anni, vengano spiegati dallo stesso fenomeno. Forse qualcosa non funziona più nel modello del Global Warming, e l’uomo di strada vorrebbe capire meglio perché, eventi così diversi tra loro e contraddittori rispetto alle catastrofiche previsioni di imminente “calura” tropicale, possono essere legati a un unico concetto di riscaldamento globale. Non è facile, e anche gli scienziati spesso danno spiegazioni semplicistiche e speculative. Addirittura c’è chi ultimamente ha corretto un po’ il tiro, prevedendo che i prossimi dieci anni saranno molto freddi e piovosi, senza però sconfessare il dogma del Global Warming, ma anzi attribuendogliene direttamente e in modo molto generico le cause.
Per capirci meglio dobbiamo fare un passo indietro. Con l’avvento della rivoluzione industriale la vita del pianeta Terra ha subito un profondo cambiamento e uno degli effetti più disastrasi, anche se invisibile all’occhio umano, è l’immissione nell’atmosfera di gas quali: vapore acqueo, metano, ossido di diazoto e anidride carbonica, la famigerata CO2. Questi gas sono responsabili dell’effetto serra, padre putativo del temuto Global Warming. Il caso “Climate Change e Global Warming” scoppiò alla fine degli anni Ottanta e oggi le relazioni con cause antropogeniche (combustibili fossili, deforestazione, immissione di gas-metano da allevamenti di bestiame, uso di fertilizzanti in agricoltura, ecc.) sono ritenute una verità scientifica, anche se qualcuno non è d’accordo. Il gruppo degli scettici è guidato da Richard Lindzen, fisico atmosferico del MIT, ne fanno parte anche i fisici italiani Alfonso Sutera e Antonio Speranza, il climatologo americano Patrick J. Michaels e il geologo australiano lan Plimer. La loro voce è spesso oscurata dall’accusa di essere finanziati dalle compagnie petrolifere o genericamente ridicolizzata dalla comunità scientifica. La battaglia rischia di assumere toni scandalistici come nel novembre 2009, quando il New York Times pubblicò la notizia che centinaia di file e e-mail rubati da pirati telematici dai computer dell’Università dell’East Anglia, in Gran Bretagna, contenevano le prove che autorevoli ricercatori e scienziati inglesi sono soliti alterare i dati in loro possesso, per combattere e, in alcuni casi, deridere gli argomenti degli scettici, al fine di convincere l’opinione pubblica che il Global Warming è veramente in atto. Secondo alcuni, però, il clima non sta cambiando a causa dell’essere umano solo a partire dagli ultimi decenni. C’è chi ritiene che l’avvento della rivoluzione industriale, fine XVIII secolo, debba segnare l’inizio di una nuova era, l”‘Antropocene”, a significare il periodo in cui le attività umane hanno dato il via all’immissione di gas serra nell’atmosfera. C’è chi invece vede forti modificazioni del clima a partire dalle ingenti deforestazioni e la conversione dell’utilizzo del suolo che ha avuto inizio con l’invenzione dell’agricoltura, circa 10.000 anni fa. Ci sarebbe ampio margine per interminabili discussioni, ma prima di assumere delle posizioni è necessario partire da dati oggettivi, in modo che tutti possano avere un’idea più precisa dello stato dell’arte sui cambiamenti climatici.
Il clima del nostro pianeta è regolato da numerosi fattori che in primis dipendono dall’orbita terrestre e dall’irradianza solare. Non ci sono dubbi che nel passato geologico abbiamo avuto escursioni straordinarie, oggi inimmaginabili. Si sono avvicendati decine di milioni di anni con glaciazioni perenni e altrettanti milioni di anni con un clima caldo-tropicale, che per noi risulterebbe invivibile. Il clima come lo conosciamo noi è iniziato circa tre milioni di anni fa. L’essere umano era da poco comparso sulla Terra, quando le calotte polari si installarono ai margini estremi del nostro pianeta. Da allora, oscillazioni climatiche tra periodi glaciali e interglaciali si sono alternate ciclicamente e già negli anni Sessanta Cesare Emiliani, il padre della paleoceanografia, aveva scoperto che durante le ultime centinaia di migliaia di anni c’erano state glaciazioni alla scala dell’eccentricità dell’orbita terrestre, cioè ogni centomila anni. Nel 1966, Emiliani aveva predetto che entro poche migliaia di anni saremmo ripiombati in una nuova glaciazione.
Oggi noi viviamo una stagione di transizione del nostro interglaciale, conosciuto come Olocene e iniziato circa 11.500 anni fa. Nella prima metà di questo intervallo temporale fino a circa 5-6.000 anni fa, un clima caldo-umido, tipo quello del sub-continente indiano, caratterizzava l’area mediterranea e fenili praterie si estendevano nell’attuale Sahara. In seguito il clima è andato peggiorando verso il freddo e, se non avverranno variazioni, il futuro sarà segnato da una nuova glaciazione. Gli ultimi tre interglaciali sono durati circa 10.000 anni e, se volessimo fare previsioni utilizzando questi dati, ci sarebbe poco da stare allegri. Fortunatamente esistono delle differenze rispetto alle previsioni di Cesare Emiliani; oggi sappiamo che andremo incontro ad un periodo di minimo dell’eccentricità dell’orbita terrestre e questo potrebbe metterci al sicuro dai ghiacci, se non avverranno delle modificazioni legate all’impatto antropico, anche se di segno opposto a quelle predette dal Global Warming. L’essere umano, infatti, con le sue attività, oltre che CO2, nell’atmosfera immette particolato (attraverso gas di scarico, riscaldamento delle abitazioni, consunzione dei pneumatici, combustione di svariate sostanze, tra cui i rifiuti, etc.), il cui effetto è quello di riflettere i raggi del Sole verso l’esterno dell’atmosfera terrestre con il conseguente raffreddamento del pianeta. Ma allora chi prevale la CO2, che riscalda o il particolato che raffredda? O essi si eguagliano? O essi forse non hanno nessun tipo di influenza su un sistema così complesso come quello che regola il clima di un pianeta? L’unico sistema efficace per verificare il contributo delle emissioni sarebbe ridurre drasticamente la popolazione umana, ma questo argomento è tabù, specialmente in un mondo regolato da tre religioni monoteiste che indicano, nella riproduzione, l’elemento fondante della vita dell’essere umano. Sotto questo aspetto la Cina, pur essendo additata come il grande mostro che inquinerà il mondo nel prossimo futuro con il suo miliardo e 400 milioni di abitanti, applicando un sistema di controllo delle nascite, è l’unica nazione che abbia finora mai preso una decisione in risposta a problemi globali. E il Global Warming? In parte è frutto di un artificio. La registrazione strumentale delle temperature è iniziata in modo sporadico alla fine del XVII secolo e solo nella seconda metà del XIX si sono sviluppate le reti meteorologiche che ci permettono di avere record continui e affidabili. Questo intervallo di tempo va collocato all’interno della Piccola Età del Ghiaccio, periodo in cui ci furono grandi carestie ed epidemie che portarono ad una riduzione della popolazione mondiale. Dal 1450, infatti, tre minimi nell’attività solare, noti con il nome di Spoerer-Maunder-Dalton, furono responsabili di questa piccola glaciazione che oggi scombina le ricostruzioni climatiche. Se il nostro termine di paragone è la piccola Età del Ghiaccio, rispetto a quel periodo, sicuramente ci stiamo scaldando. Tra l’altro nella seconda metà del Novecento l’attività solare è stata caratterizzata da un lungo periodo di elevata irradianza, che ha contribuito all’innalzamento della temperatura, così come registrato dalle moderne stazioni meteorologiche. C’è però chi vorrebbe vedere un impatto antropico anche nella Piccola Età del Ghiaccio: la popolazione ammalatasi a causa dell’epidemia di peste aveva abbandonato i campi che subirono un rimboschimento e questo diminuì le temperature del pianeta. Ciò è davvero possibile? Prima dell’Olocene l’ultimo interglaciale si è avuto 125.000 anni fa, durante un periodo conosciuto con il nome di Eemiano. La temperatura era 3-4 °C più alta dei nostri giorni e il livello del mare 6-7 metri al di sopra dell’attuale, la barriere coralline si trovavano dove oggi si innalzano i grattacieli di uggiose metropoli europee. L’Homo Sapiens era ancora lontano dal fare la propria comparsa e la popolazione era limitata a poche decine di migliaia di Neanderthal che non bruciavano combustibili fossili, né guidavano potenti SUV. Può sembrare una cattiva notizia se volessimo fare dei paragoni, ma la cosa peggiore è che la configurazione orbitale era molto diversa dai nostri giorni e volendo trovare un analogo dobbiamo spingerci indietro fino a 400.000 mila anni fa, quando il livello del mare era probabilmente più alto di oltre 11 metri.
Volendo restare su scale temporali più vicine ai nostri giorni, possiamo dire che i cambiamenti climatici osservati nello scorso secolo sono trascurabili rispetto ad almeno altri 10 cambiamenti climatici avvenuti negli ultimi 15.000 anni, quando l’impatto dell’uomo non era ancora da considerarsi significativo come quello odierno. Le variazioni climatiche “naturali” possono inoltre essere improvvise e soggette a oscillazioni, come quelle che tra 15 e 40 mila anni fa (Eventi di Heinrich) portarono al rilascio di iceberg in tutto l’Oceano Atlantico fino alle coste del Marocco.
Un aumento della temperatura terrestre porterebbe a un innalzamento del livello marino, che sarebbe catastrofico a causa dell’elevata antropizzazione delle coste; ma siamo proprio sicuri che un abbassamento del livello del mare a seguito di una glaciazione lo sarebbe di meno? Ricordate cosa succede nel film The day after tomorrow? Durante l’ultima glaciazione il livello dal mare era 130 metri più basso dell’attuale e si sarebbe potuto andare da Pescara a Spalato via terra quasi seguendo un itinerario in linea retta. Pensate che lo scoiattolo Scratch sia più felice nel primo episodio dell’’Era Glaciale, dove è costretto a rincorrere la sua ghianda lungo canaloni di ghiaccio o nel terzo, quando riesce ad afferrarla e trova persino l’amore?
Pensare che l’impatto antropico sia l’unico responsabile del Global Warming ha una -serie di motivazioni sia scientifiche, che culturali. Le ultime forse investono il nostro crescente desiderio di onnipotenza, le prime sono invece figlie di un po’ di ignoranza culturale e di lobby che hanno tutto da guadagnare nell’interpretazione dei dati in questa ottica. Non a caso, il politico americano Al Gore, sconfitto alle presidenziali americane del 2000, è tornato in sella al suo ventennale cavallo di battaglia del Climate Change. ha prodotto un documentario con cui ha vinto l’Oscar, è proprietario di un canale satellitare, gira il mondo tenendo conferenze ed è stato per questo insignito del premio Nobel per la pace nel 2007. La maggior parte degli scienziati che si occupano di clima hanno una conoscenza pallida del paleo-clima, ovvero del clima che la Terra ha avuto fin dalla sua nascita, ricostruito attraverso dati di tipo geologico e paleontologico (pollini, fossili, record isotopici”). I “climatologi” sono per lo più modellisti di estrazione tisica, che non accettano i margini di errore insili nei dati geologici e preferiscono affidarsi ai numeri che misurano con le loro macchine e con cui alimentano complicati sistemi statistici. Qualcosa pero sta cambiando, in questo momento le macchie solari responsabili dell’irradiazione sono in un periodo di minimo e si cominciano ad avere le prime evidenze strumentali. Recentemente, anche qualche voce all’interno dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) delle Nazioni Unite ha avanzato dei dubbi soprattutto sulla base dell’analisi dei dati satellitari, i quali registrano un andamento della temperatura nella troposfera in contrasto con quanto predetto dai fautori del Global Warming. I dati satellitari mostrano che dal 1998, nonostante un aumento della CO2 del 5%) la temperatura è rimasta costante. e dal 2002 e addirittura in diminuzione. Le nevi hanno di nuovo imbiancalo il Kilimanjaro e i ghiacci tra Canada e Groenlandia hanno toccato livelli di espansione che non si vedevano dallo scorso millennio. Ma allora ci stiamo scaldando o raffreddando? La CO2 costituisce solo l’1 % dei gas serra presenti nell’atmosfera terrestre, il contributo antropico è una frazione di questo scarso valore. L’effetto “Global Warming’ causato dall’immissione di CO2 di origine antropica potrebbe in realtà mascherare il trend di raffreddamento del nostro pianeta e distoglierci dall’eventualità, questa si scientificamente certa di una prossima, imminente, glaciazione. Prima o poi ci dovremo scontrare con questo problema e la salvezza potrebbe essere proprio la tanto vituperata CO2. Tra le ipotesi più accreditale per ridurla dalla nostra atmosfera c’è quella del suo sequestro. In pratica si dovrebbe catturare la CO2 e comprimerla fino alla liquefazione per poi pomparla nel sottosuolo in condizioni di pressione adatte a mantenerla liquida. Sebbene il sequestro della CO2 può essere una possibile soluzione, bisogna tener presente che la sua fattibilità non è così semplice. Dal punto di vista geologico si possono sollevare vari dubbi sulle possibilità che non si verifichino delle fughe della CO2, senza dimenticare che la pressione del gas potrebbe innescare dei terremoti.
Ipotizzando che un giorno riuscissimo davvero a creare dei depositi di stoccaggio della CO2, potremmo, in vicinanza di una glaciazione e come in un film di fantascienza, tirarla fuori e innescare l’effetto serra per riscaldarci. Già in passato, circa 700 milioni di anni fa, l’effetto serra, scatenato da eruzioni vulcaniche, salvò il pianeta da una glaciazione che lo aveva ridotto ad una gigantesca palla di ghiaccio. Utilizzando la CO2, in futuro potremmo essere noi a controllare il clima. Oggi sembra impossibile, ma nel 1865 Giulio Verne descrisse un viaggio immaginifico dalla Terra alla Luna progettato su dati scientifici dell’epoca. Sembrava fantascienza, dopo poco più di cento anni è diventato realtà. Se saremo altrettanto bravi, potremmo essere ancora in tempo per scongiurare che il nostro Global Warming (con o senza la CO2) piombi nel gelo della prossima, inevitabile, glaciazione.

 

68 responses so far

68 Responses to “Sapere o Ignorare ?”

  1. Paolo Cast.on feb 22nd 2012 at 22:07

    Che disastro, ma come si fa a scrivere quelle cose? E come si fa a pubblicargliele? Ma a Sapere non hanno un comitato scientifico o qualcuno che legge le cose prima di pubblicarle?
    La cosa più strana è che dicono che la prossima glaciazione è scientificamente CERTA. L’incertezza vale solo per le teorie degli altri.
    Siamo un paese in declino, anzi già declinato!!

  2. Riccardo Reitanoon feb 23rd 2012 at 01:12

    Effetti antropogenici a parte, è vero che prima o poi ci sarebbe un’altra glaciazione. Avrei da ridire sul concetto di “imminente”, ma potrebbe anche essere soggettivo.

    A parte questo, è curioso che Vigliotti, dopo essersi dilungato sul fatto che la CO2 non faccia nulla e che addirittura il pianeta si stia raffreddando nonostante le nostre imponenti emissioni, sostenga che la salvezza dall’imminente glaciazione potrebbe essere proprio “la tanto vituperata CO2″. Mi è sfuggito qualcosa?

  3. alex1on feb 23rd 2012 at 09:32

    a quanto pare non sono l’unico “disinformatore-disinformato” ..

    il concetto che la tanta vituperata co2 potrebbe essere la “salvezza”, sta nel fatto che semmai questo gas avesse un qualche punto percentuale di responsabilità ad innalzare la temp del pianeta, in un ciclo glaciale, si potrebbero avere dei benefici, invece di abbassarsi di 4° la temp potrebbe abbassarsi di 3,9°…(capirai che salvezza)

    qui potrete trovare degli spunti per quanto riguarda qualche teoria che giustifica “l’imminenza” del raffreddamento..

    http://daltonsminima.altervista.org/?p=19263

    forse Scafetta ha ragione?

  4. Igor Giussanion feb 23rd 2012 at 10:49

    Scusate, ma se ho capito bene questo tizio (vedete http://www.ismar.cnr.it/people/vigliotti-luigi) è un geologo esperto di paleomagnetismo… com’è che si mette a scrivere un articolo di ricerca sul clima?

  5. alex1on feb 23rd 2012 at 11:01

    @igor

    forse perchè conosce bene le ere geologiche e come il clima ha cambiato il volto di questo pianeta nei millenni? magari è a conoscenza dei cicli di glaciazione e dei periodi interglaciali e di come la natura si adattava ad esso..

    se fosse stato un pasticciere mi sarei fatto anche io la tua domanda..

  6. Luci0on feb 23rd 2012 at 11:03

    Che dire una nuova glaciazione ci stà … geologicamente parlando!
    Non vedo che necessità ci sia di ridicolizzare una rivista scientifica … non bastava scrivere che non condividete per niente tale interpretazione invece di “fotoscioppare” la copertina ?
    Saluti :-)

  7. stephon feb 23rd 2012 at 11:56

    Interessante disamina e impressionante sfilza di argomenti che prestano il fianco a piene mani al debunking. Come sfondare una porta semi-aperta.

    @Igor
    Forse perché – nella migliore delle ipotesi, la peggiore lasciamola da parte, per ora – cerca di avvicinarsi (male) alla climatologia partendo dalla geologia? Non è comunque un obbligo farlo così, eh. Conosco geologi che si interessano di climatologia con un approccio molto più corretto.
    Esistono anche processi collaterali che mi pare diano migliori frutti. Per es. quello di integrare lo studio in un ambito esteso e multidisciplinare sotto il cappello delle geoscienze. Con specifici approfondimenti dati dal fil rouge scelto. Per es.:
    http://www.iac.ethz.ch/edu/master

    @alex1
    Scafetta?
    http://www.skepticalscience.com/news.php?n=1293

  8. Paolo C.on feb 23rd 2012 at 12:36

    Lo statement della Geological Society è sempre attuale:

    http://www.geolsoc.org.uk/gsl/views/policy_statements/climatechange

  9. Vincenzoon feb 23rd 2012 at 15:15

    @ “è vero che prima o poi ci sarebbe un’altra glaciazione.”

    vabbe’.. allora io posso dire che prima o poi saremo tutti morti, non mi sembra un argomento valido

    il discorso è se stiamo andando verso un riscaldamento pericoloso o verso un glaciazione

    tutta la comunità scientifica sostiene la prima ipotesi, con dati e teorie, un gruppo di … “diversamete esperti” (non ricordo chi li aveva definti cosi’ su questo blog) parla dell’imminente glaciazione.
    Perchè mai una rivista che si dice seria deve dare spazio all’esperto di palomagnetismo che parla della glaciazione che sta arrivando e che i ghiacci aumentano anzichè ad un paleoclimatologo o ad un glaciologo?

    Domanda: avete provato a mandare le vostre osservazioni alla rivista per fargliele pubblicare come smentita?

  10. Vincenzoon feb 23rd 2012 at 15:30

    Aggiungo che a leggere bene tutto l’articolo del Vigliotti, ce ne sono davvero tante di cose senza senso: la tesi più buffa è che “l’unico sistema efficace per verificare il contributo delle emissioni sarebbe ridurre drasticamente la popolazione umana”…
    cioè non serve studiare, fare modelli di simulazione e studiare la fisica: bisogna fare l’esperimento dal vivo ammazzando un terzo della popolazione mondiale!!
    Anche al bar sotto casa mia se dici queste cose si mettono a ridere e ti prendono in giro

  11. Luci0on feb 23rd 2012 at 15:39

    Io ho grossi dubbi sull’ AGW ( … forse qualcuno lo ha capito ). Ma effettivamente si sa pochissimo sulla dinamica di “innesco” di un periodo glaciale, la variabilità dell’ attività solare non sembra poter provocare una glaciazione, anche la precessione degli equinozi e la variazione dell’ eccentricità dell’ orbita terrestre e la variazione dell’ inclinazione dell’ asse di rotazione della terra non dovrebbero esser sufficienti a spiegare il susseguirsi di eventi glaciali e interglaciali perché le forzanti sembrano trascurabili. Di certo però le glaciazioni sono avvenute ed anche in tempi recenti sempre geologicamente parlando.
    P.S. Ho avvisato io la rivista della “fotoscioppatura” vediamo se qualcuno risponde …

  12. oca sapienson feb 23rd 2012 at 17:42

    @Vincenzo
    L’imminente glaciazione è tra 50 mila anni…
    http://www.sciencemag.org/content/297/5585/1287.full

    La redazione di Sapere è out-sourced e non risponde alle domande:
    http://www.galileoedit.it/#staff

    @Luci0
    “fotoscioppatura”
    Lei crede che l’ironia sia illegale?

    “si sa pochissimo”
    quello che lei non sa, l’abbiamo capito infatti.

  13. Gianfrancoon feb 23rd 2012 at 17:55

    Dispiace che ai lettori di “Sapere” venga rifilato questo ciarpame travestito (male) da scienza da parte di una fonte che in buona fede ritengono autorevole e credibile.

    Che sia anche questa rivista sul libro paga dello Heartland Institute? Mi riferisco al caso che qualche bello spirito ha batezzato “DenialGate”.

    Che tristezza!

  14. Luci0on feb 23rd 2012 at 18:21

    @oca sapida
    @Luci0
    “fotoscioppatura”
    Lei crede che l’ironia sia illegale?
    Per molto meno un mio amico si é preso una querela … richiesti 9.000 euro per ritirarla.Adesso sta confidando nei tempi della giustizia italiana e nella prescrizione breve …

  15. Riccardo Reitanoon feb 23rd 2012 at 19:25

    Io non credo che si debba discutere sulle competenze in generale di Vigliotti. Gli argomenti di cui tratta l’articolo sono alla portata di chiunque abbia avuto una formazione scientifica, ammesso che abbia la voglia di studiarli almeno un po’.
    Resta che l’articolo è pieno di errori, alcuni anche grossolani, e che la sua pubblicazione non depone certo a favore della qualità della rivista. Mi auguro sia solo uno scivolone editoriale.

    @Vincenzo
    forse quanto ho scritto prima ti ha fatto pensare ad un mio sostegno alla tesi della prossima glaciazione, grande o piccola che sia. Non voleva esserlo; al contrario, volevo mettere in luce che per la prossima glaciazione “scientificamente certa” (effetti antropogenici a parte) dovremo aspettare un numero di anni tale da poterla ignorare.

  16. oca sapienson feb 23rd 2012 at 19:28

    @Luci0
    “per molto meno”
    ne dubito.

  17. Paolo Cast.on feb 23rd 2012 at 19:44

    @ Oca Sapiens
    scusia puo’ essere più chiara? cosa vuol dire che la redazione è out-sourced?

    @ Luicio
    e allora cosa si deve fare? questi pubblicano queste schiefezze, e non gli su può dire nulla?

    La traduzione di “L’allarme “Global Warming” ha motivazioni in buona parte culturali” è “chi si preoccupa del global warming è un pollo”.
    E poi si parla di “sindrome collettiva”.. se vengono a dirlo ad un qualsiasi convegno serio, escono fra i fischi, guardati come dei suonati.. invece loro scrino su “Sapere”.. ma per favore!
    In un paese serio dopo aver pubblicato un articolo cosi’ il direttore si dimette. Il dubbio sarebbe solo se lo fa dopo 1 giorno o 10 giorni

  18. Stefano Caserinion feb 23rd 2012 at 22:38

    @ Vincenzo – Domanda: avete provato a mandare le vostre osservazioni alla rivista per fargliele pubblicare come smentita?

    Si’, certo; il testo pubblicato nel post è stato mandato a fine giugno 2011 alla rivista, chiedendo di pubblicarlo per dare una informazione corretta ai lettori.
    Dopo 4 mesi mi è arrivata una risposta dall’autore, in cui tentava una risposta ai rilievi mossi, aggiungendo errori a errori.
    Ho insistito nel chiedere la pubblicazione della confutazione all’articolo, e ho chiesto che nel caso ci fossero dubbi sulla validità delle critiche di affidarsi ad una “peer review” di esperti del settore.
    I direttori, Carlo Bernardini e Francesco Lenci, hanno risposto che a loro sembrava una questione personale e che non ritenevano utile pubblicare la lettera.
    Da parte mia non c’è nulla di personale verso il Dott. Vigliotti, cosi’ come verso i Direttori della rivista. Penso solo che sia doveroso offire ai lettori un’informazione corretta su questo tema.

    @Vincenzo – In un paese serio dopo aver pubblicato un articolo cosi’ il direttore si dimette. Il dubbio sarebbe solo se lo fa dopo 1 giorno o 10 giorni

    Non so. Prima ancora, in una rivista seria se un’articolo viene criticato si pubblicano le critiche o le si fanno valutare dagli esperti del settore.

  19. oca sapienson feb 23rd 2012 at 22:45

    @ Paolo Cast.
    la rivista è fatta da un’agenzia di servizi editoriali, non ci sono redattori che verificano dati e fatti e chiedono correzioni agli autori.

    “il direttore si dimette”
    Carlo Bernardini ha fondato “Galileo 2001″ insieme a Franco Battaglia, Gianni Fochi ecc…

  20. Giorgio Verdeon feb 24th 2012 at 09:18

    Gentili Climalteranti,ho appena scoperto, con molto piacere, il vostro sito. Vi prego di perdonarmi se mi presento e scrivo di alcune cose che mi stanno a cuore chiedendovi di indirizzarmi se sono state già discusse. Una rapida ricerca non mi ha portato a risultati chiari. Chiedo scusa se questo post è lievemente fuori tema ed invito i moderatori a spostarlo dove piu’ appropriato o cancellarlo se necessario.

    Da anni sono un assiduo lettore del blog Climate Progress, talvolta RealClimate e Jeff Masters Wunderblog, di Oil Drum dove ho avuto il piacere di leggere gli interventi del prof. Ugo Bardi. Ora finalmente scopro un blog in italiano. Sono un ingegnere elettronico con un amore per la teoria dei sistemi, la modellazione matematica, la simulazione ed un forte interesse per le energie alternative. Con un po’ di tempo a disposizione recentemente ho cominciato a interessarmi di cambiamento climatico e sono molto preoccupato.

    In particolare, osservando l’andamento in volume (non superficie!) http://en.wikipedia.org/wiki/File:Plot_arctic_sea_ice_volume.svg dei ghiaccio artico si nota che intorno al 2017 dovrebbero già esserci giorni a settembre con il mare artico completamente libero dai ghiacci ed il numero di questi giorni dovrebbe aumentare rapidamente dopo quella data (una sinusoide troncata diventa rapidamente trapezoidale). A cascata, con alta probabilità, si verificheranno degli effetti climatici sulle fasce temperate e sull’Italia molto più forti e violenti di quanto osservato finora a causa del minore effetto stabilizzante dell’artico. L’argomento è particolarmente peroccupante se abbinato con i crescenti rilasci di metano dal fondo del mare artico pubblicati dal dott. Shakhova e con la possibilità di reazione a catena sui sedimenti di metano idrato. Il caso peggiore è l’avvio di un evento di estinzione quale l’Apocalisse di fine Permiano.

    Recentemente al riguardo ho letto il sito dell’Arctic Methane Emergency Group http://www.arctic-methane-emergency-group.org/ che si occupa specificamente di questi argomenti ed ha lanciato un appello ai governi per avviare un urgente programma di geo-engineering nell’Artico. Il sito http://arctic-news.blogspot.com/ in particolare descrive andamenti, retroazioni, rischi ed effetti efficacemente. In http://arctic-news.blogspot.com/2012/02/protecting-arctic.html è visibile un’interessante riunione di un comitato governativo inglese. Tra le altre cose in questa riunione si citano le attività petrolifere italiane nell’Artico a proposito della necessità di coinvolgere altri paesi nella gestione di quel territorio. Inoltre, interessante nel sito è anche un articolo sulla possibile riattivazione in corso di un rift in mezzo al mare artico e di una particolare eruzione recente che coinvolgeva metano idrati.

    Ringrazio, mi piacerebbe entrare in contatto con chi si occupa degli argomenti di cui sopra per confrontare idee e contribuire se posso.

  21. Luci0on feb 25th 2012 at 11:58

    @Giorgio Verde
    E’ probabile che a breve assisteremo ad una lenta inversione di tendenza a causa della ridotta attività solare. L’ estensione dei ghiacci comincerà ad aumentare senza provocare un aumento dei volumi perché l’ energia termica degli oceani é in surplus rispetto alla radiazione solare incidente. La data del picco dell’ estensione dei ghiacci Artici ritarderà e probabilmente l’ albedo artico aumenterà nel periodo dell’equinozio di primavera.

  22. claudio della volpeon feb 25th 2012 at 15:18

    x Luci0 e questo che dici avverrà nei prossimi 1000, 5000 o 10000 anni? o stai dicendo che avverrà nei prossimi 10 o 100 anni?

  23. claudio della volpeon feb 25th 2012 at 15:41

    per chi non vuole ignorare, ma vuole sapere:

    http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/02/25/news/caldo-record-in-citta-sfiorati-i-22-gradi-5648572

    mai cosi’ caldo dal 1921; inoltre siamo a secco; problemi di irrigazione e di gestione acqua

  24. Gianfrancoon feb 25th 2012 at 16:55

    @ Stefano Caserini

    E così gli ineffabili direttori di “Sapere” sostengono che è solo una disputa personale? Forse è una battuta di spirito che, ahimé, non sono all’altezza di apprezzare.

    Il comitato scientifico di “Sapere” è un elenco impressionante di celebrità: chissà se anche a loro importa poco che la rivista propini corbellerie a lettori in buona fede?

    Del resto il celebre Professor Umberto Veronesi, quando gli ho espresso in termini cortesi ai limiti dell’eufemismo (forum CdS 31/03/11)) la mia sorpresa per la scarsa qualità scientifica dei documenti presenti sul sito web dell’associazione “Galileo 2001″ di cui è tra i fondatori, mi ha risposto candido e imperturbabile che non può occuparsi di simili quisquillie.

    Sembra che alcuni tra i più celebri scienziati italiani siano troppo presi dalla loro egolatria per occuparsi di scienza.

  25. Luci0on feb 25th 2012 at 18:15

    @Claudio
    http://arctic-roos.org/observations/satellite-data/sea-ice/ice-area-and-extent-in-arctic
    Si può notare che i grafici degli ultimi anni stanno seguendo questa tendenza . Se si nota la media (area grigia) ha un massimo intorno alla prima decade di marzo. Le curve degli ultimi anni sebbene sotto media mostrano uno “shift” di alcuni giorni.

  26. Riccardo Reitanoon feb 25th 2012 at 19:14

    Dal uno dei link forniti da Giorgio Verde leggo che “the deliberate intervention known as geoengineering has been taboo until very recently, and it is still treated with great suspicion.”
    Personalmente, faccio ancora parte della categoria che lo vede come tale. Non che voglia minimizzare il rischio legato al metano nell’Artico, che è anzi motivo di preoccupazione. Credo però che i “tradizionali” sistemi di mitigazione siano largamente preferibili. Come lo stesso Arctic Methane Emergency Group scrive:

    “Of particular interest is to curb inadvertent methane emissions and black carbon (commonly known as soot), especially at high latitudes [21]. Drilling for natural gas in the Arctic can produce a lot of methane leakage to the atmosphere and is not advisable [...]“.

    Questo tipo di interventi avrebbero molteplici effetti positivi e non solo per l’Artico mentre eviterebbero le controindicazioni, se non addirittura i dilemmi etici, di altri sistemi quali la non riduzione delle attuali emissioni di aerosol o la loro immissione controllata in atmosfera.

  27. claudio della volpeon feb 25th 2012 at 19:51

    Luci0 è una considerazione ridicola; i dati degli ultimi 10 anni sono sotto non la media ma la media + 2 DEVIAZIONI STANDARD rispetto ai valori del 1979-2000; ma come si fa a vedere una controtendenza!!!! e poi si ratta del massimo di estensione; ma hai considerato l’effetto di feedback positivo col ghiaccio che STA SCOMPARENDO AL MINIMO di estensione!!! aspetterai 10000 anni per la prossima glaciazione come è giusto che sia; nei prossimi 100 dovrai fronteggiare il GW

  28. alex1on feb 25th 2012 at 21:26

    fronteggiare il gw??

    .grazie al gw si possono bruciare molti meno combustibili fossili per riscaldamento, grazie al gw ( ENSO + in successione e di intensità molto elevata come negli anni di innalzamento delle temp) aumentano le precipitazioni, e i disastri sono solo per la colpa dell uomo nel costruire in zone a rischio idrogeologico

    la siccità nelle nostre aree è data da ENSO – freddo vuol dire morte, carestia, e blocco di tutte le attività principali.. il caldo è una risorsa, perchè non siamo su venere.. qui abbiamo 3/4 di acqua(oceani) che fanno da collettore solare, accumulando calore per poi donarcelo quando la principale e unica fonte di calore ( IL SOLE) smette di caricare il nostro salvifico accumulatore (appunto gli oceani) sperando che l ‘attività al minimo non duri tanto, se no il calore accumulato finisce, e si và incontro ad una peg, e spero proprio di no..

    sarà un caso che nei periodi più caldi il progresso, le nascite e le economie siano cresciute in modo esponenziale? mentre le peggiori epidemie-carestie, siano sempre coincise con periodi freddi??

    vi fa tanto paura il caldo? mah!! certo se lo scenario fosse come quello presentato dal mitico ALL GORE nel suo fantascientifico documentario catastrofico… ma così non è stato.. almeno lui ha avuto l’umiltà di sparire dalla scena.. ma i suoi discepoli vedo che ancora sono attaccati ai vari dogmi all-goriani..cercando a tutti i costi di riscrivere il vangelo..come mai ?

    certo, finchè si fanno passare teorie che attraverso comportamenti differenti e adottando certe MISURE TECNOLOGICHE si possa in qualche modo “mitigare il clima” siamo alla frutta..

    l’uomo che plasma il clima? ma è sempre stato il contrario per milioni si anni, e in 100 anni il “potere” passa di mano? ma ci faccia il piacere (totò) :)

  29. claudio della volpeon feb 25th 2012 at 23:31

    alex1 stia ai fatti: il mondo cambia; a noi non fa paura il caldo; solo quelllo eccessivo; fra l’altro si vede da certi indizi su questo blog, che a qualcuno ha già dato alla testa;

  30. oca sapienson feb 25th 2012 at 23:49

    @Giorgio Verde
    Grazie della segnalazione. Ci sono vari paesi che sostengono l’idea un trattato Artico uguale a quello Antartico, (la Francia ha un apposito ambasciatore, il Brasile ce l’aveva non so se è riconfermato) – ma non decolla.

    Ho letto su… (ah, la memoria) che il metano da clatrati preoccupa anche i petrolieri. Rischia di staccare iceberg che alle piattaforme farebbe come al Titanic e stanno cercando soluzioni non troppo costose per “rimorchiarli”.

    Forse si potrebbe parlarne qui.

    @ Riccardo
    Sono scettica anch’io. Del geo-engineering con solfati si parla dal 2006 – Ken Caldeira et al. hanno appena pubblicato un primo modello delle ricadute per l’agricoltura
    http://www.nature.com/nclimate/journal/v2/n2/full/nclimate1373.html
    I plant breeders della CGIAR sono ancora più scettici di me…

    @alex 1
    La siccità nel Mediterraneo non è legata all’ENSO. L’industrializzazione è iniziata prima di 100 anni fa. Al Gore non è sparito dalla scena. I paesi ricchi sono concentrati dove fa più freddo, le carestie nei paesi più caldi. E fra i Tropici, miliardi di persone stanno già soffrendo abbastanza per il caldo e le malattie tropicali. Ecc.
    Bravo, tutto sbagliato, anche la citazione di Totò.

  31. gvdron feb 26th 2012 at 00:14

    Ma: a rischio d’essere cancellato (e lo capirei a pieno): ha veramente senso perdere tempo con qui complottisti/negazionisti/troll (che son sempre quelli)? Questi non cambieranno idea. Forse è più importante costruire narrazioni e fornire punti di vista lucidi e informati. Cosa che, del resto, state facendo egregiamente bene. Vi prego di prendere il commento per quello che è: una riflessione sul senso di comunicare la scienza…

  32. Giorgio Verdeon feb 26th 2012 at 09:06

    @tutti grazie dell’interesse e delle vostre risposte.

    @Luci0 il grafico di superficie coperta dai ghiacci mi sembra molto utile per calcolare l’albedo media nell’artico, ma molto meno per calcolare l’effettivo bilancio energetico nell’artico. Se effettivamente a inizio primavera negli anni recenti c’e’ un “ritardo” sul massimo di estensione (ma se c’e’ mi sembra piccolo), vorrebbe dire che per qualche giorno l’albedo è superiore a quella degli anni scorsi, ma non che il bilancio della massa ghiacciata è stabile.
    Inoltre temo che l’attività solare che effettivamente era ridotta negli ultimi anni stia riprendendo, con la formazione di nuove macchie e le recenti tempeste solari. Questo farebbe aumentare il forcing negli anni a venire di qualche punto percentuale con un conseguente peggioramento della situazione.

    @oca sapiens
    Credo che i petrolieri potrebbero fare di più che semplicemente essere preoccupati dei clatrati. Si farebbe molto meglio se attivamente estraessimo i clatrati a rischio e bruciassimo il metano in esso contenuto AL POSTO di petrolio e carbone. Con vari risultati positivi: 1) diminuzione del rischio del rilascio esplosivo dei sedimenti dovuto a feedback positivo temperatura- rilascio metano – albedo. 2) riduzione dei rilasci di metano in atmosfera, e sostituzione con CO2 del metano bruciato. Un gas serra molto meno potente (il metano rilasciato si trasforma spontaneamente in CO2 nel giro di qualche decina di anni comunque), 3) sarebbe una bella fonte energetica. Sarebbe interessante vedere diventare i petrolieri parte della soluzione invece che del problema :) Sono ignorante a proposito però. Temo che che se estrarre i clatrati fosse economicamente conveniente l’avrebbero già fatto. Secondo me sarebbe piu’ giustificabile dare incentivi economici per questo tipo di estrazione che per quella di petrolio e carbone come, credo, avvenga al momento.

    @alex1 Ogni anno l’artico scambia energia con il resto del pianeta e cosi’ facendo stabilizza il clima, in maniera non diversa da quanto un paio di cubetti di ghiaccio stabilizzano la temperatura di un drink d’estate. La sparizione del ghiaccio nell’artico farebbe di colpo scaldare di molto il resto del pianeta.. nello stesso modo di un drink d’estate quando il ghiaccio si sciogle. Ma soprattutto una maggiore quantità di energia nell’armosfera produrrebbe di colpo venti e precipitazioni e siccità di una violenza senza precendenti. Il clima in Italia credo cambierebbe e diventerebbe caratterizzato da una siccità costante intervallata da tempeste di neve e vento e gigantesche alluvioni.
    La quantità di energia dell’oscillazione di volume del ghiaccio artico corrisponde (ma non ho fatto io il calcolo e non ho i dati esatti) a 50 volte l’energia utilizzata annualmente negli USA. (sarebbe interessante il confronto con il totale dell’energia utilizzata nell’emisfero Nord). E’ quindi evidente che le energie messe in moto dall’umanità sono paragonabili come ordine di grandezza a quelle che regolano il clima ed è quindi alquanto logico che collettivamente un effetto ce l’abbiamo e non trascurabile. Inoltre, se e quando il cambiamento climatico produrrà degli effetti catastrofici la domanda se siamo o meno causa del cambiamento ci colpirà per la sua irrilevanza: il problema sarà se e cosa si puo’ fare per evitare gli effetti peggiori.

    Sono anche io scettico sul geo-engineering ed in particolare sulla nostra capacità di controllarne gli effetti sia a breve termine (l’atmosfera è un sistema caotico) sia a lungo .. non ne sappiamo abbastanza (a malapena e con fatica ci stiamo accorgendo che bruciare tutto quello su cui potevamo mettere le mani negli ultimi 200 anni forse non è stata un’idea favolosa!). Se pero’ osservassimo (e temo che stiamo cominciando a farlo: anomalie di +20 gradi nell’artico oggi) gli indizi di un cambiamento repentino, letale ed irreversibile.. temo che saremo costretti a provare a guidare il pianeta senza patente. O a perire provandoci.

  33. Gianlucaon feb 26th 2012 at 09:08

    Post doveroso a mio modestissimo parere.
    Di gente che scrive quelle sciempiaggini c’è n’è tanta, come il libro di Caserini aveva mostrato, e ancora oggi su internet trovi i vari siti che ti dicono dell’era glaciale (con meno convinzione, mi pare).
    Il problema è che l’hanno pubblicato su una rivista che non è nata ieri, è la più antica in Italia. Dovreste chiedere le dimissioni del direttore, o dei direttori, o una lettera di sconfessione formale dell’articolo da parte della rivista.
    Cosi’ si usa fra gente seria, in paesi seri.

  34. claudio della volpeon feb 26th 2012 at 10:01

    totale energia primaria consumata nel mondo 474 exajoules
    474 x 10^18 J

    energia trasformazione di fase ghiaccio artico
    10.000.000 kmq per uno spessore medio di 2 m
    sono 20.000 kmc ogni kmc pesa 10^9 ton abbiamp quindi
    20.000 Gton o 20 Tton di acqua
    ogni kg di acqua necessita di 333kJ per la transizione di fase
    quindi 1 mc necessita di 333MJ
    1kmc di 333 x 10^15J
    totale 333 x 10^15 x 20 x 10^3 abbiamo
    6660 x 10^18 ossia 6660 exajoules, ossia circa 15 volte la energia primaria umana
    la scala è la stessa, ma l’artico ci batte ancora

  35. Giorgio Verdeon feb 26th 2012 at 10:34

    @claudio della volpe
    Grazie della puntualizzazione e del calcolo. L’artico ci batte ancora e per fortuna, altrimenti finiremmo il ghiaccio tra 2 mesi invece che con una lenta (ma non troppo) discesa.

  36. alex1on feb 26th 2012 at 11:02

    @ocaS

    “La siccità nel Mediterraneo non è legata all’ENSO. L’industrializzazione è iniziata prima di 100 anni fa. Al Gore non è sparito dalla scena. I paesi ricchi sono concentrati dove fa più freddo, le carestie nei paesi più caldi. E fra i Tropici, miliardi di persone stanno già soffrendo abbastanza per il caldo e le malattie tropicali. Ecc.
    Bravo, tutto sbagliato, anche la citazione di Totò.”

    la siccità non è lagata all’enso? l’enso è uno dei principali motori climatici del pianeta, mi ricordo alle elementari che le precipitazioni sono dovute all’evaporazione dell’acqua, e si dà il caso che la maggior parte di acqua sia contenuta negli oceani, se aumenta la temp dell oceano (ENSO+) va da se che aumenta l’avaporazione, e quindi? pioggia.. poi le varie correnti-venti decideranno dove queste piogge si concentreranno o si distribuiranno..

    ma prova ad immaginare una anomalia negativa persistente su pacifico e atlantico (ENSO- e AMO-) ( come negli ultimi mesi) meno temp, meno evaporazione. meno pioggia.. NO?

    l’industrializzazione è iniziata prima.. è vero.. 120 anni fà..

    dove sta al gore? mandami un link delle sue attività recenti..

    i paesi ricchi sono concentrati al nord perchè i “barbari” hanno depredato da sempre le ricchezze dei paesi piu caldi..e se nei paesi più caldi soffrono la fame e le carestie non di certo per colpa del caldo, e per un piano diabolico quale la negazione di sfruttare le loro risorse per farsi l’energia. sono costretti a vedersele depredare dai paesi ricchi perchè hanno la “patente” per poter inquinare.. è logico tutto questo? no è solo diabolico..

    non era di totò la citazione?

    http://www.youtube.com/watch?v=6bjQOwXMoPk

    vorrei dare uno spunto a chi sostiene che in fase di GW aumentano gli sconvolgimenti tempeste ecc..

    è vero l’esatto contrario..

    se ai tropici fà caldo e al polo fa più caldo il delta di temp è minore di quando ai tropici fa caldo e al polo fà piu freddo, va de se come conseguenza da fisica elementare che quando c’è più equilibrio di temp tra due corpi il moto convettivo per il trasporto delle temp é meno caotico..

    se invece la porzione di terre fredde aumenta il polo si estende a latitudini più basse (volete questo no?) c’è poi da fare i conti con le elevate temp dei tropici perchè quelle saranno sempre calde o poco più calde, quindi aumento dell estensione dei ghiacci, aumento degli eventi catastrofici..

    non è assolutamente vero che il sole è in ripresa, la media del solar flux è sempre molto bassa, il massimo è stato raggiunto in novembre scorso con un media di 165. ora siamo a 104 e non ci sono segni di una ripresa dell attività…

    http://www.solen.info/solar/images/solar.gif

    forse a marzo un possibile colpo di ripresa ma poi bisogna vedere la durata.. è probabile che il max sia già stato raggiunto.. e allora questo si presenta come uno dei cicli piu deboli degli ultimi secoli..

  37. Paolo C.on feb 26th 2012 at 11:09

    A proposito dell’energia necessaria per sciogliere i ghiacciai:

    In Figure 5 we’ve worked out how much energy was needed to melt the ice that’s gone since 2003 and wondered what would happen if that heat had been put into the atmosphere instead. The calculation assumed a constant rate of ice loss and used the latent heat of fusion for water. The heat is enough to warm the atmosphere more than 0.3 °C in 8 years – faster than atmospheric global warming since the 1970s.

    http://www.skepticalscience.com/GRACE-and-glaciers.html

    Impressionante.

  38. Giorgio Verdeon feb 26th 2012 at 12:08

    @alex1
    .. immagino che fosse una risposta ad alcuni dei miei punti, anche se non vengo citato nella sua risposta. Quindi rispondo come se lo fossi.

    1) con diminuzione del gradiente temperatura superficiale tra equatore e polo Lei dice che diminuirebbe e diventerebbe più regolare il flusso convettivo orizzontale. Penso che abbia perfettamente ragione. Una grande quantità di calore che compone questo flusso è trasportata dalla Corrente del Golfo, che rallenterebbe (lo sta già facendo) e della circolazione nella zona temperata. Le correnti a getto sono piu’ deboli negli ultimi anni.
    Penso che se alla fine dell’estate l’artico non raffreddasse piu’ l’emisfero nord l’energia si accumulerebbe nell’atmosfera producendo un rapido riscaldamento dell’aria e della superfice degli oceani provocando moti convettivi verticali molto piu’ intensi e dissipazione del calore direttamente nello spazio. Ovvero fortissimi temporali e frequenti uragani anche in zone temperate.

    L’energia da qualche parte deve andare: se non va a sciogliere i ghiacci allora o resta dov’e’ e alza la temperatura (siccità) o va in verticale verso su e produce convezione e cicloni (venti forti) o va giu’ e produce riscaldamento dell’oceano e evaporazione con creazione di grandi sistemi nuvolosi. Tutti fenomeni che avvengono normalmente a fine estate ed inizio autunno ma che diventerebbero molto più intensi. Immagini cosa accadrebbe alla stagione degli uragani con 0 wind shear per tutta la stagione. Ma su questo argomento spero che Le rispondano persone molto più competenti ed esperte di me.

    2) se il sole resta ad un minimo di irradianza meglio.. non mi auguro che cresca, rendendo il declino dei ghiacci ancora piu’ veloce ed irreversibile.

    3) nessuno ha scritto di volere un’estensione dei ghiacci; mi sembra di avere scritto chiaramente quali sono le mie preoccupazioni relative alla progressiva sparizione dei ghiacci marini dell’artico.

  39. claudio della volpeon feb 26th 2012 at 12:21

    due note semplici perchè correggere tutto è lungo e non ho tempo:
    l’industrializzazione è iniziata nel 1760 le macchine a vapore e il carbone erano una grande realtà; 120 anni fa eravamo nel 1890; c’era già l’imperialismo e l’alluminio si produceva per va elettrochimica, alex1 sei un po’ in affanno con la storia; leggiti qualche buon libro
    quanto ai paesi ricchi a parte che ci sono paesi ricchi pure nell’emisfero sud, il problema è che l’emisfero NORD contiene il grosso delle terre emerse; una elementare questione geografica, segnalata pure dall’andamento del ciclo del carbonio ogni anno; vedi curva di Keeling; se contiene il grosso delle terre emerse allora conterrà più probabilmente paesi e anche paesi ricchi
    sul gradiente di temperatura ci sarebbe da tener conto che la QUANTITA’ totale di energia contenuta in mare ed atmosfera aumenta e quindi anche questo parametro dovrebbe essere considerato; comunque la questione cui non fai mai cenno è che si tratta di uno sconvoglimento del clima e quindi anche della nostra capacità di usare gli spazi agricoli e di sopravvivere; questo è il vero punto.
    adesso vado a farmi un giro in bici in un trentino in cui il 26 febbraio ci sono 20 gradi, una temperatura che non si vedeva di questi tempi dal 1921

  40. alex1on feb 26th 2012 at 15:08

    claudio@

    ho preso in considerazione il momento in cui, le attività hanno cominciato ad avere un certo peso nelle emissioni.. non di certo all’inizio..io in affanno con la storia? andare a prendere due dati su wikipedia son buoni tutti.. e visto che lo do per scontato, i “miei” 120 anni erano riferiti proprio al quando le emissioni hanno in qualche modo cominciato ad essere pompate in atmosfera ad un certo ritmo..osservazione inutile la tua..

    in ogni emisfero ci sono zone fredde e zone calde.. parlavo dell emisfero nord per quanto riguarda i vari sfruttamenti e rapine delle zone del sud,(l’ultima l’abbiamo avuta proprio in italia nel 1860….) dove i popoli sono molto meno reattivi e guerrafondai, in parole povere, meno incazzati e depressi, data la quantità di luce maggiore e potevano permettersi attività lavorative molto meno intense per avere una certa produttività perchè non avevano stop di 4-6 mesi dovuti agli inverni pesanti da affrontare..

    è una fortuna avere 20 gradi al nord, ma riportare le temp in zone circoscritte è ridicolo , se vuoi divertirti con questi dati, allora questo fà per te..

    http://www.targatocn.it/2012/02/13/leggi-notizia/argomenti/targato-curiosita/articolo/nel-comune-di-pamparato-toccata-la-temperatura-record-di-328.html

    gli esperti climatici non parlano mai degli eventi a breve termine e circoscritti in piccole aree no? quello è lavoro per i meteorologi :)

    @giorgio verde

    grazie delle osservazioni, ma ci sarebbe da discutere lungamente, e qui c’è un limite di 5

    post, quindi non si può più di tanto, la ringrazio cmq delle considerazioni..

  41. claudio della volpeon feb 26th 2012 at 15:38

    alex1 le emissioni hanno cominciato ad avere peso già prima perchè l’effetto non è immediato e lineare; sei tu che nella tua concezione lineare e superficiale lo credi; se c’è un effetto era iniziato anni o decenni prima; anche perchè il primo effetto è dovuto alla distruzione delle foreste che era iniziato ben prima del consumo del carbone;
    la questione delle zone calde e fredde non la capisco; i popoli reattivi e guerrafondai? ma di che parli? boiate climato-storiche?
    quanto ai casi locali meteo è chiaro che sono meteo, ma quando sono cosi’ rari, allora la bassa frequenza è un segno; sono eventi poco probabili e se avvengono possono dare un segnale specie insieme ad altri eventi; la t media del trentino ha seguito la stessa direzione delle altre zone d’italia e d’europa, e i trentini si stanno giustamente ponendo il problema concreto di come affrontare un futuro sempre meno favorevole alle attuali attività turistiche;
    loro sono concreti; tu e i tuoi amici no.

  42. oca sapienson feb 26th 2012 at 16:41

    @Giorgio Verde
    clatrati: sarei per lasciarli stare!
    Non ritrovo l’articolo con i rimorchiatori (Bloomberg?), solo il rapporto dei Lloyds che citava – magari le può servire.

    @alex 1
    Le era già stato suggerito di guardare una mappa della Terra, credo, comunque l’ENSO sta dall’altra parte. Per il Mediterraneo contano di più NAO, e AMO come ammette anche lei.

    Al Gore: già, dimenticavo che lei non sa usare google http://lmgtfy.com/?q=Al+Gore+February+2012

    Totò: “mi faccia”, appunto. Totò parlava per sé.

    “riportare le temp in zone circoscritte è ridicolo” ecc.
    Proprio lei riportava quelle basse alcune regioni d’Italia, sosteneva – sbagliando – che fossero altrettanto basse nell’emisfero nord, e dedurne – sbagliando – ciclicità degli inverni freddi, effetti globali della diminuita attività solare ecc.

    Ha capito che è ridicolo, evviva!

  43. alex1on feb 26th 2012 at 17:25

    si infatti All gore adesso parla di capitalismo insostenibile :) a livello climatico è sparito dalla scena, ossia non parla piu di cataclismi paurosi del mare che aumenta di livello e finiamo arrosto.. meglio così..

    poi un gg mi dovrete spiegare come è possibile se anche tutta la banchisa artica si sciogliesse come fa il mare ad aumentare di livello.. non essendo ghiaccio continentale.. un mistero.. o forse si scioglie il polo sud e noi non lo sappiamo?

    ciclicità di inverni freddi non sbagliando, eventi ciclici molto freddi su una vasta area..

    (polonia e romania hanno qualche cosa da dire in proposito, assieme ad algeria e libia..) la critica era quella di mettere in risalto il tepore in un quache regione del nord.. ma vedo che con voi è tempo perso..

    la ciclicità di bordate gelide ogni 27 anni è da osservare invece, perchè fa capire che c’è una ciclicità che per nulla viene scalfita nel tempo.. come mai? la co2 non funziona?

    prepariamoci per un altra che il polo nord sta prendendo un altra scaldata.. sembra di rivivere il 56 febbraio gelido, pausa, e poi marzo gelo ancora.. sembra ciclico ehh?

    per quanto riguarda la climato-storia .. il clima plasma oltre al soma, anche i comportamenti dei popoli.. se ti cambia i connotati figurati il comportamento..

    studiando un pochino di biologia e di antropologia ci si arriva.. piano ma ci si arriva..

  44. claudio della volpeon feb 26th 2012 at 18:51

    alex1: incredibile: siamo alla deriva razzista: i popoli plasmati dal clima; mi ricordo un mio prof di economia che sosteneva che i napoletanio come me sono sfaticati perchè si sa il sole, il mare, il mandolino, tutti diversi dai popoli del nor; peccato che il mondo è pieno di napoletan che si fanno il mazzo tanto altrove, plasmati dai duri climi nei quali si sono trasferiti; alex1, ma te ci sei i o ci fai?

  45. stephon feb 26th 2012 at 21:09

    @alex1
    non ne ha ancora azzeccata una. Per la legge dei grandi numeri, prima o poi…
    Il solito debunking misto della domenica sera.

    1) ENSO: lei è prigioniero del pensiero lineare, e la posso anche capire (è umano), il geosistema è caratterizzato da altri tipi di relazione. Per es. con la Nina il ciclo dell’acqua subisce una modifica tale per cui molta più pioggia cade sui continenti, rispetto alle condizioni normali (vedi per es. gli ultimi 2 anni) e il livello dei mari, logicamente, ne risente.
    2) Mediterraneo: come le ha già risposto ocasapiens, NAO e AO (e altro) sono direttamente più influenti, ma chiaramente l’ENSO un po’ influenza pure AO e NAO. Le quali, però, dipendono soprattutto da altro (in primis sono fluttuazioni interne stocastiche) e possono anche subire influenze dal modo in cui il clima cambia, sia in risposta a feedback (vedi per es. l’amplificazione artica al lavoro), sia probabilmente in risposta a sollecitazioni forzanti.
    3) caldo vs freddo: lei può pensare quello che vuole, la storia finora dimostra che è nelle zone più fredde rispetto a quelle tropicali (per es. a clima temperato), che l’uomo ha saputo adattarsi meglio e soprattutto ha saputo padroneggiare meglio i vincoli ambientali e trarne vantaggio. Quando ha imparato a coltivare era già molto più a nord di prima.
    4) sole e “uno dei cicli piu deboli degli ultimi secoli..”, non direi: guardi il ciclo 14, esattamente 100 anni fa. E farei anche notare come l’ultimo profondo minimo sia simile a quello del 1996 (sebbene più protratto) e non dissimile a quello di Maunder. Non mi pare che le T globali siano simili.
    5) GW ed eventi estremi: teoria, modellizzazione e osservazioni mostrano una cosa, lei afferma il contrario. Prediamone tutti atto e amen.
    Le chiedo però solo due cose: conosce l’equazione di Clausius-Clapeyron? Sa che nell’atmosfera gli eddies transienti nelle perturbazioni extra-tropicali sono il principale meccanismo che il sistema climatico possiede per trasportare energia, momento e acqua? Pensa che in un clima più caldo se ne restino impassibili?
    6) Per riallacciarmi al punto 1 e chiudere: un magnifico esempio di non linearità lo trova nel modo attraverso cui l’ENSO (principale sorgente di variabilità interannuale, soprattutto in zona tropicale) influenza annate umide e secche in regioni tropicali sensibili quali l’Africa equatoriale orientale. Ebbene: in periodi climaticamente più freddi questa variabilità si riduce, al contrario in periodi climaticamente più caldi aumenta. Segni che il modo con cui l’ENSO produce la variabilità di corto periodo dipende anche dalla forzante climatica che sta agendo sul lungo.

  46. alex1on feb 27th 2012 at 08:32

    fluttuazioni interne stocastiche.. questa è bella..quando non si conosce una cosa come varia, si tira in ballo il caso.. complimenti alla scientificità..

    non si riesce minimamente a comprendere perchè ci sono le variazioni ENSO?

    non è che forse c’è una forzante esterna molto potente che le fà variare??

    chi potrebbe essere?? :)

    e poi:

    vedo che la debolezza del ciclo non è stata ben compresa.. non è un ciclo di undecennale di minimo dopo un ciclo undecennale di massimo , ma è un ciclo che sarebbe dovuto essere massimo(per massimo si intende molto intenso, i cicli undecennali si alternano tra cicli intensi e cicli deboli) il ciclo 23 è stato un ciclo di minimo e il ciclo 24 sarebbe dovuto essere di massimo… bene

    quando un ciclo di massimo viene meno, si prospettano una lunga serie di cicli si minimo

    quindi se ci sarà un collasso magnetico della stella (non riesce ad invertire la polarità)come avvenuto nel maunder, avremo altri 50 anni di debolezza magnetica della stella.. ossia non sarà in grado di produrre macchie di un certo valore e numero..

    se accadesse questo, possiamo dire addio a GW AGW all gore ipcc e compagnia cantando, ma dovremmo preoccuparci del vero mutamento climatico in direzione opposta a quella propinata fino ad ora..

  47. claudio della volpeon feb 27th 2012 at 08:43

    alx1 ma cosa sarebbe: un collasso magnetico della stella (non riesce ad invertire la polarità),
    ossia: quando non si conosce una cosa come varia, si tira in ballo le c….ate. complimenti alla scientificità..
    stia zitto! glielo consiglio da amico, oltre un certo limite di sciocchezze si rischia il collasso….mentale.

  48. stephon feb 27th 2012 at 09:57

    @alex1
    qualsiasi sistema complesso ha fluttuazioni interne al sistema stesso e queste sono di tipo stocastico. Possono essere influenzate da sollecitazioni forzanti esterne, come ho scritto. Ciò non toglie nulla alla stocasticità delle stesse. Scienza allo stato puro.

    Grazie per la conferma della sua completa ignoranza. E per la sua dipendenza dal pensiero lineare.
    Prima di tornare qui a pontificare, si dia la pena almeno di leggere (capire sarebbe già troppo).
    http://www.aos.princeton.edu/WWWPUBLIC/gkv/history/Hasselmann76.pdf

  49. stephon feb 27th 2012 at 10:02

    alex1,
    riproviamo:
    1) conosce l’equazione di Clausius-Clapeyron?
    2) pensa che in un clima più caldo gli eddies transienti nelle perturbazioni extra-tropicali se ne restino impassibili?

  50. alex1on feb 27th 2012 at 10:40

    ok.. “collasso magnetico” è improprio..è come dire per una persona che non riesce più a respirare “è rimasta senza fiato” invece di dire ha avuto un blocco respiratorio..

    e visto che qui siamo agli esami di fisica solare bisogna usare i termini adatti..va b’è..

    vediamo se è più chiaro lo riassumo così:

    ogni 11 anni il sole inverte i poli magnetici, se questa inversione non avviene, il ciclo non può ripartire..

    ciclo 24 non inverte i poli, rimane così, impropriamente si dice collasso magnetico, ossia campo magnetico bloccato, la stella è completamente senza macchie, e non ha più la forza di produrle, ergo minimo..

    quanto dura questa situazione? se fosse a fotocopia del minimo di maunder durerebbe 70 anni..

    poi per quanto detto prima, su quale forzante possa alimentare i cicli ENSO riporto

    “”I risultati degli studi, pubblicati sul Journal of Climate e su Science, dimostrano come anche un piccolo aumento di attività solare influenza in maniera determinante l’area tropicale e le precipitazioni di tutto il globo terrestre. In particolare gli effetti di una maggiore attività solare si fanno sentire in maniera forte nel riscaldamento della troposfera tropicale (dove aumenta la quantità di ozono prodotta dai raggi UVA), nell’aumento della forza dei venti alisei, nell’aumento dell’evaporazione nella zona equatoriale e nell’aumento dell’annuvolamento e delle precipitazioni. Lo studio rileva come ci sia una indubbia associazione fra il periodico picco dell’attività solare e lo schema delle precipitazioni e della temperatura superficiale delle acque del Pacifico. Il modello messo a punto dai ricercatori mostra anche le influenze che i picchi solari hanno con due importanti fenomeni collegati al clima: La Niña e El Niño che sono originati da eventi associati ai cambiamenti nella temperatura delle acque superficiali del Pacifico orientale. In particolare l’attività solare risulta influire su La Niña e El Niño, rafforzandoli o contrastandoli”"

    http://www.eurekalert.org/pub_releases/2009-08/haog-sfi082709.php

  51. alex1on feb 27th 2012 at 11:08

    forse la stocastica, quando si trovano i veri motivi per il quale un sistema dinamico cambia la sua temp-moto-direzione ecc ecc , non serve più no?

    oppure sono troppo lineare a pensarla così? ;)

  52. Riccardo Reitanoon feb 27th 2012 at 11:26

    alex1
    come mai non citi questa dichiarazione di Huettl dallo stesso link, senza neanche bisogno di leggere l’articolo?

    “The study is important for comprehending the natural climatic variability, which – on different time scales – is significantly influenced by the sun. In order to better understand the anthropogenically induced climate change and to make more reliable future climate scenarios, it is very important to understand the underlying natural climatic variability. This investigation shows again that we still have substantial research needs to understand the climate system”
    (grassetto mio)

    Si sceglie solo la parte che fa al caso propio? O si continua a non comprendere la differenza fra variabilità climatica e andamento di lungo periodo?

    Se poi andiamo a leggere l’articolo, l’ultimo paragrafo è ancora più esplicito:
    “This response also cannot be used to explain recent global warming beacuse the 11-year solar cycle has not shown a measurable trend over the past 30 years”

    Certo, se il sole ci desse una (immeritata) mano saremmo tutti contenti, ma questo potrebbe solo spostare la tempistica del problema e neanche di tanto, non risolverlo.

    Un altro paio di osservazioni. E’ un lavoro di modellistica climatica; se si accetta questo lavoro non si può negare la capacità dei modelli quando non conviene più, non è serio. Il lavoro tratta dell’impatto della variabilità solare, con buona pace di chi sostiene che i climatologi la ignorano intenzionalmente.

    Prima o poi, mi auguro, smetteremo di vedere tanta superficialità nel criticare la scienza e nel propagandare tesi alternative.

  53. Riccardo Reitanoon feb 27th 2012 at 11:38

    alex1
    dimenticavo:
    “questa è bella..quando non si conosce una cosa come varia, si tira in ballo il caso.. complimenti alla scientificità..”
    Sono 50 anni che si studiano sistemi caotici di vario tipo. L’ironia sulla mancanza di scientificità è totalmente mal riposta e indicativa di un sostanziale atteggiamento anti- o a- scientifico.

    Non capisco perché pur di criticare la scienza del clima alcune persone debbano fare tabula rasa della scienza nel suo complesso. Chissà che non sia un indicatore di decadenza di una civiltà.

  54. gvdron feb 27th 2012 at 11:47

    @alex1

    “forse la stocastica, quando si trovano i veri motivi per il quale un sistema dinamico cambia la sua temp-moto-direzione ecc ecc , non serve più no?”

    No, serve ancora, e pure tanto! Da come parli sei rimasto nel ’700, ignorando completamente cosa hanno fatto fisici e matematici nei due secoli successivi. Ma non è strano, dato che la matematica che si studia nelle scuole dell’obbligo raramente arriva a inizio ’800.

  55. alex1on feb 27th 2012 at 12:06

    @riccardo

    eh si in order tutto lo studio serve per comprendere meglio la responsabilità dell uomo nella variabilità climatica..appunto.. quindi può essere che grazie a questo studio si comprenderà meglio che l’intervento antropogenico non induce un bel niente no?

    perchè se il sole influenza INDUBBIAMENTE i cicli ENSO, e quindi non vengono governati dal caos e meno male..

    e come si ripete allo sfinimento dai climatologi i cicli enso hanno effetti sul breve periodo, la domanda che sorge spontanea è:

    ma se ogni anno c’è un ciclo enso che influenza sul breve l andamento del clima

    e abbiamo diciamo un 30 anni con maggioranza di ENSO + nel trentennio chi ha forzato in maniera preponderante il clima? ENSO + no?

    il discorso che fate voi sarebbe plausibile se in 30 anni si hanno due anni di NINO e poi 28 anni di NEUTRAL ENSO allora si.. in questo caso il NINO sarebbe stato influente sul breve.. ma se guardate i grafici negli anni di eventi di NINO e NINA di anni NEUTRAL ce ne sono stati ben pochi..

    per quanto riguarda la stocastica non fate passare quello che non ho detto, non sono contro la stocastica che è una materia utilissima, specialmente nei mercati finanziari…

    ho detto solo che è usata male in questo caso, perchè si vuole dare ad ENSO una variabile non adatta, visto che le teoria per il quale queste anomalie di temp dell oceano pacifico variano ci sono eccome..

  56. oca sapienson feb 27th 2012 at 14:24

    Sarei per nominare alex1 a direttore di “Ignorare”.

  57. Luci0on feb 27th 2012 at 15:26

    @oca
    Io mi autopropongo come vice-direttore :-)

  58. Riccardo Reitanoon feb 27th 2012 at 15:33

    alex1
    non dimenticare che i cicli ENSO sono irregolari, cioé con periodicità variabile. Poi si possono ipotizzare tante altre cose, ma andrebbero verificate. Ovviamente, i cicli ENSO vengono influenzati da svariati fattori, non ultimo la stagione (notare l’origine del nome El Nino). Ma tutto ciò riguarda la variabilità e non può che essere così visto che, banalizzando, l’ENSO non è altro che il periodico affioramento di acqua fredda, è acqua che “si sposta”. Non produce né “consuma” calore.
    Ipoteticamente, visti i tempi della circolazione oceanica profonda è possibile il verificarsi di una prevalenza di uno dei due stati per un periodo più o meno lungo e alcuni dati paleoclimatici sembrano suggerire che sia accaduto in passato. In questo caso avremmo una modifica relativamente stabile della circolazione oceanica. Ma guardando ai dati del contenuto di calore oceanico degli utlimi decenni (incluso l’oceano profondo, non come alcuni amano fare solo i primo 700 m), il progressivo aumento da circa gli anni ’60-’70 non lascia pensare che questa ipotesi sia plausibile oggi, tutto l’oceano si sta complessivamente scaldando. Un motivo in più, quindi, per cercare altrove la ragione dell’attuale fase di riscaldamento globale.
    Certo, se di nuovo ipoteticamente cambiasse la circolazione oceanica in modo che le acque calde superficiali fossero più rapidamente “spostate” in profondità avremmo un rallentamento o anche una stasi del riscaldamento superficiale. Un bell’aiuto, ma lo sbilanciamento radiativo causato dalle emissioni di GHG sarebbe sempre lì in agguato; anzi, peggiorerebbe. Sembra propio che, a giudicare dalla distribuzione del contenuto di calore oceanico, sia questa la situazione in cui ci troviamo.
    In ogni caso, sperare che Madre Natura intervenga a nostro favore mi sembrerebbe come sperare che l’auto che si è fermata davanti a me riparta velocemente piuttosto che essere io a frenare. Non so com’é, ma non mi sembra una buona idea :)

  59. stephon feb 27th 2012 at 17:18

    @alex1
    L’ENSO non forza un fico secco. Si legga la definizione di forzante. E ricordi che con la Nina il sistema oceano-atmosfera accumula energia (prevalentemente sottoforma di calore latente) che scaricherà al successivo Nino.
    Siamo di fronte ad un tipico meccanismo retroagente nel quale uno stato del sistema condiziona il successivo mediante gli effetti che produce (per es. sulla copertura nuvolosa, ma non solo!).
    L’ENSO, in quanto variabile interna, non va ad agire sui forcing radiativi, ma semmai li “maschera” trasferendo l’energia accumulata dal sistema all’interno del sistema stesso: ad es. redistibuisce le sorgenti di evaporazione e gli associati flussi di calore latente, amplificando nel caso del Nino (o riducendo nel caso della Nina) l’evaporazione dalle zone oceaniche tropicali, raffreddandone (o riscaldandone) in seguito le acque e, parallelamente, favorendo (sfavorendo) la convezione sulle aree oceaniche più calde (più fredde). In sostanza l’ENSO “sposta” le aree di immissione di vapore e, ovviamente, anche quelle nelle quali il vapore ricondensa.
    Il sole? Certo, ma non solo. Variazioni nell’irradianza solare così come ad es. violente eruzioni vulcaniche esplosive in zone tropicali possono agire da metronomi esterni che ne guidano intensità e frequenza. Ma rimane una fluttuazione stocastica del sistema.

    Proprio non vuole rispondere alle domande?

  60. alex1on feb 27th 2012 at 18:36

    steph, per rispondere ai vari punti, si rischia una poema epico.. specialmente se dovessi spiegare le varie risposte migratorie e comportamentali che il clima a plasmato nei popoli nei millenni.. non se ne esce.. magari a 4 occhi sarebbe stato piu facile e sicuramente piacevole fare un discorso su attività-alimentazione-religione.. perchè si anche il clima ha influito sulla nascita di una religione rispetto ad un altra.. lo scegliere certi cibi in base alla temp rispetto ad altri.. la diversità metabolica, lo sapevate che gli esquimesi hanno un colesterolo altissimo( hdl quello buono) dovuto al massivo consumo di grasso , che però gli rende la circolazione del sangue ottimale anche nei più piccoli capillari( evitando fenomeni di necrosi da congelamento alle estremità).. per non parlare della protezione dei loro occhi a “fessura” che difendono il globo oculare dal vento dalle temperature impossibili?

    magari preferisco rimanere su enso, se sia forzante o meno..

    qui possiamo vedere come da dopo il 1975 gli episodi di nino siano in maniera preponderante superiori a quelli di nina

    http://img580.imageshack.us/img580/3306/74944124.png

    è vero che dire forzante è un uso (ancora una volta) improprio..

    magari forzante è un meteorite che arriva dallo spazio e si schianta sano sano sulla terra..forzante esterna.. un vulcanone che fa il mega botto, tipo tambora, forzante interna.. co2? :)

    parliamo allora di sistema termoaccumulatore-regolatore in base al quale l’acqua funge da accumulatore.. la maggior parte di energia proveniente dal sole, viene accumulata dagli oceani , non dai ghiacci che la riflettono, ma dall acqua libera da essi. quindi grazie a dio abbiamo una riserva preziosa di calore che si libera man mano con gli anni, regalandoci evaporazione quindi pioggia e temp più miti e un aumento dell effetto serra dovuto alla maggior presenza di vapore acqueo..

    ma quando l’immissione di energia diminuisce ( susseguirsi di cicli solari deboli, non uno ma due consecutivi) ecco che pian piano tutta la riserva di energia contenuta negli oceani và ad esaurirsi, ritrovandoci con delle anomalie negative, che si ripercuotono a livello globale..

    se le boe argo sfarfallano e bisogna ritararle,perchè ci hanno dato dati anomali ( troppo freddo il mare?)tutto questo discordo logico fallisce e uscendo dalla logica si và nel caos, e andando nel caos si deve prendere la stocastica per darli una logica ordinata e quasi prevedibile..

    :) state ridendo eh?? su su ditelo..:)

    quindi ciclo solare influisce direttamente sul riscaldamento degli oceani, che con un certo ritardo influiscono sul clima.. chi forza dall esterno è sempre la stella.. il meccanismo regolatore interno al nostro sistema è enso

    vi faccio una domanda, con la stessa concentrazione di co2 attuale, se non ci fossero gli oceani. la temp della terra sarebbe più alta o più bassa di ora? sarebbe la stessa?

    domande da un milione di $ eh? :)

  61. claudio della volpeon feb 27th 2012 at 20:04

    sto ridendo.

  62. oca sapienson feb 27th 2012 at 21:05

    @Luci0
    non ho obiezioni, ma dipende da alex1 ;-)

    @alex1
    Al Gore: non ha letto quello che diceva né ha imparato a usare google, vedo.

    “ciclicità di bordate gelide ogni 27 anni”: se l’è inventata come le è già stato dimostrato.

    ” la critica era quella di mettere in risalto il tepore in qualche regione del nord”:
    Tradito dalla memoria? Lei metteva in risalto il gelo su parte dell’Europa e s’inventava il gelo in Cina e in Giappone per negare che su metà dell’emisfero nord faceva un caldo insolito.

    ENSO: nel suo grafico non c’è né ciclicità né correlazione. Al contrario certi picchi di attività solare portano a una serie di Nina.
    Secondo lei quindi, ogni tanto il Sole raffredda l’ENSO, ogni tanto lo scalda. Come si fa a non ridere?

    “domande da un milione di $”
    niente oceani, niente atmosfera che trattenga i gas serra, temperatura media + 107° C di giorno, -153° C di notte.
    Aspetto il milione.

  63. stephon feb 27th 2012 at 21:50

    @alex1
    a parte che sentirmi dire che i vulcani sono una forzante interna mi giunge davvero nuova,
    a parte che il concetto stesso di forzante interna proprio non riesco a capire cosa significhi,
    a parte che sta scoprendo che l’acqua è liquida prima che calda,
    a parte che lo sanno anche i bambini che la nostra mega stufa che ci fornisce energia radiante nella gelida notte spaziale è il sole (e forse sanno anche che senza stanza con pareti, tetto e finestre la stufa può davvero poco),
    a parte che non si capisce una cippa di quel che dice sulle boe sfarfallanti,
    a parte che per la quinta volta elude le mie 2 domande,
    a parte tutto questo o anche solo una parte di questo,
    riprovo con altre domande:
    1) come mai il Nino del 1982/83 (secondo per intensità solo a quello del 1997/98) non ha lasciato traccia nelle T globali?
    2) come mai non si torna indietro con le T globali quando c’è la Nina, soprattutto in considerazione del fatto che l’andamento oramai da una quindicina di anni è chiaramente verso uno stato del Pacifico Nina-like?
    3) sole: come mai un forcing che cumula in un tempo più lungo una quantità minore (debole ciclo solare, con una irradianza solare erogata di circa lo 0.1% inferiore rispetto a quando è al massimo) deve necessariamente essere più importante rispetto ad un forcing che cumula in un tempo molto minore una quantità molto maggiore (eccentricità dell’orbita: variazione dell’irradianza solare fra perielio e afelio di circa il 7%)?

  64. Luci0on feb 28th 2012 at 12:05

    @oca sapiens

    “niente oceani, niente atmosfera che trattenga i gas serra, temperatura media + 107° C di giorno, -153° C di notte.
    Aspetto il milione.”

    Mi permetto di contestare il valore della notte che dovrebbe essere di -270°C

    E temperatura media ? … non é sempre la stessa -18 °C ? a prescindere dalla capacità termica delle rocce e la rotazione giornaliera della terra.

    Quello che non funziona é la base di tutto il ragionamento, la terra non é un corpo grigio non si può schematizzare con una sfera di dimensioni infinitesime, senza altre proprietà termodinamiche che non quello di essere grigia …

  65. Paolo C.on feb 28th 2012 at 12:16

    @redazione

    Sarebbe forse il caso di tornare a far rispettare il numero massimo di 5 commenti.
    Questo consentirebbe tra l’altro ad alcuni commentatori di rendersi meno ridicoli.

  66. [...] i dettagli sulla quantità da record di numerosi errori e argomenti infondati sulla scienza del clima pubblicati nell’articolo, mai smentito dalla stessa [...]

  67. Riccardoon ott 25th 2012 at 15:24

    Scusate solo una piccola intromissione. Appurato che questo articolo fa veramente pena e merita il premio, vorrei solo puntualizzare una cosa. “la presenza di vapore in atmosfera … e’ un feedback …” mi sembra un po’ genrico perche’ lo e’ quando si trova nella troposfera, ma puo’ non esserlo quando passa nella stratosfera.

  68. [...] tipo personali“). L’articolo di Stefano Caserini e quello di Vigliotti potete leggerli QUI (con una ricca coda di commenti anche molto utili per [...]