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Il riscaldamento globale si è fermato nel 1998?

E due. Oggi è arrivata la seconda mail di un amico che mi dice: ma che succede a Beppe Caravita ?
Ecco un pezzo della mail: “Beppe Caravita… ha sviluppato un certo scetticismo sul global warming (vedi ad esempio qui e anche qui). Come sappiamo, non è il solo, ma lo scetticismo ideologico alla Battaglia lo capisco facilmente, mentre quello che vedo emergere in persone dallo spirito libero (come Beppe o altri), vorrei capirlo meglio”.

Beppe Caravita, giornalista del Sole 24 ore e autore del blog Network Games, l’ho conosciuto ad un seminario sul clima rivolto ai giornalisti, organizzato dal “Kyoto Desk” della Regione Lombardia.

Un seminario riuscito, anche se non molto partecipato, ma che ricordo per tre fatti che mi stupirono.
Il primo fu che a Sergio Castellari, con me fra i relatori, qualcuno rubò il libro “Verdi fuori, rossi dentro” di Franco Battaglia e Renato Angelo Ricci. Libro che a Sergio avevano regalato e che aveva portato per mostrarmelo… lasciato sul tavolo dei relatori durante la pausa pranzo.. al ritorno.. sparito ! Incredibile.
Il secondo fatto strano fu che i giornalisti intervenuti avevano mostrato un’opinione per la loro categoria molto peggiore di quella che io avevo, e che non era granchè (vedi qui)
Il terzo fatto è che contrariamente alle mie aspettative, Caravita si era mostrato più preoccupato di me per il global warming. Se non ricordo male (nel caso, chiedo scusa) Caravita si diceva molto molto preoccupato per i possibili “tipping point” del sistema climatico… diceva che non ci aveva dormito la notte… e aveva scritto di questo sul suo blog.
Andai a leggere sul suo blog (qui e qui): i toni erano in effetti preoccupati. D’altronde, i motivi ci sono: il tema dei tipping point è molto serio: alcuni articoli scientifici (come questo di Rahmstorf et al.) che hanno inquadrato il tema hanno aggiunto preoccupazione per la crisi climatica, pur se è chiaro che l’unico tipping point che sarà superato nei prossimi decenni sarà quello del ghiaccio marino artico.

È possibile, dunque, che Beppe Caravita abbia cambiato idea ?
Non solo per i toni usati verso uno dei più importanti istituti di ricerca sul tema climatico, il NASA Goddard Institute for Spaces Studies, di James Hansen e Gavin Smidth
(qui “…un’altra pessima figura per il Goddard Institute for Spaces Studies, di cui è direttore James Hansen, il grande sostenitore del global warming antropogenico, e consigliere scientifico di Al Gore. Francamente comincio ad essere un po’ stufo di questo gioco delle tre tavolette…. “).
Si tratta di uno dei soliti piccoli (anzi, molto piccoli) aggiustamenti delle temperature del pianeta, di cui si possono leggere le opposte posizioni su ClimateAudit.org e Realclimate.org. Un tema che mi è apparso piuttosto insignificante, tanto che il post di Realclimate non è stato tradotto in italiano.

Caravita ha dubbi sul fatto che il riscaldamento globale sia in corso (nell’ultimo post sul tema pone la domanda “ha ragione o torto chi sostiene che il global warming si è fermato dal 1998?”)
Si tratta di una domanda che ha ripetuto tante volte, anche in post precedenti mostrando anche grafici in cui si vede la CO2 che aumenta e la temperatura che non aumenta in modo simile.
È un argomento che circola in modo ossessivo fra i negazionisti, ma che è poco fondato.
Ne avevo già parlato nel mio libro (pag. 60) in cui avevo mostrato come in realtà per la serie dati del GISS, il 1998 non è più l’anno più caldo ma viene superato dal 2005. E che se si allarga lo sguardo all’andamento delle temperature negli ultimi 30 anni o degli ultimi 130 anni, la tendenza è chiara: il 1998 è solo un anno con temperature un po’ più alte di quanto avrebbero dovuto essere per assicurare una crescita regolare ed evitare fraintendimenti.

Andamento delle temperature globali dal 1977 al 2007: variazioni rispetto alla temperatura del 1998. (da Caserini, 2008)

In una delle prime traduzione di realclimate, disponibile qui, è raccontato come il fatto che la temperatura non salga in modo costante, come la CO2, è assolutamente in linea con la comprensione fisica del sistema climatico. C’è anche una figura che mostra la probabilità di un record di temperature: per avere un nuovo record di temperature c’è più del 25 % di probabilità di aspettare più di 10 anni.

Posso solo aggiungere il ricordo di quest’estate, a Bonassola. La spiaggia è stata svuotata dalle barche, i primi ombrelloni sono stati tolti: sta arrivando la mareggiata di ferragosto, dicono quelli del posto. Eppure il mare è lontano. Mi siedo sulla spiaggia a leggere, guardo le onde avanzare. Eppure non avanzano, ossia le onde sembrano non risalire la spiaggia. Ogni tanto c’è un onda più lunga, ma subito dopo molte sono piccole, inferiori alle precedenti.
E’ passato tanto tempo prima di veder da vicino la spuma della prima onda. Ma come tanti altri sono rimasto ancora al mio posto, le onde successive stavano lontane.
Dopo un po’ è arrivata l’onda che ha bagnato l’asciugamano.

Testo di: Stefano Caserini

16 responses so far

16 Responses to “Il riscaldamento globale si è fermato nel 1998?”

  1. Maurizio Morabitoon Nov 18th 2008 at 00:49

    Non c’e’ nessuna “opposta posizione” sul problema menzionato da Caravita. Climate Audit (e Watts Up With That) hanno dimostrato che le temperature siberiane di Settembre erano state ricopiate per Ottobre, arrivando localmente a punte record di +12C rispetto alle medie.

    E meno male che si tratterebbe di un aggiustamento “molto piccolo”…

    Gavin Schmidt e RealClimate non hanno potuto fare altro che riconoscere che i numeri erano sbagliati. Adesso ne danno colpa a chi glieli ha forniti ma come si e’ accorto Caravita, se pubblichi valori errati un po’ troppo spesso allora viene il sospetto sulla qualita’ di tutto quello che dici.

    E’ quello il punto. Senza credibilita’ non si va da nessuna parte.

  2. Stefano Caserinion Nov 18th 2008 at 09:10

    Le “opposte posizioni” sono nel giudicare l’importanza dell’errore commesso sulle temperature siberiane, come dei precedenti errori. Nel senso che la Siberia è comunque una piccola parte della superficie del pianeta, e per questo l’andamento delle temperature globali non ne risente in misura apprezzabile; come non ne risentiva la volta scorsa.
    Per esperienza personale, l’elaborazione di masse di dati imponenti comporta margini di errore. E il fatto che gli errori, o i loro mancati controlli, siano trovati e ammessi pubblicamente è un fatto positivo, sta ad indicare che il sistema funziona. Un lavoro come quello che fa il Goddard Institute (GISS) è a mio parere comunque un lavoro straordinario, e non è un caso che non siano in molto a farlo.
    La sua credibilità scientifica sta principalmente negli articoli scientifici che riesce a pubblicare. L’ultimo (si trova qui http://dx.doi.org/10.2174/1874282300802010217), mi sembra un gran bel lavoro, il cui spessore e la cui importanza non può essere in alcun modo sminuita dal non essersi accorti degli errori nei dati delle temperature siberiane di un mese del 2008.
    Penso che tutti gli istituti di ricerca metterebbero la firma nel risucire a fare tutto il lavoro che fa il GISS, con quelle tempistiche, quella frequenza di errori, e con “errori” di quella dimensione.
    Stefano

  3. Luca Lombrosoon Nov 18th 2008 at 10:29

    C’è da aggiungere che in genere la prima uscita dei dati, non a caso, parla solitamente di “dati grezzi”, o “preliminari”, ed è normale che poi avvengano delle correzioni e dei controlli. Il fatto è che il mondo giornalistico vorrebbe sapere se l’inverno è straordinario ancor prima che cominci…
    Il riscaldamendo ahinoi non si è assolutamente fermato, il problema è che l’uomo comune, di strada, è disorientato dai normali sbalzi giornalieri e percepisce poco le ben più subdole variazioni a lungo termine.
    Tornando al post, anch’io mi sono stupito di Caravita e anche di Euan Mearns,ma tant’è, l’Italia è un paese di Santi, poeti, navigatori, e anche di meteorologi e climatologi.
    Così allo stesso modo io e te stefano domani potremmo aprire un blog di biologia molecolare, o di finanza (creativa) ci compriamo un libro, leggiamo 2 siti, ed eccoci esperti…

  4. Corrado Truffion Nov 18th 2008 at 11:34

    Dato che sono il “colpevole” del post (la mail a Stefano è mia), mi permetto di dire qualcosa. Suggerirei a Luca di non essere così elitario. Oltre alla scienza, serve anche la divulgazione della scienza, e mi sembra che, al di là del suo carattere piuttosto difficile – troppo tendente all’entusiasmo o alla incazzatura e, quindi, un po’ troppo facile a cambiare idea – il lavoro di Beppe Caravita sia sul Sole 24 Ore sia sul suo blog sia encomiabile. Mi sembra, in particolare, che più che sul clima il lavoro di Beppe sia interessante quando riguarda le tecnologie energetiche e gli aspetti di politica industriale ed economica, e di un possibile disegno di politica ambientale.
    (ad esempio questo post http://blogs.it/0100206/categories/openWorld/2008/11/16.html#a8463 , anche se contiene riferimenti opinabili sul clima, prospetta soluzioni interessanti. Tra l’altro, mi sembra che il suggerimento di non buttare soldi inutili nella chimera della cattura del carbonio, per utilizzarli piuttosto nel risparmio e nelle rinnovabili, sia molto saggio…).

    Ma non è che io debba fare il difensore d’ufficio di Beppe – può pensarci da solo. Volevo solo sottolineare una cosa che dovreste ben sapere: clima ed energia sono per voi scienziati prima di tutto un problema scientifico. Giustamente. Per il resto dei mortali sono prima di tutto un problema politico. E quindi, è inevitabile ed anche giusto che se ne parli anche senza essere “esperti”. Magari sbagliando, ma provando a connettere quel che modestamente proviamo a capire dell’aspetto scientifico, con tutte le altre dimensioni della faccenda.

    Ah, nel merito continuo a pensare che Beppe decisamente esageri coi sui dubbi climatici…

  5. Luca Lombrosoon Nov 18th 2008 at 12:39

    Sono d’accordo, Corrado, che occorre divulgazione, e credo che, nel mio piccolo, sicuramente migliorabile, la mia parte la faccio e l’ho fatta, da TV a giornali e riviste fino a centinaia di conferenze, lezioni, interventi a scuole ecc.
    Qui trovi
    http://www.lombroso.it/pdf/LombrosoBancheDatiAmbientali.pdf
    una presentazione su banche dati ambientali, dove uno si può sbizzarrire fra i dati.
    Il bello di internet è che si trova di tutto, ma proprio di tutto, il meglio ma anche il peggio. Sta poi al singolo saper distinguere fra chi analizza la questione con metodo e serietà scientifica, o giornalistica, o populistica. Un’opinione è democrazia, ma non è scientifica. E il problema climatico è prima di tutto un problema scientifico, nel senso che va affrontato da scienziati, e molti sono quelli che lo affrontano nel silenzio e anonimato totale, e spesso anche nel precariato, vedi il bel post di Pasini
    http://antonellopasini.nova100.ilsole24ore.com/2008/11/perch-lo-sciope.html#comments

    Poi però il problema diventa non politico, ma sociale, ovvero è un problema di tutti gli abitanti e dei cosidetti “consumatori”, un’entità non esistente in natura e nemmeno nella società fino a 2 secoli fa.
    Ora però insieme a informazione oggettiva occorre anche agire: i tempi stringono, continuiamo pure a parlarne, da siti e blog fino a conferenze, cose da capire ne restano tante, ma ciò non deve diventare pretesto per ritardare azioni.
    Altrimento faremo la fine della rana nello stagno!

  6. Beppe Caravitaon Nov 18th 2008 at 21:43

    Concordo con il primo commento. E non aggiungo altro.

  7. Stefanoon Nov 21st 2008 at 00:14

    Caro Corrado, concordo con te sia sull’importanza della divulgazione della scienza (questo sito nasce proprio per questo, per quanto riguarda il clima), sia nell’apprezzamento del lavoro di Beppe Caravita (altrimenti non avrei scritto il pezzo per rispondere ad una domanda che ha posto sul suo blog).

    Non ci sono problemi se ne parlano i non esperti e anche se i dubbi sono eccessivi.

    Quello a mio parere non va è la facilità con cui chi studia il clima viene continuamente svillaneggiato, o insultato.

    Cosa vuol dire “gioco delle tre tavolette”? vedi (http://blogs.it/0100206/2008/11/14.html#a8458)
    Cosa vuol dire “perla di fonte GISS”? (idem)

    Se si legge l’articolo linkato da Caravita con “perla di fonte GISS” (ossia se si legge qui http://www.climatemonitor.it/?p=356) si trova una pagina in cui l’autore prima ammette che “non sono uno statistico, nè mi intendo di database e del loro trattamento. Sono sicuro che qualcuno saprà spiegarmi perchè le cose cambiano in questo modo…”; quindi, dopo aver rilanciato il mito degli errori dell’Hockey stick (con le parole: “altro capolavoro di post elaborazione che avremmo sperato non si vedesse più in giro”), avanza in modo chiaro la tesi che Hansen trucchi i dati, volontariamente, per aumentare il riscaldamento.

    Ma che modo di fare è questo? Starebbe qui la credibilità?

  8. Luca Lombrosoon Nov 21st 2008 at 21:39

    Non so se è vera o leggenda ma pare che Hansen di fronte a non so quale commissione che lo “interrogava” sugli allarmismi disse
    Eppur si scalda
    http://www.ncdc.noaa.gov/oa/climate/research/2008/oct/global.html#temp
    http://www.noaanews.noaa.gov/stories2008/20081118_octobertemps.html

  9. Beppe Caravitaon Nov 22nd 2008 at 20:10

    Ho aggiunto il link di questo blog nel mio blogroll, alla sezione clima. D’ora in poi lo guarderò e ne terrò conto. Grazie di avermelo fatto conoscere con questo post.

  10. Gabriele Bollinion Nov 26th 2008 at 10:44

    Chiosando intorno al dibattito.
    Scrive Luca Lombroso (che non me voglia se lo uso come spunto per esprimere alcune considerazioni: dopotutto lo ammiro molto e lo ringrazio per l’ottimo lavoro di divulgazione scientifica: come peraltro tutti voi): “Il bello di internet è che si trova di tutto, ma proprio di tutto, il meglio ma anche il peggio. Sta poi al singolo saper distinguere fra chi analizza la questione con metodo e serietà scientifica, o giornalistica, o populistica.” Appunto, si trova di tutto, ma il singolo (cittadino “normodotato”) non è scontato che abbia gli strumenti di lettura e discernimento della “verità” dalla “fuffa, e quindi è indispensabile che qualcuno glieli fornisca questi strumenti; ovvero che vi sia la possibilità di accedere, avere a disposizione, una corretta informazione (contro-informazione). Sta poi al singolo cittadino, disponibile e che ne ha volgia, usare gli “occhiali” giusti per leggere le cose nel modo corretto.
    E ancora: “Poi però il problema diventa non politico, ma sociale, ovvero è un problema di tutti gli abitanti e dei cosidetti “consumatori””. Appunto, il problema quindi è “politico” nel vero senso del termine (non politico-partitico ma politico-politico) nel senso delle politiche da mettere urgentemente in campo. E cittadini consapevoli e attivi (consum/attori) possono più efficacemente agire la necessaria pressione sulla politica (in tutti i sensi e le declinazioni possibili).
    Comunque sia buon lavoro a tutti voi/noi.

  11. Gualtieroon Dic 16th 2008 at 01:07

    Il post sul “Giuda” Caravita mi è sembrato molto interessante. Partendo da lì ho fatto un lungo viaggio in rete tra link e controlink. Vorrei una vostra opinione su alcune cose che ho scoperto.

    Sul sito Icecap c’è una lunga lista di ex membri Ipcc e scienziati apparentemente con solide posizioni accademiche (ovviamente non conosco il dettaglio della loro produzione scientifica, ma lo specifico per distinguerli dai blogghisti della domenica) che esprimo pareri molto critici sia sulla divulgazone che è stata fatta delle conclusioni del panel, sia sul suo metodo di lavoro. http://icecap.us/ (vedere secondo pezzo della colonna centrale).

    Sempre su questo sito si afferma che l’errore nei dati Nasa/Hansen producono il 100% del riscaldamento segnalato.

    Pacate e interessanti mi sembrano anche le critiche di Henderson all’Ipcc consensus citate da Caravita.

    Infine di striscio, non ricordo più esattamente dove, si afferma che in passato la concentrazione di CO2 è stata molto più alta di quella ritenuta oggi pericolosa (450 parti se non sbaglio, ma Hansen ha recenemente abbassato l’asticella a 350).

    Questa in particolare mi sembra un’affermazione sbalorditiva.

    Grazie per un’eventuale risposta.

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  14. […] da forever1929 Molto interessanti i link, veramente interessanti. mi ha colpito molto questo Climalteranti Il riscaldamento globale si

  15. […] del GW …. Ecco un articolo molto bello linkato da Pifferetti con grafici e spiegazioni: Climalteranti Il riscaldamento globale si

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