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Katrina, Sandy, Hayan, Bopha, Harvey, Irma (Ivanka) e noi

Tempeste e uragani ci sono sempre stati. I libri degli storici del clima sono pieni di esempi, un lungo elenco di morte e distruzione portata dalla “natura matrigna”. La domanda di questi giorni, visto l’impatto mediatico degli uragani Harvey e Irma, o viste le piogge devastanti in Bangladesh, è semplice: può davvero l’uomo interferire con la frequenza e/o l’intensità delle tempeste e degli uragani più distruttivi? C’è un legame con il riscaldamento globale? Ha un senso la petizione che ha raccolto 12.000 firme per chiedere di cambiare il nome di Irma in Ivanka?

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Il dibattito già in passato è stato acceso, in particolare negli Stati Uniti dopo il disastro causato da Katrina a New Orleans il 29 agosto 2005, sfondando gli argini che dovevano proteggere la città dalle inondazioni.

Nel libro “Storm World” il giornalista del Washington Post Chris Mooney ha raccontato in modo mirabile lo scontro scientifico e politico sul contributo del riscaldamento globale all’aumento dell’intensità degli uragani e delle conseguenti distruzioni.

In Italia l’argomento uragani è stato meno considerato, dato che dalle nostre parti di uragani non ce ne sono (però ci sono i “Medicane”). Ma arriva l’eco della polemica statunitense, con la domanda: è colpa dei cambiamenti climatici quanto successo a New Orleans e in Texas (o in Bangladesh), o quanto sta succedendo in Florida?

Oppure è solo un normale fenomeno ciclico, reso più rilevante dalla maggiore pervasività dei mezzi d’informazione?

La domanda è mal posta: non c’è modo di dimostrare se e in che modo un singolo uragano, ciclone o pioggia intensa sia provocato dai cambiamenti climatici. Gli eventi meteorologici dipendono da fattori deterministici (fra cui le temperature del pianeta) e da altri fattori ancora non ben compresi, non riproducibili singolarmente. La Terra è una sola e la sua dinamica atmosfera-oceano segue una delle infinite possibili evoluzioni. Per tentare di dimostrare che un singolo uragano sia causato dal riscaldamento globale sarebbe necessario avere un’altra Terra, simile alla nostra, a cui da un certo punto in poi togliere i gas serra, vedendo come il sistema evolve, se si forma o no lo stesso uragano rispetto alla Terra “originale”.

Il modo corretto per affrontare il problema è prima di tutto non focalizzarsi sul singolo caso, ma cercare un legame statistico fra il riscaldamento del pianeta e l’attività degli uragani, espressa non solo dal loro numero ma soprattutto dalla loro forza o intensità. Occorre poi studiare i meccanismi fenomenologici in grado di spiegare come alcune conseguenze del riscaldamento globale (es. la maggiore temperatura dell’aria o del mare) possono influire sulla potenza degli uragani.

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Per il primo aspetto, per spiegare l’influenza del contesto, abbiamo già usato in altri post la metafora del dado che viene truccato in modo tale da ottenere una frequenza doppia, rispetto al “normale”, di uscita di un numero, ad esempio il sei: lanciando una sola volta il dado non possiamo dare la colpa al trucco fatto sul dado per l’uscita del sei, in quanto il sei avrebbe potuto comunque uscire nel dado non manomesso. Con molti lanci del dato truccato però, avremo una frequenza maggiore di casi in cui uscirà il sei. Analogamente, non si può trarre alcuna conclusione da un singolo uragano, perché anche senza il riscaldamento globale ne sarebbero avvenuti. Però probabilmente il riscaldamento climatico sta perturbando (come un dado truccato) la frequenza di uragani in Atlantico.

Già il Quarto Rapporto IPCC-WG1 (Capitolo 3), pubblicato nel 2007, aveva indicato che globalmente si era registrato dal 1970 un incremento del potenziale di distruzione degli uragani. Non è un incremento graduale, perché la frequenza degli uragani è pesantemente influenzata da fenomeni naturali quali El Niño. Altri articoli importanti sono stati ad esempio quelli di Webster et al., 2005; Emanuel, 2005; Elsner et al. 2008, o in generale anche sul tema degli eventi estremi Coumou & Rahmstorf, 2012.

Più recentemente, è necessario citare lo studio condotto da Kang, N-Y. & Elsner, J. B. (2015), “Trade-off between intensity and frequency of global tropical cyclones”, che con un diverso tipo di analisi statistica ha confermato che il riscaldamento globale sugli oceani contribuisce all’intensità dei cicloni tropicali, aumentandone l’intensità a spese della frequenza.

Ma molti altri sono i lavori disponibili, ad esempio nel numero speciale del BAMS 2016.

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Le conclusioni degli scienziati su questo tema sono comunque caute, perché per definire in modo definitivo il legame fra riscaldamento globale e cicloni in tutti i Tropici (e non solo nell’Atlantico) i test statistici devono superare livelli di confidenza elevati e non tutti i dati sono noti a sufficienza.

Ad esempio, secondo l’ultimo rapporto IPCC AR5-WG1 (Summary for Policymalers -Tabella SPM.1), basato su dati precedenti il 2014, si conclude che c’è ancora una “confidenza bassa” sul fatto che ci sia un contributo umano sui cambiamenti osservati nell’attività dei cicloni tropicali.

La più recente dichiarazione del Geophysical Fluid Dynamic Laboratory su riscaldamento globale ed uragani, conclude che:

  • è prematuro concludere che l’attività umana, e in particolare le emissioni di gas serra che causano il riscaldamento globale, abbia già provocato un impatto rilevabile sugli uragani dell’Oceano Atlantico o sulla attività ciclonica tropicale globale. Le attività umane possono avere già provocato modificazioni che non sono ancora rilevabili a causa della loro piccola ampiezza o a causa di limitazioni osservative, o perché non sono ancora simulate in maniera adeguata.
  • però il riscaldamento antropogenico probabilmente provocherà globalmente entro la fine del XXI secolo cicloni tropicali più intensi in media, quindi con un maggiore potenziale distruttivo.
  • il riscaldamento antropogenico entro la fine del XXI secolo provocherà molto probabilmente cicloni tropicali con più intensa precipitazione rispetto al presente, con un aumento proiettato di circa 10-15% in più entro 100 km dal centro delle tempeste.
  • le proiezioni da modelli mostrano un possibile aumento nella frequenza di tempeste più intense nonostante una piccola diminuzione nel numero globale dei cicloni tropicali.

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Dal punto di vista fenomenologico, ci sono diversi fattori che indicano un legame fra il riscaldamento globale e la distruttività degli uragani.

Il primo fattore è che un’aria più calda può contenere più vapore acqueo. È un legame certo, è fisica di base studiata da Clausius e Clapeyron secoli fa.

Il secondo fattore è che l’aumento di temperatura del mare nelle zone calde (ad esempio i Caraibi) fornisce più energia agli uragani: durante la loro traiettoria, possono crescere e raggiungere i livelli più alti della scala che valuta la loro forza.

Il terzo fattore è legato all’aumento del livello del mare: se il mare è più alto (lo è già rispetto al 1900 e si alzerà in futuro), è probabile che la “storm surge”, l’ondata portata dall’uragano, raggiungerà altezza maggiore e farà più danni.

Il quarto fattore è quanto il riscaldamento globale potrebbe favorire dei cambiamenti della circolazione atmosferica, portando ad esempio a una maggiore persistenza delle precipitazioni intense (come ad esempio discusso nel caso di Harvey). È il fattore oggi più incerto, ma ci sono diversi articoli che iniziano a stabilire questo collegamento (ad esempio questo recente di Mann et al.).

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In conclusione, l’evidenza scientifica disponibile indica che è molto probabile che il cambiamento climatico provocherà (e in parte sta già provocando) un aumento degli uragani più distruttivi.

Non è ancora un legame certo e globale, ma gli studi stanno portando sempre più prove e dati; e in ogni caso la presenza di una spiegazione fisica ha un grande valore. In questo senso vanno anche le dichiarazioni di autorevolissimi esperti come Kerry Emmanuel, Kevin Trenberth, o Michael Mann.

Il punto quindi è solo in che misura questo effetto sarà devastante, quanti altri Katrina, Sandy, Haiyan, Bopha, Harvey o Irma saranno favoriti dal surriscaldamento globale.

Tutti dovremmo essere preoccupati per quello che sta accadendo e per quello che accadrà; anche chi, come noi, non vive ai tropici. E l’estate 2017 dovrebbe averci fatto capire qualcosa.

 

Testo di Stefano Caserini e Sergio Castellari, con il contributo di Sylvie Coyaud, Claudio Della Volpe e Marina Vitullo.

39 responses so far

39 Responses to “Katrina, Sandy, Hayan, Bopha, Harvey, Irma (Ivanka) e noi”

  1. alsarago58on Set 11th 2017 at 10:10

    Segnalo questo articolo dell’Economist, che riprendendo dati Onu e Munich Re, mostra come i disastri legati a meteo e climasi siano sestuplicati fra 1980 e oggi.

    https://www.economist.com/blogs/graphicdetail/2017/08/daily-chart-19

    In parte dipenderà dalla crescita demografica ed economica e relativo (ab)uso del territorio, ma certe quello da solo non spiega un incremento simile. Interessante notare che la crescita è stata soprattutto nel tipo di disastri (frane, alluvioni, valanghe) legate a precipitazioni estreme.

    In compenso sono crollati i morti legati ai disastri, probabilmente grazie alla maggior previsione e all’early warning e relative evacuazioni, nel caso di eventi come gli uragani.

  2. guido viscontion Set 11th 2017 at 10:36

    Mi sembra che manchi un elemento importante e cioè il costante aumento della vulnerabilità delle infrastrutture e la massiccia migrazione verso le zone costiere. Esiste una illimitata letteratura in proposto a partire dai lavori di Roger Pielke jr. (che oggi si occupa di altro!) da non confondere con il padre negazionista

    It blew out Amarillo, came thundering across the plains
    People in Houston and Corpus were crying
    Said the weatherman was insane
    You better pack up the kids and take the news in the car on the run

    Doug Sahm

    Texas Tornado

  3. Valentinoon Set 11th 2017 at 11:59

    “Hurricane Harvey was a one-in-1,000-year flood event, yet a few weeks later Hurricane Irma is barreling towards Florida as the strongest hurricane ever recorded in the Atlantic.

    These events follow a record 2016 which saw three devastating 1-in-1,000-year flood events in the United States: a separate flood in Houston, another in West Virginia, and a third in Maryland.
    Just a few years earlier, we were hit by Hurricane Sandy, which was a one-in-700-year event.

    We are living through a historic shift: there are more natural disasters, they are coming more frequently, and are fundamentally altering our economy and the way we live.
    We can no longer view natural disasters through the singular lens of “disaster — recovery.” Rather, a complete paradigm shift is necessary. We must adjust to this new norm of major natural disasters by paying radical attention to resilience”.

    http://edition.cnn.com/2017/09/08/opinions/how-to-plan-for-radical-resilience-anderson/index.html

  4. Valentinoon Set 11th 2017 at 12:06

    Climate change made Harvey worse: First, it raised sea levels more than half a foot in recent decades. Higher seas mean more storm surges. Second, it raised the temperature of the water in the region, which means more evaporation and more water in the air.

    Sea surface temperatures in the area where Harvey intensified were 0.5-1C warmer than current-day average temperatures, which translates to 1-1.5C warmer than the ‘average’ temperatures a few decades ago. That means 3-5% more moisture in the atmosphere.
    More moisture in the atmosphere means more rain.

    All these factors contributed to the size and severity of the storm. Exactly how much they contributed will have to await peer-reviewed attribution science, but logic, experience, and measurements all make clear that Harvey’s damage was worse than it would have been absent recent changes in the climate.

    https://www.vox.com/energy-and-environment/2017/8/28/16213268/harvey-climate-change

  5. Valentinoon Set 11th 2017 at 12:09

    E infine i dati da una survey di opionione pubblica americana:

    47 percent of the public believes climate change played at least a somewhat important role in causing the flooding in Texas, with just under a third believing it played little or no role.

    http://big.assets.huffingtonpost.com/tabsHPTexasFlooding20170828.pdf

    http://www.huffingtonpost.com/entry/a-third-of-americans-say-they-know-someone-affected-by-harvey_us_59a72765e4b0a8d14572e2b4

  6. […] Quale parte esattamente è difficile dirlo, così come è difficile dire, se un dado viene truccato per favorire il 6, quale delle volte in cui esce il 6 deriva dal trucco e quale dal caso. Ma il […]

  7. Eco-logica - Blog - Repubblica.iton Set 11th 2017 at 12:47

    […] Quale parte esattamente è difficile dirlo, così come è difficile dire, se un dado viene truccato per favorire il 6, quale delle volte in cui esce il 6 deriva dal trucco e quale dal caso. Ma il […]

  8. robertok06on Set 11th 2017 at 15:42

    @autori

    “C’è un legame con il riscaldamento globale? Ha un senso la petizione che ha raccolto 12.000 firme per chiedere di cambiare il nome di Irma in Ivanka?”

    Mentre i “climatologi” della petizione non trovano nulla di meglio da fare che prendere per il culo la figlia di Trump… vediamo cosa dice il NOAA?

    https://www.gfdl.noaa.gov/global-warming-and-hurricanes/

    “We find that, after adjusting for such an estimated number of missing storms, there is a small nominally positive upward trend in tropical storm occurrence from 1878-2006.

    But statistical tests reveal that this trend is so small, relative to the variability in the series, that it is not significantly distinguishable from zero (Figure 2).

    In addition, Landsea et al. (2010) note that the rising trend in Atlantic tropical storm counts is almost entirely due to increases in short-duration (<2 day) storms alone.

    Such short-lived storms were particularly likely to have been overlooked in the earlier parts of the record, as they would have had less opportunity for chance encounters with ship traffic."

    A chi credere?… petizionisti o DATI del NOAA?… questa e' facile… 🙂

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    @alsarago58

    "In parte dipenderà dalla crescita demografica ed economica e relativo (ab)uso del territorio, ma certe quello da solo non spiega un incremento simile. Interessante notare che la crescita è stata soprattutto nel tipo di disastri (frane, alluvioni, valanghe) legate a precipitazioni estreme."

    Appena sentito alla radio della svizzera italiana, mentre tornavo dal pranzo… si stanno riunendo proprio oggi a Monte Carlo per discutere dello scarso numero di assicurati contro gli eventi atmosferici, non solo nei paesi poveri ma anche quelli ricchi… relatori praticamente tutti dirigenti di societa' assicurative e/o legate ad esse… che, poveretti!… hanno incassato trppo poco anche negi ricchi USA nell'ultimo decennio anche a causa della diminuzione colossale (e, ahivoi!, inspiegata dai modellini) della frequenza di uragani e tornado sul suolo USA.

    Un'altra analisi/rinormalizzazione dei dati si puo' anche trovare qui:

    https://www.livescience.com/60374-are-catastrophic-disasters-increasing.html

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    @valentino

    CNN? Survey opinione pubblica USA? E i fondi di caffe'?… finiti? 🙂

    Ma dai!…. di quante leggende metropolitane hai bisogno?

    Vedi i dati e i commenti del NOAA, link qualche riga poco sopra, in questo messaggio.

    Poi dici:

    "Climate change made Harvey worse: First, it raised sea levels more than half a foot in recent decades."

    Quanti decenni recenti? L'oceano atlantico in quelle zone e' cresciuto, dati NOAA, alla velocita' con la quale sale da quando esistono i dati (con ovvie fluttuazioni statistiche, ovviamente)… cioe' attorno ai 2 mm/anno… quindi per arrivare ai 150 mm del mezzo piede anche a 2 mm/anno di media ci vorrebbero 75 anni.

    In realta' sono molte zone costiere del Texas e della Florida (e anche degli stati compresi fra i due) che SCENDE, a causa della subsidenza in gran parte causata dall'estrazione dell'acqua, oltre alle attivita' dell'industria petrolchimica.

    Questi sono i DATI per una delle tide gauges di Galveston, sulla costa vicino a Houston:

    https://tidesandcurrents.noaa.gov/sltrends/sltrends_station.shtml?stnid=8771510

    … sono 6.62 mm/anno di media… quindi un piede intero (30 cm e mezzo) in meno di 50 anni… peccato che…

    http://hgsubsidence.org/wp-content/uploads/2014/07/GPS-Project.pdf

    … questo documento ufficiale mostri quanto sia accaduto in quell'area in termini di subsidenza del terreno… la figura 1 e' chiara… isolinee separate da 1 piede di dislivello… dati GPS: al 1906 al 1987 si tratta di 10 piedi… cioe' 3 metri!… nel frattempo il global warming e la salita naturale dei mari hanno contribuito con 200 mm scarsi sui piu' di 3000 totali.
    Qual'e' la causa principale del disastro di Harvey, secondo te?

    Quod erat demonstrandum.

    Ciao.

  9. homoereticuson Set 11th 2017 at 16:48

    Certo che il lavoro al Cern ne lascia di tempo libero.
    Altro che i robot che portano via il lavoro manuale.
    Prendi un Kersevan e metà dei ricercatori del mondo devono andare a zappare perchè lui ha capito tutto, di più e più in fretta. Se solo il mondo lo comprendesse un po’.

  10. robertok06on Set 11th 2017 at 17:59

    @homoereticus

    OT (tuo) a parte… non preoccuparti, che di tempo libero ne ho poco… ma di tanto in tanto faccio anche qualche giorno di ferie, se non ti dispiace.

    Giusto ieri, di ritorno in moto dal gran premio di misano, mi sono fatto Misano-Ginevra sotto una pioggia torrenziale, fino a Novara… mitico globbbal uormin… ora riposo se non ti dispiace!

    Mentre guidavo, completamente bagnato, non ho smesso di pensare a questo blog! 🙂

    Oggi mi devo riprendere: 9 ore sotto la pioggia con passaggio in quota col freddo del monte bianco a mezzanotte sono dure anche per una vecchia cotenna stagionata come me.

    Ah!… ti chiederai perche’ ti racconto i fatti miei?… perche’ pare, dal tuo messaggio, che ti interessino (per mancanza di argomenti validi… ho citato solo dati ufficiali NOAA… ma pare che ti dia fastidio). Come al solito, ai dati non hai nulla di valido da replicare.

    Ciao bello, ed attento a non rosicare troppo.

  11. Antonioon Set 11th 2017 at 19:15

    @ robertok06

    scusi, ma l’ha letto il post?
    il GFDL l’anno citato pure gli autori del post. Ma anno dato un quadro più completo.

    Perché non mi sembra il massimo basarsi come fa Lei su un’analisi che si ferma al 2006 e un articolo del 2010, no?

    Mi sono letto l’articolo di Kang & Elsner che non conoscevo, un lavoro davvero notevole, grazie per averlo segnalato.

  12. alsarago58on Set 11th 2017 at 20:39

    “mi sono fatto Misano-Ginevra sotto una pioggia torrenziale, fino a Novara… mitico globbbal uormin…
    Oggi mi devo riprendere: 9 ore sotto la pioggia”

    RobertoK, ecco bravo, riposati, perchè pare che nonostante ci sei stato in mezzo per 9 ore, non ti sia ancora chiara la connessione fra nubifragi, che interrompono lunghi periodi di siccità facendo cadere in poche ore la pioggia di mesi, e cambiamento climatico.
    Ci sono stati giusto ieri 8 morti a Livorno, zona non certo nota per le alluvioni…, per questa ragione, non ne eri al corrente? Troppo impegnato a vedere le gare di moto?

  13. Macioon Ott 1st 2017 at 20:23

    E secondo te l’alluvione a Livorno è causa del riscaldamento globale? L’uso scriteriato del territorio non centra nulla?

  14. stephon Set 11th 2017 at 23:11

    robertok06
    “vediamo cosa dice il NOAA?”
    Grazie, è esattamente quello che è riportato e tradotto nel post. Te ne eri accorto?

    “Appena sentito alla radio della svizzera italiana, mentre tornavo dal pranzo”
    L’ho sentito anche io ma ho ascoltato con interesse tutto il magazine di approfondimento della radio della svizzera italiana, stamane mentre andavo a colazione. C’era anche Castellari e diceva anche altre cose molto interessanti, che magari val la pena ascoltare.

    “In realta’ sono molte zone costiere del Texas e della Florida (e anche degli stati compresi fra i due) che SCENDE, a causa della subsidenza…”
    …come si sa da anni e viene fra l’altro anche riportato nell’apposito capitolo dedicato al sea level change nel WGI dell’AR5 (FAQ 13.1, pag. 1148-1149). Non è una gran novità.

  15. robertok06on Set 12th 2017 at 09:12

    @Alessandro Codegoni
    ‘Ci sono stati giusto ieri 8 morti a Livorno, zona non certo nota per le alluvioni…, per questa ragione, non ne eri al corrente? Troppo impegnato a vedere le gare di moto?’

    Non essere piu’ ridicolo del solito, alessandro!… le cause di queste morti sono ben altre che il global uormin assassino. Informati.

  16. alsarago58on Set 12th 2017 at 11:06

    Non sono Alessandro Codegoni, ma rispondo lo stesso, conoscendo la tua fissazione per capire chi sono (un vero stalker digitale…).

    Immaginavo che anche finendoci dentro non avresti capito la connessione fra nubifragi e cambiamento climatico, come ha detto il Papa “ci sono stupidi che si rifiutano di vedere l’ovvio, per testardaggine”
    Così te lo faccio spiegare, per la decima volta, da un meteorologo del Cnr:

    Le bombe d’acqua sono dei “temporali molto intensi, concentrati in poche ore e altamente localizzati“: quando si verificano “eventi di questo tipo” l’acqua che cade è “pari alla quantità di pioggia di qualche mese” che “invece di distribuirsi in un arco di tempo lungo, si esaurisce in pochissimo tempo, generando fenomeni estremi: grandine dai grandi chicchi e downburst, ovvero violente raffiche di vento“: lo spiega Bernardo Gozzini, ricercatore dell’Istituto di biometeorologia del Cnr.
    I temporali, prosegue il biometeorologo del Cnr, si generano dall’interazione tra masse d’aria calda provenienti dai bassi strati dell’atmosfera e aria fredda presente negli strati più alti. Maggiore è la differenza di temperatura (gradiente termico) tra le due masse, più intenso sarà il temporale provocato dal loro incontro. “In un contesto come quello attuale, caratterizzato dal riscaldamento globale, il gradiente termico tra gli strati dell’atmosfera tende ad aumentare ed è più facile che si verifichino eventi temporaleschi particolarmente intensi“. “Dopo l’estate, a causa del global warming, i mari e i suoli impiegano molto tempo a raffreddarsi cosicché in autunno alla piovosità naturalmente più intensa si aggiungono fenomeni come le ‘bombe d’acqua’“. “Esemplare l’alluvione dell’ottobre 2011 nella Lunigiana durante la quale sono caduti più di 500 millimetri d’acqua in poche ore, una quantità di pioggia che in quelle zone si raggiunge in sei mesi”. “Durante i mesi di luglio e agosto appena trascorsi, l’allarme siccità ha colpito molte città della Penisola, costringendo in alcuni casi le autorità locali a ricorrere al razionamento dell’acqua” ma “il fenomeno delle bombe d’acqua e quello della crisi idrica, apparentemente opposti, sono in realtà strettamente legati“. “Se la pioggia che in passato cadeva nell’arco di diversi mesi si riversa in poche ore, l’acqua, seppur molto abbondante, finisce direttamente nei fiumi o in mare e non ricarica la falda acquifera della zona”. ”È quindi necessario progettare interventi preventivi che ci permettano di utilizzare quest’acqua e non sprecarla. Il principio deve essere quello di trattenere e regimentare l’acqua, così da creare delle riserve idriche da utilizzare con cautela al momento del bisogno”.

  17. robertok06on Set 12th 2017 at 14:57

    @antonio

    “Perché non mi sembra il massimo basarsi come fa Lei su un’analisi che si ferma al 2006 e un articolo del 2010, no?”

    Oddio… il 2010 e’ solo 7 anni fa, non 70… e qui sopra nel testo citano articoli/studi anche piu’ vecchi.
    Se tu ne conosci di piu’ recenti, o pensi che i 7 anni dopo il 2010 possano cambiare la statistica e le conclusioni climatologiche… posso solo risponderti che Caserini, in altra discussione su questo blog, mi ha rimproverato perche’ avevo indicato uno studio che riportava un fit di temperatura su un intervallo di tempo di 13 anni (a proposito della famosa “pausa” che non sarebbe mai esistita…).

    —————-

    @steph

    ““In realta’ sono molte zone costiere del Texas e della Florida (e anche degli stati compresi fra i due) che SCENDE, a causa della subsidenza…”
    …come si sa da anni e viene fra l’altro anche riportato nell’apposito capitolo dedicato al sea level change nel WGI dell’AR5 (FAQ 13.1, pag. 1148-1149). Non è una gran novità.”

    Non sara’ una grande novita’, ma allora piu’ che a me devi dirlo A TUTTI I TG nazionali e non che non fanno altro che parlare delle alluvioni e zone allagate come come dovute al riscaldamento globale. Tutti i tiggi’ rai ieri, la radio svizzera italiana… il colmo e’ stato la rete franco-tedesca Arte, che ieri sera aveva 3 esperti… un filosofo “esperto” in sviluppo sostenibile, un medico-esploratore settantenne (che ha detto, fra parentesi, che gli studiosi che vogliono avere la prova scientifica del legame uragani-global warming sono pericolosi), e una direttrice di ricerca in pensione del CNRS… tutti e tre concordi nel dire che le strade allagate di Miami erano dovute al riscaldamento globale:

    https://www.arte.tv/fr/videos/075223-011-A/28-minutes/

    … a partire dal minuto 11:50.

    Potrei farti una lista lunga un km di titoli di siti web di quotidiani, blog “ambientalisti” e tutto il resto… ma non ce n’e’ uno che dica che la contea dove si trova Houston, Harris County se non ricordo male, e’ al secondo posto come aumento di popolazione negli ultimi decenni (dopo una contea vicino a Los Angeles)… cosi’ come quasi tutte le contee sulla costa USA con aumento percentuale di popolazione piu’ alto di tutte siano in Florida (eccetto un paio in Alaska, che non contano)… come mai? Anche queste non sono grandi novita’, come dici tu… ma NESSUNO, ma proprio NESSUNO lo cita come sicura e certa concausa dell’aumento dell’impatto degli uragani atlantici.

    L’articolo qui sopra cita 4 fattori… che avrebbero un impatto sulla distruttivita’ degli uragani… ma questo piccolo “dettaglio” da me riportato non lo include… come mai steph? Dai, spiega…

  18. robertok06on Set 12th 2017 at 15:25

    @alessandro

    “Immaginavo che anche finendoci dentro non avresti capito la connessione fra nubifragi e cambiamento climatico, come ha detto il Papa “ci sono stupidi che si rifiutano di vedere l’ovvio, per testardaggine””

    Ah!… il Papa… dimenticavo… dopo il climatologo nobel Al, il climatologo Obama, adesso abbiamo il climatologo Papa che cita il Vecchio Testamento.

    Vabbe’, dai… il solito buon vecchio Alessandro C. nulla di nuovo.

    A proposito, alessa’… come se la passa Jose … che in altro blog a fianco hai annunciato essere altrettanto mortifero di Irma?

    “Continuando così, con “uragani eccezionali” che arrivano a mazzi (nelle aree dove è finita Irma ora si dirige Josè…)”

    … comicita’ allo stato puro…. il NOAA te l’ha declassato e deviato!… ingrati:

    http://www.nhc.noaa.gov/graphics_at2.shtml?cone

    Inutile poi che tu ricopi quello che dice il meteorologo del CNR… non c’entra nulla col fatto che a Livorno il disastro che e’ avvenuto e’ stato causato principalmente dall’assenza/inadeguatezza di misure preventive, scarsa o del tutto mancante manutenzione delle vie d’acqua… diamine!… ci sono dei canali che sono stati letteralmente tappati e dimenticati, e ci hanno costruito case sopra… per forza che ci sono i morti appena piove di piu’…. e la stessa cosa e’ successa a Genova qualche anno fa.

    Il Rio Maggiore e’ sempre stato un problema, non a caso ci hanno costruito delle casse di espansione, che si sono rivelate sottodimensionate.

    Inoltre, le “bombe d’acqua” cioe’ i cloudbursts, sono notoriamente non predicibili nel senso di un “tempo di ritorno”, come si legge nella stampa (200 anni, nel caso di Livorno), un piccolo esempio qui:
    http://www.hydrate.tesaf.unipd.it/WareHouse/PresentationAndPapers/Norbiato%20JOH07%20regional%20frequency.pdf

    “The analysis shows also that
    (i) attributing a single return period to a storm event is not realistic, and
    (ii) the severity of flash flood generating storms is poorly captured by using
    conventional rain gauge networks.”

    … leggi l’inizio del primo paragrafo.

  19. stephon Set 12th 2017 at 15:31

    robertok06
    “Non sara’ una grande novita’, ma allora piu’ che a me devi dirlo A TUTTI I TG nazionali”
    Io? Mi limito a segnalare, in questo caso semplicemente metto in risalto che nella comunità scientifica queste cose si sanno da tempo.

    “la radio svizzera italiana”
    Nel servizio di approfondimento linkato (intervistano anche Castellari), però, non dice esattamente questo. Pungono domande e questioni, rispondono esperti. Non traggono conclusioni affrettate. Sarà un’eccezione, d’accordo: occorrono tempo e volontà per approfondire (da parte dei media) e di ascoltare (da parte di utenti, in questo caso).

    “come mai steph? Dai, spiega”
    Concordo con te che in generale, sui media, si generalizzi troppo e troppo velocemente si giunga a conclusioni associabili al gw. Ma non in tutti, sempre e ovunque. Però devo ammettere che è un’attitudine abbastanza diffusa.

    “a partire dal minuto 11:50.”
    Appena ho tempo guardo, mi incuriosisce la tua descrizione, poi ti dirò.

    “come mai? Anche queste non sono grandi novita’,”
    Certo, vedi il commento di guido visconti sopra che mi trova pienamente d’accordo.

    “ma proprio NESSUNO lo cita come sicura e certa concausa dell’aumento dell’impatto degli uragani atlantici”
    Attenzione, però: un conto sono gli impatti (e qui, la critica in effetti va anche a molti media), un altro sono gli effetti meteorici. È soprattutto in quest’ultimo caso (al di là degli effetti di surge) che può essere ricercato l’eventuale legame con il gw.

    “… anche a causa della diminuzione colossale (e, ahivoi!, inspiegata dai modellini) della frequenza di uragani ”
    Modellini: ti copio/incollo cosa dice il cap. 9.5.4.3 del WGI dell’AR5 (il cap. dedicato alla loro valutazione), in corsivo qualche passaggio significativo:
    «It was concluded in the AR4 that high-resolution AGCMs generally reproduced the frequency and distribution, but underestimated intensity of tropical cyclones(Randall et al., 2007). Since then, Mizuta et al. (2012) have shown that a newer version of the MRI-AGCM with improved parameterizations (at 20 km horizontal resolution) simulates tropical cyclones as intense as those observed with improved distribution as well. Another remarkable finding since the AR4 is that the observed year-to-year count variability of Atlantic hurricanes can be well simulated by modestly high resolution (100 km or finer) AGCMs forced by observed SST, though with less skill in other basins (Larow et al., 2008; Zhao et al., 2009; Strachan et al., 2013). Vortices that have some characteristics of tropical cyclones can also be detected and tracked in AOGCMs in CMIP3 and 5, but their intensities are generally too weak (Yokoi et al., 2009a; Yokoi et al., 2012; Tory et al., 2013; Walsh et al., 2013).»

  20. alsarago58on Set 13th 2017 at 12:23

    All’Onniscente, colui che ne sa più di climatologi e meteorologi,

    1) Il Papa ha espresso un giudizio psicologico sulla strana fauna dei clima-negazionisti e direi che i preti di natura umana ne masticano assai.

    2) Io non faccio il tifo per gli uragani, speravo solo, inutilmente (i negazionisti “So’ de coccio”), che 4 uragani in un mese, con 2-300 miliardi di danni inflitti agli Usa, facessero venire qualche dubbio all’idolo di tutti i negazionisti climatici, quello alla Casa Bianca. Se Josè non colpirà le zone già colpite sono felice per loro, comunque sta sempre lì, e da qualche parte, prima o poi, finirà la sua corsa.

    3) Non hai capito una cosa semplice-semplice: in Italia i sistemi di scolo delle acque sono stati tarati per la passata normalità, la media delle precipitazioni del secolo scorso. Erano cioè in grado di far fronte al 99% delle situazioni, mettendo in conto che solo una volta al secolo o giù di lì ne arrivasse una eccezionale (esempio Genova 1970), che superasse la portata massima, causando danni e morti. Ma non valeva la pena rifare tutte le fognature per questi eventi rarissimi.
    Adesso l’eccezionale è diventato normale, ogni anno ci sono “piogge eccezionali” concentrate in questo o quel luogo, con alluvioni, danni e morti (ce ne sono stati, per esempio, prima di Livorno in Val Gardena e in Sicilia, nel 2017). Per evitare la litania di morti e disastri, non basterà fischiettare facendo finta che sia tutto normale, come fai tu, toccherà riprogettare tutto il sistema fognario e di scolo, facendolo diventare simile a quello dei paesi equatoriali. Altro che “ripulire i rii”…

    Ecco alcuni dati contenuti qui: http://www.adnkronos.com/sostenibilita/risorse/2017/09/12/clima-anni-dalla-conferenza-nazionale-italia-sempre-piu-rischio-governance-inadeguata_1b21qnHjjReIrlNWVysqcP.html

    “Questo, ricorda Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente,è un Paese fragile soprattutto di fronte al clima che cambia, i 10 anni fra 2007 e 2017 sono costellati di 242 eventi meteo estremi e 192 comuni colpiti“.

    Valerio Rossi Albertini, fisico del Cnr, “le previsioni climatiche catastrofiche fatte nel 2007 sono state superate dai fatti: le cose stanno andando malissimo. Tante le cose non fatte in questi 10 anni, tanti gli impegni disattesi mentre la situazione climatica è precipitata“.

    Nel 2007, secondo i dati Ispra, il 10% del territorio italiano era interessato da forte criticità idrogeologica; stando alle ultime stime, la percentuale delle aree a rischio è quasi raddoppiata (19,4%). E se la popolazione esposta a rischio frana ammontava a 992.403 abitanti, oggi è passata a 1.247.679, mentre quella esposta a rischio alluvione ha quasi raggiunto i 2 milioni di persone. E sia per le frane che per le alluvioni, sono stati considerati solo i residenti nelle aree a pericolosità elevata e molto elevata; se si considera anche chi vive in aree a scenario di pericolosità media e scarsa si arriva invece a più di 9 milioni.

    E non è che in 10 anni la popolazione o le costruzioni siano raddoppiate, è cambiato qualcosa d’altro, prova a indovinare cosa….

  21. Fabio Vomieroon Set 13th 2017 at 14:58

    Scusate l’intromissione, ma faccio un secondo tentativo. Siccome immagino che il blog sia frequentato da tantissimi lettori come me, e che come me abbiano voglia di capire, anche per farsi un’opinione il più obiettiva possibile sul tema dei cambiamenti climatici, una volta ribadito che personalmente condivido la linea di pensiero degli autori, che dal mio punto di vista ricalca adeguatamente quello che è il pensiero nettamente dominante presso la comunità scientifica, il mio interesse è anche rivolto a cercare di capire quali siano realmente le posizioni di Robertok06. Pertanto, se non sono OT, le richiedo Roberto: data la sua innegabile intelligenza e competenza in ambito scientifico, quale sarebbe esattamente il suo pensiero in merito, visto che sembra non condividere la teoria scientifica dominante? E’ davvero convinto che l’aumento della concentrazione di CO2 antropica c’entri poco o nulla con il riscaldamento globale? E se sì, per quali motivi? Quale sarebbe la sua teoria alternativa? Non c’è bisogno che scriva un libro o che tocchi altri aspetti socio-politico-economici come state facendo di recente, ci basterebbero pochi concetti scientifici chiari. Grazie.

  22. Fabio Vomieroon Set 13th 2017 at 15:59

    Grazie Robertok06 per il tempo che mi ha dedicato. Condivido gran parte delle sue risposte, è la realtà, la conoscenza non è mai abbastanza, certezze non ce ne sono, i modelli sono approssimati e anzi io direi sicuramente sbagliati, dal momento che un sistema complesso è per sua natura impredicibile in dettaglio. Forse quello che ci divide è il “tuttavia”. Io sinceramente leggendo, come lei, la letteratura specialistica da diversi anni (io sono un biologo) mi sono fatto un’opinione diversa dalla sua. Cook o non Cook io credo che la comunità scientifica di settore al momento non abbia molti dubbi al riguardo. Comunque se avrà tempo o voglia di confrontarsi con il pensiero di un ex-scettico, quale io sono e che ha superato il suo scetticismo proprio con l’aumento della conoscenza e della logica nell’interpretare i dati, le posso proporre il mio ultimo articolo che ho scritto sul clima, nel quale si fanno alcuni semplici ragionamenti http://www.enzopennetta.it/2017/01/dati-e-valutazioni-concrete-sul-clima-che-cambia/ La ringrazio per l’attenzione, e se vorrà, mi commenti pure, a mio avviso la discussione tra persone intelligenti e scientificamente colte, arricchisce sempre, anche quando le posizioni sono apparentemente distanti.

  23. alsarago58on Set 13th 2017 at 16:17

    Ooooh, ora lo riconosco il buon vecchio troll, che getta la maschera comincia a offendere e fa l’arrogante, come faceva ai bei tempi sui blog di mezzo Internet: continua così, bravo, che finirai per farti bannare pure da questo sito.

    Sul resto

    Gli uragani sono stati 4 in meno di un mese, con 200 miliardi di dollari di danni, cose che capitano ogni anno….
    Josè sta sempre lì ed è sempre un uragano.
    https://earth.nullschool.net/#current/wind/surface/level/orthographic=-65.49,24.27,2808
    Dovrebbe andare verso la costa est Usa la prossima settimana, ma non dovrebbe toccare terra.

    Il raddoppio della superficie a rischio idrogeologico è “per frane e alluvioni” che c…o c’entra la siccità? Boh…

    Le infrastrutture fognarie e di scolo sono le stesse da decenni o secoli, ma guarda caso da una ventina di anni si assiste a una incredibile sfilza di disastri idrogeologici per nubifragi, in continuo crescendo. Dev’essere un complotto dei climatologi, che tappano i tombini per avvalorare i loro deliri…

    La ricerca di Brunetti: che ti devo dire, al solito ti fissi su uno studio e lo citi a vanvera come la prova “fine di mondo”, quando invece ti contraddice e non spiega nulla di quanto stiamo discutendo:

    Le temperatura in Italia salgono
    1) Quite a uniform temperature trend was observed in the different regions, with a trend of +1 K per century all over Italy on a yearly basis. A

    Le piogge scendono, cosa prevista dai modelli climatici in area mediterranea, del resto, ma di molto poco
    2)the decreases are very low and rarely significant (Te lo devo tradurre, visto che sembra esserti sfuggito?). Considering the average all over Italy, there is a 5% decrease per century in the annual precipitation amount,

    Tutto questo non dice nulla su come SI DISTRIBUISCONO queste piogge che è il punto cruciale: la quantità media dice poco, se a Livorno non piovesse nulla per i prossimi sei mesi le precipitazioni medie risulterebbero normali, visto che è caduta tutta quell’acqua in poche ore.

    E’ questo il punto che continuano a ripeterti, non io, ma meteorologi, climatologi, fisici dell’atmosfera, idrogeologi, glaciologi
    Ma niente, non ci arrivi, è al di là del tuo orizzonte cognitivo.

    PS: il delirio filonuclearista finale non l’ho proprio capito, ma va beh, sono mica uno psichiatra…

  24. alsarago58on Set 14th 2017 at 20:47

    Mentre si sono formati due tifoni davanti alla Cina, e quello più a nord nei prossimi giorni dovrebbe attraversare tutto il Giappone, faccio notare lo strano caso dell’uragano Josè, che si è bloccato da una settimana nello stesso punto dell’Atlantico.
    La cosa è passata inosservata, perchè fortunatamente quel punto è in mare aperto, e Josè non fa danno a nessuno. Ma mi chiedo cosa sarebbe accaduto se si fosse fermato un po’ più a sud o un po’ più ad ovest di dove sta adesso ed avesse provocato piogge torrenziali per una settimana sullo stesso luogo abitato (Bahamas o Florida ad est, Portorico o Repubblica Dominicana a sud).
    Anche Harvey è stato così distruttivo perchè rimasto bloccato per qualche giorno di fronte al Texas e allora ho letto che anche questa fenomeno del blocco prolungato degli uragani era prevista dai modelli del cambiamento climatico.

  25. Valentino Pianaon Set 16th 2017 at 12:10

    Più intensi e / o più probabili? Membri apicali dell’IPCC incominciano a sbilanciarsi: http://www.cnewsmatin.fr/monde/2017-08-30/louragan-harvey-lie-au-rechauffement-climatique-763448

    e inizia ad esserci letteratura peer-review.

    Rapid attribution of the August 2016 flood-inducing extreme
    precipitation in south Louisiana to climate change: in the most
    accurate analyses, the regional probability of 3-day extreme
    precipitation increases by more than a factor of 1.4 due to
    anthropogenic climate change.

    The storm was at least 40% more likely, and perhaps much more, because of climate change, this study found: https://www.hydrol-earth-syst-sci.net/21/897/2017/hess-21-897-2017.pdf

    And it could be expected to be 12% to 35% more intense because of human greenhouse gas pollution.

  26. Valentino Pianaon Set 16th 2017 at 12:25

    @robertok06
    Mi chiede quale la “causa principale” di Harvey. Io ho riportato i primi commenti relativi alla sua eccezionalità in fatto di precipitazioni ed effetti “idrici”, che riportano all’umidità più elevata, dovuta al riscadamento degli oceani ed altri fattori.

    Ma le concause sono più importanti delle “cause principali”, specie nel corrente periodo di transizione tra la prima e la seconda delle tre fasi della relazione tra warming e altri stressors che io ho identificato.

    Nella prima fase “awareness” il gw solo una delle tante concause. Nella seconda fase, ha una influenza importante sul fenomeno. Nella terza domina tutte le altre.

    Ad esempio, in fatto di penuria idrica, nella prima fase il gw è insieme alle perdite degli acquedotti, agli abusi dell’agricoltura, ecc. Quindi riducendo gli altri stressor è possibile tenere il sistema in equilibrio.

    Nella seconda fase “relevance”, che a mio avviso è appena iniziata, la siccità prolungata ed eccezionale riduce la media delle riserve accessibili e occorre iniziare ad adattarsi sul tema specifico, es. con nuovi invasi.

    Nelle terza fase “dominance”, non piove più in ampie aree e quindi agire sugli altri stressors è ormai inutile.

    Ne ho parlato anni fa ad Istanbul:

    https://www.economicswebinstitute.org/presentations/Innovative%20Schemes%20for%20Financing%20Adaptation%20and%20Enhancing%20Technology%20Transfer.ppt

    in un intervento in cui, da economista, propongo una serie di strumementi per finanziare l’adattamento.

  27. robertok06on Set 16th 2017 at 14:07

    @valentino
    ‘in un intervento in cui, da economista, propongo una serie di strumementi per finanziare l’adattamento.’

    Da economista proponi strumenti finanziari?

    Della serie… ‘oste, è buono il tuo vino?’.
    Vabbe’, dai…

  28. Valentino Pianaon Set 16th 2017 at 18:10

    @roberto
    L’adattamento ai cambiamenti climatici è costoso e problematico. Persino chi non collega urgagani, siccità ecc. ai cambiamenti climatici dovrebbe rendersi conto dell’importanza di diferendere popolazione, ecosistemi, ecc.

    Quindi la domanda su chi paga, come, quanto e quanto è più che legittima. Come economista ho fatto una serie di proposte, che chi vuole può leggere e commentare.

  29. Valentino Pianaon Set 16th 2017 at 19:51

    @robertok06
    Veda il titolo “A qualitative evaluation”. In asse X gli anni dopo il 2000. In Y gigadollari. Direi che per essere un testo del 2009 prevedere che nel 2017 ci possano essere 180 mld dollardi di danni va piuttosto vicino alla somma di Harvey e Irma
    http://www.meteoweb.eu/2017/09/uragani-irma-harvey-danni-ammontano-ad-oltre-200-miliardi-forse-si-sfiorano-350/964478/
    Sommando tutti gli eventi estremi nel mondo porta a cifre molto più alte (il che conferma che in campo climatico le previsioni più pessimiste vengono ulteriormente sopravanzata dai fatti pessimi).

    Naturalmente quella coincidenza di cifre è un caso: si trattava solo di mostrare un trend esponenziale con ampia erraticità (i cerchietti intorno al trend) di perdite e danni climatici

    https://www.climalteranti.it/2013/01/14/i-nuovi-termini-del-negoziato-sul-clima-parte-1-loss-and-damage/

    cui segue – e non precede – l’attenzione all’adattamento, con spese in crescita nella seconda e terza fase da me individuate.

    E’ un modo per sintetizzare un ragionamento, che fitta piuttosto bene quello che è successo davvero.

  30. Climalterantion Set 19th 2017 at 10:53

    @ Robertok06

    ci sono delle regole della netiquette, https://www.climalteranti.it/netiquette/ decise per rendere più interessante il blog ed evitare interminabili discussioni a 2.
    Siamo stati flessibili e tolleranti, ma c’è un limite.
    Abbiamo cancellato i commenti in sovrannumero, anche se erano risposte ad altri commenti. Se si attiene alle regole, evitiamo anche questo problema.

  31. Valentinoon Set 23rd 2017 at 13:04

    Segnalo letteratura scientifica su uragani pubblicata a Settembre 2017

    Fuel for cyclones: The water vapor budget of a hurricane as dependent on its movement

    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0169809516306469?via%3Dihub

    Anastassia M. Makariev
    Victor G. Gorshkova
    Andrei V. Nefiodova
    Alexander V. Chikunov
    Douglas Sheil
    Antonio Donato Nobre
    Bai-Li

  32. Antonioon Set 23rd 2017 at 16:23

    E se vi interessano i “diversamente competenti” eccovi il solito Franco Battaglia http://www.nicolaporro.it/3-grandi-bugie-su-uragani-e-alluvioni-recenti/
    con i suoi dati personali
    e il suo amplificatore Nicola Porro http://www.nicolaporro.it/veri-numeri-degli-uragani/
    http://www.nicolaporro.it/3-grandi-bugie-su-uragani-e-alluvioni-recenti/

  33. Stefano Caserinion Set 25th 2017 at 08:11

    @ Antonio

    La cosa divertente è che nei suoi conti sul numero di uragani Battaglia si ferma al 2010, ha deciso che gli ultimi 7 anni non contano

  34. Valentino Pianaon Set 26th 2017 at 14:34

    L’articolo si è dimenticato – forse perché stava solo per avvenire: Hurricane Maria – the most powerful hurricane to hit Puerto Rico in 89 years – devastated the island when it hit early Wednesday morning. If the US government doesn’t act swiftly, 3.5 million people will face a catastrophic humanitarian crisis.

    Currently, large swathes of the island have no water, power or cell phone coverage. An incredible 1,360 out of 1,600 cellphone towers are down. According to some reports, it could take four to six months for electricity to be restored. Hospitals and other emergency services are struggling to cope.

    “Most hospitals have generator backup for only eight hours,” the researchers warned. In many natural disasters, such as Maria, power outages can last much longer. And when communications and transportation networks have also been damaged, gaining access to fuel for generators becomes tricky. Another related health risk: When people do access generators, they sometimes use them incorrectly; carbon monoxide poisonings often peak during extreme weather events.

    “There will be no food in Puerto Rico,” Rivera predicted. “There is no more agriculture in Puerto Rico. And there won’t be any for a year or longer.”

    http://www.tcpalm.com/story/news/2017/09/23/threat-of-imminent-dam-collapse-puerto-rico/696223001/

    Ma non sono i soli:
    The destruction in Puerto Rico received relatively little media attention compared to Hurricanes Harvey and Irma. Traditional broadcasters deployed a meager team of reporters. Even the Hispanic broadcasters on the mainland proved wanting in their coverage.

  35. Valentino Pianaon Ott 13th 2017 at 09:37

    Al momento gli uragani 2017 sono 10:

    Seemingly every thunderstorm complex in the basin turned into a hurricane over the past two months, with many undergoing “rapid intensification” and reaching the top levels of the Saffir-Simpson scale.

    Such a record streak hasn’t happened since 1893. It actually has happened four times (in 1878, 1886, 1893 and 2017), but named storms were much more likely to be hurricanes back in the 1800s because a lack of satellites and other technology meant only the strongest storms and those making landfall would be noticed. This makes 10 straight hurricanes in the modern era an even more impressive feat.

    http://edition.cnn.com/2017/10/12/world/hurricane-ophelia-ireland/index.html

  36. Valentino Pianaon Ott 14th 2017 at 16:00

    Nuova versione ironica: Hurricane Donald

    Ma il testo è fin troppo serio:
    https://www.thedailybeast.com/which-was-worse-for-puerto-rico-hurricane-maria-or-hurricane-donald

    with three weeks past in Puerto Rico, with a phony death toll slowly ticking upward, with disappearing and reappearing emergency statistics, with 83% of the island without power, with food resources unreliable and people drinking animal-tainted water and sharing dwindling improvisational supplies, with veterans recording videos about hungry citizens seemingly marooned on the frontier of civilization, that thin tether to hope may be broken permanently.

  37. Valentino Pianaon Ott 16th 2017 at 13:21

    Ora un uragano sta arrivando in Europa – 100.000 irlandesi senza corrente elettrica

    http://www.belfasttelegraph.co.uk/news/northern-ireland/storm-ophelia-live-updates-100000-homes-and-businesses-without-power-in-republic-36230812.html

  38. Valentino Pianaon Nov 2nd 2017 at 11:33

    Viceversa una forte esplosione di vulcano potrebbe darci un raffreddamento temporaneo – se non viene preso poi come scusa per non fare niente…

    https://www.carbonbrief.org/analysis-how-could-agung-volcano-bali-affect-global-temperature

    An Agung eruption would reduce global temperatures between 0.1C to 0.2C in period from 2018 to 2020, with temperatures mostly recovering back to where they otherwise would be by 2023.

  39. […] (Da Climalteranti, fanno una rassegna su clima e uragani, e promettono un articolo sui medicani –  per “Mediterranean hurricanes”.) […]

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