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Ondate di calore e cambiamenti climatici: non occorre esagerare, la realtà è sufficiente

Spesso chi racconta dell’ondata di calore che sta avvolgendo l’Italia esagera senza motivo una realtà che è già da sola molto preoccupante, e dimentica di citare il legame con la causa principale, il surriscaldamento globale. Che nei prossimi anni renderà le ondate di calore ancora più intense e persistenti.

È in corso la quinta ondata di calore dell’estate, che mentre scriviamo entrerà nella sua fase più acuta, e quasi sicuramente sarà la più intensa delle cinque. Sembrano già finiti gli aggettivi ed i superlativi per descriverla, già usati per le precedenti e con il continuo uso della parola “record”, nonché di espressione da meteo-spettacolo (Caronti, Scipioni, Luciferi). Il fine è ovviamente rendere più attraente la notizia.

Per chi da tanti anni segue l’evolversi del surriscaldamento globale, quanto sta succedendo non sorprende affatto (come già detto in questo post); anzi, è proprio quanto la scienza del clima aveva previsto, sarebbe davvero strano se l’aumento delle temperature medie non fosse accompagnato dall’aumento della frequenza ed intensità delle ondate di calore.

Senza quindi voler sminuire il problema, vale la pena chiedersi se i toni di estremo allarmismo che sentiamo in questi giorni siano utili, o siano invece un modo per distrarre dalla comprensione della realtà del problema che stiamo vivendo in questi giorni, che non è un’emergenza, ma è solo l’inizio di un cambiamento che continuerà e si aggraverà nei prossimi anni e decenni.

***

Vediamo un esempio di questo allarmismo deteriore e anche un po’ comico, il post “Previsioni Meteo, allarme massimo: dall’1 al 7 Agosto l’ondata di caldo più forte degli ultimi 800 anni colpirà l’Italia” pubblicato su Meteoweb da Peppe Caridi: un esempio tra tanti, in quanto lo stesso discorso si potrebbe ripetere con altri siti o blog.

La locuzione “allarme massimo”, è criticabile per due motivi, insiti nel significato delle due parole. Non vogliamo affermare che l’ondata di calore non sarà intensa: anzi le proiezioni modellistiche disponibili da giorni forniscono scenari molto preoccupanti, sia per l’intensità sia per la durata previste dell’evento. Ma in Italia esiste la Protezione Civile che è deputata a diramare le allerte, e quindi a parlare di allarmi. E poi la parola “massimo” lascia intendere che si tratta del grado più alto di allarme, e siccome il resto del titolo menziona l’Italia, questo sottintende anche che l’”allarme massimo” riguardi l’intero Paese.

Sempre nel titolo, viene detto che questa sarà “l’ondata di caldo più forte degli ultimi 800 anni”, e questa è un’altra esagerazione. I dati termometrici utili per ricostruire la temperatura media globale sono disponibili soltanto da un po’ meno di due secoli, mentre serie locali più lunghe esistono sì, ma sono rappresentative di singole località. È altresì vero che, con i proxy data, si è riusciti a ricostruire con un buon dettaglio le temperature medie alle medie latitudini nell’ultimo millennio, per esempio usando la dendrocronologia, ma ovviamente non è valutabile il dettaglio relativo alle singole ondate di calore, che durano alcuni giorni (mentre la risoluzione temporale di una serie di dati ricostruita con la dendrocronologia, ad esempio, è tipicamente annuale o pluriannuale) e possono colpire solo alcune regioni.

Proseguendo la lettura, si notano subito tre caratteristiche dell’articolo: 1) non esistono praticamente condizionali, ma solo indicativi presenti o futuri. Non c’è nessuna incertezza, dunque, sul tempo previsto e sull’entità del fenomeno. 2) non viene mai menzionata una forchetta di valori, ma vengono dati dei numeri “esatti”, senza errore o incertezza. 3) tali numeri previsti vengono paragonati direttamente con i valori del passato (che però sono valori medi annui, spesso espressi come anomalie), anche qui senza nessuna stima dell’incertezza, cosa inconcepibile per uno scienziato.

Ci sono poi tutta una serie di espressioni iperboliche, che derivano probabilmente dalla volontà di spingere al massimo la notizia per garantirle visibilità, ma che hanno come risultato delle inesattezze, talora dall’esito scientificamente quasi comico, tanto da farle diventare vere e proprie chicche.

Si parla di “temperature fino a +45°C in tutto il Paese nei primi giorni del mese di Agosto“. In tutto il Paese? Da Bolzano a Siracusa? Anche nelle località di mare (dove di solito le massime sono contenute grazie all’azione delle brezze di mare ed all’effetto della capacità termica dell’acqua, in grado di assorbire calore senza surriscaldarsi come la terraferma) o in montagna?

Si dice che l’ondata di calore “stravolgerà tutti i record storici, soprattutto al Centro/Nord“, e francamente sarebbe sorprendente che ciò avvenisse. Anche nell’estate 2003 saltarono molti record, soprattutto al nordovest, ma non proprio tutti tutti. Un record di temperatura massima di solito si verifica grazie alla concomitanza di diversi fattori, alcuni meramente locali (tipo correnti favoniche, siccità, ecc.) che non sempre e non dovunque sussistono.

Si dice che avremo “temperature costantemente superiori ai +40°C in tutta l’area che è il cuore del Paese“, lasciando quindi intendere che i termometri rimarranno fissi su valori di 40 °C o più, anche di notte…

Per ingigantire gli effetti dell’ondata, si aggiunge che “è da molti mesi che abbiamo caldo record“, fatto in parte vero. Di sicuro, caldo il 2017 lo è stato, visto che quasi tutti i suoi mesi hanno fatto registrare temperature superiori al trentennio più recente di riferimento. Ma di record, finora, è stato aggiornato solo quello di Siracusa (grazie a coincidenze favoniche locali particolari molto localizzate, che per esempio non hanno fatto aggiornare i record di altre località siciliane nella stessa giornata).

E poi finalmente si parla anche delle minime, dicendo che “farà caldissimo anche di notte, con temperature minime tropicali, sempre superiori per una settimana intera ai +26/+27°C“: di nuovo l’uso dell’indicativo futuro, che quindi esprime certezze, senza errore, e la mancanza di indicazioni geografiche, in modo da allargare il segnale di allarme all’intero Paese…

La chicca più bella però sta nella frase “farà caldissimo anche in montagna, con temperature sensibilmente superiori ai +30°C (forse persino ai +35°C) addirittura oltre i 2.000 metri di altitudine“. Dopo un inizio generico (montagna dove?), se veramente si registrasse, in regime anticiclonico, una temperatura di 35 °C a 2000 m di quota, anche ipotizzando un gradiente verticale standard di -6 °C al km, (ma di solito in un giorno estivo anticiclonico il gradiente è di circa -10 °C/km), questo significherebbe avere tra 47 e 55 °C a livello del mare… valori tipici della valle della morte nel deserto iraniano!

Come si è detto sopra, quanto rilevato a titolo di esempio in questo articolo è una caratteristica comune di molti altri articoli o post analoghi. Molte iperboli, la citazione di valori molto alti (o molto bassi se si parla di ondate di freddo – tipica è, ad esempio, la citazione delle temperature minime registrate a Tarvisio, Livigno o addirittura sul Monte Rosa per caratterizzare un’ondata di freddo in pianura padana!), spesso estratti dalla previsione più estrema di un singolo modello deterministico, l’uso pedissequo dell’indicativo a simboleggiare che il grado di affidabilità delle previsioni è molto alto (fatto che, ahimè, spesso non è vero).

Invece, ciò che manca, e che sarebbe sicuramente interessante, è una riflessione sui retroscena del fenomeno.

***

Molto spesso quando si parla di queste ondate di calore manca del tutto il legame fra la loro numerosità e intensità e i cambiamenti climatici in atto.

Secondo l’IPCC è “molto probabile” che la frequenza e/o durata delle ondate di calore sulla maggior parte delle terre emerse aumenterà a fine secolo (si vede la Tabella SPM.1 del AR5 WG1). Le evidenze sperimentali per il clima presente e passato e le proiezioni modellistiche per quanto riguarda il clima futuro ci dicono che le ondate di calore si sono intensificate e continueranno a farlo; se riusciremo a ridurre le emissioni in modo drastico riusciremo a contenere questo aumento.

Numerosi sono gli studi che confermano questa tendenza ad esempio quelli pubblicati negli articoli Global increase in record-breaking monthly-mean temperatures,  Increasing Heatwave Hazards in the Southeastern European Union Capitals   o Attribution of Extreme Weather Events in the Context of Climate Change.

Si mostrano in figura, a titolo di esempio, le proiezioni future sulle ondate di calore in Francia elaborate dal modello climatico regionale Aladin (fonte: Meteo France) considerando uno scenario futuro di emissioni di tipo “business as usual”, senza limitazione delle emissioni. In base a questo modello, l’estate del 2003 diventa un evento di media levatura e impallidisce di fronte a ondate molto più intense e durature previste già nel prossimo futuro.   

In uno studio del 2015 (Top ten European heatwaves since 1950 and their occurrence in the coming decades) vengono stimate, sulla base della definizione di uno specifico indice, l’intensità e probabilità di occorrenza di ondate di calore nel prossimo futuro (2020-2040), utilizzando le proiezioni climatiche regionali elaborate nell’ambito del progetto EURO-CORDEX in due diversi scenari di emissione, uno di stabilizzazione (RCP4.5) e il più estremo RCP8.5 (il già citato “business as usual”). I modelli utilizzati indicano una maggiore probabilità di occorrenza di ondate di calore in Europa (ma con importanti differenze da paese a paese) nei prossimi due decenni a causa del surriscaldamento di origine antropica. In scenari a più lungo termine, le ondate di calore ancora rare nel clima attuale potrebbero diventare episodi comuni e verificarsi in qualsiasi paese in Europa.

In uno studio pubblicato lo scorso Maggio nella rivista Nature Climate Change (“Global risk of deadly heat”, http://www.nature.com/nclimate/journal/v7/n7/full/nclimate3322.html) si stima che le ondate di calore che già oggi interessano circa il 30% degli abitanti del pianeta (con la concentrazione più alta in Europa e Nord America), entro il 2100 potranno riguardare i 3/4 della popolazione mondiale (74%) se non si intraprenderà un percorso di calo drastico delle emissioni.

In conclusione, il caldo che stiamo vivendo in questi giorni è solo l’inizio.

 

Testo di Claudio Cassardo, Stefano Caserini ed Elisa Palazzi

18 responses so far

18 Responses to “Ondate di calore e cambiamenti climatici: non occorre esagerare, la realtà è sufficiente”

  1. Stefano Ceccarellion Ago 6th 2017 at 18:23

    Grazie per il rigore scientifico dell’articolo.
    Vi propongo una mia riflessione sul tema delle ondate di calore e dei suoi effetti sulle persone e sull’ambiente:
    https://stopfontifossili.wordpress.com/2017/08/05/cosa-restera-di-questi-40-gradi/

  2. Macioon Ago 10th 2017 at 00:34

    Sono a Lisbona da quasi due mesi le temperature vanno dai 16 ^ di notte ai 27^ di giorno, qui mi dicono mai stato così freddo a memoria d’uomo per così tanto tempo in questo periodo, pare che il caldo non sia così globale . La solita confusione tra meteorologia e climatologia

  3. Paolo C.on Ago 10th 2017 at 17:29

    @Macio

    E comunque vedo parecchi giorni oltre la media..

    https://www.accuweather.com/it/pt/lisbon/274087/july-weather/274087

  4. Mauon Ago 11th 2017 at 23:17

    @Macio.
    Per questo si calcola la temperatura media del pianeta e non ci si limita ad una centralina.
    Ricordati che l’aumento di temperatura provoca un indobolimento della corrente del golfo e quindi un raffreddamento delle aree che si affiacciano all’altlantico (a spese di altri)
    Ci hai quindi dato una conferma del G.W.

  5. alsarago58on Ago 12th 2017 at 11:52

    Macio, credo che il “paradosso LIsbona”, che si accoppia al “paradosso Mosca”, dove non hanno avuto estate fino ai primi di luglio, si spieghi con il fatto che queste ondate di calore mediterranee, non dipendono tanto dall’aumento diretto delle temperatura terrestre (che in fondo è stato solo di circa 1°C in 100 anni), ma dallo sconvolgimento che già questo piccolo aumento crea nelle “normali” condizioni meteo.
    In particolare, come osservato da diversi ricercatori, l’indebolimento del jet stream polare, causato forse dalla diminuzione del ghiaccio marino artico, porta ad un ondulamento delle correnti in quota ovest—>est, cosicché la normale circolazione atmosferica predominante dalla nostre parti, viene sostituita per lunghi periodi da una circolazione fra i quadranti sud e nord.
    Se una zona, come il Mediterraneo Occidentale quest’anno, si trova nella saccatura che porta aria da sud, si becca così siccità e temperature sahariane.
    Se un’altra zona adiacente si trova nella saccatura da nord, come Lisbona e Mosca, si becca freddo e piogge fuori stagione.
    Nel 2010, per esempio, la saccatura “calda” si spostò a est portando a temperature estreme e incendi in Russia, con decine di migliaia di morti, e freddo e pioggia da noi.
    Ora, questo tipo di configurazione meteo in passato avveniva raramente e in genere durava poco.
    La differenza adesso è che tende a ripetersi continuamente e a stabilizzarsi per settimane o mesi, rendendo la situazione insopportabile, se non catastrofica, nel senso del caldo e del secco o al contrario del freddo e delle precipitazioni. .

  6. Valentinoon Ago 12th 2017 at 22:18

    Forse varrebbe la pena di fare una riflessione sull’idea che il 2017 dovesse essere più freddo dell’anno scorso, per l’esaurimento del fenomeno del Niño e l’entrata della Niña. Come stanno andando le cose?

    La Nina è stata brevissima?
    http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2017/02/17/clima-onuel-nino-potrebbe-tornare-gia-in-seconda-meta-2017_23583ecd-a524-48ff-9789-c39137596be6.html

    http://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/analysis_monitoring/enso_advisory/ensodisc.shtml

    https://www.climate.gov/news-features/blogs/enso/february-2017-enso-update-bye-bye-la-ni%C3%B1a

    http://www.climalteranti.it/2014/02/14/capire-il-clima-che-cambia-le-teleconnessioni-nao-e-el-nino/

  7. robertok06on Ago 17th 2017 at 15:02

    @mau

    “@Macio.
    Per questo si calcola la temperatura media del pianeta e non ci si limita ad una centralina.”

    No. La media globale la si calcola solo dopo aver “karlizzato”, “omogeneizzato”, eliminato i dati non consoni, etc… i valori misurati in varie stazioni sul pianeta, e dopo aver “interpolato” (in maniera opportunamente catastrofista) i dati nei milioni di km2 dove non ci sono stazioni… regioni che, per pura “coincidenza” (!!) coincidono spesso con le regioni polari artiche dove il riscaldamento globbbbale (calcolato, ripeto, non misurato) e’ massimo.

    Inoltre fa comodo calcolare la media globale del pianeta, perche’ ci si possono buttar dentro anche decine di milioni di km2 di OCEANI, dove non abita praticamente nessuno, tipo quelle regioni del Pacifico orientale dove si sviluppano gli eventi El Nino…

    Insomma… niente di nuovo… circolare ragazzi… la fine del mondo e’ sempre piu’ vicina… venghino venghino alla fiera della “climatologia” moderna! 🙂

    Buona continuazione di crociata a tutti.

  8. stephon Ago 17th 2017 at 16:54

    @mau
    @Macio

    naturalmente le cose non sono come le dipinge robertok06. Non sa nemmeno di cosa sta parlando. “Karlizzato” è un termine che non ha nessun significato. Omogeneizzato sì. E come sa chiunque lavora in qualsiasi ambito delle scienze sperimentali (persino lo stesso robertok06, suppongo), quando le serie di dati osservati e raccolti mostrano discontinuità dovute a fattori al contorno che sono indipendenti da ciò che viene misurato, vengono applicate correzioni per cercare di ridurre il più possibile queste discontinuità. Normal good science.

    @robertok06

    bentornato dalle vacanze. Abbronzato a sufficienza? Ritemprato? Pronto ad inseguire i mulini?

  9. Lauraon Ago 17th 2017 at 23:23

    @ robertok06

    Se si studia meglio la faccenda, vedrà che in realtà è l’opposto di quanto lei scrive
    Qui può trovare un po’ di spiegazioni, ma ce ne sono altre più semplici se queste le trova troppo complesse
    http://www.nature.com/nclimate/journal/v6/n10/full/nclimate3066.htm

  10. robertok06on Ago 18th 2017 at 09:27

    @steph

    ” “Karlizzato” è un termine che non ha nessun significato.”

    Ma dai!… siamo alla negazione della realta’, steph?

    “Karlizzare” i dati e’ fare questo:

    http://science.sciencemag.org/content/348/6242/1469

    … lo sanno anche i bambini.

    L’antidoto alla Karlizzazione esiste gia’:

    http://www.nature.com/nclimate/journal/vaop/ncurrent/full/nclimate3274.html

    “quando le serie di dati osservati e raccolti mostrano discontinuità dovute a fattori al contorno che sono indipendenti da ciò che viene misurato, vengono applicate correzioni per cercare di ridurre il più possibile queste discontinuità. Normal good science.”

    “Normal good science” my a$$, pal!
    Certo!… le famose correzioni. Alle misure ultra-moderne e ultra-precise delle boe Argo si preferiscono le misure del XIX secolo coi secchi di legno, o le prese di raffreddamento dei motori. E’ sintomatico che il modellista maximus Gavino abbia affermato che gli basterebbero poche centinaia di punti di misura della temperatura sul pianeta, per determinare con ottima precisione la temperatura media.
    Deve essere roba buona quella che gira al GISS… 🙂

    P.S.: disclaimer: le opinioni qui espresse sono solo le mie. Tenetemi l’oca alla larga… grazie.

  11. robertok06on Ago 18th 2017 at 09:35

    @laura

    “@ robertok06
    Se si studia meglio la faccenda, vedrà che in realtà è l’opposto di quanto lei scrive”

    Mi prendi in giro?

    L’articolo/studio da te citato dice questo:

    “However, energy-budget estimates rely on historical temperature records that are geographically incomplete and blend air temperatures over land and sea ice with water temperatures over open oceans”

    … quando io ho scritto…

    “No. La media globale la si calcola solo dopo aver “karlizzato”, “omogeneizzato”, eliminato i dati non consoni, etc… i valori misurati in varie stazioni sul pianeta, e dopo aver “interpolato” (in maniera opportunamente catastrofista) i dati nei milioni di km2 dove non ci sono stazioni”

    … cioe’ la stessa cosa (con parole mie, ovviamente).

    Quanto a …

    “ma ce ne sono altre più semplici se queste le trova troppo complesse”

    troppo complessa cosa? La fuffa statistica con la quale si cerca di confermare delle tesi precostituite “confermate” dai risultati di modelli incompleti e approssimati? Ma dai!… le cose “troppo complesse” sono altre, ma per favore…

  12. robertok06on Ago 18th 2017 at 15:26

    @Mau

    “Ricordati che l’aumento di temperatura provoca un indobolimento della corrente del golfo e quindi un raffreddamento delle aree che si affiacciano all’altlantico (a spese di altri)
    Ci hai quindi dato una conferma del G.W.”

    Scusa???? Stavi dicendo???

    “Met Office: Gulf Stream Slowdown Due To Nature Not Climate Change.

    Natural long term cycles in the ocean and not climate change are behind the well publicised slow down in the Gulf Stream that has been observed in recent years, according to new research from Met Office scientists. The observed decrease in the so called Atlantic Meridional Overturning Circulation – of which the Gulf Stream is a part – over the past decade was preceded by a period where the circulation intensified, they report in a new paper.”

    http://www.reportingclimatescience.com/2016/05/27/gulf-stream/

    …e articolo qui: http://www.nature.com/ngeo/journal/v9/n7/full/ngeo2715.html

    “The reanalysis data place the ten years of observations—April 2004 to February 2014—into a longer-term context and suggest that the observed decrease in the overturning circulation is consistent with a recovery following a previous increase. We find that density anomalies that propagate southwards from the Labrador Sea are the most likely cause of these variations. We conclude that decadal variability probably played a key role in the decline of the AMOC observed over the past decade.”

    Oppps!… Another one bites the dust, come si dice. Another urban legend. 🙂

    Ciao.

  13. Mauon Ago 18th 2017 at 19:23

    @robertok06
    Quindi secondo lei il collasso dei ghiacciai e l’acqua dolce (+ leggera) riversati nell’oceano non hanno alcun effetto, meglio crederci, fa comodo.

  14. Mauon Ago 18th 2017 at 19:42

    @robertok06 (on Ago 18th 2017 at 09:35 )
    Quindi tu ritieni che a fronte del raddoppio di un gas serra importante come il CO2 non ci sia da aspettarsi un aumento della temperatura?
    Le stime di quanto possa aumentare sono approssimate ma non la direzione.

    Mia nonna non sa nulla di clima e di calorimetrima ma se vuole se aggiunge una coperta al letto sa che avrà più caldo!
    Se non sei convinto te lo faccio spiegare da lei.

    Negare il riscaldamento globale, questo sì richiede teorie complesse.

    Ora per favore vai a limarti le unghie che a furia di grattare gli specchi ti si sono consumate.

  15. Marco Giranzanion Ago 18th 2017 at 20:11

    A volte tornano: robertok06 perché bazzichi questo sito affermando falsità?

  16. stephon Ago 18th 2017 at 20:39

    robertok06
    “Ma dai!… siamo alla negazione della realta’, steph?”
    Come tutti possono vedere, qui chi nega la realtà è robertok06.
    “karlizzare” è un termine che non esiste nella lingua italiana, quando convincerai a crusca ad accettarlo e la treccani ad inserirlo, fammi sapere.

    “Karlizzare” i dati e’ fare questo:”
    Cioè, in sostanza, fare quello che dicevo sopra (“quando le serie di dati osservati e raccolti mostrano discontinuità…”). E che fa chiunque lavori in qualsiasi ambito delle scienze sperimentali, tranne robertok06.

    “lo sanno anche i bambini.”
    Gli stessi bambini che – anche solo comparando i grafici – sanno anche cosa mostrano inequivocabilmente risultati della cosiddetta (da te) “karlizzazione”: senza le correzioni apportate dal gruppo di Karl et al., il trend globale sarebbe maggiore. Dunque, delle due l’una: o si applicano correzioni ai dati ogniqualvolta serve farlo, oppure se non piacciono le correzioni ai dati allora bisogna anche accettare che il riscaldamento globale è maggiore di quanto mostrano le attuali serie storiche.

    “Certo!… le famose correzioni. Alle misure ultra-moderne e ultra-precise delle boe Argo si preferiscono le misure del XIX secolo coi secchi di legno etc etc etc”
    Questo è robertok06 a dirlo. Coerentemente con la negazione della realtà.
    Dai, zi’: informati meglio , prima di spararle.

  17. Lauraon Ago 18th 2017 at 23:23

    @Robertok06

    io mi riferivo al passaggio in cui spiega
    slower-warming regions are preferentially sampled (in HadCRUT4 over 1861–2009) and water warms less than air
    Ossia con il modo in cui campiona e prendendo la SST al posto della SAT Hadcrut sottostima in realtà il warming.

    ma non si preoccupi, pensi pure come preferisce

    Il suo mi sembra un po’ un atteggiamento di un mitomane, e un po’ quello dei vecchietti che stanno a vedere i lavori dei cantieri e dicono che è tutto sbagliato e che solo loro sanno perchè.
    Buone cose
    L.

  18. alsarago58on Ago 19th 2017 at 18:26

    Ma che gli date ancora retta? Per chi non lo sapesse, guardate che RobertoK è un noto troll negazionista e filonuclearista che infesta (ora un po’ meno di un tempo, starà invecchiando…) i blog italiani, famoso per citare cose a vanvera, basta che il titolo sembri vagamente appoggiare le sue tesi, ma senza capirle. L’infinita serie di figure barbine fatte in questo modo non lo imbarazza affatto, gli basta fare polemica, che la gente gli risponda, anche sfottendolo e insultandolo, ed è contento come un bambino.

    Per un certo periodo nel disperato tentativo di spiegare in modo alternativo il cambiamento climatico (ora è alla fase 3 del buon negazionista, dopo il “cambiamento climatico non esiste” e il “c’è ma non lo causa l’uomo”, adesso è approdato al “il cambiamento c’è, forse l’uomo c’entra qualcosina, ma non è pericoloso, anzi ci può fare anche bene”) abbracciò persino l’ipotesi avanzata da alcuni bizzarri personaggi che il cambiamento climatico terrestre è causato dalla posizione orbitale dei pianeti esterni del sistema solare.

    Buffa anche la sua schizofrenia “hansista”: quando Hansen esalta l’uso del nucleare ai fini di contenere il cambiamento climatico è un grande genio, quando lo stesso Hansen pubblica articoli allarmanti sul cambiamento climatico viene invece degradato a povero idiota.

    A un tipo così che vuoi fargli, se non pagargli ancora da bere per sentirlo straparlare e farti 4 risate?

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