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La svolta di Cancùn sulla mitigazione

La mitigazione, o riduzione delle emissioni di gas serra, è l’elemento centrale di un accordo internazionale sul clima e uno dei principali punti di discussione tra i due giganti, politici e climatici, USA e Cina, che si rinfacciano reciprocamente la richiesta di tagli più ambiziosi ai gas serra. Gli Stati Uniti sono giustamente accusati di essere i primi responsabili in termini di emissioni storiche e di non rispettare la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (UNFCCC) che chiede ai paesi sviluppati di essere i primi a ridurre le proprie emissioni. La Cina è altrettanto giustamente richiamata ad un maggiore impegno, da seconda economia mondiale ormai ben lontana dalle condizioni economiche in cui era nel 1992 (data in cui è stata definita l’UNFCCC) e di quelle in cui versa oggi la maggior parte dei paesi in via di sviluppo.

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Il quadro è poi complicato dalle esigenze contrastanti, ad esempio, dei paesi produttori di petrolio rispetto alle piccole isole del Pacifico o dei paesi che vivono in climi rigidi rispetto alla maggior parte dei paesi africani.
La necessità di coinvolgere tutti in modo equo (secondo le proprie responsabilità e possibilità) ed efficace (mantenendo l’innalzamento di temperatura sotto i 2°C) nella lotta al cambiamento climatico è, come noto, alla base del Bali Action Plan del 2007 e della creazione dei due percorsi negoziali paralleli: Protocollo di Kyoto (KP) e Long-term Cooperative Action (LCA).
Nel 2009, il vertice di Copenaghen, caricato mediaticamente ad opera d’arte con l’intento di arrivare a uno storico nuovo patto internazionale sul clima, era crollato miseramente. Il processo non partecipativo dei Grandi del mondo e un contenuto poco diverso da quanto già concordato al G8 de l’Aquila avevano messo in forse la stessa capacità dell’UNFCCC di arrivare ad un accordo sul clima in linea con le indicazioni riportate nel IV Rapporto IPCC.

Cancùn ha saputo ridarre ossigeno all’UNFCCCC e produrre risultati su molti fronti, come indicato in un precedente post. Così è, ad esempio, sul fronte della mitigazione con un testo equilibrato in cui è importante tanto ciò che è scritto, quanto ciò che è possibile comprendere tra le righe.
Tra le cose esplicite salta subito all’occhio la richiesta ai paesi sviluppati aderenti al Protocollo di Kyoto “come gruppo” di ridurre le proprie emissioni del 25-40% entro il 2020, rispetto ai valori del 1990. Parallelamente nel documento Long-term Cooperative Action si dice che i paesi sviluppati, includendo in questo caso anche gli USA che non sono parte del Protocollo di Kyoto, debbono ridurre maggiormente i gas serra, per allinearsi a quanto richiesto nel IV rapporto IPCC (il riferimento non esplicitato è al taglio del 25-40% citato nel Protocollo). Fondamentale è anche la richiesta rivolta a tutto il mondo di cooperare nel raggiungimento del picco delle emissioni di gas serra (momento in cui le emissioni raggiungono il loro massimo ed iniziano a decrescere) a livello “globale e nazionale”, altro punto nodale del percorso di stabilizzazione della concentrazione in termini di CO2 e ipotizzato nel IV Rapporto IPCC.

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Interessante osservare come è stato gestito il destino del Protocollo di Kyoto nell’Accordo di Cancùn. Il Giappone aveva aperto i lavori in Messico dichiarando la propria indisponibilità “ad ogni condizione” ad impegnarsi nel secondo periodo di adempimento, dopo il 2012. Molte interpretazioni sono state date sulle ragioni di una posizione così netta. Si è parlato della vicinanza del negoziatore giapponese con il settore industriale e il partito conservatore che aveva da poco conquistato la maggioranza nella Camera alta. Il Ministro dell’Ambiente ha addirittura dichiarato alla stampa giapponese di ignorare quanto detto a Cancùn dal suo capo delegazione, facendo comprendere come ciò non riflettesse la posizione ufficiale del governo. A microfoni spenti, alti funzionari nipponici hanno però fatto intendere come tale dichiarazione sia stata presentata in modo tattico per acquisire una posizione negoziale più forte e costringere le controparti ad uscire allo scoperto.

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Sta di fatto che il Protocollo sopravvive appieno nell’Accordo di Cancùn, che ne richiama in più occasioni il secondo periodo di adempimento. Il richiamo non deve essere stato ingoiato facilmente da Canada e Russia che durante tutto il negoziato hanno nascosto la propria opposizione al Protocollo dietro alla posizione giapponese, ma che nella seduta plenaria finale hanno evitato, a differenza degli altri paesi più importanti, di esprimere soddisfazione per l’Accordo.
Così come non ha fatto dichiarazioni neanche la combattiva Tuvalu, tra i protagonisti lo scorso anno nel piegare il mondo intero a solo “prendere nota” dell’Accordo di Copenaghen. Come è noto, gli atolli del Pacifico sono fortemente minacciati dall’innalzamento del livello del mare anche se l’innalzamento della temperatura resta sotto i 2 °C e da sempre lottano per portare l’obiettivo internazionale a 1,5 °C. Pur di far progredire i negoziati tra centinaia di diverse esigenze nazionali, Tuvalu ha comunque accettato l’accordo attuale rimandando l’eventuale revisione dell’obiettivo dei 2° C dopo la pubblicazione del prossimo rapporto dell’IPCC.
Una delle cose forse più interessanti dell’Accordo di Cancùn è però legata ad un documento che ancora non esiste, ma che potrebbe contribuire a risolvere una delle contrapposizioni più spinose. Da una parte i paesi in via di sviluppo non sono disposti ad accettare l’eliminazione del Protocollo di Kyoto, come hanno dimostrato dopo la dichiarazione del Giappone, in quanto unico strumento esistente in grado di vincolare i paesi sviluppati. Dall’altra chi ha già sottoscritto degli impegni di riduzione entro il 2012 (primo periodo di adempimento), non vuole impegnarsi per il secondo senza la certezza che gli USA e le principali economie emergenti intraprendano percorsi simili, e chiede un accordo unico.
Finora la scelta tra affiancare un ulteriore “Protocollo” a quello di Kyoto e realizzare un accordo ex-novo aveva spesso paralizzato le trattative. A Cancùn l’opzione, tenuta sapientemente sotto traccia, è stata di proseguire i lavori sui tavoli paralleli del Protocollo di Kyoto e della Long-term Cooperative Action, e al contempo di inserire tutti gli impegni di riduzione in un unico documento (FCCC/SB/2010/INF.X) che aggira i tavoli paralleli perché riporta la codifica “SB” riservata agli Organismi sussidiari come l’SBI (Subsidiary Body For Implementation, per l’attuazione della Convenzione) e l’SBSTA (Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice, di consulenza scientifica e tecnica).

Che il riferimento sia al Subsidiary Body for Implementation e il documento si prefiguri come il primo mattone di un “patto unico per il clima”?
Risposta l’anno prossimo a Durban.

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Testo di Daniele Pernigotti, con il contributo di Sylvie Coyaud
Foto di Daniele Pernigotti

9 responses so far

9 Responses to “La svolta di Cancùn sulla mitigazione”

  1. Antonioon Dic 30th 2010 at 17:40

    Molto interessante; pero’ non ho capito se il fatto di avere una migliore veste formale aiuta veramente o no.
    Come avevo scritto nel commento al post precedente su Cancun, alla fine il problema è che il Senato USA è controllato dalle lobby e popolato di negazionisti, per cui anche se a Durban si firma un nuovo accordo globale, ci sono davvero chance che poi il Senato lo ratifichi.
    Detto in modo diverso e un po’ cattivello: non è che questo è tutto un bel cinema, che puo’ servire per dare un po’ di illusioni e tener buone le proteste?
    Sarà perché sono ormai anziano, ma io non riesco a essere molto ottimista…

  2. […] via https://www.climalteranti.it/2010/12/30/la-svolta-di-cancun-sulla-mitigazione/ AKPC_IDS += “24890,”;Popularity: unranked [?] Posted by admin on dicembre 31st, 2010 Tags: Estero, Inghilterra Share | […]

  3. Daniele P.on Gen 2nd 2011 at 20:21

    Caro Antonio, nel caso di un negoziato internazionale a cui partecipano tutti i paesi del mondo è proprio il caso di ricordare che… la forma è assolutamente sostanza.
    Hai ragione sul fatto che il Senato USA rimane uno dei principali problemi in direzione di un accordo sul clima e a tal riguardo mi viene in mente un rappresentante dei paesi africani che mi confessava tutta la sua tristezza a vedere come un paio di persone nel Senato USA (questo prima che i repubblicani vincessero le ultime elezioni di medio termine) avesse il potere di decidere sul destino di miliardi di persone.

    Ma i problemi non finiscono lì. Ci sono da sconfiggere anche le connivenze politiche nel governo canadese dell’industria delle sabbie oleose, la posizione di eterna retroguardia della Russia (che forse ritiene di non avere poi tutto da perdere con un globo più caldo) e, non dimentichiamolo mai, tutti i paesi produttori di petrolio, Arabia Saudita in primis.
    Anche loro sono da coinvolgere attivamente in un possibile accordo sul clima e prima di Cancun non si era riusciti ad avere alcun progresso. Ora un passo sostanziale è stato fatto, anche se nessuno si illude che ciò sia sufficiente.

    Molto resta da fare e questo molto comprende, come è noto a tutto il mondo, anche la capacità di “portare a bordo” gli USA ed è indubbio che solo un tavolo condiviso a livello mondiale come quello dell’UNFCCC ha la possibilità di farcela

    Ce la si farà? Chi lo sa!

    Al Gore nel 2007 a Bali diceva “facciamo di tutto per portare a bordo gli USA, ma se questi non ci stanno…il mondo vada avanti senza di loro”. Sembravano parole di pura utopia, ma Lumumba, il rappresentante sudanese dei G77 a Copenhagen, le ha ripetute proprio a Cancun…

  4. Antonioon Gen 2nd 2011 at 23:22

    Molte grazie, in particolare per la franchezza. E buon anno.

  5. Cop 16 miscellanea | luca lombrosoon Gen 6th 2011 at 21:10

    […] il primo è che l’accordo di Cancun, sia pure fra molte luci e qualche ombra, è si un buon risultato ma ancora insufficiente per “salvare la Terra”. La seconda ragione è che la terra non […]

  6. […] scrivere da tempo, ma riesco solo ora), in particolare sulle novità introdotte in materia di mitigazioni. Buona […]

  7. […] La svolta di Cancùn sulla mitigazione: https://www.climalteranti.it/2010/12/30/la-svolta-di-cancun-sulla-mitigazione/ […]

  8. […] delle emissioni di gas climalteranti già annunciate nel G8 all’Aquila e alla base dell’accordo di Cancùn. Si tratta di obiettivi molto ambiziosi, oggi richiamati da chi propone lo sviluppo dell’energia […]

  9. […] Leggi questo bell’articolo di Daniele Pernigotti e Sylvie Coyaud pubblicato su climalteranti.it di Stefano Caserini https://www.climalteranti.it/2010/12/30/la-svolta-di-cancun-sulla-mitigazione/ […]


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