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Il riscaldamento globale è di origine antropica

Pubblichiamo la lettera aperta, iniziata da Roberto Buizza il 3 luglio 2019, e al 7 10 luglio * firmata da 205 300 persone di scienza e cultura, tra cui moltissimi esperti di fisica del sistema Terra e del clima, e supportata e firmata da SISC, la Società Italiana Scienze del Clima.

 

Al Presidente della Repubblica

Al Presidente del Senato

Al Presidente della Camera dei Deputati Al Presidente del Consiglio dei Ministri

7 luglio 2019

IL RISCALDAMENTO GLOBALE È DI ORIGINE ANTROPICA

È urgente e fondamentale affrontare e risolvere il problema dei cambiamenti climatici. Chiediamo che l’Italia segua l’esempio di molti paesi Europei, e decida di agire sui processi produttivi ed il trasporto, trasformando l’economia cosi da raggiungere il traguardo di ‘zero emissioni nette di gas serra’ entro il 2050.

Tale risultato deve essere raggiunto per i seguenti motivi:

  1. Dati osservati provenienti da una pluralità di fonti dicono che il sistema Terra è oggi sottoposto a variazioni climatiche molto marcate che stanno avvenendo su scale di tempo estremamente brevi;
  2. Le osservazioni indicano chiaramente che le concentrazioni di gas serra in atmosfera, quali l’anidride carbonica e il metano, sono in continua crescita, soprattutto a partire dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale, in seguito ad un utilizzo sempre più massiccio di combustibili fossili e al crescente diffondersi di alcune pratiche agricole, quali gli allevamenti intensivi;
  3. Le misure dell’aumento dei gas-serra e delle variazioni del clima terrestre, primaria fonte di informazioni quantitative sulla realtà, confermano ciò che la fisica di base ci dice e quanto i modelli del sistema Terra indicano: le attività antropiche sono la causa principale dei cambiamenti climatici a scala globale cui stiamo assistendo;
  4. Migliaia di scienziati che studiano il clima del sistema Terra e la sua evoluzione, e le attività umane concordano sul fatto che ci sia una relazione di causa ed effetto tra l’aumento dei gas serra di origine antropica e l’aumento della temperatura globale terrestre, come confermato dai rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), che riassumono i risultati pubblicati dalla comunità scientifica globale;
  5. I modelli numerici del sistema Terra basati sulle leggi della fisica sono gli strumenti più realistici che abbiamo a disposizione per studiare il clima, per analizzare le cause dei cambiamenti climatici osservati e per stimare possibili scenari di clima futuro; questi modelli sono sempre più affidabili grazie all’accrescimento della rete di osservazioni utilizzate per validare la loro qualità, al miglioramento della nostra conoscenza dei fenomeni che influenzano il clima e alla disponibilità di risorse computazionali ad alte prestazioni;
  6. L’esistenza di una variabilità climatica di origine naturale non può essere addotta come argomento per negare o sminuire l’esistenza di un riscaldamento globale dovuto alle emissioni di gas serra; la variabilità naturale si sovrappone a quella di origine antropica, e la comunità scientifica possiede gli strumenti per analizzare entrambe le componenti e studiare le loro interazioni;
  7. Gli scenari futuri “business as usual” (cioè in assenza di politiche di riduzione di emissioni di gas serra) prodotti dai tutti i modelli del sistema Terra scientificamente accreditati, indicano che gli effetti dei cambiamenti climatici su innumerevoli settori della società e sugli ecosistemi naturali sono tali da mettere in pericolo lo sviluppo sostenibile della società come oggi la conosciamo, e quindi il futuro delle prossime generazioni
  8. Devono essere pertanto intraprese misure efficaci e urgenti per limitare le emissioni di gas serra e mantenere il riscaldamento globale ed i cambiamenti climatici ad esso associati al di sotto del livello di pericolo indicato dall’accordo di Parigi del 2015 (mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli pre-industriali, e perseguire sforzi volti a limitare l’aumento di temperatura a 1,5 °C);

 

Queste conclusioni sono basate su decine di migliaia di studi condotti in tutti i paesi del mondo dagli scienziati più accreditati che lavorano sul tema dei cambiamenti climatici. È su queste conclusioni che vanno prese decisioni importanti per la lotta ai cambiamenti climatici piuttosto che su documenti, come la lettera datata 17 giugno e firmata da un gruppo formato quasi esclusivamente da non-esperti sulla scienza dei cambiamenti climatici (come comprovato dai loro curricula di pubblicazioni scientifiche in riviste internazionali), in cui è stato messo in discussione con argomentazioni superficiali ed erronee il legame tra il riscaldamento globale dell’era post-industriale e le emissioni di gas serra di origine antropica.

Concludiamo riaffermando con forza che il problema dei cambiamenti climatici è estremamente importante ed urgente, per l’Italia come per tutti i paesi del mondo. Politiche tese alla mitigazione e all’adattamento a questi cambiamenti climatici dovrebbero essere una priorità importante del dibattito politico nazionale per assicurare un futuro migliore alle prossime generazioni.

 

Comitato promotore:

    1. Buizza, Roberto (Fisico/matematico, Prof. Ordinario di Fisica, Scuola Superiore Sant’Anna

    Pisa) – Iniziatore

    1. Abelli, Simone (Fisico/Meteorologo, Centro Meteo Expert, Milano)
    2. Adamo, Claudia (Fisico dell’Atmosfera; RAI)
    3. Alabrese,bMariagrazia (Ricercatrice Diritto Agrario, Scuola Sant’Anna Pisa)
    4. Alberoni, Pier Paolo (Fisico/Meteorologo Arpae Emilia Romagna Servizio-Idro-Meteo- Clima)
    5. Alessandrini, Stefano (Scientist, National Center for Atmospheric Research, Boulder Colorado US)
    6. Ambrosio, Luigi (Professore ordinario di Analisi Matematica, Scuola Normale Superiore, Pisa)
    7. Andreani, Lucio (Prof. Ordinario di Fisica, Università degli Studi di Pavia)
    8. Apadula, Francesco (Fisico, Senior Research Scientist, Dipartimento Sviluppo sostenibile e Fonti Energetiche, RSE Milano)
    1. Archer, Cristina (Meteorologa, Ingegnere ambientale, Prof. College of Earth, Ocean, and Environment, University of Delaware)
    2. Armaroli, Nicola (Chimico, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Direttore della Rivista Sapere)
    3. Artale, Vincenzo (Fisico, ENEA Frascati, Roma)
    4. Auriemma, Rocco (PhD, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS, Sezione Oceanografia, OCE)
    5. Bacaro, Giovanni (Biologo, Università di Trieste)
    6. Badin, Gualtiero (Prof, Center for Earth System Research and Sustainability (CEN), University of Hamburg, Germany)
    7. Bagliani, Marco (Prof Associato, Università di Torino, Economia e Statistica “Cognetti de Martiis”, docente di “Cambiamento climatico. strumenti e politiche”, responsabile del gruppo Cambiamento Climatico dell’Unito Green Office)
    8. Baldacci, Gordon (Fisico, matematico, previsore)
    9. Baldi, Marina (Fisico/Climatologo CNR, Roma)
    10. Balzani, Vincenzo (Professore Emerito di Chimica, Università di Bologna)
    11. Bandelj, Vinko (Scienziato ambientale, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, Trieste)
    12. Bani, Luciano (Naturalista, Zoologo, Docente di Zoologia e di Conservazione della Biodiversità, Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra, Università degli Studi di Milano-Bicocca)
    13. Barbante, Carlo (Chimico, paleoclimatologo, Prof Ordinario Università Ca’Foscari

    Venezia)

    1. Barbiero, Roberto (Fisico e climatologo Osservatorio Trentino sul Clima, Provincia autonoma di Trento)
    2. Barbone, Luigi (Meteorologo, Generale dell’Aeronautica Militare)
    3. Bardi, Ugo (Chimico Fisico, Docente Università di Firenze)
    4. Bastianoni, Simone (Prof. Ordinario di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali,

    Università di Siena)

    1. Bellini, Alberto, (Ingegnere, Professore Associato, Alma Mater Studiorum, Università di Bologna; delegato Climate-KIC education)
    2. Bellucci, Alessio (Climatologo, Ricercatore, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici)
    3. Beltrano, Maria Carmen (agrometeorologo, ex CREA)
    4. Bernardini, Livio (Fisico, CETEMPS, L’Aquila)
    5. Betti, Giulio
    6. Giulio Betti (Environmental Science, Ibimet-CNR (Italian National Research Council) Consorzio LaMMA, Firenze)
    7. Bigano, Andrea (Economista, Euro-Mediterranean Center on Climate Change | Ca’ Foscari University of Venice RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment EIEE, Milano)
    8. Bindi, Marco (Agroclimatologo, Prof. Ordinario di Agronomia e coltivazioni erbacee, Università degli Studi di Firenze)
    9. Biscarini, Marianna (Ingegnere, assegnista di ricerca in radiopropagazione e radarmeteorologia, Sapienza Università di Roma & CETEMPS)
    10. Bollini, Gabriele (Urbanista, Dip. di Ingegneria, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia)
    11. Boccanegra, Francesco (Fisico/meteorologo, Centro Funzionale Regione Marche)
    12. Bonasoni, Paolo (Fisico, Istituto Scienze dell’Atmosfera e del Clima CNR/ISAC, Bologna
    13. Bonaventura, Luca (Matematico, Professore associato di Analisi Numerica, Politecnico di Milano)
    14. Bonavita, Massimo (Fisico, European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, Reading UK)
    15. Bonoli, Alessandra (Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali, Università di Bologna)
    16. Boscolo, Roberta (Fisico/oceanografo, science officer, World Meteorological Organizatio, Svizzera)
    1. Bozzo, Alessio (Fisico, Euroepan Organisation for the Exploitation of Meteorological Satellites EUMETSAT, Darmstadt, Germania)
    2. Brattich, Erika (Fisico dell’atmosfera, ricercatore, Dipartimento di Fisica e Astronomia,

    Università di Bologna, Bologna)

    1. Bressi, Nicola (Funzionario Direttivo Naturalist, Museo Civico di Storia Naturale di Trieste)
    2. Brunetti, Michele (Fisico/climatologo, CNR/ISAC, Bologna)
    3. Budillon, Giorgio (Ordinario di Oceanografia e Fisica dell’Atmosfera. Università degli Studi di Napoli “Parthenope”)
    4. Bulgarelli, Barbara (European Commission DG Joint Research Centre Directorate D –

    Sustainable Resources, Ispra Italy)

    1. Buontempo, Carlo (Fisico, European Centre for Medium-Range Weather Forecasts ECMWF, Reading UK)
    2. Buzzi, Andrea (Fisico dell’Atmosfera, Associate senior scientist, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima – CNR-ISAC)
    3. Cacciamani, Carlo (Fisico, Dipartimento Protezione Civile, Roma)
    4. Cacciani, Marco (Fisico dell’Atmosfera, Università di Roma “La Sapienza”)
    5. Cafaro, Carlo (Matematico/Meteorologo, Ricercatore, University of Reading)
    6. Cagnazzo, Chiara (Fisico, CNR/ISMAR Roma)
    7. Calamanti, Sandro (Fisico, ENEA Casaccia, Roma)
    8. Camerlenghi, Angelo (Dirigente di ricerca, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS Trieste)
    9. Canu, Donata (Oceanografa/Scienziata Ambientale, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS Trieste)
    10. Capecchi, Valerio (Matematico, ricercatore Consorzio LaMMA – Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale per lo sviluppo sostenibile, Firenze)
    11. Capolongo, Domenico (Geologo, professore associato di Geografia Fisica e Geomorfologia, Università degli studi di Bari – Aldo Moro)
    12. Caporaso, Luca (Climatologo, Istituto di Scienze Marine, CNR-ISMAR, Roma)
    1. Cappa, Stefano F. (Medico, professore di neurologia IUSS Pavia)
    2. di Carlo, Piero (Fisico dell’Atmosfera, Associato di Fisica, Università ‘G. d’Annunzio’ di Chieti-Pescara)
    3. Carniel, Sandro (Oceanografo, Primo RIcercatore. Istituto di Scienze Marine, Venezia)
    4. Carrosio, Giovanni (Sociologo dell’Ambiente, Università di Trieste)
    5. Casadei, Simone (Ingegnere, Innovhub SSI Area Combustibili, San Donato Milanese)
    6. Caserini, Stefano (Prof. a contratto, docente di Mitigazione dei Cambiamenti climatici al Politecnico di Milano)
    7. Cassardo, Claudio (Fisico/meteorologo/scienziato del clima, Prof. di Fisica dell’atmosfera, Università di Torino “Alma Universitas Taurinorum”)
    8. Cassasanta, Giampietro (Fisico dell’atmosfera, Istituto Scienze dell’Atmosfera e del Clima

    – CNR-ISAC Roma)

    1. Castellari, Sergio (Fisico, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia; ora distaccato alla European Environment Agency, EEA Copenaghen)
    2. Castelletti, Andrea (Prof. Associato di Gestione delle Risorse Naturali, Politecnico di Milano)
    3. Cattani, Elsa (Fisico, Ricercatrice, CNR-ISAC)
    4. Ceppi, Alessandro (Meteorologo, post-doc, Politecnico di Milano)
    5. Cervino, Marco (Fisico, CNR-ISAC, Bologna)
    6. Cesari, Davide (Fisico, Arpae Emilia Romagna Struttura Idro-Meteo-Clima)
    7. Cherchi, Annalisa (Fisico/climatologo, INGV, Bologna)
    8. Ciarlo, James (Fisico del clima, International Centre for theoretical Physics, Trieste)
    9. Cimini, Domenico (Fisico, Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale, CNR, Potenza)
    10. Cioffi, Francesco (Docente di Meccanica dei fluidi e Idroclimatologia, Prof. Associato, DICEA, Università di Roma ‘ La Sapienza)
    11. Civitarese, Giuseppe (Oceanografo, OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, Trieste)
    12. Collalti, Alessio (PhD in Forest Ecology, Researche CNR-ISAFOM National Research Council of Italy)
    1. Colleoni, Florence (Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, Trieste)
    2. Colucci, Renato (Glaciologo e geomorfologo, CNR-ISMAR Trieste, Docente di glaciologia presso Università di Trieste)
    3. Comoretto, Gianni (Astronomo associato – INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri)
    4. Coppola, Erika (Fisico, International Center for Theoretical Physics, Trieste)
    5. Corigliano, Andrea (Fisico/meteorologo e divulgatore scientifico)
    6. Cortesi, Ugo (Fisico, Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”, Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR/IFAC, Firenze)
    7. Corti, Susanna (Fisico, Istituto Scienze dell’Atmosfera e del Clima CNR/ISAC, Bologna)
    8. Coscarelli, Roberto (Ingegnere/Idrologo, Ricercatore dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica CNR-IRPI, Cosenza)
    9. Cresto Aleina, Fabio (Climatologo; Laboratoire des Sciences du Climat et de l’Environnement LSCE, Parigi)
    10. Crise, Alessandro (Oceanografo fisico, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS Trieste)
    11. Cristiani, Eloisa (Prof., Istituto di Diritto, Politica e Sviluppo, Scuola Superiore Sant’Anna

    Pisa)

    1. Curci, Gabriele (Ricercatore, Dipartimento di Scienze Fisiche e Chimiche – CETEMPS,

    L’Aquila)

    1. Dalmonte, Barbara (Paleoclimatologa Polare, Ricercatrice Universitaria, Università degli Studi di Milano-Bicocca)
    2. Danieli, Lorenzo (Fisico, meteorologo Centro Epson Meteo – Meteo Expert)
    3. Davini, Paolo (Fisico, Istituto Scienze dell’Atmosfera e del Clima/CNR, Torino)
    4. Davolio, Silvio (Fisico, Ricercatore CNR-ISAC, Bologna)
    5. De Angelis, Francesco (Fisico, Centro di Eccellenza CETEMPS, L’Aquila)
    6. Decesari, Stefano (chimico dell’atmosfera, Istituto Scienze dell’Atmosfera e del Clima

    CNR/ISAC, Bologna)

    1. Delitala, Alessandro (climatologo, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Sardegna, Sassari)
    1. Dell’Acqua, Matteo (Genetista, Ricercatore in Genetica Agraria, Scuola Superiore

    Sant’Anna di Pisa)

    1. Dell’Aquila, Alessandro (Fisico/climatologo, Ricercatore Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti, ENEA, Roma)
    2. Delle Monache, Luca (CW3E Deputy Director, Scripps Institution of Oceanography, University of California San Diego)
    3. De Guttry, Andrea (Giurista, Ordinario di Diritto Internazionale e Direttore

    dell’Istituto DIRPOLIS, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa)

    1. Della Volpe, Claudio (Chimico-Fisico, prof. Associato di Chimica fisica Applicata, Università di Trento)
    2. Di Francesco, Michele (Prof. Ordinario di Logica e Filosofia della scienza, Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia)
    3. Di Garbo, Angelo (Fisico, CNR/IBF Pisa)
    4. Di Girolamo, Paolo (Fisico; Prof. Associato, Univ. degli Studi della Basilicata, Potenza)
    5. Di Liberto, Luca (Fisico, ricercatore ISAC CNR)
    6. Dipierro, Giovanni (Fisico/Meteorologo, Meteo Expert)
    7. Di Sante, Fabio (Fisico ambientale, International Centre for Theoretical Physics, Trieste)
    8. Donda, Federica (Geologa, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS Trieste)
    9. Dosio, Alessandro (Fisico, autore IPCC, European Commission Joint Research Centre (partecipa alla petizione a titolo personale e non in rappresentanza della sua istituzione)
    10. Dragani, Rossana (Fisico, European Centre for Medium-Range Weather Forecasts ECMWF, Reading UK)
    11. Emdin, Michele (Professore Associato, Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa)
    12. Facchini, Maria Cristina (Chimico, Direttore CNR/ISAC Bologna)
    13. Faggian, Paola (Fisico/climatologo, Ricercatore RSE, Milano)
    1. Falsini, Sara (Biologo, Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff” & INSTM, University of Florence)
    2. Fantini, Maurizio (Fisico, ISAC-CNR, Bologna)
    3. Fermeglia, Maurizio (Ingegnere, Rettore uscente, Università di Trieste)
    4. Farneti, Riccardo (Fisico, International Center for Theoretical Physics, Trieste)
    5. Ferranti, Laura (Fisico, European Centre for Medium-Range Weather Forecasts ECMWF, Reading UK)
    6. Ferrarese, Silvia (Fisico, Università di Torino)
    7. Ferrero, Enrico (Fisico dell’Atmosfera , Università del Piemonte Orientale e

    ISAC/CNR)

    1. Ferretti, Rossella (Fisico, Università dell’Aquila)
    2. Ferri, Massimo (Fisico, già dirigente del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare)
    3. Feudale, Laura (Fisico, Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, Trieste)
    4. Finocchiaro, Furio (Ricercatore, Università di Trieste)
    5. Flandoli, Franco (Pofessore ordinario di Probabilità e Statistica, Scuola Normale Superiore Pisa)
    6. Frezzotti, Massimo (Dipartimento di Scienze, Sezione di Scienze Geologiche

    Università degli Studi “Roma Tre”)

    1. Frontero, Paolo (Fisico-meteorologo che ha lavorato all’Università di Modena e Reggio Emilia)
    2. Fua, Daniele (Fisico già Professore Associato di Fisica dell’Atmosfera Università ‘la Sapienza’ Roma)
    3. Fuzzi, Sandro (Chimico, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima, CNR, Bologna)
    4. Gaetani, Marco (Fisico, Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia, Italia)
    5. Galatolo, Stefano (Matematico, Università di Pisa)
    6. Galbiati, Flavio (Fisico Meteorologo, Meteo Expert)
    7. Gallina, Valentina (Climatologa, OSMER ARPA-FVG)
    1. Gallo, Michela (Assistant Prof., University of Genoa – department of civil, chemical and environmental engineering)
    2. Gambino, Paolo (Fisico, Professore Ordinario di Fisica Teorica, Università di Torino)
    3. Gatto, Marino (Professore ordinario di Ecologia, Politecnico di Milano)
    4. Gentile, Sabrina (Fisico, Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale, CNR, Potenza)
    5. Gerosa, Giacomo Alessandro (Micrometeorologo ed ecofisiologo, professore associato di Fisica dell’atmosfera, Università Cattolica del Sacro Cuore, Brescia)
    6. Ghelli, Anna (Fisica, European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, UK)
    7. Ghermandi, Grazia (Prof. Ordinario di Ingegneria sanitaria-ambientale, Università di Modena e Reggio Emilia)
    8. Ghezzi, Gioia (Fisico, European Institute for Innovation and Technology)
    9. Giacomin, Serena (Fisica, meteorologa e climatologa Meteo Expert)
    10. Giannini, Gianrossano (Fisico, Università di Trieste)
    11. Giorgi, Filippo (Fisico del Clima, International Center for Theoretical Physics, Trieste)
    12. Giovannini, Lorenzo (Ricercatore di Fisica dell’Atmosfera, Università di Trento)
    13. Giuliani, Graziano (Fisico, Software Engineer, International Center for Theoretical Physics, Trieste)
    14. Gozzini, Bernardo (Climatologo, IBE/CNR, Amministratore Unico Consorzio LaMMA, Firenze)
    15. Giacomo Grassi (senior scientist, Joint Research Centre, European Commission, Ispra, Varese; autore IPCC; partecipa alla petizione a titolo personale e non in rappresentanza della sua istituzione)
    16. Giuliacci, Andrea (Fisico/Meteorologo; Prof a contratto, docente di Fisica

    dell’Atmosfera presso Università Milano-Bicocca)

    1. Grasso, Marco (Professore Associato, Politiche dei cambiamenti climatici, Università degli Studi di Milano-Bicocca)
    2. Grazzini, Federico (Ricercatore/meteorologo, LMU- München/ARPAE-SIMC Bologna)
    1. Grossi, Giovanna (ingegnere, Prof. Associato di costruzioni idrauliche, Università degli studi di Brescia)
    2. Grosso, Mario (Mario Grosso (Ingegnere, Professore Associato di Gestione e Trattamento dei Rifiuti Solidi, Politecnico di Milano)
    3. Gualdi, Silvio (Fisico; Centro Mediterraneo Cambiamenti Climatici CMCC, Bologna)
    4. von Hardenberg, Jost (Fisico, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima, Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR/ISAC, Torino)
    5. Iannuccilli, Maurizio (Geografo, Istituto di Bioeconomia CNR-IBE, Firenze – ex Istituto di Biometeorologia CNR-IBIMET)
    6. Iocca, Francesco (Matematico/meteorologo – Centro Funzionale Regione Marche)
    7. Izzo, Daniele (Fisico, meteorologo del Centro Epson Meteo – Meteo Expert, Prof. di meteorologia)
    8. Kucharski, Fred (Fisico, International Center for Theoretical Physics, Trieste)
    9. Laio, Francesco (Ingegnere Ambientale, Prof. Ordinario di Idrologia, Politecnico di Torino)
    10. Landi, Tony Christian (Fisico dell’atmosfera, Ricercatore CNR-ISAC)
    11. Laviola, Sante (Ingegnere Ambientale, Ricercatore, Istituto di Scienze dell’Atmosfera

    e del Clima CNR-ISAC, Bologna)

    1. Lazzeri, Marco (Fisico/meteorologo – Centro Funzionale Regione Marche)
    2. Lembo, Valwrio (Postdoctoral Researcher, Meteorological Institute Center for Earth System Research and Sustainability, University of Hamburg)
    3. Leonesi, Stefano (Meteorologo, Centro Operativo di Agrometeorologia, ASSAM)
    4. Levizzani, Vincenzo (Fisico, Dirigente di Ricerca, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e

    del Clima CNR/ISAC, Bologna)

    1. Libralato, Simone (Scienziato ambientale, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS, Trieste)
    2. Lionello, Piero (Professore Ordinario di Oceanografia e Fisica dell’Atmosfera Università del Salento, Lecce)
    3. Lolli, Simone (Fisico, CNR-IMAA e Univ. Di Baltimore Maryland County)
    1. Lombroso, Luca (Meteorologo AMPRO e divulgatore ambientale, Presidente Emilia Romagna Meteo aps)
    2. Lucchi, Renata Giulia (Ricercatrice OGS, ricostruzioni paleo-climatiche)
    3. Lussana, Cristian (ricercatore, Norwegian Meteorological Institute – Division for climate services)
    4. Maestri, Tiziano (Fisico dell’Atmosfera, Ricercatore presso Dip. di Fisica e Astronomia, Univ. di Bologna)
    5. Maione, Michela (Docente di Chimica dell’Ambiente, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e associato ISAC-CNR)
    6. Maggi, Valter (Geologo, Docente di Geografia Fisica – Università di Milano-Bicocca)
    7. Malguzzi, Piero (Fisico, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima – CNR-ISAC Bologna)
    8. Manzato, Agostino (Meteorologo, OSMER, ARPA-FVG)
    9. Maiello, Ida (Meteorologo/ricercatore CETEMPS Università degli Studi dell’Aquila
    10. Mari, Lorenzo (Ricercatore in Ecologia Politecnico di Milano)
    11. Marinoni, Angela (Ricercatrice, Istituto Scienze dell’Atmosfera e del Clima CNR-ISAC, Bologna)
    12. Mariotti, Annarita (Fisico, Visiting Associate Professor, University of Maryland)
    13. Marletto, Vittorio (Fisico/agrometeorologo resp. Osservatorio clima di Arpae Emilia- Romagna)
    14. Marmi, Stefano (Professore ordinario di sistemi dinamici, Scuola Normale Superiore Pisa)
    15. Martelloni, Gianluca (Ingegnere per l’ambiente e il territorio, attualmente ricercatore a tempo determinato presso l’INSTM)
    16. Martellos, Stefano (Biologo, Università di Trieste)
    17. Martina, Mario (Ingegnere, Professore Associato di Idrologia, Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia)
    18. Martucci, Giovanni (Fisico, Ricercatore, divisione Remote Sensing, Ufficio federale di meteorologia e climatologia MeteoSvizzera)
    1. Marzano, Frank (Radarmeteorologo, docente di Osservazione della Terra, Sapienza Università di Roma & CETEMPS)
    2. Masiello, Guido (Prof. Associato Fisica della Terra e del Mezzo circumterrestre, Università degli studi della Basilicata, Potenza)
    3. Masina, Simona (Fisica/Oceanografa Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici)
    4. Maugeri, Maurizio (Fisico-climatologi – Professore associato – Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali)
    5. Mazzoleni, Claudio (Prof. Ordinario di Fisica, Michigan Technological University, USA)
    6. Mazzotti, Marco (Professore di Ingegneria di Processo, ETH Politecnico Federale di Zurigo, Svizzera)
    7. Meccia, Virna (Oceanografa, Istituto Scienze dell’Atmosfera e del Clima CNR/ISAC,

    Bologna)

    1. Menenti, Franco (Esperto sicurezza trasporto aereo, rappresentante Rete Meteo Amatori)
    2. Melia, Paco (Ecologo, Politecnico di Milano)
    3. Mercalli, Luca (Climatologo, Presidente Società Meteorologica Italiana e consigliere scientifico ISPRA)
    4. Merola, Michele (GREEN – Centre for research in Geography, Resources, Environment, Energy and Networks, Università Commerciale Luigi Bocconi)
    5. Miglietta, Mario Marcello (Fisico dell’Atmosfera, Ricercatore, ISAC/CNR)
    6. Minella, Marco (Chimico, Ricercatore, Università degli Studi di Torino)
    7. Minichilli, Fabrizio (Ricercatore, Unità di Epidemiologia Ambientale e Registri di Patologia, Istituto di Fisiologia Clinica – Consiglio Nazionale delle Ricerche – Pisa)
    8. Molteni, Franco (Fisico, European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, Reading UK)
    9. Monegato, Giovanni (Geologo del quaternario, ricercatore confermato presso IGG- CNR)
    1. Monforti-Ferrario, Fabio (Senior scientist, Joint Research Centre, European Commission, Ispra, Varese; partecipa alla petizione a titolo personale e non in rappresentanza della sua istituzione)
    2. Morandini, Simone (Fisico, Fondazione Lanza di Padova; Centro Studi in Etica)
    3. Nogherotto, Rita (Fisico, International Center for Theoretical Physics, Trieste)
    4. Nuti, Sabina (Rettrice, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa; Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese)
    5. Ortolani, Alberto (Fisico, primo ricercatore CNR IBE e Consorzio LaMMA)
    6. Orusa, Tommaso (Scienziato forestale e ambientale, nivologo, borsista di ricerca presso UniTO Green Office Climate Change Group)
    7. Osti, Giorgio (Sociologo dell’Ambiente, Università di Trieste)
    8. Paccagnella, Tiziana (Fisico, Responsabile /Head of ARPAE-SIMC, Bologna)
    9. Padoa-Schioppa, Emilio (professore associato di Ecologia, Università degli Studi di Milano-Bicocca)
    10. Palazzi, Elisa (Fisico/climatologo, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del

    CNR, Torino)

    1. Panegrossi, Gulia (Fisica dell’Atmosfera, Ricercatrice ISAC-CNR)
    2. Panziera, Luca (Meteorologo, MeteoSvizzera)
    3. Pappalardo, Gelsomina (Fisico, Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale, CNR, Potenza)
    4. Pasini, Antonello (Fisico del clima, CNR, Roma)
    5. Pasquero, Claudia (Fisico, Prof. Associato di Fisica dell’Atmosfera ed Oceanografia, Università di Milano – Bicocca)
    6. Pavan, Alessandro (Ingegnere, Università di Trieste)
    7. Pavan, Valentina (Fisica/climatologa, Arpae-Simc Emilia-Romagna)
    8. Pecci, Massimo (Geologo, Roma, afferente al Comitato Glaciologico Italiano, Torino)
    9. Perissi, Ilaria (Chimico, INSTM-Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Chimica)
    10. Pernigotti, Daniele (UNI/Coordinatore GL15 Cambiamento Climatico)
    1. Petitta, Marcello (Fisico, climatologo e ricercatore presso ENEA)
    2. Pettinelli, Elena (Professore di Fisica Terrestre, Dipartimento di Matematica e Fisica, Università degli studi Roma Tre)
    3. Piani, Lucia (Economista Agrario, Università di Udine)
    4. Piazza, Andrea (Meteorologo, Servizio Prevenzione Rischi, Ufficio Previsioni e Pianificazione, Provincia autonoma di Trento)
    5. Pichelli, Emanuela (Fisico, International Center for Theoretical Physics, Trieste)
    6. Pirani, Anna (Oceanografa, International Center for Theoretical Physics, Trieste)
    7. Pirni, Alberto (ricercatore, Filosofia morale, Istituto di Diritto, Politica e Sviluppo – Scuola Superiore Sant’Anna – Pisa)
    8. Pisani, Sergio (Meteorologo – Segretario AISAM)
    9. Pitari, Giovanni (Fisico, Prof. Associato, Università dell’Aquila)
    10. Pozzi, Carlo (Agronomo, Prof. Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, Università degli Studi di Milano)
    11. Proietti, Serena (Fisico, Meteorologo Aeronautico, Meteorologic Forecast Unit/ENAV, Roma)
    12. Provenzale, Antonello (Fisico, Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR, Pisa)
    13. Pucillo, Arturo (Fisico e previsore meteorologico, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Friuli Venezia Giulia)
    14. Raffaele, Francesca (Fisico in Scienze Ambientali, International Center for Theoretical Physics, Trieste)
    15. Raicich, Fabio (Fisico, Istituto di Scienze Marine, CNR-ISMAR, Trieste)
    16. Ramella Pralungo, Lorenzo (Meteo-Analyst, Lugano Switzerland)
    17. Ranzi, Roberto (Idrologo, Prof. Ordinario di Costruzioni Idrauliche e marittime e Idrologia, Università degli Studi di Brescia)
    18. Ravaioli, Mariangela (Biogeochimica Marina- Associata di Ricerca CNR-Ismar- Bologna – Dirigente di Ricerca CNR)
    19. Reale, Marco (Oceanografo, Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS, Trieste)
    1. Ricciardelli, Elisabetta (Fisico, Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale, CNR, Potenza)
    2. Riccio, Angelo (Chimico-fisico, Associato in Fisica per il Sistema Terra e il Mezzo Circumterrestre, Università Parthenope di Napoli)
    3. Riva, Isabella, (Meteorologa, Enav)
    4. Rizi, Vincenzo (Fisico, Università dell’Aquila)
    5. Rizzi, Rolando (Fisico, già prof. associato di fisica dell’atmosfera, meteorologia, trasferimento radiativo e remote sensing, Dipartimento di Fisica e Astronomia, Bologna)
    6. Roberti, Giorgio (Ingegnere, Accountable Manager div. GAWS, Meteo Operations Italia, Sesto San Giovanni)
    7. Romano, Filomena (Fisico, Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale, CNR, Potenza)
    8. Rossetto, Rudy (Water Scientist, Ricercatore, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa)
    9. Rossi, Giuliana (Primo ricercatore di fisica Terrestre OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, Trieste)
    10. Rosso, Renzo (Ingegnere Idraulico, Politecnico di Milano)
    11. Rotondi, Alberto (Professore Ordinario di Fisica Nucleare, Università di Pavia)
    12. Roventini, Andrea (Economista, Prof. Della Scuola Superiore Sant’Anna Pisa)
    13. Ruggieri, Paolo (Fisico, Ricercatore Centro Mediterraneo Cambiamenti Climatici Bologna)
    14. Salerno, Raffaele (Fisico/Meteorologo, Direttore METEO EXPERT)
    15. Salon, Stefano (Fisico, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS Trieste)
    16. Salvador, Marcellino (Meteorologo Previsore, OSMER ARPA FVG)
    17. Sangeloni, Lorenzo (Ricercatore CETEMPS, L’Aquila)
    18. Sannella, Alessandra (Università di Cassino)
    19. di Sarra, Alcide (Fisico dell’atmosfera ENEA)
    1. Serafin, Stefano (Ricercatore, Dipartimento di Scienze dell’Atmosfera e della Criosfera, Università di Innsbruck, Austria)
    2. Sannino, Gianmaria (oceanografo/climatologo, Responsabile del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti, ENEA C.R Casaccia, Roma)
    3. Saroli, Michele (Geologo, professore associato di Geologia Applicata, DICeM Università di Cassino e del Lazio Meridionale)
    4. Schroeder, Katrin (Oceanografa, Istituto Scienze Marine CNR/ISMAR, Venezia)
    5. Scipioni, Antonio (Università di Padova docente di Gestione Ambientale Strategica)
    6. Scotti, Riccardo (Glaciologo e geomorfologo, responsabile scientifico del Servizio Glaciologico Lombardo)
    7. Senese, Antonella (Glaciologa, Professore a contratto di Alpine Glaciology and Climatology, Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali)
    8. Serio, Carmine (Fisico Sperimentale, Prof. Ordinario di Fisica, Università della Basilicata)
    9. Sfascia, Antonio (Serv. Meteorol. Aeron. Militare in pensione)
    10. Siani, Anna Maria (Fisico, Prof. Associato, Sapienza, Università di Roma)
    11. Simolo, Claudia (Fisico, ISAC-CNR, Bologna)
    12. Solidoro, Cosimo (Dirigente di Ricerca, Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale OGS Trieste)
    13. Soncini Sessa, Rodolfo (Professore Ordinario di Gestione delle Risorse Naturali in quiescenza, Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria, Politecnico di Milano)
    14. Stefanutti, Leopoldo (Fisico, Head Sundrone Project)
    15. Stellato, Luisa, (Fisica, Centre for Isotopic Research on Cultural and Environmental heritage (CIRCE) Dipartimento di Matematica e Fisica, Università degli studi della Campania)
    16. Stortini, Michele (Unità modellistica qualità dell’aria, Struttura Idro-Meteo-Clima Arpae Emila Romagna, Bologna)
    1. Teggi, Sergio (Prof. Associato di Ingegneria Sanitaria e Ambientale, Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari, Università di Modena e Reggio Emilia)
    2. Telesca, Vito (professore associato, costruzioni idrauliche, marittime e idrologia, Università della Basilicata)
    3. Terzago, Silvia (Fisica e climatologa, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Torino)
    4. Tesi, Tommaso (Geochimico, Ricercatore CNR – Istituto di Scienze Marine)
    5. Tibaldi, Stefano (Fisico, Meteoclimatologo, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici Bologna)
    6. Tiengo, Andrea (Fisico, Professore Associato in Astronomia e Astrofisica, Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia)
    7. Tomassetti, Barbara (Fisico, CETEMPS Centro di eccellenza Università degli studi dell’Aquila)
    8. Tositti, Laura (Chimico, Univ. degli Studi di Bologna)
    9. Trini Castelli, Silvia (Fisico, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima CNR/ISAC, Torino)
    10. Troccoli, Alberto (Fisico/climatologo, visiting professor University of East Anglia, Direttore, World Energy & Meteorology Council, UK)
    11. Vacchiano, Giorgio (Scienze forestali, Ricercatore, Università Statale di Milano)
    12. Valentini, Michele (Fisico dell’Atmosfera, Meteorologo/Previsore, Radarmeteo)
    13. Vanni, Luigi (Ingegnere, Universita’ di Trieste)
    14. Venturi, Margherita (Chimico, Università di Bologna)
    15. Verdecchia, Marco (Fisico, Università dell’Aquila)
    16. Viola, Angelo (Fisico, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima, ISAC/CNR)
    17. Zampieri, Dario (Geologo, Dipartimento di Geoscienze, Università di Padova)
    18. Zangari, Gianluigi (Fisico teorico, Prof. ordinario)
    19. Zanini, Gabriele (Responsabile Divisione Modelli e Tecnologie per la Riduzione degli Impatti Antropici e dei Rischi Naturali, ENEA Roma)
    20. Zardi, Dino (Fisico, Università di Trento)

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –
* Aggiornamento del 15/7/2019: la petizione è stata resa disponibile sul sito change.org, per dare la possibilità ad altri di firmarla; il link dove è possibile firmarla è questo.

42 responses so far

42 Responses to “Il riscaldamento globale è di origine antropica”

  1. Antonello Fioreon Lug 11th 2019 at 09:11

    Il clima del nostro pianeta fra realtà e mito
    Un prezioso contributo della Società Geologica Italiana.
    “Come cittadini, riteniamo che sia necessario intraprendere strade di innovazione tecnologica e scientifica che permettano al nostro paese di rimanere competitivo, anziché inseguire idee obsolete e fuorvianti. Come scienziati, riteniamo che ci sia ancora molto su cui la ricerca può e deve lavorare, al contempo rispettando profondamente i risultati ottenuti finora, attenendoci ai dati e alla realtà che i dati ci hanno rivelato. Il resto è mito privo di fondamento.”
    https://www.socgeol.it/323n2067/il-clima-del-nostro-pianeta-fra-realta-e-mito.html

  2. Sylvie Coyaudon Lug 11th 2019 at 21:51

    Antonello Fiore,

    prezioso sì, i geologi italiani sanno bene quanto siano pericolosi i “miti”:

    La negazione delle evidenze quantitative, basate sui dati, del cambiamento climatico in atto è un atteggiamento pregiudiziale e non scientifico.

  3. CLAUDIO COSTAon Lug 14th 2019 at 03:46

    https://arxiv.org/abs/1907.00165?fbclid=IwAR2HOiHh8hkzJKTfQxzHyPJwLVsHz5ZN-yeZoNSj0lHTEYfRClseKKZS9t4

  4. CLAUDIO COSTAon Lug 14th 2019 at 03:47

    https://www.nature.com/articles/s41598-019-45584-3?fbclid=IwAR3XmHO8kgLxDFj11vYGmImRaWdcDo6TLA-E_9rW5SwlvUlrlzpv6XHEIgo

  5. CLAUDIO COSTAon Lug 14th 2019 at 03:51

    da nature sopra References

    29 Scafetta, N. Discussion on the spectral coherence between planetary, solar and climate oscillations: a reply to some critiques. Astrophysics and Space Science 354, 275–299 (2014).

  6. Noahon Lug 14th 2019 at 09:48

    https://www.theguardian.com/environment/climate-consensus-97-per-cent/2018/jan/09/the-imminent-mini-ice-age-myth-is-back-and-its-still-wrong

  7. Noahon Lug 14th 2019 at 09:51

    Per lo studio di Pekka Kauppinen:
    https://climatefeedback.org/claimreview/non-peer-reviewed-manuscript-falsely-claims-natural-cloud-changes-can-explain-global-warming/

  8. homoereticuson Lug 14th 2019 at 12:16

    maddai il claudio costa!!!!

    una leggenda, un mito che ritorna! sei davvero tu? è meraviglioso!

  9. CLAUDIO COSTAon Lug 14th 2019 at 12:23

    @ Noah

    Hai ragione mi era sfuggito che la ricerca è stata solo presentata e non ha ancora passato la revisione… ma anche le critiche non sono peer reviewed: aspettiamo! Intanto queste lo sono ( non mi ricordo se i link ammessi sono 3 o uno vediamo se passano)

    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31253824?fbclid=IwAR3nx2UkhQ4-q5DBWormeZ4ZZu3D86WIc1CMvmLpepdETB-b1cVxK90r_aw

    https://www.intechopen.com/books/cosmic-rays/galactic-cosmic-rays-and-low-clouds-possible-reasons-for-correlation-reversal?fbclid=IwAR3lgGESLzLSqiBo0jGGwxVoAyBopmO5PzAu9Du4AKmkwIkz9lR4WWlIC9o

    qua sulle T degli ultimi secoli: perchè sono correlate al flusso magnetico solare https://www.jstor.org/stable/40930999?fbclid=IwAR09wFkew1w6If0YRNxwL6LqbqNguHJDUu6H0NNwSodgJDz6K6_m93y6_o8&seq=1#page_scan_tab_contents

  10. CLAUDIO COSTAon Lug 14th 2019 at 12:37

    qua sulle T degli ultimi secoli: perchè sono correlate al flusso magnetico solare e non al CO2 https://www.jstor.org/stable/40930999?fbclid=IwAR09wFkew1w6If0YRNxwL6LqbqNguHJDUu6H0NNwSodgJDz6K6_m93y6_o8&seq=1#page_scan_tab_contents

  11. CLAUDIO COSTAon Lug 14th 2019 at 20:47

    @homoereticus

    si sono ancora vivo, mi sorprende che ti ricordi di me, ancora più l’accoglienza ma vedrai che non mancheranno di coprirmi di sarcasmo. Comunque lascia perdere phisics che è un’anteprima e ancora non è pubblicata (ho sbagliato a postarla) e dimmi del link a nature: a me sembra talmente enorme: 1,5w/mq, 0,5°C ecc e talmente strano che non se ne parli ovunque, che mi sono azzardato a tornare sul fronte. Per la Sylvie ho già pronto il gaviscon.

  12. CLAUDIO COSTAon Lug 14th 2019 at 21:58

    @Noah
    ho letto l’articolo sul guardian, mi risultava che qua non si potessero citare fonti del genere! Comunque è datato gennaio 2018 e adesso dovrebbero spiegarlo a nature che la Zharkova ha sbagliato tutto: conoscevo sia Lockwood 2017 che Owens 2017 ma guarda caso nessuno dei due spiega il periodo caldo medievale, la Zharkova si. Citazione da non dimenticare mai: Briffa scrive a Mann e Jones “so che ci sono state pressioni per raccontare la storiella carina su un picco medievale inesistente ma non è così.”

  13. Noahon Lug 15th 2019 at 00:37

    Quindi l’articolo di Ljungqvst dovrebbe dimostrare che le T degli ultimi secoli sono correlate al flusso magnetico solare e non al CO2. Anche no: https://royalsociety.org/topics-policy/projects/climate-change-evidence-causes/question-7/ (mi sono giocato il primo link). A parte il fatto che la radiazione solare non è l’unico fattore (citerei almeno gli anni senza estate a causa delle eruzioni vulcaniche) la correlazione è ben visibile nel grafico . In passato la CO2 andava a rafforzare l’effetto. Già questo dovrebbe suggerire una certa prudenza nell’immettere CO2 in atmosfera . Per l’articolo di F.C. Ljungqvist: non è in contraddizione con quanto affermato nella petizione che stiamo commentando. Da quanto riporta la sintesi stessa: “The temperature of the last two decades, however, is possibly higher than during any previous time in the past two millennia”. Ed eravamo nel 2010. Sempre nella sintesi poi l’autore dichiara che lo studio si adatta molto bene al lavoro di Mann e colleghi del 2008. Non è il solo: come notava lo stesso Mann nell’anniversario del suo lavoro più famoso (https://blogs.scientificamerican.com/observations/earth-day-and-the-hockey-stick-a-singular-message/). Aggiungerei che il dr Ljungqvist evidentemente non è il solo su cui la citazione da non dimenticare mai non ha fatto presa.
    Visto che l’abbiamo tirato in ballo: in suo bel libro recente Mann identifica l’errore logico di fondo sotteso al ragionamento di chi vuol dimostrare che tutto dipende dal Sole: “post hoc, ergo propter hoc”, è sempre dipeso dal Sole, quindi dipende anche adesso dal Sole. Ma le osservazioni ci dicono tutt’altro: https://climate.nasa.gov/faq/14/is-the-sun-causing-global-warming/. Ok, terzo link,palla al centro.
    PS sempre perchè siamo in argomento, per la redazione del blog: grazie per aver invitato Mann un anno fa qui in Italia.

  14. CLAUDIO COSTAon Lug 15th 2019 at 10:23

    @ Noah

    3 link di opinioni non di pubblicazioni peer reviewed, ma qui non erano ammesse solo peer reviewed? Comunque grazie le leggerò con calma

    “Quindi l’articolo di Ljungqvst dovrebbe dimostrare che le T degli ultimi secoli sono correlate al flusso magnetico solare e non al CO2”
    no! non ho detto questo è solo una ricostruzione che mostra bene il periodo caldo medioevale, le correlazioni sono in Zharkova, ma ce ne sono altre interessanti

    https://www.researchgate.net/publication/328971322_New_perspectives_in_the_study_of_the_Earth's_magnetic_field_and_climate_connection_The_use_of_transfer_entropy?fbclid=IwAR24f-jZY-n72ZZbbi-fOOp36vBB9pP3mZcDQSNPuXdW4s34iWBvG_TI8U8

    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31253824?fbclid=IwAR0biBJnaDXTu56jD_OifvjCxF2GmYYqBPF49o97bocs1g7Yfh8J85jCkGA

    Rosanne D’arrigo afferma che le attuali metodologie di paleoclimatologia tendono ad appiattire i valori del periodo caldo medievale, rispetto ai dati strumentali attuali, sia per i metodi eterogenei, sia per i picchi delle temperature sfasati tra le diverse regioni della terra. C’è un problema nei dati dendrologici chiamato divergenza e consiste nel calo delle temperature segnalato dalle piante negli ultimi decenni e che invece non corrisponde alle temperature reali. R D’arrrigo afferma che finchè non sarà scoperto il motivo che genera la divergenza è più corretto utilizzare nei confronti con il passato dati proxy simili.

    D’Arrigo, R., R. Wilson, and G. Jacoby (2006), On the long-term context for late twentieth century warming, J. Geophys RESEARCH, VOL. 111, D03103, doi:10.1029/2005JD006352, 2006

    qua una bella e fresca del 2018 il delta T tra il 1000 e il 2000 è bassissimo: altro che Mann 2008 (per non parlare di Mann 1999)

    https://www.blogs.uni-mainz.de/fb09climatology/files/2018/06/Esper_2018_Den.pdf?fbclid=IwAR14-bkXXk12g-peHkpZuu1I-d0H-E4jcoSPdzVqtUaiZtbB_JxfL0qvSOg

  15. CLAUDIO COSTAon Lug 15th 2019 at 10:32

    @ Noah

    “PS sempre perchè siamo in argomento, per la redazione del blog: grazie per aver invitato Mann un anno fa qui in Italia.”

    quindi immagino che gli abbiate chiesto chi gli ha fatto pressione per appiattire il periodo caldo medievale al tempo di Mann 1999 e del 3° IPCC, e il perchè? e come hanno fatto pressione? con che leve? cariche? favori? soldi? (non penso)

    Avrebbero dovuto essere le prime domande: cosa ha risposto?

  16. Sylvie Coyaudon Lug 15th 2019 at 12:57

    Claudio Costa,

    ben tornato, grazie di aver superato i cinque commenti previsti dal regolamento, e per aver segnato due articoli esilaranti.
    Raccomando in particolare i commenti a quello che Valentina Zharkova e la sua famigliola hanno comprato su Scientific Reports. (Non su Nature, come può vedere anche lei cliccando sul suo link)

    Gli astronomi l’hanno fatto a polpette da Pubpeer e nell’ultimo commento su SciRep, Secondo me la più avvelenata per i firmatari della petizione di Scafetta, Battaglia & Co. è questa:

    The authors’ approximation effectively assumes the Sun feels Jupiter’s gravitational pull while the Earth doesn’t feel Jupiter’s gravitational pull.

    Anche secondo lei, la Terra non esercita alcuna attrazione gravitazionale – auguri per il giorno in cui vorrà uscire da un balcone al 5° piano invece di usare la scala.

    L’articolo dei finlandesi sarà stato rifiutato perfino dalle riviste spennapolli perché lo hanno pubblicato su un blog, abbandonando così ogni speranza. La demolizione indicata da Noah è deliziosamente ironica

    Quello di Ueno et al. su SciRep dice che 5000 anni fa, l’intensificazione del monsone invernale “è risultata probabilmente dall’aumento del gradiente di temperatura terre-oceano” non a causa dell’inversione del campo geomagnetico. Decisamente fuori tema…

    Gli due link sono a libri di fantascienza

    LOL, pur di diffamare Michael Mann va di nuovo fuori tema.

    Avrebbero dovuto essere le prime domande: cosa ha risposto?

    Le prime domande per chi ha dimenticato che avevano già risposto lui, Jones e Briffa su riviste scientifiche – segue un sunto per chi fosse interessato a un scandalo inventato dai bigoilisti dieci anni fa.

    Michael Mann è stato invitato in Italia da Radio popolare.

  17. CLAUDIO COSTAon Lug 15th 2019 at 13:36

    @ Sylvie

    buonjour madame

    – 5 messaggi? non ricordavo: quindi non posso manco replicare? e vale per tutti?

    – il link di Zharkova 2019 è nature.com poi di fatto è scientific report, ma non so le differenze: faccio ammenda

    – alle critiche, che sono opinioni però, Zharkova replica vedi punto 3

    https://pubpeer.com/publications/3418816F1BA55AFB7A2E6A44847C24

    – su Ueno : cito “he strength of Earth’s magnetic dipole field controls galactic cosmic ray (GCR) flux, and GCR-induced cloud formation can affect climate. Here, we provide the first evidence of the GCR-induced cloud effect on the East-Asian monsoon” si parlava con Noah di correlazioni sole-T: decisamente in tema

    – su Mann: faccia un bel giochino, non solo lei invito tutti a farlo, sovrapponga Esper 2018 a Mann 1999 ovviamente da dove finisce Mann 1999 lo rilinko (del resto è talmente bello)

    https://www.blogs.uni-mainz.de/fb09climatology/files/2018/06/Esper_2018_Den.pdf?fbclid=IwAR14-bkXXk12g-peHkpZuu1I-d0H-E4jcoSPdzVqtUaiZtbB_JxfL0qvSOg

    poi ci metta sopra un grafico con le forzanti, tutte mi raccomando, anche i vulcani. Palesemente le forzanti non bastano a giustificare il periodo caldo medievale di Esper 2018 ma manco la Lia che in Esper 2018 è tutt’altro che blanda come dice The guardian : mentre invece Zharkova 2019 le giustifica: direi decisamente in tema

  18. CLAUDIO COSTAon Lug 15th 2019 at 13:49

    @ Sylvie

    – su Scientific report https://www.nature.com/srep/about/faq si paga per la velocità ma c’è la revisione peer review è una nuova forma, ma l’editore è sempre nature

  19. CLAUDIO COSTAon Lug 15th 2019 at 14:29

    @ Sylvie

    mi scuso, è l’ultimo, non sono più abituato a dover contare i messaggi (si usa solo qua) del resto bastava fare post più lunghi

    rispondo a questo “LOL, pur di diffamare Michael Mann va di nuovo fuori tema.”

    Allora mi preme sottolineare che in Esper 2018 il picco del 1000 e quello del 2000 sono molto simili sia in valori che in ratei, in netta contraddizione con quello affermato in tutti i report IPCC. Solo che il picco del 2000 è giustificato dalla stime delle forzanti antropiche quello del 1000 non può che avere forzanti naturali, che ad es stima Zharkova 2019. La conseguenza è che le stime delle forzanti antropiche è obbligatoriamente sbagliata: molto sbagliata, nello specifico sovrastimata, perchè le stesse forzanti naturali che hanno agito nel 1000 lo hanno fatto anche nel 2000 e a queste non si possono sommare le stime antropiche, altrimenti il picco sarebbe doppio.

  20. Stefano Caserinion Lug 15th 2019 at 16:22

    @ Claudio Costa
    Che sorpresa… ma come mai questo ritorno improvviso?

    Le regole sono qui https://www.climalteranti.it/netiquette/
    Il principio non è cambiato: evitiamo di aprire in ogni post discussioni su tutta la scienza del clima, cerchiamo di limitarci ai temi del post, o a uno alla volta.
    13 commenti sono decisamente troppi, no? Siccome tutti abbiamo il nostro lavoro e dedichiamo i ritagli di tempo al blog, se mette tante domande è probabile che non arrivi alcuna risposta. Inoltre se anziché mette singoli commenti con i link, se li concentra e mette una spiegazione con una tesi o domanda precisa, sono più leggibili e magari arrivano risposte.
    In aggiunta le chiedo di non mettere link nudi, ossia se oltre al link a un paper aggiunge il titolo e l’abstract, evita a tutti di perdere tempo e cliccare su paper che poi si vede che non interessano.

    Riguardo alle ennesime inutili ingiurie complottiste su M. Mann; abbiamo avvisato per tempo di tutte le tappe del tour https://www.climalteranti.it/2018/06/14/michael-mann-in-italia/, poteva benissimo venire a uno degli eventi e fargli direttamente le domande. Mike è stato davvero disponibile, non l’avrebbe delusa.

    PS
    Dopo 10 anni… ancora con il periodo caldo medioevale… che noia… ormai non se lo fila più nessuno, è roba vecchia…

  21. Sylvie Coyaudon Lug 15th 2019 at 16:43

    Per chi interessa un sunto,

    Le domande complottiste:

    chi gli ha fatto pressione per appiattire il periodo caldo medievale al tempo di Mann 1999 e del 3° IPCC, e il perchè? e come hanno fatto pressione? con che leve? cariche? favori? soldi? (non penso)

    I fatti:

    10 anni fa, un hacker rubava le mail della Climate Research Unit diretta da Phil Jones con il quale collaboravano Keith Briffa e Tim Osborn. In una mail del 2001, Briffa aveva scritto a Mann e Jones:

    so che ci sono pressioni per presentare una storia bella nitida sul riscaldamento, senza precedenti all’apparenza, di mille o più anni fa nei dati vicari, ma in realtà la situazione non del tutto così semplice…

    Dal punto di vista tipografico, la pressione riguardava la “storia” raccontata dalla curva a mazza da hockey, che doveva uscire “bella nitida” e d’urgenza sulla copertina del Summary for Policy Makers del 3° rapporto Ipcc.

    Nel 1999, Mann era un post-doc precario, non poteva far pressione su scienziati affermati e non aveva né cariche né favori né soldi da elargire.

    Dal punto di vista scientifico, la situazione non era semplice per niente

    Le ricostruzioni di Mann, Bradley e Hughes (Nature 1998, PNAS 1999, quella della “pressione”) erano le prime che raggruppavano molteplici serie di dati “vicari” (carotaggi di ghiacciai, di sedimenti marini, anelli degli alberi ecc.) dai quali si estrapola l’andamento della temperatura precedente l’invenzione dei termometri standardizzati.
    Riguardavano il clima degli ultimi 600-1000 anni nell’emisfero nord.

    Briffa e Osborn erano più scettici di Jones. Secondo loro, le ricostruzioni erano sbagliate, sottovalutano la variabilità naturale del clima. Con i dati derivati da anelli degli alberi, a loro risultava che durante l’ottimo medievale la temperatura era inferiore a quella del ‘900, ma variava più di quella trovata da Mann et al. (PNAS, 2002).

    Mann non era d’accordo. Per ridurre l’incertezza delle temperature passate pensava che fosse necessario usare tutti i dati disponibili e ponderarli. (Oggi lo pensano tutti così, non solo in climatologia: i dati sono come i maiali, non si butta via niente).

    Jones ha quindi deciso di mettere alla prova il metodo MBH usando – insieme a Mann per la matematica – altre serie di dati lunghe 2000 anni per entrambi gli emisferi (Geophys. Res. Lett. 2003). Quando Briffa ha visto i risultati, ha riconosciuto di aver sbagliato lui.

    Claudio Costa,

    il limite di 5 interventi è per i commentatori, non per i collaboratori di Climalteranti che devono correggerne le disinformazioni.

    Se un giorno leggerà l’articolo di Esper et al., forse si accorgerà che gli autori non sanno se gli anelli dei loro alberi riflettono l’andamento reale della T:

    Per capire se è robusto questo nuovo aspetto che ritarda di 100-200 anni la transizione nelle piccola era glaciale, è necessaria ulteriore ricerca e, per l’ultimo millennio, sviluppare una rete di anelli degli alberi replicata ancora meglio.

    Tradotto: le serie dendrocronologiche non consentono ancora di ricostruire le T. del passato.

    Gli esperimenti CLOUD al CERN e le osservazioni sul campo hanno dimostrato “oltre ogni ragionevole dubbio” che i raggi cosmici non influiscono sul clima, ma che influiscono sulla formazione delle nubi sopra le foreste di certe conifere che emettono composti organici volatili a certe condizioni di T. e umidità.

    Come Ueno et al., Valentina Zharkova ha comprato merce scadente da una rivista che lucra sulla quantità senza badare alla qualità.

    Auguri di nuovo per quando uscirà da un balcone del 5° piano.

  22. Stefano Caserinion Lug 16th 2019 at 00:06

    E’ stata aggiunta al post questa integrazione: la petizione è stata resa disponibile sul sito change.org, per dare la possibilità ad altri di firmarla; il link dove è possibile firmarla è questo https://bit.ly/2xMt4SX

  23. alsarago58on Lug 16th 2019 at 10:42

    Comunque Claudio Costa non è solo: il documento su Arxiv è stato immediatamente presentato come la “ricerca scientifica fine-di-mondo”, che seppelliva di colpo decenni di lavoro dei climatologi, su diversi media anglosassoni di supporto dei climanegazionisti, da Fox in giù

    https://www.sciencealert.com/climate-deniers-are-spreading-a-totally-unscientific-paper-that-has-no-basis-in-reality

    Appena se ne accorgono in Italia, aspettiamoci analoga ondata di pezzi-rivelazione sulla “truffa del clima”, sui Libero, Verità, Il Giornale e compagnia delirante.
    E’ evidente la disperazione della categoria, che, sentendosi ultimamente decisamente isolata, si aggrappa ad ogni fuscello, per quanto instabile, pur di non dover affogare nell’ammissione di aver detto per anni cavolate.

  24. CLAUDIO COSTAon Lug 16th 2019 at 13:23

    @ Caserini

    Buongiorno professore

    – sono tornato qui a discutere (si spera) perchè sono a casa dal lavoro (prima non avevo tempo, nemmeno per Mann) e le ricerche erano talmente sconcertanti da approfondire. Una però: Kappuninen 2018 ho già detto che ho sbagliato a postarla.

    – si d’accordo post sintetici, eviterò polemiche sterili, e link con i titoli, ma limitare il n° di interventi non ha senso, per me.

    – “Riguardo alle ennesime inutili ingiurie complottiste su M. Mann;” ma quali ingiurie se lo scrivevano fra loro. Comunque l’argomento saliente per me non è Mann ma cosa ha determinato il periodo caldo medievale e tutti gli altri.

    @ Noah

    ho letto i tuoi link, cose arcinote per me, ma che non giustificano le oscillazioni termiche degli interglaciali del passato, anche recente, mentre Zharkova 2019 si.

    @ Sylvie

    – su Mann, la difesa non mi convince ma glisso, mi basta Esper 2018 che ho letto e che parla di “accordo” sul periodo caldo medievale se non basta qua ci sono migliaia di ricostruzioni http://www.co2science.org/data/mwp/mwpp.php tra cui LJUNGQVIST – ‎2010

    – su Zharkova 2019 la cito “The authors’ approximation effectively assumes the Sun feels Jupiter’s gravitational pull while the Earth doesn’t feel Jupiter’s gravitational pull.”

    Ho letto le critiche su pubpeer e anche le risposte della Zharkova più o meno ironiche, premetto che l’argomento per me è davvero molto ostico e aspetto un chiarimento sulla carta da Steph appena torna.

    Tuttavia le critiche alla Zharkova sono non tanto sulla SIM che non calcola lei, cioè sul movimento del sole rispetto al baricentro dovuto all’influenza gravitazionale dei pianeti soprattutto di Giove, ma che questa SIM cambi la distanza terra sole determinando dei cicli mai trovati prima che collimano con le ricostruzioni di Solanki e di Akosofu. Le fanno vedere delle simulazioni dicendo che quando si muove il sole si muove anche la terra nello stesso modo, quindi la distanza non cambia e lei spiega che sono sbagliate perchè inseriscono la stessa SIM del sole per la terra che invece ha (per lei ) oltre i movimenti noti una SIM irrilevante.

    Quindi le fanno notare che se Giove sposta il sole deve spostare anche la terra, (e veniamo alla sua citazione e alla successiva battutina sul balcone) la Zharkova risponde +- che Giove e pure il sole influenzano le orbite dei pianeti, in modo già noto, ma non le SIM.

    Poi le fanno notare che Akasofu http://www.scirp.org/html/3217.html?fbclid=IwAR1OQwPmdvaZ8l1lkuHeYUSavsAQI9wkd0zja8dxb3BtELMqTxX-YlIK1D0
    “On the recovery from the little ice age” scientific research 2010 Syun-Ichi Akasofu International Arctic Research Centre, University of Alaska Fairbanks,

    che la Zharkova cita è stato criticato da Nuccitelli con una Peer review
    tuttavia la critica di Nuccitelli si basa sulla mancanza di spiegazioni fisiche delle ricostruzioni di Akasofu che invece adesso ci sono cioè i nuovi cicli della Zharkova. Poi Nuccitelli fa una simulazione con i dati di Aksofu su Skeptical science che fallisce ma usa altre serie di T e per questo lo criticano a sua volta.

    Poi viene la volta di Usoskin che già le ha impedito di fare una conferenza (e per me è censura) che ha rifiutato il confronto diretto e pubblico con la Zharkova (lei dice che preferisce parlare da dietro i cespugli) e che la critica pesantemente a cui però la Zharkova già ha replicato con una peer review qui: http://computing.unn.ac.uk/staff/slmv5/kinetics/reply2usoskin_jastp17.pdf
    “Reply to comment on the paper “ on a role of quadruple component of
    magnetic field in defining solar activity in grand cycles” by Usoskin (2017)
    V. Zharkova a,* E. Popova b,c S. Shepherd d S. Zharkov Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial Physics 2017

    chiuderei le critiche alla Zharkova con la sua frase: “state cercando un topolino nella stanza e non vi accorgete che nella stessa c’è un elefante”

    – su reputazione di scientific report: terrò presente, se la Zharkova ha fatto davvero tutti gli errori che le attribuiscono il meccanismo di revisione di questa rivista sarà da rivedere.

  25. Noahon Lug 16th 2019 at 18:39

    Premessa: il problema di quando non si rispettano le regole è che poi si crea un precedente. Lo ammetto, dovrei resistere alla tentazione di seguire il suo esempio, ma non riesco. Mi scuso in anticipo.
    “– sono tornato qui a discutere (si spera) perchè sono a casa dal lavoro (prima non avevo tempo, nemmeno per Mann) e le ricerche erano talmente sconcertanti da approfondire.” La premessa alla discussione dovrebbe essere il condividere lo stesso tema oltre alle stesse regole, non le proprie idiosincrasie o la propria disponibilità di tempo. A meno che l’obiettivo non dichiarato sia quello di sviare l’attenzione dal tema del blog. Mi spiace scriverlo, ma aldilà dei modi gentili già questa è una mancanza di rispetto dei propri interlocutori.
    “– si d’accordo post sintetici, eviterò polemiche sterili, e link con i titoli, ma limitare il n° di interventi non ha senso, per me.” Approccio decisamente comodo, oltre che esercitato con una disinvoltura che mi era ignota: se non capisco una regola, o decido di non capirla, la ignora, o la reinvento. Mi chiedo se la applica anche sul posto di lavoro, o in fila ad uno sportello. Nel dubbio, devo suggerire a Sylvie Coyaud di non provocarla ulteriormente a sfidare la legge di gravità. Non si sa mai.
    – “Riguardo alle ennesime inutili ingiurie complottiste su M. Mann;” ma quali ingiurie se lo scrivevano fra loro. Comunque l’argomento saliente per me non è Mann ma cosa ha determinato il periodo caldo medievale e tutti gli altri.” Idem, troppo comodo. Sostenere che Mann è stato condizionato da pressioni esterne e farlo senza prove è, tecnicamente, diffamazione. Le è stata posta una domanda che rimane senza risposta: perché non ha posta la questione di persona quando aveva la possibilità di farlo.
    Per Kauppinen, 2019 (non 2018): sì, citazione decisamente sbagliata. Ma se l’oggetto del suo interesse è il clima del medioevo, perché è partito proprio con questa per commentare questo blog? L’obiettivo di Kauppinen & Co non è la peer review, è la notorietà da Sputnik news. Il suo? Il metodo comunque è abbastanza chiaro: tirare il sasso, ritrarre la mano. Non vedo premesse per costruire una discussione a valore aggiunto.
    Per la risposta diretta al mio post:
    “ho letto i tuoi link, cose arcinote per me, ma che non giustificano le oscillazioni termiche degli interglaciali del passato, anche recente, mentre Zharkova 2019 si.” Sì, così arcinote che ha scambiato due siti istituzionali per link di opinioni, e ha dovuto dichiarare la necessità di leggersele con calma. Visto la risposta, dubito che li abbia letti o abbia capito il motivo per cui li ho postati. Per dire, il terzo si occupa degli ultimi 140 di osservazioni. Comunque, prego, non c’è di che.
    «“chiuderei le critiche alla Zharkova con la sua frase: “state cercando un topolino nella stanza e non vi accorgete che nella stessa c’è un elefante”». Sì, anch’io. Per ammissione della stessa (l’ha scritto alla fine della ricerca di cui ha girato il link) la Zharkova non entra nel merito dell’apporto antropico alla variazione del clima e non quantifica il delta di temperatura conseguente al nuovo minimo ipotizzato tra 2020 e 2050. Quindi, come fa presente Nuccitelli, non aspettatevi che il Sole rimedi ai guai che abbiamo combinato. Se il suo obiettivo è diventare il massimo esperto di clima medievale, i miei migliori auguri, ma dubito che questo blog sia ciò che fa per lei. Un corso di paleoclima col prof. Barbante (che un anno fa aveva organizzato un incontro con Mann, altra occasione mancata)? Ma devo avvisarla: intanto che insegue il suo topolino, c’è un elefante che cerca di schiacciarci, e l’abbiamo fatto crescere noi.
    PS errore mio. Doverosamente, grazie a Radio Popolare

  26. alsarago58on Lug 16th 2019 at 19:16

    Intanto c’è una inchiesta per capire come lo studio della Zharkova , che pare contenere errori madornali, sia potuto essere approvato per NSR

    https://www.newscientist.com/article/2209895-journal-criticised-for-study-claiming-sun-is-causing-global-warming/

    Comunque, in generale, pare sia partita la “fase 2” del climanegazionimo. Nella 1 si negava che le temperature crescessero proprio (ricordate quanto l’hanno menata con “la pausa”?), poi, davanti a evidenze sempre più innegabili e infinite conferme, è cominciata la fase 2 “E va bene, il clima cambia, ma le cause sono naturalie non ci possiamo fare nulla”.

    Il problema è che questa “fase due” non è facile da smontare come la prima: la dimostrazione che sono le attività umane a modificare il clima è molto più complessa e molto meno self-evident, del dimostrare che il clima sta cambiando.
    Inoltre ogni volta che si smentisce una possibile “causa naturale”(ricordate l’attività solare e i raggi cosmici?), ecco che subito ne appare un’altra.
    E la fase 2 rischia di essere benvenuta in certi circoli politici e in certe fasce della popolazione, sia perchè a molti sembra impossibile che l’uomo sia responsabile di una modifica del clima su scala planetaria, sia perchè essere “assolti” da questa responsabilità, piace istintivamente a molti e fa comodo a tanti potenti interessi politico-economici.

    Bisognerà quindi impegnarsi per la smentita della “fase 2 del climanegazionismo”, quanto e pure di più di quanto si è fatto per seppellire la fase1, perchè il suo risultato è sempre lo stesso: siminared ubbi, fornire scuse e alla fine far perdere tempo nell’applicazione dei rimedi possibili, prima di tutto l’abbandono dei combustibili fossili, e quindi ridurre ancora le chance che restano per evitare un cambiamento catastrofico.

    Bisognerebbe quindi cominciare a ragionare specificamente sul come comunicare sui media il fatto che il CC è di origine antropica, smentendo in modo semplice e convincente questa nuova e pericolosa variante del climanegazionismo.

  27. CLAUDIO COSTAon Lug 17th 2019 at 00:21

    @ Noah

    – su regole: altro che precedente, scorra i post più discussi troverà decine di interventi sempre degli stessi. Ed è giusto che sia così, per me, altrimenti la discussione sarebbe già finita e non l’avremmo mai fatta: nessun confronto, nessuna crescita, magari la crescita sarebbe stata solo per me e non per lei… ma chissà?

    – sono qui per un confronto su due ricerce peer review, che contestano apertamente le affermazioni di questo post: la prima è stata subito smascherata, come presentata ma non revisionata, errore mio rinnovo le scuse, la seconda è una peer review.

    – su Mann la frase “so che ci sono state pressioni per raccontare la storiella carina su un picco medievale inesistente ma non è così.” è di Briffa, non mia, ed è molto diversa da quello che riporta madame Sylvie. Mann non l’ho incontrato perchè lavoravo: adesso no (cosa non le è chiaro della risposta che avevo già dato). Hansen l’ho letto e incontrato, c’era anche madame Sylvie, così pure altri autori.

    – La Zharkova è una pubblicazione peer reviewed non è nature come pensavo, errore mio, ma è lo stesso editore, se sarà smontata per gli errori, ne prenderò atto, e il giornale non farà una bella figura, ma ancora è presto o già lei sa che ha sbagliato perchè lo dicono su pubpeer? Mi sembra di ricordare che solo due su 150 autori avevano previsto che il ciclo 24 fosse più debole del 23 una è la Zharkova: non la farei proprio così sprovveduta.

    – La TSI non spiega i picchi caldi nei periodi interglaciali, manco quelli freddi. (cosa non le è chiaro di questa affermazione, già fatta?)

    @ alsarago58

    l’obiettivo dovrebbe essere perseguire la verità non demolire a priori la Zharkova, che si, è decisamente una scettica climatica, ma magari ha ragione lei, anzi, ha lei in mano il rasoio di Occam…per ora.

  28. CLAUDIO COSTAon Lug 17th 2019 at 00:30

    @ Noah

    ps Non sono esperto di nulla sul clima, anzi non c’è nulla che mi sia chiaro. Forse non mi conosce sono un veterinario zootecnico siamo stati coinvolti nel dibattito per via delle emissioni zootecnico-geniche (le risparmio il pippone) e se le può interessare sono ateo e radicale (si lo schieramento conta) e scettico per natura

  29. Sylvie Coyaudon Lug 17th 2019 at 00:56

    Claudio Costa e Noah,

    le vostre considerazioni sono fuori tema. Comunque alcune sono “istruttive”, appena ho tempo ne scrivo dall’oca sapiens..

    La regola dei 5 commenti è flessibile. Il moderatore non interrompe una discussione educata che contribuisce al tema del post con critiche, punti di vista diversi, approfondimenti, informazioni utili ai lettori.

    Provo a fare un esempio

    alsarago58,

    Inoltre ogni volta che si smentisce una possibile “causa naturale”(ricordate l’attività solare e i raggi cosmici?), ecco che subito ne appare un’altra.

    Da quello che ho visto, la causa è la stessa dal 1992: al Sole sta succedendo qualcosa di cui nessuno tiene conto (con poche variazioni sul “qualcosa”). Su Oggi Scienza avrò raccontato un centinaio di cause fantasiose – scie chimiche, HAARP, alieni malintenzionati ecc. – ma nessuno le ha prese sul serio.

    Bisognerebbe quindi cominciare a ragionare specificamente sul come comunicare sui media il fatto che il CC è di origine antropica

    Forse non serve più. In tutti i paesi dove si fanno sondaggi seri, l’opinione pubblica ne è sempre più convinta e, a parole, anche la maggioranza dei governanti.
    Sono molto d’accordo con gli scienziati che hanno scritto la petizione qui sopra. Riassumono le conoscenze attuali – è sempre utile – ma concludono:

    Politiche tese alla mitigazione e all’adattamento a questi cambiamenti climatici dovrebbero essere una priorità importante del dibattito politico nazionale

  30. alsarago58on Lug 17th 2019 at 10:02

    CC “Zharkova,ha in mano il rasoio di Occam…per ora.”

    Mah, l’avrà pure in mano, ma mi pare assai spuntato.

    Guarda caso il riscaldamento globale comincia proprio, e si sviluppa nelle quantità previste dalla fisica dell’effetto serra, quando gli uomini attaccano a bruciare combustibili fossili in quantità, e così inzeppare l’atmosfera di CO2.
    Che straordinaria coincidenza che proprio allora si siano innescate rare cause astronomiche che fanno variare il clima, mimando esattamente l’effetto previsto dalla CO2….più antioccamista di così…

    Se non fosse che le emissioni di CO2 sono intrecciate con il comportamento umano, con difficili decisioni politiche e con enormi interessi economici, che da decenni fanno di tutto per “suscitare il dibattito”e quindi fanno assurgere a “novelli Galileo” quelli che insistono ad andare contro il mainstream, avremmo già accettato tranquillamente che è questa la causa che fa crescere le temperature planetarie, senza bisogno prima di negare il fenomeno e adesso di trovare a ogni costo bizzarre cause alternative.

  31. Renato Ornaghion Lug 17th 2019 at 11:34

    Che il clima stia cambiando è nella natura stessa del pianeta terra: è cambiato in passato, cambierà in futuro. In questo momento le temperature globali si stanno lentamente alzando, e gli effetti si notano.

    Il vero problema è attribuire il cambiamento alle vere cause: quanto pesa l’effetto di emissione di gas serra, rispetto ad altre cause che – in passati anche recenti – hanno alterato il clima in egual misura? Qui sta il vero nocciolo della discussione.

    Personalmente non sono per niente persuaso del rilevante peso dell’emissione antropica nel cambiamento climatico, tuttavia ritengo utile – per mero principio di precauzione – che si adotti un progressivo abbandono delle fonti fossili in direzione delle rinnovabili, pur con tutti i costi economici e sociali che tale scelta comporta.

    Tenendo presente che – come in tutti i cambiamenti radicali – ci saranno dei morti (economici, ma non solo). Lo tengano presente i politici, quando legiferano.

  32. Robertoon Lug 17th 2019 at 12:33

    @Renato Ornaghi

    “Personalmente non sono per niente persuaso del rilevante peso dell’emissione antropica nel cambiamento climatico.”

    Lei fa bene a non essere persuaso, nel momento in cui si approccia la tema da neofita.
    Ecco perchè esistono video semplificativi del perchè siamo arrivati a concludere che quel peso è invece molto rilevante.

    https://climate.nasa.gov/climate_resources/144/video-how-global-warming-stacks-up/

  33. CLAUDIO COSTAon Lug 17th 2019 at 23:40

    – Su Zharkova 2019

    sto seguendo le critiche su pub peer link dato da Madame Sylvie.
    Quelle di Usoskin sono molto tecniche e non sono in grado di capirle, le altre invece si concentrano sulla distanza tra sole e terra che non cambierebbe al variare della SIM: la Zharkova dice di si ( lo dice nella carta a pg 2 tra l’altro, invece continuano a chiederglelo come se non l’avessero letta) tutti gli altri invece urlano all’errore madornale.
    Qualcuno di voi può dimostrare questo errore madornale?
    Nelle dimostrazioni viste su pub peer (come già detto) usano la stessa SIM del sole per la terra quindi hanno lo stesso movimento, dove sono i link alle peer review che dicono che la terra segue il sole anche nei suoi movimenti SIM cioè attorno al baricentro? Chi l’ha detto che la terra fa lo stesso cono del sole?
    Chi l’ha detto che la distanza non varia? e perchè in base a quale principio le influenze gravitazionali sono completamente diverse le distanze e le masse pure.
    La Zharkova dice che le influenze gravitazionali di Giove ( e del sole ovviamente) agiscono sui pianeti determinandone le orbite che sono già note quindi quando il sole si sposta dal suo baricentro la distanza sole terra cambia dando i nuovi cicli di Zharkova che fittano molto bene con le ricostruzioni delle T di millenni ( non solo dell’ultimo secolo @ Noah e @Alsarago 58) una correlazione così stretta non può essere casuale: sarebbe impossibile!

    Zharlova 2019 è uno tsunami sa comunque sia: o è il fallimento del sistema di revisione che fa passare errori madornali o spazza via tutto. Ricordo a tutti ma specie a Noah che si preoccupa dell’elefante agw che gli attuali modelli non sono validati per il clima del passato, perchè nessuno è in grado di replicare le oscillazioni termiche sia dell ‘Holocene che dell’eemiano: non c’erano le forzanti antropiche ed è bassa la TSI nell’oscillazione (fittano bene solo i vulcani grande intuizione di Hansen).

    Se non si conoscono le forzanti che hanno guidato il clima del passato:
    – 1° del clima non si sa ancora nulla
    – 2° le proiezioni del clima per il futuro non possono avere nessuna attendibilità, perchè le forzanti che guidano il clima ancora non si conoscono.
    – 3° l’efficacia della mitigazione climatica con le riduzioni delle emissioni già infinitesima diventa del tutto inutile.

  34. CLAUDIOCOSTAon Lug 17th 2019 at 23:45

    aggiungo che per me, ma è un opinione, è proprio impossibile che la terra faccia lo stesso movimento SIM del sole, replichi esattamente lo stesso cono quindi senza variazioni di distanza, è impossibile: sono diverse le influenze gravitazionali, le distanze e le masse.

  35. stephon Lug 18th 2019 at 00:05

    alsarago 58
    Occam e ” senza bisogno prima di negare il fenomeno e adesso di trovare a ogni costo bizzarre cause alternative.”
    Un amico una volta mi ha chiesto: “se alle nostre latitudini senti un rumore di zoccoli in strada, pensi prima a un cavallo o a una zebra?”
    Ecco, se vuoi farmi accettare la zebra in strada, devi mostrarmela. Se poi pretendi addirittura che sia un unicorno, allora voglio dissezionarlo. Non mi mostri niente? Allora è un cavallo, fino a prova contraria.

    claudio costa
    chiuderei le critiche alla Zharkova con la sua frase: “state cercando un topolino nella stanza e non vi accorgete che nella stessa c’è un elefante”
    Chiudo anche io la reply constatando che questa frase fa esattamente il paio con quella dell’albero e della foresta, ma lo fa in senso opposto a quanto intende Z. A furia di concentrarsi sul singolo albero, si perde di vista la foresta e si finisce per perdersi. A proposito di Occam.

  36. stephon Lug 18th 2019 at 01:18

    claudio costa
    Qualcuno di voi può dimostrare questo errore madornale?
    Te lo ha già segnalato Sylvie, citando la parte del commento dell’astronomo Michael Brown pubblicato direttamente su SciRep. L’assunto astronomico alla base del suo modello è sbagliato. Onde evitare le proverbiali rivolte nelle rispettive tombe da parte di Keplero e di Newton, è lei che deve spiegare come fa un corpo celeste come Giove ad esercitare un’attrazione gravitazionale su di un corpo di massa 1000 volte maggiore come il Sole ma non su un corpo di massa 300 volte minore come la Terra. Converrai che – per dirla con Sagan – affermazioni eccezionali come queste richiedono prove eccezionali. L’intera comunità di astronomi sono in trepidante attesa, là fuori.

    Quelle di Usoskin sono molto tecniche e non sono in grado di capirle,
    Peccato, perché centra un altro punto essenziale. E non è difficile capirlo. Come ribadisce lo stresso astronomo nei commenti su SciRep, il modello di Z. non riesce assolutamente a riprodurre le osservazioni (basate su proxy o dirette) sulla scala temporale centenario-millenaria. Ho poi notato che lo stesso Usoskin consiglia di effettuare una analisi wavelet su dati delle ricostruzioni solari più recenti e aggiornate su scala pluri-millenaria (come ti avevo consigliato l’altro ieri nei commenti sul mio blog) per fare emergere ed evidenziare in modo ancora più “sfacciato” l’inconsistenza dei cicli su cui si regge il modello della Z. Le periodicità, se ci sono, non sono per nulla stazionarie e perciò potrebbero essere il mero frutto del caso.

  37. alsarago58on Lug 18th 2019 at 10:07

    In generale, farei notare una cosa rispetto a queste “teorie alternative” sul cambiamento climatico: prima di enunciarle devono dimostrare che quanto si sa della fisica dell’atmosfera e dell’effetto dei gas serra sulla radiazione solare, è sbagliato.

    Infatti fisica dell’atmosfera e dei gas serra, spiegano bene quanto si è osservato dal 1850 in poi (al netto delle oscillazioni meteo-climatico-vulcaniche di breve periodo), e consentono di costruire modelli che ricostruiscono il passato e prevedono il futuro con buona approssimazione.

    Visto che una spiegazione ragionevole e funzionante c’è già, non si capisce bene perchè cercarne a tutti costi un’altra, se non per la “tigna” di volere a tutti costi essere i “nuovi Galileo” (o, in certi casi per altre ragioni meno nobili). E comunque, se proprio lo si vuole fare, prima si deve smontare la spiegazione precedente, dimostrando per esempio che tutti i ricercatori impegnati su questi temi, da Arrhenius in poi, avevano bevuto prima di mettersi al lavoro.

    Prima che qualcuno mi dica che “i modelli non funzionano”, ricordo che nel 1982 i ricercatori della Exxon (sì, proprio della Exxon! Fonte certo non accusabile di essere al servizio della lobby delle energie rinnovabili…), diramarono a uso interno una ricerca che, con i mezzi informatici e conoscenze più rudimentali degli attuali, era arrivata alla conclusione che di lì a 40 anni, continuando con il previsto uso di idrocarburi, in aria ci sarebbero state 415 ppm di CO2 e la temperatura media sarebbe stata di circa 1°C superiore al preindustriale.

    E per arrivare a questa conclusione di sorprendente precisione, non gli è servito scoprire oscuri cicli astrologico-climatici, sono bastate le banali leggi della fisica atmosferica….

  38. CLAUDIO COSTAon Lug 18th 2019 at 13:22

    @ Steph

    grazie per le risposte ( stupenda la metafora della foresta che è però a doppio taglio, per me vale anche per le antropiche)

    su Critiche a Zarkova 2019 di Usoskin: in effetti è singolare che Z. utilizzi ricostruzioni del 2010 e non quelle più recenti che sembrano non fittare (secondo Usoskin) per lo meno Z. dovrebbe spiegare perchè le ha scelte.

    su Giove e terra invece Z. risponde dice +-: Giove interviene sul sole ( e ne determina la SIM cioè i movimenti baricentrici) e interviene ovviamente anche sulla terra e ne determina ( con tutti gli gli altri pianeti e il sole) l ‘orbita già nota, lei dice che ne cambia i movimenti baricentrici in modo insignificante, ne cambia l’orbita che se non ci fosse Giove sarebbe del tutto diversa. Quindi il sole si muove per la SIM, la terra no, prosegue la sua orbita e quindi cambiano le distanze sole terra.

    viceversa vedi Ken Rice e Xylaria n 15 https://pubpeer.com/publications/3418816F1BA55AFB7A2E6A44847C24 per non cambiare distanza alla variazione del baricentro solare SIM la terra dovrebbe fare lo stesso movimento sul proprio baricentro, esattamente lo stesso, lo stesso cono, questo la Z dice che è sbagliato, anzi aggiunge ironizzando che l’affermazione è priva di logica, per me ( ma solo per me) è proprio impossibile perchè se fosse vero che Giove influenza anche i movimenti baricentrici della terra, lo farebbe comunque in modo molto diverso rispetto alla SIM del sole perchè le distanze e le masse sono enormemente diverse.
    Tu sai se qualcuno ha dimostrato questi movimenti baricentrici della terra, questi coni? chiamiamoli TIM del tutto simili a quelli del sole SIM: esistono? e sono uguali a quelli del sole? (condizio sine qua non per non avere variazioni della distanza tra sole e terra alla SIM.)
    Chi asserisce, tra cui si è aggiunto il buon Gavin Schmidt, che la distanza sole terra non cambia alla SIM dovrebbe dimostrarlo: ancora non ho visto nulla.

  39. CLAUDIO COSTAon Lug 18th 2019 at 13:39

    @ Steph

    tra Zharkova e Usoskin penso siano ormai ai coltelli, hai letto la replica peer review della Z? del resto la Z nei commenti su pubpeer non è nè simpatica, nè corretta, ironizza, li provoca, non dà risposte chiare ecc ecc anzi fa di peggio dice che i dati li darà solo a persone fidate (su questo deludente)

    sulla metafora della foresta, visto il tema del post, te la rigiro così: accorgersi, dopo aver tagliato milioni di piante per produrre bioenergie ( quali esse siano), deforestando milioni di ettari da coltivare a bioenergie nel nome della necessaria e impellente mitigazione, che l’efficacia della stessa mitigazione non solo è infinitesimale ma è stata anche dannosa: vedi biogas che inquina 10 volte più del carbone.

  40. Sylvie Coyaudon Lug 18th 2019 at 16:42

    C. Costa,

    lei insiste nel ripetere cose non solo fuori tema, ma palesemente sbagliate. Se vuol sapere quali, le basta cliccare sul mio nome.

    eventuali interessati,

    la direzione di Scientific Reports sta indagando per capire come mai Valentina Zharkova, che fa parte del comitato editoriale, abbia pubblicato i propri strafalcioni.

  41. Noahon Lug 18th 2019 at 17:40

    @Alsarago58 “ farei notare una cosa rispetto a queste “teorie alternative” sul cambiamento climatico: prima di enunciarle devono dimostrare che quanto si sa della fisica dell’atmosfera e dell’effetto dei gas serra sulla radiazione solare, è sbagliato.” E’ una necessità che non si pone. Rileggendo le sue repliche e di Steph, oltre all’ultima di Sylvie Coyaud, mi è tornata in mente una frase lapidaria con cui la giornalista americana Salena Zito descrisse il rapporto tra Trump e la stampa “‘la stampa prende Trump alla lettera, ma non sul serio; i suoi sostenitori lo prendono sul serio, ma non alla lettera’. Quel che conta nelle ricerche “fine-della-teoria-AGW” non è l’affidabilità, fuori portata per buona parte degli estimatori, è la visibilità. Come Trump, alimentata in buona parte dalle attenzioni dei propri detrattori.

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