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L’esperto di energia che fa errori madornali sul cambiamento climatico

Da un autore di molti studi su questioni energetiche ed ambientali ci si aspetterebbe la conoscenza delle basi del ciclo del carbonio e dei cambiamenti climatici. E invece…

Fra i tanti (troppi) che sui quotidiani e in televisione hanno scritto e detto errori e falsità sul tema dei cambiamenti climatici, uno dei casi più strani è quello di Davide Tabarelli, fondatore e Presidente di NE – Nomisma Energia, società di ricerca sull’energia e l’ambiente, membro dell’Advisory Board dell’ENI sulla transizione energetica, consulente e membro in passato di molte commissioni ministeriali e docente del “Laboratory of environmental engineering and energy economics” all’Università di Bologna.

Visto il curriculum  ci si aspetterebbe la conoscenza delle basi; invece nell’articolo “Clima, serve una svolta senza catastrofismi” pubblicato su Il Mattino del 29 settembre 2019, nonché in un’intervista alla trasmissione Frontiere di RAI1 del 21 ottobre, Tabarelli ha scritto e detto una serie di errori madornali su aspetti basilari dei cambiamenti climatici.

La causa dell’aumento di CO2

Secondo Tabarelli: “Nessuno può negare il riscaldamento del clima degli ultimi decenni e nessuno può essere negazionista sul clima, ma sulle cause qualche interrogativo è scontato.” Appena prova a spiegare gli interrogativi, commette errori clamorosi.

Dopo aver esagerato le emissioni di CO2 emesse dalle attività umane, ogni anno “quasi 50 miliardi di tonnellate totali emesse dall’uomo” (il 2018 ha battuto il record con 41,5±3 miliardi) Tabarelli scrive che “serve allora chiedersi quanto è l’ammontare totale di CO2 che viene emesso in atmosfera da fonti naturali, valore che è superiore da 5 a 10 volte quella umana. Di questa CO2 e delle sue origini si capisce, e si misura, molto poco, perché deriva dai cicli degli oceani, che coprono i tre quinti del pianeta, dagli assorbimenti delle piante, dalle emissioni naturali della crosta terreste, dalle eruzioni dei vulcani”.

Ora, che si capisca e si misuri “molto poco” dei flussi naturali di CO2, è una cosa davvero difficile da sostenere. Forse Tabarelli non ha mai letto niente su questi temi, ma la comunità scientifica quantifica questi flussi da parecchi decenni, e su questo ha pubblicato decine di migliaia di articoli. Basta aprire  il capitolo sul Ciclo del Carbonio dell’ultimo rapporto di valutazione dell’IPCC per rendersi conto dell’enormità scritta.

Il peggio però deve ancora arrivare. Continua infatti Tabarelli: “Vero è che le misurazioni della CO2 nell’atmosfera indicano un repentino aumento delle concentrazioni negli ultimi decenni, in linea con la crescita della combustione di fossili, ma correlazione non è causalità”.

Non è causalità”?!? E cosa sarà mai stato ad aumentare la CO2 atmosferica? Che ci sia una causalità diretta fra l’aumento delle emissioni in atmosfera e l’aumento delle concentrazioni di CO2 è certo. Non solo perché c’è anche l’impronta isotopica sul carbonio che sta in atmosfera (vedi anche qui o qui in italiano), ma perché non esistono altri fattori che possano aver portato in atmosfera tutto questo carbonio. Negare questa realtà richiede di non aver capito un fatto elementare.

Sembra incredibile che un esperto di energia e di combustibili fossili non sappia quanto piccole sono le incertezze sui motivi dell’aumento di CO2 in atmosfera, come ben spiegato dal Carbon Budget del Global Carbon Project (qui la pubblicazione e qui le slide, la 75 è qui a fianco); senza dimenticare che in atmosfera è rimasta solo una parte (circa il 42%) della CO2 emessa dalle attività umane.

 

I modelli climatici, questi sconosciuti

Secondo Tabarelli, “tutti i modelli, che definiscono gli scenari apocalittici, si concentrano su questo andamento di crescita senza poter inserire l’enorme complessità degli altri fattori naturali. Così, poca attenzione viene dedicata al principale gas serra, il vapore acqueo, che è presente in atmosfera per circa il 30% del totale e sulle cui dinamiche anche qui è difficile capire quello che accade…

La complessità dei flussi naturali di CO2 è indubbiamente tanta, ma invocarla per modelli “che definiscono scenari apocalittici” è un modo per mistificare. Non si capisce perché i modellisti climatici dovrebbero concentrarsi sull’andamento della CO2 atmosferica senza dedicare attenzione ai flussi naturali di CO2 o al vapore acqueo, che si dice essere presente “per circa il 30% del totale” (senza dire il totale di cosa… sarebbe 10 volte meno se si riferisse alla composizione dell’atmosfera e più del doppio se riguardasse i soli gas serra). Che gli scienziati siano degli incapaci? O vogliono costruire gli “scenari apocalittici”? Non è dato saperlo.

Altri errori seguono quando Tabarelli prova a spiegare altri presunti errori o incapacità dei modelli “prima che dai gas, la temperatura nell’atmosfera è determinata soprattutto dai raggi del sole che variano sensibilmente nel tempo. Per quanto i modelli usati per prevedere il futuro del clima siano diventati più potenti rispetto al passato, rimangono enormemente lontani dal poter catturare la complessità di quello che accade già oggi nell’atmosfera, figuriamoci nell’arco dei prossimi decenni o secoli”.

La variabilità della radiazione solare è ben nota, e tutte le linee di evidenza concordano nel ritenerla una causa del tutto secondaria per quanto riguarda le recenti variazioni delle temperature degli ultimi decenni. O in termini diversi: è impossibile che un calo dell’attività solare causi un aumento della temperatura terrestre. No, non sono i modelli a non capire questi fattori, è Tabarelli che non capisce i modelli.

 

Le cause del riscaldamento globale

Nell’intervista andata in onda a Frontiere (RA1) del 21 ottobre 2019, Tabarelli ha ribadito più o meno gli stessi concetti dell’articolo, attribuendo all’IPCC delle sue tesi infondate: “Gli stessi scienziati dell’ONU, dell’IPCC, dicono chiaramente che c’è molta incertezza, usano sempre il condizionale: potrebbe essere causato dall’uomo, però abbiamo molti altri fattori che non abbiamo misurato, che facciamo fatica a capire, ad esempio l’acqua, il vapore acqueo, l’inclinazione della terra, le macchie solari, sono tutti elementi che fanno fatica ad essere compresi e finire nei modelli, pertanto il rischio della CO2 esiste, ma non è l’unico fattore”.

L’IPCC non dice affatto che non misura quei fattori o che fa fatica a capirli. Nell’attribuire alle attività umane la responsabilità del cambiamento climatico. l’IPCC non usa il condizionale. Nel Sommario per i decisori politici del Quinto rapporto di valutazione ha scritto invece in grande evidenza (punto D3) che “È estremamente probabile che l’influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento osservato sin dalla metà del XX secolo”. Citare “l’inclinazione dell’asse terrestre” come una possibile causa delle variazioni climatiche significa non avere un’idea delle scale temporali del problema climatico. Le oscillazioni dell’asse terrestre sono in grado sì di influire sulle temperature globali, ma su scale temporali di decine di migliaia di anni, non certo di decenni o secoli.

 

Le tranquillizzazioni che spaventano

Il finale dell’articolo è un classico del negazionismo climatico, “la CO2 è un mattone della vita”, luogo comune da cui abbiamo invitato a diffidare in un post di 9 anni fa.

Per tranquillizzare i “milioni di ragazzi che erano nelle piazze,” Tabarelli scrive infine che “La CO2 in sostanza, oltre ad essere un potente gas serra, è un fertilizzante per la vita sulla terra e questo potrebbe, nella peggiore delle ipotesi, essere di molto aiuto nel ripristinare un equilibrio attraverso più vegetazione sulla terra”.
Peggiore delle ipotesi?!? A parte che non è detto che, in un mondo più caldo, il carbonio fissato dalla vegetazione aumenti di pari passo con la concentrazione di CO2 (vedi qui e qui), ma cosa succederebbe nella migliore delle ipotesi? Che le temperature diminuiranno da sole per miracolo, contraddicendo più di un secolo di scienza del clima?

 

Insomma, davvero un trash scientifico, lessicale, logico. Se chi vuole tranquillizzare è ridotto a usare questi argomenti, allora è davvero il caso di essere molto, molto preoccupati.

 

Testo di Stefano Caserini, con contributi di Sylvie Coyaud

29 responses so far

29 Responses to “L’esperto di energia che fa errori madornali sul cambiamento climatico”

  1. Roboon Nov 4th 2019 at 18:41

    Non é che, al di là di specifici interessi nella questione, sussiste anche il fatto che pochi capiscono realmente di modelli climatici e invece sono in molti quelli che vogliono dire la loro?

  2. Paolo C.on Nov 4th 2019 at 18:58

    https://oilprice.com/Energy/Energy-General/Oil-Majors-Are-Ignoring-Climate-Targets.html

    Credo che le motivazioni siano evidenti.

  3. Giovanni dittaon Nov 5th 2019 at 07:22

    È davvero desolante apprendere che tra i seguaci di Trump ci sia gente “titolata”…

  4. Antonioon Nov 5th 2019 at 09:40

    Giovanni, non mi sembra che sia un seguace di Trump, queste semplificazioni non aiutano. Trovo incredibile che un famoso consulenti di ministeri e aziende dica robe di questo tipo.. se gli azionisti Eni sanno he hanno questa gente nel board secondo me non sono contenti

    @ Robo: concordo.

  5. Vittorio Marlettoon Nov 5th 2019 at 13:32

    E’ un simpatico e pericoloso chiacchierone sparaballe senza vergogna, molto amato per questo dai suoi padroni (tutti spacciatori di energia fossile).

  6. Noahon Nov 6th 2019 at 00:22

    Capisco il voler essere sarcastici, ma trovo utile ricordare i limiti della netiquette. Anche davanti alle affermazioni più improbabili, rimane il principio del rispetto dell’interlocutore.

  7. homoereticuson Nov 5th 2019 at 13:41

    “Inizia la carriera nell’energia all’università nel 1985 con una tesi sui mercati del petrolio con la quale consegue la laurea in economia con lode. ”

    a beh, sem a post, uno scienziato
    (dopo non chiedetemi perchè la mia stima per gli economisti (*) è anticorrelata all’andamento crescita dei gas serra e delle temperature)

    (*) con eccezioni ovviamente

  8. Giannion Nov 6th 2019 at 17:30

    Gli errori dei “titolati” e sopratutto di quelli che vengono fatti parlare servono ad “oscurare” che la lotta ai mutamenti climatici si fa “solo” con la ristrutturazione del Sistema Energetico, sia lato consumi finali che Fonti Primarie. Non è un caso che la Mobilità Elettrica , fondamentale per il processo di transizione energetica verso le Fonti Rinnovabili sia stata relegata ad un ruolo marginale oscurando completamente tutti i progetti di eMobility di Massa https://www.linkedin.com/pulse/cosa-lega-greta-thumberg-e-la-mobilit%C3%A0-elettrica-di-massa-velato/

  9. Artùon Nov 7th 2019 at 13:23

    Che andate trovando da un “esperto” che è nell’Advisory Board dell’ENI ?

  10. Sylvie Coyaudon Nov 7th 2019 at 15:25

    Artù,

    sembra che agli azionisti importi – come scrive Antonio – dopotutto la Exxon è sotto processo, accusata di aver raccontato le stesse favole ai suoi.

  11. Noahon Nov 7th 2019 at 17:25

    I processi in corso sono sicuramente uno dei buoni motivi per cui nessuna “BigOil” ci tiene a presentarsi come negazionista, o ad essere associata a negazionisti. Non quando nascondere i rischi e le conseguenze delle proprie attività può portare a risarcimenti milionari.  Gli azionisti sono una delle prime parti in causa, ma non solo. L’esperienza delle BigTobacco ha insegnato. La reazione di alcune ad uno studio sulle attività di lobbying in Europa è eloquente. E’ anche il motivo per cui, secondo me, le accuse di sponsorizzazione vanno debitamente soppesate. Rimane un ampio margine per l’iniziativa individuale.

  12. Armandoon Nov 11th 2019 at 09:18

    Nella posizione di Tabarelli non c’è nulla di strano.
    Da 25 anni i giornali (che contrariamente alle apparenze sono, se sono sempre stati, tutti negazionisti) ripetono come un mantra che: sì, le temperature sono aumentate, sì, in effetti riversiamo tonnellate di gas serra nell’atmosfera MA PERO’ quali saranno gli effetti nel lungo periodo non potremo saperlo perché i MODELLI non sono, per loro natura, affidabili, perché appunto sono SEMPLICI MODELLI, sono una FALLIBILE riproduzione della realtà, sono appunto MODELLI.
    Se i modelli sbagliano, è irrilevante andare a vedere come sono costruiti, le ipotesi su cui funzionano, la qualità dei dati che vi sono stati inseriti, la loro capacità previsionale, eventuali corroborazioni in seguito all’esperienza (che ci sono state; visto che sono più di trent’anni che queste ipotesi sono state elaborate.)
    La posizione di Tabarelli è solo ed esclusivamente una posizione POLITICA. Dei modelli, dei dati, dell’effetto serra, delle conseguenze, non gliene importa nulla e non gliene è mai importato.
    E’ così in tutte le questioni rilevanti.
    E’ così in economia.
    Pensate che chi scrive o parla di economia sui media l’abbia studiata? Abbia elaborato un’idea sua?
    Pensate che quando un economista viene invitato a parlare dica quello che pensa?
    Se lo fa, non viene più chiamato. Anche perché ce ne sono cento in fila disposti a dire quello che la testata si aspetta che dica.

    PS. Complimenti per il sito. Cercherò di seguirlo di più perché merita.

  13. Noahon Nov 11th 2019 at 12:30

    Sul sito del primo quotidiano economico italiano può capitare di leggere anche articoli così: https://www.ilsole24ore.com/art/climate-change-tegola-sull-italia-2050-costera-l-8percento-pil-AClOm4w. Evidentemente, la posizione tranquillizzante di Tabarelli non è del tutto condivisa.

  14. Armandoon Nov 11th 2019 at 16:04

    Ehm, mi sembra un articolo assurdo. Non spiega quale sarebbe la connessione fra crescita economica e temperatura. Parla addirittura di perdita di Pil, non di minore crescita nel tempo. Dell’8% poi. Può sembrare una articolo che prenda sul serio il cambiamento climatico, ma non è così. È solo un articolo terroristico, come ne sfornano ogni giorno, sulle pensioni, sul debito pubblico, sui dazi. Sempre, solo terrorismo psicologico. Non fanno altro. Poi, nelle altre pagine inneggiano alla crescita del PIL, cioè dei consumi e quindi delle emissioni, e di come sarebbe bello liberalizzare i commerci in modo che ogni bene viaggi decine di migliaia di chilometri prima di raggiungere il destinatario finale.

  15. Noahon Nov 11th 2019 at 18:39

    Mi chiedo come si fa a prendere sul serio il cambiamento climatico ed ottenere previsioni rassicuranti.

  16. alsarago58on Nov 11th 2019 at 17:54

    Armando, se il problema sono modelli che non funzionano e previsioni sballate sul futuro, con drammatiche conseguenze sulla popolazione, direi che gli ultimi che possono criticare in merito siano gli economisti…

  17. Paolo C.on Nov 11th 2019 at 22:07

    Bisogna vedere prima di tutto cosa resterà nel 2050 dell’attuale sistema economico. Altro che PIL.

  18. Noahon Nov 11th 2019 at 22:36

    Eviterei di arrivare al quinto livello del negazionismo climatico: lasciamo perdere, è troppo tardi, il tracollo ci attende. Almeno, lo lascerei ad altri: https://www.theguardian.com/environment/climate-consensus-97-per-cent/2018/oct/08/the-trump-administration-has-entered-stage-5-climate-denial.

  19. Paolo C.on Nov 12th 2019 at 00:24

    Non era mia intenzione, mi riferivo alla tenuta del sistema economico alla luce del sempre più ingente debito globale (l’ultima stima – ottimistica – del FMI sul rapporto debito/PIL mondiale mi pare fosse al 226%..).

  20. Armandoon Nov 12th 2019 at 09:55

    Rispondendo anche a Noah, le notizie economiche sono quasi sempre non notizie. Quello che conta nelle notizie economiche non è l’oggetto della notizia, ma lo scopo, che è nel 99% dei casi spaventare, e il sottotesto, cioè ciò che l’autore vuole ottenere sul piano politico ideologico (più austerità, di solito) o più eminentemente pratico (far passare una determinata misura.)
    Riguardo al debito, forse non sapete che il 95% della moneta è creata dalle banche. La moneta è una moneta-debito. (Sono esclusi il circolante e i depositi delle Banche presso la Banca Centrale, definiti appunto High Powered Money.)
    Inoltre, parlare di debito rispetto al PIL non ha molto senso: il debito è uno stock, il PIL è un flusso. Se poi non si entra nello specifico di che tipo di debiti parliamo.
    L’articolo sul calo del PIL dell’8% per l’effetto serra, a parte che è una sciocchezza, non è un articolo sul riscaldamento globale, è uno dei tanti articoli di terrorismo economico che vengono sfornati a getto continuo, usando qualunque pretesto capiti sotto tiro, in questo caso l’ambiente, ma può essere l’insonnia, il mal di schiena, l’aumento dei divorzi… Tutto ciò insomma che mette in pericolo il nostro futuro e che, quindi, ci vede nella necessità di tagliare le spese sociali.

  21. albertoon Nov 12th 2019 at 12:20

    Intanto mentre si disquisisce di economia, le azioni concrete delle prime 20 economie mondiali, le quali tra l’ altro emettono la maggioranza assoluta dei GHG, continuano ad essere inadeguate
    https://germanwatch.org/en/17200

  22. Paolo C.on Nov 12th 2019 at 12:30

    Cito giusto il paragrafo “Economy” dall’ultimo appello degli scienziati:

    https://academic.oup.com/bioscience/advance-article/doi/10.1093/biosci/biz088/5610806

    Excessive extraction of materials and overexploitation of ecosystems, driven by economic growth, must be quickly curtailed to maintain long-term sustainability of the biosphere. We need a carbon-free economy that explicitly addresses human dependence on the biosphere and policies that guide economic decisions accordingly. Our goals need to shift from GDP growth and the pursuit of affluence toward sustaining ecosystems and improving human well-being by prioritizing basic needs and reducing inequality.

    Tutto molto bello, ma magari se iniziavamo prima avevamo più speranze di riuscire limitando i danni.

  23. Noahon Nov 12th 2019 at 19:58

    Armando, se legge con un pò più di attenzione l’articolo che ha così poco apprezzato, scoprirà che sta divulgando uno studio fatto da specialisti in materia di costi sociali del carbonio, Massimo Tavoni e Francesco Bosello della Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici, non di specialisti sul terrorismo a buon mercato su dazi e mal di schiena. Pensa siano sciocchezze? grazie, sono interessato ad una dimostrazione, loro forse anche di più. Se proseguirà nella lettura dei post di questo sito che ha dimostrato di apprezzare, scoprirà che quelli che gridano “Basta catastrofismi” tendono a trattare ben poco seriamente il cambiamento climatico di origine antropica, piuttosto a negarlo. Come, guarda caso, il prof di cui tratta questo articolo. Giustamente un altro commento ricordava che buttarla sul generico non paga, come ritenere che tutti gli economisti siano mossi da secondi fini e tutti inaffidabili, evidentemente per lei anche quando scrivono cose opposte, tipo quelli che ho sopra citato e Tabarelli. Peccato, perché questo significa non essersi accorti che, se si cerca un economista non spaventevole che possa sostenere che il cambiamento climatico fa crescere le piante, e magari anche il PIL, Tabarelli ha sicuramente le credenziali giuste.

  24. alsarago58on Nov 13th 2019 at 09:28

    Off topic, ma di interesse

    L’AI può rendere i modelli climatici più veloci, economici e precisi

    https://www.sciencedaily.com/releases/2019/11/191112164947.htm

  25. Noahon Nov 13th 2019 at 09:35

    Averne di off topic così

  26. alsarago58on Nov 14th 2019 at 18:10

    A proposito di presunti catastrofismi: questo dato andrebbe messo sulle bandiere dei movimenti per la lotta ai cambiamenti climatici, perchè mi pare una dimostrazione inconfutabile degli effetti immediati, non fra 100 anni…, sul meteo del cambiamento climatico, e della gravità delle conseguenze.

    L’acqua alta a livelli allarmanti (ossia sopra i 140 centimetri sullo zero idrografico registrato alla Punta della Salute, che comporta l’allagamento di oltre il 90% della città) ha invaso Venezia 23 volte in un secolo, dal 1923 a oggi: una media di poco più di una volta ogni cinque anni. Delle 23 maree record complessive, 13 si sono registrate negli ultimi 19 anni, ultima quella di ieri sera, che ha toccato quota 187 centimetri. I dati del rilevamento del Centro maree veneziano dimostrano l’aggravarsi del fenomeno, complice il combinato disposto di eustatismo e subsidenza (ossia l’innalzamento medio del livello del mare e contemporaneamente il progressivo sprofondamento della città). Dieci episodi in 80 anni, 13 nei restanti 19.

    Dubito che l’orbita lunare siano cambiata e lo sprofondamento di Venezia sia accelerato di colpo dal 2000 in poi…dietro a questo intensificarsi di acque alte ci deve essere un altro fattore… ma quale sarà mai?

  27. Franco Battagliaon Nov 15th 2019 at 10:39

    https://koenig2099.wordpress.com/2019/11/10/lo-scienziato-padre-del-riscaldamento-globale-ammette-infine-che-la-teoria-e-sbagliata/?fbclid=IwAR2NKIvfynPfFcd4u91MQGG8LPCrmJD12BJLCn9tbx_qi7fNAZdC7E_7DLM

  28. Stefano Caserinion Nov 15th 2019 at 11:16

    @ Franco Battaglia

    Ma argomentazioni scientifiche proprio non riesce a produrne? Come è possibile che non si renda conto da solo di come quanto scritto in quel post, a partire dal titolo che non corrisponde al contenuto, sia la solta solfa, le solte balle a cui da tempo la comunità scientifica ha risposto? (vedi https://www.climalteranti.it/2017/12/10/con-quale-precisione-i-modelli-climatici-hanno-previsto-il-riscaldamento-globale/)
    Questa è solo disinformazione di bassa lega.

    A proposito, è passato più di un mese da quanto le è stata posta la seguente domanda: la sua collaborazione con l’Heartland Institute, in generale o per il rapporto NIPPC, è stata gratuita, oppure è stata in qualche modo remunerata, anche con rimborsi spese?
    Siccome è stato dimostrato che l’Heartland Institute è stata all’origine di campagne di disinformazione sul tema del clima, sarebbe utile per i lettori di questo blog sapere se è stato e/o è tutt’ora pagato da H.I. per propagandare le sue inconsistenti tesi sul cambiamento climatico, fra cui quel pietoso link che ha appena messo.
    Attendiamo risposta, grazie.

  29. Franco Battagliaon Nov 15th 2019 at 11:43

    @SC
    su Hansen: ha ragione lei… pardon…

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