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Appello degli scienziati del mondo sull’emergenza climatica

Pubblichiamo la traduzione dell’appello uscito su Bioscience, sottoscritto da più di 11.000 scienziati da 153 paesi (elenco qui). Una sintesi efficace delle tante solide conoscenze scientifiche sul tema del cambiamento climatico, riassunte in una serie di grafici che mostrano l’inequivocabile andamento degli effetti delle attività umane e delle risposte del sistema climatico.

Gli scienziati hanno l’obbligo morale di avvertire chiaramente l’umanità di ogni minaccia catastrofica e di dire le cose come stanno. Sulla base di questo obbligo e degli indicatori grafici presentati di seguito, insieme a oltre 11.000 scienziati firmatari da tutto il mondo, dichiariamo in modo chiaro e inequivocabile che il pianeta Terra sta affrontando un’emergenza climatica.

Esattamente 40 anni fa, scienziati di cinquanta nazioni si incontrarono alla Prima Conferenza mondiale sul clima (nel 1979 a Ginevra) e concordarono che, nei cambiamenti climatici, tendenze allarmanti richiedevano di agire d’urgenza. Da allora, allarmi simili sono stati lanciati con il Vertice di Rio nel 1992, il Protocollo di Kyoto nel 1997 e l’Accordo di Parigi nel 2015, così come messaggi da decine di altri incontri mondiali e da parte di svariati scienziati hanno avvertito che i progressi erano insufficienti (Ripple et al. 2017). Tuttavia, le emissioni di gas serra (GHG) continuano ad aumentare rapidamente, con effetti sempre più dannosi per il clima terrestre. Serve incrementare immensamente gli sforzi per conservare la nostra biosfera, per evitare che la crisi climatica provochi sofferenze indicibili (IPCC 2018).

Gran parte del dibattito pubblico sul cambiamento climatico si basa soltanto sulla media della temperatura alla superficie del globo, una misura insufficiente per cogliere la portata delle attività umane e i reali pericoli derivanti da un pianeta in riscaldamento (Briggs et al. 2015). Ora politici e cittadini hanno urgente bisogno di una serie di indicatori che comunichino gli effetti delle attività umane sulle emissioni di gas serra e i loro impatti sul clima, sul nostro ambiente e sulla società. Partendo da lavori preesistenti (cfr. materiale supplementare S2), presentiamo in successione i “segni vitali” del cambiamento climatico negli ultimi 40 anni, valutati per le attività umane che possono influenzare le emissioni di gas serra e modificare il clima (figura 1) e per gli impatti climatici già avvenuti (figura 2). Usiamo solo insiemi di dati rilevanti, chiari, facilmente comprensibili, raccolti sistematicamente almeno negli ultimi 5 anni e aggiornati almeno una volta all’anno.

 

Figura 1 Indicatori di attività umane che possono influire sulle emissioni di gas serra o sui cambiamenti climatici, dal 1979 ad oggi.

Questi indicatori sono collegati almeno in parte ai cambiamenti climatici. Nel pannello (f), la perdita annuale di copertura vegetale può essere dovuta a qualsiasi motivo (ad es. incendi, raccolte in piantagioni alberate o conversione di foreste in terreni agricoli). L’incremento forestale non è coinvolto nel calcolo della perdita della copertura vegetale. Nel pannello (h), l’idroelettricità e l’energia nucleare sono mostrate in figura S2. Le tariffe mostrate nei pannelli sono le variazioni percentuali per decennio su tutte le serie storiche. I dati annuali sono mostrati con punti grigi. Le linee nere sono linee di tendenza smussate per regressione locale. Abbreviazione: Gt oe all’anno, gigatonnellate di petrolio equivalente all’anno. Fonti e dettagli aggiuntivi su ciascuna variabile sono forniti nell’Allegato S2 (materiale supplementare), inclusa la tabella S2.

 

 

Figura 2 Indicatori di impatti climatici reali
Serie storiche delle risposte climatiche dal 1979 ad oggi. Le variazioni mostrate nei pannelli sono le percentuali di variazione decennali per tutta la serie temporale. Queste percentuali sono in termini percentuali, ad eccezione delle variabili di intervallo (d, f, g, h, i, k), in cui sono invece riportate le variazioni in somma. Per l’acidità dell’oceano (pH), il rateo percentuale si basa sulla variazione dell’attività degli ioni idrogeno, aH+ (valori di pH più bassi significano maggiore acidità). I dati annuali sono mostrati con punti grigi. Le linee nere sono linee di tendenza smussate per regressione locale. Fonti e dettagli aggiuntivi su ciascuna variabile sono forniti nell’Allegato S2 (materiale supplementare), inclusa la tabella S3.

 

La crisi climatica è strettamente legata ai consumi eccessivi di uno stile di vita benestante. I paesi più ricchi sono i principali responsabili delle emissioni di gas serra e in generale hanno le emissioni pro capite più elevate (tabella S1). Consapevoli dei molti sforzi messi in atto da singole regioni e paesi, quelle che mostriamo in questo articolo sono tendenze generali, prevalentemente alla scala globale. I nostri “segni vitali” sono progettati per essere utili al pubblico, ai decisori politici, al mondo imprenditoriale, e a coloro che lavorano per attuare l’Accordo di Parigi sul clima, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e gli Obiettivi di Aichi sulla Biodiversità.

I segnali profondamente preoccupanti delle attività umane comprendono l’aumento sostenuto della popolazione umana e di quella degli animali da allevamento, la produzione pro-capite di carne, il prodotto interno lordo, la perdita globale di copertura arborea, il consumo di combustibili fossili, il numero di passeggeri dei voli aerei, le emissioni di anidride carbonica (CO2), e le emissioni pro-capite di CO2 a partire dall’anno 2000 (figura 1). Segnali incoraggianti riguardano invece la diminuzione dei tassi globali di fertilità (figura 1b), la deforestazione rallentata nell’Amazzonia brasiliana (figura 1g), il maggior consumo di energia solare ed eolica (figura 1h), il disinvestimento delle istituzioni nei combustibili fossili per oltre 7 mila miliardi di dollari USA (figura 1j), e la parte delle emissioni di gas serra interessata dal carbon pricing (figura 1m). Tuttavia, il declino dei tassi di fertilità umana è rallentato sostanzialmente negli ultimi vent’anni (figura 1b), e di recente la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana ha ripreso ad aumentare (figura 1g). Il consumo di energia solare ed eolica è aumentato del 373% per decennio, ma nel 2018 era ancora 28 volte inferiore rispetto a quello dei combustibili fossili (somma di gas, carbone e petrolio; figura 1h). Nel 2018, circa il 14% delle emissioni globali di gas serra era coperto da schemi di carbon pricing (figura 1m), ma il prezzo medio globale per tonnellata di anidride carbonica (ponderato sulla proporzione di emissioni) era di soli 15,25 dollari USA (figura 1n). È necessaria una tassa sul carbonio molto più elevata (IPCC 2018, sezione 2.5.2.1). I sussidi annuali per i combustibili fossili alle aziende energetiche hanno subìto diverse fluttuazioni e, a causa di un recente picco, nel 2018 hanno superato i 400 miliardi di dollari USA (figura 1o).

Particolarmente preoccupanti sono i concomitanti andamenti dei “segni vitali” degli impatti climatici (figura 2). Tre abbondanti gas serra (CO2, metano e protossido di azoto) aumentano tuttora in atmosfera (cfr. figura S1 per un forte picco della CO2 del 2019), così come la temperatura superficiale globale (figure 2a-2d). Il ghiaccio sta scomparendo ovunque rapidamente, come dimostra la riduzione dell’estensione minima di ghiaccio estivo nell’oceano artico, della calotta glaciale in Groenlandia e in Antartide, e dello spessore dei ghiacciai in tutto il mondo (figura 2e-2h). Il contenuto di calore degli oceani, l’acidità degli oceani, il livello del mare, le aree incendiate negli Stati Uniti, il numero di eventi meteorologici estremi e i relativi danni economici sono tutti in aumento (figure 2i-2n). Si prevede che i cambiamenti climatici avranno un notevole impatto sulla vita marina, d’acqua dolce e terrestre: dal plancton ai coralli, fino ai pesci e alle foreste (IPCC 2018, 2019). Tutte queste osservazioni evidenziano la necessità di agire con urgenza.

Malgrado 40 anni di negoziati globali per il clima globale, con poche eccezioni, l’umanità ha continuato a svolgere le proprie attività come se niente fosse e, in gran parte, non è riuscita ad affrontare la situazione (figura 1). La crisi climatica è arrivata e sta accelerando più di quanto la maggior parte degli scienziati si aspettava (figura 2, IPCC 2018). È più grave del previsto, e minaccia gli ecosistemi naturali e il destino dell’umanità (IPCC 2019). Particolarmente preoccupanti sono i potenziali punti di non-ritorno del clima e i meccanismi naturali che si auto-rinforzano (feedback atmosferici, marini e terrestri), e che potrebbero condurre a una “Hothouse Earth” fuori dal controllo dell’umanità (Steffen et al. 2018). Tali reazioni climatiche a catena potrebbero devastare significativamente ecosistemi, società ed economie, rendendo potenzialmente inabitabili vaste aree della Terra.

Per garantire un futuro sostenibile dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere, così da migliorare i “segni vitali” riassunti nei nostri grafici. La crescita economica e la crescita della popolazione sono tra le principali cause dell’aumento delle emissioni di CO2 derivanti da combustibili fossili (Pachauri et al. 2014, Bongaarts e O’Neill 2018); quindi, abbiamo bisogno di attuare trasformazioni coraggiose e drastiche nelle nostre politiche economiche e demografiche. Suggeriamo – senza un ordine particolare – sei strategie di importanza critica collegate tra loro, che i governi, gli imprenditori e il resto dell’umanità possono compiere per attenuare gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici. Sono passi importanti, ma non sono le uniche azioni necessarie o possibili (Pachauri et al. 2014, IPCC 2018, 2019).

Energia

Il mondo deve realizzare rapidamente pratiche diffuse di efficienza e risparmio energetico, e deve sostituire i combustibili fossili con energie rinnovabili a basse emissioni di carbonio (figura 1h) e con altre fonti di energia più pulita, se sicure per gli esseri umani e per l’ambiente (figura S2). Dovremmo lasciare le scorte rimanenti di combustibili fossili nel sottosuolo (cfr. le tempistiche indicate dall’IPCC 2018) e perseguire con cautela sistemi efficaci di emissioni negative, con tecnologie quali l’estrazione del carbonio alla fonte, la sua cattura dall’aria e, soprattutto, migliorare quella dei sistemi naturali (vedi sezione “Natura”). I paesi più ricchi devono sostenere le nazioni più povere nella transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili. Dobbiamo eliminare rapidamente i sussidi per i combustibili fossili (figura 1) e utilizzare politiche efficaci ed eque per aumentare gradualmente il prezzo del carbonio così da limitarne l’uso.

Inquinanti di breve durata

Dobbiamo ridurre rapidamente le emissioni di inquinanti climatici di breve durata, tra cui metano (figura 2b), black carbon (fuliggine) e idrofluorocarburi (HFC). Questa azione di riduzione potrebbe rallentare i feedback climatici nei prossimi decenni e ridurre il riscaldamento a breve termine di oltre il 50%, salvando milioni di vite umane e aumentando la resa dei raccolti grazie alla riduzione dell’inquinamento atmosferico (Shindell et al. 2017). Siamo a favore dell’emendamento di Kigali del 2016 al protocollo di Montréal per la riduzione graduale degli HFC.

Natura

Dobbiamo proteggere e ripristinare gli ecosistemi terrestri. Fitoplancton, barriere coralline, foreste, savane, praterie, aree umide, torbiere, suoli, mangrovie e alghe contribuiscono enormemente al sequestro della CO2 atmosferica. Le piante, gli animali e i microrganismi marini e terrestri hanno un ruolo importante nel ciclo e nello stoccaggio del carbonio e delle sostanze nutritive.

Dobbiamo ridurre rapidamente la perdita di habitat e di biodiversità (figura 1f-1g) proteggendo le foreste primarie e intatte rimanenti, soprattutto quelle con elevate riserve di carbonio e capaci di sequestrarlo rapidamente (“proforestazione”), e dobbiamo incrementare la riforestazione e l’afforestazione su enorme scala ovunque sia possibile. Nonostante la disponibilità di terre abbia dei limiti, le soluzioni climatiche basate sulla natura (Griscom et al. 2017) potrebbero generare fino a un terzo delle riduzioni delle emissioni richieste dall’Accordo di Parigi per l’anno 2030 (con un riscaldamento limitato a 2°C).

Cibo

Mangiare prevalentemente alimenti di origine vegetale e ridurre il consumo globale di prodotti animali (figura 1c-d), in particolare da ruminanti (Ripple et al. 2014), può migliorare la salute umana e ridurre notevolmente le emissioni di gas serra (incluso il metano, cfr. “Inquinanti di breve durata”). Inoltre, questo libererebbe sia i terreni coltivati per il mangime, lasciando così spazio alle piante destinate all’alimentazione umana, sia quelli dedicati ai pascoli, per supportare invece l’attuazione di soluzioni climatiche basate sulla natura (cfr. “Natura”). Pratiche colturali come la lavorazione minima del terreno, che aumenta il sequestro di carbonio nel suolo, sono di vitale importanza. E dobbiamo ridurre drasticamente l’enorme livello di spreco alimentare in tutto il mondo.

Economia

L’eccessiva estrazione di materiali e il sovra-sfruttamento degli ecosistemi, spinti dalla crescita economica, vanno limitati rapidamente per mantenere la sostenibilità a lungo termine della biosfera. Abbiamo bisogno di un’economia decarbonizzata che tenga conto esplicitamente della dipendenza umana dalla biosfera, e di politiche economiche coerenti con questo traguardo. I nostri obiettivi devono passare dalla crescita del PIL e dalla ricerca del benessere individuale al sostegno degli ecosistemi e alla promozione del benessere umano, dando la priorità ai bisogni fondamentali e riducendo le disuguaglianze.

Popolazione

La dimensione della popolazione mondiale, che vede tuttora un aumento di circa 80 milioni di persone all’anno, più di 200.000 ogni giorno (figura 1a-b), dovrebbe stabilizzarsi – e, idealmente, ridursi poco a poco – per mezzo di misure che garantiscano l’integrità sociale. Esistono politiche collaudate ed efficaci che rafforzano i diritti umani, abbassando al contempo i tassi di fertilità e riducendo l’impatto della crescita demografica sulle emissioni di gas serra e sulla perdita di biodiversità. Queste politiche mettono a disposizione di tutti i cittadini servizi di pianificazione familiare, rimuovono le barriere al loro accesso, e puntano al conseguimento della piena parità di genere, inclusa l’istruzione primaria e secondaria come base universale, specialmente per le ragazze e le giovani donne (Bongaarts e O’Neill 2018).

Conclusioni

La mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, nel rispetto della diversità degli esseri umani, richiedono grandi trasformazioni nel modo in cui la società globale funziona e interagisce con gli ecosistemi naturali. Siamo incoraggiati dalla recente ondata di preoccupazione. Diversi governi e amministrazioni hanno dichiarato l’emergenza climatica. Gli studenti scioperano. Nei tribunali vengono discusse cause in materia di “ecocidio”. Associazioni di cittadini e movimenti dal basso chiedono cambiamenti, e molti paesi, regioni, province, città e imprese stanno rispondendo.

Come Alliance of World Scientists, siamo pronti ad assistere i decisori politici in una transizione giusta verso un futuro sostenibile ed equo. Esortiamo a utilizzare diffusamente questi “segni vitali”, che consentiranno ai decisori politici, al settore privato e al pubblico di comprendere meglio la portata della crisi in corso, di seguire i progressi, e di riallineare le priorità per mitigare il cambiamento climatico. La buona notizia è che il cambiamento che auspichiamo, con giustizia sociale ed economica per tutti, promette di generare un benessere sociale di gran lunga superiore a quello a cui siamo abituati. Crediamo che le probabilità di successo saranno più alte se i decisori e tutta l’umanità risponderanno prontamente a questo appello e alla nostra dichiarazione di emergenza climatica, e agiranno per sostenere la vita sul pianeta Terra, la nostra unica casa.

 

Revisori scientifici che hanno contribuito allo studio

Franz Baumann, Ferdinando Boero, Doug Boucher, Stephen Briggs, Peter Carter, Rick Cavicchioli, Milton Cole, Eileen Crist, Dominick A. DellaSala, Paul Ehrlich, Iñaki Garcia-De-Cortazar, Daniel Gilfillan, Alison Green, Tom Green, Jillian Gregg, Paul Grogan, John Guillebaud, John Harte, Nick Houtman, Charles Kennel, Christopher Martius, Frederico Mestre, Jennie Miller, David Pengelley, Chris Rapley, Klaus Rohde, Phil Sollins, Sabrina Speich, David Victor, Henrik Wahren, and Roger Worthington.

 

Finanziamenti

Il Worthy Garden Club ha finanziato in parte questo progetto.

 

Sito internet

Alliance of World Scientists

 

Bibliografia

Briggs S, Kennel CF, Victor DG. 2015. Planetary vital signs. Nature Climate Change 5: 969.

Bongaarts J, O’Neill BC. 2018. Global warming policy: Is population left out in the cold? Science 361: 650–652.

Griscom BW, et al. 2017. Natural climate solutions. Proceedings of the National Academy of Sciences 114: 11645–11650.

[IPCC] Intergovernmental Panel on Climate Change. 2018. Global Warming of 1.5°C: An IPCC Special Report. IPCC.

[IPCC] Intergovernmental Panel on Climate Change. 2019. Climate Change and Land. IPCC. Pachauri RK, et al. 2014. Climate Change 2014: Synthesis Report. Intergovernmental Panel on Climate Change.

Ripple WJ, Smith P, Haberl H, Montzka SA, McAlpine C, Boucher DH. 2014. Ruminants, climate change, and climate policy. Nature Climate Change 4: 2–5.

Ripple WJ, Wolf C, Newsome TM, Galetti M, Alamgir M, Crist E, Mahmoud MI, Laurance WF. 2017. World scientists’ warning to humanity: A second notice. BioScience 67: 1026–1028.

Shindell D, Borgford-Parnell N, Brauer M, Haines A, Kuylenstierna J, Leonard S, Ramanathan V, Ravishankara A, Amann M, Srivastava L. 2017. A climate policy pathway for near- and long-term benefits. Science 356: 493–494.

Steffen W, et al. 2018. Trajectories of the Earth System in the Anthropocene. Proceedings of the National Academy of Sciences 115: 8252–8259.

 

Traduzione dall’inglese di Simona Re, Claudio Cassardo, Giorgio Vacchiano. Revisione di Sylvie Coyaud e Tommaso Orusa.

 

Legenda Figure 1 e 2

Indicatori di attività umane che possono influire sulle emissioni di gas serra o sui cambiamenti climatici (Figura 1)

Di seguito, elenchiamo le fonti e forniamo brevi descrizioni degli indicatori usati nella nostra analisi. I metodi completi per ciascun indicatore sono disponibili presso le fonti fornite.

 

Popolazione umana (Figura 1a)

Abbiamo utilizzato il Database statistico dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAOSTAT) come fonte di dati sulla popolazione umana (FAOSTAT 2019). Per le stime della popolazione umana, i dati di fonte utilizzati da FAOSTAT provengono dai censimenti della popolazione nazionale.

Tasso di fertilità (Figura 1b)

Abbiamo ottenuto questa variabile dalla Banca mondiale (The World Bank 2019a). Il nome completo della variabile è ―Fertilità, totale (nascite per donna) ‖ e l’ID delle variabili della Banca mondiale è SP.DYN.TFRT.IN. Questa variabile è stata derivata utilizzando dati provenienti da più fonti, inclusa la Population Division delle Nazioni Unite. L’elenco completo delle fonti originali è disponibile presso The World Bank (2019a). Il tasso di fertilità totale è definito come “il numero di bambini che sarebbero nati da una donna se avesse vissuto fino alla fine dei suoi anni fertili e partorisse in base ai tassi di fertilità specifici per età dell’anno specificato” (The World Bank 2019a).

Popolazione di ruminanti (Figura 1c)

Abbiamo utilizzato il Database statistico dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAOSTAT) come fonte di dati sulla popolazione di animali ruminanti (FAOSTAT 2019). Abbiamo considerato i ruminanti membri dei seguenti gruppi: bovini, bufali, ovini e caprini. Per le stime dell’abbondanza di bestiame, le fonti di dati primari sono statistiche nazionali ottenute utilizzando questionari o raccolte da siti web o rapporti nazionali. Quando le statistiche nazionali sul bestiame non erano disponibili, sono state stimate da FAOSTAT usando tecniche di interpolazione (FAOSTAT 2019).

Produzione di carne pro capite (Figura 1d)

Abbiamo utilizzato i dati sulla produzione totale di carne di FAOSTAT insieme alle stime sulla numerosità della popolazione umana di FAOSTAT (Figura 1a) per stimare la produzione pro capite di carne (FAOSTAT 2019). Questi dati “sono forniti in termini di peso della carcassa non scuoiata, esclusi frattaglie e grassi da macellazione” (FAOSTAT 2019).

 

Prodotto interno lordo (Figura 1e)

Abbiamo ottenuto questa variabile dalla Banca mondiale (The World Bank 2019b). Il nome completo della variabile è DPPDP (in dollari USA attuali) ‖ e l’ID variabile della Banca mondiale è NY.GDP.MKTP.CD. Questa variabile è stata derivata da più fonti, inclusi gli indicatori nazionali della Banca mondiale. L’elenco completo delle fonti è disponibile presso The World Bank (2019b). Il prodotto interno lordo è “la somma del valore aggiunto lordo di tutti i produttori residenti nell’economia più eventuali tasse sui prodotti e meno eventuali sovvenzioni non incluse nel valore dei prodotti” (2019b).

Deforestazione globale (Figura 1f)

Abbiamo ottenuto dati sulla deforestazione globale dal Global Forest Watch (Hansen et al. 2013). Questi dati esprimono una perdita globale in milioni di ettari (Mha) e sono derivati da mappe di cambiamento della copertura del suolo rilevate da satellite. Va notato che la deforestazione è generale e non collegata a un tipo specifico di cambiamento di uso del suolo. Quindi include tra le cause l’azione della fauna selvatica, la conversione in agricoltura, gli organismi patogeni ecc. Inoltre, non tiene conto degli incrementi in superficie forestale. Pertanto, la perdita netta di foreste potrebbe essere inferiore alle cifre riportate.

Deforestazione della foresta Amazzonica brasiliana (Figura 1g)

Abbiamo ottenuto stime annuali sulla perdita di foresta amazzonica brasiliana da Butler (2017). Il Brasile contiene circa il 60% della foresta pluviale amazzonica. Le fonti utilizzate da Butler (2017) sono il National Institute of Space Research (INPE) del Brasile la FAO. Sebbene l’INPE non abbia fornito una stima della deforestazione per il 2019, i dati INPE sul numero degli incendi mostrano un picco associato alla deforestazione su vasta scala in quell’anno (Amigo 2019).

Consumo energetico (Figura 1h)

Abbiamo utilizzato la revisione statistica dell’energia mondiale della British Petroleum Company nel 2019 come nostra fonte di dati sul consumo di energia (British Petroleum Company 2019). Per il consumo di energia, abbiamo utilizzato le seguenti serie temporali: carbone, petrolio, gas naturale, solare ed eolico. Abbiamo raggruppato solare ed eolico in un’unica categoria. I dati sul consumo di carbone sono solo per i combustibili solidi commerciali. In ogni caso, le unità di consumo energetico sono espresse in miliardi di tonnellate di petrolio equivalente (Gt oe). Altre fonti di energia a basse emissioni di carbonio come l’energia idroelettrica e l’energia nucleare sono mostrate in Figura S2. Sebbene non utilizzati in questo rapporto, i dati sul consumo energetico globale sono disponibili anche presso l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE 2018).

 

Trasporto aereo (Figura 1i)

Abbiamo ottenuto questa variabile dalla Banca mondiale (The World Bank 2019c). Il nome completo della variabile è “Trasporto aereo, passeggeri trasportati”. L’ID della variabile corrispondente della Banca mondiale è IS.AIR.PSGR. Questa variabile è stata derivata da più fonti, tra cui l’Organizzazione internazionale per l’aviazione civile. L’elenco completo delle fonti è disponibile presso The World Bank (2019c). Il trasporto aereo comprende viaggiatori nazionali e internazionali.

Disinvestimenti (Figura 1j)

I dati sui disinvestimenti sono stati ottenuti da 350.org (350.org 2019; Fossil Free 2019). Coprono il disinvestimento istituzionale di 1117 organizzazioni. Le istituzioni più comunemente rappresentate sono organizzazioni religiose, fondazioni filantropiche, istituzioni educative, governi e fondi pensione (Fossil Free 2019). Utilizzando il database di disinvestimento di 350.org, abbiamo calcolato il disinvestimento istituzionale totale cumulativo per anno (dal 2013) in base alla variabile ―data di registrazione ‖, che generalmente rappresenta la data di annuncio dell’impegno di disinvestimento dell’organizzazione ‖ (350.org 2019).

Emissioni di CO2 (Figura 1k)

Abbiamo utilizzato la Revisione statistica dell’energia mondiale della British Petroleum Company 2019 come fonte di dati sulle emissioni di CO2 (British Petroleum Company 2019). Questi dati sulle emissioni di CO2 “riflettono solo […] il consumo di petrolio, gas e carbone per attività legate alla combustione” (British Petroleum Company 2019). Non tengono conto del sequestro del carbonio, di altre emissioni di CO2 o di altri gas serra.

Emissioni di CO2 pro capite (Figura 1l)

Abbiamo convertito le emissioni totali di CO2 (Figura 1k) in emissioni pro capite di CO2 utilizzando le stime sulla dimensione della popolazione umana di FAOSTAT (Figura 1a).

 

Emissioni di gas serra coperte da carbon pricing (Figura 1m)

I dati sulla percentuale di emissioni di gas a effetto serra coperti da carbon pricing sono ricavati direttamente dal World Bank Group (2019). Quando più schemi di pricing coprivano le stesse emissioni, le emissioni sono state associate a quello più vecchio. È stato possibile accedere ai dati utilizzando la Dashboard sui prezzi del carbonio. I dati sono stati consultati il 1°Aprile 2019.

Costo del carbonio e quota delle emissioni di gas serra coperte da carbon pricing (Figura 1n)

Questi dati sono stati derivati dal World Bank Group (2019). Per stimare il costo globale del carbonio, abbiamo utilizzato la media dei costi nei singoli schemi, ponderata sulla percentuale di emissioni di gas serra coperta da ciascun schema. Quando più schemi coprivano le stesse emissioni, le emissioni sono state associate a quello più vecchio. È stato possibile accedere ai dati utilizzando la Dashboard sui prezzi del carbonio. I dati sono stati consultati il 1°Aprile 2019.

Sovvenzioni ai combustibili fossili (Figura 1o)

Abbiamo ottenuto dati sui sussidi ai combustibili fossili dall’Agenzia internazionale dell’energia (2019a).

I sussidi per il consumo di combustibili fossili sono totali globali in miliardi di dollari USA del 2018. Coprono petrolio, elettricità, gas naturale e carbone. I valori dei sussidi sono stimati utilizzando l’approccio del differenziale di prezzo, che prevede il confronto tra i “prezzi medi per l’utente finale pagati dai consumatori e i prezzi di riferimento che corrispondono al costo totale dell’offerta” (Agenzia internazionale dell’energia 2019b). L’importo del sussidio è uguale al prodotto del differenziale di prezzo e della quantità consumata (International Energy Agency 2019b).

 

Indicatori di impatti climatici reali (Figura 2)

 

 CO2 atmosferica (Figura 2a)

Abbiamo ottenuto stime medie globali della concentrazione atmosferica di CO2 dalla rete globale di riferimento sui gas a effetto serra del NOAA (NOAA 2019a). In particolare, abbiamo utilizzato la variabile – Dati medi globali e annui della superficie marina. Si basa sui dati raccolti dalla Divisione di monitoraggio globale del NOAA / Earth System Research Laboratory utilizzando una rete globale di siti di misurazione. Le medie globali sono state stimate dapprima smussando le osservazioni per ciascun sito nel tempo e quindi stimando la relazione tra CO2 atmosferica e latitudine.

Metano atmosferico (Figura 2b)

Abbiamo ottenuto stime annuali medie a scala globale della concentrazione di metano atmosferico (CH4) da NOAA (Ed Dlugokencky, NOAA/ESRL 2019). Abbiamo utilizzato il set di dati ―Dati medi globali e annui della superficie marina’. Questi dati derivano da misurazioni effettuate in una rete globale di siti di campionamento che sono stati smussati nel tempo e plottati rispetto alla latitudine (Dlugokencky et al. 1994; Masarie & Tans 1995). I dati sono riportati come “frazione molare d’aria secca” (Ed Dlugokencky, NOAA / ESRL 2019).

Protossido d’azoto atmosferico (Figura 2c)

Abbiamo ottenuto i dati sulla concentrazione di protossido d’azoto (N2O) dalla Divisione di monitoraggio globale NOAA / ESRL (“Dati di protossido di azoto combinato dalla Divisione di monitoraggio globale NOAA / ESRL”) (Divisione di monitoraggio globale NOAA/ESRL 2019). Abbiamo utilizzato le stime medie mensili globali (misurate in parti per miliardo). Come indicato nella loro descrizione, il set di dati è una media ponderata delle stime dei programmi di misurazione NOAA/ESRL/GMD.

Anomalia della temperatura superficiale (Figura 2d)

Abbiamo ottenuto i dati globali sull’anomalia della temperatura superficiale da NASA/GISS (2019). Abbiamo utilizzato la variabile dell’indice annuale non smussato di temperatura terra-oceano. Le stime di anomalia di temperatura sono composte con le temperature della superficie terrestre e oceanica. Il periodo di riferimento utilizzato per impostare lo zero è la media 1951-1980.

 

Minimo di ghiaccio marino artico (Figure 2e)

Abbiamo ottenuto stime del minimo del ghiaccio marino artico dalla NASA (2019). Sono derivate da osservazioni satellitari. Per ogni anno, i dati mostrano l’estensione media del ghiaccio marino artico nel mese di settembre, ovvero quando si verifica il minimo annuale. Secondo la NASA (2019), il ghiaccio marino artico raggiunge il suo minimo ogni settembre. Il ghiaccio marino artico di settembre ora sta diminuendo ad un tasso del 12,8 percento per decennio, rispetto alla media del 1981-2010. Il grafico sopra mostra l’estensione media mensile del ghiaccio marino artico ogni settembre dal 1979, derivata da osservazioni satellitari. L’estensione del 2012 è la più bassa di tutta la serie satellitare.

Massa glaciale della Groenlandia (Figura 2f)

Abbiamo ottenuto dalla NASA (2019) misurazioni sul cambiamento della massa totale del ghiaccio terrestre in Groenlandia. Questi dati mostrano i cambiamenti nella massa della calotta glaciale (in miliardi di t) dall’aprile 2002. Provengono dai satelliti GRACE della NASA. Secondo la NASA (2019), la calotta glaciale della Groenlandia ha “subìto un’accelerazione della perdita di massa di ghiaccio dal 2009.”

Massa glaciale dell’Antartide (Figura 2g)

Abbiamo ottenuto dalla NASA (2019) misurazioni sul cambiamento della massa totale del ghiaccio terrestre in Antartide. Questi dati mostrano i cambiamenti nella massa della calotta glaciale (in miliardi di t) dall’aprile 2002. Provengono dai satelliti GRACE della NASA. Secondo la NASA (2019), la calotta glaciale dell’Antartide ha “subìto un’accelerazione della perdita di massa di ghiaccio dal 2009.”

Variazione dello spessore cumulativo dei ghiacciai (Figura 2h)

Abbiamo ottenuto i dati cumulativi sul bilancio di massa del ghiacciaio dal World Glacier Monitoring Service (WGMS 2019). Questi dati sono stati derivati da un database con informazioni sui cambiamenti di massa, volume, ecc. dei singoli ghiacciai nel tempo. Si basano sulla media di un insieme globale di ghiacciai di riferimento e sono misurati rispetto al 1970.

Le unità di misura di questi dati sono metri di acqua dolce equivalente. Secondo il World Glacier Monitoring Service, ―Un valore di -1,0 [metro equivalente d’acqua] all’anno rappresenta una perdita di massa di 1.000 kg per metro quadrato di ghiaccio o una perdita annuale di spessore del ghiaccio su tutto il ghiacciaio di circa 1,1 m per anno, poiché la densità del ghiaccio è solo 0,9 volte la densità dell’acqua ‖ (WGMS 2019).

 

Contenuto di calore nell’oceano (Figura 2i)

Abbiamo ottenuto i dati sulle serie temporali quinquennali del contenuto di calore dell’oceano dai Centri nazionali di informazione ambientale (NCEI) di NOAA (NOAA 2019b). Questi dati sono in unità di 1022 joule e coprono l’intervallo di profondità 0-2000 m. Il periodo di riferimento è 1955-2006 (Levitus et al. 2012).

Acidità oceanica (Figura 2j)

Come dato vicariante (proxy) per l’acidità globale degli oceani, abbiamo utilizzato una serie temporale di pH dell’acqua di mare dal database sulla CO2 superficiale delle Cronologie Oceaniche delle Hawaii (HOT 2019). Questi dati sono stati adattati da Dore et al. (2009). I dati sono stati raccolti presso la stazione ALOHA (22° 45’N, 158° 00’W). Abbiamo usato la variabile pHmeas_insitu che è descritta come “la misura del pH dell’acqua di mare, corretta per la temperatura in situ, sulla scala totale (HOT 2019). Per calcolare la variazione percentuale di questa variabile, abbiamo preliminarmente convertito il pH in attività di ioni idrogeno (aH+) usando la formula aH+=10-pH.

Variazione del livello del mare (Figura 2k)

Abbiamo ottenuto dati sul livello medio globale del mare da GSFC (2017) [il link è su NASA (2019)]. Come indicato nella descrizione del set di dati, il grafico disponibile su http://climate.nasa.gov si basa sulle altezze misurate rispetto al primo ciclo (gennaio) del 1993. Le variabili che abbiamo usato sono state: variazione del livello medio del mare (mm) (regolazione isostatica globale (GIA) non applicata) rispetto al riferimento medio collineare TOPEX/Jason ventennale.  Secondo la descrizione del set di dati, il riferimento medio collineare TEXEX/Jason medio ventennale deriva dai cicli dal 121 al 858, per gli anni 1996-2016. Va notato che l’aumento di temperatura e il riscaldamento dell’intero oceano contribuiscono in modo determinante all’aumento del livello del mare (espansione termica) (WCRP Global Budget Level Sea Group 2018).

Superficie totale percorsa dagli incendi negli Stati Uniti (Figura 2l)

Questi dati provengono dal National Interagency Coordination Center presso il National Interagency Fire Center (National Interagency Coordination Center 2018) e includono Alaska e Hawaii. Sono derivati dalle informazioni pubblicate nei rapporti periodici. Poiché le fonti delle figure sono sconosciute prima del 1983, abbiamo omesso i dati prima del 1983. Il totale per il 2004 non include le proprietà statali in Carolina del Nord.

 

Eventi estremi (numero) (Figura 2m)

Questi dati provengono da Munich Re´s NatCatSERVICE (Munich Re 2019). Gli eventi estremi sono eventi meteorologici, idrologici o climatologici che hanno causato almeno una vittima e/o ha prodotto perdite normalizzate ≥ 100 000, 300 000 , 1 milione o 3 milioni di dollari USA (a seconda del gruppo di reddito assegnato dalla Banca Mondiale al paese interessato) .L’intero database contiene 18 169 eventi, ma abbiamo escluso gli eventi geofisici, lasciando un totale di 16 585 eventi. Questi sono stati suddivisi in tre categorie: eventi meteorologici (cicloni tropicali, tempeste extratropicali, ecc.), eventi idrologici (alluvioni, frane) ed eventi climatologici (siccità, incendi boschivi, ecc.).

Eventi estremi (perdite economiche) (Figura 2n)

Questi dati provengono da NatCatSERVICE di Munich Re (Munich Re 2019) come descritto sopra. Le perdite economiche (in dollari USA del 2018) sono state corrette per l’inflazione tramite l’indice dei prezzi al consumo specifico per paese e prendendo in considerazione le fluttuazioni del tasso di cambio tra valuta locale e dollari USA (Munich Re 2019).

70 responses so far

70 Responses to “Appello degli scienziati del mondo sull’emergenza climatica”

  1. Franco Battagliaon Nov 17th 2019 at 19:09

    11.000 “scienziati”? contenti voi….

  2. Noahon Nov 17th 2019 at 19:35

    Giusto la risposta che ti aspetti da chi non ha argomenti. Visto che “size does matter”: vogliamo rileggere la lista dei “suoi” 500? Brutta cosa l’invidia…

  3. Paolo C.on Nov 17th 2019 at 19:47

    L’esimio Battaglia attinge sempre alle fonti migliori, non c’è che dire:

    https://en.wikipedia.org/wiki/Ezra_Levant

    Tornando seri, vogliamo ricordare la lista dei firmatari a supporto del movimento dei ragazzi su Science?

    https://science.sciencemag.org/highwire/filestream/725241/field_highwire_adjunct_files/0/aax3807-Hagedorn-SM.pdf

    Non che ce ne sarebbe bisogno, eh. La scienza è chiara, per chi non ha paraocchi ideologici e interessi pecuniari in gioco.

  4. Fabio Vomieroon Nov 17th 2019 at 20:43

    Documento ineccepibile sotto il profilo scientifico e che dovrebbe essere addirittura ovvio sotto quello logico… dovrebbe…

  5. Franco Battagliaon Nov 17th 2019 at 23:24

    Un vostro “mantra” è che solo i “climatologi” possono parlare.
    Orbene, se sul file dell’elenco degli 11.000 si cerca “climatologist” emergono solo 5 firme. E se si cerca “climat” (così da inserire chiunque abbia anche solo vagamente a che fare col clima, che so, perché magari fa il bidello in un istituto di “climate research”) la stringa “climat” emerge 192 volte.
    Quindi oltre 10.800 firmatari nulla hanno a che fare col clima.
    E’ il vostro argomento, no?

    Poi, c’è una fondamentale asimmetria: chi dice che “il clima è governato dall’uomo” DEVE essere climatologo. Ma chi dice che “chi afferma che il clima è governato dall’uomo non ha dimostrato la propria asserzione” non ha l’obbligo di essere climatologo.

    Infine, chi è scienziato, saluta con gioia chiunque si propone di falsificargli le affermazioni. I “climatologi” che hanno invitato a non far parlare i “negazionisti” non sono scienziati, rifiutandosi di applicare il metodo scientifico.

    Per vostra info:

    https://it.sputniknews.com/intervista/201911178303477-convegno-a-verona-cambiamenti-climatici-e-conoscenza-scientifica-la-parola-degli-esperti/

  6. Paolo C.on Nov 18th 2019 at 01:04

    Prof, se quelle dell’articolo sono un campione rappresentativo delle vostre obiezioni per confutare l’AGW, non vi stupite se la comunità scientifica non vi prende sul serio.

  7. claudio della volpeon Nov 18th 2019 at 09:43

    esimio Battaglia sono un chimico fisico anche io; ci siamo scontrati anni fa sulle pagine di C&I; a differenza di te ho pubblicato due lavori in passato su temi di climatologia, ma ovviamente ciò non fa di me un climatologo, ma solo uno che cerca di capire come chimica e clima interferiscono; ci studio da anni, ci insegno anche ma non avrei mai l’ardire di definirmi climatologo; sono e resto un chimico fisico curioso ma che capisce che deve studiare prima dii parlare; detto questo una persona come te che non ha mai pubblicato nulla su riviste peer reviewed su questo tema e che scriveva anni fa su la Chimica e l’Industria che le misure di CO2 fatte nell’800 nell’aria delle grandi città europee (dati che ovviamente erano alti visto come si bruciava carbone in loco) erano dati che si potevano riferire al clima mondiale e provavano che i valori atttuali non sono problematici, uno così che non aveva idea nemmeno di come si campionano i gas come si potrebbe definire? secondo me sei un caso di Dunning Kruger; grazie al fatto che non hai studiato e non sai credi di sapere; una specie di pantomima di Socrate; tu che ne dici?

  8. Noahon Nov 18th 2019 at 10:00

    Se nella lista degli “11000” apparisse anche il bidello di un istituto di climatologia, saremmo già un passo avanti quanto a familiarità con la climatologia, rispetto a due terzi della lista dei “500” dove, tra i sedicenti scienziati, possiamo trovare il signor Fintan Ryan, Retired Senior Airline Captain. Con tutto il rispetto per quest’ultimo che avrà sicuramente un’ottima conoscenza delle nuvole, come Franco Prodi. Due terzi della lista è costituita da professionisti, non da scienziati. L’aspetto che ancora, non casualmente, sfugge è che la precondizione per partecipare al dibattito è fare un lavoro serio, magari con pubblicazioni scientifiche, magari.
    Non grattare qualche link in giro per il web come un internauta qualsiasi. Fermo restando che certi link fin qui pubblicati danno tutta la misura dell’assenza di argomentazioni (a commento di un articolo così corposo, fin qui neanche l’ombra). Oltre a essere inconsapevolemente autodenigratorie, visto che l’intervista su Sputnik news, coabita con articoli di spessore scientifico come questo: https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201610013427195-nasa-usa-scie-chimiche/

  9. albertoon Nov 18th 2019 at 10:06

    Davvero interessanti le informazioni raccolte nei grafici. In pratica si tratta di una sintesi delle attività complessive dell’ intera umanità negli ultimi decenni, che non solo hanno avuto e continueranno ad avere un impatto sul clima ma l’ hanno avuto e lo avranno anche su gran parte degli esseri viventi che popolano il mondo.
    Certo raccogliere dei dati non significa affatto trovare delle soluzioni ai problemi che i dati mostrano, non di meno è un primo inizio necessario.
    Partendo da un fattore fondamentale come la gigantesca crescita della popolazione umana, non si può non notare che è del tutto semplicistico citare l’ esistenza di politiche collaudate nazionali, ossia PARZIALI, quando il problema è GLOBALE. Da un lato la fig 1a mostra che, rispetto al secolo scorso, per lo meno la crescita si sta incanalando verso un andamento lineare e non esponenziale, ma ciò che dovrebbe preoccupare è la fig 1b: non è per nulla positivo che a partire dall’ inizio di questo secolo il tasso di fertilità medio globale continui a sì a scendere ma con una velocità assai più limitata di quanto scendeva alla fine del secolo scorso. Se si fosse mantenuto il trend precedente già oggi saremmo a crescita zero o lievemente negativa e quindi l’ umanità avrebbe raggiunto il suo massimo numerico. Invece assistiamo ad un aumento di 70-80 milioni ogni anno con un andamento presumibile che (al di là delle incertezze inevitabili dei demografi) che porterà la popolazione nei prossimi decenni a 9 miliardi.

  10. Gabriele Mon Nov 18th 2019 at 10:12

    Prof. Battaglia, se vogliamo usare i numeri usiamoli bene. La stragrande maggioranza degli 11,000 firmatari hanno specificato il grado accademico (Post-doc, Lecturer, Professor etc.) e non il campo di specialità. Mi pare normale che se lei cerca “clim” trovi pochi risultati. Perchè non prova a prendere un campione casuale di firmatari (diciamo 500, per esempio) e usa qualche ora del suo tempo per controllare se e quanto hanno pubblicato sul tema clima e cambiamento climatico?

    Poi possiamo riprendere a discutere su quali firme siano più autorevoli. Quelle degli 11,000 o quelle dei 500 che, come abbiamo appurato, in maggioranza hanno poco a che vedere con la ricerca sul clima.

  11. Diegoon Nov 18th 2019 at 10:36

    Ho una domanda per Battaglia. Il link che lei incolla rimanda a un articolo pubblicato su Spuntinknews, che dà conto della conferenza di Verona. Scorrendolo, si arriva a una figura, accompagnata dalla didascalia “oscillazione del riscaldamento della terra nel passato”. Le chiedo, non avendo trovato né il video né la trascrizione della conferenza: ha mostrato lei quella figura nel corso della sua presentazione? Se sì, perché? Se no, ha chiesto a chi l’ha mostrata perché lo ha fatto?

  12. alsarago58on Nov 18th 2019 at 11:30

    Fantastico tempismo di Heartland Battaglia (ma non dovrebbero Casarini & CX. prima di ospitarlo in queste pagine, pretendere che risponda dei suoi conflitti di interesse, come H.B. ha preteso facesse Casarini?) e dei suoi accoliti, la solita compagnia di giro del climanegazionismo nostrano, compreso Annibale Zichichi e i suoi elefanti, e Meraviglia Scafetta, con il suo grafico magico che muta continuamente per adattarsi al fatto che il clima non si sta raffreddando.

    Mentgre parlavano, Venezia Veniva sommersa dall’acqua, cosa che, naturalmente, secondo loro non c’entra nulla con il cambiamento climatico, perchè “dipoende dai venti”, come se i venti non dipendessero a loro volta dal clima (roba da chiodi, e q.

    Per capire quanto siano in malafede, basta dare un’occhiata a sito del Comune di Venezia sulle acque alte.

    https://www.comune.venezia.it/it/content/le-acque-alte-eccezionali

    Quelle eccezionali, sopra i 140 cm, sono state 19 dal 1936: di queste

  13. alsarago58on Nov 18th 2019 at 11:39

    Fantastico tempismo di Heartland Battaglia (ma non dovrebbero Caserini & C., prima di ospitarlo in queste pagine, pretendere che risponda dei suoi conflitti di interesse, come H.B. ha preteso facesse Caserini?) e dei suoi accoliti, la solita compagnia di giro del climanegazionismo nostrano, compreso Annibale Zichichi e i suoi elefanti, e Meraviglia Scafetta, con il suo grafico magico che muta continuamente per adattarsi al fatto che il clima non si sta raffreddando.

    Mentre parlavano, Venezia veniva sommersa dall’acqua, cosa che, naturalmente, secondo loro non c’entra nulla con il cambiamento climatico, perchè “dipende dai venti”, come se intensità e durata dei venti non dipendessero a loro volta dal clima (roba da chiodi, e questi sarebbero esperti!): già dimenticata la tempesta Vaia? Eppure era solo l’anno scorso….

    Per capire quanto siano in malafede, basta dare un’occhiata al sito del Comune di Venezia sulle acque alte.

    https://www.comune.venezia.it/it/content/le-acque-alte-eccezionali

    Quelle eccezionali, sopra i 140 cm, sono state 19 dal 1936: di queste 10 sono avvenute dopo il 2000, quindi 9 in 64 anni e 10 in 20…
    Ma non basta nel novembre 2019 se ne sono verificate altre 3 in 6 giorni: una cosa mai vista prima, l’unico precedente è del 2009 con due ripetizioni in 3 giorni.

    Quindi 13 in 19 anni, siamo ormai a un’acqua alta eccezionale quasi ogni anno, mentre nei 60 anni precedenti avvenivano al ritmo di una ogni 7 anni.

    Riusciranno a vedere il trend HB e soci, e capire che dipende solo dal meteo estremo portato dal cambiamento climatico? Sì, figuriamoci…

  14. macioon Nov 18th 2019 at 16:58

    Quelle sopra i 150?

  15. replayon Nov 18th 2019 at 12:14

    Le migliori menti, fior di statisti hanno governato fin ora, se tanto mi da tanto, presumo che siamo spacciati.

  16. Piersilvioon Nov 18th 2019 at 13:11

    Buongiorno, vorrei integrare l’intervento di Noah.
    L’articolo su Nasa e scie chimiche apparso su Sputniknews è ripreso per intero (questo è correttamente indicato) da sapereeundovere.com. Quest’ultimo sito è presente nella lista nera continuamente aggiornata di Butac (Bufale un tanto al chilo) nella sezione ‘I siti di pseudo giornalismo/politica’.

  17. […] Più di 11mila scienziati da 153 diversi paesi del mondo che firmano un appello su ciò che sta accadendo al nostro clima. Pubblichiamo di seguito l’intero appello uscito su Bioscience e tradotto da climalteranti.it. […]

  18. Daniloon Nov 19th 2019 at 12:09

    Tutto molto apprezzabile, ma alcune affermazioni sono decisamente criticabili

    “il declino dei tassi di fertilità umana è rallentato sostanzialmente negli ultimi vent’anni”
    sembra che si parli di una qualsiasi razza bovina… la “fertilità umana” è la donna, la mamma, il nascituro, il bambino, insomma la Vita.

    “È necessaria una tassa sul carbonio molto più elevata”
    Immagino che questo aumento notevole delle tasse andranno a gravare sulle classi più ricche… ne dubito, anzi, sarà ed è un nuovo pretesto per spostare le concentrare ulteriormente le ricchezze nelle mani dei soliti pochi. Ma che ci vuoi fare… è il capitalismo baby!

    “Per garantire un futuro sostenibile dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere”
    Io, noi, siamo prontissimi, ma chi impone questo modello di consumo sfrenato farà altrettanto?

    “quindi, abbiamo bisogno di attuare trasformazioni coraggiose e drastiche nelle nostre politiche economiche e demografiche”
    Aridaje con il vecchio Malthus tanto caro al Neoliberismo. Attenzione perché non capita sempr agli altri… si riferiscono a noi, ai nostri figli e nipoti.

    “Dobbiamo eliminare rapidamente i sussidi per i combustibili fossili (figura 1) e utilizzare politiche efficaci ed eque per aumentare gradualmente il prezzo del carbonio così da limitarne l’uso”.
    Bene! continuiamo a tartassare gli strati più deboli della popolazione. In Italia per esempio, con una disoccupazione giovanile che al sud arriva al 50%, aumentiamo pure il prezzo dell’energia… i Gilet Gialli si sono mossi per molto meno.

    “E dobbiamo ridurre drasticamente l’enorme livello di spreco alimentare in tutto il mondo”
    e questo l’ottiene solo smantellando la grande distribuzione ma siamo sempre lì

    “I nostri obiettivi devono passare dalla crescita del PIL e dalla ricerca del benessere individuale al sostegno degli ecosistemi e alla promozione del benessere umano”
    qualsiasi opera nell’ambito di politiche di adattamento/mitigazione fa aumentare il PIL, giustamente. Quindi questo mi sembra un po’ una contraddizione.

    “Esistono politiche collaudate ed efficaci che rafforzano i diritti umani, abbassando al contempo i tassi di fertilità e riducendo l’impatto della crescita demografica sulle emissioni di gas serra e sulla perdita di biodiversità.”
    Ma veramente credete che chi inquina di più e cioè chi ha in mano i mezzi della produzione sia disposto a subire politiche demografiche?!? Come detto sopra, mi sa tanto che tocca a noi “mortali” così come dimostrano lo sdoganamento del suicidio assistito in diverse nazioni europee.

    “Gli studenti scioperano”
    Gli studenti dovrebbero scioperare per i tagli che la Scuola subisce da decenni a questa parte! E’ necessario potenziare l’istruzione (aridatece la filosofia, la storia, la matematica!) per innalzare il livello del dibattito sul clima e non sperare in una ragazzina che salverà il mondo…

    Scusate lo sfogo ma questo tipo di comunicazione è deleterio e decisamente controproducente alla sacorsanta lotta ai CC. Siamo di fronte ad una sfida epocale risolvibile solo con un stravolgimento epocale, primo fra tutti smantellare l’unica ideoleogia rimasta e cioè quella neoliberista-globalizzata che sta divorando il nostro povero pianeta.

  19. Franco Battagliaon Nov 19th 2019 at 13:24

    CLIMATEGATE:

    https://www.nicolaporro.it/dieci-anni-di-bufale-sul-riscaldamento-globale/

    ——————————-
    ADMIN
    ——————————-
    @ Franco Battaglia
    La netiquette del blog https://www.climalteranti.it/netiquette/ non prevede l’utilizzo dei commenti per mettere link nudi di rilancio di post su altri siti. Per questa volta facciamo un’eccezione, dalla prossima violta questo tipo di commenti saranno cancellati

  20. Noahon Nov 19th 2019 at 14:18

    DFTT. Clickbaiting disperato. Visto la spazzatura che è riuscito a riciclare al 100% in questo articolo, se gli altri utenti del blog mi seguono, le facciamo anche una cortesia. E poi si parla di insostenibilità dello sviluppo sostenibile. PS apprendista psicanalista, forse aveva ragione lei.

  21. Antonino C. Bonanon Nov 19th 2019 at 14:01

    Un appunto, che faccio perchè mi è saltato all’occhio nel contesto di un articolo decisamente ricco e ben fatto.
    La fig. 2m riporta stime di danni e vittime, ma non si dice (neanche nel materiale supplementare) quanto siano correlate con la quantificazione reale del “numero di eventi estremi”. Basterebbe una correlazione coi dati meteo osservati. Purtroppo, immagino che si sia preferito riportare il grafico così com’è, con tutto il suo carattere esplosivo. Ma tale carattere sarebbe stato sufficiente, da solo e senza tutto il resto, per un fiorire di news e battaglie stile FFF!
    In realtà, siamo solo agli albori di una verifica della correlazione tra cambiamenti climatici odierni e aumento di eventi estremi. Si tratta di una verifica che, piuttosto delle fonti assicurative (MunichRE), privilegia le misure meteorologiche. Quando queste ultime erano poche, si poteva anche buttar lì una stima raccogliendo dati dagli assicuratori. Oggi…
    Onestamente, l’articolo insomma è bello ma si poteva risparmiare quella figura, che del resto è scientificamente superflua essendoci già una stima di danni in termini economici (la fig. 2n).

  22. stephon Nov 19th 2019 at 14:40

    FB
    Climategate, a.k.a. Bubblesgate

  23. alsarago58on Nov 19th 2019 at 16:04

    Non si capisce bene perchè Caserini & C., di solito molto severi in merito, permettano al troll Hearthland Battaglia, di continuare a scorrazzare nel sito, scaricando liquami a suo piacimento, non rispondendo alle obiezioni che gli utenti (ingenuamente) gli fanno sulla suddetta spazzatura, deviando (e spesso monopolizzando, per colpa nostra, certo…) il dibattito dal tema del post e fregandosene delle richieste di dare conto dei suoi conflitti di interesse, dopo che alla sua prima comparsa ha imperiosamente preteso che Caserini desse conto dei suoi.

    Hanno paura che HB strilli “alla censura!”, perchè non gli si permette di fare quello che vuole su Climalteranti? E chi se ne frega…scommetto che adesso si sta vantando nel suo circolo di negazionisti di frequentare “la tana del lupo”, sorvolando sul fatto che la sua attività qui consiste nel trolleggiare, non nel discutere della fondatezza delle sue posizioni e sull’etica delle sue collaborazioni.

  24. Franco Battagliaon Nov 19th 2019 at 16:23

    Ma perché non vi leggete le email?

    http://scienceandpublicpolicy.org/images/stories/papers/reprint/climategate_analysis.pdf

    La più commovente delle quali è: «John Dahl è morto. Meravigliosa notizia!»

    Leggete, leggete.

    Suggersico anche https://www.youtube.com/watch?v=8BQpciw8suk .

  25. Noahon Nov 19th 2019 at 17:22

    Una mail che non dimostra niente, se non una squisita sensibilità da parte di chi si commuove. Mi immagino la reazione alla lettura del seguente: https://www.scientificamerican.com/article/as-climate-scientists-speak-out-sexist-attacks-are-on-the-rise/. Buona lettura. Consiglio di tenere a portata di mano i cleanex.

  26. stephon Nov 19th 2019 at 16:26

    Già letto, visto, digerito ed espulso, thanks. Perché uno dovrebbe perder tempo su roba dell’asilo da bimbo viziato di 10 anni fa?
    Ribadisco: bubblesgate.

  27. stephon Nov 19th 2019 at 18:16

    FB & il Bubblesgate
    il documento linkato del Lavoisier Group vs il rapporto finale del Panel internazionale indipendente o – in alternativa – una delle tante disamine effettuate a quei tempi.

  28. Paolo C.on Nov 19th 2019 at 18:28

    A distanza di dieci anni, è ormai chiaro quale fosse il vero “climategate”:

    https://oversight.house.gov/legislation/hearings/examining-the-oil-industry-s-efforts-to-suppress-the-truth-about-climate-change
    https://docs.house.gov/Committee/Calendar/ByEvent.aspx?EventID=110126

    Ma di questo, immagino, non sentiremo mai parlare da Battaglia e dai suoi compagni di merende…

  29. Sylvie Coyaudon Nov 19th 2019 at 20:15

    F. Battaglia,

    perché non vi leggete le mail

    perché sappiamo già che lei mente sempre, che non sono le mail, ma un montaggio fatto dal SPPI. E che il SPPI è il falso istituto dell’invasato Christopher Monckton, quello che sostiene di aver scoperto la pillola che cura dal raffreddore all’Aids, passando dall’Alzheimer e dall’infarto.

    La più commovente delle quali è: «John Dahl è morto. Meravigliosa notizia!»

    Rolfmao! Quella mail non esiste e John Dahl è vivo.

    Danilo,

    la “fertilità umana” è la donna

    Magari fosse vero. Non ci sarebbero 75 milioni di gravidanze indesiderate all’anno (stima OMS, 2019) né altrettante donne/anno trattate come bestie da monta.

    Immagino che questo aumento notevole delle tasse andranno a gravare sulle classi più ricche

    Ci sono molti tipi di tassa su carbonio, la più gettonata dagli economisti è notevole nel senso che viene pagata dai produttori di combustibili fossili e ridistribuita ai consumatori di energia più poveri.

    chi impone questo modello di consumo sfrenato farà altrettanto?

    Chi lo impone a lei deciderà, nel frattempo ci rimetterà con la tassa sul carbonio e la riduzione dei profitti causata da consumatori frenatissimi come me.

    In Italia per esempio, con una disoccupazione giovanile che al sud arriva al 50%, aumentiamo pure il prezzo dell’energia

    Il prezzo aumenta solo quando i governi riducono i sussidi senza compensare le fasce più povere. Anche dove non li riducono, le energie pulite creano più occupazione di quelle sporche e non danneggiano la salute nostra e dell’ambiente – altro bel risparmio.

    e questo [la riduzione degli sprechi alimentari] l’ottiene solo smantellando la grande distribuzione ma siamo sempre lì

    Succede l’esatto contrario. Gli sprechi maggiori avvengono a monte degli scaffali e a valle, nelle case dei ricchi. La grande distribuzione non solo è efficiente, ma partecipa spesso alla ridistribuzione dei pochi prodotti in scadenza.

    qualsiasi opera nell’ambito di politiche di adattamento/mitigazione fa aumentare il PIL, giustamente.

    Anche la mitigazione è un investimento, infatti: aumenta le risorse a disposizione quindi il reddito pro capite e quindi il PIL. Le grandi opere di adattamento – il MOSE, per citarne una – aumentano direttamente il PIL, i tempi di realizzazione, i danni collaterali… e la corruzione.

    Ma veramente credete che chi inquina di più e cioè chi ha in mano i mezzi della produzione sia disposto a subire politiche demografiche?!?

    Oh bella! Consistono nel castrare i padroni delle Big Oil & Coal e lo scopro adesso. Mi dica, come dimostrerebbero di non essere disposti a subirle?

    Gli studenti dovrebbero scioperare per i tagli che la Scuola subisce da decenni a questa parte!

    Come sa che i fondi per la scuola sono esclusi dal futuro che vogliono e per il quale scioperano?

    Siamo di fronte ad una sfida epocale

    Fino a un anno fa, lo dicevano solo gli scienziati e gli ambientalisti. Adesso anche gli adulti si mettono a discutere su come trasformare il neoliberismo globalizzato e impedirgli di “divorare il nostro povero pianeta”. Lei non lo fa. Critica un insieme di proposte, compresa quella di riconoscere alle donne gli stessi diritti di cui gode lei.

    smantellare l’unica ideologia rimasta e cioè quella neoliberista-globalizzata che sta divorando il nostro povero pianeta.

    Non è né la mia né quella di alcuni miliardi di persone. Predicate lo smantellamento in tanti, Trump, Bolsonaro, Xi Jinping, Boris Johnson, Kim il Sung, Mohammed bin Salman, Putin, va molto di moda. Nessuno di voi ci spiega cosa costruirà dopo, senza senza fare più vittime di quante ne stia già facendo e ne hanno fatte altre ideologie né liberiste né (per fortuna) globalizzate.

    @i non Danilo
    “Scusate lo sfogo” ma quel tipo di comunicazione mi sembra deleterio e controproducente in generale.

  30. alsarago58on Nov 19th 2019 at 20:21

    Noah, Steph, Paolo, & C.
    Scusate, ma perchè “nutrite il troll”?

    Heartland Battaglia piomba qui a imporci un tema di 10 anni fa, risolto da una commissione del Parlamento Inglese, che non trovò nulla da censurare nel comportamento dei ricercatori coinvolti (dal furto delle loro email…), e tutti dietro a dargli corda?
    Tanto più che non risponde a nessuno dei vostri commenti, continua imperterrito con i suoi deliri, felici di aver dirottato il dibattito nella direzione che gli pare a lui.

    Capisco che vi possa attizzare l’idea di discutere civilmente con lui, farlo ragionare e mostrargli quanto demenziali siano le sue argomentazioni.

    Ma è inutile, è un troll climanegazionista: di occasioni per rivedere le sue posizione ne avrà avute a migliaia in questi anni, ma continua imperterrito a ripetere le stesse scemenze, incurante delle smentite. Almeno Scafetta aggiusta il suo grafico, per adattarlo alla realtà, HB no, è sempre lì con gli elefanti di Annibale….

    Anzi, da quando è comparso qui, ha dimostrato che il suo livello di logica e competenza, il materiale e le fonti a cui attinge, è addirittura peggiore di quello che si poteva immaginare a leggere i suoi articoli e vedere le sue apparizioni in Tv,
    Già dimenticato che pochi commenti fa, si è esibito nello spaccio di una invereconda fake news, in cui non sarebbe cascato neanche un 13enne? E che invece di ritirarsi in un eremo per la vergogna, se l’è cavata con un “pardon” passando subito ad altro?

    Pensate quindi che rispondendogli si pentirà e piangendo ammetterà di essere stato cattivo, ma che ora si unirà a Friday for Future?

  31. Franco Battagliaon Nov 19th 2019 at 21:27

    @Sylvie C.

    John Daly morì il 29 gennaio 2004, giorno della email in cui il suo (suo di lei, S.C.) eroe, Phil Jones, brindava alla morte di JD, solo perché “contrarian”.

  32. Noahon Nov 19th 2019 at 21:48

    Alsarago, ovviamente niente di tutto questo, si tratta di puro debunking. Ovviamente ha ragione lei, stiamo assecondando una voglia di visibilità a scapito della discussione sul tema. L’unico aspetto positivo è che l’assoluta inconsistenza delle apparizioni di Battaglia fa risaltare per contrasto la solidità dell’articolo. Grazie per avermi ricordato i miei stessi buoni propositi 😉

  33. stephon Nov 19th 2019 at 21:50

    @alsarago 58
    il mio è un semplice esperimento di comparazione. Confrontare la previsione (mia, dello scorso 5 ottobre ) con la realtà di chi riesuma balle scoppiate 10 anni fa come bolle di sapone al vento.

    ha dimostrato che il suo livello di logica e competenza, il materiale e le fonti a cui attinge, è addirittura peggiore
    Beh, ma da uno che colleziona un errore concettuale ogni 38 parole , cosa ti aspetti di diverso?
    Ripeto: per quel che mi concerne, è stata solo la verifica della bontà della mia previsione. Tutt’al più è un po’ come la comparazione fra la simulazione di Hansen del 1981 e la realtà: la proiezione sbagliava (di poco) per difetto.

    @oca in risposta a Danilo
    sottoscrivo ogni tua parola.

  34. Noahon Nov 19th 2019 at 22:13

    @Sylvie C. Condivido quasi tutto. Avrò letto male, ma dubito che il lettore Danilo parta da posizione misogine, o che voglia essere arruolato in cotanta compagnia, salvo forse Boris J, quando non fa politica deve essere anche divertente. L’effetto di troppi deniers misogini in giro?
    @Danilo. Parto dal presupposto che abbia apprezzato buona parte dell’articolo. Il neoliberismo è la sua preoccupazione? I neoliberisti doc nemmeno vogliono sentir parlare di climate change, perché ogni soluzione passa da un intervento pubblico, anche sovranazionale. Pura eresia per loro. Quindi qui, siamo in tutt’altra direzione.

  35. Sylvie Coyaudon Nov 19th 2019 at 22:53

    F. Battaglia,

    Ah ecco, lei confonde un insegnante delle medie con un regista di Hollywood.
    IMO la reazione “Stranamente, è una notizia consolante” è giustificata, Daly perseguitava con le proprie diffamazioni delle persone oneste e competenti.
    Lo fa anche il suo eroe (di lei F.B.) Christopher Monckton, ma almeno fa ridere.

    alsarago58,

    è un troll

    però è educativo perché rappresenta bene i firmatari del suo appello: disonesti, incompetenti e in malafede.

  36. homoereticuson Nov 20th 2019 at 07:40

    “Quindi qui, siamo in tutt’altra direzione.”

    l’ultima che sapevo è che qui dentro sono tutti anti-capitalisti 😉

  37. Antonioon Nov 20th 2019 at 19:29

    @ Alsarago58
    “Anzi, da quando è comparso qui, ha dimostrato che il suo livello di logica e competenza, il materiale e le fonti a cui attinge, è addirittura peggiore di quello che si poteva immaginare a leggere i suoi articoli e vedere le sue apparizioni in Tv,”

    Concordo con qaunto scrivi.. proprio per questo penso sia un servizio meritorio quello di Climalteranti nel dargli spazio e stroncare tutte le cose che scrive.. converrai con me che fa una figuraccia a scrivere qui le sue cose.. non c’è Lilli Gruber qui

  38. alsarago58on Nov 21st 2019 at 11:29

    Antonio, è evidente che HB se ne frega del fatto che qui gli ribattano punto su punto, non risponde in merito e non si smuove di un millimetro, e ripete sempre le stesse balle in ogni contesto.
    Quindi viene da chiedersi perchè continui a intervenire qui, sempre quando vuole lui e sui temi che vuole lui.
    Alcuni invocano il “masochismo”, ma io credo sia solo una bandierina da sventolare nel suo circolo di climanegazionisti: vedete io intervengo nella tana del lupo, li metto a tacere con i miei fatti incontestabili (tipo le fake news grattate dal fondo della fogna di Internet…) e loro si arrabbiano e sanno rispondere solo insultandomi. Come sono ganzo! E’ un modo per pompare il suo ego.
    Del resto i suoi interventi rivelano una preoccupante, per gli studenti a cui insegna, mancanza di lucidità, logica, cultura scientifica e capacità di interpretare la realtà: sai a un tipo così quanto gliene può importare delle nostre “stroncature”, probabilmente manco le capisce….
    E’ certo importante inseguirlo e smentirlo quando parla in pubblico, ma qui serve a poco.

  39. alsarago58on Nov 21st 2019 at 11:39

    Sulla globalizzazione e i suoi effetti sul clima, in effetti è un tema interessante.
    Ma è anche controverso, perchè ha certo fatto esplodere la produzione industriale/agricola e i trasporti nel mondo, aggiungendo centinaia di milioni di nuovi consumatori, e ha spostato la produzione in nazioni che usano le peggiori fonti energetiche, ma al tempo stesso ha anche abituato le nazioni a discutere collettivamente i problemi, in forum internazionali, tipo il Wto o l’Ipcc.

    Chiudere di nuovo le frontiere al commercio aiuterebbe?
    Sorvolando sulle conseguenze geopolitiche (vedi cosa è accaduto negli anni ’20 e ’30 con questo tipo di provvedimenti…), non sono proprio sicuro che gli attuali consumatori brinderebbero all’avere prodotti che costano 10 volte di più di prima e quindi al limitare di altrettanto i loro consumi. Se invece q

  40. alsarago58on Nov 21st 2019 at 11:49

    Sulla globalizzazione e i suoi effetti sul clima, in effetti è un tema interessante.
    Ma è anche controverso, perchè ha certo fatto esplodere la produzione industriale/agricola e i trasporti nel mondo, aggiungendo centinaia di milioni di nuovi consumatori, e ha spostato la produzione in nazioni che usano le peggiori fonti energetiche, ma al tempo stesso ha anche abituato le nazioni a discutere collettivamente i problemi, in forum internazionali, tipo il Wto o l’Ipcc.

    Chiudere di nuovo le frontiere al commercio aiuterebbe?
    Non sono proprio sicuro che gli attuali consumatori brinderebbero all’avere prodotti che costano 10 volte di più di prima e quindi al limitare di altrettanto i loro consumi, ma certo se avvenisse sarebbe positivo da un punto di vista climatico, soprattutto se contemporaneamente si ristrutturasse l’industria interna in senso sostenibile.
    Però considerando il fatto che nazioni rinchiuse egoisticamente nei loro confini, non sono certo la forma più adatta per affrontare problemi globali che richiedono soluzioni globali e “altruistiche”, e considerando le conseguenze geopolitiche del protezionismo(vedi cosa è accaduto negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso…), viene da pensare che forse sarebbe meglio mantenerla, la globalizzazione, rivedendola in senso ambientale.

    Per farlo c’è una cosa semplice (in teoria) da fare: mettere dazi alle importazioni, proporzionali al carbonio fossile usato per la produzione di ciò che viene importato, proporzioni alle tasse sul carbonio interne.
    In questo modo si spingerebbe globalmente verso l’abbandono dei combustibili fossili, senza penalizzare produzione e occupazione interna (cosa che accade con tasse sul carbonio non globali) e si premierebbero finalmente i virtuosi, non i furbi.

    Proprio per quest’ultimo effetto, però, temo che questo genere di provvedimenti “logici” non vedranno mai la luce…

    PS: qualcuno mi può spiegare perchè mi partono i commenti a metà della scrittura? C’è una qualche combinazione di tasti, che premo inconsapevolmente, che ha questo effetto?

  41. Armandoon Nov 25th 2019 at 22:26

    “Prodotti che costano 10 volte più di prima.”
    Ma come si fa a scrivere una cosa così assurda?
    L’Italia è finita fuori dai giochi per una sopravvalutazione del cambio del 15%.
    È questo l’ordine di grandezza degli eventi economici.
    Decenni di terrorismo economico hanno ormai stravolto la realtà…

  42. alsarago58on Nov 26th 2019 at 10:38

    Armando questo forum non si chiama “Economiaalteranti”, quindi non è la sede per discussioni sui risvolti economici della globalizzazione e l’utilità dell’Euro.
    Faccio solo notare che anche paesi non euro, hanno spostato le loro produzioni di semilavorati e prodotti finiti in Asia, proprio per far calare di prezzo e rendere accessibili a più persone possibili merci che se, avessero realizzato in patria, sarebbero costate molto di più.

  43. Armandoon Nov 26th 2019 at 17:56

    A parte che il suo ragionamento è contestabile sotto diversi punti di vista, concentriamoci sul tema del forum. È errato equiparare la Wto all’IPCC. La prima ha potere decisionale, il secondo no. La prima si batte per aumentare i gas serra (massimizzazione dei movimenti di merci), il secondo auspica il contrario. La Wto serve a sradicare le legislazioni nazionali (a cominciare da quelle ambientali), l’IPCC non legifera un bel niente. Poi, pensare che i problemi globali richiedano decisioni globali è completamente errato. E l’esperienza lo dimostra. Si va verso l’uniformità di scelte e di politiche voluta da alcuni, a scapito degli altri, cioè dei più deboli.

  44. alsarago58on Nov 26th 2019 at 20:40

    Beh, intanto va registrato il maggior nemico del clima ai vertici di una grande nazione la pensa esattamente come te sulla globalizzazione.

    Secondo, pensare che si possa risolvere un problema come quello climatico, promuovendo i nazionalismo e gli egoismi locali, è come dire che si risolve la fame nel mondo dando fuoco alle colture.

    Spero che un giorno tu vada al potere, e ci mostri come riuscirai, senza sedi internazionali di discussione e presa di decisioni vincolanti, far agire come un sol uomo nazioni dove che emettono poco e nazioni che emettono tanto, nazioni che hanno tanto da perdere e altre che hanno qualcosa da guadagnare dal cambiamento climatico, nazioni povere e nazioni ricche, nazioni strapiene di carbone e petrolio, e nazioni che non ne hanno, e così via, che come tratto comune hanno solo il motto “Prima noi!”.

  45. Giulianoon Dic 1st 2019 at 08:52

    Una bomba. Dimostrazione della non esistenza dell’effetto serra:

    Dal sito: https://www.nicolaporro.it/maltempo-le-sparate-di-gretini-e-grillini/#comment-36553

    Gabriele 2 giorni fa
    Dimostrazione matematico-logica della non esistenza dell’effetto serra:
    Dati (da fonte NASA):
    Percentuale di Gas serra nell’atmosfera terrestre: 2.5%
    Percentuale di Gas serra nell’atmosfera di Venere: 96.5%
    Temperatura media terrestre a 1 atmosfera: 288 Kelvin
    Temperatura media di Venere a 1 atmosfera: 340 Kelvin (dati: Venera landers)
    TSI relativa terrestre: 1
    TSI relativa di Venere: 1.91

    Ora calcoliamo la temperatura di Venere partendo da quella terrestre. Se la teoria dell’effetto serra corrispondesse a realtà io per estrapolare la temperatura di un pianeta partendo da quella di un altro dovrei tenere conto della differenza nella percentuale dei gas serra delle due atmosfere, giusto?
    Giusto?

    E invece no:
    T venere ≈ ∜TSI relativa di Venere × T terra
    T venere ≈ ∜1.91 × 288 Kelvin
    340 Kelvin ≈ 1.176 × 288 Kelvin
    340 Kelvin ≈ 338.688 Kelvin

    E voilà, l’effetto serra non esiste.

    Io proporrei il premio Nobel!

  46. Noahon Dic 1st 2019 at 09:32

    IG Nobel

  47. franco battagliaon Dic 2nd 2019 at 16:23

    @ admin RE: «@ Franco Battaglia
    La netiquette del blog https://www.climalteranti.it/netiquette/ non prevede l’utilizzo dei commenti per mettere link nudi di rilancio di post su altri siti. Per questa volta facciamo un’eccezione, dalla prossima violta questo tipo di commenti saranno cancellati».

    chiedo scusa, mi sono accorto solo ora.

    Vorrei ora segnalare (e leggere vostri commenti) queste mie considerazioni:

    [XXX Link rimosso]

    In particolare, porre la domanda: perché se uno dice “secondo me l’AGW non è provato perché la presunta prova ha un sacco di bug” lo criticate per il solo fatto di non essere climatologo epperò suonate le trombe quando 11mila non climatologi affermano: “secondo l’AGW esiste ed è un’emergenza”?. Vi rammento che “così dicon tutti” non è una risposta valida.

  48. Noahon Dic 2nd 2019 at 17:12

    Aveva già posto il problema e le abbiamo già anche risposto. Ma non si è tirato indietro dal ricamarci su un nuovo post con tanto di attacco personale a Mercalli. Si ricorda com’era andata con la sua intervista a Radio Cusano? FB, astenersi perditempo.

  49. Diegoon Dic 2nd 2019 at 17:00

    @Battaglia
    Gli 11.000 fanno la stessa cosa che fa Greta: dicono “ascoltate gli scienziati”. Che siano climatologi o meno non è fondamentale (se non al limite per ricavarci dei titoli sui giornali). Quello che conta è: a quale corpus di conoscenze il singolo o gli 11.000 o qualunque altro soggetto fanno riferimento?
    Due possibilità.
    La prima: fanno riferimento a un corpus di conoscenze che è il risultato di un processo che dura da quasi 400 anni. Si tratta di un processo collettivo, cumulativo, autocorrettivo, che produce descrizioni provvisoriamente non false dei fenomeni che indaga, che sottopone queste descrizioni a revisione dei pari, che utilizza tecnologie e strumenti per svolgere esperimenti (e sì, anche le simulazioni modellistiche hanno ormai la dignità di esperimenti) che sono pubblici e riproducibili. Le Earth System Science hanno poi un’ulteriore peculiarità, cioè il fatto di essere uno sforzo eminentemente pluridisciplinare: e al momento, nonostante questa multidisciplinarietà, i risultati convergono e sono complessivamente coerenti.
    La seconda: fanno riferimento a un insieme di conoscenze che, in larghissima misura (lo ribadisco qui: dal fronte scettico, anche se raramente, sono arrivati negli anni degli stimoli interessanti, ricordo il caso per esempio del progetto delle isole di calore di Watts, da cui risultò alla fine che… i termometri sottostimavano il riscalamento), viene prodotto con lo scopo di disinformare opinione pubblica, decisori politici e vari stakeholder al fine di rallentare l’approvazione di quelle norme che potrebbero ridurre i profitti di alcuni settori industriali. Non prevede esperimenti, non prevede osservazioni sul campo (lei ha mai visto uno scettico in Antartide?), tendenzialmente è opaco (Spencer ha mai mostrato i codici dell’UAH?) Si tratta di un ecosistema informativo costruito su editoriali pubblicati su riviste e quotidiani, su trasmissioni radio-televisive, siti internet e social, che spesso seleziona e distorce intenzionalmente le informazioni e che non esita a ricorrere ad azioni illegali (Climategate per esempio) per attaccare singoli scienziati e screditarli. È un sistema refrattario alle smentite, si basa su camere dell’eco, spesso agisce sulla base di presupposti ideologici più o meno mascherati e capitalizza sui bias cognitivi.
    Non tutti gli scettici, ovviamente, prendono soldi. Si può essere negazionisti per ideologia, per ambizioni personali-professionali (il prestigio che viene dal cantare fuori dal coro). Alcuni, però, sì, mentono e vengono pagati per farlo.
    “Così dicon tutti non è una risposta valida”, in questo ha ragione. Si tratta di vedere chi sono quei tutti, e di cosa sono espressione.

  50. Stefano Caserinion Dic 2nd 2019 at 18:49

    @ Franco Battaglia

    Questo blog non è stato creato per essere la sede di discussione di tesi esposte su altri blog.
    Per cui se mette link relativi a suoi testi su vari blog, saranno rimossi. Se ha delle cose da dire in merito al post in cui ha inserito un commento, le scriva in modo chiaro e sintetico e se lo riterremo interessante risponderemo (ma il fatto che Lei non risponde alla domanda su rimborsi e/o finanziamenti ricevuti dalla principale lobby della disinformazione USA riduce molto la possibilità che ci sia chi si mette a perdere il suo tempo per risponderle).
    I suoi sproloqui sul blog di Nicola Porro sono davvero difficili da leggere, e sono davvero di basso livello. La sua scelta di definire climatologo solo chi si firma come tale quando firma una petizione è bizzarra, ad essere gentili. Se ci pensa un po’ di più non dubito che troverà criteri più sensati, ad esempio vedere se nelle pubblicazioni scientifiche dei firmatari si trovano degli studi inerenti il clima, o vuole fare una ricerca speditiva può vedere se hanno nel titolo, nell’abstract, o nelle parole chiavi degli articoli la voce “climate change”, “global warming” o simili.

    Se 11.00 firmatari sono troppi, provi a vedere ad esempio le pubblicazioni scientifiche degli autori di questo articolo appena pubblicato sulla rivista Nature, http://www.nature.com/articles/d41586-019-03595-0.
    Se tanto che c’è lo legge, vedrà che c’è un modo più utile di occupare il proprio tempo occupandosi di cambiamenti climatici che scrivere quei patetici tentativi di difendere l’indifendibile.

  51. Franco Battagliaon Dic 2nd 2019 at 22:19

    @SC
    Vedo che lei è il solito prepotente.
    Scrive: «Questo blog non è stato creato per essere la sede di discussione di tesi esposte su altri blog».
    Ma il post, comincia linkando al blog della «Alleanza degli scienziati del mondo» (sic!).
    Il titolo del post suo: “appello degli scienziati del mondo…”
    Volevo far osservare, e l’ho dimostrato, che 11000 di quelle firme non sono scienziati con qualche debole connessione con la climatologia (firma anche Mickey Mouse): ci sono avvocati, dentisti, economisti. Ha preso una cantonata con questo post: il mondo intero sa che era una bufala quella degli 11mila scienziati. Diciamo che ci sono 11.000 abitanti del pianeta (su 7.5 miliardi) che hanno cliccato. Compreso Topolino.
    La verità è che lei cerca tutte le scuse per impedire che emergano le verità: lei è il contrario di ciò che dovrebbe essere una persona di scienza. S’è circondato di alcuni che le danno ragione (neanche apertamente, ché si nascondono dietro nickname) ed è contento così.
    Persino Diego l’ha capito: gli 11.000 sono come Greta… E’ quel che volevo dire io.
    Ora chi visita questo blog sa che si applica una censura da Minculpop.
    Infine, insiste a pormi domande su emolumenti a mio favore. Le ho già risposto: se sa di emolumenti a mio favore lo dica, sennò è solo fango che lei getta sugli altri, come suo solito.

  52. Sylvie Coyaudon Dic 3rd 2019 at 00:13

    F. Battaglia,

    Ma il post, comincia linkando al blog della «Alleanza degli scienziati del mondo» (sic!).

    Perché mente? Tutti possono vedere che comincia linkando a Bioscience, una rivista scientifica della Oxford University Press.

    Volevo far osservare, e l’ho dimostrato, che 11000 di quelle firme non sono scienziati con qualche debole connessione con la climatologia (firma anche Mickey Mouse)

    Lei mente di nuovo o non sa contare. Su 11.258 firme, 166 non erano valide e sono state cancellate.

    ci sono avvocati, dentisti, economisti.
    E allora? Gli impatti dei cambiamenti climatici vengono studiati e pubblicati su riviste scientifiche da
    – avvocati, per esempio i professori di diritto impegnati nei processi in corso contro Exxon Mobil
    – economisti, per esempio quelli premiati l’anno scorso con il Nobel proprio per questi studi
    – dentisti, per esempio questi
    https://www.nature.com/articles/sj.bdj.2016.136
    o questi
    https://worldwide.harvard.edu/event/climate-change-environment-and-oral-health

  53. Stefano Caserinion Dic 3rd 2019 at 00:17

    @ Franco Battaglia

    Proprio non capisco come non riesca ad accorgersi di scrivere sciocchezze facilmente confutabili. Scrive “Ma il post, comincia linkando al blog della «Alleanza degli scienziati del mondo»”; se clicca sul link vedrà in modo inequivocabile che il link porta alla pagina di una rivista scientifica, Bioscience, non di un blog. So che non ha molta familiarità con le riviste scientifiche, ma le assicuro sono una cosa diversa da un blog.
    Alla base del post c’è un appello che contiene tanti grafici, molte informazioni scientifiche, ecc. È stato scritto da scienziati importanti, ci sono molte cose interessanti sia nei grafici che nel testo dell’appello. Ma se le basta trovare qualche nome sbagliato, sfuggito ai controlli, in quelli che hanno sottoscritto l’appello, per dire che è tutto da buttare, non c’è problema, libero di farlo. In fondo sa fare solo questo.

    Per il resto, dovrebbe sentirsi un po’ ridicolo nel sostenere che c’è chi vuole impedire di far emergere la sua “verità”, visto che le stiamo permettendo di mettere anche più commenti di quelli previsti dalla netiquette. Dalla prima volta che ha messo un commento mi aspettavo che avrebbe presto iniziato a fare la vittima e gridare alla censura, mi aspettavo si inventesse dei motivi un po’ più credibili. Le regole di questo blog sono state definite dal suo Comitato Scientifico circa 10 anni fa, non sono state create contro di Lei.
    Per cui non ci faccia perdere altro tempo con queste inutili chiacchere vittimistiche.

    Infine, riguardo alla sua mancata trasparenza, Lei si è gettato fango da solo. Mi ha chiesto conto in modo arrogante delle mie quote sociali della cooperativa “ènostra”, accusandomi persino di “conflitto di interesse con le cose che sostengo”. Le ho risposto in modo preciso, non ho niente da nascondere, e le ho quindi chiesto di fare altrettanto. Se lasciava perdere questa cretinata, non si metteva in questa imbarazzante situazione di chi cerca i conflitti di interesse altrui e fa scena muta sui propri.

  54. Fabio Vomieroon Dic 3rd 2019 at 07:54

    Comunque, se posso dire, in merito ai temi di discussione climatologo non climatologo, scienziato non scienziato, esperto non esperto, il prof.Battaglia non credo abbia torto, al di là della sommaria conoscenza specifica di tipo probabilistico attribuibile ad un climatologo, che magari si occupa soltanto di sedimenti oceanici. Per esempio ci sono medici che non sanno niente di nutrizione, di psichiatria, o di dosaggio della vitamina D. Ma il problema non è questo, perché di questo aspetto potremmo discuterne circolarmente all’infinito. Il problema invece è che, in merito al riscaldamento globale, c’è una teoria fortemente esplicativa, coerente e supportata dai fatti, nonché dalla estrema fiducia da parte della quasi totalità della comunità scientifica (Cook o non Cook), che attualmente non ha nessun motivo scientifico valido per decretarne la precarietà o la necessità di rivisitazione. Tutti gli argomenti ad oggi proposti dai cosiddetti “scettici climatici”, infatti, si sono dimostrati o palesemente fallaci sotto il profilo logico e teorico o inconsistenti sotto quello sperimentale. Ecco qual’è il punto, caro prof.Battaglia et al., mancano proprio gli elementi concreti di discussione scientifica, e molti di quelli che credete siano argomenti scientifici interessanti, o non lo sono, oppure sono in realtà già stati analizzati con cura e, o ritenuti irrilevanti, o confutati regolarmente, anche in questo blog

  55. franco battagliaon Dic 3rd 2019 at 09:48

    @FV

    questo lo dice lei.

    Propongo qui un post dal titolo: Le obiezioni di un negazionista.
    Lo conduco io nel senso che comincio col porvi delle domande e voi rispondete.
    Le regole le faccio io (saranno regole ragionevoli e rispettose di tutti e non contraddirranno quelle del vostro blog, naturalmente).
    Ci state al gioco? Lo facciamo durare durante il periodo di vacanze natalizie e, sporadicamente anche dopo (tanto mi pare che non cancelliate i vecchi post).

  56. Stefano Caserinion Dic 3rd 2019 at 10:09

    @ Franco Battaglia

    Inoltrerò la sua proposta al Comitato Scientifico del blog per vedere se qualcuno è interessato e disponibile.
    Personalmente, userò le vacanze per un meritato riposo e per quanto riguarda il clima per leggere alcuni libri e articoli scientifici che ho accumulato. Le sue tesi le abbiamo già smentite n volte, i suoi giochetti retorici non mi interessano. Se ha delle tesi scientifiche ci sono delle sedi deputate in cui può proporle.

    PS
    le chiedo di attenersi alle regole della netiquette del blog, che trova qui https://www.climalteranti.it/netiquette/. Abbiamo fino ad oggi fatto un’eccezione permettendole violazioni che di solito non accettiamo. Ora però torniamo alla normalità.

  57. homoereticuson Dic 3rd 2019 at 10:15

    “Ci state al gioco? Lo facciamo durare durante il periodo di vacanze natalizie e, sporadicamente anche dopo”

    Sì! che bello, un gioco!
    Facciamo a giro giro tondo casca il mondo il mondo si riscalda di 3 gradi, tutti giù per terra! e poi babbo natale e la befana con i loro doni.

    FB, qualcuno prima o poi glielo deve pure spiegare che questo non è un gioco, sono sempre meno quelli che si stanno divertendo, e tra l’altro, magari qualcuno, diversamente da Lei, ha anche del lavoro da fare.

  58. doskion Dic 3rd 2019 at 11:29

    qualcuno mi allega il riassunto?

  59. homoereticuson Dic 3rd 2019 at 13:38

    @doski

    “qualcuno mi allega il riassunto?”

    Per sommi capi:
    a) siamo nella merda fino al collo
    b) qualcuno preferisce non crederlo e sentirsi raccontare balle rassicuranti
    c) qualcuno lo sa benissimo, ma ha interesse a nasconderlo
    d) i più, semplicemente, ignorano i punti a), b) c), ciò che ci riconduce al punto a)

  60. stephon Dic 3rd 2019 at 13:43

    FB
    Ci state al gioco?
    Perché non si fa invitare a farlo dal vivo il suo gioco? Che so, magari ad una conferenza all’ETH di Zurigo? Penso potrebbe essere molto istruttivo. Non dovrebbero esserci problemi con la traduzione simultanea, se non se la sentisse di parlare in inglese.

  61. alsarago58on Dic 3rd 2019 at 16:05

    “Propongo qui un post dal titolo: Le obiezioni di un negazionista.
    Lo conduco io nel senso che comincio col porvi delle domande e voi rispondete.
    Le regole le faccio io (saranno regole ragionevoli e rispettose di tutti e non contraddirranno quelle del vostro blog, naturalmente).
    Ci state al gioco? ”

    Forse sarebbe meglio far giocare uno psichiatra, che studi questo caso di narcisismo all’ultimo stadio, meglio noto come sindrome di Zichichi, peggiorato da complesso napoleon-vittimistico e convinzione di essere la reincarnazione di Galileo, ma che nasconde in realtà una grande insicurezza di sè, sintetizzata dal pensiero segreto “E se fossi io il vero gretino?”.

  62. Franco Battagliaon Dic 3rd 2019 at 18:21

    @SC

    «Il Sito Web
    Climalteranti” è un sito/blog … ideato per dare continuità all’analisi critica delle voci negazioniste sulla tematica climatica…».

    Ora io sarei una voce negazionista, o no? Le sto proponendo una sfida e vi tirate indietro?

    PS. Mi ha censurato 2 post con la scusa che violavano le regole del blog. Una volta l’ho visto, mi sono scusato e mi sono corretto. Le altre 2 volte non capisco cosa avrei violato… Mi pare una scusa per non far postare critiche fondate…

  63. Sylvie Coyaudon Dic 3rd 2019 at 22:10

    F. Battaglia,

    io sarei una voce negazionista, o no?

    può definirsi come preferisce ovviamente, ma è irrilevante. Come dice la frase che ha copiato, qui diamo continuità all’analisi critica, non alle voci negazioniste.

  64. gerardoon Dic 3rd 2019 at 22:17

    Ma perbacco caro Battaglia F. anche io sono in pensione, ma non per questo spreco il mio tempo come ella sembra fare e far fare.
    Se si annoia ci sono infinite possibilità di volontariato, nelle case di riposo troverebbe facilmente qualcuno disposto ad ascoltarla ripetere le sue tesi.
    Io ogni tanto ci vado e, anche se racconto sempre le solite cose, mi ascoltano sempre molto attenti, vero è che spesso hanno l’apparecchio acustico spento, ma sono contenti che qualcuno si rivolga loro aspettando un commento, sono convinto che per lei accenderebbero l’apparecchio.
    Non si preoccupi per il consumo delle batterie, sono zinco-aria si scaricano anche a non usarle.

  65. alsarago58on Dic 3rd 2019 at 23:46

    Ehi, Heartland Battaglia, ho una idea, invece di venire qui a fare il bullo aggressivo-difensivo, perchè non fa il signore e invita Caserini & C a fare loro un intervento sul blog di Nicola Porro, dove spieghino come stiano veramente sulla questione del cambiamento climatico, a quei poveretti, Porro compreso, che credono che i suoi interventi siano roba seria? No? Paura di fare una figura barbina e perdere la claque?

  66. stephon Dic 4th 2019 at 00:14

    FB
    Le sto proponendo una sfida e vi tirate indietro?
    Tutt’altro. Il blog ha già dato, in questo senso. Ora tocca a lei. Ripeto: si faccia invitare a fare il suo giochino dal vivo. Che so, magari ad una conferenza al NCAR?

  67. Franco Battagliaon Dic 4th 2019 at 06:14

    @sc
    appunto, io avrei fatto la voce negazionista e voi l’analisi critica.
    @steph: “il blog ha già dato” che fa, chiude? sic transeat…
    non avete tempo da perdere, ma siete voi che avete creato QUESTO blog, mica io.

    bene: vedo che vi tirate indietro con mille scuse.

    allora: tanti saluti.

  68. stephon Dic 4th 2019 at 10:00

    FB
    Non ha capito la mia risposta: intendo dire che delle sue fandonie il blog se ne è già occupato a iosa. Cerchi nel tag “Battaglia”.

    Ci avrei scommesso: è talmente pavido che non se la sente di proporre il suo giochino dal vivo. cvd.

  69. stephon Dic 4th 2019 at 10:06

    FB
    io avrei fatto la voce negazionista e voi l’analisi critica.
    Da par mio, l’analisi critica delle sue fandonie l’ho già fatta recentemente. E devo dire che sono rimasto impressionato dalla sua performance: un errore concettuale ogni 38 parole!!! Se non è un record, poco ci manca.

  70. Sylvie Coyaudon Dic 4th 2019 at 23:35

    F. Battaglia,

    io avrei fatto la voce negazionista e voi l’analisi critica

    Ho capito, ma sarebbe superfluo. Lei lo fa già altrove e qui ricopia le stesse menzogne, per esempio

    11000 di quelle firme non sono scienziati con qualche debole connessione con la climatologia…

    Se è interessato al resto dell’analisi critica, le basta leggere le risposte ai suoi commenti e seguire i link che Steph le ha appena fornito.

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