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Emergenza Coronavirus: un’occasione epocale per far cambiare direzione alle emissioni globali di gas climalteranti

Il rinvio della COP26, il Green Deal europeo e il crollo del prezzo del petrolio

 

 

 

L’annuncio del rinvio della COP26 da parte della Presidenza UK, inevitabile data l’emergenza Coronavirus in corso, ha destato la preoccupazione che il riscaldamento globale venga considerato un problema che in questo momento l’umanità non si può permettere di affrontare. Pur se il 2020 avrebbe dovuto essere un anno cruciale per il negoziato globale sul clima, in quanto erano attesi i rilanci degli impegni nazionali (NDC) previsti dall’Accordo di Parigi, il rinvio potrebbe avere anche un risvolto positivo in funzione dell’esito delle elezioni negli USA: Donald Trump ha avviato la procedura di rescissione dall’Accordo di Parigi, che sarà operativa a partire dal 4 novembre 2020, e una sua eventuale uscita di scena potrebbe dare un nuovo impulso al negoziato. Inoltre, il negoziato intermedio dell’UNFCCC (con le riunioni degli organi sussidiari SBs), che si sarebbe dovuto tenere a giugno a Bonn, è stato rinviato non al 2021 ma al prossimo ottobre. Quindi rimandare la COP26 al 2021 potrà servire a fare chiarezza su ruoli e posizioni delle diverse parti.

Il Vice Presidente esecutivo della Commissione Europea Frans Timmermans ha pubblicato uno Statement a seguito dell’annuncio del rinvio della COP26, in cui ha dichiarato che:

  • la Commissione continuerà a lavorare per presentare entro settembre 2020 un piano di valutazione d’impatto per aumentare le ambizioni dell’UE per il 2030 e ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 50-55% rispetto ai livelli del 1990 e per presentare all’UNFCCC un ambizioso contributo di riduzione europeo, in linea con l’impegno preso ai sensi dell’accordo di Parigi;
  • la Commissione continuerà a lavorare intensamente con i partner in tutto il mondo per condividere i piani europei, incoraggiarli anche ad incrementare le loro ambizioni e a lavorare insieme su altri elementi chiave dell’agenda globale sul clima, come la finanza sostenibile, l’adattamento e la resilienza agli impatti dei cambiamenti climatici.

E nonostante qualche associazione industriale abbia chiesto un rilassamento degli impegni vigenti di riduzione delle emissioni di CO2  e qualche politico di casa nostra abbia chiesto un ridimensionamento o addirittura uno stop al Green Deal europeo, il Vice-Presidente della Commissione europea ribadisce che il Green Deal è uno strumento politico, sociale ed economico che ha senso realizzare nell’interesse della salute delle persone e dell’economia. All’interno dei diversi Paesi dell’Unione Europea in questo periodo si discute, purtroppo con scarso coordinamento, su come avviare la fase 2, ovvero la ripresa progressiva dopo il lock-down dovuto all’emergenza per l’epidemia di Covid-19. Trentatre associazioni che rappresentano il mondo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica hanno inviato una lettera a tutte le istituzioni competenti a livello Ue e dei singoli Stati membri in cui si chiede che il Green Deal sia al centro dei piani europei e nazionali per la ripartenza economica. Nella lettera si chiede di utilizzare i pacchetti di sostegno economico per accelerare gli investimenti nelle tecnologie pulite in tutti i settori in quanto, sostengono le associazioni, investire in soluzioni e infrastrutture “zero-carbon” è il modo più efficace per garantire la ripresa economica e realizzare un sistema energetico e produttivo più sostenibile.

Numerosi sono stati in questi giorni le iniziative, gli appelli e le lettere aperte che, con l’obiettivo di promuovere la transizione energetica verso le fonti rinnovabili e l’economia circolare, hanno raccomandato di inserire i piani di stimolo economico nell’alveo del Green Deal tra cui l’analisi del Centro europeo per la regolazione (CERRE). Nel frattempo si è verificato il crollo del prezzo del petrolio, che dopo essere rimasto nell’ultimo anno stabilmente sopra i 60$/barile è arrivato a valori inferiori ai 25$/barile, a causa di una guerra commerciale tra Arabia Saudita e Russia (che sembra in via di risoluzione in questi giorni). Ha avuto un ruolo fondamentale anche la minore domanda di prodotti petroliferi collegati ai trasporti, per via del lock-down globale che ha coinvolto miliardi di persone nel mondo. Per molti osservatori il prezzo rimarrà basso per almeno tutto il 2020, mandando fuori mercato investimenti in corso (in particolare quelli per shale oil in USA) o programmati in nuove esplorazioni ed estrazioni di combustibili fossili. Tutto questo potrebbe favorire una più veloce transizione verso le energie rinnovabili. A titolo di esempio, rimandiamo alle analisi interessanti riportate in un articolo del Guardian, tradotto in italiano da Internazionale.

 

Il calo delle emissioni di CO2: un’imprevista inversione di rotta, da consolidare

In questo scenario sociale ed economico estremamente dinamico e poco prevedibile nella sua evoluzione anche a breve termine, è tuttavia ormai molto probabile che il 2020 rappresenterà una discontinuità forte nel trend in crescita delle emissioni globali antropiche di CO2. Secondo una prima stima del Global Carbon Project, il calo nel 2020 potrebbe essere pari o superiore al 5% rispetto all’anno precedente, valore che potrebbe avvicinarsi a quel -7,6% di riduzione annua segnalato in uno studio delle Nazioni Unite dello scorso novembre come necessario per rendere raggiungibile l’obiettivo di contenere il riscaldamento medio globale a fine secolo entro 1,5°C rispetto all’era pre-industriale. Se così fosse si tratterebbe del maggior calo delle emissioni annuali dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi.

 

 

Determinare in questa fase l’entità del calo delle emissioni di CO2 in atto è molto difficile e il valore assoluto annuale sarà certamente influenzato dalla durata dei lock-down di grandi paesi emettitori come USA, UE e India; la Cina, dalle prime stime disponibili fino ad oggi, tra inizio febbraio e metà marzo potrebbe aver avuto un calo prossimo al 20% delle emissioni di CO2 rispetto al medesimo periodo del 2019, mentre non è facile stimare quale sarà l’impatto di una eventuale seconda ondata di contagi, con potenziali ulteriori blocchi dei trasporti e della produzione industriale, ad esempio proprio in Cina.
La sovrappopolazione, la perdita di biodiversità (ricordiamo che a fine aprile la CE lancerà la nuova strategia europea per la biodiversità al 2030, che è parte del Green Deal) la distruzione degli ecosistemi e la conseguente promiscuità crescente di esseri umani ed animali selvatici o allevati in condizioni inadeguate hanno favorito una zoonosi da molti prevista che, grazie alla globalizzazione dei trasporti, si è trasformata in pandemia con una velocità mai sperimentata nella storia umana. Allo stesso modo, il significativo calo delle emissioni di CO2 – stante anche l’oggettiva lentezza e ad oggi scarsa efficacia dei negoziati internazionali nell’abbattimento reale delle emissioni – fino a qualche mese fa appariva impensabile.
Nel giro di poche settimane le abitudini di vita della maggior parte dell’umanità sono radicalmente cambiate per combattere un nemico il cui pericolo, al contrario del riscaldamento globale, è chiaramente e immediatamente percepito da tutti perché ben visibile nella crescita esponenziale dei contagi giornalieri, dei ricoveri e purtroppo anche dei decessi. Molti di questi cambiamenti hanno “forzato” milioni di persone a forme di lavoro agile, hanno determinato la riduzione delle emissioni inquinanti suggerendo ulteriori studi sull’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana, hanno messo in discussione l’opportunità di proseguire uno sviluppo accentrato in agglomerati urbani di milioni di persone piuttosto che uno sviluppo periferico multicentrico, basato su continui spostamenti non sempre necessari, ma favoriti da evidenti elementi distorsivi ad esempio dei prezzi dei biglietti aerei, ecc. Tutti elementi che, se rivalutati e ben indirizzati con una visione programmatica che vada oltre gli interessi economici di breve termine e le scadenze elettorali di amministrazioni locali o nazionali, potranno contribuire a un trend di calo delle emissioni di CO2 per ora imposto dall’epidemia di Covid-19.


Sarebbe quindi utile sfruttare questa occasione, questa pausa obbligata, per ripensare il modello di sviluppo, sia da un punto di vista sociale che politico ed economico, trovando soluzioni da condividere auspicabilmente a livello globale (la pandemia, il riscaldamento globale e la CO2 non rispettano i confini nazionali). I rilanci degli impegni nazionali nell’ambito dell’accordo di Parigi, per contenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C o ben al di sotto di 2°C, non sono rimandabili, dato il limitato budget di carbonio ormai disponibile. E sono un’occasione per evitare, cumulati nei prossimi decenni, perdite di vite umane e danni economici ben superiori a quelli dell’attuale pandemia.

 

 

 

Testo di Simone Casadei con il contributo di Sergio Castellari, Marina Vitullo, Stefano Caserini, Elisa Palazzi, Mario Grosso, Federico Brocchieri, Sylvie Coyaud, Veronica Aneris

14 responses so far

14 Responses to “Emergenza Coronavirus: un’occasione epocale per far cambiare direzione alle emissioni globali di gas climalteranti”

  1. giovanni mazzitellion Apr 16th 2020 at 09:49

    certo, se non prendono l’aereo per fare la COP, perche’ discutere di come preservare lo status quo come hanno fatto fin ad ora? quest’anno gli e’ andata bene, c’e’ il COVID19, possono dire che c’e’ margine per far ripartire l’economia senza impatto sul clima e non fare un nulla come al solito…

  2. Sergio Castellarion Apr 16th 2020 at 12:28

    Collegandomi alle tematiche di questo post segnalo l’intervento di stamattina della Presidente della Commissione Europea von der Leyen al Parlamento Europeo sulla risposta comune dell’EU alla pandemia di coronavirus:

    https://audiovisual.ec.europa.eu/en/video/I-189086?lg=IT

    E’ un segnale da parte della CE ai Paesi Membri.

  3. Simone Casadeion Apr 16th 2020 at 12:32

    Si, nel discorso di stamane al Parlamento UE, Von Der Layen auspica di potenziare il Green Deal al minuto 15:00 e segnala la probabile ridefinizione della globalizzazione (il nostro “ripensare il modello di sviluppo”?!?) dal minuto 16:40

  4. marina vitulloon Apr 16th 2020 at 14:55

    segnalo la lista delle iniziative Green Deal che verranno postposte al 2021 o ritardate:
    https://www.euractiv.com/section/energy-environment/news/leaked-full-list-of-delayed-european-green-deal-initiatives

  5. Aurelioon Apr 16th 2020 at 15:35

    L’esperienza covid ha suggerito possibili comportamenti virtuosi anche sul versante clima: lo smart working, le conferenze a distanza e i webinar possono diventare prassi normale riducendo spostamenti inutili.

  6. ALESSANDRO SARAGOSAon Apr 16th 2020 at 16:06

    Si può condividere la speranza che l’attuale situazione faccia “rinsavire” l’umanità, e i suoi leader, facendola improvvisamente diventare lungimirante, e capire quanto sarebbe assurdo un ritorno al passato, o anche solo allo status quo, dopo che l’emergenza virus sarà passata.
    Anche perchè ci sono legami sia tra lo sfruttamento ambientale selvaggio e gli “spillover”, che fra la vulnerabilità agli stessi virus e l’inquinamento ambientale.

    Purtroppo ho qualche dubbio che ciò avverrà, temo anzi che ci sia un fondato rischio che il post covid-19, sarà visto come un “liberi tutti”, in cui le persone (non tutte e non in tutti i paesi) penseranno solo a riguadagnare il tempo perso, consumando e viaggiando con abbandono.

    Fra ora e quel potenziale spensierato e sconsiderato “dopoguerra”, ci sarà però una lunga terra di mezzo incognita, in cui dovremo affrontare una grave crisi economica e comunque, consumi e spostamenti saranno limitati dal rischio di innescare nuove ondate virali.

    Ecco, è in questa zona grigia di uno-due anni, vera “finestra di opportunità, che dovremmo spremerci le meningi e intervenire, creando un nuovo tipo di convivenza nazionale e globale che concili socialità, intrattenimento, soddisfazione di bisogni essenziali e non, gioia di vivere, e al tempo stresso moderazione, sobrietà, sostenibilità e rispetto delle regole.

    Neanche il più radicale degli ambientalisti si augurerebbe che si raggiunga la sostenibilità tenendo tutti prigionieri in casa come ora.
    Ma è più fattibile provare a farlo, o almeno indicare la strada, dare indizi che lo si può fare, nel periodo di transizione: se riusciremo a dimostrare che la nostra felicità non dipende per forza da cose che comunque per un po’ non ci potremo permettere, dal cambiare guardaroba e telefonino ogni sei mesi, al possedere un Suv da guidare rigorosamente in città, fino al viaggiare nella località di moda con voli low cost, per pigiarci poi con altri milioni di turisti.

    Questo presuppone un enorme lavoro culturale, politico, filosofico, ma anche imprenditoriale.
    Ed è proprio da quest’ultima categoria che tanto discenderà: vorranno gli industriali, i trendsetter e i commercianti riproporre i vecchi modelli? O approfitteranno del momento per dare sostanza alle loro promesse, finora abbastanza virtuali, del “diventare green”, abbandonando la promozione dei vecchi modelli di consumo e, da parte loro, rinunciare all’inseguimento di una crescita continua in vendite, uso di risorse e profitti, che è ormai grottesca e si è rivelata pericolosa?

    Sarà dura che ciò avvenga, se non altro perchè con le attuali regole vincono gli “egoisti”, i promotori della crescita continua, i cantori del liberismo, mentre la svolta dovrebbe essere condivisa e globale.

    E’ un po’ come quando tutti decisero, con le buone o con le cattive che no, non si potevano più far lavorare bambini nelle fabbriche, e nessuno, da allora, potè più usarli per essere più competitivo dei concorrenti.
    Ambiente e clima potrebbero essere i “nuovi bambini” da rispettare, il lavoro culturale di preparazione di questa svolta lo si è fatto in questi anni.
    Adesso servono classi dirigenti convinte, carismatiche e lungimiranti: non che se ne vedano molte in giro.
    Chissà che lo shock da covid-19 non le faccia emergere.
    Vedremo il prossimo novembre…se cadesse il negazionista in capo, forse…

  7. ALESSANDRO SARAGOSAon Apr 16th 2020 at 16:29

    Tre link di opinioni o iniziative di chi la pensa (+ o -) come gli autori del post

    Un (raro) saggio economista (che dice che è questo il momento di puntare sul verde)

    https://video.repubblica.it/dossier/operazione-risorgimento-digitale/risorgimento-digitale-cottarelli-utilizzare-fondi-europei-per-investimenti-green/358300/358858?ref=vd-auto&cnt=1

    Un saggio governo (che vuole usare il fotovoltaico per rilanciare le imprese)

    https://www.pv-magazine.com/2020/04/09/portugal-fast-tracks-30-mw-of-small-solar-to-help-hard-pressed-businesses/

    E saggi ricercatori (che confermano che o si salva la biodiversità o si salva la crescita senza limiti)

    https://phys.org/news/2020-04-economic-growth-incompatible-biodiversity.html

  8. albertoon Apr 17th 2020 at 19:15

    Quest’ anno è quasi scontato che le emissioni di CO2 caleranno di diversi punti percentuali. Difficile immaginare che ciò comporti un’ inversione di tendenza del trend di salita ultradecennale. Il motivo è semplice: il calo non è strutturale in quanto non risulta da una sostituzione delle fonti fossili per opera di quelle rinnovabili. Questo tipo di calo è dovuto alla diminuzione delle attività quotidiane di una parte significativa dell’ umanità, diminuzione che comporta un minor consumo globale di energia e di conseguenza un minor consumo delle fonti che assicurano più dei 2/3 del fabbisogno. Purtroppo è facilmente prevedibile che la recessione globale connessa a questa pandemia virale colpirà soprattutto i più poveri, mentre quale se le conseguenze nei riguardi della per ora inadeguata lotta ai cambiamenti climatici saranno più positive che negative mi sembra una domanda del tutto incerta. Non ci sarebbe da stupirsi se invece che preoccuparsi di più per gli effetti presenti e ancor di più futuri della cosiddetta crisi climatica, le masse spaventate dal virus siano più propense a considerarla meno pericolosa, sia perchè non urgente sia perchè di impatto assai meno tangibile sulla loro quotidianità rispetto a quello oggi sotto gli occhi di tutti.

  9. stephon Apr 18th 2020 at 03:10

    Alberto
    “le masse spaventate dal virus siano più propense a considerarla meno pericolosa (la crisi climatica)”
    Mah. Io starei attento innanzitutto ai termini: pericolosa è una pandemia come questa, essendo una calamità che ha per agente la natura (pur con tutte le corresponsabilità antropiche nello sprigionamento del virus, sia in riferimento alla sua più o meno attuabile prevenzione, sia nella gestione del soccorso e della limitazione dei danni) e dunque priva di intenzionalità.
    La crisi climatica la vedrei invece più come un rischio essendo un processo il cui agente è umano e in cui l’intenzionalità è presente e di segno positivo (le emissioni di gas serra dovute al fabbisogno globale di energia fossile). In questo senso, è anche utile ribadire l’utilità dell’azione per contenere l’esito negativo futuro di tale rischio.

    “sia perchè di impatto assai meno tangibile sulla loro quotidianità rispetto a quello oggi sotto gli occhi di tutti.”
    Infatti, ho idea che cambierà quando la crisi climatica entrerà drasticamente e a piè pari nella nostra quotidianità. È solo questione di tempo, potrebbero volerci decenni (e in tal caso potrebbe essere troppo tardi per contenere gli esiti negativi di tale rischio), o forse solo pochi anni. C’è sempre l’incudine dei tipping points con relativo dirupo di Seneca dietro l’angolo.

  10. albertoon Apr 18th 2020 at 16:22

    Concordo senz’ altro. Infatti è da diverso tempo che sostengo come la lotta ai cambiamenti climatici non potrà che aumentare man mano che crescerà la frequenza e la diffusione dei danni collegati ad essi. Certo se il trend del GW continuerà nei prossimi decenni lungo la linea percorsa nell’ ultimo mezzo secolo sono fiducioso che le azioni di contrasto e di mitigazione diverranno sempre più efficaci. Invece se in pochi anni dovessimo malaccortamente superare un tipping point dubito che l’ umanità sia in grado di operare in maniera coordinata per fronteggiarlo nel suo complesso

  11. macioon Apr 24th 2020 at 21:27

    Ma cosa volete che cambi? Dai vari commenti quello che appare chiaro è che qui nessuno ha perso il lavoro, nessuno ha chiuso l’azienda, nessuno ha dovuto interrompere il pagamento del mutuo o dell’affitto e che riuscite regolarmente a mettere insieme pranzo e cena senza fare la coda alla Caritas. Ma di cosa parlate? Quale sarà l’atteggiamento futuro di un paese più povero nei confronti dell’ambiente? Siete tutti completamente avulsi dalla realtà economica, quella che permette d pagare le forze dell’ordine, i servizi sociali, i medici, gli insegnanti. Vivete in un altro mondo, in una realtà virtuale. A Mont Sain Michel si lamentano perché i turisti non vanno, non perchè non riescono a raggiungere l’isola a causa dell’acqua alta

  12. Simone Casadeion Apr 25th 2020 at 22:01

    @macio Mi spiace contraddirla ma chi scrive sta vivendo nella propria famiglia la piacevole esperienza della cassa integrazione con mutuo da pagare… Sono quindi talmente dentro la realtà economica da rendermi conto di come questa possa essere l’occasione non solo per consolidare il trend di calo delle emissioni, come scritto nel post, ma anche, se non soprattutto, di evitare un’inesorabile decrescita economica infelice per la maggior parte delle persone di questo e di altri paesi, che da anni si è ormai avviata (e che l’epidemia di Covid-19 rischia di accelerare) a causa della sovrappopolazione, della polarizzazione della ricchezza e della fine delle risorse. Questa è, deve essere, infatti, anche l’occasione per ridurre le spropositate, intollerabili disuguaglianze intra e internazionali, uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030. Siamo tutti sulla stessa barca che abbiamo ormai semi-distrutto (un solo pianeta, piccolo e finito, su cui la crescita infinita è di fatto un miope ossimoro) ed abbiamo bisogno di classi dirigenti (politiche ed economico-finanziarie) un minimo responsabili e lungimiranti che si rendano conto che ORA è il momento di cambiare modello di sviluppo e di raddrizzare alcune storture della società. Possiamo ancora tollerare redditi personali di decine di miliardi di dollari pari alla ricchezza complessiva di x paesi africani sommati tra loro? La riduzione delle disuguaglianze, assieme alla comprensione di cosa sia davvero importante nella vita di tutti noi (la salute, gli affetti, un lavoro, un tetto, cibo e acqua, la cultura, la conoscenza, il contatto quotidiano con la natura, …) potrebbero fare tantissimo nella lotta al cambiamento climatico. Di seguito un paio di articoli recenti che suffragano quanto sopra.
    https://www.nature.com/articles/s41560-020-0579-8
    https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/ab7461

  13. Simone Casadeion Apr 27th 2020 at 09:42

    In riferimento al mio commento precedente, nello specifico alla situazione italiana, segnalo che l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile (ASviS) ha effettuato una valutazione qualitativa della crisi sull’andamento degli oltre 100 indicatori utilizzati per elaborare gli indici compositi per gli obiettivi dell’Agenda 2030 https://asvis.it/public/asvis2/files/ValutazionecrisiFinal_def.pdf
    ed ha esaminato il Decreto legge “Cura Italia” identificando, per ogni articolo, gli obiettivi 2030 maggiormente impattati: le norme del Decreto riguardano soprattutto gli obiettivi 3 (salute e benessere), 8, 9, 1, 10 (ridurre le disuguaglianze) e 16
    https://asvis.it/public/asvis2/files/GoalCuraItaliaFinal-min.pdf

  14. […] Queste prese di coscienza potrebbero spingere per una ripartenza che vada in tutt’altra direzione rispetto alla vita pre-Covid-19. Come Naomi Klein scrive nel suo libro “Shock economy”, grandi e rapidi cambiamenti arrivano solo dopo un forte shock. La portata di questa crisi potrebbe rappresentare lo shock di cui abbiamo bisogno per cambiare radicalmente la nostra società in un’ottica di sostenibilità e giustizia sociale. Bisogna impedire che si torni alla normalità, perché, come apparso sul muro di un edificio a Santiago del Cile, la normalità era il problema. L’economia deve ripartire investendo nella transizione energetica e in tecnologie a basso impatto ambientale. […]

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