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L’analisi degli impegni sul clima nelle elezioni politiche 2022

Numerosi componenti del Comitato Scientifico di Climalteranti hanno collaborato con l’Italian Climate Network alla valutazione dell’impegno all’azione sul clima delle forze politiche per le elezioni che si terranno il 25 settembre 2022.

Nella valutazione finale sono stati considerati sia i programmi depositati presso il Ministero dell’Interno sia quelli resi disponibili in seguito sui siti web delle forze politiche, nonché le dichiarazioni dei leader dei partiti riportate dai principali quotidiani o disponibili sui social.

I 10 criteri utilizzati sono quelli presentati nel precedente post: Centralità, Settorialità, Ambizione, Fuoriuscita dai fossili, Investimenti pubblici, Equità e disuguaglianza, Distrazioni, Quadro internazionale, Negazionismo, Inattivismo.

Per ogni criterio è stato utilizzato un punteggio da 0 (minimo) a 10 (massimo), creando quindi un indice composto da 10 fattori, che sono stati considerati con uguale peso per ottenere un valore medio chiamato indice di Impegno Climatico riassuntivo. I 20 partecipanti hanno svolto la loro valutazione indipendentemente, e sono stati solo avvisati nel caso in cui un punteggio attribuito si discostasse di più di 4 punti dalla media per lo stesso criterio/forza politica, al fine di verificare possibili errori di compilazione (in questo caso il valutatore poteva quindi confermare o modificare il valore assegnato).

Il risultato è mostrato nella figura qui sopra, in cui sono riportati con i diagrammi “a scatola e baffi” il valore medio (le X), la mediana, il primo e il terzo quartile e i valori estremi (i punti) delle valutazioni medie assegnate da ogni valutatore alle diverse forze politiche.

Benché i criteri siano stati definiti in modo il più possibile oggettivo, la valutazione comporta un’inevitabile componente di soggettività, che ha diverse cause:

  • la diversa rigorosità nel considerare soddisfatto un criterio (le cosiddette “maniche” più o meno larghe);
  • le diverse competenze dei valutatori, che possono incidere ad esempio nel considerare del tutto irrealistici alcuni impegni;
  • una diversa impostazione ideologica e valoriale che inevitabilmente esiste per ogni persona, e può influire anche inconsapevolmente in misura più o meno limitata.
  • la diversa precisione con cui i valutatori hanno valutato la rispondenza fra criteri e programmi;
  • la diversa attenzione con cui i valutatori hanno letto i programmi.

Il grafico permette di vedere come, al di là di questi inevitabili fattori di disturbo, emerga una netta differenza fra le prime tre forze politiche (Verdi Europei+Sinistra Italiana; Partito Democratico; Unione Popolare), che hanno riportato punteggi nettamente superiori rispetto a quelli assegnati alle altre, tranne pochi valori.

Quattro forze politiche hanno riportato valori nettamente più bassi, inferiori a 6, nella stragrande maggioranza delle valutazioni.

Non vi sono state grandi differenze fra la prima valutazione pubblicata il 7 settembre, che ha considerato solo i programmi depositati al Ministero, e quella finale pubblicata il 20 settembre, che ha considerato programmi e dichiarazioni successive: la variazione principale è stata un incremento di 0,5 punti del Movimento5Stelle, che ha dato più spazio nella campagna elettorale ai temi della transizione energetica rispetto a quanto fatto col programma depositato. In generale durante la campagna elettorale l’impegno climatico è passato in secondo piano rispetto ad altri temi (es. il “caro bollette”, come riportato qui), e i valutatori hanno quindi sostanzialmente confermato la prima valutazione.

La forza politica che è risultata più difficile da valutare, per la quale i singoli punteggihanno mostrato una maggiore dispersione, è ItalExit, ma i suoi valori massimi sono comunque nettamente inferiori a quelli delle tre forze politiche che hanno conseguito i punteggi più alti.

Va ricordato che il voto “6” non indica la sufficienza. Per poter raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi (limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C, e fare il massimo sforzo per fermarsi a 1,5°C) è necessario il massimo dell’ambizione e dell’impegno, quindi non essere lontani dal voto più elevato attribuibile, cioè 10. 

Riguardo ai criteri, come mostra il grafico qui sopra, il punteggio più alto e la minore variabilità fra i partiti si è registrata sul criterio del negazionismo, ossia nessun partito ha inserito nei programmi dubbi sull’esistenza del riscaldamento globale o sulle sue origini antropiche. Sulla fuoriuscita dai fossili e l’equità e disuguaglianza si è registrato il valore minore, segno che si tratta di temi che le forze politiche nel complesso hanno fatto più fatica ad inserire nei programmi e a sottolineare in  campagna elettorale. Nel complesso si è registrata una grande variabilità nei punteggi, indice di una reale differenza dei programmi delle forze politiche; la maggiore diversità nei punteggi si è registrata per il criterio delle “distrazioni”.

Una difficoltà che ha influito nel determinare differenze nelle valutazioni, è stata anche l’attenzione alle imprecisioni o alle contraddizioni presenti nei programmi, che possono essere indice di una scarsa attenzione o conoscenza delle forze politiche rispetto alla questione climatica. Prendendo ad esempio il programma di Azione, nel titolo in grassetto di un paragrafo a pag. 12 è stato indicato l’obiettivo di “riduzione delle emissioni di CO2 del 55% entro il 2030 con fonti rinnovabili” (obiettivo che però non vale per la sola CO2, ma per l’insieme delle emissioni climalteranti); nel paragrafo stesso si è poi scritto “Per raggiungere gli obiettivi di riduzione di CO2 al 2030 è quindi necessario sviluppare sin da ora strumenti alternativi come i sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 prodotta dalle centrali termoelettriche”, mentre in realtà il CCS (carbon capture and storage) nel settore termoelettrico giocherà un ruolo del tutto trascurabile in Europa prima del 2030. Poco prima nel programma si era inoltre chiesto un intervento “sul prezzo della CO2 a carico delle imprese” perché sarebbe “cresciuto del 300% dal 2021”, quando l’aumento dal 2021 è invece stato del 40% circa. La volontà di intervenire sul prezzo della CO2 è stata poi ribadita in un’intervista al Messaggero del 1° settembre,

in cui si è dichiarata l’intenzione di “comunicare subito a Bruxelles la sospensione immediata dei crediti ETS, i cosiddetti certificati sulle emissioni che le imprese acquistano in base a quanto inquinano. Di fatto una tassa in più, non possiamo permettercela”; un’azione che minerebbe seriamente la politica europea sul clima e gli obiettivi di riduzione al 2030.

 

Come altri esempi, hanno fatto sorridere il richiamo all’eolico “off set” (al posto di offshore) citato fra le nuove tecnologie rinnovabili a pag. 34 del programma di Forza Italia, il “Grean Deal” (e non “Green”) citato a pag. 8, 46, 192 e 195 dalla Lega.

***

In conclusione, si può ritenere che il valore medio delle 20 valutazioni fornisca un risultato nel complesso solido, in grado di fornire un’indicazione obiettiva e – speriamo – utile agli elettori.

Ulteriori dettagli sono consultabili sulla pagina dedicata dell’Italian Climate Network.

 

 

Testo di Stefano Caserini, con contributi di Mario Grosso, Gianluca Lentini, Simone Casadei e Sylvie Coyaud.

5 responses so far

5 Responses to “L’analisi degli impegni sul clima nelle elezioni politiche 2022”

  1. ALESSANDRO SARAGOSAon Set 22nd 2022 at 08:16

    Peccato che il primo grafico sia quasi l’immagine invertita del probabile potere decisionale in Italia dal 26 settembre…

  2. Mattiaon Set 22nd 2022 at 09:03

    Avete visto le valutazioni dell’avvocato dell’atomo, quasi speculari a queste? Cosa ne pensate?

  3. Silvia Storellion Set 24th 2022 at 09:05

    Fra il dire e il fare…

    complimenti per il lavoro svolto,
    il monitoraggio delle azioni che seguiranno a questi programmi, o dichiarazione di intenti, semmai vengano eletti i partiti delle forze politiche ‘vincenti’, mi interesserà molto, soprattutto in considerazione del fatto che in passato alcuni di loro hanno avuto modo di governare..e non mi pare abbiano avuto attenzioni ‘vincenti’..
    Attenzione e partecipazione alta a tutti noi , grazie per l’impegno che ci avete messo.

  4. Enrico Agliottion Set 24th 2022 at 14:58

    I 20 esperti, mentre giudicavano, sapevano di chi erano i vari programmi? Spero di no, altrimenti c’è un BIAS grande come una casa

  5. Stefano Caserinion Set 24th 2022 at 22:47

    @ Alessandro
    vedremo .. avendo prodotto un indice numerico si potranno fare delle regressioni…

    @ Mattia
    senza voler fare paragoni che non ci stanno, mi hanno ricordato quando l’Heartland Institute come risposta ai rapporti IPCC pubblicava il rapporto del Nongovernmental International Panel on Climate Change, direi abbastanza patetici.

    @ Silvia
    Prego!

    @ Enrico
    Ci avevamo pensato; non essendo i programmi segreti, ma facilmente reperibili sul web, sarebbe stato inutile nascondere i nomi. Inoltre in molti programmi si capisce facilmente di chi è, perchè oltre alla ripetizione del nome nel testo ci sono frasi che permettono facimente di capirlo anche senza essere politologi, ad esempio “Il nostro progetto e il nostro programma nascono nella discussione e nell’elaborazione programmatica delle Agorà Democratiche”.
    Ognuno di noi ha il suo bias, ad ogni modo l’idea è che definendo 10 criteri e 20 valutatori diversi si riduce di molto il rischio che il bias interferisca in modo significativo col risultato finale. Ad esempio, 18 su 20 valutatori hanno dato il punteggio più alto allo stesso partito, e non perchè sia il loro partito preferito

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