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Senza precedenti

fig SPM1aNel rigurgito di negazionismo climatico che si è visto sui media italiani nel luglio-agosto 2023, peraltro mesi caratterizzati dalla continua caduta di record meteo-climatici, l’argomento più utilizzato è che le attuali variazioni nelle temperature e nelle precipitazioni intense non sarebbero anomale, rientrerebbero in cicli naturali. “Il clima è sempre cambiato”, hanno scritto e detto giornalisti, opinionisti e politici, “in estate ha sempre fatto caldo”.

La conseguenza che si vorrebbe far derivare da questa (errata) tesi è che la crisi climatica non esisterebbe, o non sarebbe importante, e quindi le ambiziose politiche sul clima decise a livello europeo non sarebbero necessarie.

Ad esempio, Marcello Veneziani ha ricordato che nella sua infanzia, prima che ci fosse l’emergenza climatica, faceva molto caldo, da cui l’ironia “che strano, eppure allora non c’era il surriscaldamento del pianeta”. Giuliano Ferrara, ha sostenuto di aver veduto e toccato “una certa regolarità dei fenomeni, una loro naturale, ripetitiva, monotona autonomia dalla mano umana, dal sistema economico e sociale e ambientale”, incappando quindi nella sfortunata previsione “a metà agosto l’aria comincerà a rinfrescarsi”. Il Ministro delle infrastrutture dei trasporti ha dichiarato “D’inverno fa freddo; d’estate caldo… quando vai sull’Adamello e sul Tonale e vedi i ghiacciai che si ritirano anno dopo anno ti fermi a pensare, poi studi la storia e vedi che sono cicli”. Tutti interventi accomunati da due caratteristiche: da un lato la volontà di fare gli spiritosi, con la frase ad effetto e la battuta piaciona; dall’altro evitare accuratamente ogni citazione o riferimento a qualche straccio di dato, a supporto delle proprie affermazioni.

Invece, gli ultimi 20 anni della scienza del clima hanno mostrato in modo chiarissimo ed inequivocabile come nel sistema climatico del pianeta Terra stiano accadendo variazioni che non hanno precedenti da molti secoli e molti millenni. Ossia da quando esiste la civiltà umana, come la conosciamo. Come abbiamo già mostrato in altri post (ad esempio qui , qui e qui )

L’esame delle centinaia di migliaia di articoli scientifici è certo troppo impegnativo (anche se la ricerca con i termini “unprecedented” e “climate” su google scholar fornisce risultati molto interessanti), ma si può fare rifermento alla sintesi fatta dagli autori dell’ultimo Rapporto di valutazione IPCC, il sesto, pubblicato fra il 2021 e il 2023.

La presenza di cambiamenti insoliti è spiegata in tanti modi diversi, ma se per semplicità si fa riferimento alla presenza del termine “senza precedenti” (“unprecedented” nella lingua anglosassone), questo termine compare 169 volte nelle 2400 pagine del rapporto del Primo Gruppo di Lavoro dell’ IPCC (quello incentrato sulle basi fisiche della scienza del clima)

Il termine “senza precedenti” compare 17 volte nel Sommario Tecnico e 6 volte nel Sommario per i decisori politici, nelle frasi qui riportate.

  • Il Quinto Rapporto (AR5) ha valutato che molti dei cambiamenti osservati a partire dagli anni ’50 non hanno precedenti nell’arco di decenni o millenni. Le prove paleoclimatiche aggiornate dal Sesto Rapporto (AR6) rafforzano questa valutazione; negli ultimi decenni, gli indicatori chiave del sistema climatico mostrano in modo sempre più chiaro livelli mai visti da secoli o millenni, che stanno cambiando a tassi senza precedenti almeno negli ultimi 2000 anni.
  • Diverse linee di evidenza indicano che i recenti cambiamenti climatici su larga scala sono senza precedenti in un contesto di molte migliaia di anni e che rappresentano un impegno su scala millenaria per le componenti del sistema climatico che rispondono lentamente, con conseguente continua perdita di ghiaccio a livello mondiale, aumento del contenuto di calore degli oceani, innalzamento del livello del mare e acidificazione degli oceani profondi.
  • Negli ultimi 50 anni, la temperatura superficiale globale è aumentata a un ritmo osservato senza precedenti almeno negli ultimi duemila anni (confidenza elevata). È molto probabile che le temperature superficiali globali non abbiano precedenti negli ultimi 125.000 anni (Figura Box TS1).

Changes in temperatures

  • Le concentrazioni di CO2, metano (CH4) e protossido di azoto (N2O) sono aumentate a livelli senza precedenti da almeno 800.000 anni, e c’è un’elevata confidenza che le attuali concentrazioni di CO2 non siano state registrate da almeno 2 milioni di anni.
  • Con l’aumento del riscaldamento globale, alcuni eventi estremi molto rari e alcuni eventi “composti” (estremi che riguardano diverse variabili o concomitanti) caratterizzati da bassa probabilità nel clima passato e attuale diventeranno più frequenti, e c’è una maggiore probabilità che si verifichino eventi senza precedenti nel record osservativo (alta confidenza)
  • Gli eventi composti e gli estremi concomitanti contribuiscono ad aumentare la probabilità di esiti a bassa probabilità e ad alto impatto e diventeranno più frequenti con l’aumento del riscaldamento globale (confidenza alta). Livelli di riscaldamento più elevati aumentano la probabilità di eventi senza precedenti nei dati osservativi.
  • Le osservazioni, i modelli e le evidenze paleoclimatiche indicano che i cambiamenti negli oceani osservati di recente non hanno precedenti in un periodo passato che va da secoli a millenni (confidenza elevata).
  • Valori di pH dell’oceano superficiale così bassi come negli ultimi tempi sono insoliti per gli ultimi 2 milioni di anni (confidenza media). È molto probabile che gli attuali valori di pH superficiale degli oceani (parametro indicatore della loro acidità) siano abbiano senza precedenti da almeno 26.000 anni e che gli attuali tassi di variazione del pH siano senza precedenti almeno da quel periodo.
  • L’influenza umana è stata molto probabilmente la causa principale della riduzione del ghiaccio marino artico osservata a partire dalla fine degli anni Settanta (con una perdita di ghiaccio marino in tarda estate probabilmente senza precedenti da almeno 1000 anni) e del ritiro diffuso dei ghiacciai (senza precedenti almeno negli ultimi 2000 anni, confidenza media).
  • È molto probabile che, con poche eccezioni, i ghiacciai si siano ritirati dalla seconda metà del XIX secolo; questo comportamento è senza precedenti almeno negli ultimi 2000 anni (confidenza media).
  • L’influenza umana ha riscaldato il clima a un ritmo senza precedenti almeno negli ultimi 2000 anni

IPCC_AR6_WGI_Figure_2_34

  • La scala dei recenti cambiamenti nel sistema climatico nel suo complesso – e lo stato attuale di molti aspetti del sistema climatico – sono senza precedenti da molti secoli a molte migliaia di anni.
  • Il generalizzato ritiro dei ghiacciai di tutto il mondo a partire dagli anni Cinquanta, avvenuto in modo sincrono, è senza precedenti almeno negli ultimi 2000 anni.
  • Con un ulteriore riscaldamento globale, anche con un aumento della temperatura di 1,5 °C a fine secolo, si verificherà un aumento di alcuni eventi estremi senza precedenti nei dati osservativi. Le variazioni percentuali di frequenza previste sono maggiori per gli eventi più rari (alta confidenza).

In conclusione, il clima è sempre cambiato, ma, per usare una frase contenuta nel Sommario per decisori politici del WG1-AR6, “la portata dei recenti cambiamenti nel sistema climatico nel suo complesso e lo stato attuale di molti aspetti del sistema climatico non hanno precedenti nel corso di molti secoli o molte migliaia di anni”.

 

 

Testo di Stefano Caserini, con contributi di Elisa Palazzi e Mario Grosso

48 responses so far

48 Responses to “Senza precedenti”

  1. Paolo DLon Ago 29th 2023 at 10:08

    eh ma come siete allarmistici!
    (sì, è ironia)

  2. Alexon Ago 29th 2023 at 10:29

    Invecchiando ci si ripete, per cui dico ancora una volta che ci sarebbe un modo molto semplice per chiudere la bocca alla branca ridicola dei negazionisti del “quand’ero bambino faceva caldo d’estate” o del “sono solo cicli, Annibale ha passato le Alpi e e i Vichinghi colonizzato la Groenlandia secoli fa”: Oetzi, la mummia dell’uomo di 5000 anni fa trovato nel 1991 nei ghiacci del Similaun, al confine fra Austria e Italia.

    Quell’uomo morto proprio nel periodo dell’optimum climatico, ed evidentemente subito sepolto da abbondanti nevicate, è stato ritrovato relativamente intatto e con una dotazione di oggetti in materiale organico perfettamente conservata. Solo una quasi costante immersione nel ghiaccio per 5 millenni può aver garantito quel livello di conservazione (forse solo la sua schiena, più rovinata, potrebbe essere emersa per un breve periodo dal ghiaccio)

    Se andate a vedere su Wikipedia come si presenta oggi la zona del ritrovamento, vedrete che è una assolata pietraia, in cui la mummia di Oetzi e il suo corredo si sarebbero dissolti in pochi giorni. https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/77/Oetzi_Memorial.jpg

    Se quindi avesse fatto altrettanto o più caldo nell’Italia del nord fra oggi e 5000 anni fa, di Oetzi non avremmo trovato neanche un ossicino.

    E il fenomeno non è una stramberia locale: da allora, centinaia di reperti simili, altrettanto delicati sono emersi dai ghiacciai di mezzo mondo.
    https://www.fox9.com/news/melting-ice-uncovers-viking-age-artifacts-climate-change-creates-boon-glacial-archaeologists
    https://www.smithsonianmag.com/smart-news/glaciers-retreat-they-give-mummies-and-artifacts-they-swallowed-180955399/

    Ergo: se dovete discutere con un negazionista climatico, tirate una foto di Oetzi e spiegatagli con un esempio semplice e illuminante per tutti (certo più dei grafici dell’Ipcc…) che no, le estate di oggi non sono come quelle che passavamo da piccoli e neanche come quelle che vedevano i Vichinghi o Annibale…

  3. Vittorio Marlettoon Ago 29th 2023 at 12:48

    Stefano sarebbe forse il caso di inviare questo post a tutti i giornali in maniera che qualcuno dei politici lo legga. Così forse smetterebbero di raccontarle grosse come fa questa signora di Bolzano https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/08/27/la-consigliera-di-fdi-cerca-di-convincere-lattivista-di-fridays-for-future-che-il-cambiamento-climatico-non-esiste-propaganda-allarmista/7273316/

  4. Alessandro Barbolinion Ago 29th 2023 at 13:47

    Per forza si fa gli spiritosi ..di fronte a questa stronzata del riscaldamento globale nn c’è altra maniera per poter contraddire le vostre scemenze

  5. Turgoton Ago 29th 2023 at 14:17

    @Alessandro Barbolini la maniera sarebbe quella di dimostrare scientificamente che non è come la pensa la scienza del clima (e non solo). Non perda quindi tempo a commentare volgarmente questi articoli come molti altri, la ricerca è una cosa seria che richiede tempo.

  6. Alessandro Saragosaon Ago 29th 2023 at 15:56

    La consigliera FdI segnalataci da Marletto , con una sicumera pari solo alla sua completa ignoranza del tema (“il cambiamento climatico è causato dall’influenza elettromagnetica dei pianeti sulla Terra”), è il tipico ignorante-arrogante che un tempo si trovava nelle osterie e ora, grazie ai social, è arrivato al governo.

    Un altro esempio, minimo, è questo Barbolini, che come la sua emula trentina non sa quello che dice, ma lo dice lo stesso, esibendo senza pudore l’ignoranza e volgarità che scambia per intelligenza e spirito.

  7. Alessandro Saragosaon Ago 31st 2023 at 20:37

    Extreme Wildfires Are 25% More Frequent Today Thanks to Climate Change
    NATURE
    31 August 2023
    ByROLAND LLOYD PARRY, AFP

    Climate change has sharply boosted the risk of fast-spreading wildfires, according to a Californian study published Wednesday that offers lessons for prevention after recent disasters in Canada, Greece and Hawaii.

    Scientists at the Breakthrough Institute, a non-profit research centre, found that human-caused warming increased the frequency of “extreme” wildfires by 25 percent on average compared to the pre-industrial era, in a study in the journal Nature.

    Examining a series of blazes from 2003 to 2020, they used machine learning to analyse the link between higher average temperatures, dryer conditions and the fastest-spreading blazes – ones that burn more than 10,000 acres (4,000 hectares) a day.

    The impact of climate change varied from fire to fire.

    In certain partly dry conditions, global warming pushed the area beyond key thresholds, making extreme fires much more likely. In very dry conditions, the impact was less.

    “This means that we should pay the closest attention to the places and times that historically have experienced conditions just on the moist side of these thresholds, but which are being pushed over these thresholds onto the dry side by background warming,” lead author Patrick Brown told AFP.

    Fierce wildfire season
    The researchers calculated that the risk could increase on average by 59 percent by the end of the century under a “low-emissions” scenario where global warming is limited to 1.8 degrees Celsius above preindustrial levels, and up to 172 percent in an unbridled high-emissions scenario.

    Earth’s surface has already warmed 1.2° C.​

    Using data from recorded fires, the researchers measured the probability of a given blaze turning into an “extreme” one. Then they used computer models to calculate how far the post-industrial rise in temperatures had increased that risk.

    The study controlled for variables such as precipitation, wind and absolute humidity and the researchers warned that changes in these could make the risk from global warming even worse.

    California has suffered a string of extreme wildfires in recent years.

    In 2020, more than 30 people died and four million acres were devoured by flames in some of the biggest fires in the state’s history. The November 2018 “Camp Fire” killed 86 people.

    The study’s publication followed a summer of wildfires that killed at least 115 people in Hawaii and forced 200,000 from their homes in Canada.

    Greece is battling what EU officials called the bloc’s biggest wildfire on record along a 10-kilometre (six-mile) front. It has killed 20 people.

    A 2022 United Nations Environment Programme report on wildfires said they are becoming more common due to hotter, dryer conditions caused by climate change, including in regions not traditionally prone to them.

    Fire prevention
    Nature study author Brown said the insights into dryness thresholds could aid prevention measures, for example by indicating the best spots for thinning and prescribed burning of vegetation to reduce the dry natural matter that wildfires feed on, known as “hazardous fuel”.

    “We are finding that under most conditions, the impact of hazardous fuel reductions can completely negate the impact of climate change,” he said.

    “It is plausible to have a future of much less wildfire danger despite climate change if we conduct these fuel treatments at scale.”

    He said the findings could also inform precautions regarding power lines and indicate where monitoring and awareness campaigns should be focussed, and firefighting resources deployed.

    Other wildfire experts said awareness of fire risks will become increasingly important for authorities and even holidaymakers.

    In a separate briefing by wildfire specialists on Wednesday not related to the study, Andrew Sullivan of Australia’s national science agency CSIRO said expenditure was typically “skewed” towards responding to wildfires with not enough money allocated for preventing them.

    He said there was a “global need to rebalance expenditure to improve risk mitigation” measures such as managing vegetation and fire-danger forecasting.

  8. Federicoon Ago 31st 2023 at 22:02

    L’IPCC non è organismo indipendente. È organismo politico non scientifico. Per statuto si occupa solo dell’influenza dell’uomo sul cambiamento del clima. Non prende in considerazione altre motivazioni. Il report for policy makers è scritto da politici / burocrati che fanno cherry picking fra mille studi per trovare quelli che si adattano alle loro idee. Spesso vi si trovano affermazioni in contrasto con gli studi sostenuti dallo stesso IPCC. nell’articolo si fa largo uso della parola probabile, confidenza media, alta, ecc. È tutto vago e incerto. Il clima si misura in milioni di anni e qui si fa riferimento a poche migliaia di anni. Siamo in una fase interglaciale, potrebbe fare anche più caldo. È normale. Si dovrebbe smentire che durante l’ottimo olocene 9.000 / 6.000 anni fa i ghiacciai sulle Alpi erano quasi scomparsi, così come la temperatura dal 1690 al 1730 sia aumentata almeno come, ma probabilmente di più, degli ultimi decenni. Si dà per sottinteso che esista una temperatura corretta della terra e che quindi gli scostamenti da questa supposta temperatura corretta non sarebbero naturali. Non si dice che la temperatura, così come la co2, ha cominciato a cominciato ad aumentare in epoca preindustriale. Non si dice che l’andamento della temperatura è quello della co2 non sono lineari. E si potrebbe continuare per ore…. Sugli eventi estremi ci sono vari studi che evidenziano non siano aumentati.

  9. Alessandroon Set 1st 2023 at 15:51

    Federico. Mi sono fermato alle prime 5 frasi. Tutte false. Come funziona l’IPCC si trova facilmente in rete. Dato che io ci sono stato dentro e quindi ho esperienza diretta, che lei ovviamente non ha e parla quindi per sentito dire, mi scusi ma sta dicendo bagggianate. Solo la sua affermazione che il SPM è scritto da politici e spesso in ‘contrasto con gli studi sostenuti dallo steso IPCC’ (che già come frase non vuol dire niente) dimostra che lei non sa nulla di quello che scrive. Dato che io l’SPM l’ho scritto, mi creda che non è così.

  10. Alessandroon Set 1st 2023 at 15:55

    Ah, e a proposito dell’uso delle parole alta/bassa confidenza, probabilità ecc, al contrario di quello che pensa e scrive, l’IPCC ha regole molto precise sull’uso del ‘calibrate language’ e ogni parola (alta confidenza per esempio) ha un significato molto preciso (basato sull’abbondanza di pubblicazioni sull’argomento e sul loro grado do accordo). Basterebbe informarsi. Non è chd se lei non capisce cosa vuol dire una frase del rapporto IPCC ciò significa che essa sia non chiara.

  11. Antonioon Set 1st 2023 at 21:12

    Alessandro, uno che scrive CO2 con la C e la O minuscoli … gli mancano proprio i fondamentali.. ha letto queste cose da qualche parte e le ripete.
    Scrive “la temperatura dal 1690 al 1730 sia aumentata almeno come, ma probabilmente di più, degli ultimi decenni”, ma la prima immagine del post mostra che proprio no, non è affatto così

  12. Federicoon Set 1st 2023 at 23:15

    Bene se ci lavori sai come funziona. Un organismo che si chiama intergovernativo è per definizione sotto controllo dei governi. Nel report non può essere scritto nulla non concordato con la politica. Con spesso in contrasto intendevo dire che spesso il report è più estremo e catastrofista rispetto alle analisi scientifiche sottostanti. Quanto alla temperatura, io non so come allegare qui dei grafici o delle tabelle, ma chiedo a te che sicuramente le hai, se puoi pubblicare l’andamento di co2 e temperatura negli anni vedrai che la temperatura incominciò ad aumentare in epoca preindustriale e nello specifico proprio negli anni che ho indicato, andando poi a stabilizzarsi. Negli ultimi due secoli penso potrai confermare abbiamo avuto un incremento di circa un grado. Non propriamente una tragedia. I modelli matematici dell’IPCC, peraltro se applicati al passato, non ricostruiscono con precisione quanto è successo, sono molto variabili nelle conclusioni. Con variazioni di temperatura che vanno da 1.5 gradi a 4.0 gradi. Capisci che così vale tutto. Sono ipotesi e congetture. Tanti li contestano anche perché in base ai parametri che inserisci puoi decidere a che conclusioni arrivi. Peraltro la temperatura più alta non necessariamente è qualcosa di negativo.

  13. Federicoon Set 1st 2023 at 23:23

    Antonio Con le differenti scale puoi rendere visivamente l’immagine che vuoi.. Non so come inserire qui un grafico. Se lo puoi fare tu prova a metterne uno con la temperatura dal 1700 ad oggi e vedrai che le cose sono come dico io. Ma contestare l’affermazione che il clima è sempre cambiato dicendo che negli ultimi anni è cambiato più velocemente, capisci che è una cosa piuttosto ingenua. La terra ha miliardi di anni e le sicurezze in riferimento al clima sono pochissime. Come puoi affermare che oggi è cambiato più velocemente?

  14. Alessandroon Set 2nd 2023 at 00:04

    Federico. Fidati, per favore. I rapporti IPCC li scrivono gli scienziati. E non inventano nulla. Ne’ producono nuova scienza. Fanno solo un assessment di tutta la letteratura del settore. Tra l’altro i draft dei rapporti ricevono migliaia di commenti (in tre fasi di revisioni) da tutti coloro che sono (o si dichiarano) esperti. In teoria anche tu puoi commentare il rapporto. E gli autori sono obbligati a rispondere a ogni commento. E tutto viene pubblicato, nel massimo della trasparenza.
    Finisco, perchè so che è difficile convincere una persona che la pensa diversamente, in ogni campo, dicendoti che il mandato DELL’IPCC è di essere politicamente rilevante (e ci manchetebbe) ma non politicamente prescrittivo. Pensa che durante la stesura, ci veniva sconsigliato di usare parole tipo ‘si deve/bisogna’ ecc, proprio per essere più neutri possibili nel limguaggio. E se ancora non ti fidi, guardati il cv dei membri del board dell’IPCC appena eletti. Stiamo parlando di scienziati di fama mondiale, tra i massimi esperti del settore. Ogni tanto bisognerebbe avere l’umiltà di fidarsi di quello che dicono gli esperti. E’ il loro lavoro, dopotutto. O ti metteresti a giudicare la diagnosi di 9 cardiologi che ti dicono che bisogna operare solo perchè il dietista(o internet) ti ha detto chde basta prendere un’aspirina?

  15. Alessandro Saragosaon Set 2nd 2023 at 11:04

    Sì, in effetti sul clima (scambiandolo con il meteo) tutti si sentono in dovere di dire la propria, assecondando le proprie opinioni, preferenze, valori e convinzioni (per cui, se mi stanno sulle scatole potenziali restrizioni al mio modo di vivere per il bene comune, allora divento clima negazionista, così giustifico il mio fare quel che mi pare…).

    Non è che se uno va sui siti o sui blog di cosmologia o filologia iranica, trova schiere di dilettanti allo sbaraglio che spiegano agli scienziati il loro lavoro e dove sbaglino…ai climatologi, invece, tocca esibire la pazienza di Giobbe…per fortuna la stessa sorte è toccata tempo fa ai virologi, e si sa: “mal comune mezzo gaudio”.

    Quanto all’Ipcc, nella vulgata clima negazionista, è diventata la Spectre delle temibili lobby degli ambientalisti (brrrr, che paura…) e degli spacciatori di pannelli solari, intenti a contrastare quei sant’uomini che fanno beneficienza vendendo petrolio, gas e carbone, ricavandone appena il giusto per sfamare le famiglie.

    In realtà l’Ipcc è l’espressione della comunità scientifica MONDIALE che si occupa di clima, in esso sono quindi rappresentati anche gli Stati che di combustibili fossili (e di consumismo sfrenato) vivono, e che sarebbero più che felici di smentire l’esistenza del cambiamento climatico e dare il “liberi tutti”: torniamo a bruciare carbone senza sensi di colpa come se non ci fosse un domani.
    Purtroppo per loro, la scienza climatica è talmente solida sulle cose fondamentale (c’è un riscaldamento del pianeta, è causato dalle attività umane, è pericoloso e va fermato) che non sono riusciti a trovare nessun credibile appiglio al revisionismo, finendo per sottoscrivere, immagino con le lacrime agli occhi, tutti gli accordi per la limitazione delle emissioni di CO2.
    A loro non resta che contare sui ritardi e le retromarce, indotte dall’instancabile azione di semina di dubbi a base di baggianate smentite da decenni dei tanti Federichi, impermeabili a ogni catastrofe fuori misura causata dal clima (forse vivono chiusi in una grotta e non si sono accorti, per esempio, che l’un tempo umidissimo Canada occidentale brucia da 4 mesi?).

    La cosa paradossale fu che tutto questo iniziò nei primi anni ’80, quando gli stessi scienziati della EXXON (non di Greenpeace), si accorsero degli effetti della CO2 fossile, alla cui emissione contribuivano così generosamente, sul clima, e furono tasnto ingenui da avvertire del pericolo i vertici dell’azienda.
    La risposta della EXXOn non fu salvare il pianeta, ma salvare i profitti, scatenando stormi di utili idioti per seminare il dubbio fra i politici, e continuare con il business as usual….missione di grande successo e ancora in corso, a quel che sembra.

  16. federicoon Set 3rd 2023 at 12:43

    Chiedere a te qualcosa SULL’IPCC è come chiedere all’oste se il vino è buono. Tuttavia mi fa piacere farti qualche domanda visto che lavori per loro. mi farebbe piacere avere qualche dato preciso e scientifico anche per contrastare nel caso chi ha un approccio più allargato che include nel cambiamento climatico varie cause. Io non sono un tecnico ma mi piace informarmi su varie fonti. Ti chiedo, secondo l’IPCC in che % è responsabile l’uomo dell’aumento della CO2? se il problema è la CO2 perché l’IPCC non sponsorizza con forza l’unica energia capace veramente di poter sostituire i fossili, cioè il nucleare? Sul consenso scientifico del cambiamento climatico per sola causa antropica come fai ad essere così sicuro? Hai qualche studio che non sia quello degli studi farlocchi e smentiti di cook o di lynas? Hai dimostrazione che eolico e fotovoltaico siano ad emissioni zero? concordi che eolico e fotovoltaico da soli non possano sostituire il fossile e che senza fossile, domani torneremmo ad un’epoca preindustriale? Che studi ci sono (non modelli matematici) per dimostrare che quanto si sta facendo renderà la temperatura più fredda? L’impalcatura dell’IPCC è basata su modelli matematici con i quali sai benissimo si può dimostrare qualsiasi cosa. Come mai i modelli CMIP6 non sono coerenti fra di loro? Come mai danno esiti così diversi? Come mai applicati al passato non ricostruiscono con precisione la temperatura? Di quali fidarsi? Perché l’aumento di temperatura e di CO2 non hanno andamenti congruenti? Hai statistiche sull’incremento in termini di intensità e numerica degli uragani nell’ultimo secolo? In riferimento all’incremento degli incendi cosa mi dici? Hai qualche dato? A me risulta che invece siano diminuiti e che siano per lo più di causa dolosa. L’incremento di CO2 non sta portando ad un rinverdimento del pianeta? Hai provato a pensare che tutto quanto si sta facendo sul cambiamento climatico, (chi dovrebbe pagarlo secondo te?) sta impoverendo la maggior parte della popolazione e arricchendone una piccola parte già ricca di suo? Hai provato a pensare che il tutto, nel caso, debba essere fatto, con un calcolo preciso di costi e benefici, tenendo insieme anche la sostenibilità economica di quanto si vuole fare?
    Se l’europa vale, come vale, circa l’8% delle emissioni, concordi che quanto si sta facendo qui da noi è sostanzialmente inutile ai fini della riduzione delle stesse? E di domande se ne potrebbero fare mille altre.

  17. Alessandro Saragosaon Set 3rd 2023 at 13:59

    “Chiedere a te qualcosa SULL’IPCC è come chiedere all’oste se il vino è buono.”

    Hai ragione, lascia perdere gli esperti, chiedi informazioni a chi non ne sa nulla, ma la pensa come te, dà molta più soddisfazione…

  18. Alessandroon Set 3rd 2023 at 17:14

    Salve Federico. Hai fatto mille domande, non posso rispondere a tutte anche perchè, pur lavorando da anni nel settore, non sono esperto di tutto (come i medici si specializzano, uno ce lavora sulle problematiche climatiche non è esperto di tutti, dell’oceano alle nuvole, alle emissioni ecc). Vorrei soli ribadire una cosa: tu chiedi perchè l’PCC non sponsorizza il nucleare. Come ho detto il mandato dell’IPCC è di severe politicamente rilevante ma non prescrittivo. I rapporti IPCC possono dire per esempio quanta CO2 equivalente è necessaria per raggiungere (o per evitare di raggijngere) un certo grado di riscaldamento. Comme raggiungere questo obiettivo è puramente compito e responsabilità dei governi (che si riuniscono per esempio durante le COP). L’IPCC non c’entra nulla con queste decisioni. E sì, sono completamente d’accordo che eolico e fotovoltaico da soli non bastano. Ma stai confondendo ruoli e compiti. Non è compito dell’IPCC suggerire soluzioni. L’IPCC fa solamente un assessment della letteratura esistente. Al massimo può confrontare studi che si occupano di emissioni (nucleare eolico ecc). Comunque purtroppo sto fuori dal mio campo e quindi non posso essere più preciso, ma spero di averti chiarito qualche concetto.

  19. Alessandroon Set 3rd 2023 at 17:30

    Sui modelli: un modello è una rappresentazione della realtà. Nel caso di modelli meteo/climatici (che sono simili se non a volte identici) la rappresentazione è matematica. Le leggi alla base dei modeling sono leggi fisiche note, dalla conservazione della massa a quella dell’energia (ovvio, nell’ambito della rappresentazione di un fluido come l’atmosfera) più un sacco di altre componenti che influenzano il clima (sole, nuvole, ghiaccio, land use, e concentrazioni di CO2 equivalenti).
    Adesso, sarebbe troppo complicato descrivere perchè i modelli funzionano e dove i modelli hanno problemi (nessuno nega che li abbiano). Ma sono la nostra rappresentazione più precisa del sistema terra, e, per quanto tu possa dubitarne, funzionano meravigliosamente bene. Pensa ad un modello meteo. Nonostante l’uomo di strada dica che non ci azzeccano mai, le previsioni meteo sono mostruosamente accurate.
    Sul fatto che modelli diversi diano risposte diverse anche questo è ovvio: dipende da moltissimi fattori, nonostante le equazioni di base siano le stesse. Considera solo che un metodo numerico (cioè l’algoritmo che risolve un’equazione o che so fa un integrale) diverso da un modello all’altro ha ovviamente un impatto sul risultato. Più ovviamente le milioni di altre scelte basate sulle cosiddette parametrizzazione (banalmente quello che ij un modello succede ‘dentro’ una delle sue celle, per esempio come rappresentare quesiti fenomeni più piccoli della scala minima risolta da un modello). Comunque, il punto è che, nonostante tutti questi limiti, tutti i modelli concordano in alcune caratteristiche del clima presente e futuro. Questo è un risultato molto robusto proprio perchè i modelli sono diversi tra loro. Poi ci sarebbe da discutere sull’incertezza, e distinguere tra quella intrinseca (che non può essere ridotta) e quella dovuta per esempio a fattori che si spera di migliorare. Ma il discorso diventerebbe troppo complicato. A rischio di diventare monotono, considerando che i gruppi modellistici sono decine (in Europa quasi uno per stato se non di più), o hanno tutti clamorosamente scritto modelli coi piedi, o effettivamente magari bisognerebbe fidarsi di chi fa il proprio lavoro da anni (e ti garantisco che l’IPCC non paga, anzi è tutto lavoro extra incluso week end e notti).

  20. Alessandroon Set 3rd 2023 at 17:38

    Rispondo solo a quest’ultima domanda che è interessante: Se l’europa vale, come vale, circa l’8% delle emissioni, concordi che quanto si sta facendo qui da noi è sostanzialmente inutile ai fini della riduzione delle stesse?

    Quello che a me da’ un po’ fastidio dei cosiddetti ‘negazionisti’ (senza mettereti nella categoria, sto facendo un discorso generale) è la mania di criticare senza proporre alternative.
    Qual’è l’alternativa? Anche se l’Europa produce l’8% delle emissioni globali dovremmo fregarcene? E aspettare che gli altri facciano qualcosa? Soprattutto i paesi in via di sviluppo? Quelli sì avrebbero tutto il diritto di poter inquinare quanto fatto da noi (pro capire intendo, non per stato, altrimenti è troppo facile dire che la Cina sta inquinando un sacco).
    Anche ammesso che il cambiamento climatico non sia causato dall’uomo, un futuro in cui le risorse siano usate meglio senza sprechi, ij cui la crescita sia disaccoppiata dai combustibili fossili (lasciando stare l’aspetto ambientale, diciamo solo da quello geopolitico) farebbe veramente così schifo?

  21. Alessandroon Set 3rd 2023 at 18:02

    Ok, pensavo di non rispondere ad altro…:-)

    “Hai provato a pensare che il tutto, nel caso, debba essere fatto, con un calcolo preciso di costi e benefici, tenendo insieme anche la sostenibilità economica di quanto si vuole fare?”
    Ma scusa tu pensi che non lo si faccia già? Tu hai idea di quante persone lavorino su costi e benefici di politiche di mitigazione e di adattamento? Su cosa pensi che si basino le scelte di un governo (o per esempio della Commissione Europea), sulla sfera di cristallo? Tutte le decisioni politiche sono prese basate su studi di costi/benefici. Il problema è che i costi magari li paghiamo adesso e i benefici li vedremo tra decenni. Questo è il vero problema legato al cambiamento climatico. Il benessere delle generazioni future, magari anche o soprattutto di quelle non ricche (Europee).

  22. Alessandro Saragosaon Set 3rd 2023 at 18:57

    “E sì, sono completamente d’accordo che eolico e fotovoltaico da soli non bastano.”

    Ok, vediamo che accade nella più grande economia europea

    Produzione elettrica nella prima metà del 2015: fossili + nucleare quasi il 68%, rinnovabili 32%.

    https://energy-charts.info/charts/energy_pie/chart.htm?l=en&c=DE&year=2015&interval=halfyear&halfyear=1

    Prima metà del 2023, con il nucleare ormai chiuso: rinnovabili al 57%, con previsione al 2035 del 100%

    https://energy-charts.info/charts/energy_pie/chart.htm?l=en&c=DE&interval=halfyear&halfyear=1

    Non ci sono ragioni tecniche per cui le rinnovabili non possano coprire l’intero fabbisogno energetico, bisogna “solo” trovare il modo di immagazzinarle stagionalmente per compensare la loro intermittenza, e trasformarle in forme che possano coprire gli usi energetici più difficili (trasporti, riscaldamento, industria), integrandosi in un mondo che è stato costruito su misura intorno ai combustibili fossili. .

    Sono passaggi tecnicamente complessi, ma molto più facili che inventarci “il nucleare pulito e sicuro”, “la fusione nucleare”, i “biocarburanti” o la “cattura della CO2”, tutte armi di distrazione di massa, che dagli anni ’80 servono solo a farci perdere tempo rispetto a questa che è l’unica sostenibile e più razionale delle soluzioni. Avessimo cominciato allora, avremmo già risolto….

    L’Europa fa bene a investire su questa transizione verso le rinnovabili per ragioni di sostenibilità, sicurezza e sovranità energetica, ma anche di investimento sul nostro futuro industriale: i primi che creeranno una economia 100% rinnovabile avranno le tecnologie e le soluzioni necessarie da brevettare, produrre e proporre al resto del mondo.
    Guardate che la Cina, dopo aver con lungimiranza progettato e conquistato un monopolio o una posizione dominante nel solare, nelle batterie, nell’eolico e nelle auto elettriche, ora sta puntando con decisione ai sistemi di storage di massa e alla produzione di idrogeno.
    Se non ci diamo una mossa, finiremo a rimorchio pure lì…

    La Cina, da brava dittatura, nei decenni scorsi ha studiato l’economie avanzate, e ha individuato settori che sarebbero diventati indispensabili e che quelle economie non presidiavano: eolico, solare, batterie, auto elettriche, altri sistemi di accumulo, ecc.

  23. […] Senza precedenti. Nel rigurgito di negazionismo climatico che si è visto sui media italiani nel lug… […]

  24. Armandoon Set 4th 2023 at 18:40

    @ Alessandro Saragosa

    Salve. Volevo chiederle se esistono testi – libri, ma anche articoli – che illustrano come sia effettivamente possibile effettuare la transizione energetica.

    Per “effettivamente possibile” intendo una stima ragionevolmente precisa dei costi, tenuto conto anche dei cambiamenti infrastrutturali. Su quest’ultimo punto vi sono autori (ad es. Vaclav Smil) che affermano che tale transizione, per la difficoltà di modificare radicalmente le infrastrutture in tempi brevi, sia di fatto tecnicamente impossibile.

    Leggendo articoli di autori molto informati, storici ed economisti, ricorre spesso un dato secondo cui tale transizione richiederebbe investimenti pari al 6% del PIL ogni anno per una ventina d’anni.

    Questo aspetto non è secondario, perché se si riuscisse a dimostrare che la transazione è tecnicamente possibile nei tempi desiderati, il problema dei 6 punti di PIL chiude subito la questione perché l’Europa non è semplicemente in grado di implementare una politica di questa portata.

    Secondo me questo rigurgito di negazionismo è dovuto al fatto che molti sentono che il vento sta cambiando.

    L’Europa è l’area economica che dal 2000 ad oggi è cresciuta meno di tutte le altre. Parliamo di tassi normalmente doppi o tripli rispetto a quelli europei, e questo nell’arco di quasi un quarto di secolo.

    L’Europa non ha una sua politica economica, a meno che l’austerità e il mercantilismo si siano conquistati la dignità di politica.

    Molti politici hanno percepito che i costi del cambiamento graveranno sulle spalle delle fasce più deboli e colgono l’occasione insperata per costruirsi una rendita per gli anni a venire difendendo appunto i più deboli, molti dei quali deboli lo sono diventati in questi ultimi decenni proprio grazie alle politiche deflazioniste messe in atto nell’area euro.

  25. Mauroon Set 4th 2023 at 20:53

    Io non sono uno scienziato o esperto del clima, molto più banalmente nei miei 43 anni di vita ho sempre amato stare all’aperto in tutte le stagioni in bici a piedi o barca, no vip barchetta minimale da operaio. Quello che mi sembra è che le temperature di aria laghi mari sono in deciso aumento.
    Forse Ferrara e altri negazionisti amano tanto stare in casa o ufficio con condizionatore acceso in macchina con clima, ci credo che non sentono caldo!!! E che ormai assuefatti alle comodità non vedono di buon occhio possibili cambiamenti che possono mutare le loro abitudini.

  26. Alessandro Saragosaon Set 5th 2023 at 08:26

    Armando, ovviamente sì.
    Metti in Google “how much does a renewable energy transition would cost” e ne troverai una caterva (per lo più con stime astronomiche), oppure cerca i lavori di Mark Jacobson (che a mio parere è anche troppo facilone e superottimista)
    https://www.pv-magazine.com/2022/08/08/study-finds-100-renewables-would-pay-off-within-six-years/
    https://web.stanford.edu/group/efmh/jacobson/Articles/I/17-Earth's_Future.pdf/

    Costi elevati della transizione? Come potrebbe essere diversamente? Tocca smontare un intero sistema energetico più che secolare “facile” e sostituirlo con uno “difficile”…
    Ma quanto ci costerà non farla? Quanto ci costerà continuare ad essere ricattabili da chi tiene le mani sui giacimenti energetici? Quanto ci costerà un collasso climatico/ambientale o una guerra termonucleare scatenata da dittatori foraggiati dai combustibili fossili?

    Ovviamente la transizione non la può fare l’Europa da sola, sarebbe anche inutile. L’idea era di farla per primi, per dimostrare agli altri che si può fare e che dà anche vantaggi, e poi obbligarli a imitarci se volevano continuare a fare affari con noi…tipico soft power EU.
    Ma, era una strategia da tempi belli, e belli quelli che corrono non sono…

    Personalmente penso che tecnicamente la transizione sia fattibile, ma che in pratica non ce la faremo, perchè non ci rendiamo conto del costo dell’inazione, perchè il tempo per farlo sta scadendo, perchè l’onda politica a favore sta rifluendo, perchè servirebbe una azione globale in un mondo sempre più frammentato e ostile agli altri, perchè le forze enormi che remavano contro, provocando ritardo dopo ritardo, alla fine hanno vinto, perchè gli anni migliori per intraprenderla erano decenni fa, perchè stiamo buttando via enormi risorse in guerra, perchè siamo una specie irresponsabile e priva di lungimiranza, e perchè, in fondo, se non lo facciamo, vuol dire che non abbiamo le qualità necessarie per continuare a esistere non dico quanto hanno resistito i coralli, ma neanche quanto hanno resistito i dodo.

    Potere divino, gestito da istituzioni medioevali, comandate da cervelli del pleistocene, come diceva Carl Sagan (o era Asimov?).

  27. federicoon Set 5th 2023 at 09:21

    @alessandro saragoza

    Grazie per quello che scrivi.
    Per non dilungarci troppo, ti faccio alcune altre poche domande. Secondo te se fossero affidabili i modelli che ritengono che in effetti la temperatura possa aumentare di 1,5 gradi e non di 4,0 gradi, sarebbe così catastrofico per il mondo limitarsi a politiche di adattamento, meno costose, invece che quelle di mitigazione più costose? Per fare un esempio, ha senso impedire la circolazione degli euro 5, quando sappiamo che il vantaggio in termini di meno emissioni / inquinamento è minimo, ma grandissimo il danno economico per tanti? Sei veramente convinto che eolico è fotovoltaico siano ad emissioni zero?
    parli di lobby del fossile, ma ora si sono tutti convertiti e ormai la lobby è quella della transizione energetica che spesso sfocia nell’ideologia. sai bene che se vuoi ottenere finanziamenti di qualsiasi genere devi semplicemente presentare qualche studio che demonizza il fossile. prova a presentare uno studio che dice che la CO2 non è un veleno e ha aspetti positivi e vedrai che di soldi non ne ottieni. non pensi che con eolico e fotovoltaico ci stiamo mettendo nelle mani della cina che per conto suo continua ad inquinare con india ed altri, vanificando i nostri sforzi?
    parlo di Germania che però ha riattivato le centrali a carbone e il grafico mostra solo la produzione di elettricità. Sappiamo che l’energia serve per tante altre cose. E qui fare a meno del fossile forse è più difficile.
    Quello che si sta facendo di quanto e in quanto tempo farà diminuire la temperatura? siamo sicuri che funzioni? Come mai nell’emisfero sud con meno emissioni abbiamo comunque un pari incremento di CO2?

  28. Armandoon Set 5th 2023 at 10:12

    @ Alessandro Saragosa

    Leggerò con interesse i lavori suggeriti.

    Il punto cruciale è che i costi della transizione, pur se elevati, probabilmente sono economicamente sopportabili e, per di più, si dovrebbero tradurre in un miglioramento delle condizioni di vita delle fasce più deboli.

    La società occidentale è caratterizzata da un’elevata quantità di risorse inutilizzate. (Non ho volutamente utilizzato la parola “disoccupati” perché nella sua accezione moderna questo termine indica persone di fatto inutili perché non più impiegabili.)

    Non siamo quindi nella situazione in cui, per effettuare certi consumi/investimenti dobbiamo rinunciare ad altri.

    Possiamo benissimo mantenere i consumi a livello attuale e in più creare le infrastrutture e gli impianti di produzione di energia.

    Questo però implica un cambiamento radicale, una vera e propria inversione a U, di quelle che sono state le politiche europee da Maastricht in poi.

  29. Alessandroon Set 5th 2023 at 10:58

    Federico, rispondo io (siamo due Alessandri diversi 🙂 ) almeno ad una cosa. Non esiste l’idea che un modello che prevede 1.5 C di aumento sia più affidabile di un altro. L’aumento di temperatura è indissolubilmente legato agli scenari di emissioni. Guidati da uno scenario di emissioni elevate, nessun modello prevede un aumento di 1.5C. Quindi la mitigazione non è semplicemente sostituibile dall’adattamento. I modelli che prevedono aumenti limitati a 1.5C (o anche 2C, e parliamo di stabilizzazione a medio/lungo termine) lo fanno solo con scenari di emissione che prevedono strategie di riduzione di CO2 drastiche e urgenti. Non c’è altra via purtroppo.

  30. Alessandro Saragosaon Set 5th 2023 at 19:55

    Armando, non so quanto sia possibile mantenere gli stessi standard di vita (ed estenderli magari agli altri miliardi di persone che non ne godono) e riuscire a preservare la vivibilità del pianeta, che, se chiedi a qualsiasi ecologo, mostra già preoccupanti crepe.
    Sperarlo è quanto fanno i “tecnofili”, quelli che immagino che scienza e tecnologia possano tutto, per cui un giorno permetteranno un consumismo sfrenato come oggi, magari con un riciclo al 100% assicurato da nanorobot, trasporti automatizzati e una produzione di energia 100% pulita, grazie alla fusione nucleare.
    Io non so se sarà possibile arrivare a questo traguardo, ma temo che non lo sarà nei tempi stretti richiesti dall’emergenza.
    Vorrei però che lo fosse, perchè una via che non comporti improbabili imposizione di “sacrifici” e costrizioni alla libertà di consumare a piacimento, penso sia l’unica che verrebbe accettata universalmente, mentre le vie “punitive” e penitenziali, almeno in democrazia, hanno ben poche chance di imporsi.

    Federico, anche se sono l’Alessandro sbagliato, rispondo per la parte che seguo di più.

    Eolico è fotovoltaico ovviamente oggi non sono a emissioni zero, come possono esserlo se miniere e fabbriche marciano ancora in percentuali più o meno elevate con energia fossile? Però già contengono meno “emissioni incluse” di quelle esplicite che derivano dal bruciare i fossili, e, soprattutto, offrono una prospettiva futura di quasi azzeramento delle emissioni, quando tutto il sistema energetico diventerà, grazie a loro, rinnovabile. Allora i pannelli e le turbine del futuro, sperabilmente, verranno realizzate riciclando quelli vecchi, con energia a zero CO2…

    Come si dice il più astuto trucco del diavolo è convincerti che non esiste… La lobby del fossile sta ancora tutta là a fare il suo lavoro, la propaganda ai fossili, anche se riverniciata di verde. Ho letto da poco la denuncia di Greenpeace, che nota come nel 2022 Eni abbia aumentato del 75% i propri profitti, destinandone solo il 37% a nuovi investimenti (e il resto alle tasche degli azionisti), dei quali il 97% impiegati per nuove esplorazioni e coltivazioni di gas e petrolio, e le briciole (propagandatissime) per le rinnovabili… Ed Eni è quella che, di fronte al disastro economico derivato dalla nostra eccessiva dipendenza dal gas, è riuscito a convincere i governi che la soluzione è…ancora più gas… E meno male che il problema è la lobby degli ambientalisti…

    Uno studio che dice che la CO2 non è un veleno e che ha aspetti positivi, in effetti non te lo pubblica nessuno, perchè tutti sanno che la CO2 non è un veleno, che esiste un ciclo naturale (del carbonio) di cui è parte importantissima, e che è un tassello fondamentale per la vita terrestre. Ma nessuno accusa “la CO2”, il problema è quella fossile, prodotta bruciando composti di carbonio, che erano stati accumulati in miliardi di tonnellate sotto terra, nel corso di ere geologiche, sottraendoli all’atmosfera e riducendo così il suo potere-serra.
    Liberare tutto quel po’ po’ di carbonio come CO2 in aria in un battito di ciglio geologico, è un esperimento mai tentato prima sul pianeta, che sarebbe anche interessante, se vogliamo, se solo non fosse che dentro la provetto ci sono 8 miliardi di esseri umani, che devono la propria sussistenza a un clima che si mantiene quasi stabile da 10mila anni. Secondo te vale la pena di correre il rischio di mandare tutto a puttane per mantenere gli Euro 5?

    La sostituzione dei combustibili fossili è partita dal ramo più basso, l’elettricità, dove ci sono già tecnologie molto valide ed economiche. Ora tocca affrontare le parti più difficili, trasporti, riscaldamento, industria e, soprattutto, accumulo di energia, indispensabile per mettere da parte quanto prodotto nella stagione di abbondanza, per usarlo nella stagione di carenza.
    E’ una sfida immensa, complicatissima, la più difficile che l’umanità abbia mai affrontato: finora le transizioni energetiche le abbiamo fatte passando da una fonte a un’altra più comoda, approfittando della “pappa scodellata” per noi dalla natura.
    Moh tocca fare una transizione artificiale verso fonti molto più scomode da usare.
    Però, se ci riusciamo, elimineremo in un colpo solo problemi climatici, tensioni geopolitiche e inquinamento atmosferico…buttalo via…

    Infine, il parallelo “dipendenza dai fossili ” = “dipendenza dalla Cina per le rinnovabili” è veramente una balla colossale.
    I giacimenti di petrolio, gas e carbone, se non ci sono non ce li possiamo dare.
    Le fabbriche di pannelli, turbine e auto elettriche, se vogliamo (e io non credo neanche sia necessario per forza), ce le possiamo creare in patria, il che farebbe anche accelerare la transizione, visto che noi usiamo già energia molto più pulita di quella cinese.
    E non è che la Cina ci abbia rubato queste produzioni, gliele abbiamo lasciate perchè eravamo troppo impegnati a difendere quelle passate, diesel compreso. Non ha molto senso piangere se loro, con lungimiranza, hanno puntato su quei settori.

    PS: vero, la Cina installa ancora molto carbone per vari motivi, compresa l’esistenza della loro lobby dei fossili. Ma solo nel primo semestre del 2023, hanno installato più nuovo FV di quanto sia tutto quello installato in Germania negli ultimi 25 anni…e per l’eolico idem, superando così già i livelli che era previsto raggiungessero nel 2025. Avessimo fatto lo stesso…

  31. Federicoon Set 5th 2023 at 21:40

    Voi mi rassicurate ma io vedo il grandissimo rischio che quanto si sta facendo impoverisca una grande fascia di popolazione visti i costi stratosferici di quanto è richiesto senza alcuna sicurezza che si riesca ad invertire il trend della temperatura. Dando per scontato, e non penso lo sia, che la temperatura aumenti ancora e che questo aumento sia necessariamente catastrofico. Un’ultima domanda, avete una stima del consumo di suolo necessario in Italia nel momento in cui pannelli solari e pale eoliche sostituiscano tutto il fossile? Che territorio immenso servirebbe? Territorio deturpato irrimediabilmente.

  32. Mauroon Set 5th 2023 at 22:10

    @Federico, le preoccupazioni su territorio deturpato sono assolutamente condivisibili ma anche molto in ritardo…
    Per esempio la pianura padana è una settantina di anni che viene abbondantemente deturpata, magari tutti quei tetti ricoperti di pannelli prima di coprire i campi rimasti, sarebbe un buon inizio.

  33. Armandoon Set 6th 2023 at 05:53

    @ Alessandro Saragosa

    Forse non sono stato chiaro.

    La transizione energetica (posta la sua fattibilità tecnica nei tempi auspicati) diventa una questione di politica economica.

    Per metterla in atto, occorre un completo ribaltamento di tutto quello che è stato fatto in Europa da Maastricht in poi.

    La transizione è possibile senza fare pagare il conto alle fasce svantaggiate ma anzi migliorandone le condizioni; però, ripeto, questo implica un radicale cambiamento di prospettiva.

    Questo rigurgito di negazionismo non è altro che il riposizionarsi di molti politici che hanno capito che la transizione senza modificare le attuali regole europee (e ancora di più delle regole, un modo di pensare e di concepire la creazione e la distribuzione della ricchezza) è semplicemente impraticabile.

    Combattere il negazionismo è puntare al bersaglio sbagliato, significa non avere capito su quale campo di battaglia si sta decidendo la guerra.

  34. Alessandro Saragosaon Set 6th 2023 at 13:54

    Armando, mi pare una visione un po’ europocentrica. Comunque una cosa è certa: anche quello che abbiamo fatto finora, cioè il massimo a livello mondiale, è molto meno di quello che serve
    https://www.thelancet.com/journals/lanplh/article/PIIS2542-5196(23)00174-2/fulltext

    Federico, sì, come registrato è alquanto sorprendente che molti (fra cui una caterva di negazionisti climatici, di nuclearisti e di fossilisti, che fino al giorno prima sfottevano le denucne di cementificazione degli ambientalisti) abbiano scoperto la devastazione del paesaggio italiano, solo quando si sono cominciati a installare pannelli e turbine eoliche…vabbeh…

    In ogni caso, quanto terreno occuperebbero le rinnovabili per coprire la domanda energetica italiana, dipende molto dal mix di fonti che vuoi, da considerazioni come il fatto che turbine eoliche e pannelli possono anche essere messi nell’acqua, e dall’uso di energia rinnovabile importata.

    Dicendo paradossalmente che vogliamo fare tutto con il solare, e che quindi ci serviranno 300 GW di impianti FV, 15 volte gli attuali, questo si tradurrebbe nell’occupazione, tienti forte, di 3000 kmq di territorio (che come detto può in parte anche essere acqua e tetti), un centesimo di quello nazionale, un po’ meno della Valle d’Aosta, spalmata sull’intera penisola….non esattamente la fine del mondo, direi…

    Quanto a installare sui tetti, tutti lo preferiremmo, il problema è che installare a terra, su grandi superfici costa circa 10 volte meno, per cui se l’energia solare deve essere anche economica, tocca metterli a terra i pannelli (cosa diversa è l’autoconsumo, dove la concorrenza non è con il prezzo in Borsa elettrica, ma in bolletta) .

  35. Armandoon Set 6th 2023 at 14:42

    @ Alessandro Saragosa

    Detto chiaramente, la transizione energetica non si farà perché è incompatibile con l’attuale sistema economico europeo.

    Non è dipende dalla volontà di qualcuno.

    È una questione puramente tecnica.

    Il negazionismo climatico non c’entra nulla.

    È evidente che questo discorso non vi entra in testa.

  36. Federicoon Set 6th 2023 at 16:52

    @armando volevo capire meglio il tuo discorso. Perché dici che la transazione energetica non è possibile? Sono tutti d’accordo, UE, ONU, WEF, tutti i potentati economici, i fondi di investimento alla Black rock, ecc. Timmermans, Gutierrez, von der layen, ecc. parlano solo di questo.
    Sinceramente non ti capisco

  37. Armandoon Set 7th 2023 at 05:12

    @ Federico

    Immagina un’economia che funziona a pieno regime.

    All’improvviso sorge una nuova esigenza che deve essere assolutamente soddisfatta.

    Questa esigenza comporta una “spesa” del 6% di PIL. Ogni anno per molti anni.

    Significa che dobbiamo distogliere il 6% dell’apparato produttivo dagli scopi usuali al nuovo scopo.

    Dovremo in sostanza contrarre consumi e investimenti del 6% per qualcosa che non è un consumo ma è un investimento che darà frutti nel lungo termine.

    Non è piccola bagatella.

    Non è una cosa che risolvi fissando una data e sperando magicamente che le cose si risolvano da sole.

    Ci vuole un piano. E il piano non c’è.

    Per le ragioni che ho detto sopra. L’impatto sull’economia e la società dei provvedimenti da prendere è enorme e nessuno ha la minima idea di come fare.

    È bastato che in Francia si mettesse una tassa ecologica che sembrava poca roba per scatenare la rivolta dei gilet jaunes, il che ha generato nel cuore dell’Europa una repressione poliziesca che definire inquietante è un eufemismo.

    Ora, qualcuno potrebbe obiettare che la nostra non è, come ho premesso, un’economia che funziona a pieno regime.

    E avrebbe ragione.

    La domanda quindi sorge spontanea: non si potrebbe impiegare le risorse non utilizzate nel raggiungimento dell’obiettivo di cui sopra.

    La risposta è, pur con tutte le enormi complicazioni del caso, sì.

    Sì, si può fare.

    Ma non lo si farà, perché la politica, l’economia e la società si sono strutturate in un modo tale da rendere impossibile un cambiamento di questa portata.

    Il discorso sarebbe lungo, ma basta andarsi a leggere i commenti al post sull’auto elettrica per rendersene conto.

    Lì si profila chiaramente lo scontro fra i ricchi, favorevoli alla transizione energetica, e i poveri, che dovranno subirne i costi.

    Non è difficile capire come andrà a finire.

  38. Alessandro Saragosaon Set 7th 2023 at 08:32

    Armando su Repubblica c’è un articolo di Draghi che mi pare risponda in parte ai tuoi dubbi con delle proposte

    https://www.repubblica.it/commenti/2023/09/07/news/ue_una_sovranita_piu_condivisa-413563327/?ref=RHLF-BG-P6-S1-T1

    Questa una parte:

    La risposta dell’Europa alla pandemia ha riconosciuto questa nuova realtà: è stato istituito infatti un fondo di 750 miliardi di euro per aiutare gli stati membri dell’Ue ad affrontare con successo la transizione verde e la transizione digitale. Un prerequisito politico fondamentale affinché una compagine fiscale dell’Ue si sviluppi seguendo linee federali è che i Paesi che ricevono questi fondi li usino in maniera efficace.

    L’Europa deve ora affrontare una molteplicità di sfide sovranazionali che richiederanno in un arco di tempo circoscritto investimenti considerevoli, tra cui quelli per la Difesa, la transizione verde e la transizione digitale. Al momento, tuttavia, l’Europa non dispone di una strategia federale per finanziarle e del resto le politiche nazionali non possono farsene carico perché le regole fiscali e le regole per gli aiuti di stato limitano la capacità dei Paesi di agire in modo indipendente. Tutto ciò contraddice fortemente quanto accade in America, dove per coronare gli obiettivi nazionali l’Amministrazione di Joe Biden sta allineando spesa federale, cambiamenti normativi e incentivi fiscali.

    Se non si agisce, c’è il serio rischio che l’Europa non riesca a soddisfare pienamente i suoi obiettivi climatici, non riesca a fornire la sicurezza che i suoi cittadini chiedono, e che perda la sua industria di base a vantaggio delle regioni che si impongono meno vincoli. Per questo motivo, scivolare e tornare passivamente alle sue vecchie regole fiscali – sospese durante la pandemia – sarebbe l’esito peggiore in assoluto.

    L’Europa, di conseguenza, si trova davanti due possibilità. La prima è allentare le sue normative sugli aiuti di Stato, permettendo agli stati membri di assumersi il pieno carico degli investimenti necessari. Tenuto conto, tuttavia, che lo spazio fiscale nella zona euro non è distribuito uniformemente, un approccio di questo tipo sarebbe in sostanza dispendioso. Le sfide comuni, come quella per il clima e la Difesa, sono semplici: o tutti i Paesi raggiungono il loro obiettivo comune, oppure non lo raggiunge nessuno. Se alcuni Paesi possono usare il loro spazio fiscale ma altri no, l’impatto che avranno tutte le spese è inferiore, perché nessuno sarà in grado di arrivare alla sicurezza climatica o militare.

    La seconda opzione è quella di ridefinire il quadro fiscale dell’Ue e il processo decisionale per renderli adeguati alle nostre sfide condivise. Si dà il caso che la Commissione europea abbia presentato una proposta di nuove regole fiscali proprio quando – con l’ulteriore allargamento dell’Ue proposto – è arrivato il momento giusto per prendere in considerazione questi cambiamenti.

  39. Armandoon Set 7th 2023 at 23:18

    @ Alessandro Saragosa

    Direi che non risponde per nulla.

    Dice che così com’è l’Europa non è in grado di fare nulla.

    E questo è ovvio.

    Dice anche che si dovrebbe fare qualcosa.

    In sostanza, spese centralizzate, cioè debito comune.

    Si farà?

    Non si sa.

    Comunque, fino ad ora non si è fatto…

    Sia chiara una cosa però: se si farà (probabilmente male e in misura insufficiente) è solo perché l’edificio dell’euro sta crollando e le iniezioni di nuova spesa sono l’unico modo per tenerlo in piedi.

    Carino l’incipit sulle critiche che alcuni economisti rivolsero al progetto di moneta unica ormai più di 25 anni fa, quando previdero dove saremmo finiti, ovvero che saremmo diventati l’area economica che performa peggio al mondo.

    Ha un che di sottilmente ricattatorio.ricordare ai suoi critici (i tedeschi) che il disastro a cui ci hanno portato era stato largamente previsto.

  40. Armandoon Set 8th 2023 at 10:17

    Comunque Draghi conferma quello che ho detto e ridetto nella sezione commenti da mesi.

    Ovvero che l’Europa, con il suo assetto attuale, non è in grado di portare avanti la transizione energetica.

  41. Erwinon Set 19th 2023 at 10:48

    @Armando

    La UE, senza trasformarsi in una federazione, con oneri e onori che ciò comporta, farà la fine del vaso di coccio tra i vasi di ferro. Come direbbe l’IPCC: very high confidence.

    Credo sia chiaro chi siano i vasi di ferro a est, che recentemente si sono anche legati fra loro con una catena, per essere più sicuri ed efficaci quando il carro è scosso.

    Meno immagino si chiaro che vasi di ferro abbiamo ad ovest, dove ci pare di vedere solo alleati storici, ma ricordiamo che basta una elezione (truccata?) per trasformare l’Europa in “foe” (D. Trump, 15 luglio 2018).

    Meno ancora è presente nella pubblica opinione il timore per il vaso di ferro a sud dell’Europa.

  42. Armandoon Set 23rd 2023 at 09:56

    @ Erwin

    Cito Aldo Cazzullo, da “Lo dico al Corriere” del 10 settembre scorso.

    “Ho passato qualche giorno nel Nord-Est della Francia, in paesi e città fuori dalle rotte turistiche, dove ero stato da giovane cronista a raccontare i primi exploit del Front National. Li ho trovati irriconoscibili. Fuori da Parigi, dalla Provenza, dalle città-gioiello del Sud-Ovet come Tolosa e Bordeaux, la Francia si è impoverita in modo spaventoso. In molti villaggi hanno chiuso il bar, il bistrot, il negozio di alimentari; fianco la chiesa gotica è sbarrata; l’unico punto di incontro è il cippo dei caduti ‘morts pour la France'”.

    L’Europa di Maastricht è questa: venticinque anni di politiche mirate ad aumentare le disuguaglianze fra i Paesi e all’interno dei Paesi.

    Quello che non riesco a capire è come possiate essere tranquilli e sicuri che quella stessa Europa che ha prodotto questi sfaceli possa improvvisamente creare risorse pari al 6% di PIL all’anno per affrontare e brillantemente superare la più grande transizione economica e industriale della storia.

    Davvero, fatico a capirlo.

    Se vado a leggere il post sull’auto elettrica e soprattutto i commenti, vedo tanta fantasie da ZTL e praticamente nessuna consapevolezza di come vive realmente la gente oggi.

  43. Lauraon Set 24th 2023 at 22:40

    @ Armando

    beh l’idea è che investire quel 6% di PIL nella transizione rendee di più che investirlo nel fossile. Quello che va visto è il delta da investire in più con la transizione ecologica, non il totale.
    Chissà perchè nessuno si chiede quanto ci costa il fossile e quante disuguaglianze crea… negli ultimi 25 anni in cui sono cresciute le disuguaglianze quanto si è investito nel fossile e quanto nelle rinnovabili?
    E quelli che fanno profitti nel fossile non vivono tutti in periferia.

  44. Armandoon Set 25th 2023 at 14:09

    @ Laura

    Le disuguaglianze sono aumentate a causa delle politiche neoliberali portate avanti dalle sinistre, dalle destre e dalle istituzioni europee.

    Il dato del 6% di PIL l’ho preso da alcuni articoli di Adrian Tolse, uno studioso affidabile e di grandissimo valore.

    Non vedo come si possa effettuare uno sforzo di questa portata con le attuali regole e l’attuale leadership europea.

    E con la volontà di molte persone di non farsi più imporre nuove tasse dal partito trasversale degli ZTL.

    Ricordatevi della rivolta dei gilet jaunes.

  45. robertoon Set 25th 2023 at 16:32

    Che ne è stato del mio lungo testo?

  46. Maurizioon Ott 2nd 2023 at 16:17

    mi sembrava di aver capito che su questa testata, o blog che sia, non fosse bandito a priori il nucleare… ma ho capito male allora o adesso da alcuni post? Se scienza c’è, che ci sia su tutti i fronti.

  47. stefano carnevalion Ott 2nd 2023 at 20:17

    Non ho capito benissimo la preoccupazione che a pagare la transizione saranno le classi più povere, e quindi, per questo motivo, meglio non farla.
    Fino ad oggi a pagare sono sempre i meno abbienti, di qualsiasi argomento si parli, dall’energia ai mutui, dal caro-benzina alla spesa quotidiana: in un paese come il nostro, in cui tra l’altro i meno abbienti sono anche quelli che spesso pagano le tasse e che quindi pagano doppiamente beni e servizi.
    E paghiamo le politiche fallimentari a senso unico petrolifero, come se fosse un bene infinito e perchè no, anche vendibile al ‘nostro’ prezzo.
    Poi arriva un giorno in cui estrarlo non conviene più perchè superato e perchè no, ha già raggiunto il picco estrattivo, e tutto collassa.
    Siamo a pochi anni dal 2035 e buttiamo via risorse petrolifere per far andare le auto a 20 all’ora nelle città ammorbando l’aria, oppure i cinquantini smarmittati sostituibilissimi da scooter con pacchi batteria minuscoli per fare 100km.
    I gillet gialli dovrebbero chiedere diverse politiche energetiche, non sconti, che ricadranno sempre e comunque sulle future generazioni, suoi loro figli, sui nostri figli.

  48. Armandoon Ott 8th 2023 at 14:46

    Mai detto che siccome la transizione energetica la dovranno pagare i più poveri allora è meglio non farla.
    Ho detto che non si riuscirà a farla perché la gente si rivolterà, che è cosa ben diversa.
    Non si può fare la transizione all’interno dell’attuale quadro macroeconomico europeo, fondato sull’aumento delle disuguaglianze fra paesi e all’interno dei singoli paesi.
    PS. La retorica dei debiti che ricadono sui figli e sui figli dei figli è meglio lasciarla stare. Quando è toccato ai greci nessuno ha alzato un dito per difenderli.

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