Il fiume ed i laghi della pianura ai minimi storici
L’inverno secco del 2019 ha avuto come conseguenza l’abbassamento del livello del Fiume Po, documentato da diversi articoli e reportage. Altresì ai minimi storici è il livello dei grandi laghi della pianura padana, con potenziali carenze di acqua per l’irrigazione. Tali eventi di magra si ripetono da almeno tre lustri. Si riportano qui alcune statistiche e riflessioni sul possibile legame con le variazioni climatiche recenti.
Figura 1. Po a Ponte della Becca. Da: Corriere della Sera. Viaggio del drone sul PO assetato Acqua bassa fino a 40 centimetri. Lunedì 25 Marzo 2019. Di Sandro Orlando.
Recenti articoli su vari organi di stampa mettono in evidenza la contingente situazione di carenza d’acqua nel fiume Po. I livelli di deflusso alle principali stazioni idrometriche lungo l’asta del fiume hanno indicato valori bassi per molta parte del mese di marzo e i primi giorni di aprile. Per il giorno 30 marzo, a Pontelagoscuro il sistema di monitoraggio dell’Agenzia Interregionale per il Po (AIPO) segna -5.96 m dallo zero idrometrico (posto a 8.51 m slm) e la situazione di marzo sembra essere in linea con i livelli osservati nel 2007, anno in cui si è verificata la peggiore condizione di carenza d’acqua nel fiume. (altro…)La scienza del clima non è un’opinione: dai dati emerge la realtà
L’analisi climatica è un campo dove la grande mole di dati può essere fuorviante, rendendo difficoltosa la comprensione dei fenomeni. Come dunque individuare le tendenze di fondo ed assicurarne la "robustezza", o affidabilità? Qui presentiamo alcuni esempi su come viene affrontata questa complessa questione.
"È una scienza inesatta" (una visione fallace della scienza del clima, che non si basa certo sulle opinioni di singoli scienziati).
Quando si parla di scienza del clima, il discorso si concentra spesso sulle serie storiche di misure atmosferiche e sui modelli climatici, due importantissimi strumenti usati per capire come è cambiato fino ad oggi e come cambierà in futuro il clima della terra. Raccogliere una grande mole di dati o far "girare" un modello su un computer è tuttavia solo un primo passo nello studio del clima. Vi è poi un complesso lavoro di analisi ed interpretazione dei dati che costituisce una parte essenziale della ricerca scientifica nel campo. (altro…)
"È una scienza inesatta" (una visione fallace della scienza del clima, che non si basa certo sulle opinioni di singoli scienziati).
Quando si parla di scienza del clima, il discorso si concentra spesso sulle serie storiche di misure atmosferiche e sui modelli climatici, due importantissimi strumenti usati per capire come è cambiato fino ad oggi e come cambierà in futuro il clima della terra. Raccogliere una grande mole di dati o far "girare" un modello su un computer è tuttavia solo un primo passo nello studio del clima. Vi è poi un complesso lavoro di analisi ed interpretazione dei dati che costituisce una parte essenziale della ricerca scientifica nel campo. (altro…) Anche un premio Nobel può raccontare cose sbagliate sul clima
In una seduta del Senato nel 2014 il Premio Nobel Carlo Rubbia fece numerose affermazioni infondate o chiaramente sbagliate sui cambiamenti climatici, rilanciando tanti miti del negazionismo climatico già più volte confutati.
Da tempo ci arrivano inviti a confutare quanto sostenuto sul tema dei cambiamenti climatici dal Senatore Carlo Rubbia il 26 novembre 2014, durante la seduta congiunta delle commissioni 3a (Affari esteri, emigrazione) e 13a (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato della Repubblica e III (Affari esteri e comunitari) e VIII (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati (qui il resoconto).
Abbiamo fino ad oggi rinviato, sia per il dispiacere che un Senatore a vita e figura importante del mondo scientifico italiano fosse incorso in un tale incidente (Carlo Rubbia ha ricevuto il Nobel per la fisica nel 1984 insieme con Simon van der Meer "for their decisive contributions to the large project, which led to the discovery of the field particles W and Z, communicators of weak interaction"), sia perché di fatto nelle affermazioni di Rubbia non c’era in realtà niente di nuovo, ma solo tesi già più volte confutate su questo blog. E anche perché altri avevano già dato delle risposte (vedi qui). (altro…)
Da tempo ci arrivano inviti a confutare quanto sostenuto sul tema dei cambiamenti climatici dal Senatore Carlo Rubbia il 26 novembre 2014, durante la seduta congiunta delle commissioni 3a (Affari esteri, emigrazione) e 13a (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato della Repubblica e III (Affari esteri e comunitari) e VIII (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati (qui il resoconto).
Abbiamo fino ad oggi rinviato, sia per il dispiacere che un Senatore a vita e figura importante del mondo scientifico italiano fosse incorso in un tale incidente (Carlo Rubbia ha ricevuto il Nobel per la fisica nel 1984 insieme con Simon van der Meer "for their decisive contributions to the large project, which led to the discovery of the field particles W and Z, communicators of weak interaction"), sia perché di fatto nelle affermazioni di Rubbia non c’era in realtà niente di nuovo, ma solo tesi già più volte confutate su questo blog. E anche perché altri avevano già dato delle risposte (vedi qui). (altro…) Buon #climatestrike
Il 15 marzo in tutto il mondo ci sarà una grande mobilitazione contro i cambiamenti climatici, fatta da tanti giovani che hanno raccolto l’appello lanciato dalla sedicenne svedese Greta Thunberg. Climalteranti con questo post invia un messaggio di appoggio a tutti i manifestanti.
Care ragazze e cari ragazzi,
Grazie della vostra iniziativa. Siamo un gruppo di studiosi che da più di 10 anni su questo blog cerca di far capire gli aspetti scientifici e strategici dell’evoluzione del clima, e le loro implicazioni.
Il clima è cambiato anche in passato, per cause naturali. Quello che contraddistingue la situazione attuale è la rapidità del cambiamento ed il fatto che sia dovuto alle attività umane, all’enorme quantità di gas climalteranti che rilasciamo nell’atmosfera, con varie conseguenze tra le quali un rapido innalzamento delle temperature globali.
Gli effetti sono e saranno principalmente negativi nella maggior parte del nostro Pianeta. Non abbiamo tempo per elencarli tutti, ne citiamo sei: le estati più torride, gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, gli allagamenti nelle zone costiere, il rischio di gravi carenze idriche, una maggiore diffusione di malattie tropicali e l’acidificazione degli oceani.
Dobbiamo quindi affrontare il problema rapidamente e con grande decisione, non è più il momento di discutere e temporeggiare.
Un primo passo è la mitigazione, ovvero prevenire il problema, per prima cosa riducendo drasticamente le nostre emissioni climalteranti. Ma non basta. Anche se le azzerassimo subito, il clima continuerebbe a cambiare per decenni, se non secoli, a venire. Questo perché molte sostanze, una volta emesse nell’atmosfera, vi rimangono molto a lungo.
Un secondo passo è quindi l’adattamento ai cambiamenti già in atto e che inevitabilmente continueranno in futuro, in altre parole aumentare la resilienza della nostra società ai rischi del cambiamento climatico.
In tutto questo, i giovani sono coloro con meno colpe ma anche i più colpiti, visto che chi oggi è già anziano non vedrà le conseguenze peggiori dei cambiamenti climatici. Ma i giovani sono anche coloro che più potranno fare, oggi ed in futuro, per limitare i danni inevitabili e prevenire gli altri.
E questo è il terzo passo, altrettanto, se non più, importante: la mobilitazione dei giovani per incitare governi, ma anche famiglie ed amici, ad agire contro il cambiamento climatico. Si può fare tantissimo sia a livello individuale che collettivo. Ridurre gli spostamenti non essenziali e privilegiare i mezzi pubblici o la bicicletta; risparmiare energia e scegliere una fornitura elettrica da fonti rinnovabili; fare attenzione nei propri gesti quotidiani come produrre meno rifiuti, differenziare i restanti e non sprecare acqua o cibo; ridurre il consumo di carni rosse – la cui produzione causa emissioni molto elevate di gas climalteranti. Sono passi semplici che, se seguiti da tutti, possono dare un forte contributo.
Ma è indispensabile anche l’azione politica, la pressione verso i nostri governanti perché facciano scelte che favoriscano l’evoluzione della produzione elettrica verso energie rinnovabili, l’economia circolare, l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, un’efficace prevenzione (i.e. ben pianificata e finanziata) dei rischi del cambiamento climatico. Ed è importantissima l’azione culturale, una migliore educazione sulla sostenibilità ambientale e sui cambiamenti climatici nelle scuole e università, una migliore informazione, perché si comprenda la necessità di vivere all’interno dei limiti del nostro pianeta.
Vi sosteniamo e speriamo che la vostra generazione prenda in mano i pochi e sparsi progressi fatti finora, e indichi una strada per fare di più e di meglio.
Il Comitato Scientifico di Climalteranti
Care ragazze e cari ragazzi,
Grazie della vostra iniziativa. Siamo un gruppo di studiosi che da più di 10 anni su questo blog cerca di far capire gli aspetti scientifici e strategici dell’evoluzione del clima, e le loro implicazioni.
Il clima è cambiato anche in passato, per cause naturali. Quello che contraddistingue la situazione attuale è la rapidità del cambiamento ed il fatto che sia dovuto alle attività umane, all’enorme quantità di gas climalteranti che rilasciamo nell’atmosfera, con varie conseguenze tra le quali un rapido innalzamento delle temperature globali.
Gli effetti sono e saranno principalmente negativi nella maggior parte del nostro Pianeta. Non abbiamo tempo per elencarli tutti, ne citiamo sei: le estati più torride, gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, gli allagamenti nelle zone costiere, il rischio di gravi carenze idriche, una maggiore diffusione di malattie tropicali e l’acidificazione degli oceani.
Dobbiamo quindi affrontare il problema rapidamente e con grande decisione, non è più il momento di discutere e temporeggiare.
Un primo passo è la mitigazione, ovvero prevenire il problema, per prima cosa riducendo drasticamente le nostre emissioni climalteranti. Ma non basta. Anche se le azzerassimo subito, il clima continuerebbe a cambiare per decenni, se non secoli, a venire. Questo perché molte sostanze, una volta emesse nell’atmosfera, vi rimangono molto a lungo.
Un secondo passo è quindi l’adattamento ai cambiamenti già in atto e che inevitabilmente continueranno in futuro, in altre parole aumentare la resilienza della nostra società ai rischi del cambiamento climatico.
In tutto questo, i giovani sono coloro con meno colpe ma anche i più colpiti, visto che chi oggi è già anziano non vedrà le conseguenze peggiori dei cambiamenti climatici. Ma i giovani sono anche coloro che più potranno fare, oggi ed in futuro, per limitare i danni inevitabili e prevenire gli altri.
E questo è il terzo passo, altrettanto, se non più, importante: la mobilitazione dei giovani per incitare governi, ma anche famiglie ed amici, ad agire contro il cambiamento climatico. Si può fare tantissimo sia a livello individuale che collettivo. Ridurre gli spostamenti non essenziali e privilegiare i mezzi pubblici o la bicicletta; risparmiare energia e scegliere una fornitura elettrica da fonti rinnovabili; fare attenzione nei propri gesti quotidiani come produrre meno rifiuti, differenziare i restanti e non sprecare acqua o cibo; ridurre il consumo di carni rosse – la cui produzione causa emissioni molto elevate di gas climalteranti. Sono passi semplici che, se seguiti da tutti, possono dare un forte contributo.
Ma è indispensabile anche l’azione politica, la pressione verso i nostri governanti perché facciano scelte che favoriscano l’evoluzione della produzione elettrica verso energie rinnovabili, l’economia circolare, l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, un’efficace prevenzione (i.e. ben pianificata e finanziata) dei rischi del cambiamento climatico. Ed è importantissima l’azione culturale, una migliore educazione sulla sostenibilità ambientale e sui cambiamenti climatici nelle scuole e università, una migliore informazione, perché si comprenda la necessità di vivere all’interno dei limiti del nostro pianeta.
Vi sosteniamo e speriamo che la vostra generazione prenda in mano i pochi e sparsi progressi fatti finora, e indichi una strada per fare di più e di meglio.
Il Comitato Scientifico di Climalteranti Quanto sono aumentate le temperature medie in Italia?
Numerosi giornali e altri mezzi di informazione hanno riportato la notizia del record nel 2018 delle temperature medie in Italia, derivanti dai dati raccolti ed elaborati dall’ISAC-CNR. In alcune notizie si può leggere che sono aumentate di 1,5° C rispetto ai livelli preindustriali, in altre 1,58° C sopra la media dell’ultimo trentennio.
Il motivo di questa diversità dei valori forniti si spiega nella mancanza di attenzione verso un fattore importante che deve essere legato al valore numerico dell’aumento delle temperature, ossia il periodo di riferimento utilizzato. Se si prende un diverso periodo di riferimento come valore “zero” della variazione delle temperature, cambia il valore dell’aumento. (altro…) Le temperature annuali e il ruolo del Niño
L’analisi dell’influenza del Niño sulle temperature globali portano a concludere che anche il 2019 sarà un anno piuttosto caldo.
Dopo l’analisi delle temperature globali del 2018, illustriamo in questo post l’influenza di un fattore chiave per comprendere l’andamento delle temperature annuali, il fenomeno climatico noto come El Niño. Ci siamo già occupati in diversi post precedenti (vedi qui e qui) di questo fenomeno periodico, che provoca un forte riscaldamento anomalo delle acque dell'Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale e che ha importanti ripercussioni sulla temperatura media globale ed estremi climatici in diverse parti del Globo.
Il punto di partenza è il confronto fra i grafici delle temperature medie globali stimate da NASA-GISS dal 1979 al 2018 (Figura 1, sinistra) e l'andamento dell'Indice del Niño Oceanico (INO, Figura 1, destra), uno degli indici basati sull'anomalia delle temperature medie superficiali (SST) dell'oceano Pacifico centromeridionale, nel periodo 1950-2018.
Il confronto consente di notare che, in presenza di picchi molto intensi (superiori a 2.0) dell'indice INO (gli ultimi si sono verificati nel 1982-83,1997-98 e 2015-16,) si sono registrate anomalie termiche significative della temperatura media globale, persistenti per oltre sei mesi. (altro…)
2018: il quarto anno più caldo a livello globale, il più caldo di sempre in Italia.
L'analisi dei dati ad oggi disponibili mostra che anche il 2018 appena terminato si colloca tra gli anni caldi della storia recente del nostro pianeta, anche se non ha battuto il record del 2016. Secondo i due centri internazionali CRU e GISS, infatti, le anomalie di temperatura media globale rispetto al periodo 1890-1909 dovrebbero risultare rispettivamente di 0,95 e 1,07 °C, valori che, nella classifica degli anni più caldi, collocano il 2018 al quarto posto, tra il 2014 ed il 2015.
Per l’Italia i dati dell’ISAC-CNR mostrano come il 2018 è stato l’anno più caldo degli ultimi 219 anni
Da svariati anni preparo questo post sul riassunto delle temperature dell’anno appena trascorso, utilizzando i dati estratti dal
database NCEP/NCAR, della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l'agenzia governativa statunitense che si occupa di meteorologia e clima. Quest'anno invece non è stato possibile, in quanto dallo scorso 23 dicembre il Dipartimento del commercio degli USA, da cui dipendono quasi tutte le agenzie federali, ha finito i soldi ed ha mandato molte persone a casa o in vacanza non retribuita, o li ha obbligati a lavorare in condizioni di volontariato. Come risultato, anche i portali web sono stati "temporaneamente" chiusi o fortemente ridotti. Nel caso del portale della NOAA, appare il seguente messaggio: "A causa della scadenza degli stanziamenti del Congresso per l'anno fiscale 2019, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti è chiuso. I siti web del dipartimento del commercio non saranno aggiornati fino a nuovo avviso", e rimane un menù minimale con i soli dati meteorologici misurati e previsti per gli USA. Questo tipo di situazioni non è una novità, visto che ad esempio nel 2018 era già capitato altre due volte, durante lo spazio di un weekend. Ora la situazione appare più ingarbugliata: il provvedimento che sanava la situazione è stato respinto dal Presidente Trump in persona.
In mancanza dei dati dal portale NOAA, proviamo quindi a fare una valutazione usando i database climatici più noti. Uno è sicuramente quello della CRU (Climatic Research Unit) della East Anglia University, il cui database HadCRUT4 globale è scaricabile qui. E l'altro è quello del GISS (Goddard Institute for Space Studies) della NASA, il cui database GISST è accessibile da qui. Per ovviare al problema del dato mancante relativo a dicembre 2018 (che verrà fornito in seguito, dopo i controlli di circostanza), abbiamo usato il valore del dicembre 2017. Questa sostituzione, a giudicare dai valori relativi all'ultimo sessantennio, comporta un errore medio tra 0,00 e 0,01 °C, ed un errore massimo pari a ±0,04 °C per i dati HadCRU e ±0,03 °C per i dati GISST, che non cambiano in modo significativo il risultato. (altro…)
database NCEP/NCAR, della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l'agenzia governativa statunitense che si occupa di meteorologia e clima. Quest'anno invece non è stato possibile, in quanto dallo scorso 23 dicembre il Dipartimento del commercio degli USA, da cui dipendono quasi tutte le agenzie federali, ha finito i soldi ed ha mandato molte persone a casa o in vacanza non retribuita, o li ha obbligati a lavorare in condizioni di volontariato. Come risultato, anche i portali web sono stati "temporaneamente" chiusi o fortemente ridotti. Nel caso del portale della NOAA, appare il seguente messaggio: "A causa della scadenza degli stanziamenti del Congresso per l'anno fiscale 2019, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti è chiuso. I siti web del dipartimento del commercio non saranno aggiornati fino a nuovo avviso", e rimane un menù minimale con i soli dati meteorologici misurati e previsti per gli USA. Questo tipo di situazioni non è una novità, visto che ad esempio nel 2018 era già capitato altre due volte, durante lo spazio di un weekend. Ora la situazione appare più ingarbugliata: il provvedimento che sanava la situazione è stato respinto dal Presidente Trump in persona.
In mancanza dei dati dal portale NOAA, proviamo quindi a fare una valutazione usando i database climatici più noti. Uno è sicuramente quello della CRU (Climatic Research Unit) della East Anglia University, il cui database HadCRUT4 globale è scaricabile qui. E l'altro è quello del GISS (Goddard Institute for Space Studies) della NASA, il cui database GISST è accessibile da qui. Per ovviare al problema del dato mancante relativo a dicembre 2018 (che verrà fornito in seguito, dopo i controlli di circostanza), abbiamo usato il valore del dicembre 2017. Questa sostituzione, a giudicare dai valori relativi all'ultimo sessantennio, comporta un errore medio tra 0,00 e 0,01 °C, ed un errore massimo pari a ±0,04 °C per i dati HadCRU e ±0,03 °C per i dati GISST, che non cambiano in modo significativo il risultato. (altro…) A qualcuno piace caldo, 10 anni dopo
Poco più di 10 anni fa ho pubblicato il mio primo libro “A qualcuno piace caldo”, in cui avevo scelto di spiegare il problema dei cambiamenti climatici a partire dalle teorie “alternative” a quella proposta dalla (già allora) stragrande maggioranza della comunità scientifica. Teorie che 10 anni fa trovavano spazio molto più facilmente su giornali e televisioni. Dopo un’introduzione sui temi delle inevitabili incertezze presenti nella scienza del clima e della necessità e importanza del consenso scientifico (Parte 1), avevo mostrato lo scarso spessore di queste teorie (Parte 2), che si rifacevano a miti e storielle già più volte confutate nella letteratura scientifica. La parte più impegnativa è stata raccontare i soggetti che le propagandavano (Parte 3), il loro linguaggio e il loro contesto, cercando di far intuire le ragioni (es. esibizionismo, narcisismo, necessità di visibilità politica) che motivavano alcuni a proporre sistematicamente un vero e proprio negazionismo climatico. Nella parte “In limine” (Parte 4) avevo infine mostrato l’impreparazione del mondo dell’informazione e di suoi autorevoli protagonisti nell’affrontare questo grande problema.
Il libro ha avuto un discreto successo, anche fra gli addetti ai lavori, e questo ha fatto piacere. L’idea di fondare Climalteranti è nata anche sulla spinta dei riconoscimenti ricevuti, e sull’importanza di aggiornare costantemente le analisi contenute nel libro. (altro…) I progressi del Katowice Climate Package
La COP24 che si è svolta a Katowice ha prodotto risultati ad ampio spettro sull'Accordo di Parigi, fra cui le attese regole sui meccanismi di trasparenza sull’implementazione degli impegni di riduzione delle emissioni, nonché indicazioni chiare per l'incremento a breve degli stessi.
Dopo quindici giorni di negoziato serrato e
prolungato, durato un giorno più del previsto, la COP24 di Katowice ha prodotto in sostanza quasi tutto quello che era chiamata a fare, risultato nient’affatto scontato.
È presto ora per un’analisi attenta dei documenti approvati (di cui questo è il principale - descrittivo di tutti i grandi capitoli - mentre gli altri sono disponibili qui – scorrere verso il basso), delle conseguenze del negoziato e del ruolo dei diversi attori, di chi ha spinto per una maggiore ambizione e di chi ha condotto battaglie di retroguardia per cercare fino all'ultimo di indebolire i risultati finali.
Ci limitiamo qui a riportare un quadro generale dei risultati, che il comunicato stampa dell’UNFCCC saluta come importanti. Apprezzamenti, ma anche insoddisfazioni, possono essere ascoltati nelle dichiarazioni dei più importanti gruppi negoziali nella plenaria finale (Joint plenary meeting for closing statements) possono essere ascoltate nel webcast UNFCCC. Nell’ordine: Egitto (in rappresentanza di G77+China) a 1.10; UE a 6.25; Svizzera (Environmental Integrity Group) a 11.02; Australia (Umbrella Group) a 13.50; Etiopia (LDC) a 17.15; Maldive (OASIS) 20.45; Gabon (African Group) a 26.10. Malaysia (like-minded developing countries) a 29. 40; India (basic) 35.37; Colombia (ALIAC) 42.20; Filippine 47.20; Cina (50.28); quindi gli “osservatori” del negoziato, Business&Industry NGO (56.31), Environmental NGO (59.40), Agricoltori (1.04.10), Indigenous People (1.06.55), Governi e municipalità locali (1.10.25), Women and Gender NGO (1.13.05), Youth NGO (1.16.20). Ha poi concluso Grenada (1.20.03). (altro…)
prolungato, durato un giorno più del previsto, la COP24 di Katowice ha prodotto in sostanza quasi tutto quello che era chiamata a fare, risultato nient’affatto scontato.
È presto ora per un’analisi attenta dei documenti approvati (di cui questo è il principale - descrittivo di tutti i grandi capitoli - mentre gli altri sono disponibili qui – scorrere verso il basso), delle conseguenze del negoziato e del ruolo dei diversi attori, di chi ha spinto per una maggiore ambizione e di chi ha condotto battaglie di retroguardia per cercare fino all'ultimo di indebolire i risultati finali.
Ci limitiamo qui a riportare un quadro generale dei risultati, che il comunicato stampa dell’UNFCCC saluta come importanti. Apprezzamenti, ma anche insoddisfazioni, possono essere ascoltati nelle dichiarazioni dei più importanti gruppi negoziali nella plenaria finale (Joint plenary meeting for closing statements) possono essere ascoltate nel webcast UNFCCC. Nell’ordine: Egitto (in rappresentanza di G77+China) a 1.10; UE a 6.25; Svizzera (Environmental Integrity Group) a 11.02; Australia (Umbrella Group) a 13.50; Etiopia (LDC) a 17.15; Maldive (OASIS) 20.45; Gabon (African Group) a 26.10. Malaysia (like-minded developing countries) a 29. 40; India (basic) 35.37; Colombia (ALIAC) 42.20; Filippine 47.20; Cina (50.28); quindi gli “osservatori” del negoziato, Business&Industry NGO (56.31), Environmental NGO (59.40), Agricoltori (1.04.10), Indigenous People (1.06.55), Governi e municipalità locali (1.10.25), Women and Gender NGO (1.13.05), Youth NGO (1.16.20). Ha poi concluso Grenada (1.20.03). (altro…) Un momento di chiarezza alla COP24
Più di due ore per discutere fra “prendere nota” del o “dare il benvenuto” al Rapporto speciale IPCC su 1,5 °C dimostrano il successo del lavoro dell’IPCC e come ormai chi vuole impedire le politiche globali contro i cambiamenti climatici è con le spalle al muro.
Nel pomeriggio di sabato 8 dicembre 2018 c’è stato alla COP24, in corso fino al 14 dicembre a Katowice, uno di quei momenti in cui i nodi vengono al pettine, in cui si capisce come il negoziato sul clima sia ormai arrivato ad un punto critico.
Nella grande sala “Śląsk” si stava svolgendo la plenaria di chiusura della 49° riunione del SBSTA (Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice), l’Organo sussidiario di consulenza scientifica e tecnica dell’UNFCCC. Dopo aver speditamente adottato numerosi documenti, relativi anche a parti importanti dell’implementazione dell’Accordo di Parigi (sull’adattamento, sul “loss and damage”, sull’agricoltura, sul Centro per il trasferimento tecnologico), è arrivato verso le 17 il momento di approvare il sesto punto in agenda, il documento su “Research and systematic observation” preparato durante la settimana.
(altro…)
Nel pomeriggio di sabato 8 dicembre 2018 c’è stato alla COP24, in corso fino al 14 dicembre a Katowice, uno di quei momenti in cui i nodi vengono al pettine, in cui si capisce come il negoziato sul clima sia ormai arrivato ad un punto critico.
Nella grande sala “Śląsk” si stava svolgendo la plenaria di chiusura della 49° riunione del SBSTA (Subsidiary Body for Scientific and Technological Advice), l’Organo sussidiario di consulenza scientifica e tecnica dell’UNFCCC. Dopo aver speditamente adottato numerosi documenti, relativi anche a parti importanti dell’implementazione dell’Accordo di Parigi (sull’adattamento, sul “loss and damage”, sull’agricoltura, sul Centro per il trasferimento tecnologico), è arrivato verso le 17 il momento di approvare il sesto punto in agenda, il documento su “Research and systematic observation” preparato durante la settimana.
(altro…)
Le ragioni dell’apatia climatica
Nell’editoriale rilanciato da Climalteranti, Nicola Armaroli ha accusato il sistema informativo italiano di coprire la gravità delle ondate di calore in corso in Italia, e in particolare di non parlare della causa sottostante: le emissioni di gas climalteranti dovute alle attività umane, in particolare l’uso di combustibili fossili. Non c’è dubbio che l’accusa di comportamenti omertosi sulla questione climatica sia corretta per una parte dei giornali e delle televisioni italiane, in particolare per quelli che da anni disinformano sul tema,...
Omertà climatica
Rilanciamo l’editoriale di Nicola Armaroli pubblicato su Saperescienza.it, edizione online della rivista Sapere, sulla gravità del silenzio mediatico sulla causa sottostante alle ondate di calore anomale che stanno colpendo il nostro paese e l’Europa C’è un rumore assordante che accompagna il collasso climatico che sta travolgendo miliardi di persone. Si chiama “silenzio”. Ma non è il silenzio della natura, che parla con chiarezza brutale: settimane di temperature spaventose, ricorrenti alluvioni “mai viste”, siccità, incendi, mari infuocati, ghiacciai disintegrati, città invivibili,...
La robusta ondata di calore in arrivo nel Nord Italia: oltre i sensazionalismi, contano la persistenza e lo stress idrico
Tra lo spettro delle notti equatoriali, i primi 40 centimetri di suolo a corto d’acqua e l’impronta strutturale dell’attribuzione rapida, l’imminente canicola di agosto impone di guardare oltre i sensazionalismi dei picchi termici per analizzare la reale portata fisica e cumulativa dell’evento. Ci avviciniamo alla prima decade di agosto con lo spettro di una nuova e pesante ondata di calore che si appresta a colpire le regioni dell’Italia settentrionale. Più che concentrarsi sulla caccia al singolo valore estremo e localizzato,...
Grafici fuorvianti: come La Verità prova a nascondere le realtà del cambiamento climatico
I grafici pubblicati da Franco Battaglia su La Verità mostrano valori sballati, che nascondono l’aumento reale delle temperature: sono queste le ultime armi di chi nega la realtà del riscaldamento globale. Una seconda ondata di calore con temperature da record dopo la prima di fine maggio ha colpito nuovamente l’Europa occidentale e centrale alla fine di giugno, con centinaia di record mensili battuti nella sola Francia [1]. Record assoluti sono stati battuti in Germania, Danimarca, Repubblica Ceca e Ungheria [2]....
L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale
Le recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, secondo cui non dovremmo preoccuparci troppo se in Europa andremo incontro ad un clima caraibico (testuali parole, dopo 3’03’’: “il cambiamento climatico esempio… dicono .. oddio sta arrivando in Europa, un clima caraibico’, no? E vabbè, ma i Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” – applausi), offrono lo spunto per una riflessione più...
Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi
L’American Psychological Association, nella sua guida sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance” ha definito l’eco-ansia come la “paura cronica di un cataclisma ambientale irrevocabile legato al cambiamento climatico”. Più recentemente, il concetto di ansia climatica, è stato descritto come uno stato di angoscia legato agli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e sull’esistenza umana. Come la paura che si attiva in risposta a una minaccia reale o percepita, presente...
In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo
Il vero costo climatico delle guerre non si misura in CO₂, ma in fiducia bruciata: quella tra gli Stati, da cui dipende ogni cooperazione sul clima. Il voto dell’ONU mostra quanto sia fragile — e quanto valga difenderla. Le guerre non distruggono solo il presente. Divorano il futuro, due volte: aumentando le emissioni e distruggendo la fiducia necessaria per ridurle. L’impronta climatica diretta dei conflitti è enorme, anche se difficile da misurare con precisione. Secondo un recente studio, quattro anni...
Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo
Contrariamente a quanto sostengono i negazionisti climatici, negli ultimi 25 anni i rapporti dell’IPCC hanno aumentato la preoccupazione per i rischi climatici che potremo avere in futuro, non l’hanno certo diminuita. E la modifica dello scenario a maggiori emissioni cambia di molto poco la situazione. Nel precedente post abbiamo spiegato come la periodica revisione degli scenari da parte della comunità dei modellisti climatici abbia dato spazio ai soliti negazionisti e inattivisti climatici per il consueto ed ennesimo tentativo di sminuire...
Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5
RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico. E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario...
Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.
Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui). Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto...
