I distacchi rocciosi in alta montagna e il ruolo dei cambiamenti climatici
In attesa di capire se anche il recente crollo della croce dell’Ortles a 3905 m sia una conseguenza diretta dei cambiamenti climatici, e prendendo dunque spunto dalla notizia, vorrei fornire alcune indicazioni sulle ricerche scientifiche attualmente in corso in questo ramo relativamente nuovo della geomorfologia. Ho avuto l’occasione di partecipare ad un’interessante conferenza tenuta lo scorso 23 Agosto ad Argentière, sul versante francese del Monte Bianco, ironia della sorte proprio durante una delle settimane più calde mai sperimentate in loco (temperature massime di 35°C a 1000 m di altezza).
Ludovic Ravanel, giovane ricercatore francese esperto di geomorfologia, nonché guida alpina, studia il permafrost in ambiente montano, ovvero tutto il materiale litosferico la cui temperatura permane inferiore agli 0°C per almeno due anni. Questo concetto si applica dunque non solo al terreno, cosa forse più familiare ai non esperti del settore, bensì anche alla roccia, ed in particolare alle ripide pareti in alta montagna. La soglia degli 0°C è naturalmente legata allo stato fisico dell’acqua potenzialmente presente, ed in particolare al fatto che, quando si parla di presenze interstiziali tra strati di roccia, il ghiaccio assolve alla funzione di collante tra gli stessi, mentre l’acqua al contrario ne può causare il distacco e/o lo scivolamento relativo. (altro…) Assegnato il premio “A qualcuno piace caldo” 2011
In seguito alla votazione effettuata dai membri del Comitato Scientifico di Climalteranti.it, i vincitori del premio “A qualcuno piace caldo” per l’anno 2011 sono risultati essere Luigi Vigliotti e la rivista Sapere.
Il premio che sarà inviato dal Comitato Scientifico ai premiati è una copia del libro “Il pianeta che scotta. Capire il dibattito sui cambiamenti climatici", di Luca Fiorani e Antonello Pasini.
PREMIO “A QUALCUNO PIACE CALDO” 2011
Luigi Vigliotti e![]()
Motivazione
Per aver rispettivamente scritto e pubblicato (nel numero di febbraio 2011) un incredibile articolo intitolato “Un futuro con ghiaccio e seltz”, contenente numerosi errori, notizie e argomenti infondati sulla scienza del clima, a partire dal sottotitolo “L'allarme "Global Warming ha motivazioni in buona parte culturali e potrebbe distoglierci dall'eventualità, questa sì scientificamente certa, di una prossima glaciazione”. (altro…)
Dal suolo arido al grande caldo
I dati dell’estate 2012 mostrano come esista un intreccio fra la scarsità di precipitazione e il ripetersi di ondate di calore, ma anche una sorta di reazione a catena che porta l’atmosfera in condizioni sempre meno favorevoli ai temporali estivi. Se questo comportamento dovesse proseguire, come peraltro indicato negli scenari di cambiamento climatico per la zona Mediterranea, gli impatti sull’agricoltura in pianura padana potrebbero essere pesanti.
Come anticipato alla fine del precedente post, parallelamente all’aumento della temperature massime estive, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo declino dell’umidità del suolo, soprattutto nei terreni della pianura padana. Questo risulta chiaro dall’analisi dei dati dei sensori installati nel terreno che nell’estate 2012 hanno registrato valori inconsueti in Emilia Romagna. Per valutare a titolo esemplificativo il rapporto fra umidità del suolo e temperatura dell’aria abbiamo scelto la stazione meteorologica di S.P. Capofiume (BO), appartenente ad ARPA-SIMC, che essendo situata in aperta campagna e libera da influenza di edifici, ben rappresenta le condizione tipiche della pianura Padana centrale. Inoltre, essendo spesso luogo di campagne di misura e di radiosondaggio, possiede anche una ricca serie di sensori anche nel terreno. Nel grafico di figura 1 viene mostrato per esempio l’andamento dell’umidità del suolo negli ultimi 12 anni, simulato su questa stazione, con il modello di bilancio idrico CRITERIA. Si nota come dal 2011 l’umidità nei primi due metri di terreno sia in continua decrescita a fronte delle scarse precipitazioni, e come questa stia raggiungendo livelli minimi, peggiori anche delle recente e severa siccità del 2007. (altro…)
Un’altra estate rovente e siccitosa sull’Emilia-Romagna
Dopo l’estate del 2003, attribuita all’eccezionale persistenza di un promontorio anticiclonico sul Mediterraneo, siamo oggi di nuovo alle prese con condizioni simili e del tutto anomale rispetto al clima del passato.
Si sa in Italia d’estate fa caldo, ma l’estate 2012 è, meteorologicamente parlando, speciale. Abbiamo assistito al susseguirsi di forti ondate di caldo intervallate da periodi relativamente più freschi ma con temperature massime quasi sempre superiori alla media climatologica. E’ ormai da qualche anno che le ondate di caldo sulla nostra regione, e sul
Nord-Italia, si stanno intensificando. Come si può vedere dalla figura 1, è evidente un progressivo aumento delle temperature estive sull’Emilia-Romagna ad iniziare dagli anni 1980, con una decisa accelerazione dalla metà degli anni 90’.
Figura 1: Anomalia della media delle temperature massime estive (Giugno, Luglio, Agosto) rispetto alla climatologia di riferimento 1961-1990
Quest’anno però abbiamo assistito ad un’ulteriore impennata, con temperature in alcune zone comparabili con quelle del 2003 (figura 2).
(altro…)
Nord-Italia, si stanno intensificando. Come si può vedere dalla figura 1, è evidente un progressivo aumento delle temperature estive sull’Emilia-Romagna ad iniziare dagli anni 1980, con una decisa accelerazione dalla metà degli anni 90’.
Figura 1: Anomalia della media delle temperature massime estive (Giugno, Luglio, Agosto) rispetto alla climatologia di riferimento 1961-1990
Quest’anno però abbiamo assistito ad un’ulteriore impennata, con temperature in alcune zone comparabili con quelle del 2003 (figura 2).
(altro…) Caligola, Lucifero e… Bernacca…
Chissà se questa nuova tendenza dei siti di previsioni meteorologiche glamour sarebbe piaciuta al Colonnello Edmondo Bernacca, figura storica di un’Italia che negli anni del secondo dopoguerra veniva unificata dalla televisione pubblica? Me lo chiedevo sfogliando il gradevole manuale “Che tempo farà”, scritto proprio dal Bernacca nel 1971 – edizioni Mondadori – rinvenuto nella libreria della casa di montagna.
Senza nulla togliere ai sicuri meriti e competenze del compianto Colonnello nel suo ruolo di previsore e divulgatore, relativamente agli aspetti che in qualche modo possono riguardare le tematiche trattate da questo blog il manuale sembra scritto proprio in un’altra era geologica. Viene ad esempio dato un certo rilievo a tecniche invasive di intervento quali “La pioggia provocata” (pag. 57), ottenibile grazie allo ioduro d’argento. Citando testualmente “Questo sale, portato ad una temperatura molto elevata a mezzo di opportuni bruciatori si decompone e si ricombina poi producendo “fumi” ricchissimi di germi solidi insolubili […] I risultati finora ottenuti possono essere definiti soddisfacenti…”. (altro…) Un altro caso di doping
Ha suscitato molto clamore nelle settimane passate il caso di un atleta che in vista delle gare olimpiche di Londra2012 ha assunto sostanze dopanti. La vicenda è semplice: sono state fatte delle misure che hanno mostrato nel sistema sanguigno dell’atleta la presenza di sostanze di cui la scienza medica ha dimostrato l’effetto dopante.
L’atteggiamento di tutti i commentatori è stato di riprovazione, più o meno indignata: per vincere le gare, o magari per stabilire dei record, non è ammesso assumere sostanze in grado di alterare le normali prestazioni. Non solo perché non è sportivo, ma perché queste sostanze sono pericolose, dannosi per gli stessi atleti. Epo, steroidi, anabolizzanti, ecc. ti possono fare ottenere dei risultati clamorosi, ma hanno tanti altri effetti collaterali negativi.
Nella stessa estate dell’olimpiade, è risultato ancora più evidente un altro caso di doping, quello del sistema climatico. Il clima ha infatti stabilito nuovi record, in particolare nelle discipline: temperature e siccità. È stata
misurata in modo rigoroso l’assunzione anomala di alcune sostanze dopanti: la principale è la CO2, ma ce ne sono anche altre, alcune più efficaci nel breve termine, altre nel medio e lungo termine. L’effetto dopante delle sostanze è noto alla scienza da più di un secolo, seppur la serietà della minaccia al clima del pianeta è stata riconosciuta ufficialmente negli anni ’90 del secolo scorso. Il caso del doping del clima non suscita molta attenzione, e ancora meno riprovazione. Addirittura, nonostante le statistiche sempre più chiare sulla quantità di record che vengono battuti, ci sono ancora persone che si rifiutano di considerare l’ipotesi del clima dopato. (altro…) Candidati Premio “A qualcuno piace caldo 2011”
La pausa della vacanze estive è per Climalteranti il momento per valutare i candidati all’ormai tradizionale Premio “A qualcuno piace caldo”, assegnato “alla persona o all’organizzazione italiana che più si è distinta nel diffondere argomentazioni e notizie errate sulla fenomenologia dei cambiamenti climatici, sugli impatti e sui costi e benefici delle misure di mitigazione”.
Come tutti gli anni, la proclamazione del vincitore, che sarà scelto dal Comitato Scientifico, avverrà il giorno in cui il ghiaccio marino artico raggiunge la sua estensione minima.
Per il 2011, la lista dei candidati è breve. A differenza degli anni precedenti (2008, 2009, 2010), nel 2011 il discorso negazionista sui cambiamenti climatici si è affievolito parecchio, ha perso smalto, verve, spazio sui quotidiani e in televisione. La sua incidenza nel dibattito scientifico è ormai nulla, l’influenza nel dibattito politico si è ridotta molto, anche in Italia.
Su la Stampa, Il Corriere della Sera o Il Sole-24Ore nel 2011 sono di fatto scomparse, o ridotte a singoli casi sporadici, le voci che un tempo periodicamente rilanciavano i dubbi sulla solidità della scienza del clima.
Stessa cosa è successa sulle riviste generaliste e nella letteratura grigia. Ormai le voci negazioniste sono asserragliate in qualche blog.
Tutto questo, naturalmente, non può che essere motivo di soddisfazione. (altro…)
RIO+20, sicurezza alimentare e cambiamento climatico
“Il futuro che vogliamo” ci ricorda che il cambiamento climatico influenza la produzione agricola nei climi temperati, mettendo a rischio la sicurezza alimentare di milioni di persone, ma non delinea obiettivi ne strategie vincolanti per gli stati.
Green Economy, sicurezza alimentare e sviluppo sostenibile sono stati i temi chiave del Summit Rio +20, conclusosi una settimana fa in modo, a detta di molti, deludente. In effetti il documento finale “il futuro che vogliamo” è una raccolta di posizioni di principio, senza apparenti proposte concrete, né obiettivi ben definiti. Alcuni aspetti positivi si possono però evidenziare. Come ha fatto notare anche il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, per la prima volta in un documento ONU si è introdotto il concetto di green economy come strumento per contrastare la povertà. Questo rappresenta sicuramente un passo avanti verso uno sviluppo sociale ed economico più sostenibile. Mai come in questi ultimi anni si è avvertita infatti l’urgenza ridefinire le basi del nostro modello di crescita economica. Molte piccole comunità e aziende si stanno muovendo in questo senso, come ha mostrato la forte partecipazione al People’s Summit, il controvertice tenutosi sulle spiagge di Flamenco. La transizione verso una economia verde è un processo necessario per contrastare il rapido degrado dei nostri ecosistemi e delle risorse naturali. (altro…)
Green Economy, sicurezza alimentare e sviluppo sostenibile sono stati i temi chiave del Summit Rio +20, conclusosi una settimana fa in modo, a detta di molti, deludente. In effetti il documento finale “il futuro che vogliamo” è una raccolta di posizioni di principio, senza apparenti proposte concrete, né obiettivi ben definiti. Alcuni aspetti positivi si possono però evidenziare. Come ha fatto notare anche il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, per la prima volta in un documento ONU si è introdotto il concetto di green economy come strumento per contrastare la povertà. Questo rappresenta sicuramente un passo avanti verso uno sviluppo sociale ed economico più sostenibile. Mai come in questi ultimi anni si è avvertita infatti l’urgenza ridefinire le basi del nostro modello di crescita economica. Molte piccole comunità e aziende si stanno muovendo in questo senso, come ha mostrato la forte partecipazione al People’s Summit, il controvertice tenutosi sulle spiagge di Flamenco. La transizione verso una economia verde è un processo necessario per contrastare il rapido degrado dei nostri ecosistemi e delle risorse naturali. (altro…) La casa brucia e noi pensiamo al portafoglio perso
Un articolo di Carlo Rovelli pubblicato sul Sole24ore dell’1 luglio spiega in modo molto chiaro perché è necessario occuparsi dei cambiamenti climatici, nonostante il Summit sulla Terra delle Nazioni Unite, a Rio de Janeiro abbia ricevuto poca attenzione in Italia.
Se avete perso il portafoglio, è buona norma dedicare tutta l’attenzione a cercarlo subito. Ma se mentre lo cercate venite a sapere che il quartiere dove abitate sta bruciando, e voi ignorate la cosa e continuate a occuparvi solo del portafoglio, allora state facendo una sciocchezza. Siamo sicuri che non stiamo commettendo la stessa sciocchezza?
Fuori di metafora, i problemi finanziari ed economici a cui stanno facendo fronte il nostro paese, l’Europa, e tutto l'Occidente, sono problemi seri, dall’esito dei quali potrebbe dipendere parte del nostro benessere. Ma se guardiamo un po’ più il là, ci sono problemi più gravi, dai quali potrebbe dipendere molto di più. Presi dal portafoglio, li stiamo trascurando, e stiamo commettendo un errore grave.
Di questi problemi si è parlato a lungo la settimana scorsa a Rio de Janeiro, nel grande Summit internazionale delle Nazioni Unite dedicato ai problemi del pianeta Terra, la nostra casa comune. Fra i vari problemi, quello più grave e più urgente è il riscaldamento del pianeta, esacerbato dalla massiccia e crescente immissione di anidride carbonica nell’atmosfera, che ha già portato cambiamenti climatici e che avremmo modo di combattere, se vi fosse la volontà politica di farlo. Se n’è parlato poco in Italia, presi come siamo dal terremoto, dalla crisi economica e soprattutto dal calcio. E purtroppo, la nostra risposta globale come paese a questi problemi è stata: mi spiace, devo occuparmi del portafoglio. (altro…)
Se avete perso il portafoglio, è buona norma dedicare tutta l’attenzione a cercarlo subito. Ma se mentre lo cercate venite a sapere che il quartiere dove abitate sta bruciando, e voi ignorate la cosa e continuate a occuparvi solo del portafoglio, allora state facendo una sciocchezza. Siamo sicuri che non stiamo commettendo la stessa sciocchezza?
Fuori di metafora, i problemi finanziari ed economici a cui stanno facendo fronte il nostro paese, l’Europa, e tutto l'Occidente, sono problemi seri, dall’esito dei quali potrebbe dipendere parte del nostro benessere. Ma se guardiamo un po’ più il là, ci sono problemi più gravi, dai quali potrebbe dipendere molto di più. Presi dal portafoglio, li stiamo trascurando, e stiamo commettendo un errore grave.
Di questi problemi si è parlato a lungo la settimana scorsa a Rio de Janeiro, nel grande Summit internazionale delle Nazioni Unite dedicato ai problemi del pianeta Terra, la nostra casa comune. Fra i vari problemi, quello più grave e più urgente è il riscaldamento del pianeta, esacerbato dalla massiccia e crescente immissione di anidride carbonica nell’atmosfera, che ha già portato cambiamenti climatici e che avremmo modo di combattere, se vi fosse la volontà politica di farlo. Se n’è parlato poco in Italia, presi come siamo dal terremoto, dalla crisi economica e soprattutto dal calcio. E purtroppo, la nostra risposta globale come paese a questi problemi è stata: mi spiace, devo occuparmi del portafoglio. (altro…) Quando il meteorologo sbaglia sul riscaldamento globale
Il 6 giugno 2012, nell’ambito del Convegno “Difesa del suolo-Irrigazione Territorio- Ambiente – Paesaggio” che ha avuto luogo nel Palazzo Lombardia di Milano, il meteorologo Mario Giuliacci ha trattato il tema “L’acqua e il clima: cambiamenti, alluvioni, siccità”.
L’intervento ha destato la meraviglia di diversi spettatori, che hanno segnalato la presenza di tesi tipiche del negazionismo climatico, ad esempio che il riscaldamento globale si è arrestato dal 2005 a causa delle forzanti naturali (macchie solari, oscillazione delle temperatura degli oceani), che incideranno anche per il prossimo decennio. Nessun accenno alle cause antropiche (l’aumento dei gas climalteranti nell’atmosfera), se non per un breve cenno all’esistenza di "talebani" del clima. (altro…)
Le ragioni dell’apatia climatica
Nell’editoriale rilanciato da Climalteranti, Nicola Armaroli ha accusato il sistema informativo italiano di coprire la gravità delle ondate di calore in corso in Italia, e in particolare di non parlare della causa sottostante: le emissioni di gas climalteranti dovute alle attività umane, in particolare l’uso di combustibili fossili. Non c’è dubbio che l’accusa di comportamenti omertosi sulla questione climatica sia corretta per una parte dei giornali e delle televisioni italiane, in particolare per quelli che da anni disinformano sul tema,...
Omertà climatica
Rilanciamo l’editoriale di Nicola Armaroli pubblicato su Saperescienza.it, edizione online della rivista Sapere, sulla gravità del silenzio mediatico sulla causa sottostante alle ondate di calore anomale che stanno colpendo il nostro paese e l’Europa C’è un rumore assordante che accompagna il collasso climatico che sta travolgendo miliardi di persone. Si chiama “silenzio”. Ma non è il silenzio della natura, che parla con chiarezza brutale: settimane di temperature spaventose, ricorrenti alluvioni “mai viste”, siccità, incendi, mari infuocati, ghiacciai disintegrati, città invivibili,...
La robusta ondata di calore in arrivo nel Nord Italia: oltre i sensazionalismi, contano la persistenza e lo stress idrico
Tra lo spettro delle notti equatoriali, i primi 40 centimetri di suolo a corto d’acqua e l’impronta strutturale dell’attribuzione rapida, l’imminente canicola di agosto impone di guardare oltre i sensazionalismi dei picchi termici per analizzare la reale portata fisica e cumulativa dell’evento. Ci avviciniamo alla prima decade di agosto con lo spettro di una nuova e pesante ondata di calore che si appresta a colpire le regioni dell’Italia settentrionale. Più che concentrarsi sulla caccia al singolo valore estremo e localizzato,...
Grafici fuorvianti: come La Verità prova a nascondere le realtà del cambiamento climatico
I grafici pubblicati da Franco Battaglia su La Verità mostrano valori sballati, che nascondono l’aumento reale delle temperature: sono queste le ultime armi di chi nega la realtà del riscaldamento globale. Una seconda ondata di calore con temperature da record dopo la prima di fine maggio ha colpito nuovamente l’Europa occidentale e centrale alla fine di giugno, con centinaia di record mensili battuti nella sola Francia [1]. Record assoluti sono stati battuti in Germania, Danimarca, Repubblica Ceca e Ungheria [2]....
L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale
Le recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, secondo cui non dovremmo preoccuparci troppo se in Europa andremo incontro ad un clima caraibico (testuali parole, dopo 3’03’’: “il cambiamento climatico esempio… dicono .. oddio sta arrivando in Europa, un clima caraibico’, no? E vabbè, ma i Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” – applausi), offrono lo spunto per una riflessione più...
Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi
L’American Psychological Association, nella sua guida sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance” ha definito l’eco-ansia come la “paura cronica di un cataclisma ambientale irrevocabile legato al cambiamento climatico”. Più recentemente, il concetto di ansia climatica, è stato descritto come uno stato di angoscia legato agli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e sull’esistenza umana. Come la paura che si attiva in risposta a una minaccia reale o percepita, presente...
In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo
Il vero costo climatico delle guerre non si misura in CO₂, ma in fiducia bruciata: quella tra gli Stati, da cui dipende ogni cooperazione sul clima. Il voto dell’ONU mostra quanto sia fragile — e quanto valga difenderla. Le guerre non distruggono solo il presente. Divorano il futuro, due volte: aumentando le emissioni e distruggendo la fiducia necessaria per ridurle. L’impronta climatica diretta dei conflitti è enorme, anche se difficile da misurare con precisione. Secondo un recente studio, quattro anni...
Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo
Contrariamente a quanto sostengono i negazionisti climatici, negli ultimi 25 anni i rapporti dell’IPCC hanno aumentato la preoccupazione per i rischi climatici che potremo avere in futuro, non l’hanno certo diminuita. E la modifica dello scenario a maggiori emissioni cambia di molto poco la situazione. Nel precedente post abbiamo spiegato come la periodica revisione degli scenari da parte della comunità dei modellisti climatici abbia dato spazio ai soliti negazionisti e inattivisti climatici per il consueto ed ennesimo tentativo di sminuire...
Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5
RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico. E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario...
Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.
Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui). Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto...