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Mercanti di dubbi

È uscita la versione italiana di “Merchants of doubt” di Naomi Oreskes ed Erik Conway. Un libro importante per capire le radici della disinformazione sul tema dei cambiamenti climatici

Pubblicato per la prima volta nel 2010, Mercanti di dubbi è diventato subito uno dei testi di riferimento per chi si occupa di storia della scienza, della medicina e di climatologia, e resta ancora un passaggio ineludibile per capire i rapporti tra scienza, democrazia e informazione.

Secondo Naomi Oreskes ed Erik Conway, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso alcuni scienziati statunitensi hanno messo la loro autorevolezza e le loro competenze a disposizione delle industrie (le famigerate Big Tobacco, Big Chem e Big Oil) per confondere opinione pubblica e decisori politici, e per intralciare l’approvazione di quelle norme che avrebbero potuto rallentarne la crescita e far diminuire i profitti. Lo hanno fatto per motivi ideologici, per desiderio di affermazione personale o per pura e semplice avidità. È una tesi forte, ma è suffragata da un lavoro di ricerca basato su un’enorme mole documentaria (solo per il capitolo sul tabacco i due storici hanno passato in rassegna milioni di pagine di archivio), che ha superato indenne un decennio di critiche e attacchi personali e che, negli ultimi anni, è stata confermata da nuove indagini.

Dagli anni Cinquanta infatti iniziano a emergere, dapprima in maniera frammentaria e poi sempre più coerente, le evidenze sulla pericolosità del tabacco, un prodotto che fino a quel momento era addirittura consigliato da alcuni medici (che sostenevano che fumare sigarette al mentolo facesse bene per il mal di gola…). La svolta arriva nel 1964, quando il Surgeon General, preposto alla tutela della salute pubblica, rilascia il rapporto Smoking and Health, che stabilisce in maniera definitiva che il fumo è mortale. L’industria intuisce immediatamente il rischio, e decide di passare al contrattacco investendo in una gigantesca manovra di disinformazione.

Lo schema, il cui obiettivo era insinuare il dubbio (come sintetizzato dal memorandum del 1969, in cui un dirigente dell’industria del tabacco scriveva che “il dubbio è il nostro prodotto”) prevedeva come prima cosa di individuare degli “esperti” compiacenti disposti a presentare le proprie tesi – in contrasto con quelle della comunità scientifica – su qualche giornale o in qualche trasmissione radio-televisiva. Le loro affermazioni venivano rapidamente riprese da altri giornali e altre trasmissioni, in un gioco di rimandi in cui le contestazioni e le critiche si dissolvevano in un pulviscolo di interpretazioni e commenti, riuscendo così a dare una parvenza di credibilità a quelle che, sottoposte alla verifica scientifica, risultavano essere vere e proprie menzogne. Ma il più era fatto, si poteva continuare a discutere di dettagli irrilevanti, o di studi gravemente errati, o di affermazioni prive di senso, dando l’impressione che il dibattito fosse ancora in corso, che servissero altre prove, che quelle a disposizione non fossero sufficienti per adottare norme e regolamenti.

Tentativi regolatori che dovevano essere respinti senza appello, in quanto palesemente in odor di socialismo. L’altro grande tema di Mercanti di dubbi è infatti la saldatura tra disinformazione scientifica e ideologia. Esemplare il capitolo sulla Strategic Defence Initiative, il programma di missili antimissile e satelliti killer voluto da Ronald Reagan negli anni Ottanta, e sostenuto da un manipolo di fisici, come Frederick Seitz e Robert Jastrow, che dopo aver lavorato alla realizzazione della bomba atomica, hanno iniziato a collaborare con le varie amministrazioni che si sono succedute nel dopoguerra. Se all’inizio il principale motore ideologico era l’anticomunismo, quei fisici erano dei “falchi” interventisti, col tempo è stato sostituito dalla difesa a oltranza del libero mercato, da tutelare da qualunque intromissione dei governi.

In questo senso, il libro di Oreskes e Conway può essere letto anche come una ricostruzione dell’affermazione del neoliberismo, che dagli anni Ottanta ha contribuito a dare forma alle decisioni di governi, istituzioni sovranazionali e imprese, a danno soprattutto delle comunità e dell’ambiente. Come risulta dai casi esaminati in Mercanti di dubbi, si è così verificata una saldatura perfetta tra un’ideologia favorevole alla deregolamentazione e alle privatizzazioni e le attività delle imprese, che spesso si sono servite della loro influenza finanziaria ottenere regole a proprio vantaggio.

 

Un esempio di falsificazione. Questo gruppo di grafici faceva parte dell’articolo di James E. Hansen del Goddard Institute for Space Studies e mostrava (a sinistra) i risultati di un modello climatico con una Terra composta di oceani poco profondi che scambiano calore con l’atmosfera e (a destra) degli oceani con un mescolamento del calore molto più profondo. Il gruppo di Hansen concluse che la parte a destra in basso meglio rappresentava la situazione della Terra reale – con oceani che scambiano calore fino a 1.000 metri di profondità, il Sole che ha il suo ruolo, e anche le polveri vulcaniche, gli aerosol e la CO2 che contribuisce in maniera decisiva. La versione che pubblicò il Marshall Institute, basata su un articolo di Robert Jastrow, William Nierenberg  e Frederick Seitz, faceva riferimento solamente alla parte in alto a sinistra, dando l’impressione che la CO2 non avesse alcun peso nella questione. Fonte: Hansen J., et al., “Climate Impact of Increasing Atmospheric Carbon Dioxide”, Science, 28 Agosto 1981, 963. Ristampa autorizzata dall’AAAS.

 

Oreskes e Conway mettono in evidenza un aspetto spesso trascurato, cioè che “oggi la scienza moderna è un’impresa collettiva”, e che si tratta del risultato di un’evoluzione cominciata già nel Seicento: “Sin dai suoi primordi, la scienza è stata associata a istituzioni – quali l’Accademia dei Lincei, fondata in Italia nel 1609, la Royal Society, fondata in GranBretagna nel 1660, o l’Académie des Sciences, fondata in Francia nel 1666 – perché gli studiosi avevano compreso che per creare nuova conoscenza occorreva stabilire un modo per controllare le affermazioni degli altri studiosi”. È sfruttando l’inclinazione dei media a dare spazio a tutte le posizioni su un dato argomento che i negazionisti sono riusciti a conquistarsi uno spazio spropositato rispetto alla validità delle loro affermazioni: nel tipico talk show, di fronte a un esperto di clima che rappresenta una comunità di esperti che da (almeno) due secoli valuta questi argomenti attraverso la revisione tra pari, c’è un pseudo esperto che rappresenta sé stesso o, al più, una nebulosa di argomenti pseudoscientifici spesso elaborati da think tank e fondazioni pagati proprio per disinformare.

Questa strategia è particolarmente efficace oggi, quando l’ecosistema dei media si è arricchito e si arricchisce di continuo di nuovi canali e strumenti per veicolare disinformazione in modo sempre più mirato ed efficace. Questo sviluppo tecnologico si intreccia con l’ascesa dell’Alt Right e dei movimenti sovranisti. L’intreccio tra disinformazione, teorie del complotto, tribalismi, attitudini antiscientifiche e polarizzazione estrema del discorso politico, che sfrutta appunto le possibilità offerte dall’esplosione dei social media, ha generato un meccanismo in cui qualunque critica, per quanto ragionata, viene immediatamente classificata come attacco pretestuoso e respinta come tale. Tutto questo conferisce un’estrema persistenza ai vari memi della disinformazione: basti pensare alla incredibile capacità di sopravvivenza di certi miti sul riscaldamento globale che, smontati e fatti a pezzi più e più volte, continuano imperterriti a riaffiorare nel discorso pubblico. (Giusto per restare sull’attualità: il 15 novembre è caduto il decimo anniversario del Climategate, un falso scandalo montato ad arte dopo il furto di migliaia di mail dal server della Climate Research Unit all’università dell’East Anglia. Nonostante 10 commissioni di inchiesta abbiano esaminato l’accaduto senza riuscire a trovare nessuna prova di scorrettezza a carico degli scienziati, nell’infosfera negazionista è ancora diffusa l’idea che gli scienziati abbiano truccato i dati).

Le soluzioni, che per fortuna esistono, sono basate in larga misura proprio su quell’attitudine scientifica che i negazionisti di vario colore distorcono a sostegno delle proprie ossessioni ideologiche. In questo senso, Mercanti di dubbi è un contributo importante, perché racconta “storie che vanno conosciute per non perdere altro tempo”.

 

Testo di Diego Tavazzi.

La traduzione italiana del libro è stata realizzata da Luigi Ciattaglia e Diego Tavazzi, con la collaborazione di diversi autori di Climalteranti.

43 responses so far

43 Responses to “Mercanti di dubbi”

  1. Paolo C.on Nov 26th 2019 at 00:28

    Mi permetto di segnalare questo recente articolo della Oreskes:

    https://www.salon.com/2019/11/18/why-science-failed-to-stop-climate-change_partner/

  2. Noahon Nov 26th 2019 at 00:49

    Tra i mercanti di dubbi primeggia Fred Singer, trait d’union delle diverse campagne di disinformazione, che nel 2015 cercò di impedire l’uscita del documentario omonimo (https://www.theguardian.com/environment/2015/mar/11/climate-sceptics-attempt-to-block-merchants-of-doubt-film).

  3. Luigion Nov 26th 2019 at 10:17

    Tra gli amici italiani dei “mercanti di dubbi” come Fred Singer primeggia l’Istituto Bruno Leoni, che non si capisce perché è avvolto da un’aura di rispettabilità.
    Es.
    http://www.brunoleoni.it/inverno-caldo

    Un altro ricettacolo di tiritere negazioniste/offuscazioniste è Il Foglio, che pure si pavoneggia come pro-scienza quando c’è da randellare mediaticamente gli sgarrupati novax che, per carità, se lo meritano, ma sembra che vengano attaccati solo e soltanto perché a proteggerli non hanno qualche lobby pagante.
    Se i sedicenti pro-scienza tipo Foglio/IBL avessero un minimo di onestà e coerenza intellettuale dovrebbero concludere che le loro giravolte giornalistiche pro-fossili non sono altro che una copia conforme dei sofismi novax.

  4. Armandoon Nov 26th 2019 at 18:17

    Hanno da sempre avuto quella posizione, non l’hanno mai modificata.
    Quindi, sì agli OGM, lo dice la scienza.
    No all’origine antropica del riscaldamento globale, lo dice la scienza, intendendo per scienza singoli scienziati seri e rigorosi (scelti da loro) in opposizione a un carrozzone, ideologicamente monopolizzato dalla sinistra, quale è l’IPCC, alla disperata ricerca di fondi pubblici per campare.
    I singoli scienziati (scelti da loro) agiscono in modo disinteressato.
    Quelli dell’IPCC sono mossi dall’interesse personale.

  5. alsarago58on Nov 26th 2019 at 10:23

    La cosa più buffa (si fa per dire) è che prima di diventare “mercanti di dubbi”, bisogna essere profeti.
    Perchè la “profezia” ti fa capire prima degli altri che la tua attività è dannosa, che quindi se ti scoprono ti fanno chiudere, e allora che se vuoi continuare a guadagnare, e hai un metro di pelo sullo stomaco, ti tocca nascondere i fatti. E quando anche altri realizzano quello che sta succedendo, sei pronto a negare l’evidenza in ogni possibile modo.
    Come più volte ricordato è successo con la Exxon, che già negli anni ’80 sapeva che la CO2 avrebbe cambiato il clima con conseguenze potenzialmente catastrofiche, ma da allora ha solo finanziato il negazionismo.
    https://www.sciencealert.com/exxon-expertly-predicted-this-week-s-nightmare-co2-milestone-almost-40-years-ago

    E come si è scoperto adesso, l’industria del carbone Usa lo sapeva persino dagli anni ’60!

    “There is evidence that the amount of carbon dioxide in the Earth’s atmosphere is increasing rapidly as a result of the combustion of fossil fuels. If the future rate of increase continues as it is at the present, it has been predicted that, because the CO2 envelope reduces radiation, the temperature of the Earth’s atmosphere will increase and that vast changes in the climates of the Earth will result. Such changes in temperature will cause melting of the polar icecaps, which, in turn would result in the inundation of many coastal cities including New York and London”.

    Lo ha scritto nel 1966 James Garvey, presidente della Bituminous Coal Research Inc sulla rivista Mining Congress Journal,

    Più si scoprono questi terrificanti esempi di assoluta indifferenza per il bene comune, e più sale il disgusto per queste persone, e i loro emuli attuali, che continuano, per turbe mentali o interesse, a diffondere pericolose panzane.

    Sarò noioso, ma continuo ad auspicare un Tribunale di Norimberga, per i negazionisti climatici, visto che alla loro azione si devono almeno 30 anni di inutili ritardi, che potrebbero (e purtroppo è sempre più probabile) aver compromesso le nostre possibilità di evitare una devastante crisi climatica, con milioni di morti.

  6. alsarago58on Nov 26th 2019 at 10:26

    Link alla notizia sui produttori di carbone climacatastrofisti ante litteram

    https://www.sciencealert.com/coal-industry-knew-about-climate-change-in-the-60s-damning-revelations-show

  7. Diegoon Nov 26th 2019 at 10:50

    Aggiungo solo tre link, l’elenco in effetti sarebbe lunghissimo

    A) http://www.climatefiles.com/exxonmobil/1982-memo-to-exxon-management-about-co2-greenhouse-effect/

    La figura 3 a pagina 7, è di una precisione impressionante, se si considera che il paper è del 1982

    B) https://www.smokeandfumes.org/documents/document16

    il documento è del 1968 (quindi sapevano quello che stavano facendo da parecchio tempo)

    C) https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/soin.12333

    di Robert Brulle, che afferma che “The largest CCCM (climate countermovement coalitions) sectors are electrical utilities, coal companies and railroads, followed by conservative movement organizations”

    Sarebbe interessante, tra le altre cose, sapere cosa ne pensano i liberisti dell’IBL di questa pluridecennale operazione di distorsione del mercato…

  8. homoereticuson Nov 26th 2019 at 11:18

    “ma continuo ad auspicare un Tribunale di Norimberga, per i negazionisti climatici, visto che alla loro azione si devono almeno 30 anni di inutili ritardi”
    alsarago58,
    Il tuo auspicio è umano e potrei pure condividerlo: al punto in cui siamo arrivati è facile cadere preda di sconforto e rabbia.
    Però, se superi l’emotività e usi la ragione, capisci bene che oltre a non curare il clima una Norimberga climatica non processerebbe che una piccola parte dei “colpevoli”.
    I negs infatti hanno vinto facile, perchè assistiti da miliardi di complici, che non hanno alcuna intenzione, nè ieri, nè oggi, pare, di rinunciare a tutti i vizi e capricci a cui l’abbondanza di fossili li ha assuefatti.
    Sarò sfortunato, ma io non conosco nessuno che rinunci a qualcosa (penso ad una vacanza in aereo, alla macchina per andare in ufficio, ai 27 gradi d’inverno nell’ufficio stesso, che scendono a 26 in agosto) per mitigare il CC. E non conosco negazionisti.

  9. alsarago58on Nov 26th 2019 at 12:27

    HR non sono d’accordo: non puoi equiparare le persone comuni, che continuando a vivere come hanno sempre fatto (e anzi come gli si diceva che fosse cool fare), erano convinte di non fare nulla di male, a chi, avendo cultura e mezzi per sapere, ha scientemente mentito, orchestrando una campagna di negazione del cambiamento climatico, al fine di mantenere i propri profitti.

    Nelle democrazie le decisioni si prendono quando le opinioni pubbliche, pressano i politici per i cambiamenti (rari sono i casi di politici illuminati e carismatici, che guidano le op verso il cambiamento necessario, prima del tempo).
    I negazionisti hanno contato su questo fatto per seminare dubbi fra op e politici, così che nessuna azione decisa venisse presa.
    Se si fosse cominciato ad agire almeno al tempo della prima audizione di Hansen al Senato Usa, nel 1988, i cambiamenti in sistemi energetici e modalità di vita, sarebbe stati resi accettabili dalla gradualità possibile allora, da una lunga campagna di convincimento e dall’emergere fin da allora, di tecnologie di sostituzione.
    I media avrebbero reso “cool” essere sostenibili, mentre la campagna negazionista, ci ha fatto diventare suoi complici involontari: insostenibili inconsapevoli.
    Lo stesso emergere delle nuove potenze economiche, sarebbe avvenuto sulla base delle nuove tecnologie energetiche, e non a colpi di carbone.

    Del resto, per vedere la potenza del negazionismo e quanto sia in realtà facile cambiare i comportamenti dell’op, pensa al caso del fumo di tabacco: solo quando il negazionismo è stato travolto dalle cause giudiziarie, l’op è stata compiutamente e massicciamente informata sui danni del fumo, e ciò che fino ad allora era normale e ganzo fare, è diventato socialmente molto meno accettabile.

    Quindi, secondo me, quelli che volontariamente hanno ritardato la consapevolezza sul problema climatico, spargendo balle, ne dovrebbero rispondere davanti ai tribunali (e prima o poi, una delle tante cause intentate contro le major dei fossili, avrà successo, creando un precedente).

    Anche a Norimberga giudicarono solo pochi dirigenti nazisti, anche se il popolo li aveva appoggiati e sapeva molto delle loro nefandezze. E comunque il giudizio di quei pochi (cosa che è mancata in Italia, e si vede) ha vaccinato largamente i tedeschi contro quel genere di politici.

  10. Valentino Pianaon Nov 26th 2019 at 16:49

    Libro attualissimo e utilissimo a capire anche ulteriori questioni. Oggi sul Guardian viene citato da https://www.theguardian.com/environment/2019/nov/26/yes-electric-vehicles-really-are-better-than-fossil-fuel-burners
    sullo scam relativo alle auto elettriche.

  11. Armandoon Nov 26th 2019 at 18:27

    Qui si fa un notevole e più che meritorio lavoro sul negazionismo climatico, ma è chiaro che la totalità dei media non è affatto a favore di interventi per limitare la CO2?
    Il caso di Greta non va confuso con una presa di coscienza del problema.
    Il riscaldamento globale, per i media, è solo uno dei tanti argomenti terroristici con i quali intrattenere il pubblico per renderlo passivo e spaventato.
    Non prelude affatto alla ricerca di soluzioni, a nessun livello.

  12. alsarago58on Nov 26th 2019 at 20:44

    “Il riscaldamento globale, per “la totalità” dei media, è solo uno dei tanti argomenti terroristici con i quali intrattenere il pubblico per renderlo passivo e spaventato.”

    Il che vuol dire, che esiste una regia planetaria che dirige i media come burattini, no?

    Ci puoi indicare l’indirizzo e i nominativi di questi diabolici burattinai?

  13. Armandoon Nov 26th 2019 at 23:06

    Lei pensa che ci sia una regia?
    E perché mai?
    Chi paga i giornalisti?
    Lei?
    Non credo.
    Fino a ieri, il 50% dello stipendio dei giornalisti era pagato dalle aziende.
    Oggi che i lettori sono sempre meno, le aziende ormai la fanno da padrone.
    Fra gli inserzionisti, quanto peserà l’industria agro-farmaceutica rispetto ai produttori biologici? 99% contro 1%?
    Se la percentuale fosse rovesciata, lei pensa che il Corriere, Repubblica e 24 Ore continuerebbero nella loro propaganda pro-Ogm?

  14. alsarago58on Nov 26th 2019 at 23:57

    Armando, quando si scrive bisogna capire quello che si sta scrivendo: lei dice che la “totalità dei media” “non è affatto a favore di interventi” ” e che per loro il clima è solo un argomento per spaventare la gente”.
    Quindi, vuol dire che tutti i media del mondo, compresi il Samoa Herald e il Greenland Express, hanno la stessa linea, nonostante la diversa (apparente) proprietà, redazione, linea politica, situazioni locali, interessi nazionali, ecc, ecc.
    Non può essere una coincidenza una simile omogeneità di approccio e intenti,

    A questo punto, scritto quello, come si vede tre commenti più su, lei ci deve spiegare come avviene questo coordinamento globale, chi dirige l’informazione planetaria, per ottenere una simile obbedienza cieca e assoluta.

    I casi sono due, o non lo sa, e quindi ha scritto, per andarci leggero, delle sciocchezzuole a vanvera, o lo sa e ce lo vuole nascondere, la sua intenzione è quindi di terrorizzarci con questa terribile incertezza e ciò vuol dire che anche lei è parte del complotto.

  15. Armandoon Nov 27th 2019 at 08:03

    I giornali sono espressione dei poteri economici.
    Per contrastare l’effetto serra occorre mettere in atto una radicale trasformazione dell’attuale sistema economico.
    Cosa che nessun mezzo di comunicazione mainstream infatti propugna.
    Si confonde la denuncia con il passaggio all’azione. Sono due cose completamente differenti.
    In certi casi la denuncia precede l’azione. In altri la sostituisce.
    Infatti, dopo vent’anni che il cambiamento climatico è diventato evidente anche alle persone comuni perché lo hanno sperimentato direttamente, si parla di negazionismo e non dell’efficacia e meno di determinate misure, perché misure non ne sono state prese e non ne saranno prese mai.

  16. Climalterantion Nov 27th 2019 at 07:49

    Si prega di inserire commenti attinenti l’oggetto del post.
    grazie

  17. franco battagliaon Nov 27th 2019 at 10:33

    @climalteranti

    Avevo inserito, quale esempio magistrale di “mercante di dubbi”, la relazione del “negazionista” prof. Nicola Scafetta, professore di climatologia all’università di Napoli,
    [XXX link rimosso]

    Come mai è considerato fuori tema? Voleva essere una critica alla Oreskes, naturalmente…

  18. Fabio Vomieroon Nov 27th 2019 at 11:26

    Articolo senz’altro condivisibile, tuttavia, secondo me, l’autore legge perfettamente la situazione corrente ma, mi sembra di capire, tralascia di identificare, probabilmente per ragioni di spazio, una causa o più cause, ben precise, che possano essere all’origine di questi schemi cognitivi ripetibili che potremmo definire come “scetticismo disinformato” da una parte e “scetticismo ideologico” dall’altra e che, effettivamente, producono seri disastri nella percezione collettiva dei fenomeni. Io propongo come cause principali in primo luogo la scarsa alfabetizzazione scientifica di media e pubblico, intesa soprattutto come comprensione generale logico-teorico-epistemologica della scienza, dei suoi metodi, pregi e difetti (scetticismo disinformato), in secondo luogo la malafede di personaggi che teoricamente dovrebbero essere bene informati, ma che, evidentemente, nella loro posizione fallacemente bastian contraria, malcelano e perseguono scopi chiaramente di tipo ideologico-personale che, con la scienza, hanno poco a che fare.

  19. Noahon Nov 27th 2019 at 12:17

    Fabio Vomiero, quando ho letto il suo commento ho ripensato ad un caso recente, gli attacchi di una nota emittente radiofonica cattolica italiana, rivolti a Greta T. e non solo, basati anche su vere e proprie bufale postate su FB.
    Un buon esempio del mix che ha indicato, disinformazione ed ideologia. Quindi, se ho inteso bene la sua osservazione, le confermo che sono d’accordo, i mercanti di dubbi sono stati abili manipolatori, ma c’è stata anche l’attiva collaborazione di una platea di compratori consapevoli, in cerca di messaggi rassicuranti e coerenti con le loro idee.

  20. Sylvie Coyaudon Nov 27th 2019 at 12:24

    Fabio Vomiero,

    in secondo luogo la malafede di personaggi che teoricamente dovrebbero essere bene informati…

    come Battaglia & Scafetta?

  21. Stefano Caserinion Nov 27th 2019 at 12:34

    @Franco Battaglia

    Non faccia il furbo per favore
    il post parla di un libro in cui si racconta come è stata costruita la disinformazione su vari temi ambientali.
    Il link all’ultimo sproloquio di Scafetta non c’entra se è l’invito ad ascoltare la proposta dell’ennesima teoria scientifica (dopo le n che ha già proposto in conferenze e che sono state confutate) e le solite critiche strampalate al lavoro dell’IPCC (che ancora presenta in varie conferenze e non tramite una pubblicazione su una rivista scientifica autorevole).
    Se invece è un caso di disinformazione costruita e/o finanziata dalle lobby fossili, allora è in tema.
    Ci faccia sapere.
    Nel frattempo chiedo al webmaster di rimuovere il link che ha messo.

    Tanto che ci siamo, se vuole stare in tema col post racconti dei suoi legami con Heartland Institute.

  22. franco battagliaon Nov 27th 2019 at 13:42

    @SC

    Insomma, non siete in grado di confutare le affermazioni del prof. Nicola Scafetta, professore di climatologia all’università di Napoli.
    E come scusa, per non far ascoltare la conferenza a nessuno (an inconvenient truth?), dite che è fuori tema… su questo blog (o, su un post specificamente dedicato a “disinformatori” tipo il prof. NS).
    Visto che questo blog è stato pensato per confutare i “negazionisti”, in quale post sarebbe non fuori tema discutere cosa un “negazionista” (stavolta uno che non può essere accusato di non essere climatologo) afferma?
    Se me lo dice, re-inserisco il link.

  23. Stefano Caserinion Nov 27th 2019 at 14:00

    @ Franco Battaglia

    non ci faccia pedere tempo con i soliti giochetti. Ha stufato.
    Ci siamo già occupati delle varie teorie del Prof. Scafetta, che cambiano col tempo e mantengono solo la loro inconsistenza. Ne abbiamo già scritto sul blog. Non rispondiamo a comando e non abbiamo tempo da perdere con cose già sentite.
    Se c’è una teoria nuova, quando sarà pubblicata da qualche parte i media se ne occuperanno e noi diremo la nostra.

    Il link che ci interessa da Lei è ad un tabella con i rimborsi spese e/o contributi ricevuti da Heartland Institute. O se non ne ha ricevuti, lo dica. Dovrebbe essere suo dovere essere trasparente su questo punto.

  24. Diegoon Nov 27th 2019 at 16:24

    @Battaglia
    “Insomma, non siete in grado di confutare le affermazioni del prof. Nicola Scafetta”

    Ehm, no, non è proprio così. È che lei, impegnato a sfrucugliare siti complottisti e a sparare a capocchia siti a casaccio (oltre che, ovviamente, a rinsaldare le ossessioni dei suoi lettori sui vari blog che gestisce), si è perso le millantamila confutazioni (le trova per esempio inserendo “Scafetta” nel riquadro “cerca” su questo sito) che negli anni si sono accumulate contro gli argomenti che Scafetta tira ancora fuori, stavolta nel corso una conferenza organizzata da un istituto finanziato dalle fossili per disinformare sui cambiamenti climatici. È quindi comprensibile che lei, distratto appunto da siti in cui si parla di scie chimiche e vaccini per il controllo della mente, dia credito a uno che ancora blatera di CO2 “cibo per le piante”, che ancora parla dell’hockey stick e di McIntyre e McKitrick 2005, che ancora tira fuori il periodo caldo medioevale mentre fa vedere solo slide che raffigurano dati sull’emisfero nord, che sproloquia sui modelli inaffidabili e fa il prestigiatore con i cicli galattici, di cui negli anni ha ritoccato più volte estensione e durata proprio quanto gli serviva per dimostrare le proprie tesi…

  25. maresciallo stefanoon Nov 27th 2019 at 18:11

    Prof. Franco Battaglia farsi venire un dubbio no?

    https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/0270467619886266

  26. Armandoon Nov 27th 2019 at 19:38

    Non leggo i giornali e non guardo la TV.
    Quindi, riguardo a Battaglia sono fermo al Maurizio Costanzo Show, quando era esperto di economia…
    Il problema comunque non è Battaglia, ma i mezzi di informazione che gli danno spazio.
    Non ditemi che la Gruber non sa perfettamente che non è un esperto di clima.

  27. stephon Nov 28th 2019 at 01:28

    Fb
    Insomma, non siete in grado di confutare le affermazioni del prof. Nicola Scafetta, professore di climatologia all’università di Napoli…
    …con grosse lacune in glaciologia. Vedi confutazione nell’altro commento.

  28. Sylvie Coyaudon Nov 28th 2019 at 12:09

    F. Battaglia

    non siete in grado di confutare le affermazioni del prof. Nicola Scafetta

    invece di scrivere “a vanvera”, perché non prova a cliccare “Scafetta” nei tag, in fondo alla colonna di destra?

  29. alsarago58on Nov 28th 2019 at 13:20

    Scusate se vi distolgo dal vostro argomento preferito, Heartland Battaglia, ma oggi è successa una cosa importante in campo climatico, e per una volta positiva…, che vorrei segnalare e vedere se interessa più di Scafetta.

    In una intervista a Repubblica, Timmermans, vicepresidente esecutivo della Commissione UE ha annunciato (e si spera che riesca a farlo, perchè le resistenze saranno enormi) che la UE metterà dazi sulle merci in entrata nell’Unione, proporzionali alla differenza fra emissioni nel paese di origine e quelle nella Ue.
    Il ricavato andrà a finanziare la transizione verso la sostenibilità.
    E’ una cosa importantissima, perchè così si eviterà di penalizzare i produttori europei con tasse locali, e si spingerà tutto il mondo che vuole commerciare con noi ad adeguarsi ai nostri standard. L’Ue, insomma, ha deciso di usare la sua unica forza: quella economica e commerciale. Alleluia, era ora…

    https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2019/11/27/news/frans_timmermans_l_europa_riparta_dal_patto_sul_clima_e_il_mondo_ci_seguira_-242079820/

    La domanda cruciale:
    Farete la Carbon tax? “Dobbiamo dire ai partner extra Ue che se un loro prodotto inquina più di quello europeo, per farlo entrare da noi dovranno pagare alla frontiera. Questi soldi li useremo per finanziare la transizione ecologica. Inoltre dovremo estendere gli Ets (certificati a pagamento per chi inquina, ndr) diminuendo le esenzioni”.

    Una sintesi dell’intervista:

    Frans Timmermans è il vicepresidente esecutivo della nuova Commissione Ue che dovrà realizzare il Green new deal, il grande piano per salvare ambiente e industria europea:

    Da dove inizierà con il Green new deal?
    “Voglio presentarmi alla conferenza sul clima di Madrid (Cop) con la possibilità di illustrare al mondo quello che faremo in Europa sull’ambiente. Per questo punto a far approvare una Comunicazione nella riunione della Commissione dell’11 dicembre in cui spiegheremo cosa faremo nei primi 100 giorni del nostro mandato e negli anni successivi”.

    Convincerà il resto del pianeta a seguire l’Unione?
    “La Cop più importante è quella di Glasgow del 2020 e voglio arrivarci con tutte le misure su ambiente e investimenti approvate e dire: questo è il nostro Patto sul clima. Se noi facciamo capire che stiamo diventando leader mondiali dell’economia verde, gli altri ci seguiranno. La Cina quando sente l’Europa compatta ci prende molto sul serio. Sulle batterie siamo arrivati tardi e ora le compriamo fuori, ma se ci muoviamo su idrogeno e 5G e ne diventiamo leader allora sarà il resto del mondo a rincorrerci”.

    Ci sono anche gli Stati Uniti che con Trump negano il cambiamento climatico.
    “Negli Usa ci saranno le elezioni, fino ad allora dobbiamo avere pazienza. Per ora parlo con i singoli Stati e con le città americane. Però se ci muoviamo subito anche con la Carbon tax e costringiamo canadesi, cinesi e il resto dell’Asia a parlarci, saremo più forti quando Washington tornerà in scena”.

    Quanti soldi stanzierete per la rivoluzione verde? E’ circolata la cifra di 3000 miliardi da qui al 2050.
    “Non è una somma esagerata, ma prima di poterla confermare devo finire gli studi di impatto. Conto di finanziare la trasformazione verde dell’economia con risorse pubbliche nazionali ed europee, con fondi privati e della Bei. Nessuno ci chiede il costo umano e finanziario del non far nulla: probabilmente sarebbe molto più alto”.

    Farete la Carbon tax?
    “Dobbiamo dire ai partner extra Ue che se un loro prodotto inquina più di quello europeo, per farlo entrare da noi dovranno pagare alla frontiera. Questi soldi li useremo per finanziare la transizione ecologica. Inoltre dovremo estendere gli Ets (certificati a pagamento per chi inquina, ndr) diminuendo le esenzioni”.

    Cercherete di compensare i loro voti con quelli dei Verdi?
    “Il nostro Green new deal sarà un grande successo e loro devono decidere se farne parte o limitarsi a dire che si potrebbe fare di più. Probabilmente i Verdi saranno nel prossimo governo in Germania e devono dimostrare di saper governare. Sono convinto che i programmi sull’ambiente avranno quasi sempre il loro sostegno”.

  30. Stefano Caserinion Nov 28th 2019 at 13:33

    @ Alsarago58

    certo, queste cose ci interessano molto di più delle confutazioni delle tesi negazioniste sul clima. Ce ne occuppiamo con la nostra attività, ne parliamo alle lezioni e alle conferenze. Ci sarebbero tante cose da dire su questo argomento e in generale sulle politiche europee sul clima, sullo stato del negoziato, sulla COP25 e COP26.
    Ma questo blog si è dato il piccolo compito di contrastare la disinformazione sul tema clima per cui cerchiamo di dedicare anche un po’ di tempo a rispondere alle tesi strampalate che vegono proposte sui media.. e facciamo il possibile per rispondere ai commenti.. fino a quando ci stuferemo, o non lo riterremo completamente inutile.

  31. alsarago58on Nov 28th 2019 at 16:15

    Anche a me, Caserini, prudono i polpastrelli dalla voglia di interloquire con Heartland Battaglia, e in più occasioni l’ho fatto.
    Ma m,i sono reso conto presto che è un esercizio inutile, un soliloquio, perchè il soggetto non è interessato al dialogo: pensate non sappia che Climalteranti si è già occupato di Scafetta e il suo Grafico Magico? Pensate che si sia letto le confutazioni? Che abbia capito in cosa consistano? Che gliene importi qualcosa?
    E’ interessato solo alla promozione di sè stesso, e visto che come scienziato ha fallito, ovviamente per colpa del mainstream che non capisce il suo genio (un po’ come Zichichi, che ogni volta che lo ascolti pare dica “Ma perchè non mi hanno ancora dato il Nobel?”), si è messo in testa di raggiungere fama e gloria attraverso la parte del bastian contrario: se i climatologi avessero concluso che non c’è climate change, Heartland Battaglia sarebbe sulle barricate a invocare la fine delle emissioni di CO2.
    I dettagli e la verità fattuale sono insignificanti, quello che conta è che in questa veste di “oppositore a prescindere”, schiere di inconsapevoli lo citino a esempio, che continuino gli inviti da parte di media “che non sanno quello che fanno” e associazioni negazioniste climatiche, che invece lo sanno benissimo.
    Se domani a Battaglia apparisse l’Arcangelo Gabriele con la tromba, a confermargli la gravità del cambiamento climatico e la responsabilità umana, il giorno dopo scriverebbe su Il Giornale, che i perfidi climatologi gli hanno messo della ketamina nel caffè.
    Insomma, tempo perso.

  32. alsarago58on Nov 30th 2019 at 10:51

    Un utile articolo che riassume i 5 punti su cui insistono i climanegazionisti (la scienza è sbagliata, il costo dell’intervento è controproducente, la CO2 e il riscaldamento globale fanno bene, è colpa dei cinesi, inutile intervenire ora)
    https://www.sciencealert.com/the-five-corrupt-pillars-of-climate-change-denial
    con i dati e gli argomenti per smentirli.

  33. Valentinoon Dic 11th 2019 at 12:02

    Ulteriore uso oggi dell’espressione “Mercanti di dubbi” connotante, secondo il campione di scacchi Kasparov, sia Putin che Trump.
    https://edition.cnn.com/2019/12/11/politics/trump-impeachment-strategy/index.html

    Trump’s never ending stream of misinformation, half-truths and conspiracy theories seems designed to confuse voters, and to create ambiguity and uncertainty about the outcome of investigations in a way that leaves even the closest observer unsure about the facts.

    One expert in the work of such propagandists is former World Chess Champion and Russian political dissident Garry Kasparov.

    “They know that, you know, they can get people exhausted, they exhaust critical thinking,” Kasparov told CNN’s Anderson Cooper last week.

    “I always call Putin (a) merchant of doubt. But now seeing what’s happening in America, it’s when just Republicans managed to turn the whole political process in this alternative reality. “It’s like a post-truth world.”

  34. homoereticuson Gen 8th 2020 at 10:59

    segnalo questo romanzo sul climategate

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/08/guerra-calda-il-romanzo-di-gerardo-greco-sul-climategate-le-indagini-di-due-giovani-attivisti-sullo-scandalo-che-fece-fallire-la-cop15/5646437/

  35. homoereticuson Mar 31st 2020 at 11:39

    a proposito di negazionismo, (magari è stato già segnalato), ho trovato questo recente articolo del BAMS:

    particolarmente interessante la parte finale con i consigli per dialogare con i deniers, a cominciare forse dal più importante: ” Climate skeptics need to be listened to, taken
    seriously, and respected. Often, scientists talk in ways that alienate, rather than engage, the public (Lejano et al. 2013b). The problem is telling the public, in
    effect, “we talk, you listen,” without taking the recipient of the message seriously enough to engage in actual dialogue. The perception of being dismissed leads the public too easily to the idea that there is a conspiracy “out there” to suppress the truth. Dialogue requires mutual respect. Climate scientists have to make greater
    efforts not to seem dismissive or overbearing …

    “IDEOLOGY AND THE NARRATIVE OF CLIMATE SKEPTICISM”

    Improved climate science communication may yield limited success because at least some climate skepticism is based on a narrative that is not even fundamentally about climate to begin with.

    https://journals.ametsoc.org/doi/pdf/10.1175/BAMS-D-16-0327.1

    … “In this light, climate skepticism is associated with a basic apprehension over loss of a familiar way of life and social order during an era when the American middle-class lifestyle is under threat. The familiar can be associated with cars, industry, consumption, development—all intimately linked with a carbon-centered economy. At the same time, there is also the element of intrusion, as elemental fears of big government, a social elite, or the general other intruding into one’s personal domain. The genetic narrative is the “DNA” underlying subsequent, particular ideological claims made in diverse situations”

    …”The examples do show, however, that the ideologically driven narratives skeptics adopt about climate change may be based on a story that is not primarily about the strength of climate science or even about climate, per se. The brief illustration above suggests
    a metanarrative based on an apprehension over social change and foreign intrusions into the conventional social order. It is the fear of a new, uncertain age where the familiar (white majority, carbon-based lifestyle” …

  36. […] la scienza. Qui, Oreskes riprende un tema già affrontato insieme ad Erik Conway nel libro del 2010 Merchants of Doubt (Mercanti di dubbi, edizione italiana curata da membri dello staff di Climalteranti e pubblicata da Edizioni […]

  37. Stefano Caserinion Mag 28th 2020 at 15:44

    Informo che oggi 28/5 dalle 17.00 alle 18.30 ci sarà un incontro in diretta streaming sul tema “Disorientare l’opinione pubblica. La scienza e i “mercanti di dubbi”, con un videomessaggio di Naomi Oreskes e quindi un dibattito con Donatella Barus (Fondazione Veronesi), Federico Pedrocchi (Giornalista), ed io.
    È possibile collegarsi alla diretta streaming dalla pagina Facebook di Edizioni Ambiente o a questo link http://www.reteambiente.it/ra/conferenze/5_disorientare.html

  38. […] , Anthony Leiserowitz (Yale Program on Climate Change Communication), Naomi Oreskes (autrice di “Mercanti di dubbi”), Elizabeth Kolbert (autrice di La sesta estinzione), Pete Smith (Università di Aberdeen), […]

  39. […] Oggi non è più possibile farlo senza fare figuracce. Per questo ripiega sull’argomento caro ai Mercanti di dubbi: c’è comunque molta complessità e incertezza. Secondo Testa (pag. 68) “non siamo in presenza […]

  40. […] Non si è però discusso abbastanza sui motivi profondi di questo ritardo. Su questo blog abbiamo cercato di contrastare la disinformazione sul tema del cambiamento climatico, abbiamo discusso del ruolo dei mercanti di dubbi. […]

  41. […] Oltre alle aziende di combustibili fossili, la macchina è composta da associazioni industriali, come l’American Petroleum Institute, protagonista della propaganda negazionista che, insieme ad altre, ha reclutato “falsi esperti” o “negazionisti a noleggio”, come li chiama lo scienziato Michael E. Mann, per legittimare la narrazione negazionista. L’industria fossile, poi, finanzia anche alcuni think tank di stampo conservatore che fungono da serbatoi per promuovere l’ideologia conservatrice, sostenuta dalla “camera dell’eco” che include diverse piattaforme mediatiche che alimentano e amplificano il messaggio negazionista (ndr: al riguardo si veda anche I mercanti di dubbi). […]

  42. […] è una novità: da decenni i cosiddetti mercanti di dubbi vengono assoldati per negare la crisi climatica, ricalcando la […]

  43. […] come sappiamo, è stata a lungo usata da negazionisti e inattivisti climatici, come mostrato da Naomi Oreskes e Eric Conway ne “I mercanti di dubbi”. Nella relazione Bocchiola il termine incertezza/e compare 62 volte in 70 pagine. Quasi sempre per […]

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