Conferenze e lezioni sul clima sul web
In questi giorni di emergenza sanitaria Coronavirus
(a proposito, facciamo tutti il possibile per limitare i contagi, ha la sua utilità, vedi figura a fianco), molti si stanno rivolgendo al web per trovare alternative alle lezioni sospese su scala nazionale. Inoltre, tutti i seminari e convegni sul tema del cambiamento climatico sono stati sospesi.
Proponiamo qui un primo elenco di video disponibili sul web in cui si parla adeguatamente del cambiamento climatico, ricordando in generale la sezione link del nostro blog, recentemente aggiornata e ampliata.
Si invita a segnalare altri video di interesse, indicando il relatore, il luogo, l’anno, l’oggetto e la durata.
Elisa Palazzi e Sergio Castellari, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti (2016) Cambiamenti climatici, dati e prospettive. Aspetti generali del cambiamento climatico, impatti, adattamento e mitigazione. 55 min.
Stefano Caserini, Politecnico di Milano (2016) Il problema del cambiamento del clima globale. Confutazione delle tesi del prof. E. Pedrocchi. 2h 04 min (slide usate qui)
Claudio Cassardo, Torino (aprile 2017), Cambiamento climatico: a che punto siamo. Si fa il punto su clima e cambiamento climatico con un discorso su cosa sta accadendo e cosa potrebbe succedere. Circa 8 minuti.
(altro…)
(a proposito, facciamo tutti il possibile per limitare i contagi, ha la sua utilità, vedi figura a fianco), molti si stanno rivolgendo al web per trovare alternative alle lezioni sospese su scala nazionale. Inoltre, tutti i seminari e convegni sul tema del cambiamento climatico sono stati sospesi.
Proponiamo qui un primo elenco di video disponibili sul web in cui si parla adeguatamente del cambiamento climatico, ricordando in generale la sezione link del nostro blog, recentemente aggiornata e ampliata.
Si invita a segnalare altri video di interesse, indicando il relatore, il luogo, l’anno, l’oggetto e la durata.
Elisa Palazzi e Sergio Castellari, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti (2016) Cambiamenti climatici, dati e prospettive. Aspetti generali del cambiamento climatico, impatti, adattamento e mitigazione. 55 min.
Stefano Caserini, Politecnico di Milano (2016) Il problema del cambiamento del clima globale. Confutazione delle tesi del prof. E. Pedrocchi. 2h 04 min (slide usate qui)
Claudio Cassardo, Torino (aprile 2017), Cambiamento climatico: a che punto siamo. Si fa il punto su clima e cambiamento climatico con un discorso su cosa sta accadendo e cosa potrebbe succedere. Circa 8 minuti.
(altro…) Il ritiro dei ghiacciai dell’Everest visto dal Laboratorio Piramide e l’importanza della ricerca in alta quota
Riportiamo i risultati più recenti delle campagne glacio-idrologiche condotte nell’Himalaya nepalese in collaborazione con l’Associazione EVK2CNR ed il Laboratorio Piramide (5050 m s.l.m.), che mostrano l’inequivocabile stato di sofferenza delle coltri glaciali anche a tali quote e la necessità di continuare a studiare, per proporre approcci affidabili all’adattamento.

Il laboratorio Piramide ai piedi dell’Everest. Foto di Gabriele Confortola, Maggio 2014.
I ghiacciai dell’Himalaya: una inestimabile riserva d’acqua È ormai chiaro come il cambiamento climatico stia riducendo le coltri glaciali continentali del pianeta ed erodendo le relative risorse idriche. I ghiacciai dell’Himalaya sono inequivocabilmente in fase di ritiro per gli effetti del global warming. I ghiacciai dell’Himalaya Nepalese, che rappresentano le riserve d’acqua (water towers) dell’Asia Centrale, hanno perduto almeno il 15% della loro superficie negli ultimi 50 anni. Le simulazioni di scenario più recenti prospettano una riduzione notevole di tali ghiacciai entro la fine del secolo e quindi una riduzione disponibilità di risorse idriche. Occorre formulare strategie di adattamento anche per evitare una potenziale fonte di conflitto tra le nazioni che utilizzano tali risorse. (altro…)Ciao Mauro, e grazie
Nei giorni scorsi ci ha lasciato improvvisamente quanto inaspettatamente Mauro Pomatti, a 44 anni mentre usciva di casa per andare al lavoro.
Mauro è stato dal primo giorno la mente informatica di Climalteranti, il “sistemista” come si dice in gergo, ossia colui che ha gestito la connessione con il mondo esterno del blog, che ne ha curato gli aggiornamenti, la presenza online, i backup e l’ha difeso da attacchi di hacker (e ce ne sono stati!).
Ha fatto tutto questo gratuitamente, ospitando il blog sui server della società TerrAria, di cui era socio fondatore, amministratore e responsabile dell’area “Progettazione e sviluppo software”, dove ha sviluppato numerosi portali in campo ambientale (il nuovo portale dei servizi geografici di Regione Lombardia, l’Inventario emissioni interregionale INEMAR, il sistema previsionale di Protezione Civile SINERGIE, il sistema informativo regionale energetico ambientale SIRENA).
Mauro è sempre stato presente per i tanti piccoli problemi che si incontrano nella vita di un blog, risolvendoli con gentilezza e affidabilità.
Anche per questo Mauro ci mancherà.
Mauro è stato dal primo giorno la mente informatica di Climalteranti, il “sistemista” come si dice in gergo, ossia colui che ha gestito la connessione con il mondo esterno del blog, che ne ha curato gli aggiornamenti, la presenza online, i backup e l’ha difeso da attacchi di hacker (e ce ne sono stati!).
Ha fatto tutto questo gratuitamente, ospitando il blog sui server della società TerrAria, di cui era socio fondatore, amministratore e responsabile dell’area “Progettazione e sviluppo software”, dove ha sviluppato numerosi portali in campo ambientale (il nuovo portale dei servizi geografici di Regione Lombardia, l’Inventario emissioni interregionale INEMAR, il sistema previsionale di Protezione Civile SINERGIE, il sistema informativo regionale energetico ambientale SIRENA).
Mauro è sempre stato presente per i tanti piccoli problemi che si incontrano nella vita di un blog, risolvendoli con gentilezza e affidabilità.
Anche per questo Mauro ci mancherà. La doppia sfida CO2 / qualità dell’aria e l’inevitabile ascesa delle auto elettriche
I costruttori di autovetture e veicoli commerciali leggeri devono rispettare i limiti sulle emissioni inquinanti delle categorie Euro, resi più severi dalle nuove modalità di misura, e quelli sulle emissioni di CO2 allo scarico medie dalla flotta di veicoli immatricolati. La spinta regolatoria, seguita dal mercato e dalla sensibilità ambientale dei consumatori, è la leva che sta forzando in Europa l’avvio dell’elettrificazione del trasporto privato.
Le principali difficoltà tecniche che incontrano i costruttori di autovetture e veicoli commerciali leggeri consistono nel contenimento degli ossidi di azoto (NOx) per le alimentazioni diesel, e del numero di particelle (PN) per le alimentazioni a benzina a iniezione diretta (GDI). Sulla CO2, invece, il Regolamento 631/2019 ha introdotto nuovi limiti di emissioni allo scarico sulla media di flotta di autovetture immatricolate, pari a 95 g/km per il 95% del nuovo parco veicolare per il 2020 (come riportato qui) e per il 100% del nuovo parco dal 2021. È stato inoltre introdotto un ulteriore obbligo, di riduzione del 15% (nel 2025) e del 37,5% (nel 2030) delle emissioni medie di CO2 rispetto ai valori calcolati tramite la nuova procedura di omologazione WLTP, a partire dai dati che verranno rilevati nel 2020 (che saranno disponibili nel 2021). (altro…)
Le principali difficoltà tecniche che incontrano i costruttori di autovetture e veicoli commerciali leggeri consistono nel contenimento degli ossidi di azoto (NOx) per le alimentazioni diesel, e del numero di particelle (PN) per le alimentazioni a benzina a iniezione diretta (GDI). Sulla CO2, invece, il Regolamento 631/2019 ha introdotto nuovi limiti di emissioni allo scarico sulla media di flotta di autovetture immatricolate, pari a 95 g/km per il 95% del nuovo parco veicolare per il 2020 (come riportato qui) e per il 100% del nuovo parco dal 2021. È stato inoltre introdotto un ulteriore obbligo, di riduzione del 15% (nel 2025) e del 37,5% (nel 2030) delle emissioni medie di CO2 rispetto ai valori calcolati tramite la nuova procedura di omologazione WLTP, a partire dai dati che verranno rilevati nel 2020 (che saranno disponibili nel 2021). (altro…) La ricetta verde di Trump non esiste
Dopo tanti anni a disinformare sulla scienza del clima, ora l’Istituto Bruno Leoni vorrebbe convincerci che tutto si aggiusterà solo con l’innovazione tecnologica guidata dal libero mercato del quale fidarsi ciecamente, l’unico in grado di risolvere la crisi climatica. Una tesi priva di fondamento.
L’articolo di Alberto Mingardi su La Stampa del 24 gennaio 2020 “La ricetta verde di Trump” è un esempio di quale siano oggi gli argomenti di chi vuole impedire le azioni contro il cambiamento climatico, dopo aver passato tanto tempo a negare l’esistenza stessa del problema, o le responsabilità umane.
Alberto Mingardi è Direttore Generale dell’Istituto Bruno Leoni, think-thank liberista che per tanti anni ha diffuso disinformazione sul tema del cambiamento climatico, e già autore in passato di interventi deliranti in materia (ad esempio “È il clima il nuovo oppio dei popoli- Una nuova superstizione pare pronta a capitalizzare come mai nessuna sulla credulità del mondo. Il riscaldamento globale”). (altro…)
L’articolo di Alberto Mingardi su La Stampa del 24 gennaio 2020 “La ricetta verde di Trump” è un esempio di quale siano oggi gli argomenti di chi vuole impedire le azioni contro il cambiamento climatico, dopo aver passato tanto tempo a negare l’esistenza stessa del problema, o le responsabilità umane.
Alberto Mingardi è Direttore Generale dell’Istituto Bruno Leoni, think-thank liberista che per tanti anni ha diffuso disinformazione sul tema del cambiamento climatico, e già autore in passato di interventi deliranti in materia (ad esempio “È il clima il nuovo oppio dei popoli- Una nuova superstizione pare pronta a capitalizzare come mai nessuna sulla credulità del mondo. Il riscaldamento globale”). (altro…) I megaincendi dell’Australia: perché una leadership negazionista nuoce alla salute
Il manifestarsi sempre più frequente di “megaincendi”, associati a fenomeni meteorologici estremi (pirocumulonembi) e dagli impatti sempre più forti sulla popolazione (vittime e feriti, intossicazioni urbane da fumo e ceneri), evidenzia nuove sfide per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Ma i negazionisti (al potere, nei media o tra cittadini che ci cascano) non sono attrezzati a capirle e a rispondere adeguatamente.
Quel che è successo negli ultimi mesi in Australia, con incendi di gran lunga più estesi di quelli, già devastanti e recentissimi, di California, Amazzonia e Siberia, è di importanza capitale per capire il mondo che ci viene incontro.
In questo post esponiamo sinteticamente i fatti e mostriamo come una posizione negazionista, come quella che caratterizza il partito al potere in Australia, ostacola la concettualizzazione, l’adozione, il finanziamento e l’implementazione di politiche e misure di adattamento e mitigazione efficaci a fronteggiare gli eventi che ci propone la Terra – ormai, come diceva McKibben, modificata in “Terraa”. I decisori politici negazionisti non vedono il quadro generale, reagiscono troppo lentamente e con misure che non rispondono neppure all’emergenza immediata, non esercitano una leadership effettiva per il futuro imminente né affrontano le cause del problema, giocano allo scaricabarile e si limitano a sperare che “passi la nottata”. (altro…)
Quel che è successo negli ultimi mesi in Australia, con incendi di gran lunga più estesi di quelli, già devastanti e recentissimi, di California, Amazzonia e Siberia, è di importanza capitale per capire il mondo che ci viene incontro.
In questo post esponiamo sinteticamente i fatti e mostriamo come una posizione negazionista, come quella che caratterizza il partito al potere in Australia, ostacola la concettualizzazione, l’adozione, il finanziamento e l’implementazione di politiche e misure di adattamento e mitigazione efficaci a fronteggiare gli eventi che ci propone la Terra – ormai, come diceva McKibben, modificata in “Terraa”. I decisori politici negazionisti non vedono il quadro generale, reagiscono troppo lentamente e con misure che non rispondono neppure all’emergenza immediata, non esercitano una leadership effettiva per il futuro imminente né affrontano le cause del problema, giocano allo scaricabarile e si limitano a sperare che “passi la nottata”. (altro…) Nuovi link sul clima
Come noto, il web è una miniera di dati e informazioni sul cambiamento climatico, in continua evoluzione. La pagina LINK di Climalteranti è stata aggiornata con le pagine nate di recente sul web, ed eliminando alcuni siti che sono scomparsi o che si sono trasformati in altri.
Pubblichiamo qui i dettagli dei nuovi link inseriti. Se volete segnalarci un sito utile, per favore scrivetelo nei commenti (controllate prima che il sito suggerito non sia già presente). Indicate anche la categoria proposta.
FONTI DI DATI
www.climatewatchdata.org Climate Watch. È una nuova piattaforma online di dati sul clima progettata per fornire a responsabili politici, ricercatori, media e altre parti interessate i dati sul clima, le visualizzazioni e le risorse necessarie per raccogliere informazioni sui progressi nazionali e globali sui cambiamenti climatici.
https://climate.copernicus.eu/ Copernicus climate change service, un portale che raccoglie una quantità pressoché sterminata di dati sul cambiamento climatico, con efficaci procedure per la loro estrazione gratuita. (altro…) La giostra del tempo senza tempo
Come da anni andiamo ripetendo anche su Climalteranti, i cambiamenti climatici sono già in atto e determinano notevoli impatti sugli ecosistemi terrestri e marini, sul rischio idrogeologico, la salute delle persone e degli animali, le attività produttive, la biodiversità delle specie vegetale e animale e tanto, tanto altro ancora. L’evidenza più eclatante di tale cambiamento è certamente il trend di crescita delle temperature, già osservato (circa un grado centigrado in cento anni), e destinato a persistere nei prossimi decenni, e ad accelerare ulteriormente, se non verranno drasticamente ridotte le emissioni di gas “serra”. Se così non dovesse accadere, gli impatti sopra citati si acuiranno e, come diretta conseguenza, le prossime generazioni si ritroveranno a vivere in un mondo molto meno ospitale di quello che ci hanno lasciato i nostri nonni e genitori.
Stante questa realtà, assolutamente incontrovertibile e sulla quale tutti gli scienziati del clima concordano, cosa potrebbe quindi dire un giovane della seconda metà di questo secolo, ad un giovane di adesso? Il romanzo che ho scritto, (La giostra del tempo senza tempo, Bonomo editore) cerca di rispondere a questa domanda, attraverso il racconto di un dialogo, impossibile nella realtà ma non nella fiction, tra una coppia di giovani che vivono nel 2019 e una che vivrà nel 2080, e così facendo tenta di approfondire un po’ il tema della responsabilità inter-generazionale.
In aggiunta, al termine della “storia di fantasy”, comunque fortemente ancorata a quanto la scienza del clima oggi propone e riassunta dai vari rapporti dell’IPCC, vengono approfonditi, in diverse schede tecniche curate da amici e colleghi esperti di settore, alcuni dei temi che gravitano attorno alla problematica della “crisi climatica” e che sono continuamente richiamati nella storia. (altro…) 2019: tanto per cambiare, ancora un anno sul podio
Come ogni anno, diamo uno sguardo alle temperature medie globali dell'anno appena terminato guardando i dati grezzi e “grigliati” NCEP/NCAR. Anche il 2019 non ha battuto il record del 2016, anno di forte fase positiva di El Niño, ma non vi è andato molto distante – questione di decimi – risultando al secondo posto (scalzando il 2017), e probabilmente si classificherà tra il secondo e il terzo posto negli elenchi dei vari database internazionali con cui siamo soliti confrontare i valori. Il valore di anomalia, +0,57 °C rispetto al periodo 1981-2010, supera ancora +1 °C rispetto all'inizio del secolo. Inutile concludere che quanto ripetuto ormai da quasi un decennio a commento di questi post risulta sempre più attuale: il riscaldamento globale avanza, in modo inequivocabile.
E in Italia… un altro primo posto!
Per poter parlare di temperature servono dati, dettagliati e affidabili. Il nostro riferimento per i dati delle temperature è sempre il database NCEP/NCAR che, dopo l'indisponibilità dell'anno scorso dovuta allo “shut-down” negli USA, continua a mettere a disposizione il proprio database (da quest'anno, tuttavia, i dati sono forniti soltanto in formato Netcdf e non più in formato testo). I dati delle temperature sono in seguito espressi come differenza (anomalia) rispetto alla media del periodo 1981-2010. Da notare che questo periodo è stato più caldo di almeno 0.6 °C rispetto al periodo pre-industriale (1850-1900), per cui se si volessero confrontare i valori in seguito esposti con quelli considerati ai fini degli obiettivi delle politiche sul clima (es. “ben sotto i 2 °C”), bisognerebbe aggiungere tale valore.
(altro…)
Per poter parlare di temperature servono dati, dettagliati e affidabili. Il nostro riferimento per i dati delle temperature è sempre il database NCEP/NCAR che, dopo l'indisponibilità dell'anno scorso dovuta allo “shut-down” negli USA, continua a mettere a disposizione il proprio database (da quest'anno, tuttavia, i dati sono forniti soltanto in formato Netcdf e non più in formato testo). I dati delle temperature sono in seguito espressi come differenza (anomalia) rispetto alla media del periodo 1981-2010. Da notare che questo periodo è stato più caldo di almeno 0.6 °C rispetto al periodo pre-industriale (1850-1900), per cui se si volessero confrontare i valori in seguito esposti con quelli considerati ai fini degli obiettivi delle politiche sul clima (es. “ben sotto i 2 °C”), bisognerebbe aggiungere tale valore.
(altro…) Le foreste ci salveranno?
Basta piantare alberi per affrontare la crisi climatica? Aumentare, mantenere e gestire sostenibilmente le foreste è necessario, ma non sufficiente. Pur se piantare nuovi alberi è molto utile, la drastica riduzione delle emissioni di CO2 legate ai combustibili fossili resta inevitabile.
“Climate change? Basterebbe
una foresta grande come gli Usa”. Cosi titolava il Corriere della Sera, proprio nei giorni del fallimento dellaconferenza ONU sul clima a Madrid. Attraverso un’intervista al Prof. Stefano Mancuso, noto divulgatore scientifico e molto popolare tra chi ama le piante, l’articolo rilanciava uno studio dell’ETH di Zurigo uscito a luglio su Science. Secondo l’intervista, “basterebbero 900 milioni di ettari di nuove foreste per ridurre di due terzi l’attuale livello di gas serra. È la superficie degli Stati Uniti: sarebbe una soluzione praticabile e reale”.
Ma è davvero così? Se precedenti commenti hanno già parzialmente risposto (ad es. qui e qui), questo post vuole fornire un approfondimento più ampio sul ruolo delle foreste nella lotta ai cambiamenti climatici.
Perché le foreste sono importanti?
Oltre a contenere l’80% della biodiversità terrestre, a fornirci acqua e aria pulita, cibo e bellezza, le foreste svolgono un ruolo chiave nel contenere i cambiamenti climatici in atto. La figura 1 riassume l’origine delle emissioni antropiche di CO2 (a sinistra: 86% da combustibili fossili e 14% da deforestazione) e la destinazione finale di questa CO2 (a destra). Meno della metà resta in atmosfera, causandone il riscaldamento, mentre il restante viene assorbito da processi naturali: il 23% viene assorbita dagli oceani (che però si riscaldano e si acidificano, con enormi danni agli esseri viventi che li abitano, alle zone costiere e alla loro sicurezza alimentare), e quasi il 30% viene assorbita dalle foreste, che grazie alla fotosintesi accumulano carbonio nei tessuti vegetali (foglie, legno e radici) e nel suolo. Quindi, senza le foreste, la crisi climatica in atto avrebbe effetti ancora più intensi.
(altro…)
una foresta grande come gli Usa”. Cosi titolava il Corriere della Sera, proprio nei giorni del fallimento dellaconferenza ONU sul clima a Madrid. Attraverso un’intervista al Prof. Stefano Mancuso, noto divulgatore scientifico e molto popolare tra chi ama le piante, l’articolo rilanciava uno studio dell’ETH di Zurigo uscito a luglio su Science. Secondo l’intervista, “basterebbero 900 milioni di ettari di nuove foreste per ridurre di due terzi l’attuale livello di gas serra. È la superficie degli Stati Uniti: sarebbe una soluzione praticabile e reale”.
Ma è davvero così? Se precedenti commenti hanno già parzialmente risposto (ad es. qui e qui), questo post vuole fornire un approfondimento più ampio sul ruolo delle foreste nella lotta ai cambiamenti climatici.
Perché le foreste sono importanti?
Oltre a contenere l’80% della biodiversità terrestre, a fornirci acqua e aria pulita, cibo e bellezza, le foreste svolgono un ruolo chiave nel contenere i cambiamenti climatici in atto. La figura 1 riassume l’origine delle emissioni antropiche di CO2 (a sinistra: 86% da combustibili fossili e 14% da deforestazione) e la destinazione finale di questa CO2 (a destra). Meno della metà resta in atmosfera, causandone il riscaldamento, mentre il restante viene assorbito da processi naturali: il 23% viene assorbita dagli oceani (che però si riscaldano e si acidificano, con enormi danni agli esseri viventi che li abitano, alle zone costiere e alla loro sicurezza alimentare), e quasi il 30% viene assorbita dalle foreste, che grazie alla fotosintesi accumulano carbonio nei tessuti vegetali (foglie, legno e radici) e nel suolo. Quindi, senza le foreste, la crisi climatica in atto avrebbe effetti ancora più intensi.
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Le ragioni dell’apatia climatica
Nell’editoriale rilanciato da Climalteranti, Nicola Armaroli ha accusato il sistema informativo italiano di coprire la gravità delle ondate di calore in corso in Italia, e in particolare di non parlare della causa sottostante: le emissioni di gas climalteranti dovute alle attività umane, in particolare l’uso di combustibili fossili. Non c’è dubbio che l’accusa di comportamenti omertosi sulla questione climatica sia corretta per una parte dei giornali e delle televisioni italiane, in particolare per quelli che da anni disinformano sul tema,...
Omertà climatica
Rilanciamo l’editoriale di Nicola Armaroli pubblicato su Saperescienza.it, edizione online della rivista Sapere, sulla gravità del silenzio mediatico sulla causa sottostante alle ondate di calore anomale che stanno colpendo il nostro paese e l’Europa C’è un rumore assordante che accompagna il collasso climatico che sta travolgendo miliardi di persone. Si chiama “silenzio”. Ma non è il silenzio della natura, che parla con chiarezza brutale: settimane di temperature spaventose, ricorrenti alluvioni “mai viste”, siccità, incendi, mari infuocati, ghiacciai disintegrati, città invivibili,...
La robusta ondata di calore in arrivo nel Nord Italia: oltre i sensazionalismi, contano la persistenza e lo stress idrico
Tra lo spettro delle notti equatoriali, i primi 40 centimetri di suolo a corto d’acqua e l’impronta strutturale dell’attribuzione rapida, l’imminente canicola di agosto impone di guardare oltre i sensazionalismi dei picchi termici per analizzare la reale portata fisica e cumulativa dell’evento. Ci avviciniamo alla prima decade di agosto con lo spettro di una nuova e pesante ondata di calore che si appresta a colpire le regioni dell’Italia settentrionale. Più che concentrarsi sulla caccia al singolo valore estremo e localizzato,...
Grafici fuorvianti: come La Verità prova a nascondere le realtà del cambiamento climatico
I grafici pubblicati da Franco Battaglia su La Verità mostrano valori sballati, che nascondono l’aumento reale delle temperature: sono queste le ultime armi di chi nega la realtà del riscaldamento globale. Una seconda ondata di calore con temperature da record dopo la prima di fine maggio ha colpito nuovamente l’Europa occidentale e centrale alla fine di giugno, con centinaia di record mensili battuti nella sola Francia [1]. Record assoluti sono stati battuti in Germania, Danimarca, Repubblica Ceca e Ungheria [2]....
L’illusione del “clima caraibico” in Pianura Padana: termodinamica, deficit idrologico e agronomia reale
Le recenti dichiarazioni della seconda carica dello Stato, secondo cui non dovremmo preoccuparci troppo se in Europa andremo incontro ad un clima caraibico (testuali parole, dopo 3’03’’: “il cambiamento climatico esempio… dicono .. oddio sta arrivando in Europa, un clima caraibico’, no? E vabbè, ma i Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” – applausi), offrono lo spunto per una riflessione più...
Eco-ansia: il sottile confine tra motivazione e paralisi
L’American Psychological Association, nella sua guida sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale “Mental health and our changing climate: impacts, implications, and guidance” ha definito l’eco-ansia come la “paura cronica di un cataclisma ambientale irrevocabile legato al cambiamento climatico”. Più recentemente, il concetto di ansia climatica, è stato descritto come uno stato di angoscia legato agli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e sull’esistenza umana. Come la paura che si attiva in risposta a una minaccia reale o percepita, presente...
In un clima di guerra, il multilateralismo climatico è ancora vivo
Il vero costo climatico delle guerre non si misura in CO₂, ma in fiducia bruciata: quella tra gli Stati, da cui dipende ogni cooperazione sul clima. Il voto dell’ONU mostra quanto sia fragile — e quanto valga difenderla. Le guerre non distruggono solo il presente. Divorano il futuro, due volte: aumentando le emissioni e distruggendo la fiducia necessaria per ridurle. L’impronta climatica diretta dei conflitti è enorme, anche se difficile da misurare con precisione. Secondo un recente studio, quattro anni...
Il futuro degli impatti climatici non è (ancora?) cambiato, purtroppo
Contrariamente a quanto sostengono i negazionisti climatici, negli ultimi 25 anni i rapporti dell’IPCC hanno aumentato la preoccupazione per i rischi climatici che potremo avere in futuro, non l’hanno certo diminuita. E la modifica dello scenario a maggiori emissioni cambia di molto poco la situazione. Nel precedente post abbiamo spiegato come la periodica revisione degli scenari da parte della comunità dei modellisti climatici abbia dato spazio ai soliti negazionisti e inattivisti climatici per il consueto ed ennesimo tentativo di sminuire...
Come un telefono senza fili può distorcere il dibattito climatico: la storia dello scenario RCP 8.5
RCP8.5 è uno scenario estremo usato come stress test nei modelli climatici, ma nella comunicazione è stato spesso scambiato per una previsione del futuro che ci aspetta se non agiamo con urgenza. La sfida è comunicare correttamente gli scenari climatici, che possono perdere contesto e trasformarsi in messaggi fuorvianti se separati dal loro significato tecnico. E’ la fine del catastrofismo climatico? Così sembrerebbe da un recente tweet di Donald Trump, commentando la presunta ammissione, da parte dell’IPCC, che lo scenario...
Perché sono infondate le critiche del governo al sistema di Emission Trading europeo: alcuni semplici conti.
Nel tentativo del governo italiano di sabotare il sistema di Emission Trading europeo (ETS) e, di conseguenza, la credibilità della politica climatica europea, si è sostenuto che, senza i costi delle quote di CO2 del sistema ETS, sarebbe possibile ridurre sensibilmente le bollette dei consumatori durante il periodo di prezzi alti di queste settimane (vedi ad esempio qui e qui). Fare i conti su quale sia l’influenza del costo delle quote CO2 del sistema ETS sul costo dell’energia elettrica, rispetto...