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La COP25 di Madrid e l’art. 6 dell’accordo di Parigi

Si è aperta in questi giorni a Madrid la COP25, la venticinquesima Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro sul Clima delle Nazioni Unite (UNFCCC), sotto la presidenza cilena.

I numerosi tavoli negoziali paralleli riguarderanno principalmente altri punti tecnici relativi all’implementazione dell’Accordo di Parigi, dopo che nella precedente COP24 è stato approvato il “libro delle regole” (Katowice package).

Ricordiamo quanto scritto un anno fa sui 5 errori da evitare quando si racconta una COP (“è stato un nulla di fatto”, “i negoziati non servono, l’UNFCCC non combina nulla”, “nell’Accordo di Parigi e nel negoziato UNFCCC non ci sono impegni vincolanti”, “gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Accordo di Parigi”, “i delegati si fanno una bella vacanza”), nonché i diversi modi per seguire da casa la COP25 (l’efficace servizio di webcast UNFCCC con cui si possono seguire tutte le plenarie del negoziato e molti altri eventi collaterali, i resoconti quotidiani dell’IISD, l’eco-blog del Climate Action Network e i bollettini giornalieri dell’Italian Climate Network).

L’art. 6 dell’accordo di Parigi: il capitolo mancante del “libro delle regole”

Uno dei temi più spinosi che sarà trattato nella COP madrilena sarà la definizione delle regole sui Meccanismi di mercato, previsti all’art. 6 dell’Accordo di Parigi. Questo articolo prevede la possibilità di ampie forme di collaborazione tra gli Stati che hanno ratificato l’Accordo e che sono interessati ad una implementazione congiunta dei rispettivi impegni nazionali volontari (NDC). In sostanza, con i meccanismi previsti dall’art. 6 si cerca di disciplinare la possibilità che uno degli Stati contabilizzi come proprie delle riduzione delle emissioni che avvengono sul territorio di un altro Stato; solo il primo Stato potrà utilizzare tali riduzioni nella propria contabilità nazionale, se ne ha finanziato la realizzazione. Sono previsti sia meccanismi di mercato (in cui c’è uno scambio di diversi tipi di certificati di riduzione delle emissioni) sia approcci non basati sul mercato del carbonio.

Come per i precedenti meccanismi flessibili previsti dal Protocollo di Kyoto (il Clean Development Mechanism – CDM, e il Joint Implementation – JI) lo scopo di questi meccanismi è di favorire la riduzione delle emissioni dove è economicamente più conveniente, e nello stesso favorire il trasferimento tecnologico fra diversi Paesi.

Rimandando per i dettagli al testo dell’art. 6 è riportato in Appendice a questo post, o a ottimi documenti esplicativi come “Negotiating cooperation under Article 6 of the Paris Agreement” dell’ European Capacity Building Initiative, riportiamo gli aspetti principali in discussione,

Il lavoro negoziale fino ad oggi svolto sull’Articolo 6 ha delineato tre tipologie di strumenti di cooperazione per la riduzione congiunta delle emissioni:

  • ITMO (Internationally Transferred Mitigation Outcomes), crediti trasferiti a livello internazionale derivanti da approcci cooperativi bilaterali o multilaterali fra due o più Paesi. Si tratta di tipologie di crediti previsti dall’articolo 6.2.
  • A6.4ER (emission reduction credits), derivanti da progetti (simili ai progetti CDM) svolti in un dato Paese, accreditati dall’UNFCCC, e quindi utilizzabili da altri Paesi, come previsto dall’articolo 6.4
  • NMA (non-market based approaches), previsti dall’articolo 6.8, consistono in diverse forme di strumenti finanziari non basati sul mercato (che non comportano il trasferimento di crediti corrispondenti ad un dato risultato raggiunto da un paese all’altro), relativi sia alla mitigazione che all’adattamento, al trasferimento tecnologico al capacity-building

Uno dei nodi fondamentali da sciogliere riguarda i diversi tipi NDC esistenti e la possibilità di utilizzare tali meccanismi di mercato. Per gli NDC che prevedono, come target, una riduzione di emissioni, l’accesso ai meccanismi di mercato risulta abbastanza agevole: la metrica che verrà utilizzata sarà, come nei meccanismi di mercato del Protocollo di Kyoto, la tonnellata di CO2 e si possono prevedere strumenti che evitino il doppio conteggio di tali quantità.

Molto diverso risulta il discorso per quei paesi che non hanno nell’NDC un obiettivo quantificato in termini di riduzione di CO2, ma in termini di intensità energetica, superficie afforestata, uso delle fonti rinnovabili (come ad esempio la Cina e l’India). Ipotizzare l’accesso ai meccanismi di mercato di tali paesi non risulta semplice, soprattutto considerando le metriche diverse (kW di rinnovabili installate, ettari di superficie afforestata, ecc.), e la necessità di non contabilizzare due volte la stessa riduzione di emissione.

La COP25, e la CMA (conferenza delle parti firmatarie dell’Accordo di Parigi) dovranno decidere diversi aspetti operativi e complessi relativi a questi meccanismi: le procedure di approvazione e reporting, le modalità del trasferimento e di contabilizzazione ai fini del raggiungimento degli NDC dei singoli Paesi, le modalità di transizione dai vecchi meccanismi di mercato costruiti nell’ambito del protocollo di Kyoto (es. il CDM), i rapporti con eventuali meccanismi previsti da soggetti privati (esempio i crediti CORSIA – Carbon Offsetting and Reduction Scheme introdotti per l’Aviation internazionale), come evitare  il doppio conteggio degli impegni da parte di più Stati, come garantire “l’addizionalità” delle riduzioni previste da questi meccanismi, il ruolo di eventuali crediti da progetti di rimozione di CO2 o di metano (CH4), quali istituzioni incaricare di sovrintendere all’attuazione dei diversi meccanismi, ecc.

Un compito certo non facile per i negoziatori.

 

Testo di Stefano Caserini e Marina Vitullo

 

Appendice: l’Articolo 6 dell’Accordo di Parigi

1. Le Parti riconoscono che alcune Parti scelgono volontariamente di cooperare nell’attuazione dei loro contributi determinati a livello nazionale per accrescere l’ambizione delle loro azioni di mitigazione e adattamento e promuovere lo sviluppo sostenibile e l’integrità ambientale.

2. Le Parti, quando si impegnano a livello volontario in approcci cooperativi i cui risultati di mitigazione sono trasferiti a livello internazionale ai fini del raggiungimento dei loro contributi determinati a livello nazionale, promuovono lo sviluppo sostenibile e assicurano l’integrità e la trasparenza ambientali, anche in materia di governance, e applicano un metodo di calcolo rigoroso per garantire, inter alia, che si eviti la doppia contabilizzazione, in linea con l’orientamento adottato dalla Conferenza delle Parti che agisce come riunione delle Parti all’Accordo di Parigi

3. L’utilizzo di risultati di mitigazione trasferiti a livello internazionale per raggiungere i contributi determinati a livello nazionale in conformità con il presente Accordo è volontario e autorizzato dalle Parti che vi partecipano.

4. È istituito un meccanismo per contribuire alla mitigazione delle emissioni di gas a effetto serra e promuovere lo sviluppo sostenibile, sotto l’autorità e la guida della Conferenza delle Parti che agisce come riunione delle Parti all’Accordo di Parigi, rivolto alle Parti, che possono scegliere di utilizzarlo. Esso è gestito da un organo designato dalla Conferenza delle Parti che agisce come riunione delle Parti all’Accordo di Parigi e che mira a:

  1. promuovere la mitigazione delle emissioni di gas a effetto serra, allo stesso tempo promuovendo lo sviluppo sostenibile;
  2. incentivare e facilitare la partecipazione, nella mitigazione delle emissioni di gas a effetto serra, di soggetti pubblici e privati autorizzati da una Parte;
  3. contribuire alla riduzione dei livelli di emissione nel Paese ospitante, il quale trae beneficio dalle attività di mitigazione risultanti in riduzioni di emissioni che possono anche essere usate da un’altra Parte per ottemperare al proprio contributo determinato a livello nazionale; e
  4. produrre una complessiva mitigazione delle emissioni globali.

 

5. Le riduzioni di emissioni che risultano dal meccanismo di cui al paragrafo 4 del presente articolo non sono usate per dimostrare che la Parte ospitante ha conseguito il suo contributo determinato a livello nazionale, nel caso esse siano impiegate da un’altra Parte per dimostrare il conseguimento del proprio contributo determinato a livello nazionale.

6. La Conferenza delle Parti che agisce come riunione delle Parti all’Accordo di Parigi garantisce che una quota dei proventi delle attività di cui al meccanismo menzionato al paragrafo 4 del presente articolo, sia impiegata per coprire le spese amministrative e per aiutare le Parti che sono Paesi in sviluppo e che sono particolarmente vulnerabili agli effetti negativi dei cambiamenti climatici a sostenere i costi dell’adattamento.

7. La Conferenza delle Parti che agisce come riunione delle Parti all’Accordo di Parigi adotta le regole, le modalità e le procedure del meccanismo di cui al paragrafo 4 del presente articolo in occasione della sua prima sessione.

8. Le Parti riconoscono l’importanza degli approcci non di mercato, integrati, olistici ed equilibrati che siano messi a loro disposizione per assisterle nell’attuazione dei loro contributi determinati a livello nazionale, nell’ambito dello sviluppo sostenibile e dello sradicamento della povertà, in modo coordinato ed efficace, anche, inter alia, attraverso mitigazione, adattamento, finanza, trasferimento di tecnologia e rafforzamento delle capacità, ove opportuno. Tali approcci tendono a:

  1. promuovere l’ambizione di mitigazione e adattamento;
  2. aumentare la partecipazione del settore pubblico e di quello privato nell’attuazione dei contributi determinati a livello nazionale; e
  3. favorire opportunità di coordinamento tra gli strumenti e i meccanismi istituzionali pertinenti.

 

9. È definito un quadro generale per gli approcci non di mercato per lo sviluppo sostenibile al fine di promuovere gli approcci non di mercato di cui al paragrafo 8 del presente articolo.

 

12 responses so far

12 Responses to “La COP25 di Madrid e l’art. 6 dell’accordo di Parigi”

  1. Valentinoon Dic 3rd 2019 at 14:45

    Grazie per l’ottima sintesi! La discussione su market & non-market mechanisms ha ormai molti anni. Vorrei segnalare una submission che su questi temi la Fondazione Lombardia per l’Ambiente fece, anche con una qualche mia partecipazione, all’UNFCCC nel 2011:

    https://unfccc.int/resource/docs/2011/smsn/ngo/229.pdf

    nella quale si evitava la reciproca inimicizia tra le due tipologie:

    it is crucial to have an integrated approach that embraces all aspects of the
    regional governance, in order to lead to a shift in lifestyles, mobility, production,
    communication, settlements, by mixing both vertical (sectoral) targets and measures with cross-sectoral policies, including territorial cooperation and partnership agreements with several stakeholders.
    This overarching approach should include consumption, production, waste, sourcing of raw materials, lifestyles and values. Moral arguments are as important as economical ones.

    Climate policies should not be just defensive financial accounting but should nurture the
    green economy, green jobs, appropriate skills in the workforce and should prevent climate change impacts.

    Buona lettura 🙂

  2. Armandoon Dic 5th 2019 at 19:11

    Non conosco le cifre nel dettaglio, ma ho sempre saputo che gli accordi vari mirano a ridurre le emissioni di anidride carbonica, non certo ad azzerarle.
    A parte il fatto che tali accordi non vengono – com’è naturale attendersi – rispettati, ovvero le emissioni anno dopo anno aumentano, il ridurne l’incremento ha un senso?
    Si finisce col dare ragione a Giuliano Ferrara che dice: perché sovvertire il nostro sistema di vita quando ormai l’anidride carbonica è già in eccesso?
    Infatti, impostare tutto il discorso sulla speranza che riducendo gli incrementi l’aumento di temperatura sia meno grave non ha alcun senso.
    Serve solo a guadagnare tempo, a rimandare i problemi a domani.
    Come succede riguardo alla finanza. Nel 2008 si assiste a una delle più gravi crisi di ogni tempo e le reazioni sono: sì, in effetti qualcosa dobbiamo cambiare, dateci un po’ di tempo. E nulla è cambiato.
    E così è per tutto.
    Non si può avere la globalizzazione, l’orgasmo quotidiano per le tonnellate di mele e pere che dal Cile arrivano in Europa, le infrastrutture sempre più elefantiache, i sistemi produttivi sempre più delocalizzati e centralizzati, e pensare seriamente di ridurre le emissioni di CO2.

  3. Fabio Vomieroon Dic 6th 2019 at 07:45

    Mi scusi sig.Armando, ma non comprendo molto il suo ragionamento.
    Perchè, se ho capito bene, allora sarebbe come dire che siccome è da vent’anni che fumo e ho già alcuni problemi di salute è inutile pensare di ridurre gradualmente le sigarette, oppure visto che mi alimento senza limiti e sono evidentemente sovrappeso è inutile che cominci a rivedere la mia dieta e inizi a dimagrire un pò.
    Secondo la mia logica, questi e molti altri che si potrebbero ancora fare, sono gli esempi concreti e quotidiani, per evidenziare la fallacia del suo ragionamento e di tutti quelli che la pensano come lei, Ferrara compreso.
    Mi scusi per la franchezza.

  4. Armandoon Dic 6th 2019 at 09:12

    Esatto. Non avrebbe potuto trovare esempio migliore, confermando che il mio ragionamento è corretto.
    Se io fumo e sto ingrassando, il medico non mi dice riduca le sigarette e cerchi di mangiare un po’ meno fino a che, fra uno o due anni, sarà obeso ma stabile.
    Mi dice: smetta subito di fumare e cerchi di raggiungere il suo peso forma il più presto possibile, compatibilmente con le esigenze dell’organismo.
    Altrimenti faccia come le pare.

  5. alsarago58on Dic 6th 2019 at 09:30

    Anche i primissimi modelli climatici, pur fatti senza supercalcolatori, erano piuttosto accurati sugli effetti dei gas serra sul clima, e il famoso lavoro di Hansen, “che esagerò il riscaldamento del 50%” secondo i negazionisti, sbagliò solo perchè non considerò il calo del rilascio in atmosfera dei CFC e del metano che sarebbe avvenuto dagli anni ’80 in poi

    https://www.sciencealert.com/decades-old-climate-models-did-make-accurate-predictions

  6. Sylvie Coyaudon Dic 6th 2019 at 13:04

    Armando,

    [il medico] Mi dice: smetta subito di fumare e cerchi di raggiungere il suo peso forma il più presto possibile, compatibilmente con le esigenze dell’organismo

    E’ proprio quello che i climatologi hanno ripetuto al paziente per quasi vent’anni. Siccome non voleva saperne, dal 1992 (vertice di Rio) hanno provato a spiegargli che il suo stato si è aggravato e che oltre a smettere di fumare, deve perdere peso più rapidamente.

    Altrimenti faccia come le pare

    Qui l’analogia non vale più. Se lei continuasse come prima rovinerebbe soltanto la propria salute, non quella della popolazione mondiale.

  7. alsarago58on Dic 11th 2019 at 09:45

    Pazza idea….per raffreddare la Terra eliminiamo il ghiaccio artico
    Le cose climatiche devono stare diventando veramente preoccupanti, se agli scienziati cominciano a venire in mente idee così bizzarre. Questo è quello che viene da pensare dopo aver letto la proposta per raffreddare le Terra, avanzata da Julian Hunt, ricercatore alla IIASA. La sua idea è quella di fa scomparire del tutto la calotta artica, così che il mare intorno al Polo Nord, esposto all’aria nelle notti polari, si raffreddi molto meglio di quanto faccia ora, a causa della copertura isolante del ghiaccio. In questo modo l’Artico farebbe da radiatore al pianeta. Per far scomparire il ghiaccio Artico i ricercatori propongono di rendere quelle acque più salate, e quindi più dense, così che l’acqua calda della corrente del Golfo non si immerga sotto di esse, ma vi passi sopra, tenendole costantemente sopra lo zero, anche in inverno. Oltre al raffreddamento del pianeta, si otterrebbe anche di rendere l’Oceano Artico sempre navigabile. Per ottenere ciò propongono di bloccare alcuni grandi fiumi canadesi e siberiani, usando la loro acqua per irrigare terre a sud, rimescolare il mare polare superficiale e profondo con decine di migliaia di pompe, e impedendo ai ghiacciai della Groenlandia di scaricare troppi iceberg in mare, tramite muraglie sottomarine. Insomma, uno scherzetto di lavoro, dalle conseguenze sul meteo e sugli ecosistemi terrestri del tutto imprevedibile, ma certo non di poco conto, potenzialmente catastrofico…. se questa è la soluzione, forse è meglio tenerci il cambiamento climatico.
    SN Applied Sciences DOI: 10.1007/s42452-019-1755-y

  8. Armandoon Dic 11th 2019 at 09:49

    Buongiorno,
    mi sono letto il post “Chi chiede tagli drastici alle emissioni ha ragione”, compresi i commenti, davvero interessante.
    Ora, ammetto di essere entrato a gamba tesa e in modo troppo semplificatorio, ma credo che il caso di Greta Thunberg, cioè di quella che io ritengo essere semplicemente una trovata mediatica, emerga molto chiaramente dal dibattito che avete condotto – magistralmente, è il caso di sottolinearlo, complimenti vivissimi per tutto, forma e contenuti espressi – nel rispondere alle tesi di Mariutti.
    Il punto è che il povero (si fa per dire) Mariutti si è preso la parte del poliziotto cattivo, mentre la maggior parte dei giornalisti gioca a fare il poliziotto buono, cioè magnifica Greta, ma lo fa semplicemente per affossare le politiche che potrebbero aiutarci a fronteggiare il fenomeno.
    I fatti riportati di Mariutti riguardo a Greta (famiglia, collocazione economica e sociale, età, ecc.) con lo scopo di screditarla sono proprio quelli per i quali il circo mediatico l’ha scelta (non ultimo, la sindrome di Asperger).
    Ovvero, creare inconsciamente nelle persone il rigetto verso i suoi appelli nel momento stesso in cui vengono, apparentemente, diffusi e sostenuti.
    Anzi, non si limita ad accennare di sfuggita a tali fatti, ma ne fa una analisi pedantesca (non sia mai che al lettore frettoloso sia sfuggito il senso della faccenda) riscattata solo dalla notevole capacità di scrittura (nonostante diversi errori che non avete mancato di sottolineare…).
    Per chiarire, ai tempi in cui Corriere della Sera e Repubblica facevano a gara per propagandare gli OGM (presto i deserti sarebbero stati rinverditi da stermibate colture di cereali cresciute senz’acqua), Repubblica fece il suo spot molto emblematico: divise una pagina in due, con a sinistra una posizione favorevole e a destra una contraria.
    Solo che a sinistra, a sostenere la posizione pro OGM c’era il Premio Nobel Dulbecco, a destra, contrario, c’era Dario Fo.
    Il messaggio era chiaro: continuate a divertirvi con le giullarate di Fo, tanto poi a vincere sarà la realtà, e gli OGM ve li mangerete anche a colazione.
    L’intervento di Mariutti su Greta è emblematico sul futuro che ci aspetta: i giornali non sono più negazionisti tout court semplicemente perché i soldi verranno fuori dagli interventi per la cattura della CO2.
    E loro sono lì pronti a intercettarli.
    Il negazionismo però non può ancora essere messo in soffitta, è ancora vivo e vegeto (e si nutre delle sciocchezze che Mariutti non si è certo trattenuto dal giocarsi, come quelle sulle tendenze anticapitalistiche di chi chiede una riduzione delle emissioni, quella che li chiama “ideologia” mentre lui incarna la Realtà) quindi penso che avrete ancora molto lavoro da fare.
    In sostanza, i media porteranno avanti due canali:
    a) il riscaldamento esiste, Greta ha ragione, bisogna fare qualcosa (quindi il pubblico cacci i soldi e ce li dia a noi – il fatto che avvenga tramite meccanismi privatistici è una pura finzione)
    b) ci sono grossi dubbi sul riscaldamento, Greta è una bambina viziata figlia di ricchi in un paese ricco, e quelli dell’IPCC si sono formati in un’epoca ideologicamente inquinata dal comunismo, non possiamo ridurre le emissioni per andare dietro a questa gente.
    Quindi, da un lato soldi a gogò per i nuovi settori della cattura della CO2 e nel contempo business as usual, come auspicano i Mariutti di ogni latitudine.

  9. alsarago58on Dic 11th 2019 at 14:19

    Ho più volte detto qui che spero ci sia una “Norimberga” per le corporation e scienziati che sapevano del cambiamento climatico e non hanno fatto nulla per cambiare rotta o avvisare l’opinione pubblica, e, anzi, hanno portato avanti campagne negazioniste, ritardando, forse in modo fatale, l’azione.
    Ma i pochi che hanno commentato questa idea, hanno detto che esageravo.

    Pare invece che la Commissione sui diritti umani delle Filippine cominci ad accarezzare l’idea di qualcosa di simile…

    CLIMA, COMMISSIONE DICHIARA CHE ENI E ALTRE 46 AZIENDE POTREBBERO ESSERE INCOLPATE DI VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI CAUSATE DAI CAMBIAMENTI CLIMATICI

    MADRID, 11.12.19 – La Commissione sui diritti umani delle Filippine (CHR), rappresentata dal Commissario Roberto Cadiz, ha annunciato nelle scorse ore durante la COP25 che 47 società – tra cui Eni, Shell, Italcementi, ExxonMobil, Chevron, BP, Repsol e Total – potrebbero essere considerate legalmente ed eticamente responsabili per violazioni dei diritti umani nei confronti degli abitanti delle Filippine colpiti dagli impatti dei cambiamenti climatici.

    La Commissione inoltre ha segnalato che la condotta di alcune delle società sotto indagine potrebbe essere considerata ostruzionistica e responsabile di offuscamento intenzionale e negazionismo climatico, con possibili conseguenze legali.

    Per la CHR le persone colpite dai cambiamenti climatici, i cui diritti umani siano stati drammaticamente danneggiati, dovrebbero avere accesso ad un risarcimento. Il che equivale a dire, in sintesi, che i grandi inquinatori e le altre società hanno la responsabilità di tutelare i diritti umani in caso di emergenza climatica.

    Questa investigazione è la prima al mondo nel suo genere e la sua risoluzione dovrebbe diventare un precedente per future controversie climatiche, nelle Filippine e in altri Paesi. L’indagine è partita in seguito a una petizione presentata nel settembre 2015 da alcuni sopravvissuti a disastri climatici insieme a diversi esponenti della società civile, tra cui Greenpeace South Asia. Eventi estremi come il tifone Hayian/Yolanda che, nel novembre 2013, si è abbattuto proprio sulle Filippine, causando tra le 6 e le 10 mila vittime.

    I firmatari della petizione avevano chiesto alla Commissione anche di sollecitare le aziende a presentare i propri piani d’azione per eliminare, contrastare e prevenire gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici.

    «Plaudiamo alla dichiarazione della Commissione sui diritti umani delle Filippine», afferma Yeb Saño, Direttore Esecutivo di Greenpeace South East Asia. «Questo è un momento storico per le persone e per il Pianeta e una vittoria importante in fatto di giustizia climatica».

    Per Greenpeace questo passo segna l’inizio della fine della morsa dell’industria dei combustibili fossili sul sistema decisionale. Per la prima volta, le grandi compagnie che inquinano vengono considerate responsabili per violazioni dei diritti umani conseguenza dei cambiamenti climatici.

    In tutto il Pianeta è in crescita il numero di casi legali – già avviati o in fase di partenza – collegati a questioni climatiche. Grazie alla conclusione di questa indagine, molte più comunità saranno spinte ad agire contro quelle compagnie che ricavano grandi profitti a danno delle persone.

    «Questa è una rivincita che ripaga gli sforzi delle comunità che sono in prima linea per chiedere giustizia climatica», continua Saño. «Chiediamo alle persone di tutto il mondo di supportare questa richiesta di giustizia e di fare pressione sui governi e le società responsabili, per accelerare il processo di transizione verso le fonti di energia rinnovabili e evitare gli effetti peggiori del cambiamento climatico», conclude.

  10. Paolo C.on Dic 11th 2019 at 15:11

    https://heated.world/p/the-paris-agreement-is-on-the-verge

    La tendenza è quella di sfuggire alle proprie responsabilità, ovviamente.

  11. alsarago58on Dic 11th 2019 at 19:39

    Uno strumento concettuale, su come attivisti, imprenditori e politici dovrebbero rispondere alle richieste dei movimenti dei giovani per il clima.

    https://www.eurekalert.org/pub_releases/2019-12/ifas-rfr121119.php

    * Dirth, E. (2019): The Futuring Tool: A Toolkit for Responding to the Demands of the Fridays for Future Movement (for Governments). – IASS Brochure.
    DOI: http://doi.org/10.2312/iass.2019.049

    * Dirth, E. (2019): The Futuring Tool: A Toolkit for Responding to the Demands of the Fridays for Future Movement. 2nd Edition (for NGOs and businesses). – IASS Brochure.
    DOI: http://doi.org/10.2312/iass.2019.050

    * Dirth, E. (2019): Processes for Just Future-Making: Recommendations for Responding to the Demands of the Fridays for Future Movement. – IASS Policy Brief, 2019, 9.
    DOI: http://doi.org/10.2312/iass.2019.053

  12. alsarago58on Dic 12th 2019 at 09:51

    Pedrocchi colpisce ancora…

    http://www.meteoweb.eu/2019/12/il-clima-globale-cambia-quanta-colpa-ha-luomo-lilluminante-volume-di-ernesto-pedrocchi-smaschera-falsita-e-allarmismi-dellagw/1358817/

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